Il
1953 è l’anno in cui i cattolici dell’Umbria decidono
di unire le forze in un unico settimanale. Sono gli anni
del dopoguerra, della ricostruzione e della divisione del
mondo in due blocchi.
In questo clima
nasce La Voce, frutto di una scelta pastorale per un
comune strumento di comunicazione che le diocesi umbre di
allora (14) fecero all’interno di una strategia di
impegno più vasta sollecitata da papa Pio XII che nel
1948 notò su La Voce Cattolica di Città di Castello un
articolo di don Pietro Fiordelli sulla affermazione del
comunismo in Umbria. Il Papa si preoccupò subito di
chiedere ai vescovi umbri misure efficaci per contrastare
la situazione in cui vedeva concreto il rischio della
perdita di fede nelle masse contadine e operaie del tempo.
Si riorganizzò l’Azione cattolica e si arrivò, nel
1952, alla formazione di una Commissione episcopale
regionale, decisa in una assemblea straordinaria dei
vescovi umbri, che doveva studiare e fare proposte
concrete per una soluzione della questione sociale delle
genti umbre e fare opera di preparazione e coordinamento
delle forze religiose.
In un grande
convegno ecclesiale regionale fu approvata la proposta di
un settimanale unico per le diocesi della regione e nella
sua preparazione furono coinvolti i direttori dei
settimanali esistenti e l’Azione cattolica, che portò
un contributo decisivo, anche economico. Si scelse quale
modello il batagliero La Voce cattolica e se ne adottò il
nome rinunciando all’aggettivo ‘cattolica’. L’unica
diocesi che non aderì al progetto fu Foligno, la cui
Gazzetta usciva regolarmente dal 1886.
Ogni diocesi aveva
la sua pagina e la sua redazione. Le pagine comuni erano
curate da una redazione composta da don Enzo Banetta e lo
stesso Fiordelli, Ruggero Orfei, Giorgio Battistacci,
Piero Mirti, Mario Santi, Giancarlo Scoccia, Italo
Moretti, Vinicio Baldelli, Giuseppe Salari, Dante
Alimenti. Per citarne alcuni.
Don Emilio
Boccalini, di Amelia, firmò solo il primo numero, quello
del 13 dicembre 1953, che si rivelò parto difficile tanto
che a Natale il giornale non era ancora arrivato ai suoi
lettori. Con il secondo numero la direzione passò a
Fiordelli che chiese a don Benso Benni, di Città di
Castello, di aiutarlo per tutta la parte economica e
amministrativa.
Inizia l’avventura
de La Voce di Fiordelli che ben presto raggiunge le 22mila
copie nelle quattordici diocesi umbre. La Voce fa parte di
un più ampio progetto ecclesiale e la conferma arriva con
il pellegrinaggio a Lourdes promosso dal giornale nel
luglio del 1954, cui aderirono più di mille pellegrini.
Mons Fiordelli,
nominato vescovo di Prato, deve lasciare la direzione che
passa a mons. Antonio Berardi, parroco di Fossato di Vico,
collaboratore fin dalla fondazione. Don Benso Benni
prosegue nel suo incarico amministrativo e diventa l’infaticabile
braccio destro di Berardi che dirigerà La Voce fino al
giorno della sua morte, avvenuta improvvisa l’8 novembre
1972. Gli anni di Berardi sono segnati da discusioni sulla
linea fortemente anticomunista impressa dal direttore al
giornale, dal taglio delle pagine regionali, dalla
diffusione del settimanale in altre diocesi e parrocchie
(tra queste Bastia Umbra nel 1979) e dall’attività di
sostegno alle missioni. Mons. Berardi muore mentre sta
celebrando la messa nella sua parrocchia di Fossato di
Vico.
Il 1972 è anche l’anno
in cui arriva nella Chiesa umbra mons. Cesare Pagani
artefice della seconda ‘rifondazione’ del giornale nel
1983. La pagina regionale torna regolarmente dal luglio
del 1973 con la nomina a direttore (dal numero 35 del
1973) di mons. Giovanni Benedetti, oggi vescovo emerito di
Foligno. Non solo nell’informazione regionale ma anche
su temi generali si notano firme di collaboratori umbri
tra cui Dario Antiseri, Giuseppe Betori, Rodrigo
Martellini e tanti altri. Benedetti dovrà lasciare la
direzione quando viene eletto vescovo il 12 dicembre 1974.
