La teologia di Papa Francesco

Tempo di lettura: 119 secondi

Oggi occorre essere stupidi o maligni per negare che Papa Francesco abbia una sua teologia, originale, robusta, coinvolgente.

Ragioniamo: noi siamo abituati a parlare di Dio su un certo orizzonte concettuale, che è quello, splendido, elaborato da Tommaso d’Aquino, l’orizzonte concettuale dell’Essere. Sull’orizzonte dell’essere Dio ci si rivela come l’Essere per eccellenza. E così lo presenta il catechismo di Pio X, La dottrina cristiana.

Domanda n. 1. Chi ci ha creato? Risposta n. 1: Ci ha creato Dio.
Domanda n. 2: Chi è Dio? Risposta n. 2: Dio è l’Essere perfettissimo, creatore del cielo e della terra.

Ma quello dell’Essere non può candidarsi a unico orizzonte concettuale sul quale si parla di Dio. Per capire il discorso che Papa Francesco propone su Dio dobbiamo rivolgerci ad un altro orizzonte concettuale: così scrive Jürgen Werbick, il primo degli 11 teologi incaricati dalla Lev di delineare la teologia di Bergoglio.

Werbick ha scritto in tedesco, in italiano l’ha tradotto uno che il tedesco lo conosce poco e l’italiano ancora di meno, ma dall’italiano paleolitico del primo degli 11 libretti della Lev emerge, luminosissima, la scelta metodologica di Papa Francesco: egli parla di Dio sull’orizzonte della creazione continua, intesa come disponibilità e capacità di creare relazioni.

Dio nei confronti dell’uomo è innanzitutto creatore, cioè perfettamente disponibile e capace di creare relazioni. Per questo vuole e crea ciò che è altro da sé, lascia che è l’altro sia quello che è, raggiunge l’altro quando l’altro si trova nella sua perdutezza estrema (che è l’indisponibilità alla relazione con Lui), gli fa scoprire, sperimentandola, come la vita autentica sia essenzialmente vita di relazione.

Quello che consente a Dio di entrare in intimità con l’uomo è la sua disponibilità senza limiti alla relazione, una disponibilità che lo definisce come Dio, e annulla l’immensa distanza dall’uomo da Dio sul piano dell’essere. Così Papa Francesco ri/definisce Dio e imposta la sua formidabile teologia. Sottolineo: ri/definisceimposta.

Si diano pace, quell’esagitato cronico che risponde al nome di Antonio Socci, e quel fine analizzatore di bolle di sapone che risponde al nome di Roberto De Mattei: con Papa Francesco la Chiesa, a onta dei loro risibili tentativi di mettergli i bastoni fra le ruote, avanza da molti punti di vista, e prima di tutto nella sua esplorazione coraggiosa e tremebonda del mistero del suo Dio.

Angelo M. Fanucci

3 COMMENTS

  1. D’accordissimo.
    Recito il Rosario 2 volte al giorno e forse come altri pochi conoscevo la preghiera alla Madonna e a San Michele Arcangelo che SOLO per questo mese il Santo Padre ha esortato a recitare.
    Non si preoccupi che la preghiera non mancherà mai da parte mia, che sono un cattolico bigotto.

  2. Se fosse una teologia così semplice l’avrebbero capita in molti. Ma purtroppo le sue udienze sono vuote! O questo Papa non si riesce a capire o è sua intenzione non farsi capire! La sua non è una “teologia”…. il suo è un barcollare nel buio in attesa che ogni tanto qualcuno accenda la luce! Quel qualcuno a volte è ligio e coerente, altre volte si approfitta delle situazioni e fa deragliare il Santo Pontefice in affermazione e asserzioni insostenibili per la nostra fede cattolica.
    E prima di fare commenti su Antonio Socci sciacquatevi la bocca! Uno che ha il coraggio di dire che la Chiesa cattolica sta per scomparire da fastidio solo perchè si fonda sulla verità delle cose. Sarebbe opportuno non difendere nessuna teologia ma ritornare a pregare, anzichè condividere momenti mondani, che abbiamo visto tutti dove portano (i ministri coinvolti in scandali non sono solo quelli che appaiono sulle cronache)! Si ritorni alla coerenza di Spirito e Operato e di sicuro si vedrà che questa benedetta teologia Bergogliana (che non esiste) darà i suoi frutti.

LASCIA UN COMMENTO