Vasta area di dibattito

Politica. Sul futuro della Provincia di Terni e della sanità - e non solo - le opinioni si scontrano

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Il Consiglio Regionale dell’Umbria

La riorganizzazione territoriale e istituzionale anima il dibattito politico umbro. Entro il mese di settembre il Cal (Consiglio delle autonomie locali) dovrà fare una proposta. Seguirà l’esame in Regione e poi tutto passerà a livello governativo. Al momento non c’è una visione unitaria fra le forze politiche. Alcune aspettano, altre si spaccano, perché i territori non gradiscono la proposta dell’esecutivo regionale di spostare la cosiddetta Area vasta (Foligno, Spoleto e la Valnerina) sotto Terni per salvare la Provincia come ente.

Anche in Umbria molti non accettano l’idea delle riforme calate dall’alto ma, di fatto, appaiono le sole che hanno qualche possibilità di essere realizzate, al di là delle presunte barricate. Per diverso tempo la riforma delle Province è andata di pari passo con la riforma della sanità, che prevede la riduzione delle Asl da 4 a 2, e la presenza di due Aziende ospedaliere. Su questo versante – politica sanitaria o meno – le visioni nel partito di maggioranza, cioè il Pd, non sono univoche, tutt’altro. I tempi saranno però diversi e non sarà così facile immaginare una sorta di compensazione, tra sedi sanitarie e articolazione territori, che viene evocata per mettere d’accordo un po’ tutti.

In questo contesto si inseriscono – tanto per alleggerire la situazione umbra, contrassegnata da una crisi diffusa, economica e sociale – i dati pubblicati da “Datamonitor” sul gradimento dei governatori regionali, che mettono in evidenza un calo del consenso della presidente Marini, che perde lo 0,7 per cento rispetto allo scorso anno.

Cifra in verità piuttosto esigua, ma il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale, Raffaele Nevi, saluta il sondaggio con una certa soddisfazione. “Non potrebbe essere altrimenti – ha detto – vista la lentezza con cui sta governando la Regione Umbria e vista anche l’eterogeneità della maggioranza, che impedisce il piglio riformista che la gente chiede”. Secondo Nevi il calo di consensi è dovuto anche al “continuo scadimento della salute del tessuto economico della regione. La speranza è che la Marini non gioisca del fatto che altri governatori stanno peggio di lei, ma che prenda atto che questo non è il passo che porta benessere all’Umbria ma, anzi, di questo passo e con questa maggioranza la strada giusta non la imboccheremo mai”.

Ma c’è stato spazio, nel centrodestra, per qualche riflessione sul ruolo dell’opposizione che non esisterebbe, mentre il Pd – che pare sempre di più una riproposizione nel nuovo secolo delle correnti Dc di un tempo – si interroga sul futuro, cioè sui prossimi rappresentanti che potranno andare o tornare in Parlamento. A quanto pare, molti non se ne vogliono andare, mentre c’è una fila sterminata di concorrenti. Da qui è nata una lunga serie di voci incontrollate che riguardano, tra l’altro, Eros Brega, che potrebbe lasciare l’incarico di presidente del Consiglio regionale. E poi, a cascata, nel solito gioco di incastri, si metterebbe in moto l’eterno sport delle caselle, o poltrone, da occupare, per il presente e per il futuro.

AUTORE: E. Q.

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