Soccorsi dallo Spirito di verità

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AltareBibbiaParola e Spirito sono le due realtà che collegano le letture della VI domenica del Tempo pasquale. All’inizio emerge infatti l’attività di Filippo descritta al capitolo VIII degli Atti degli apostoli, capitolo che si trova in mezzo a 2 episodi fondamentali della nascita della Chiesa: il martirio di Stefano e la vocazione di Saulo. Di fronte alla persecuzione che già era scoppiata contro la Chiesa, l’annuncio evangelico non si arresta, anzi, l’ostilità nei riguardi dei seguaci di Cristo fa sì che essi vadano altrove e la conferma di tale scelta sta nel fatto che il loro insegnamento viene accolto. Infatti da Gerusalemme i discepoli del Signore si disperdono nelle regioni della Giudea e della Samaria dove, fra i molti, si distingue appunto Filippo che “predicava loro il Cristo e le folle unanimi prestavano attenzione alle (sue) parole” e grazie all’ascolto e all’accoglienza che i samaritani hanno dimostrato verso la Parola sono scaturite liberazioni dal male spirituale nonché guarigioni fisiche e si è diffuso un clima di “grande gioia in quella città”. Ed è significativo che la II tappa della diffusione del cristianesimo sia avvenuta proprio in Samaria, i cui abitanti, seppur avessero origini comuni con i giudei, erano tuttavia considerati ‘scismatici’ e nemici. La conseguenza di questa adesione al Vangelo fa sì che Pietro, insieme a Giovanni, vada a confermare i samaritani (che nel frattempo hanno già ricevuto il battesimo) per pregare e imporre loro le mani ed essi “ricevevano lo Spirito santo”. La stessa cosa gli apostoli l’hanno vissuta su di loro poiché Gesù stesso, in occasione del grande discorso tenuto nell’Ultima Cena, aveva detto loro: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi sempre”. Questo lo leggiamo nel brano evangelico di questa domenica, brano che riporta una progressione nel messaggio che Gesù sta rivolgendo agli apostoli: se infatti nella prima parte (ascoltata domenica scorsa) Gesù chiedeva di aver fede in lui, qui invita ad amarlo (agapào). In tutta la pericope (14,15-24) ben 3 volte ricorre l’abbinamento ‘amare’ e ‘osservare i comandamenti/parola’. Non si ama a parole, ma attuando la Parola. Chi lo ama così, non è lasciato solo perché Gesù stesso garantisce di non lasciare ‘orfani’ e di chiedere al Padre per essi il dono del Paràclito, che è lo Spirito di verità, perché vada a dimorare in essi.

 

‘Paràclito’ (parakletos), letteralmente ‘chiamato presso’, era un sostantivo usato in ambito giudiziario per indicare colui che stava accanto all’accusato per difenderlo nel corso di un processo. San Giovanni soltanto utilizza questo epiteto per indicare l’azione del soccorrere, difendere e consolare (parakalèin) da parte dello Spirito santo nei riguardi di quanti chiedono con la preghiera il suo intervento così come ha fatto Gesù per i suoi. Come lo ‘spirito di Dio’ nell’Antico Testamento scendeva sui profeti ispirandoli a pronunciare oracoli da parte di Dio, così ora lo Spirito santo viene chiesto in dono per gli apostoli i quali infatti, nel giorno di Pentecoste, con la discesa dello Spirito santo, diventano annunciatori della Parola di Dio e testimoni (martyres) del suo messaggio salvifico. Tuttavia, nel brano in questione viene anche precisato che il Paràclito è lo “Spirito di verità”. Necessariamente dobbiamo rifarci alla comunità di Qumran che chiedeva a Dio il dono dello Spirito di verità perché avesse protetto i membri dallo Spirito di falsità. Qui nel Vangelo di Giovanni c’è comunque un passaggio in più perché non solo lo Spirito di verità protegge i credenti dall’ipocrisia, ma li “guiderà alla verità tutta intera” (16,13). Già nel Siracide era stato anticipato: “Riverserò l’insegnamento come una profezia e lo lascerò a tutte le generazioni future”. Chi parla in questo testo è la Sapienza stessa. Quindi Gesù invoca per gli apostoli lo Spirito di verità, cioè lo Spirito di sapienza che di lì a poco, dopo l’Ascensione, li rafforzerà e li renderà in grado di testimoniare, insegnare e guidare a loro volta altri fedeli nel cammino cristiano. Questo prodigio continua ancora nella vita della Chiesa e più visibilmente nelle vite dei santi che dallo Spirito di verità si solo lasciati guidare. Si pensi al fatto accaduto a san Filippo Neri che, nella Pentecoste del 1544, mentre stava pregando nelle catacombe di San Sebastiano, assistette ad una particolare effusione dello Spirito santo che gli causò una dilatazione del cuore, ma soprattutto gli indicò la verità sulla sua vocazione tanto che, dopo quel fatto, cambiò stile di vita e si avviò con decisione nel suo percorso di santità. Allora prendiamo spunto per invocare il “Perfetto Sconosciuto”, come Papa Francesco ha definito lo Spirito santo, chiediamogli che ci indichi la verità sulla nostra vita e preghiamolo dicendogli: “Io so che Tu sei nel mio cuore, che Tu sei nel cuore della Chiesa, che Tu porti avanti la Chiesa, che tu fai l’unità fra tutti noi, nella diversità di tutti noi”.

 

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