Studi universitari anche in carcere

Firmato protocollo d’intesa che consentirà ai detenuti di laurearsi. Fiorio: “Il primo passo per creare un polo universitario penitenziario”

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Detenuto che studia in cella
Detenuto che studia in cella

Se è vero che il carcere deve essere anche un’esperienza rieducativa, il ruolo giocato dallo studio in tal senso è fondamentale. Nei quattro istituti penitenziari dell’Umbria (Perugia, Spoleto, Terni e Orvieto) sono già attivi corsi per ottenere la licenza elementare, media e superiore. Ma da oggi sarà possibile anche seguire un percorso di studi accademico e laurearsi.

È stato, infatti, firmato giovedì mattina un protocollo d’intesa tra l’Università degli studi di Perugia, il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria, l’Agenzia per il diritto allo studio universitario dell’Umbria, il Garante delle persone sottoposte alle misure restrittive o limitative della libertà personale della Regione.

L’accordo intende favorire il diritto allo studio e, in particolare, l’accesso agli studi universitari dei detenuti ospitati negli istituti penitenziari dell’Umbria, garantendo la qualità dell’apprendimento, la coerenza con il programma individualizzato di trattamento redatto per i condannati e contribuendo al mantenimento di condizioni di detenzione dignitose.

“La firma del protocollo – spiega il professor Carlo Fiorio, Garante dei detenuti – è il primo passo verso la formazione di un polo universitario penitenziario, dove i condannati possano coltivare e portare a compimento il loro percorso di studi accademico. Prima non era impossibile laurearsi per un detenuto in Umbria, ma era necessario che il progetto fosse istituzionalizzato per completare il quadro della formazione in carcere”.

Ognuno dei soggetti firmatari del protocollo farà la sua parte. “L’Ateneo – sottolinea Fiorio – si impegna nell’estendere l’offerta formativa dell’Università anche ai carcerati, a nominare per ogni dipartimento un referente e dei tutor che si occupino di seguire i futuri studenti, a garantire esami, lezioni frontali ed in modalità e-learning , sportelli informativi”.

“Dall’altro lato – continua il Garante -, l’Amministrazione penitenziaria si occuperà dell’organizzazione in carcere, predisponendo spazi per lo studio, aule, strumenti informatici, etc… L’Adisu, infine, si è resa disponibile a dare anche ai detenuti la possibilità di accedere a borse di studio, aiuti per le tasse o simili”. “È un percorso che inizia con la firma del protocollo – conclude Fiorio – e che richiederà poi regolamenti specifici, ma ho trovato grande collaborazione da parte di tutti i soggetti coinvolti. E tra i detenuti c’è già attesa ed entusiasmo per l’inizio effettivo dei corsi”.

 

AUTORE: Laura Lana

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