Una prova di responsabilità

Elezioni amministrative.

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Sono 1.310 comuni e 11 province: il turno amministrativo di primavera è abbastanza esteso e significativo. I partiti e le coalizioni si stanno interrogando sul grado di “politicizzazione”, cioè sul significato nazionale, da attribuire ad un voto che ovviamente è locale, anche se chiama in causa ben 7 capoluoghi di regione, Torino e Milano, Bologna e Trieste, Napoli, Cagliari e Catanzaro. In ogni caso la sensazione di una “campagna elettorale permanente”, che si respira da ormai quasi un anno, ed ha avuto come culmine il voto di fiducia del 14 dicembre, si potrà materializzare in un appuntamento elettorale vero e proprio, sia pure appunto amministrativo. E qui si innesta la prima considerazione. Se il discorso politico da quasi un anno è caratterizzato da un gioco continuo al rialzo, da una polemica e un confronto sempre più incandescente, cresce la necessità e la richiesta di buona amministrazione. Troppe sono le sfide e le opportunità di questo momento di passaggio, che reclamano una adeguata capacità di governo. Anche solo (ma soprattutto) per assicurare condizioni efficaci di lavoro e di impegno per quelle forze vive dell’Italia che ci sono, eccome, ma che hanno grande difficoltà a manifestarsi al meglio. C’è insomma tanto bisogno di buona amministrazione. E, sia chiaro, questo non è un riflesso di antipolitica. Al contrario: è una forte, trasversale richiesta di buona politica, che si leva unanimemente da quella larga parte di cittadinanza che, se ogni tanto indulge ad atteggiamenti da tifosi, continua a ragionare con la propria testa e richiede a tutta la politica che faccia semplicemente il suo dovere. Per questo c’è un concetto abbastanza nuovo, su cui sta crescendo una certa attenzione: “Astensionismo consapevole”. È quello che stanno temendo di più i diversi “poli”, tutti quanti. D’altra parte, tutte le numerose alternanze che si sono prodotte nei quasi vent’anni di “repubblica del maggioritario”, sono sempre state causate dall’astensione-sanzione. Sul piano locale certo i bilanci o i programmi sono più facili, le possibilità di mobilitazione sono più numerose, anche per il sistema elettorale con preferenze per il consiglio comunale e gli eventuali consigli circoscrizionali. In ogni caso il cosiddetto “astensionismo consapevole” non può essere sottovalutato. È certo comunque che, proprio per i processi di crisi fiscale degli Stati, il governo locale è sempre più importante: ha maggiori responsabilità di spesa e, in una fase (che sembra diventare permanente) di risorse decrescenti, i margini per pratiche clientelari dirette o indirette, sofisticate o ruspanti, diventano sempre più ristretti. Dare agli amici, ai parenti o ai clienti significa sottrarre risorse al bene comune. E questo diventerà sempre più intollerabile, se non dal punto di vista etico, dove è bene non farsi soverchie illusioni, almeno dal punto di vista economico. Ecco perché le elezioni amministrative sono importanti e possono essere esemplari. Ci mettono tutti di fronte alle nostre responsabilità, dai cittadini ai sindaci. Consapevoli che non ci possono essere (più) scorciatoie.

AUTORE: Francesco Bonini

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