San Valentino, il contributo della Comunità di Sant’Egidio alla speranza

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Con molta umiltà la Comunità S. Egidio di Terni vuole dare a questa nostra città, nel giorno di San Valentino, un piccolo contributo di speranza. Vogliamo partire dalla Prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (1, 10 ) “Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di intenti….Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: “ Io sono di Paolo”, “Io invece sono di Apollo”, “ E io sono di Cefa “, “ E io di Cristo !”.( 1, 12 ).

In questi giorni forse si sono avute altre immagini, altri resoconti, ma la nostra Comunità non ha timore nel dire che la Chiesa di Terni non è quella che abbiamo visto due sere fa quando è sembrato prevalere il dissenso con una esaltazione di toni e atteggiamenti non abituali. La Chiesa di Terni non è quella. Così come non c’è nessun vincitore e nessun vinto. La memoria del nostro carissimo Santo Patrono, non è un derby, dove ci sono tifosi, è una memoria piena di tradizioni, di spiritualità ed anche di amore. Sì, un amore forse esagerato, esagerato nei modi e nelle manifestazioni, dove chi è tanto legato al Santo, come appunto gli amici di San Valentino, si sono sentiti così colpiti da non avere le reliquie del Santo nella loro basilica per alcune ore, ed hanno manifestato il loro dissenso. Ma un amore forte anche in chi, come noi, credeva e sperava che far percorrere a San Valentino le strade della nostra città, avrebbe dato l’opportunità a tutti di amarlo ancora di più e di partecipare tutti insieme alla grande festa del Santo. Una festa condivisa, una festa di tutta una città.

Ma noi vorremmo tornare a quelle parole dell’Apostolo Paolo che allontanano la tentazione della divisione e descrivono come anche le prime comunità cristiane erano tentate di essere ora dell’uno ora dell’altro, ma Paolo esorta ad essere “di Cristo!”. Queste parole di San Paolo ci siano di esempio di vita concreta e non una semplice suggestione di una tradizione molto lontana. La Chiesa di Terni che fonda il suo modo di essere, di esistere e di operare proprio sull’esempio di San Valentino, è una chiesa ricca di esempi, di generosità, di solidarietà nei confronti dei deboli, dei poveri, degli anziani. La nostra Chiesa con le sue parrocchie, con i suoi movimenti, con le sue associazioni è una chiesa che sostiene tante famiglie disagiate, tanti poveri, tanti stranieri, tanti anziani che vivono nella solitudine e spesso nell’abbandono. La nostra Chiesa con il suo pastore padre Piemontese è una Chiesa che ha scelto di aprire due porte sante, oltre a quella in cattedrale, una in carcere ed una in ospedale e proprio giovedì scorso, questa Chiesa di Terni con il suo vescovo, con i suoi sacerdoti, con i suoi fedeli è entrata in ospedale, è entrata dentro le sofferenze ed ha aperto la porta della Misericordia nella cappella dell’Ospedale. Il nostro Vescovo anche in questa occasione ha scelto di stare con gli ultimi, con i carcerati, con i malati e le loro famiglie. Così come Padre Giuseppe scelse l’Ospedale di Terni come primo luogo da visitare il giorno dopo la sua ordinazione a Vescovo, fu un gesto forte che ci fece subito capire come intendeva vivere il suo ministero di pastore nella nostra città.

Certo anche la Chiesa di Terni è una chiesa che vive le contraddizioni del mondo, della nostra società, che vive le sofferenze, il disagio di tanti suoi figli, ma la Chiesa siamo tutti noi che crediamo nel Vangelo del Signore Gesù, che crediamo che l’anno santo della Misericordia veramente possa essere una opportunità per migliorare le nostre azioni, il nostro vivere l’amore di Gesù ognuno nella sua anche piccola dimensione, ma essenziale per trasformare il mondo.

Allora anche seguendo il suggerimento di papa Francesco meglio vivere in una Chiesa da campo, accidentata, ma viva, cerchiamo di trarre anche dalla sofferenza di questi giorni un insegnamento: è necessario vivere in maggiore unione e condivisione, è necessario che ognuno di noi si metta con umiltà all’ascolto dell’altro, è necessario non dire sono di Paolo, sono di Cefa, sono di Apollo, no cari amici siamo di “Cristo” e come lui allora dobbiamo percorrere le vie della nostra città, ma dobbiamo incontrarci con l’altro, lo dobbiamo guardare negli occhi ed interpretare le sofferenze, le delusioni, le amarezze che spesso vivono le persone che incontriamo.

Questo tempo di Quaresima in questo anno Santo della Misericordia sia allora veramente tempo di conversione che ci permetta di fare spazio all’altro, con la certezza che nell’altro troviamo sempre l’immagine del Signore perché l’altro è sempre nostro fratello.

La nostra Comunità è vicina al nostro Vescovo Padre Giuseppe con semplicità, ma anche con l’affetto e la tenerezza di figli che vogliono seguirlo nel cammino che ci propone. Nella lettera di Quaresima di questo anno della Misericordia il nostro Vescovo si fa “ vicino ad ognuno di noi per condividere pensieri , sentimenti, progetti di vita spirituale e pastorale “ , allora in questo tempo di Quaresima facciamo entrare la sua vicinanza, i suoi sentimenti e soprattutto i suoi progetti di vita spirituale e pastorale nella vita della nostra Comunità. Il nostro servizio ai poveri, agli anziani, ai deboli, fondamento della nostra Comunità sia un servizio concreto, vero, permeato di misericordia. La nostra preghiera faccia diventare forte il nostro impegno per metterci al servizio di questa Chiesa, al servizio del nostro Vescovo con umiltà, ma con entusiasmo perché anche di noi si dica non siamo di Paolo, non siamo di Cefa, non siamo di Apollo, ma siamo di Cristo!

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