Ramadan e lavoro. Sarà una buona idea fare distinzioni sul digiuno?

L’Inail ha le migliori intenzioni nei confronti dei lavoratori musulmani, ma a volte l’eccesso di zelo diventa un boomerang

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In una società multiculturale e multireligiosa che intende favorire l’integrazione degli immigrati, preoccuparsi, come ha fatto l’Inail umbra, per i lavoratori che per un mese fanno digiuno, sia pure solo di giorno nel senso che possono mangiare di notte, ha un senso e un valore umano indiscutibile sia nei confronti delle persone che lavorano sia nei confronti degli imprenditori.

Alcune persone e anche alcune organizzazioni sindacali hanno però mosso dei rilievi. In questo modo si fa una catalogazione distinguendo i lavoratori in due categorie, quelli che fanno il digiuno e quelli che non lo fanno; e tra questi ultimi potrebbero esserci musulmani “secolarizzati”, emancipati dalla prescrizione religiosa. Questa necessità di dichiarare il proprio distacco dall’adesione religiosa potrebbe produrre qualche difficoltà con il proprio gruppo socio-religioso.

Altra osservazione è se l’appartenenza religiosa costituisca un criterio di modifica di certe modalità di organizzazione del lavoro. Ciò contrasta con la riservatezza necessaria in questo ambito per evitare discriminazioni e recriminazioni. Si può osservare che mentre da una parte, nelle società occidentali, si tende a eliminare i condizionamenti della religione cristiana dalla vita sociale, economica e politica, in questo caso – vedi anche la richiesta di cimiteri a parte per musulmani, macellerie specializzate, ecc. – si tende a dare rilevanza sociale a una regola religiosa, e in qualche modo a islamizzare la società. Forse un consiglio evangelico potrebbe essere utie: di non fare del digiuno un affare pubblico socialmente rilevante (Matteo 6,16-17), di non mettere a repentaglio la vita propria e altrui come se ciò fosse volontà divina (Marco 2,27), concedere ai musulmani le eccezioni dall’osservanza del digiuno, già previste per motivi di età, malattia, viaggi e situazioni particolari. Si direbbe comunque che tutte le attenzioni previste dal documento dell’Inail non provengano dai musulmani, ma da “dirigenti diligenti” preoccupati per la salute degli operai.

D’altra parte, per i Campionati mondiali di calcio i giocatori algerini erano stati dispensati dall’osservanza del digiuno giornaliero. Il problema, per l’islam, è: chi detiene il potere di decidere? Nel caso degli calciatori algerini, secondo un giornale brasiliano, sarebbe stato lo sceicco Muhammad Sharif Qaher. Ma qui entriamo in un ginepraio da cui è difficile uscire.

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