Vita nascente: 40 anni di scoperte

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di Maria Rita Valli

“La realtà è superiore all’idea”. Papa Francesco lo ripete spesso, lo ha scritto anche nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium laddove affronta il tema del bene comune e della pace sociale.

In modo molto efficace ricorda che occorre sempre partire dalla realtà perché questa non dipende dalle nostre idee. Ripartire dalla realtà consente di riprendere il confronto in un dialogo costruttivo anche su quei temi etici che sono fortemente divisivi quando affrontati con approccio ideologico. Uno di questi è il tema della vita nascente, che diventa tabù non appena se ne parla, ancor più se in relazione all’aborto. Ed è ciò che sta accadendo in questi giorni con le iniziative dei movimenti pro life promosse in occasione dei quaranta anni dell’approvazione, in Italia, della legge 194 del 22 maggio 1978 sull’aborto. Dai manifesti ProVita e CitizenGo con il feto di 11 settimane per ricordare a chi lo vede che “Tu eri così” e che “Ora sei qui perché tua mamma non ti ha abortito”, alla marcia per la vita che sabato scorso ha raccolto a Roma migliaia di persone.

I manifesti sono stati censurati a Roma come a Magione dalle stesse amministrazioni che prima li avevano affissi, mentre a Perugia è stato imbrattato e l’opposizione in Consiglio comunale (i consiglieri Pd Tommaso Bori e Sara Bistocchi) ne chiede, anche qui, la censura, ritenendolo “lesivo dei diritti e delle libertà individuali” perché, secondo loro, oltre ad essere “offensivo” sarebbe un attacco alla legge 194 e al (presunto) diritto all’aborto. Da parte loro, i pro-life (che la stampa internazionale e anche italiana definisce in senso dispregiativo “integralisti cattolici”) affermano che la campagna non è contro le donne ma anzi a sostegno della loro reale libera scelta, anche di quella di non abortire.

Si può dissentire dalla forma di comunicazione, per la scelta delle immagini piuttosto che per il tono diretto dei testi (e dubbi e perplessità , se non proprio contrarietà, sono stati espressi anche da chi è contro l’aborto) ma ciò che colpisce nella reazione dei paladini della 194 è la totale assenza di confronto con la realtà: la realtà, anzitutto, di ciò che accade nel corpo di una donna sin dal concepimento.

Della realtà possiamo avere una comprensione diversa nel tempo, questo anche quando parliamo della vita che nasce. Ciò che oggi conosciamo non ci consente più di affrontare il tema con le categorie – le idee – di quarant’anni fa. Il neonatologo Carlo Bellieni, su Avvenire di martedì 22 maggio (on line su www.avvenire.it) scrive che “Quarant’anni per la scienza sono un’infinità. All’epoca del varo della 194 non si conosceva la potenzialità interattiva del figlio con la madre prima della nascita, non si sapeva come il Dna viene influenzato dalle esperienze prenatali, e pochissimo si sapeva della sensorialità fetale.

Oggi conosciamo molto”. E continua, citando studi e scoperte, per concludere sottolineando che “la lezione di questi quarant’anni è che non possono esistere difensori del feto contrapposti a difensori delle donne ma un’alleanza, perché laddove si rispetta la donna necessariamente si rispetta anche il bambino, e viceversa”.

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