Ritiro del clero orvietano sulla santità nella Bibbia

DIOCESI. Spunti di riflessione biblici al ritiro mensile del clero

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Il vescovo mons. Benedetto Tuzia presiede il ritiro del clero a Spagliagrano
Il vescovo mons. Benedetto Tuzia presiede il ritiro del clero a Spagliagrano

Il 16 ottobre alla casa diocesana di Spagliagrano di Todi si è svolto il ritiro mensile del clero della diocesi. Padre Stefano Mazzoni, osm, introdotto dal vescovo Benedetto Tuzia, ha svolto la meditazione sul tema della santità osservando come la santità non riguarda soltanto i “santi del calendario” che la Chiesa ci propone quali modelli per la nostra vita di fede; né questi santi sono uomini e donne dai poteri straordinari, ai quali rivolgerci magari per chiedere qualche grazia. La santità è la condizione in cui siamo chiamati a condurre la nostra vita, una vita che desideriamo santa perché sentiamo che questo è il modo in cui Gesù ha vissuto, e che è la condizione in cui possiamo realizzare le nostre aspirazioni di pienezza e di gioia.

Con un’attenta esegesi biblica, padre Stefano ha posto in risalto come ciò che è santo si definisce quindi in opposizione a ciò che è profano: il “santo” viene concepito principalmente come separato, distinto e riservato a Dio. Nella rivelazione biblica questo concetto assume una connotazione originale: Santo è anzitutto Dio, il Dio personale di Israele; ogni altra cosa può dirsi santa soltanto in quanto sta in un rapporto stretto con questo Dio. In Israele un luogo, una persona, un tempo, un oggetto sono considerati santi, perché il Dio santo li sottrae alla dimensione profana e li pone nella sfera della sua santità. Diventano proprietà di Dio, Dio stesso li sceglie e, in quanto fonte di ogni santità, comunica loro questa sua qualità. Dunque, in senso proprio soltanto Dio, il Dio di Israele, è santo; la santità è una proprietà che concerne l’identità stessa di Dio, il suo essere personale. Qual è la reazione dell’uomo – si è domandato padre Stefano – che incontra la santità di Dio? L’uomo, davanti alla Santità, ne percepisce anzitutto il carattere tremendo e inaccessibile. Possiamo considerare come esempio la reazione degli abitanti di Bet-Shèmes di fronte all’Arca dell’Alleanza: “Chi mai potrà stare alla presenza del Signore, questo Dio così santo?” (1Sam 6,20). La santità di Dio appare come una realtà tremenda, insostenibile, che suscita timore e spavento. Pensiamo anche all’atteggiamento di Mosè di fronte all’apparizione divina: “Mosè si curvò in fretta e si prostrò” (Es 34,8).

Passando poi a parlare della santità di Gesù, padre Stefano ha detto: Gesù è santo innanzitutto a motivo della sua origine. Nel racconto dell’annunciazione dell’angelo Gabriele a Maria, troviamo in primo piano l’azione dello Spirito santo: è lo Spirito di Dio, santo in quanto partecipa della santità stessa di Dio. Lo Spirito scende su Maria ed opera in maniera efficace, manifestando in lei la potenza dell’Altissimo. Il frutto del grembo di Maria “sarà per questo santo e chiamato Figlio di Dio”. La santità di Gesù è tutt’uno con la sua figliolanza divina; ma con Gesù la santità acquista un volto nuovo, che è il volto dell’uomo Gesù di Nazareth, nella cui persona si manifesta in modo visibile e tangibile la stessa santità di Dio. Anche nell’episodio del battesimo di Gesù al Giordano, lo Spirito santo dà testimonianza di questo legame unico che intercorre tra Gesù e Dio Padre. Padre Stefano ha poi fatto ampio riferimento ad alcuni episodi del Vangelo per illustrare come Gesù ci renda partecipi della sua santità nella comunione con lui. Infatti la santità di Gesù non va più concepita come una realtà “altra”, che atterrisce e dalla quale mantenersi a debita distanza: Gesù fa dono della sua santità rendendo partecipi coloro che credono in lui.

Concludendo, il relatore ha ricordato le parole di Papa Francesco all’Angelus dello scorso anno per la festa di Tutti i santi: “Essere santi non è un privilegio di pochi, come se qualcuno avesse avuto una grossa eredità; tutti noi nel battesimo abbiamo l’eredità di poter diventare santi. La santità è una vocazione per tutti. Tutti perciò siamo chiamati a camminare sulla via della santità, e questa via ha un nome, un volto: il volto di Gesù Cristo. Lui ci insegna a diventare santi. Lui nel Vangelo ci mostra la strada: quella delle Beatitudini (Mt 5,1-12). Il Regno dei cieli, infatti, è per quanti non pongono la loro sicurezza nelle cose, ma nell’amore di Dio; per quanti hanno un cuore semplice, umile, non presumono di essere giusti e non giudicano gli altri, quanti sanno soffrire con chi soffre e gioire con chi gioisce, non sono violenti ma misericordiosi e cercano di essere artefici di riconciliazione e di pace. Il santo, la santa è artefice di riconciliazione e di pace”.

AUTORE: Antonio Colasanto

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