Indennità ai dirigenti regionali. Soldi dovuti, che però “fanno male”

Regione. 15 mila euro a 69 dirigenti. Lo stabilisce la legge. Perché non cambiarla?

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La situazione economica e sociale è talmente complicata che, anche quando un provvedimento rispetta la legalità, diventa oggetto di discussione animata. È il caso della cosiddetta “indennità di risultato” per 69 dirigenti della Regione Umbria. La somma erogata è complessivamente di circa un milione e 50 mila euro, con una media (lorda) di oltre 15 mila euro per ogni dirigente.

È un premio o un regalo? Niente di tutto questo: l’indennità di risultato, cioè il raggiungimento di obiettivi da parte della struttura guidata dal singolo dirigente, fa parte del Contratto nazionale di lavoro dei dirigenti. Ci può essere discrezionalità nell’attribuire una cifra più alta o più bassa ma non si può negare, né destinare le risorse in altro modo. Certo, l’effetto esterno è comunque forte: una media di 15 mila euro lordi, quanto uno stipendio – ma annuale – di molti dipendenti, pubblici e privati.

L’entità del fondo potrebbe diminuire se ci fosse un blocco totale del turn-over dei dirigenti. A quel punto, con la diminuzione dei dirigenti ci sarebbe il progressivo decremento della cifra complessiva destinata alle indennità di risultato.

Ha ragione la presidente Catiuscia Marini quando sostiene che “la Regione Umbria non ha alcun comportamento generoso, né tantomeno concede regalìe a suo piacimento ai dirigenti. O ai dipendenti in genere. Semplicemente, e con rigore, attua quanto disposto da un contratto nazionale di lavoro.

Il ‘premio’, dunque, non rappresenta una discrezionalità né, peggio ancora, una autonoma liberalità mia o della Giunta. È invece una parte integrante di quanto prevede il Contratto nazionale dei dirigenti, il cui fondo non è oggetto di alcun potere discrezionale ed è esclusivamente destinato alla remunerazione contrattuale del personale dirigente. Si vorrebbe forse che la Regione Umbria violasse, non applicandolo, un contratto di lavoro?”.

È chiaro. Occorre, però, riflettere sul fatto che non sempre ciò che è legale viene digerito come tale dall’opinione pubblica. Si potrebbe sostenere che non è etico corrispondere cifre del genere quando molte famiglie non arrivano a fine mese, anche se si rischia – è la tipica accusa che non passa mai di moda – di passare per amanti della demagogia o del populismo. Si parla tanto di tagli alle spese del pubblico, ma perché non è stato cambiato il Contratto nazionale dei dirigenti? È stato bloccato, per tre anni, il rinnovo del Contratto per i dipendenti pubblici. Se c’è la volontà, si possono modificare tante cose.

AUTORE: E. Q.

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