Come riconoscere le false notizie

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“Il fenomeno delle fake news ha radici strutturali e non va sottovalutato: danneggia la collettività e la qualità del dibattito pubblico, che è parte della qualità della democrazia. L’educazione delle nuove generazioni è la prima soluzione di lungo termine a questa questione”. A dirlo è la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli , che lo scorso 31 ottobre, insieme alla presidente della Camera Laura Boldrini, ha presentato a Roma al liceo Visconti il decalogo # BastaBufale : una sorta di “cassetta degli attrezzi” per permettere ai ragazzi di difendersi dalle false notizie che circolano in Rete. Per Fedeli, “fornire alle nostre giovani e ai nostri giovani conoscenze e competenze, strumenti e chiavi di lettura della realtà vuol dire porre le basi della loro cittadinanza, che vogliamo attiva e responsabile”.

Le fa eco Boldrini : “Le fake news non sono goliardate, ma un pericolo per la nostra società”. Basta pensare a quelle sui vaccini, sulle cure mediche improvvisate o alle truffe online. La disinformazione, avverte la Presidente della Camera, “inquina il dibattito democratico, alterando l’opinione pubblica e violando il diritto delle persone a una corretta informazione. Per questa ragione è necessario che le istituzioni intervengano e mettano in campo misure e politiche per un uso responsabile econsapevole del Web”. Per ora i punti del ‘decalogo’ sono otto perché i due mancanti saranno stilati direttamente da studentesse e studenti attraverso uno strumento di scrittura cooperativa che il Miur metterà a disposizione delle scuole sul proprio sito.

L’idea dà seguito all’accordo lanciato lo scorso maggio a Montecitorio fra Camera dei deputati e Ministero. Rivolto alle scuole secondarie di I e II grado per un totale di oltre 4,2 milioni di studenti, fa parte di un più ampio pacchetto di azioni per l’educazione civica digitale che il Miur sta mettendo in campo nell’ambito del potenziamento dell’offerta formativa previsto dalla legge 107/2015 (Buona scuola). Del progetto sono partner Rai, Federazione degli editori (Fieg), Confindustria e attori strategici come Facebook e Google, le piattaforme su cui circolano le fake news.

“Molte luci e qualche ombra” è però il commento di Vania De Luca , vaticanista di Rainews24 e presidente nazionale dell’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi). La definisce“una buona iniziativa, perché stimola l’analisi e la riflessione e tenta di offrire strumenti di verifica molto pratici per difendersi da tranelli”, ma allo stesso tempo si tratta di “‘attrezzi’ che fanno parte del background dei comunicatori di professione, segno di quella disintermediazione che ha toccato anche il nostro ambito dell’informazione”.

Attenzione quindi, avverte, “a non caricare i ragazzi di eccessive richieste e responsabilità. Il decalogo pone il problema, è una buona base, ma da solo non basta. Occorre anche l’accompagnamento di esperti”.

Il decalogo contro le fake mews letto punto per punto con Vania De Luca

1. Condividi solo notizie che hai verificato
Premessa importante, perché è un invito alla responsabilizzazione. I ragazzi devono sapere che condivisione fa rima con diffusione, e valutarne le conseguenze.

2. Usa gli strumenti di internet per verificare le notizie
La verifica della notizia e delle fonti fa parte del bagaglio deontologico di un giornalista di professione; quella attraverso internet è una possibile strada, ma nei limiti dello strumento utilizzato. Chiare le indicazioni su cui procedere: motori di ricerca, siti di testate autorevoli, siti anti-bufale.

3. Chiedi le fonti e le prove
È come dire: fidati solo delle fonti istituzionali e certificate, di soggetti informatori forti e autorevoli.

4. Chiedi aiuto a una persona esperta o a un ente davvero competente
Mi sembra un po’ vaga nella formulazione. Qui si rivolge agli studenti una richiesta non da poco. È come dire loro: “Attrezzati per un’autoverifica delle fonti e della veridicità della notizia”, ma chi è la persona esperta o l’ente davvero competente? Si tratta di soggetti da individuare nelle scuole? Un filtro potrebbero essere docenti formati ad hoc, oppure si potrebbe pensare alla consulenza esterna di un giornalista.

Diversamente, mi sembra si rimanga sul piano teorico.

5. Ricorda che anche internet e i social network sono manipolabili
Qui si accende una spia luminosa, un valido avvertimento a non fidarsi.

6. Riconosci i vari tipi e gli stili delle notizie false
Detto così, mi sembra si chieda troppo a dei ragazzi. Chi falsifica o manipola le news è talmente abile che a volte noi stessi, comunicatori di professione, facciamo fatica a distinguere. Non sempre i titoli o i toni usati sono urlati, allarmistici, poco credibili. L’avvertimento non basta se non è accompagnato dalla proposta di un percorso formativo che aiuti a riconoscere e smascherare bufale, diffusori di cattive notizie, provocatori seriali.

7. Hai un potere enorme, usalo bene
Clic, “like” o condivisioni non sono neutri, innocui, hanno un peso e possono avere conseguenze serie. È un altro invito alla responsabilizzazione.

8. Dai il buon esempio: non lamentarti del buio ma accendi la luce
Un invito a ispirarsi allo stile di chi fa buon giornalismo, si dice – ma attenzione: va bene diffondere buone notizie, però non siamo tutti giornalisti, né dobbiamo per forza diventarlo.

 

AUTORE: Giovanna P. Traversa

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