Uniti (forse) per vincere (o no?)

Il centrodestra umbro pare bene avviato nella fusione di FI e An nel Pdl. Ma non è così semplice

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I sorrisi e le pacche sulle spalle si sprecano, le riunioni e gli incontri fioccano, preceduti e seguiti da un elenco interminabile di buone e buonissime intenzioni: in campo Pdl, l’Umbria dà l’impressione di avviarsi verso una tranquilla navigazione in vista delle prossime elezioni amministrative. I due ‘soci azionisti’ del partito che sarà, An e Forza Italia, non perdono occasione per ribadire la loro ferma e reciproca volontà di portare avanti nei prossimi sette-otto mesi un impegno serrato e congiunto, sia per arrivare anche in Umbria a costruire la nuova formazione annunciata da Berlusconi sul predellino di un’auto in una piazza di Milano, sia per concorrere compattamente ed in modo altamente concorrenziale con il centrosinistra per la conquista delle principali Amministrazioni locali.

A livello nazionale, in effetti, gli accordi sulle proporzioni delle candidature (sette per FI, tre per An) sono stati messi nero su bianco. Ma poi bisogna guardare le specificità territoriali (ed in Umbria, ogni territorio, anche politicamente parlando, è molto, molto ‘specifico’), bisogna tenere conto delle aspettative personali (in crescita esponenziale, in ogni schieramento a dire il vero’) e della reale capacità dei candidati a presidente di Provincia o a sindaco di calamitare il massimo possibile di consensi, magari anche dallo schieramento avverso. Tre elementi, questi, che per ogni situazione presa in esame in vista delle elezioni potrebbero non solo complicare le scelte dei nomi nel centrodestra, ma anche rendere più accidentato il percorso verso la ‘congiunzione’ finale di An e FI verso il Pdl.

Senza tenere conto poi che tutto il centrodestra dell’Umbria è chiamato a superare una sorta di storico e sedimentato ritardo culturale nell’approccio all’avversario di sempre: un ritardo che sconta la propensione a denunciare difetti e ritardi della maggioranza piuttosto che a proporre un ‘pacchetto’ di reale alternativa che potrebbe, in caso di vittoria, diventare programma di governo. In questi ultimi mesi, occasioni per avanzare ricette e spunti progettuali di stampo opposto a quelle del centrosinistra, il nascente Pdl ne ha avute e ne sta avendo a iosa: dalla parziale, e malferma, attuazione del Patto per lo sviluppo alla crisi di molte industrie, dalle inchieste sugli appalti con enti locali coinvolti ai buchi più o meno consistenti nei bilanci di Amministrazioni comunali importanti, dal malcontento dei cittadini per il marchio ‘punitivo’ di certe scelte su traffico e viabilità alla litigiosità persistente all’interno del centro sinistra. Il centrodestra, com’è logico, non ha mancato di evidenziare, denunciare, stigmatizzare. Poco, o nulla, ha proposto come possibile alternativa. Forse perché le voci sono ancora due, ed il Pdl è di là da venire?

AUTORE: Daris Giancarlini

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