Segnali timidamente positivi per le imprese

IMPRESE. Esce lo studio sull’andamento triennale delle imprese di capitali umbre

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C’è bisogno di ulteriori dati sulle imprese umbre? – si è chiesto mercoledì a Perugia il presidente di Unioncamere Umbria, Giorgio Mencaroni, alla presentazione dell’annuale Osservatorio sulle società di capitali umbre. “Potremmo dire – ha sottolineato – di sapere già come vanno le imprese umbre. Basta parlare, come facciamo tutti i giorni, con gli imprenditori per capire quanto sia dura questa crisi e quanto sia difficile uscirne. Ma – ha proseguito – questi dati di bilancio sulle imprese di capitali umbre servono, eccòme. Intanto perché sono gli ultimi numeri disponibili, e soprattutto completi, che abbiamo sul triennio 2008-2010. È una analisi dettagliata: nell’arco di tre anni sono stati spulciati complessivamente più di 30 mila bilanci delle imprese che operano nella provincia di Perugia e in quella di Terni. I numeri rischiano di scoraggiarci, ma non dobbiamo piangerci addosso”. Per questo, ha aggiunto Mencaroni, “voglio sottolineare soprattutto alcuni segnali positivi. Ci sono segnali di un cambiamento di rotta, forse timidi ma chiari. Ne cito alcuni, a partire dagli utili aggregati delle imprese umbre, che ricominciano a crescere e passano, dal valore negativo del 2009, ai 122 milioni di euro del 2010. E fa sperare la ripresa, cauta ma evidente, del manifatturiero e delle costruzioni, che emerge quasi sempre nelle imprese di maggiori dimensioni; a dimostrazione che le aziende più strutturate hanno maggiori anticorpi e sanno reagire meglio alla crisi. Sono piccoli segnali, cenni di vita. Ma ci dicono che ce la possiamo fare, e che la nostra economia esprime una vitalità che va incoraggiata ed aiutata; anche se rimane, in tutta la sua crudezza, l’endemico problema della sottocapitalizzazione delle nostre imprese, che hanno continuo bisogno di sostegni da un punto di vista finanziario”. A questo proposito, il presidente di Unioncamere ha precisato: “Si può puntare all’eccellenza solo attraverso il confronto con gli altri. Misurare i propri prodotti, i propri servizi e le prassi grazie al confronto con altre imprese di analoghe dimensioni, con i diretti concorrenti che agiscono nel medesimo territorio, è fondamentale per crescere e migliorarsi. L’imprenditore si deve migliorare, certo, ma non va lasciato solo. Serve regolare il mercato; occorrono politiche di filiera, stimoli per lo sviluppo delle infrastrutture, per l’ambiente ed il turismo; ma soprattutto interventi sul fronte del credito. È il coraggio quello che serve in momenti come questi. Tanti giovani, tante nuove imprenditrici, puntano ancora a mettersi in proprio per mettere in gioco prima di tutto se stessi, le proprie competenze e le proprie passioni”. Autore dello studio sui dati di bilancio è il prof. Paolo Fratini dell’ateneo perugino, il quale ha evidenziato: “In Umbria, i settori che accolgono un maggior numero di imprese in entrambe le province sono quelli del ‘commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli’, quello delle attività manifatturiere e quello delle costruzioni. Si tratta soprattutto di imprese di piccole dimensioni, essendo comprese per oltre il 70% nella classe fino a 5 addetti”. I dati dello studio saranno a breve consultabili sul sito www.umbria.camcom.it.

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