Pasqua. La morte… poi ecco che fa irruzione la Luce

La Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Un fascio di luce dall'alto illumina il sepolcro (foto David Rodrigo - Unsplash)

Tutto tace! Nulla è andato come speravamo, almeno per quello che siamo riusciti a comprendere! L’ingresso del Messia a Gerusalemme è stato quasi trionfale, seppur su un’umile cavalcatura: chi stendeva vesti per farne dei tappeti, chi osannava con fronde d’alberi, chi invece acclamava al figlio di Davide. Quanto successo tra la gente, anche se spesso accompagnato dal rifiuto dell’autorità civile e religiosa! Un Maestro che proferiva parole importanti – vero, talvolta molto audaci e non di facile comprensione -, compiva gesti straordinari e di affetto verso chi ne aveva bisogno. E ora qui nella Città santa tutto sembra essere finito: l’arresto, il processo, la croce, un corpo esanime tra la fredda pietra. Oggi tutto tace, eppure noi avevamo sperato….

Sarà stata forse questa percezione di smarrimento e nonsenso a pervadere l’animo di quel drappello di uomini e donne chiamati discepoli, che fin dagli inizi avevano seguito l’Uomo-Dio di Nazareth, il cui nome riecheggiava in Medio Oriente, ma la cui fine, nonostante più volte lui l’avesse profetizzata, ai loro occhi non è parsa degna. Smarrimento e nonsenso che anche noi ora sperimentiamo.

Un anno fa l’inizio della nostra “passione”: il nemico in breve tempo ha travolto il mondo, quella che pensavamo un’epidemia localizzata è stata dichiarata pandemia.

Da quel momento contagi in crescita, bollettini giornalieri malauguranti, sofferenza, sovraccarico delle strutture sanitarie, morti quasi in solitudine, crisi economica, povertà in aumento: il nostro sepolcro, il nostro Sabato santo, dove tutto tace! Poi quelle donne, al far del giorno quando ancora era buio, si incamminano verso il luogo della sepoltura per ungere il corpo del Maestro. Incredulità, stupore, timore: la pietra è rotolata via, il corpo non c’è.

Una voce rompe il silenzio: “Non è qui, è risorto”.

La morte è tornata sui suoi passi e ha lasciato spazio alla vita. Gioia nel vedere che non ha avuto l’ultima parola!

Nel tempo drammatico che stiamo vivendo, in questo silenzio angosciante, una voce si alza, chiara e distinta, per ridonare speranza: “Non temete, Io Sono!”.

Il Risorto anche ora risolleverà l’opera del Creatore. La divina potenza, oggi come allora, accanto all’umana intelligenza e alla buona volontà dei fratelli e delle sorelle mai tiratisi indietro, rotolerà la pietra che ostruisce l’ingresso del sepolcro, farà irrompere la luce della Pasqua nelle tenebre del tempo presente.

Io voglio sperare, perché credo in Lui, perché ho fiducia nell’umanità.

Bassetti: “sono ore di incertezza per il nostro Paese”

Questa mattina, 15 gennaio, il Presidente della Conferenza episcopale italiana, Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve, è tornato a Roma nel suo ufficio, dopo essersi rimesso dalla malattia per il Covid-19.

Tra i primi appuntamenti, un colloquio con i direttori dei media CEI per esprimere, simbolicamente a tutti gli organi d’informazione, gratitudine per la vicinanza e l’attenzione dimostrate durante il ricovero. Conversando con loro il Cardinale Presidente si è soffermato sull’attualità italiana:

«Sono ore d’incertezza per il nostro Paese. In questo momento guardiamo con fiducia al Presidente della Repubblica che con saggezza saprà indicare la strada meno impervia. Trovo un forte stimolo nelle parole pronunciate proprio dal Presidente Mattarella nel messaggio di fine anno: “Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori”.

«dobbiamo ricostruire
le nostre comunità»
e non lasciare indietro nessuno

Aggiungo: questo è anche tempo di speranza! Ci attendono mesi difficili in cui ricostruire le nostre comunità. Per questo, lo sguardo deve puntare a uscire dall’emergenza sanitaria e alle fondamenta di una nuova stagione che non lasci indietro nessuno».

