“Questo”

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DON-ANGELO-cmykSto parlando di ciò che succedeva alla facoltà di Teologia dell’Università del Laterano nell’immediato pre-Concilio, fine anni ’50. C’era ben altro dietro le battutine con le quali Piolanti, durante le sue lezioni, focose come ci si può aspettare da un compaesano del Duce, alludeva alle piccole mende reperibili nelle scelte di Papa Giovanni, come quel… debole nei confronti di san Lorenzo da Brindisi, abusivo Dottore della Chiesa.
Dietro la battutina c’era la paura che nel Papa pacioccone, sotto la bonomia del tratto, fermentasse una volontà di rinnovamento della Chiesa che alla Curia romana piaceva come il fumo negli occhi. Il Conclave aveva scelto Roncalli, presunto buonista 78enne, a titolo di transizione, per prendere tempo e studiare chi e come avrebbe potuto degnamente succedere a Pio XII.
Durante il conclave, nel Seminario romano maggiore, noi “15 alunni 15” della seconda classe di Teologia avevamo buttato su un “toto-Papa” casareccio, ma Roncalli non aveva raccolto nemmeno un voto. E quando, al tramonto del 28 ottobre 1958, il card. Pizzardo, con voce di carta velina, lanciò sul mondo il suo nome, la delusione fu cocente. Passarono però poche settimane, e le sua prime scelte pastorali (la visita al “Bambin Gesù” e soprattutto il taglio che diede all’altra visita, quella al carcere di Regina Coeli), prima ci lasciarono a bocca aperta, poi ci conquistarono rapidamente, a fondo e per sempre.
Nel frattempo la Scuola teologica romana, con Piolanti come corifeo, radicalizzava la sua opposizione a Giovanni XXIII: all’inizio lo sopportava a mala pena, ma man mano che andava spianando la via alle innovazioni conciliari, prese a contestarlo. E quando, nel breve radiomessaggio dell’11 settembre 1962, proclamò al mondo che, dall’imminente Concilio in poi, la Chiesa sarebbe stata la Chiesa di tutti e soprattutto la Chiesa dei poveri, la contestazione divenne detestazione. Sì, lo detestavano. Autunno 1961. Prete novello, sono a Roma non ricordo perché. In via della Conciliazione mi affianca una Opel blu con autista, e dall’Opel è mons. Piolanti che mi invita a salire. Salgo. Girelliamo. Gli comunico che l’ipotesi che io venga a Roma per lavorare alla “nostra” Lateranense è svanita. Girelliamo.
Chiacchiere amare sull’imminente rovina della Chiesa. Scendo a piazza Pio XII da dove si vede la finestra dalla quale si affaccia Papa Giovanni. Piolanti mi addita quella finestra: “Anche questo! Lo Spirito santo ce l’ha, ma non l’usa!”. Con rabbia. “Questo”. Null’altro che uno sprezzante pronome dimostrativo (questo!), per tentare invano di spegnere quella luce che, a tanti anni di distanza, è sempre più viva e pacificante.

AUTORE: Angelo Maria Fanucci

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