Verifica sulla messa

PAPA FRANCESCO. Proseguono le catechesi sui sacramenti

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Un’assemblea durante la celebrazione della liturgia
Un’assemblea durante la celebrazione della liturgia

All’udienza generale di mercoledì, Papa Francesco ha proseguito la sua catechesi sull’eucaristia (testo completo su www.vatican.va). La scorsa settimana aveva messo in luce che l’eucaristia “ci introduce nella comunione reale con Gesù e il suo Mistero. Ora possiamo porci alcune domande in merito al rapporto tra l’eucaristia che celebriamo e la nostra vita, come Chiesa e come singoli cristiani”.

“Ci sono segnali molto concreti – ha detto – per capire come viviamo tutto questo. Come viviamo l’eucaristia. Segnali che ci dicono se noi viviamo bene l’eucaristia o non la viviamo tanto bene. Il primo indizio è il nostro modo di guardare e considerare gli altri. Nell’eucaristia Cristo attua sempre nuovamente il dono di sé che ci ha fatto sulla croce. Tutta la sua vita è un atto di totale condivisione di sé per amore; perciò egli amava stare con i discepoli e con le persone che aveva modo di conoscere. Questo significava per lui condividere i loro desideri, i loro problemi, quello che agitava la loro anima e la loro vita. Ora noi, quando partecipiamo alla santa messa, ci ritroviamo con uomini e donne di ogni genere: giovani, anziani, bambini; poveri e benestanti; originari del posto e forestieri; accompagnati dai familiari e soli… Ma l’eucaristia che celebro, mi porta a sentirli tutti, davvero come fratelli e sorelle? Fa crescere in me la capacità di gioire con chi gioisce e di piangere con chi piange? Mi spinge ad andare verso i poveri, i malati, gli emarginati? Mi aiuta a riconoscere in loro il volto di Gesù?”.

“Un secondo indizio, molto importante è la grazia di sentirsi perdonati e pronti a perdonare. A volte qualcuno chiede: ‘Perché si dovrebbe andare in chiesa, visto che chi partecipa abitualmente alla messa è peccatore come gli altri?’. Quante volte abbiamo sentito questo. In realtà, chi celebra l’eucaristia non lo fa perché si ritiene o vuole apparire migliore degli altri, ma proprio perché si riconosce sempre bisognoso di essere accolto e rigenerato dalla misericordia di Dio, fatta carne in Gesù Cristo”.

E a braccio ha aggiunto: “Se ognuno di noi non si sente bisognoso della misericordia di Dio, non si sente peccatore, meglio che non vada a messa!… Quel ‘Confesso’ che diciamo all’inizio non è un pro forma, è un vero atto di penitenza: io sono peccatore e lo confesso! Così inizia la messa”.

“Un ultimo indizio prezioso ci viene offerto dal rapporto tra la celebrazione eucaristica e la vita delle nostre comunità cristiane. Bisogna sempre tenere presente che l’eucaristia non è qualcosa che facciamo noi; non è una nostra commemorazione di quello che Gesù ha detto e fatto. No, è proprio un’azione di Cristo! È Cristo che li attua, che è sull’altare. E Cristo è il Signore. È un dono di Cristo, il quale si rende presente e ci raccoglie attorno a sé, per nutrirci della sua Parola e della sua vita. Questo significa che la missione e l’identità stessa della Chiesa sgorgano da lì, dall’eucaristia, e lì sempre prendono forma. Una celebrazione può risultare anche impeccabile dal punto di vista esteriore, bellissima, ma, se non ci conduce all’incontro con Gesù, rischia di non portare alcun nutrimento al nostro cuore e alla nostra vita. Attraverso l’eucaristia, invece, Cristo vuole entrare nella nostra esistenza e permearla della sua grazia, così che in ogni comunità cristiana ci sia coerenza tra liturgia e vita”.

E Francesco ha così concluso: “Viviamo l’eucaristia con spirito di fede e di preghiera, di perdono, di penitenza, di gioia comunitaria, di preoccupazione per i bisognosi e per i bisogni di tanti fratelli e sorelle, nella certezza che il Signore compirà quello che ha promesso: la vita eterna”.

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