Richiedenti asilo: ottimi i progetti Sprar presenti in Umbria

In attesa di sapere l’esito della loro richiesta di “protezione”, gli stranieri vengono seguiti da progetti Sprar. Come funzionano i cinque Sprar presenti in Umbria

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Accoglienza-immigrati-mensa-caritasDove vengono accolti i richiedenti asilo mentre aspettano l’esito della loro richiesta di protezione? E come riescono a integrarsi sul territorio, una volta definito il loro status giuridico?

La risposta si chiama Sprar: Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, programma nazionale di accoglienza nato nel 2002 e costituito da 151 progetti territoriali di accoglienza, attivati da 128 enti locali in 19 regioni.

Tra queste anche l’Umbria, che, secondo i dati forniti dal Secondo rapporto Sprar dell’Anci Umbria (relativi al 2012), detiene cinque progetti Sprar nei Comuni di Perugia, Narni (2 progetti), Terni e Marsciano-Todi, con una disponibilità complessiva di 92 posti. Dal 2001 al 2012 sono state accolte 706 persone.

In Umbria gli accolti – di cui il 12% è rappresentato da minori – provengono complessivamente da 44 Paesi del mondo. Dal 2001 al 2012 i cinque Paesi più rappresentati nei progetti umbri sono stati Afghanistan (15%), Eritrea (15%), Somalia (14%), Turchia (7%) e Sudan (7%). Negli anni, le nazionalità presenti hanno rispecchiato gli scenari geopolitici internazionali: nel 2001 e nel 2002, ad esempio, i progetti hanno accolto principalmente richiedenti asilo dall’ex Jugoslavia, nel 2003 dall’Iraq, nel 2005 dalla Costa d’Avorio e dal Sudan.

“L’Umbria – spiega Daniela Di Capua, direttrice del servizio centrale Sprar – ha un sistema di eccellenza nel campo dell’accoglienza ai rifugiati e richiedenti asilo, sia nell’organizzazione che nell’omogeneità delle proposte. Il valore aggiunto della regione – continua – è duplice. In primis, tutti i progetti hanno ottenuto ottimi risultati relativamente all’integrazione e all’inserimento lavorativo-sociale dei rifugiati. Questo anche perché si tratta di progetti di dimensioni medio-piccole che, quindi, consentono di seguire e accompagnare al meglio i richiedenti asilo. In secondo luogo, l’Umbria è tra le poche regioni, insieme a Toscana, Emilia Romagna e Piemonte, dove è attivo e operativamente funzionante un vero e proprio coordinamento tra i cinque progetti Sprar e tra i vari soggetti interessati, quali Regione, Anci, Comuni…”.

Nel 2005, infatti, Regione, Anci ed enti titolari dei progetti Sprar hanno sottoscritto un protocollo d’intesa, dal quale è nato il progetto “Diritto di essere in Umbria”. Periodicamente i vari soggetti si incontrano per condividere criticità e buone prassi, promuovere azioni di sensibilizzazioni comuni e momenti formativi.

Ma cosa succede quando un rifugiato arriva in Italia? “Ad oggi – spiega ancora la direttrice Di Capua – gli stranieri che giungono in Italia in cerca di asilo vengono inizialmente accolti nei cosiddetti Cara, centri governativi di grandi dimensioni che garantiscono servizi di base, come vitto, alloggio… In attesa di essere sentiti dalla Commissione per la richiesta di asilo, alcuni vengono spostati nei progetti Sprar. Il modello Sprar è un ottimo sistema di accoglienza, riconosciuto a livello europeo. C’è però un problema relativo all’insufficienza di posti. Per il triennio in corso, gli Sprar hanno potuto accogliere solo 3.000 persone, anche se nel corso di quest’anno c’è stato un aumento straordinario a 9.500 posti a causa della forte affluenza di stranieri. Per il prossimo triennio 2014-2016, il Governo sta cercando di ovviare a questo problema: nel nuovo bando sono previsti 16.000 posti”.

Per coloro che non rientrano nei progetti Sprar, infatti, le prospettive non sono esaltanti. “Nel migliore dei casi – conclude Di Capua – trovano appoggio e accoglienza nelle rispettive comunità di emigrati presenti nelle varie città o nelle associazioni religiose e sociali. Nel peggiore dei casi, possono anche trovare rifugio in spazi occupati abusivamente, o addirittura finire nella clandestinità e nella criminalità”.

Il caso speciale della diocesi a Todi

Per la gestione degli Sprar, in Umbria c’è una diocesi che è direttamente coinvolta tramite la sua Caritas, quella di Orvieto-Todi per l’area di Marsciano-Todi. A gestire le attività, in collaborazione con la Caritas, è l’istituto Crispolti. Vale anche la pena ricordare che a volere l’attuazione dello Sprar, nel 2011, fu l’allora sindaco di Todi e oggi governatrice Catiuscia Marini. Per avere dati aggiornati è possibile consultare il volumetto Rifugiati in Umbria 2001-2012. Secondo Rapporto sul Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati in Umbria e focus sull’emergenza Nord Africa, pubblicato a cura dell’Anci – Associazione nazionale dei Comuni. Vi si trovano dati sulle procedure per la richiesta di asilo nel nostro Paese, sui progetti Sprar e sul funzionamento del sistema nella nostra regione, con schede analitiche.

 

AUTORE: Laura Lana

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