Un carcere-trampolino

CAPANNE. I successi del progetto “Intra - Azioni integrate per la transizione al lavoro delle persone detenute”

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I partecipanti al corso di “addetto alla cucina” insieme alla direttrice Di Mario
I partecipanti al corso di “addetto alla cucina” insieme alla direttrice Di Mario

Si è svolta di recente al carcere di Capanne, registrando il tutto esaurito, la cena “Golose evasioni”. Ne hanno parlato tutti i media , ma non è l’unica iniziativa che miri all’apprendimento di una professione. Tredici sono infatti i detenuti di Capanne che, nell’ultimo anno, sono stati inseriti nel mondo del lavoro.

Il corso di cucina non è l’unica attività di reinserimento. Il progetto “Intra – Azioni integrate per la transizione al lavoro delle persone detenute” prevede altri tre corsi di riqualificazione professionale: addetto alla piccola manutenzione, alla conduzione di imprese agricole, e all’abbigliamento. Coinvolti una novantina di detenuti.

Da questo tipo di esperienze è stato possibile anche implementare le attività produttive dell’azienda agricola “Fattoria Capanne”, i cui prodotti freschi di stagione possono essere acquistati ogni settimana, con consegna anche a domicilio ( www.fattoriacapanne.it ).

L’Associazione perugina di volontariato ha poi realizzato laboratori di cucito dedicati alle detenute della sezione femminile, i cui manufatti tessili (borse) sono stati utilizzati in occasione del pellegrinaggio a Santiago de Compostela e dell’Happening nazionale degli oratori 2014. Mentre per gli uomini l’Apv ha organizzato un corso di botanica, con la realizzazione di un piccolo orto botanico nell’area del carcere.

C’è anche la sezione dedicata alla formazione per coloro per cui il carcere diventa occasione di alfabetizzazione e scolarizzazione. Vi sono coinvolti un centinaio di detenuti tra corsi di elementari e medie o corsi di italiano per stranieri gestiti dal Ctp di Ponte San Giovanni. Non mancano le attività culturali: laboratori teatrali, corsi di scrittura e lettura creativa, concorsi d’arte.

Una stagione “positiva” per il carcere perugino, quindi, confermata anche dai numeri. Negli ultimi anni, Capanne è infatti passato da una situazione incandescente, che ha avuto il suo apice nel 2012 con 630 detenuti (a fronte di una capienza tra i 450 e i 480 posti) agli attuali 350 ospiti.

“Oggi – commenta la direttrice Bernardina Di Mario, intervenuta in un incontro con gli studenti dell’istituto superiore “Rosselli” – stiamo vivendo una situazione ottimale e di fermento, frutto di un percorso che ha visto l’Amministrazione penitenziaria mettere al centro dell’attenzione il reinserimento, ovvero la rimozione dei fattori che sono stati ostacolo alla crescita della persona, spingendola a commettere il reato. È cambiato il nostro modo di agire: abbiamo messo in atto percorsi trattamentali differienziati sulla base di un’approfondita conoscenza della persona. Abbiamo aperto gli spazi in maniera proporzionale al grado di affidabilità del detenuto, e questo anche grazie al contributo delle istituzioni”.

Così facendo sono diminuite le tensioni tra gli ospiti, tanto che i rapporti disciplinari sono stati abbattuti dell’80%. “La strada imboccata – conclude Di Mario – è quella giusta. Ogni politica di segregazione crea caos, e il caos crea insicurezza. Le politiche di inclusione, al contrario, creano ordine, e l’ordine crea sicurezza”.

Prova del cuoco

“ Golose evasioni”, giunta alla 3a edizione, è l’esempio di come la detenzione possa costituire un periodo di rieducazione e formazione. Ai fornelli c’erano i ragazzi della sezione maschile di Capanne, che hanno seguito il corso per diventare “addetto alla cucina” tenuto dalla cooperativa Frontiera lavoro.

“Per i ragazzi – dice Roberta Veltrini , presidente della cooperativa – si tratta di un momento formativo importante, in quanto permette loro di acquisire una professionalità spendibile nel mercato del lavoro, una volta terminato di scontare la pena detentiva”. Prova concreta della bontà del progetto sono 4 allievi, attualmente in regime di art. 21 “lavoro all’esterno”, che, al termine dell’attività formativa, hanno iniziato a svolgere un tirocinio di sei mesi presso importanti ristoranti del Perugino.

“Agli altri 11 colleghi – aggiunge Veltrini – spetta un compito forse ancora più delicato: accontentare gli esigenti palati della popolazione detenuta dell’istituto”. Il corso rientra nel progetto “Intra” finanziato dalla Provincia di Perugia: 150 ore di lezione offerte a 15 detenuti, con la possibilità di apprendere un mestiere sotto la guida di esperti chef.

 

AUTORE: Laura Lana

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