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In visita a Citerna, resa celebre da una scultura di Donatello ma ricca soprattutto di “pietre vive”

Un capolavoro d’arte e di vita comunitaria


CiternaLa parrocchia di Citerna abbraccia dall’alto del paese l’intera valle del Tevere. La bellezza del luogo e l’immensità degli spazi che si possono ammirare innalza l’anima così vicina al cielo che sembra quasi di afferrarlo. Citerna è un antico borgo medievale, ultimo paese dell’Umbria al confine con la Toscana; l’incanto paesaggistico si fonde con le meraviglie artistiche che si concentrano all’interno del paese.

È inserita nel Cammino francescano poiché la tradizione attesta che lo stesso Francesco di Assisi per due volte si fermò qui, scendendo dal sacro monte della Verna. Chiese e monasteri sono lo scrigno al cui interno sono conservate preziose opere d’arte. Artisti famosi come Raffaellin del Colle, Luca Signorelli, Pomarancio, Luca della Robbia e Donatello arricchiscono notevolmente la parrocchia donandole visibilità e importanza, fino a essere inserita tra i Borghi più belli d’Italia.

 

La Madonna di Donatello

Tra le opere d’arte spicca per importanza e delicata bellezza la Madonna in terracotta dell’artista rinascimentale Donatello, capolavoro scoperto alcuni anni fa e restaurato a Firenze presso l’Opificio delle pietre dure. Un’immagine che non solo incanta per la maestria con cui è stata realizzata, ma soprattutto per la forza spirituale che emana. Il volto della Vergine, dolcissimo e malinconico, e quello del Bambino, impaurito ma deciso, ci permettono di contemplare il momento in cui il vecchio Simeone profetizza la sorte dolorosa che sarà riservata a Gesù.

Delle bellezze di Citerna i sui abitanti sono la parte più preziosa: una piccola parrocchia ma con pietre vive che ne costituiscono l’anima profonda. La messa domenicale è il luogo privilegiato per la comunione fraterna. Spostare il catechismo dei bambini dal sabato alla domenica mattina è stato il modo concreto per arrivare in un modo più diretto alle famiglie, che hanno accolto la proposta per ritrovarsi poi con i loro figli nella partecipazione all’eucarestia. La messa domenicale è diventata anche il luogo della catechesi “privilegiata”, dove viene sempre rivolto un pensiero ai piccoli e uno agli adulti.

La “chiesa è la casa” e, come casa, tutti devono sentirla propria. È nato così un bel coro parrocchiale che offre il suo servizio in ogni celebrazione.

Tradizioni antiche come la processione del Cristo morto, la festa di san Michele arcangelo, patrono della parrocchia, la bella infiorata per il Corpus Domini e nuovi appuntamenti religiosi come la “festa della Luce” il 31 ottobre e la memoria di santa Teresa di Calcutta rendono questo piccolo fazzoletto di terra profondamente ancorato a radici cristiane. La “festa della Luce” è diventato l’evento simbolo di Citerna: dal primo pomeriggio fino a sera tarda il paese è avvolto da un’atmosfera mistica che richiama un grande afflusso di persone – circa 5.000 nell’ultima edizione – soprattutto famiglie con bambini. Spettacoli itineranti, laboratori per i piu piccoli con tematiche religiose, adorazione eucaristica continua, confessioni e quant’altro arricchiscono il piccolo borgo rendendolo “luce sul monte”.

 

Impegno missionario

Accanto all’impegno pastorale sul luogo, ho cercato di aprire la parrocchia a un impegno missionario, in particolare con la Repubblica democratica del Congo. Alcune iniziative, adozioni a distanza, permettono di allargare gli orizzonti oltre la parrocchia per aprirsi verso un orizzonte più vasto.

