Sui clandestini, vuote parole

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Un esempio di come la politica (spesso) discuta ferocemente intorno al nulla? È il caso del progetto del Governo – poi accantonato – di abolire il reato di clandestinità; ossia cancellare le norme che prevedono una sanzione penale per tutti gli stranieri che si trovano in Italia in posizione irregolare (compresi quelli che hanno un permesso scaduto e semplicemente si sono scordati di chiederne il rinnovo, come succede anche a noi con la patente). Chi vuole che il reato rimanga, pensa che altrimenti non ci sarebbe più alcun controllo sugli stranieri, ma questo è sbagliato: chi non è in regola può e deve essere espulso, e l’espulsione viene decretata ed eseguita in via amministrativa. È vero che sul piano pratico l’espulsione non sempre riesce, ma se il problema è questo, la soluzione non si trova facendo un processo penale allo straniero. Anche perché la pena prevista dalla legge attuale è solo un’ammenda pecuniaria, qualche migliaio di euro, che gli stranieri non pagano perché sono nullatenenti. Il processo penale dunque non serve a nulla; in compenso costa moltissimo, direttamente e indirettamente. Costa perché tiene occupati giudici, cancellieri, interpreti e agenti di polizia; poi ci sono gli avvocati che difendono gli imputati e lo fanno a spese dello Stato (com’è obbligatorio quando l’imputato è indigente). E se si provasse a incarcerare tutti gli stranieri clandestini? Sarebbe ancora più difficile: vista la situazione delle carceri in Italia (circa 60 mila detenuti su 40 mila posti teorici), per fare posto ai clandestini si dovrebbero scarcerare tutti gli altri: omicidi, rapinatori, ladri, spacciatori… e ancora i posti non basterebbero. Piaccia o non piaccia, legale o illegale, l’immigrazione è un fenomeno di massa.

 

Certamente dev’essere in qualche modo regolamentata e governata; ma, come per tutti i fenomeni di massa, gli strumenti giudiziari sono inadeguati. Di fatto lo sono anche per la criminalità vera e propria (solo il 10 per cento delle denunce di reato arriva alla condanna). Una nazione difende se stessa, se ne è capace, con la moralità collettiva, con la cultura, con la buona politica.

 

AUTORE: Pier Giorgio Lignani

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