Risposte vere, non scorciatoie

Esce il Rapporto 2015 della Caritas. La situazione in Umbria

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L’immagine pubblicata sul sito web della Caritas Italiana per la presentazione del rapporto 2015 sulle politiche contro la povertà in Italia
L’immagine pubblicata sul sito web della Caritas Italiana per la presentazione del rapporto 2015 sulle politiche contro la povertà in Italia

La scorsa settimana è stato presentato a Roma il Rapporto 2015 sulle politiche contro la povertà in Italia, elaborato da Caritas italiana, e già presentato su La Voce. I dati relativi alla povertà nel nostro Paese ci dicono che i “poveri assoluti” (coloro a cui mancano i beni essenziali per vivere) sono più di 4 milioni, pari a quasi il 7 % della popolazione nazionale, cioè più del doppio – sia in termini numerici che percentuali – rispetto all’inizio della crisi che ha investito il nostro Paese a partire dal biennio 2007-2008.

Ebbene, rispetto a questo scenario tratteggiato da Caritas italiana, la delegazione regionale Caritas, avendo a disposizione i dati dei Centri di ascolto diocesani e parrocchiali, ma soprattutto ben presenti i volti delle persone che quotidianamente vi si recano perché in stato di bisogno, non può che confermare la gravità della situazione nella nostra regione, come peraltro già da tempo segnalato anche dai Vescovi umbri.

Ciò che maggiormente colpisce nell’analisi dei dati a nostra disposizione è l’evoluzione nella tipologia delle persone e delle situazioni che incontriamo e che ci impegniamo a sostenere: i giovani, anche altamente scolarizzati, in cerca di prima occupazione, che non hanno alle spalle famiglie economicamente solide; i padri divorziati che, seppur con uno stipendio a volte dignitoso, sono schiacciati dal peso delle scadenze dei pagamenti per i debiti contratti e le obbligazioni assunte; famiglie in difficoltà estrema a causa del crollo verticale dei redditi disponibili generato dalla disoccupazione; anziani che vivono con niente perché impegnati a sostenere il peso delle famiglie dei figli; malati che non riescono a far fronte alle spese di una sanità sempre più “a pagamento”.

L’idea di affrontare questi enormi problemi con un welfare pubblico fatto di bonus, di sperimentazioni e di una tantum appare un’infondata illusione, oltre che poco riguardosa delle necessità di una crescente fetta della popolazione italiana.

Sappiamo bene che le problematiche sopra evidenziate sono assai chiare ai decisori politici umbri, a partire dalla Presidente della Regione e all’assessore alle Politiche sanitarie e sociali. Inutile allora pensare a scorciatoie, quando si affrontano questioni – come la crescente povertà generata dalla crisi socio-economica -, che rischiano di diventare stabili e strutturali, anche in Umbria.

Sempre più famiglie vulnerabili stanno diventando povere assolute. È giunto il momento di pensare a una misura universale e stabile – questa sì – di sostegno economico alle persone e alle famiglie in condizione di povertà, senza attendere una eventuale futura ripresa economica e occupazionale, i cui tempi non coincidono certo con l’attualità dei loro bisogni primari.

Certamente si tratta di una decisione che spetta al Governo nazionale, rimarcando però che la Regione Umbria ha in più di un’occasione, specie in passato, implementato con risorse proprie i Fondi nazionali di contrasto alla povertà, assolutamente inadeguati, quando a volte addirittura inesistenti. Assistiamo inoltre con favore e attenzione al dibattito politico che si sta tenendo in Regione sull’impatto della crisi socio-economica sulle famiglie umbre e alla volontà di adottare, in breve tempo, misure di sostegno in favore delle fasce più deboli della popolazione regionale.

A tutti però vorremmo ricordare le parole del direttore di Caritas italiana, don Francesco Soddu, quando ha affermato che occorre “smettere di dirsi che qualcosa è meglio di niente. Quando si parla di povertà, questo non è vero”. È invece vero che la costruzione di welfare locali attenti ai bisogni degli ultimi giova ai bilanci delle Amministrazioni nel loro complesso: coloro che investono in modo maggiore nelle politiche sociali e di sostegno alle povertà, hanno i conti più in ordine di altre che decidono di limitare le spese previsionali su tali ambiti.

La Chiesa umbra, attraverso la rete delle Caritas diocesane e parrocchiali, continuerà a fare la sua parte, senza la presunzione di poter agire da sola, ma anzi, nella consapevolezza che la sussidiarietà rappresenta certamente un valore e una risorsa irrinunciabile per le politiche pubbliche, tuttavia non può e non deve in alcun modo sostituirsi a esse.

Affinché non venga dato “per carità” ciò che spetta per giustizia, occorre – in altre parole – che la povertà sia sempre più affare di tutti, e non sfortuna di alcuni.

 

AUTORE: Giorgio Pallucco Caritas regionale

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