Una violenza che si sperava fosse in fase calante

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Non sono ancora del tutto chiari i contorti dell’attentato di domenica scorsa contro una chiesa di Nairobi. “Potrebbe essere legato ad un litigio sulla proprietà del terreno dove è stato costruito il luogo di culto, oppure essere una nuova rappresaglia degli Shabaab [gruppo islamista legato ad Al Qaeda, ndr] per l’intervento dell’esercito keniano in Somalia” dice all’agenzia Fides Mike Muasya, direttore dell’agenzia cattolica Cisa di Nairobi, dove il 29 aprile un attentatore ha fatto esplodere un ordigno all’interno della God’s House of Miracle Church, nel quartiere di Ngara, a nord-ovest della capitale keniana. L’attacco, che ha provocato un morto e una quindicina di feriti, è stato effettuato da un uomo che ha lanciato una granata al momento dell’inizio della liturgia e poi si è dato alla fuga. “Si tenga conto, in ogni caso – aggiunge Muasya – che nessuno ha rivendicato la responsabilità dell’attentato, mentre gli Shabaab hanno sempre rivendicato gli attentati precedenti”. Più netto l’aspetto anticristiano nelle tragedie che hanno colpito la Nigeria.

 “Questi attacchi sono una continuazione dello stato di insicurezza sul quale da tempo abbiamo espresso la nostra preoccupazione di vescovi” afferma all’agenzia Fides mons. Ignatius Ayau Kaigama, arcivescovo di Jos e presidente della Conferenza episcopale della Nigeria, commentando gli attentati del 29 aprile contro luoghi di culto cristiani a Kano e Maiduguri, nel nord del Paese. A Kano una bomba, esplosa in un edificio della Bayero University, dove si stava celebrando la messa, ha provocato la morte di almeno 16 persone e il ferimento di altre 22. A Maiduguri un commando di terroristi ha aperto il fuoco sui fedeli raccolti in preghiera nella cappella della Church of Christ, uccidendo 5 persone. “Avevano sperato – aggiunge il Vescovo – che gli attentati cessassero, invece stanno diventando sempre più mortali, provocando la morte di fedeli innocenti, di studenti innocenti e di giornalisti innocenti”, in riferimento agli attacchi del 26 aprile contro due sedi di quotidiani nella capitale federale Abuja e a Kaduna, nel nord. Il movimento terrorista Boko Haram “ha ampliato la lista degli obiettivi da colpire: posti di polizia, scuole, chiese, università, redazioni di giornali. La Chiesa, specie quella cattolica, è un obiettivo perché, agli occhi dei fanatici di Boko Haram, rappresenta la cultura e i valori occidentali che essi affermano di combattere, in particolare l’istruzione occidentale” continua mons. Kaigama. La setta cerca così di conquistare spazi in quella parte della società del nord della Nigeria che fa fatica ad accogliere il dialogo interreligioso. Mons. Kaigama conclude: “Penso che il Governo debba riconsiderare la strategia di contrasto al terrorismo. Le nostre agenzie di sicurezza devono agire in maniera maggiormente pro-attiva, cercando di anticipare le mosse dei terroristi”.

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