A 16 anni non “sanno” votare

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di Pier Giorgio Lignani

Fra le tante difficoltà e i tanti imbarazzi della politica italiana, salta fuori d’improvviso la proposta di abbassare a 16 anni l’età richiesta per votare. Per quello che vale la mia opinione (cioè zero), mi basta, per dire che non se ne deve fare nulla, la constatazione che questa proposta non nasce da riflessioni prolungate e attente, ma dal momentaneo entusiasmo per le manifestazioni di massa degli studenti – molti dei quali appunto sedicenni – per i problemi ambientali.

Appartengo alla generazione di quelli che sono divenutimaggiorenni e sono stati ammessi a votare a 21 anni di età. Eravamo dunque più sprovveduti degli attuali diciottenni, o addirittura sedicenni? A quanto ricordo, i diciottenni che come me avevano il privilegio all’epoca assai raro – di poter fare le superiori e poi l’università erano assai attivi nell’associazionismo cattolico, e non di radofrequentavano anche qualche partito politico.

Quelli, la maggioranza, che invece avevano smesso di studiare (il che negli anni ’50 avveniva alla fine delle elementari, poi alla fine delle medie inferiori) non passavano il tempo a divertirsi. Lavoravano. In nero, si capisce: nei campi, se figli di contadini; o nella bottega del padre artigiano o commerciante; o altrimenti come garzoni, fattorini, apprendisti, manovali.

Quando la legge li rendeva maggiorenni avevano già imparato a guadagnarsi da vivere e a essere responsabili di se stessi, magari anche di una famiglia. Erano più maturi loro, o quelli di oggi che si trastullano con i telefonini e passano le notti in discoteca?

Nel linguaggio corrente, anche per uomini di trenta e più anni si usa la parola “ragazzi” (vedi le cronache sui giornali), con il sottinteso che vanno simpaticamente capiti se fanno qualche marachella e, comunque, se vivono divertendosi a spese della famiglia.

D’altra parte, è vero che una persona diviene realmente adulta quando entra nel mondo del lavoro e quando si forma una famiglia. Non rimpiango i tempi andati, così duri e difficili per tanti. Ma promuovere a elettori i sedicenni, mi sembra un controsenso.

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