Vocazioni: accendere nei giovani il desiderio di donarsi

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Educazione della sensibilità e sapienza digitale. Sfide nuove e avvincenti per chi si occupa di animazione vocazionale, su cui si è dibattuto lo scorso mercoledì 25 ottobre presso il pontificio seminario regionale umbro Pio XI di Assisi, durante la giornata di formazione promossa dall’Ufficio regionale per la Pastorale delle vocazioni. Il programma si è articolato attorno agli interventi di padre Amedeo Cencini , sacerdote canossiano specializzato in psicologia e docente presso l’Università Salesiana e padre Paolo Benanti , francescano, docente di teologia morale e bioetica all’Università Gregoriana.

“Viviamo in una cultura che scoraggia la scelta, che la presenta come qualcosa di spaventoso, specialmente se definitiva” ha affermato padre Cencini . “L’animatore vocazionale è colui che si ostina a mostrare come ci siano opzioni per cui valga la pena impegnare tutta la propria esistenza”. Per far questo però occorre educare i giovani alla sensibilità, intesa come “orientamento emotivo impresso al mondo interiore della persona dal suo vissuto”. Una educazione su tempi lunghi e non semplicemente una proposta di cammino di specialeconsacrazione ai frequentatori più assidui degli ambienti parrocchiali. “O la pastorale è tutta vocazionale, o non è autentica pastorale cristiana. Ogni colloquio, ogni occasione pastorale o devozionale, deve essere sfruttata per educare i giovani al bello, per proporre una opzione che accenda in loro il desiderio di donarsi, di farsi carico non solo di realizzare il progetto di Dio per la propria vita ma anche della salvezza degli altri. A questi grandi ideali, incarnati al massimo livello da Cristo, ogni giovane è sensibile”.

L’intervento di padre Benanti è iniziato con l’analisi dell’impatto della tecnologia digitale sulle nostre vite. “Siamo di fronte ad un tema di frontiera, e la frontiera dice l’identità. La tecnologia sembra oggi poter cambiare le domande di fondo dell’uomo. I nuovi media digitali non sono soltanto un nuovo modo di comunicare, ma uno strumento che ci fa vivere in una realtà diversa dal qui e ora, astraendoci da chi ci sta accanto. Cambiano i criteri di veridicità dell’informazione, il nostro modo di ragionare, e il modo in cui presentiamo e percepiamo noi stessi, rischiando di condurre esistenze spaccate”.

La riflessione del teologo francescano ha poi investito un tema di grande attualità scientifica, i big data . “La nostra esistenza online produce una mole innumerevole di informazioni, dall’analisi dei quali oggi è possibile, ad esempio, prevedere con ottima approssimazione dove e quando consegnare un determinato prodotto acquistato online. Tuttavia ciò avviene attraverso una mutazione di paradigma scientifico: non ci si domanda più il perché di un certo fatto, ma si correlano dati.

Rinunciare però a conoscere i nessi reali tra questi ultimi conduce ad una nuova forma di sapienza digitale molto rischiosa, poiché rende virtualmente possibile correlare tra loro dati che nella realtà hanno poco a che vedere”.

È qui che, secondo padre Benanti, entra in gioco la necessità che uomini di fede abitino accanto ai giovani i nuovi media digitali. “Zona di frontiera significa anche scarsamente abitata. La situazione in cui viviamo richiede di non cercare nemici ma di colonizzare questo luogo di possibilità.

Se noi adulti e uomini di fede lasciamo da soli i giovani in questa terra di frontiera e rinunciamo ad educarli, a trasferire a loro le nostre conoscenze e competenze, non ci sarà più spazio per la verità”.

 

AUTORE: Federico Casini

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