Teologie e teologhe

Intervista a Cristina Simonelli presidente del Coordinamento delle teologhe italiane (dopo le parole del Papa su Eva all’udienza di mercoledì 16 settembre)

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donna-chiesaCristina Simonelli, presidente del Coordinamento delle teologhe italiane e docente di Teologia patristica alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, non si scompone di fronte alle parole pronunciate il 16 settembre all’udienza generale da Papa Francesco: “Esistono molti luoghi comuni, a volte persino offensivi, sulla donna tentatrice che ispira al male. Invece c’è spazio per una teologia della donna che sia all’altezza” della benedizione di Dio “per lei e per la generazione!”, ha esclamato il Pontefice richiamando il racconto della Genesi sul peccato originale.

Che effetto le fanno le parole del Papa?

“Come altre volte, un effetto duplice: un po’ di soddisfazione per l’intenzione, e non poco disappunto per la formulazione. È come se nella Chiesa ci si stesse risvegliando da un grande sonno: non è ormai possibile pensare l’orizzonte cristiano senza le donne e senza nominarle, e questa è un’ottima cosa. Ma durante il lungo sonno sono successe tante cose… È tutta la teologia, nelle sue molteplici forme, che va affrontata da tanti punti di vista e da tanti soggetti. In questa espressione sembra invece che ne vada solo aggiunta una parte, ‘della donna’. Come se ci fosse ‘tutta’ la teologia e poi un’altra, vista al femminile”.

Quindi, non ha senso parlare di teologia “al femminile”?

“Oggi occorre piuttosto attraversare le teologie, che sono ormai anche ‘plurali’, con la domanda della differenza che può essere anche, ma non solo, di genere. Ma superata è soprattutto l’idea di una filosofia/teologia ‘perenne’, al di sopra della storia, delle differenze, delle culture e dei soggetti. Le prospettive che incrociano la vita delle donne si potrebbero piuttosto dire definitivamente provvisorie: nel senso che stanno tra l’affermazione delle parzialità e il loro convergere verso la comunione. Le formulazioni ‘femminile/femminista, differenza e genere’ del resto non sono identiche e ognuna richiederebbe una spiegazione: si possono tuttavia raccogliere proprio con questo denominatore comune”.

Molte donne si dedicano oggi allo studio e all’insegnamento della teologia: un ruolo adeguatamente riconosciuto?

“Il Coordinamento teologhe italiane raccoglie circa 130 socie ma non è un albo professionale, bensì una rete di solidarietà e ricerca, catalizzatore di un contesto più largo. Se si osserva la situazione dal punto di vista dei numeri, quella femminile è ancora decisamente una minoranza, su cui pesa sia la difficoltà pratica di accesso all’intero lunghissimo iter di formazione, sia l’assoluta precarietà economica della docenza. Tuttavia c’è molto fermento e in diversi contesti, sia accademici che formativi, sono tangibili la stima reciproca e l’amicizia fra colleghi, uomini e donne”.

Più in generale, quale spazio viene oggi riconosciuto alla donna all’interno della comunità ecclesiale?

“Ogni tanto si parla ironicamente di uno sciopero delle donne nella Chiesa: si capisce immediatamente che il sistema si bloccherebbe, con liturgie disertate, catechesi abbandonata, vari servizi non espletati, per limitarsi a quello che avviene fuori dalle mura domestiche. Non si può però non evidenziare che, pur maggioranza assoluta nella comunità, raramente ricoprono ruoli decisionali. E non potrebbe essere altrimenti, dato lo stato ancora decisamente clericale della Chiesa”.

Che cosa chiedono oggi le teologhe italiane?

“Tutto! Cura della ‘casa comune’ [ecologia, ndr ] e disarmo, una Chiesa all’altezza delle sfide di un mondo globalizzato, senza recinti. Una comunità ecclesiale che vegli sui processi sinodali, curando la trasparenza e la franchezza, apprezzando la ricerca critica e la passione poetica. All’interno di queste coordinate si potrà meglio collocare anche un’antropologia capace di integrare le differenza, senza esclusioni di sorta, e una ecclesiologia pronta a rivedere molte cose, compresi i pesi ministeriali”.

 

AUTORE: Giovanna Pasqualin Traversa

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