Nominato parroco di Citerna nel 2004, vivo stabilmente in un santuario poco fuori il paese dedicato alla Madonna del Carmine, chiamata “Madonna di Greppalto”. Qui, assieme a una coppia di sposi e a un giovane (ora prete della diocesi: don David), ho iniziato un’esperienza comunitaria di accoglienza e preghiera totalmente inserita nella vita parrocchiale. Le porte della casa si sono immediatamente spalancate, e la prima persona a essere accolta è stata un barbone di strada, “Emmedi”.

Questa esperienza di vita semplice ha cominciato ad attirare altre persone desiderose di impegnarsi nello stesso stile di vita… tanti, tanti fratelli e sorelle bisognosi di avere una casa e un po’ di affetto. Giovani, donne, uomini schiacciati da varie dipendenze e colpiti da ogni tipo di dramma. Con il passare del tempo questo stile di vita si è modellato sempre più, fino ad avere una sua specifica struttura e sotto la guida del Vescovo ha assunto il nome di “Famiglia della carità” e il riconoscimento diocesano ad experimentum. I parrocchiani, dopo un primo momento di perplessità, hanno poi accolto largamente questa esperienza.

 

Preghiera e carità

La parrocchia ha anche la grazia di avere due comunità religiose: le suore Francescane di Santa Elisabetta e le monache Benedettine. I due conventi, inseriti pienamente nella vita della parrocchia, offrono le loro specificità, donandosi per i tanti servizi necessari.

Catechesi nei “tempi forti” dell’anno, lectio divina con le Benedettine, incontri settimanali di preghiera e adorazione, momenti di incontro per i giovani alternano la vita ordinaria della parrocchia.

Anche la carità è particolarmente sentita e vissuta come una priorità pastorale. Il servizio offerto alla casa di riposo – prima gestita dalle Francescane, oggi dalla cooperativa San Michele – danno uno slancio concreto alla preghiera vissuta in ginocchio.

La presenza della casa di riposo e della Famiglia della carità, luoghi dove il servizio a tempo pieno verso i più poveri diventa concreto, è una ricchezza grande per la parrocchia. La carità non permette all’abitudine di rallentare o fermare la corsa, ma ci mantiene in un movimento continuo… ci spinge incontro a Colui che ci ripete: “Lo avete fatto a me”.

 

L’Unità pastorale

Non posso parlare di Citerna senza fare un cenno all’Unità pastorale della quale questa mia parrocchia fa parte. Quattro paesi uniti in questa esperienza: Citerna, Pistrino, Fighille e Lippiano, chiamati a vivere insieme il cammino dell’unità. Non è facile vivere questo perché ognuno è chiamato a lasciare qualche cosa del suo per fare spazio pieno all’altro: ci stiamo impegnando – anche se con fatica – noi preti, assieme al Consiglio pastorale formato da laici e religiosi. Esperienze condivise come il Centro di ascolto, per far fronte alle varie povertà del territorio, campeggi estivi per giovani e famiglie, Grest e alcune celebrazioni religiose ci permettono di sentirci “un cuor solo e un’anima sola”.

Da qualche anno sono anche parroco di Fighille, paese del Comune di Citerna in cui si trova un importante santuario mariano, la Madonna di Petriolo, luogo in cui si ricorda un’apparizione di Maria a una povera pastorella. Il santuario è in un punto di confine tra l’Umbria e la Toscana, raccoglie tanti pellegrini e sta diventando il cuore della preghiera in particolare per le famiglie dell’intera Unità pastorale.

Nella parrocchia di Fighille ancora vive il parroco precedente, don Giuseppe, con il quale cerchiamo di unire in una sola pastorale le due parrocchie, pur mantenendone la loro originalità. Il desiderio sempre più grande è realizzare pienamente un cammino di comunione e di unità “affinché il mondo creda”.

Io, don Giuseppe, il diacono Giuseppe, la Famiglia della carità, le comunità religiose, con i laici impegnati, cerchiamo di realizzare il desiderio di Gesù: “Che tutti siano una cosa sola” nella corsa incontro a ogni fratello e sorella, pieni di gioia perché “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Don Paolo Martinelli


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