Come si riceve la Comunione

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Buongiorno, più e più volte ho sentito persone che difendevano la modalità di ricevere la Comunione sulla lingua, e altre persone, invece, sulle mani.

Addirittura, alcuni parlano di “sacrilegio” nel ricevere la Comunione in mano. Lei cosa pensa in merito?

R.

Cara lettrice, sì, anch’io ho sentito più volte o letto vari articoli in cui si difende l’una o l’altra prassi, ma in realtà entrambe sono possibili. Vediamo però anzitutto la storia cosa ci dice. Tra le prime comunità cristiane e nei primi secoli di vita della Chiesa, abbiamo diverse testimonianze che riportano la prassi di ricevere la comunione sulle mani. Lo stesso Gesù nell’Ultima Cena utilizza il verbo lambàno (prendere, afferrare) per invitare i suoi a prendere il suo Corpo.

Molti Padri della Chiesa ne parlano. Un esempio fra tanti è Cirillo di Gerusalemme che scrive: “Fa’ con la tua mano sinistra un trono per la tua destra, poiché sta per accogliere il Re, e nel cavo della mano ricevi il Corpo di Cristo”. Lo stesso vale per alcuni canoni di vari Sinodi o Concili che testimoniano questa prassi.

Con il Medioevo, quando si iniziò a dubitare della modalità con cui Cristo è presente nelle specie eucaristiche, la prassi cambiò rotta sottolineando, attraverso la comunione direttamente nella bocca e in ginocchio, la debita riverenza da dare al Santissimo Sacramento per la presenza reale di Cristo.

Dopo la riforma liturgica inaugurata dal Vaticano II, la Congregazione per il culto divino, con l’istruzione Memoriale Domini (1969), lasciò alle Conferenze episcopali la possibilità di richiedere alla Santa Sede di poter introdurre la prassi della comunione sulle mani. La Conferenza episcopale italiana nel 1989 pubblicò l’Istruzione sulla comunione eucaristica, con cui concesse la possibilità ai fedeli di scegliere tra le due modalità, sempre tenendo presente la riverenza e il rispetto da dare al Corpo di Cristo.

Ecco allora che nessuna delle due prassi è sbagliata, né addirittura l’una è sacrilega e l’altra no: entrambe possono essere utilizzate a seconda della sensibilità del fedele e della consuetudine della comunità che celebra l’eucarestia, sempre tenendo presente il rispetto verso Colui che stiamo per ricevere.

 

AUTORE: Don Francesco Verzini

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