Negli anni
sucessivi la direzione passa di fatto nelle mani di mons.
Benso Benni fin quando, nel 1983 i vescovi umbri decidono
di tornare alla formula originaria dell’unico
settimanale per le diocesi umbre.
I vescovi chiedono
a mons. Elio Bromuri, sacerdote della diocesi perugina, di
dirigere La Voce. Viene affiancato da una redazione
regionale composta da don Antonio Santantoni e dai giovani
Luca Diotallevi di Terni, Marco Tarquinio di Assisi, e
Maurizio Maio di Città di Castello ai quali si aggiunge
Daris Giancarlini. Per i primi anni firma il giornale come
direttore responsabile mons. Remo Bistoni.
Molte sono le
firme nuove che arricchiscono il giornale e grandi i
cambiamenti tecnologici che hanno portato La Voce ad
essere tra i primi giornali in Italia ad essere presenti
in Internet con un proprio sito web aggiornato
settimanalmente
Circa vent’anni fa, nel primo
numero del 1984, nella presentazione che fece a nome dei
vescovi umbri, il compianto mons. Carlo Urru, tra l’altro
scriveva: “Oggi La Voce, dotata di lunga esperienza,
riprende il cammino e, nella continuità, si rinnova.
Conferma la sua caratteristica di settimanale cattolico,
che su tutto informa e valuta, ma che ha particolare,
spiccata aderenza alle esigenze e ai problemi dell’Umbria.
Vuole offrire una lettura puntuale e attenta di tutti quei
fenomeni regionali che (nel civile, nel sociale e nell’ecclesiale)
emergono ed esigono l’impegno e la risposta di tutti”.
E dopo aver annunciato il rinnovamento della redazione,
chiama a raccolta i lettori affermando che dovranno essere
loro, con la loro fedele partecipazione a ottenere che “La
Voce sia uno strumento agile e di non ardua lettura, serio
ma senza sussiego, di sicuro livello culturale ma
accessibile a tutti, vario nelle rubriche ma non
dispersivo o frammentario”.
A distanza di anni le cose stanno
nello stesso modo e questo è il segno della fedeltà al
quale ci siamo sforzati di attenerci, non perché ci è
stato in qualche modo imposto, ma perché appartiene alle
nostre radici, dalle quali La Voce ha avuto vita e vigore.
Oggi ci presentiamo ai lettori con
un settimanale rinnovato, nella veste grafica e nell’impostazione
delle pagine. In questa operazione abbiamo investito molte
risorse umane ed economiche. In un mondo che cambia e in
situazioni che appaiono ogni giorno diverse, abbiamo
avvertito il rischio del soffocamento. Vi è una
comunicazione strillata, un uso disinvolto e senza
scrupolo di mezzi, linguaggi, spettacoli tendenti a
riempire la piazza e a stordire le persone. C’è un
avanzamento progressivo di posizioni dei vecchi e nuovi
media. Il fragile, povero e vecchio settimanale cattolico
rischia di venire soffocato se non schiacciato. Passa con
superficialità sulla bocca di molti, anche di
ecclesiastici, rassegnati, il detto “la gente non legge”.
Per questi motivi, come abbiamo scritto in un precedente
articolo, abbiamo voluto forzare il “blocco navale” (n.43)
e seguire l’invito di inizio millennio di Giovanni Paolo
II, di gettare le reti spingendoci in alto mare. Anche le
indicazioni del vescovi italiani ci hanno ammonito, quando
hanno scritto il documento di azione pastorale per il
prossimo decennio: “Comunicare il Vangelo in un mondo
che cambia”. Un sintomo di tale cambiamento e quasi una
svolta epocale la troviamo già sulle pagine de La Voce di
questo ultimo periodo con la sempre più acuta
preoccupazione circa la diffusione dell’Islam, percepita
come una minaccia e temuta come una sciagura. Il mondo
cambia, cambia la mentalità delle persone e la percezione
della realtà, cambiano le mode e i costumi. È in questo
mondo che dobbiamo comunicare, avendo ben presente la
volontà di rimanere pazientemente in dialogo, senza
perdere la nostra identità e dando riconoscimento e
apprezzamento al vero e al bene da chiunque sia affermato
con le parole e con le opere.
Elio Bromuri