Tra profezia e diplomazia

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Papa Francesco all'Onu
Papa Francesco all’Onu

Il recente viaggio del Papa a Cuba, negli Stati Uniti e all’Onu si è svolto mentre nel mondo è in atto la “terza guerra mondiale a pezzi” e a migliaia gli uomini muoiono o sono costretti a lasciare i loro Paesi di origine. Francesco si è messo accanto a questa umanità sofferente.

Il viaggio nell’isola caraibica, seguito da quello negli Stati Uniti, appare una felice metafora della mediazione svolta dal Papa tra i due Paesi e ha sottolineato il ruolo di ponte che Cuba ha tra le due Americhe, invitate a collaborare.

Il Pontefice ha inteso peraltro manifestare la sua attenzione non solo verso la popolazione cubana, a lungo sottoposta a numerose privazioni, ma anche verso tutti i popoli latino-americani (in particolare quello della Colombia, dove è in atto un difficile processo di pace), alle prese con gravi problemi economici, sociali e politici, acuiti dalla recente crisi mondiale.

Francesco ha cercato di rafforzare la fede di popoli che nel messaggio evangelico hanno spesso trovato ispirazione nella loro costante ricerca della giustizia e della libertà (lo stesso Fidel Castro in gioventù si era formato sulla Rerum novarum e solo la sproporzionata reazione americana alla sua azione contro la dittatura di Batista lo avevano avvicinato al marxismo); ha invitato a riscoprire la forza liberatoria del Vangelo e ha ammonito contro ogni violenza e persecuzione.

Nel viaggio negli Stati Uniti, terra di emigranti, più volte ricordati dal Papa, e culla di fondamentali diritti umani, Francesco con i gesti e le parole ha posto, tra l’altro, l’accento su alcuni temi controversi nel Paese. Ha ricordato la sacralità della persona umana, ancora negata dal ricorso in molti stati alla pena di morte, e la mancanza di una efficace legislazione sociale, testimoniata ad esempio dal grande numero di homeless presenti nelle strade delle grandi città americane, in stridente contrasto con lo spettacolo offerto dalla società dei consumi.

Ha chiesto e ottenuto di varcare le porte di un carcere per visitare i detenuti; ha condannato la politica posta a servizio “dell’economia e della finanza”. Si è soffermato in particolare sulla politica estera, su cui spesso le vedute degli Stati Uniti e della Santa Sede sono state opposte, come nel caso delle due guerre contro l’Iraq del 1991 e del 2003. Ha messo in guardia il Paese da scelte semplicistiche nelle relazioni internazionali, specie nella lotta ai fondamentalismi, e lo ha invitato ad agire sulla scena del mondo con coraggio e intelligenza, per la pace e la giustizia, attraverso il dialogo.

Le relazioni internazionali sono state ovviamente l’argomento principale del discorso pronunciato dal Papa alle Nazioni Unite, organismo verso cui ha ribadito l’apprezzamento della Chiesa, già manifestato dai suoi predecessori in visita al Palazzo di vetro. E se Paolo VI aveva indicato le finalità generali dell’azione societaria, Francesco è sceso nei dettagli, elencando i tanti problemi internazionali a cui l’Onu deve porre rimedio, superando la fase puramente declamatoria: dalla soluzione dei tanti conflitti in corso, specie in Medio Oriente, Africa e Asia, alla lotta alla povertà, dalla tutela dei diritti umani alla salvaguardia dell’ambiente, dal proliferare degli armamenti al loro commercio.

Ha invitato al rispetto del diritto e, con una chiara condanna degli interventi unilaterali, ha ricordato che solo la comunità internazionale può decidere sul ricorso alla forza, pur non auspicabile.

 

AUTORE: Luciano Tosi docente di Storia delle relazioni internazionali all’Università di Perugia

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