Umanità, esperienza di fraternità

Cortile di Francesco. Padre Mauro Gambetti spiega la scelta del tema e il legame con l’Umbria

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Uno degli incontri del Cortile di Francesco (credit Andrea Cova)
Uno degli incontri del Cortile di Francesco (credit Andrea Cova)

L’Umbria e gli umbri hanno partecipato con interesse e attenzione, manifestando quella sete di pace e dialogo che da sempre contraddistingue il Cuore verde d’Italia. Il Cortile di Francesco, “costola” del Cortile dei Gentili, è stata la proposta che l’Umbria e gli umbri hanno voluto fare all’Italia e al mondo, facendo diventare Assisi ancora una volta parola buona, bella, vera capace di raggiungere tutti gli uomini di buona volontà.

Infatti, quest’anno abbiamo voluto mettere a tema l’ umanità , cioè quel che riguarda la vita di ciascuno. Ed ecco il Cortile di Francesco, spazio di incontro e di dialogo, con il quale abbiamo voluto rilanciare la sfida della fraternità a partire dall’elemento più coagulante e più distanziante che esista: l’umanità appunto, ossatura e carne di ciascuno. Ovviamente, il sostantivo umanità designa ciò che ci appartiene per natura, ma il termine può essere inteso anche come una “qualità”, che si può riconoscere propria ed essenziale ad alcuni esseri viventi piuttosto che ad altri.

In tal senso, si apre il campo alle più svariate interpretazioni e attribuzioni di ciò che è o non è riconducibile alla nostra specie. Rispetto alla fraternità, l’umanità rappresenta il minimo comune denominatore, ma allo stesso tempo è anche il suo massimo comun divisore. Come insegna la matematica, il minimo comun denominatore mette in relazione numeri (frazioni) altrimenti incomunicabili tra loro.

Così è l’umanità per le etnie, le religioni, le culture; è la tinta base della fraternità. Tuttavia, è la stessa umanità che ci differenzia e, come fa il massimo comun divisore, svolge “naturalmente” la funzione di maggior fattore di distinzione. Lo si vede chiaramente nella differenza tra il maschile e il femminile; è l’arcobaleno della fraternità. La miscela tra la tinta base e i colori è tutt’altro che scontata. Perciò, l’approccio al Cortile che abbiamo proposto è quello dello “spirito di Assisi”: ogni esperienza umana autenticamente vissuta, di credenti e non credenti, getta un bagliore di luce sull’esistenza e sul mondo, che può aiutare a comprendere meglio la realtà ed orientarsi al bene.

Mi piace applicare, a quanto abbiamo vissuto in questi giorni, le parole di Papa Francesco contenute nella sua ultima Lettera enciclica sulla cura della casa comune: “Dovremmo riconoscere che le soluzioni non possono venire da un unico modo di interpretare e trasformare la realtà. È necessario ricorrere anche alle diverse ricchezze culturali dei popoli, all’arte, alla poesia, alla vita interiore e alla spiritualità. Se si vuole veramente costruire un’ecologia che ci permetta di riparare tutto ciò che abbiamo distrutto, allora nessun ramo delle scienze e nessuna forma di saggezza può essere trascurata, nemmeno quella religiosa con il suo linguaggio proprio” (Laudato si’ 63).

Lo stesso vale al fine di costruire una società globale che rispetti ed onori ogni essere umano, ponendolo in condizione di esprimere il dono che egli è. Chi è stato presente al Cortile di Francesco e chi ci ha seguito da casa, è stato invitato ad assumere uno sguardo audace, come il nostro: l’altro è il motivo della mia presenza al Cortile, colui al quale mi rivolgo; l’altro che incontro è pieno di valore, bello, prezioso. Avevamo proposto a tutti una parola che appartiene al vocabolario della fraternità: stupore!

Nel Cortile il dialogo non voleva essere una strategia per convincere l’altro delle proprie ragioni, ma lo sguardo incantato sulla sua esperienza unica. Lo sguardo colmo di meraviglia doveva condurre a vedere la bellezza del fratello e quindi all’amore per lui. Proprio l’amore poteva divenire la spinta a comunicare ciò che ciascuno aveva di più caro.

Il Cortile è stata così un’esperienza di fraternità, nella quale l’umanità non è stato il minimo comun denominatore che appiattisce, ma che arricchisce; e non è stato nemmeno il massimo comun divisore che separa, ma che conduce al riconoscimento del fratello, bello perché differente da me. Insieme abbiamo dipinto l’universale, stupefacente, armonia dei colori!

 

AUTORE: Padre Mauro Gambetti Custode del Sacro Convento di Assisi - Frati minori Conventuali

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