Spirito maestro di amore

Commento alla liturgia della Domenica “FIRMATO” Famiglia Domenica di Pentecoste - anno B

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La liturgia propone un brano del Vangelo di Giovanni che è parte del lungo discorso di commiato che Gesù fa ai suoi, tutto incentrato sull’amore, che egli svela nella sua natura più profonda e dona come suo testamento. A un certo punto Gesù annuncia il dono dello Spirito santo, che chiama Paràclito. Il discepolo di Gesù ha questo di grande: sa di essere attirato dentro questa circolarità d’amore che è Dio Trinità.

“Paràclito” (dal greco) significa: chiamato in difesa, chiamato accanto, chiamato in aiuto, quindi difensore, consolatore. Lo Spirito santo ci difende e ci consola “oggi”, rimanendo con noi sempre, insegnandoci ogni cosa, ricordandoci tutto ciò che Gesù ci ha detto. Lo Spirito rimane sempre con noi, ci conforta, lenisce i nostri dolori e ci reca sollievo, allontanando da noi quel senso di turbamento che ci può prendere per ciò che di “poco buono” o apparentemente incomprensibile accade attorno a noi, illuminandolo con la luce della parola che Gesù ci ha insegnato, richiamandola alla memoria e facendocela rivivere.

“Questo ricordare nello Spirito e grazie allo Spirito – afferma Papa Francesco – non si riduce a un fatto mnemonico; è un aspetto essenziale della presenza di Cristo in noi e nella sua Chiesa. Lo Spirito di verità e di carità ci ricorda tutto ciò che Cristo ha detto, ci fa entrare sempre più pienamente nel senso delle sue parole. Noi tutti abbiamo questa esperienza: un momento, in qualsiasi situazione, c’è un’idea e poi un’altra si collega con un brano della Scrittura… È lo Spirito che ci fa fare questa strada: la strada della memoria vivente della Chiesa. E questo chiede da noi una risposta: più la nostra risposta è generosa, più le parole di Gesù diventano in noi vita, diventano atteggiamenti, scelte, gesti, testimonianza. In sostanza, lo Spirito ci ricorda il comandamento dell’amore, e ci chiama a viverlo”.

Lo Spirito santo, pertanto, ci difende dalla mentalità del “mondo” che ci chiama a pensare a noi stessi, al proprio piacere, alla propria carriera, all’affermazione di sé, alla propria gloria. Ci spinge a vivere e a impegnarci a testimoniare nel nostro ambiente i valori che Gesù ha portato sulla terra: potrà essere lo spirito di concordia e di pace, di servizio ai fratelli, di comprensione e di perdono, di onestà, di giustizia, di correttezza nel nostro lavoro, di fedeltà, di purezza, di rispetto verso la vita, ecc.

Ancora Papa Francesco: “Lo Spirito ci fa parlare con gli uomini nel dialogo fraterno. Ci aiuta a parlare con gli altri riconoscendo in loro dei fratelli e delle sorelle; a parlare con amicizia, con tenerezza, con mitezza, comprendendo le angosce e le speranze, le tristezze e le gioie degli altri”. Ma c’è di più: lo Spirito santo ci fa parlare anche agli uomini nella profezia, cioè facendoci “canali” umili e docili della Parola di Dio. La profezia è fatta con franchezza, per mostrare apertamente le contraddizioni e le ingiustizie, ma sempre con mitezza e intento costruttivo. Penetrati dallo Spirito di amore, possiamo essere segni e strumenti di Dio che ama, che serve, che dona la vita. Dunque Gesù ci dona lo Spirito, che agisce in noi facendoci uomini “nuovi” la cui caratteristica saliente è proprio la carità.

È lo Spirito santo che diffonde in noi l’amore e ci fa capaci di amare. Quell’amore che noi, per Suo desiderio, dobbiamo mantener acceso nei nostri cuori. E com’è questo amore? Non è terreno, limitato; è amore evangelico. È universale come quello del Padre celeste, che manda pioggia e sole su tutti, sui buoni e sui cattivi, inclusi i nemici. È un amore che non attende nulla dagli altri, ma ha sempre l’iniziativa, ama per primo. È un amore che si fa uno con ogni persona: soffre con lei, gode con lei, si preoccupa con lei, spera con lei. E lo fa, se occorre, concretamente, a fatti. Un amore quindi non semplicemente sentimentale, non di sole parole. Un amore per il quale si ama Cristo nel fratello e nella sorella. È un amore, ancora, che tende alla reciprocità, a realizzare con gli altri l’amore reciproco.

È quest’amore che, essendo espressione visibile, concreta, della nostra vita evangelica, sottolinea e avvalora la parola che poi potremo e dovremo offrire per evangelizzare. Citando la serva di Dio Chiara Lubich, ci piace ringraziarlo così: “Vogliamo stare con te… ‘Ottimo consolatore, ospite dolce dell’anima, dolce refrigerio’, Tu sei la luce, la gioia, la bellezza. Tu trascini le anime, tu infiammi i cuori e fai concepire pensieri profondi e decisi di santità con impegni individuali inattesi. Tu operi quello che molte prediche non avrebbero insegnato. Tu santifichi”.

 

AUTORE: Letizia Vannelli Elio Giannetti

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