Vangelo e dimensione sociale

Scuola Toniolo. Incontro conclusivo della prima annata di corsi. L’intervento di mons. Mario Toso

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L'intervento di mons. Mario Toso
L’intervento di mons. Mario Toso

Lo scorso 18 aprile mons. Mario Toso, vescovo di Faenza, già segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha chiuso il corso della Scuola Politica Giuseppe Toniolo nell’affollatissima e partecipata sala convegni dell’Istituto Serafico, soffermandosi sul quarto capitolo dell’EG, che parla di dimensione sociale dell’evangelizzazione.

Papa Francesco ha inserito un capitolo sulla dimensione sociale della fede e dell’evangelizzazione proprio per offrire una visione più completa, meno riduttiva di quella che di solito, noi e le nostre comunità, diamo e offriamo, ad esempio facendo la catechesi, ma non inserendo in essa gli aspetti sociali della vita dell’uomo. “Ma se questa dimensione – ha dichiarato mons. Toso – non viene debitamente esplicitata e vissuta si corre il rischio di sfigurare la missione evangelizzatrice della Chiesa; affermando con forza che chi non porta il Vangelo nell’economia, nella politica, nelle relazioni fra gli Stati, nella finanza, nell’impresa, nella famiglia, chi non porta in queste realtà la vita di Cristo, rischia di ridimensionare arbitrariamente la missione evangelizzatrice della Chiesa, cioè rischia di non realizzarla”.

“Papa Francesco – ha continuato l’alto prelato – assegna alla evangelizzazione del sociale due priorità assolute: l’inclusione sociale dei poveri e la realizzazione del bene comune e del dialogo sociale. In un contesto di globalizzazione ci troviamo ancora di fronte ad alti tassi di povertà. La globalizzazione non è stata adeguatamente orientata alla realizzazione del bene comune, anzi, sono aumentate le diseguaglianze, anche all’interno dei paesi ricchi, con la quasi sparizione della classe media. Per integrare i poveri, rammenta papa Francesco, non bastano piani assistenziali, bisogna superarli, bisogna sconfiggere le cause strutturali della povertà. Non basta essere impegnati nella Caritas diocesana. Questa è sicuramente importante, ma non è tutto”.

Occorre pensare a una politica economica strutturata sulla base dei principi del bene comune e della dignità umana, offrendo a tutti istruzione, assistenza sanitaria e lavoro. Bisogna realizzare una democrazia inclusiva e, quindi, un’economia inclusiva attraverso politiche che rendano accessibili a tutti l’istruzione, il lavoro e la sicurezza sanitaria. Papa Francesco proponendo il lavoro per tutti, va contro la dogmatica attuale del mercantilismo o della finanza che si muove solo sulla base della speculazione senza limiti, per la quale il lavoro è marginale rispetto alla produzione delle ricchezza nazionale. Ma il lavoro è un bene fondamentale per personalizzarsi, socializzarsi, fare una famiglia, per contribuire al bene comune, per realizzare la pace.

La seconda priorità segnalata da papa Francesco è la realizzazione del bene comune e del dialogo sociale. Per realizzare il bene comune occorre che noi impariamo quello che coloro che ci hanno preceduto hanno insegnato, dobbiamo cioè essere realmente un popolo unito dal punto di vista morale, culturale, unito nella vocazione verso il bene comune.

 

AUTORE: Marta Ginettelli

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