Si richiede l’impegno di tutti

L’accoglienza dei profughi in Umbria

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Alcuni profughi attraversano il confine macedone
Alcuni profughi attraversano il confine macedone

Stando ai numeri che vengono snocciolati quotidianamente dai media nazionali sull’emergenza profughi, come si fa a non paragonare questo fenomeno all’“Esodo biblico”? Sono cifre superiori a qualsiasi altra crisi di rifugiati dalla Seconda guerra mondiale, con 500 mila persone giunte in Europa dal Medio Oriente e dall’Africa dall’inizio del 2015 (fonte: Ansa).

Per l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, “l’Europa raggiungerà nel 2015 un livello senza precedenti di richiedenti asilo e rifugiati, salendo fino ad un milione di procedure di asilo”.

Ciò che preoccupa maggiormente è l’accoglienza dei minori, che rappresenta per l’Ocse “un’enorme sfida in termini di alloggi, supervisione, scuola, sistemi di assistenza minorile”.

Nel nostro Paese, come evidenzia la Fondazione Migrantes, al 1° gennaio 2015 le persone accolte e rimaste nelle diverse strutture di prima e seconda accoglienza sono circa 66 mila, di cui 25 mila minori, in gran parte non accompagnati (18.599).

Non è semplice districarsi in questi numeri, perché variano con molta rapidità. Sono 120 mila i rifugiati (compresi i 54mila di cui l’Ungheria non intende farsi carico) che, in base al pacchetto Ue approvato a maggioranza il 22 settembre, saranno ripartiti tra i Paesi dell’Unione, giunti nelle ultime settimane in Grecia, Italia e Ungheria.

A questi si aggiungono i 40 mila rifugiati presenti da tempo in Grecia (16 mila) e in Italia (24 mila), oggetto di una decisione di ripartizione tra i Paesi Ue presa prima dell’estate. In base a questa decisione andrebbero via dall’Italia in 15.600, di cui 4.027 in Germania e 3.064 in Francia.

Altri dati rilevanti sono le 800 mila domande di asilo che la Germania si attende per quest’anno e i 4 milioni di siriani sfollati in altri Paesi mediorientali e in Turchia, che potrebbero a breve giungere in Europa. Soffermiamoci sul dato “certo” dei 24 mila rifugiati in Italia che, attraverso il “Piano di ricollocamento in altri Paesi dell’Ue” approvato dal Consiglio dei ministri dell’Interno dell’Ue – piano operativo dal 15 agosto 2015 al 16 settembre 2017 -, dovrebbe far diminuire notevolmente la presenza in Italia e in Grecia di quanti richiederanno asilo nei prossimi due anni.

A esserne convinta è anche la responsabile della Caritas diocesana di Perugia, Daniela Monni, nel commentare i dati sul numero dei profughi/migranti in Umbria. Allo scorso 8 settembre erano 1.515 provenienti in gran parte dall’Africa e dall’Asia meridionale, di cui 1.151 richiedenti asilo (906 in provincia di Perugia e 245 in quella di Terni) e 364 ospitati in strutture “Sprar” (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati).

La quota massima assegnata dal ministero dell’Interno all’Umbria è di 1.932 persone. “Questa quota si spera che possa diminuire – rileva Monni – se l’Ue desse seguito al suo Piano di ricollocamento. Stiamo vivendo una fase delicatissima, che richiede l’impegno di tutti gli Stati, e non solo europei. Soprattutto, occorre rimuovere le cause che sono all’origine di questo esodo, in primis il conflitto siriano e l’avanzata dell’Isis in Medio Oriente e nel Maghreb, oltre al problema della povertà legato sempre alle guerre destabilizzanti intere aree del Continente africano”.

Per quanto riguarda l’accoglienza l’Italia sta facendo la sua parte, disponendo di 21.817 posti per i richiedenti asilo, distribuiti in 376 comuni. Lo ha riferito alla Camera, il 23 settembre, il ministro Angelino Alfano, annunciando che è già in fase di registrazione il drcreto che prevede l’attivazione di altri 10mila posti per il biennio 2016-2017.

Intanto, la vera sfida europea si gioca sui cosiddetti hotspot, in cui i profughi dovrebbero farsi identificare. Si tratta dei centri di accoglienza gestiti da 4 agenzie dell’Ue e dalle autorità locali, che dovrebbero essere attivati a giorni in Grecia e Italia. Il nostro ministero dell’Interno fa sapere che dal 1° ottobre l’Italia “è pronta a partire con gli hotspot”.

In questo stesso giorno, nel suo piccolo, “è pronta anche la Caritas diocesana di Perugia – annuncia la responsabile – nel rendere fruibile una sua struttura di accoglienza per 23 persone”. Inoltre, prosegue Daniela Monni, “le Caritas umbre hanno raccolto la disponibilità di numerose parrocchie e di diversi privati benefattori a ospitare gruppi e famiglie di profughi. Quest’accoglienza va coordinata di concerto con le istituzioni civili competenti, trattandosi di accoglienza di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale”.

Il punto sullo stato di organizzazione di ciascuna Caritas diocesana a ospitare i profughi per un periodo di tempo sarà fatto alla Delegazione regionale Caritas del 26 settembre. Come evidenzia anche il direttore Monni, “per queste persone l’Italia è terra di passaggio per raggiungere famiglie e comunità in altri Paesi europei, dove sono convinte di trovare maggiori opportunità lavorative e di inserimento sociale”.

 

AUTORE: Riccardo Liguori

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