Visione e ascolto

PAPA FRANCESCO. Le parole all’Angelus di domenica: il tema era l’episodio della Trasfigurazione di Gesù, in cui risuona una parola decisiva del Padre

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Trasfigurazione, Pietro Perugino - Collegio del Cambio, Perugia, 1496-1500
Trasfigurazione, Pietro Perugino – Collegio del Cambio, Perugia, 1496-1500

All’Angelus di domenica, Papa Francesco ha ricordato che nella Bibbia la montagna rappresenta “il luogo della preghiera, dove stare alla presenza del Signore”. Sul Tabor, Gesù “si mostra ai tre discepoli trasfigurato, luminoso, bellissimo”.

Pietro, incapace di comprendere cosa sta accadendo, propone di restare e di costruire tre capanne: per Gesù, Mosè ed Elia. Ma a questo punto accade una cosa: “Una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: questi è il figlio mio, l’amato; in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”.

È importante questa parola, dice Francesco: “Il nostro Padre ha detto a questi apostoli, e dice anche a noi: ascoltate Gesù, perché è il mio Figlio prediletto. Teniamo, questa settimana, questa parola nella testa e nel cuore: ascoltate Gesù. E questo non lo dice il Papa, lo dice Dio Padre, a tutti: a me, a voi, a tutti, tutti. È come un aiuto per andare avanti nella strada della Quaresima”.

Interessante notare che ci troviamo di fronte a due elementi: il volto e la voce, l’incontro e la parola. In un certo senso, è l’esperienza del comunicare che caratterizza il nostro cammino. Davanti a noi abbiamo sempre questo duplice aspetto: uno sguardo che ci provoca accoglienza, attenzione, e una parola che ci chiede di essere ascoltata, capita, attuata. Come discepoli, dice Francesco all’Angelus, “siamo chiamati a essere persone che ascoltano la sua voce e prendono sul serio le sue parole. Per ascoltare Gesù, bisogna essere vicino a lui, seguirlo, come facevano le folle del Vangelo che lo rincorrevano per le strade della Palestina. Gesù non aveva una cattedra o un pulpito fissi, ma era un maestro itinerante, che proponeva i suoi insegnamenti, che erano gli insegnamenti che gli aveva dato il Padre, lungo le strade, percorrendo tragitti non sempre prevedibili e a volte poco agevoli”. Così il Papa invita ad avere con noi un Vangelo per ascoltare la parola di Gesù.

Ma Francesco coglie anche due altre parole in questo brano di Matteo: salita e discesa. Dobbiamo salire al monte, cercare uno spazio di silenzio per trovare noi stessi e cogliere meglio la voce del Signore. Ma dobbiamo poi scendere dalla montagna: l’incontro con il Signore nella preghiera e nell’ascolto è importante, ma dobbiamo “ritornare in basso, nella pianura, dove incontriamo tanti fratelli appesantiti da fatiche, malattie, ingiustizie, ignoranze, povertà materiale e spirituale. A questi nostri fratelli che sono in difficoltà, siamo chiamati a portare i frutti dell’esperienza che abbiamo fatto con Dio, condividendo la grazia ricevuta”.

La parola cresce se siamo capaci di darla all’altro. Diceva, prima di essere eletto Papa: “Penso a volte che Gesù bussi da dentro perché lo lasciamo uscire. La Chiesa auto-referenziale pretende di tenere Gesù Cristo dentro di sé e non lo lascia uscire”.

AUTORE: Fabio Zavattaro

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