Senza la Pasqua niente primavera

Tempo di lettura: 215 secondi

Quest’anno la primavera è arrivata un giorno prima. Non il 21 marzo, ma il 20 marzo. Esattamente alle 11:12, perché l’equinozio di primavera è un momento preciso, non una intera giornata. Ed è anche un momento importante, dal punto di vista liturgico. Fu il Concilio di Nicea (325) a dare all’equinozio di primavera questa importanza, quando stabilì che la Pasqua dovesse cadere nella prima domenica dopo il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera. Stabilita la Pasqua, è stabilito tutto il calendario liturgico. Ma come stabilire l’equinozio?

Il legame tra tempo e liturgia era al centro della Regola di san Benedetto, i monaci cenobiti scandivano la giornata al ritmo dell’Officio delle Ore per soddisfare al precetto divino di pregare senza tregua (1Ts 5,17), di modo che i tempi liturgici fossero corrispondenti a quelli delle stagioni. San Benedetto aveva infatti previsto la successione delle ore di preghiera, in modo da rispettare la diversa durata del giorno e della notte. Che è uguale solo agli equinozi e sempre variabile a seconda delle stagioni. Le esigenze della preghiera portarono a dividere i tempi liturgici basandosi sul movimento del Sole.

Calcolare queste “durate” non era però una operazione troppo semplice, poiché l’equinozio di primavera non si ripete in maniera identica ogni anno. Già il Concilio di Nicea aveva fatto i conti con il problema di far corrispondere la durata effettiva delle stagioni con i tempi del calendario giuliano, promulgato da Giulio Cesare nel 46 a.C. per stabilire che l’anno durasse 365 giorni, divisi in 12 mesi (da 30/31 giorni), con un mese più breve a seconda che l’anno fosse bisestile o meno. Ma quando si accumularono troppi anni bisestili, bisognò allineare stagioni e calendario. La primavera iniziava troppo presto e, se le ombre proiettate dai corpi indicavano un Sole già primaverile, il calendario civile continuava a indicare l’inverno. Cosa sarebbe accaduto nell’arco di pochi anni?

Chiamando a raccolta i migliori astronomi del tempo, papa Gregorio XIII promosse la riforma del calendario che porta il suo nome, e che si diffuse rapidamente in tutto il mondo. Oggi solo pochissimi Paesi non usano il calendario gregoriano. Così nel 1582 un contadino che il 4 ottobre sera andò a dormire, si svegliò l’indomani che era il 15 ottobre. 10 giorni erano volati via senza che se ne fosse accorto? No, era solo il dazio da pagare per recuperare lo sfasamento tra le stagioni e il tempo civile e correggere il calendario giuliano, togliendo un po’ di anni bisestili. Anche Perugia ebbe un suo ruolo, se alcuni storici hanno ragione a dire che colui che risolse il problema, Pietro Giglio, insegnò presso lo Studium perugino.

Giglio, e con lui l’astronomia del tempo, aveva ben in mente che l’universo, allora concepito chiuso dentro una sfera, rispetta il ruotare di grandi circoli con cui segnare il passaggio delle ore e dei mesi. Oggi è cambiato il modello di universo e di ipotesi sulla sua forma ce ne sono molte, sviluppate intorno al cosiddetto Modello cosmologico standard: ma in astronomia quel sistema di circoli continua a essere usato. Possiamo immaginare questi circoli se pensiamo a una notte estiva, passata camminando lungo la battigia del mare mentre si guarda il cielo fitto di stelle, libero dalla foschia. Se passeggiamo sera dopo sera, ci si accorge facilmente che il cielo sopra a noi sempre compie una rotazione, quasi trascinando in questo moto tutte le stelle: il Gran Carro, lo Scorpione appollaiato sull’orizzonte, le costellazioni fisse che hanno ricevuto nomi mitologici per riempire la fantasia dei poeti. Ma anche la fantasia dei matematici, che inserirono nella calotta sferica del cielo una serie di cerchi concentrici per orientarsi e darsi il ritmo del tempo.

Proprio le stelle fisse fornivano il riferimento rispetto a cui descrivere il moto di pianeti, Sole e Luna. Con questo sistema di circoli è possibile capire cosa è l’equinozio di primavera: è il momento in cui il Sole nel suo percorso da Est a Ovest si trova nel punto di intersezione di due circoli, l’equatore celeste (che è la proiezione del nostro equatore sulla sfera celeste) e l’eclittica (che è il percorso annuale apparente del sole). Purtroppo però questo punto di intersezione cambia, perché l’asse terrestre cambia la direzione del suo orientamento. Per questo stabilire la Pasqua diede molto da fare ai matematici. E per fortuna anche quest’anno è tornata la Primavera.

LASCIA UN COMMENTO