Unioni gay. Il Ncd propone: riconoscimento di diritti individuali, ma in ambito privatistico

Unioni gay, il dibattito politico in corso e le proposte in Parlamento

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Senato-bnIn Parlamento è stata presentata una proposta di legge di segno del tutto diverso da quella del Pd (vedi articolo a fianco). La spiega Maurizio Sacconi del Nuovo centrodestra, primo firmatario del disegno di legge dal titolo “Disposizioni in materia di unioni civili”.

Quali sono gli elementi qualificanti della vostra iniziativa legislativa?

“Partiamo dal presupposto che la famiglia sia il cuore di ogni società umana, imprescindibile per lo sviluppo dei popoli. Una società dove la famiglia e le reti familiari sono solide è una società robusta. Quindi è interesse primario di ogni società quello di tutelare la famiglia e sostenerla nel prezioso compito di cura ed educazione dei figli. A nostro avviso, la tutela della famiglia basata sul matrimonio, come la intende la Costituzione agli articoli 29 e 31, si pone su un piano del tutto differente dal doveroso riconoscimento dei diritti individuali delle persone conviventi, che restano in un ambito strettamente di tipo privatistico”.

Quali specifici diritti prevede il vostro disegno di legge in favore dei conviventi?

“Stabilito che per famiglia intendiamo quella fondata sul matrimonio, e solo quella, noi affrontiamo i diritti dei conviventi partendo dal dato che per ‘convivenza’ si intende un rapporto stabile tra due persone maggiorenni, non legate da vincoli di parentela né coniugate, che duri da almeno tre anni nel caso non vi siano figli comuni, e da un anno quando vi siano figli comuni. Prevediamo il dovere di sostenere l’altro, il calcolo dell’Isee cumulando i redditi dei conviventi. In caso di morte, il diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza, se di proprietà del defunto. Il diritto a succedere in un contratto di locazione, all’assistenza in caso di malattia e ricovero, ai permessi retribuiti per gravi malattie, come pure alla successione ereditaria secondo la quota disponibile”.

In che senso il vostro disegno di legge non comporta oneri per la finanza pubblica?

“Ci sembra un dato qualificante. Basta pensare ad altre proposte che parlano di pensione di reversibilità al convivente. Questo istituto, a dati 2010, costa alle finanze pubbliche 41 miliardi di euro l’anno e rappresenta il 2,6% del Pil, vale a dire la più alta percentuale al mondo per istituti di questo tipo. Pertanto, se noi immaginassimo l’estensione di questo istituto ad altri beneficiari, lo metteremmo definitivamente in discussione”.

Perché i politici cattolici presenti in Parlamento dovrebbero votare per la vostra proposta?

“Premesso che la nostra proposta è sostenuta da credenti e non credenti che riconoscono la famiglia come società naturale antecedente allo Stato, credo che non sia necessario il presupposto della fede per riconoscere la vocazione alla procreazione e alla continuità della specie per l’unione di un uomo e di una donna”.

Se ne uscirà muro contro muro?

“Io mi auguro che ci possa essere disponibilità all’ascolto reciproco e al dialogo. A noi sta a cuore risolvere i problemi pratici di due persone conviventi. Se invece si vuole un percorso ideologico che vuole estendere il concetto di famiglia, che vuole quindi relativizzare quella naturale, che vuole consentire poi l’adozione anche da parte della coppia omosessuale; oppure peggio ancora, se si vuole consentire la fabbricazione di figli selezionati attraverso l’utero in affitto… se si vuole questo percorso tutto ideologico, la nostra battaglia sarà ferma e determinata”.

AUTORE: Luigi Crimella

2 COMMENTS

  1. Penso che la famiglia esista là dove c’è amore. Se due persone si amano, che siano un uomo e una donna, due donne o due uomini, credo sia giusto permetterli che almeno di fronte allo stato vedano il loro legame d’amore riconosciuto dalle unioni civili.

    • La famiglia non è un fatto privato (io amo te e tu ami me) ma una realtà che ha un rilievo e degli effetti sociali. Di questo si occupa lo Stato, non dei miei sentimenti. E non voglio uno Stato che venga a sindacare della qualità del mio rapporto con un’altra persona.

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