Tre cause per la crisi demografica

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di Andrea Casavecchia

“Come frecce in mano a un guerriero sono i figli della giovinezza. Beato l’uomo che piena ne ha la faretra” recita il Salmo 127.

Purtroppo non è la condizione italiana.

Ancora una volta negli ultimi dieci anni si segnala una diminuzione del numero dei nostri figli. E le difficoltà ci sono: lo osserviamo nella stanca lentezza con cui la popolazione reagisce ai cambiamenti epocali che viviamo: la tecnologia, la società migrante, il nuovo panorama internazionale. Il serbatoio di giovani è sempre più scarso perché ci sono sempre meno bambini in Italia. L’ultima rilevazione Istat che osserva i dati 2016 sottolinea un’ulteriore diminuzione: i nuovi nati sono 473.438, circa 12 mila in meno dell’anno precedente e più di 100mila in meno rispetto alle nascite del 2008. Se scorriamo il report possiamo rintracciare tre cause. La prima è intelligentemente sottolineata dall’istituto statistico che osserva il passaggio del testimone tra le donne della generazione del baby boom, le molte nate tra il 1965 e il 1975 che sono uscite o stanno uscendo dall’età feconda, e le donne della generazione del baby bust, le poche nate tra il 1976 e il 1995) anno in cui il tasso di fecondità ha toccato il fondo: 1,19 figli per donna). Secondo il calcolo degli statistici i tre quarti della diminuzione delle nascite di oggi dipende dalla diminuzione numerica della popolazione femminile in età feconda. Anche se si fosse mantenuto lo stesso tasso del 2008 il numero dei figli sarebbe diminuito di oltre 70 mila nascite.

L’altro quarto sarebbe dovuto dalla minore propensione alla genitorialità: qui c’è un forte condizionamento dovuto alla crisi economica: si verifica infatti una forte contrazione del numero dei primi figli (20% rispetto al 2008). Il dato sarebbe attribuibile alla diminuzione del numero di matrimoni conseguente agli anni della crisi, perché come afferma l’Istat: in Italia i figli nella stragrande maggioranza dei casi (oltre il 70%) nasce all’interno del matrimonio e tra questi il 50% dei primogeniti nasce entro tre anni dalle nozze. La decisione di rimandare le nozze a causa delle difficoltà economiche che si sono registrate in questi ultimi anni diventa un motivo di calo delle nascite. C’è poi un terzo fattore, che si legge tra le righe del rapporto. Risulta evidente la differente costante tra il tasso di fecondità delle cittadine italiane e quello delle cittadine straniere: rispettivamente 1,26 contro 1,97 nel 2016. La crisi demografica è dunque legata anche a un fattore culturale, che evidenzia una minore propensione delle nostre giovani alla genitorialità. Questo elemento è significativo e ci dovrebbe interrogare: la voglia di indipendenza, la ricerca di affermazione professionale, la tendenza a procrastinare l’entrata nella vita adulta? Le motivazioni potrebbero essere molte. Non dobbiamo dimenticare che se i figli offrono una pienezza particolare alla vita familiare, come evidenzia Papa Francesco in Amoris laetitia (n. 15), una società senza figli è una società incapace di proiettarsi nel futuro.

2 COMMENTS

  1. E una società con troppi figli è votata alla distruzione (in Italia abbiamo più di 200 abitanti per chilometro quadrato, e nel mondo siamo quasi 8 miliardi con distruzione ambientale enorme).
    Forse la “stanca lentezza con cui si assiste ai cambiamenti epocali” è (anche) vostra?

    • Se per “vostra” intende dire gli ultra quarantenni, sì, la “stanca lentezza” è nostra, perché non abbiamo più la capacità di immaginare il futuro come l’avevamo a venti o trenta anni. Se per “vostra” intende dire i cristiani allora no, perché non vi è riscontro nei fatti. Credo, anzi, che la capacità dei cristiani di guardare al futuro con una speranza che è ben piantata nella concretezza della vita, fa della fede un motore di cambiamento che nessun’altro ha. Infine, ma non ultimo: non è il numero degli abitanti a mettere a rischio il pianeta ma lo sfruttamento delle sue risorse.

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