Scandalo Asl 3: le mosse di Giunta e opposizione

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La politica si interroga e spesso urla, la magistratura fa il suo corso, mentre affiora l’esigenza – anche da parte di esponenti della maggioranza di centrosinistra – di cambiare le modalità di gestione del potere. Dall’avvio dell’inchiesta della procura di Perugia su un presunto scambio di favori con assunzioni in cambio di voti che ha coinvolto, tra gli altri, Maria Gigliola Rosignoli, direttore generale della Asl n. 3, Sandra Santoni, già segretaria particolare dell’ex presidente Maria Rita Lorenzetti e ora all’Asl 3, il sindaco di Foligno, Nando Mismetti, il consigliere regionale del Pd Luca Barberini, la politica sta tentando un difficile cammino per invertire la tendenza emersa dalle intercettazioni. Al momento l’impatto, devastante, è quello relativo all’immagine dei soggetti coinvolti, forse più dei reati contestati ancora, ovviamente, tutti da dimostrare. Le intercettazioni, pubblicate dagli organi di informazione senza tralasciare alcun particolare, hanno dato la sensazione di una gestione del potere “forsennata” con l’impossibilità sostanziale, per il comune cittadino, di poter entrare nell’amministrazione pubblica attraverso il “merito”. Si potrebbe eccepire che “così fan tutti” ma, certo, non è una motivazione che regge; e molto difficile da far digerire a chi studia, fa tanti sacrifici e magari viene sorpassato da chi è più “amico” di qualcuno. In questo contesto il centrosinistra si interroga, accusa il Pdl di “giustizialismo populista” ma inizia anche a fare autocritica. Ha iniziato il capogruppo regionale del Pd, Renato Locchi, ha proseguito recentemente Vincenzo Riommi, che si è dimesso da assessore regionale alla Sanità dopo che il suo nome era stato accostato all’inchiesta pur non avendo ricevuto un’informazione di garanzia. Anche nel centrosinistra, dunque, nonostante venga confermato, a più riprese, il buon livello della Sanità umbra, si comincia a riflettere su nuovi comportamenti da adottare. Il Pdl non crede a questa “conversione”. Il consigliere regionale Massimo Monni sottolinea che “se la Presidente ed il suo esecutivo credono di buttare fumo negli occhi annunciando riforme di facciata e discontinuità, incontrovertibilmente fondate sul nulla, noi li aspetteremo al varco e daremo fermamente battaglia contro ogni magheggio costruito per continuare a galleggiare in questo pantano di clientelismo e rendite inscalfibili”. Monni considera “inaccettabile e dichiaratamente autoconservativa” l’intenzione della presidente Marini di portare i direttori regionali da sette a quattro, “giocando, tra l’altro, con i pensionamenti programmati”. Il capogruppo del Pdl, Raffaele Nevi, tirato in ballo dal Pd per l’intenzione di aprire una campagna di comunicazione sull’inchiesta, afferma che “il garantismo è fondamento della cultura del Pdl, che tiene ben distinta la sfera delle responsabilità penali da un giudizio di ferma condanna morale”.

AUTORE: Emilio Querini

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