Visibile e invisibile

PAPA FRANCESCO. Le catechesi del mercoledì sulla Chiesa. Che rapporto c’è tra la Chiesa Corpo di Cristo edificato dallo Spirito, e la Chiesa intesa come istituzione e popolo di Dio?

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Dettaglio da Raffaello, “Disputa del Sacramento”
Dettaglio da Raffaello, “Disputa del Sacramento”

All’udienza generale di mercoledì, Papa Francesco ha dedicato la catechesi al tema “La Chiesa, realtà visibile e spirituale” (testo completo su www.vatican.va). “Nelle catechesi precedenti – ha riassunto – abbiamo avuto modo di evidenziare come la Chiesa abbia una natura spirituale: è il Corpo di Cristo, edificato nello Spirito santo. Quando ci riferiamo alla Chiesa, però, immediatamente il pensiero va alle nostre comunità, alle nostre parrocchie, alle nostre diocesi… e, ovviamente, anche alla componente e alle figure istituzionali. È questa la realtà visibile della Chiesa.

Dobbiamo chiederci allora: si tratta di due cose diverse o dell’unica Chiesa? E se è sempre l’unica Chiesa, come possiamo intendere il rapporto tra la sua realtà visibile e quella spirituale?”

E ha proseguito: “Tante volte sentiamo dire: ‘La Chiesa non fa questo, la Chiesa non fa quell’altro…’. Ma dimmi: chi è la Chiesa? ‘Sono i preti, i vescovi, il Papa…’. La Chiesa siamo tutti, tutti! Tutti noi! Tutti i battezzati siamo la Chiesa, la Chiesa di Gesù. Tutti coloro che seguono il Signore Gesù e che, nel Suo nome, si fanno vicini agli ultimi e ai sofferenti, cercando di offrire un po’ di sollievo, di conforto e di pace”.

“Comprendiamo allora che anche la realtà visibile della Chiesa non è misurabile, non è conoscibile in tutta la sua pienezza: come si fa a conoscere tutto il bene che viene fatto? Tante opere di amore, tante fedeltà nelle famiglie, tanto lavoro per educare i figli, per trasmettere la fede, tanta sofferenza nei malati che offrono le loro sofferenze al Signore… Questo non si può misurare, ed è tanto grande!… Vedete: anche la realtà visibile della Chiesa va oltre il nostro controllo, va oltre le nostre forze, ed è una realtà misteriosa, perché viene da Dio”.

“Per comprendere – ha poi spiegato il Vescovo di Roma – il rapporto, nella Chiesa, tra la sua realtà visibile e quella spirituale, non c’è altra via che guardare a Cristo, del quale la Chiesa costituisce il Corpo e dal quale essa viene generata in un atto di infinito amore. Anche in Cristo infatti, in forza del mistero dell’Incarnazione, riconosciamo una natura umana e una natura divina, unite nella stessa persona in modo mirabile e indissolubile. Ciò vale in modo analogo anche per la Chiesa. E come in Cristo la natura umana asseconda pienamente quella divina e si pone al suo servizio, in funzione del compimento della salvezza, così avviene nella Chiesa, per la sua realtà visibile, nei confronti di quella spirituale…

Nel caso della Chiesa, però, dobbiamo chiederci: come la realtà visibile può porsi a servizio di quella spirituale? Ancora una volta, possiamo comprenderlo guardando a Cristo… Come Cristo si è servito della sua umanità per annunciare e realizzare il disegno divino di redenzione e di salvezza, così deve essere anche per la Chiesa. Attraverso la sua realtà visibile, di tutto quello che si vede (i sacramenti e la sua testimonianza di tutti noi cristiani), la Chiesa è chiamata ogni giorno a farsi vicina a ogni uomo, a cominciare da chi è povero, da chi soffre e da chi è emarginato, in modo da continuare a far sentire su tutti lo sguardo compassionevole e misericordioso di Gesù”.

“Cari fratelli e sorelle – ha concluso – spesso come Chiesa facciamo esperienza della nostra fragilità e dei nostri limiti… E questa fragilità, questi limiti, questi nostri peccati, è giusto che procurino in noi un profondo dispiacere, soprattutto quando diamo cattivo esempio e ci accorgiamo di diventare motivo di scandalo… Chiediamo di non essere motivo di scandalo. Chiediamo il dono della fede, perché possiamo comprendere come, nonostante la nostra pochezza e la nostra povertà, il Signore ci ha reso davvero strumento di grazia e segno visibile del suo amore per tutta l’umanità”.

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