VOCAZIONI. “A Dio interessi tu in persona!”

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Domenica 22 aprile, quarta domenica di Pasqua, è comunemente nota come la “domenica del Buon Pastore” e da 55 anni a questa parte è la Giornata che la Chiesa dedica alla preghiera per le vocazioni. L’Ufficio Cei per la pastorale delle vocazioni la celebra organizzando un evento di preghiera che di anno in anno ha luogo in una sede diversa: per il 2018 la scelta è caduta sull’Umbria, e su Perugia in particolare.

LA VEGLIA, LA MESSA SU RAI UNO

La celebrazione nazionale della 55a edizione della Giornata nazionale di preghiera per le vocazioni si svolgerà a Perugia sabato e domenica 21 e 22 aprile.
Sabato 21 ore 19.30: catechesi di mons. Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Gubbio, presso la chiesa del Gesù in piazza Matteotti. Al termine della stessa, spostamento con processione aux flambeaux verso la cattedrale, dove alle 21.00 il card. Gualtiero Bassetti presiederà la veglia di preghiera con i giovani.
Seguirà, fino all’una, l’evangelizzazione di strada “Luce nella notte”, mentre in cattedrale sarà possibile continuare l’adorazione eucaristica e accedere al
sacramento della riconciliazione.

Domenica 22 alle ore 11.00 nella Cattedrale di San Lorenzo liturgia eucaristica presieduta dal card. Bassetti, trasmessa in diretta su Rai Uno.

Cosa è la vocazione? È qualcosa che riguarda ‘pochi eletti’ o riguarda ogni cristiano? Ne abbiamo parlato con l’arcivescovo di Perugia e presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, che in materia di vocazioni vanta una lunga esperienza diretta, come rettore dei Seminari minore e maggiore di Firenze e poi come vescovo, e come visitatore apostolico dei Seminari italiani.

Nella comprensione comune, quando si parla di vocazione, si pensa al prete o alla suora. Ma è questo il significato di vocazione o ce n’è uno destinato a tutti?
“È vero, quando si parla di vocazione si intendono normalmente con questo termine solo quelle di speciale consacrazione, o al sacerdozio, o alla vita missionaria. Ma se ci fermiamo a questa definizione, abbiamo sicuramente un aspetto parziale. Nella vita cristiana tutti siamo chiamati a percorrere le vie dell’amore, ciascuno con la propria vocazione, missione, i propri doni e il campo che Dio gli riserva. Il fatto della vocazione dunque è universale, riguarda ogni battezzato. Lo ha ribadito anche il Papa nella recente lettera apostolicaGaudete et exsultate : esiste una comune vocazione all’amore e alla santità. All’interno della Chiesa, che è Corpo mistico di Cristo, di cui Lui è capo e noi siamo membra, ognuno ha la propria chiamata specifica, perché questo Corpo è ben compaginato dallo Spirito santo, e anche ben articolato nelle sue funzioni, ma la vocazione specifica si radica su quella comune”.

Pregare per le vocazioni significa chiedere a Dio che susciti nuovi consacrati, oppure è una preghiera di cui beneficia tutta la Chiesa, anche chi la sua scelta l’ha già fatta, o chi non si è mai posto il problema?
“La vocazione, come chiamata alla sequela di Gesù, non è un fatto statico, avvenuto una volta per sempre, ma un fatto dinamico, che si rinnova ogni giorno e dinanzi a ogni scelta. La vocazione così intesa è una forza propulsiva che si sprigiona in tutto l’arco dell’esistenza: non solo abbiamo la consapevolezza di esser estati chiamati da Dio, ma abbiamo la certezza che Lui attraverso ogni scelta che facciamo, attraverso tanti episodi della vita che sembrano occasionali, ci ripete in continuazione ‘vieni e seguimi’.

Continua a leggere l’intervista gratuitamente sull’edizione digitale de La Voce.

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