La “Madonna della cintola”, uno splendore di “blu e oro”

Montefalco. Presentato il catalogo del restauro della pala di Benozzo Gozzoli in mostra fino a Pasqua nella chiesa- museo di San Francesco

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La presentazione del catalogo a Montefalco
La presentazione del catalogo a Montefalco

La “Madonna della Cintola” di Benozzo Gozzoli rimarrà nella chiesa museo di San Francesco a Montefalco fino a Pasqua. È questo l’annuncio che sabato 31 ottobre il sindaco della città Donatella Tesei ha dato al numeroso pubblico al termine della presentazione del catalogo sulla grande pala d’altare (Silvana editoriale) alla presenza di Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, prestatori dell’opera. Una mostra che ha portato a Montefalco 11mila visitatori!

Tra i relatori anche Adele Breda, storica dell’arte dei Musei Vaticani, mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto – Norcia e i restauratori dell’opera Alessandra Zarelli e Massimo Alesi. Paolucci, di fronte alla platea presente nella chiesa-museo di San Francesco, ha voluto condividere l’emozione provata salendo a Montefalco di fronte alla luce color miele che si stendeva dopo mezzogiorno “su quella partitura armoniosa degli spazi agricoli delle colline circostanti tra Montefalco e Trevi”. “Lo stesso paesaggio intatto – ha detto – che troviamo negli sfondi delle pitture alle nostre spalle di Benozzo Gozzoli (il ciclo absidale con le storie della vita di San Francesco ndr): il pittore era molto legato a Montefalco. Dobbiamo essere grati alla sindaco Tesei – ha poi sottolineato – che insieme ad un gruppo di imprenditori del territorio ha reso possibile il restauro della pala”.

Magistrale la lectio che è seguita sui fortunati esordi della carriera del pittore segnata – ha precisato il relatore – dall’anno 1439, quando aveva tra i 19-20 anni (non si conosce con certezza l’anno della nascita a Firenze stabilita tra il 1420-21 ndr). In quell’anno era già il principale collaboratore del Beato Angelico con il quale stava realizzando gli affreschi nel convento domenicano di San Marco a Firenze. Nel frattempo nella chiesa di Santa Maria Novella, sempre a Firenze, si stava svolgendo un evento politico e religioso molto importante per la Chiesa, il Concilio ecumenico tra la Chiesa latina e greca. Erano presenti tutti i patriarchi delle varie chiese autocefale. “Il vero dominus di quel Concilio – ha sottolineato – era il card. Tomaso Parentucelli (politico abilissimo, umanista, il futuro papa Nicolò V) amico di Cosimo de’ Medici. Costui chiamò a Roma il Beato Angelico e Benozzo Gozzoli per affrescare la Cappella Niccolina, cappella privata del Papa”. Per Benozzo fu occasione di contatti fortunosi. Nel 1450 era a Roma mentre si stava svolgendo il Giubileo”. In quel frangente

“Benozzo, ormai trentenne – racconta Paolucci – conosce fra Antonio da Montefalco, vicario per la Provincia umbra, poi vicario generale per l’Osservanza: fu lui a chiedere al pittore di realizzare per l’altare maggiore della chiesa francescana di San Fortunato a Montefalco la pala della ‘Madonna della cintola’ che oggi si trova ai Musei Vaticani. Ai Vaticani – ha poi concluso – giunse nel 1848 quale dono della comunità per Papa Pio IX che aveva concesso a Montefalco il titolo di città”.

L’arcivescovo Renato Boccardo ha voluto sottolineare il ruolo rappresentato dalla pala posta al centro dell’altare “per distinguere l’area destinata ai frati dall’aula liturgica” oltre che come “richiamo alla preghiera dei fedeli”. L’immagine della Madonna nel ’400 e quella dei santi “rappresentavano il punto di contatto tra il mondo soprannaturale e quello naturale”. Alla loro immagine “si dava il ruolo di intermediario tra l’uomo e Dio, richiamando ai fedeli gli insegnamenti della Sacra Scrittura”.

Una Pala straordinaria

La Pala, “oggetto di un restauro straordinario – spiega a La Voce Paolucci – è la più bella e la più prestigiosa fra le opere su tavola di Benozzo. Rappresenta uno dei momenti più apicali del percorso dell’artista fiorentino ed è l’opera più vicina per sensibilità e stile al Beato Angelico con il quale ha realizzato la decorazione della cappella Niccolina in Vaticano nel 1450, anno del Giubileo. È stato un restauro di rivelazione –  sottolinea ancora – in grado di rivelare, appunto, il tono stilistico e lo splendore cromatico dell’opera”.

 

La “Madonna della Cintola”

La Pala di forma quadrata, rappresenta la Madonna seduta su un trono di nubi, mentre sale al cielo in una mandorla di luce dorata costituita da serafini tratteggiati e incisi sull’oro del fondo. Si volge in basso verso l’apostolo Tommaso incredulo, che già aveva dubitato della resurrezione di Cristo, e gli offre la sua cintura. “Il restauro – ha spiegato Adele Breda, direttore dei lavori di restauro compiuti nel laboratorio dei Vaticani -, che ha permesso di analizzare i vari aspetti artistici, iconografici e conservativi, ha rivelato delle vere sorprese come quel ‘miracolo di blu e oro” – così definito da Paolucci – nascosto sotto una patina scura che ricopriva interamente la tavola. Di straordinaria qualità la carpenteria lignea di supporto – hanno detto i restauratori – un capolavoro di ingegneria strutturale ancora intatto.

AUTORE: Manuela Acito

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