Se apprezzi il nostro lavoro Ti chiediamo di sostenerci abbonandoti a La Voce.


Commento alla Liturgia della Domenica - I Domenica di Quaresima - anno A

Un maldestro “tentativo”


AltareBibbia“Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” è l’invito che ci rivolge Gesù in questa prima domenica di Quaresima caratterizzata dal tema della tentazione. Contro la quale, se non si vuole soccombere, occorre combattere con l’arma della Parola di Dio. La prima tentazione, quella dei nostri Progenitori, si manifesta subito come un’insinuazione al dubbio: “È vero che Dio ha detto…?”. E alla triplice ‘riflessione’ che fa Eva dopo l’istigazione del diavolo – 1) l’albero era buono da mangiare, 2) gradevole agli occhi, 3) desiderabile per acquistare saggezza – corrisponde l’esaudimento esattamente corrispondente: 1) mangiarono, 2) si aprirono gli occhi, 3) conobbero. La tentazione ci viene subito presentata come qualcosa di affascinante e immediatamente appagante. Ma la conseguenza è drasticamente la ‘nudità’. La conoscenza che acquisiscono è infatti di essere nudi, cioè “si trovarono completamente nudi interiormente, abbandonati dalla grazia che avevano offeso con una sfrontata arroganza e con orgoglioso amore per la propria indipendenza” (sant’Agostino). Gesù dal canto suo ci testimonia la possibilità di non lasciarsi coinvolgere da quanto è illusorio e ingannevole. Il Vangelo di Matteo, nel breve brano delle tentazioni di Gesù, ci trasmette tutta la profondità ed efficacia di una vita radicata nella Parola di Dio. Già il primo versetto ci presenta i protagonisti (in ordine): Gesù, lo Spirito e il diavolo. Segue poi il brano costituito dalle tre tentazioni, e conclude il v. 11 dove è descritta la sconfitta del diavolo e la vittoria di Gesù celebrata dal servizio che gli rendono gli angeli. Ogni tentazione è presentata con lo stesso triplice schema: luogo, provocazione da parte del diavolo e risposta ‘biblica’ di Gesù. La prima tentazione (4,2-4) è collocata nel deserto, la seconda (4,5-7) sul pinnacolo del Tempio e la terza (4,8-10) sopra un monte altissimo. Questo movimento ascensionale sta a indicare il crescere dell’intensità della prova, nonché la vastità della risonanza che scaturirebbe dall’assecondare la tentazione (“Tutte queste cose io ti darò”). Le tre prove sono le stesse già sperimentate dal popolo d’Israele; le stesse che vive la comunità cristiana del tempo in cui scrive l’evangelista Matteo, e le medesime del cristiano di sempre.

 

La prima: “Di’ che queste pietre diventino pani”, è propria della fragilità della condizione umana, che si sperimenta a livello sia individuale che comunitario (il popolo pellegrinante nel deserto). Gesù risponde citando il libro del Deuteronomio (8,3) e proponendo il raggiungimento di un orizzonte più qualificato di quello dell’appagamento del corpo, che è il vivere di ogni parola che esce dalla bocca di Dio; un’espressione, “bocca di Dio”, che per il filosofo ebraico Filone è sinonimo di “parola divina”. La seconda tentazione è espressa con un imperativo (“gèttati”) rafforzato dalla citazione del Salmo 91. Sì, incredibile, “per attirare Gesù nella sua trappola, il diavolo cita la sacra Scrittura” (J. Ratzinger, Gesù di Nazareth, 37). E lo fa nel luogo più appropriato, il tempio di Gerusalemme, e con il Salmo più a tema, quello che invoca la protezione dell’Altissimo. Ma a questo ‘teologo’ (cfr. V. Solov’ev, L’Anticristo) Gesù risponde citando ancora il Deuteronomio (6,16): “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”, riferendosi cioè al momento in cui gli israeliti tentarono Dio a Massa (6,17) mettendo in dubbio che Lui si prendesse cura di loro, e ricercando un evento miracolistico. Gesù rifiuta la soluzione sensazionale, prodigiosa, perché, come egli stesso ribadisce, c’è già la Parola di Dio che traccia la via della salvezza. A questo punto il diavolo interviene un’ultima volta intensificando il suo approccio e facendo una promessa: “Tutte queste cose ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai”. Era una tradizione giudaica quella di ritenere che il diavolo fosse ‘proprietario’ di tutti i beni terreni; pertanto, assecondando la tentazione, si sarebbe ottenuto il dominio su tutta la Terra. È proprio qui che lo voleva condurre: all’idolatria, causa di tutti i mali del popolo biblico. Ma Gesù definitivamente caccia via il diavolo con l’imperativo “vattene, Satana!” e riportando sempre le parole dell’ultimo libro della Torah, il Deuteronomio (6,13): “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”. Quale messaggio vuole quindi affidarci Gesù? La tentazione è pronta a entrare in scena, e la si può cacciare via non a parole, ma con la Parola di Dio. Gesù stesso cita la sacra Scrittura, e noi? Ci reputiamo più saggi? Papa Francesco – citando san Paolo – ci invita a “prendere l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito che è la Parola di Dio. La vita cristiana è una lotta, una lotta bellissima, perché quando il Signore vince in ogni passo della nostra vita, ci dà una felicità grande. Insomma, si deve combattere: non è un semplice scontro, è un combattimento continuo” (01.11.2014). Gesù ci ha dimostrato come possiamo farcela. Buon cammino quaresimale!

 

Giuseppina Bruscolotti


Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

I tag HTML non sono ammessi