SINODO FAMIGLIA. Soluzioni a misura di persone

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Vescovi da tutto il mondo al Sinodo sulla famiglia
Vescovi da tutto il mondo al Sinodo sulla famiglia

A un matrimonio, a Cana, Gesù fece praticamente il suo primo miracolo. Il Sinodo compie 50 anni, quelle che chiameremmo “nozze d’oro”, proprio durante la sua convocazione per riflettere sulla vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo.

Tutte le famiglie del mondo, quelle di buona volontà che credono nella serietà del proprio impegno, e quelle cristiane in particolare, possono essere orgogliose di tanta attenzione affinché i loro bisogni spirituali e pratici siano ascoltati, condivisi, vagliati e avviati verso una possibile risoluzione.

Sabato 17 ottobre c’è stata appunto la commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi; nell’aula dedicata a Paolo VI, Papa Francesco nel suo discorso ha definito il Sinodo “una delle eredità più preziose dell’ultima assise conciliare” e ha ricordato come fosse nelle intenzioni di quel suo predecessore che esso dovesse riflettere l’immagine appunto del Concilio ecumenico, il suo spirito e i suoi metodi. “Il mondo in cui viviamo – ha proseguito ancora – e che siamo chiamati ad amare e servire anche nelle sue contraddizioni, esige dalla Chiesa il potenziamento delle sinergie in tutti gli ambiti della sua missione”. Sono queste parole la chiave di lettura di tutte le fatiche che i Padri sinodali stanno affrontando e di tutte le energie che si stanno mettendo in campo.

Discenti… ma attivi

Per quanto riguarda il complesso delle istanze delle famiglie d’oggi, il Papa ha aggiunto di non voler tenere separate la Ecclesia docens dalla Ecclesia discens poiché “anche il gregge possiede un proprio fiuto per discernere le nuove strade che il Signore dischiude alla Chiesa”. Il popolo fedele non è solamente recettivo delle azioni di altri che decidono per lui, ma anche soggetto attivo di evangelizzazione in virtù del battesimo ricevuto. La Chiesa “sinodale” che Papa Francesco si augura di far nascere lascia ai vari episcopati locali il compito di discernere le problematiche relative ai territori di competenza.

La canonizzazione, domenica 18 ottobre, di una coppia di sposi – Ludovico Martin e Maria Azelia Guerin, i genitori di santa Teresina del Bambin Gesù – ha ulteriormente suggellato il clima di festa dedicato in questo periodo alla famiglia.

Con il fiato sospeso

I lavori della settimana sono proseguiti a ritmo serrato, aprendo lunedì 19 ottobre il dibattito tanto atteso sulla terza parte dell’Instrumentum laboris. Il rumore mediatico è stato alto: inutile negare che l’omosessualità, le convivenze, la paternità responsabile e l’ammissione al sacramento dell’eucarestia dei divorziati risposati sono gli argomenti la cui discussione è più seguita, con appassionata partecipazione e fiato sospeso. Ci si interroga in fondo sulla sessualità e sul suo ruolo nella vita umana, questione aperta dall’enciclica Humanae vitae – mai recepita in toto e nella giusta visione – come ha ricordato mons. Hoser, vescovo di Varsavia.

Ha fatto il giro del mondo e ha commosso molto la storia del bimbo che ha spezzato la propria particola e l’ha condivisa con i suoi genitori divorziati. Intanto il vescovo di Parma, mons. Solmi, ha raccontato a sua volta di una madre di famiglia, conosciuta un tempo, che incontrava volentieri e offriva amicizia e sostegno ad altre donne divorziate e risposate, a cui diceva: “Il prete non ti può dare la Comunione, ma io voglio essere in comunione con te”.

Flessibilità

Ci sono molti modi di fare comunione con il Signore, e sicuramente il più alto è ricevere l’eucaristia, ma il suo Corpo è presente in tante altre forme, e si può realizzare e rendere visibile anche amando semplicemente i suoi figli più feriti e disorientati. Sull’argomento il Patriarca latino di Gerusalemme, Twal, ritiene che non si possa generalizzare in un campo tanto delicato; quindi la flessibilità della valutazione caso per caso, ventilata e auspicata da più parti, pur non sconfessando la dottrina, potrebbe essere una via percorribile. Anche mons. Coleridge di Brisbane ha sottolineato che ogni coppia ha una storia diversa, e la Chiesa non può rigidamente escludere le persone.

Interessante la riflessione del card. Souraphiel, arcieparca di Addis Abeba, il quale ha detto che “per la Chiesa universale avere una soluzione universale può essere difficile. Le dottrine rimangono le stesse per tutti, ma gli approcci pastorali possono essere diversi”.

Il Sinodo è “camminare insieme e non schierarsi contro”, ha sostenuto pure mons. Solmi; e termini quali misericordia e peccato hanno bisogno di essere spiegati con un linguaggio attuale e chiaro per tutti.

Paese che vai…

Un nuovo linguaggio e una nuova prospettiva di ascolto, un nuovo sguardo e un nuovo stile – non una nuova dottrina! – è ciò che auspicano insieme Coleridge, Twal e il vescovo Brambilla di Novara. Anche perché i temi scottanti non sono percepiti con lo stesso peso in tutte le parti del mondo: c’è dove la piaga è il divorzio e dove abbonda la poligamia, dove le convivenze prendono piede e dove non esiste matrimonio civile ma solo religioso, dove c’è denatalità e dove c’è sovrappopolazione con i problemi che ne conseguono, infine i matrimoni misti pongono prima di tutto problemi di tipo culturale e poi religioso.

Ed è in quest’ottica che il Papa stesso è giunto a parlare di decentralizzazione nelle Chiese particolari per un discernimento ad hoc. Attendiamo la relazione finale dei lavori.

 

AUTORE: Dario Paoluzi Mariantonietta Cicillini Pastorale familiare Spoleto

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