(Fonte: Cei)

Norcia, Festa di san Benedetto. Mons. Boccardo: “Non stanchiamoci di scavare”

Mons. Boccardo celebra per la Festa 2020 di San Benedetto

Il 21 marzo generalmente a Norcia è festa grande per san Benedetto, nel giorno in cui si ricorda la sua morte. Ma quest’anno per via del confinamento a causa del coronavirus la festa non si è tenuta. E allora l’11 luglio, data in cui si celebra Benedetto quale patrono d’Europa, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha celebrato la messa nel centro di comunità della Madonna delle Grazie della città natale del Santo. Col presule hanno concelebrato don Marco Rufini e don Davide Tononi (rispettivamente parroco moderatore e parroco il solido di Norcia), don Dario Dell’Orso e don Antonio Diotallevi (rispettivamente rettore emerito della Basilica di San Benedetto e parroco emerito di Norcia).

Era presente il sindaco della città, Nicola Alemanno. All’inizio della celebrazione mons. Boccardo ha detto: «Siamo qui come in una festa di famiglia, separati ma non distanti a causa del Covid-19. Ricordare san Benedetto quale modello da imitare è importante anche in questo tempo difficile della pandemia. Chiediamo al nostro Santo di aiutarci a vivere meglio insieme, affinché anche il tempo della prova possa essere ricco di sapienza e di vita».

Nell’omelia poi l’arcivescovo ha detto come «San Benedetto si sia trovato in una situazione di grande confusione con l’Italia invasa dai barbari, l’Impero Romano decaduto e decadente e tutti i valori in crisi. Lui ebbe il coraggio di scegliere con determinazione uno stile di vita che non era alla moda, per il quale non si è preoccupato di avere l’approvazione dell’opinione pubblica. Ha scelto con radicalità una vita diversa: ‘saggiamente ignorante e sapientemente incolto’, come ci ricorda san Gregorio Magno. E non si tratta dell’elogio dell’ignoranza – ha detto il presule – ma di un modo per dire che i criteri ai quali si ispirava Benedetto non erano quelli del suo tempo (ignorante dei costumi delle persone), tanto che la sua incultura è diventata sapienza e la sua vita feconda di frutti e noi dopo secoli siamo ancora qui a parlare di lui. San Benedetto dalla società dove viveva si è voluto allontanare per non essere distratto da ciò che era essenziale, alla ricerca delle cose belle che danno senso alla vita.  E per far questo ha dovuto “scavare” nella propria coscienza».

L'affresco medievale riemerso dalle macerie della Basilica di San Benedetto a Norcia
L’affresco medievale riemerso dalle macerie della Basilica di San Benedetto a Norcia

Da qui il parallelismo di mons. Boccardo con le campane riemerse dalle macerie della Basilica di San Benedetto qualche giorno fa: «Per ritrovare le campane si è dovuto scavare, in quanto dalla superficie non si vedevano. Poi proprio ieri (10 luglio 2020) è emerso con maggiore chiarezza rispetto al 2017 un affresco medievale raffigurante la Madonna con Bambino, san Benedetto e un altro Santo. Questo ci dice che le cose belle sono nascoste e che per trovarle bisogna faticare. L’insegnamento è: l’apparenza non basta, non ci dobbiamo stancare di scavare, di andare dentro agli avvenimenti della vita perché è lì che le cose belle sono nascoste. E ciò vale anche per noi. San Benedetto dunque ci dice: non perdete la speranza. E un piccolo segno di speranza è che dal prossimo 4 ottobre quattro suore, di quattro diversi istituti francescani, vivranno a Norcia per stare con la gente, per condividere la vita delle persone di questa vallata, offrendo gesti e parole di consolazione e conforto. Una bella notizia che mi piace condividere con voi nel giorno della festa di san Benedetto».

F.C.

L’ingresso solenne di mons. Gualtiero Sigismondi nella diocesi di Orvieto-Todi

L'ingresso di mons. Sigismondi nella diocesi di Orvieto-Todi

Mons. Gualtiero Sigismondi comincia il suo ministero episcopale nella nuova diocesi da un luogo simbolo, quel ponte di “Rio Chiaro” dove nel 1263 si incontrarono il vescovo Giacomo, che recava con sé il Corporale del miracolo di Bolsena, e il pontefice Urbano IV. Qui, il vescovo Gualtiero ha ricevuto il primo saluto e l’accoglienza calorosa di una delegazione della comunità orvietano-tuderte.

Poco dopo, il corteo è arrivato in piazza del Duomo dove mons. Sigismondi era atteso da autorità religiose, militari e civili, con i gonfaloni dei Comuni. Ad accoglierlo davanti alla celebre cattedrale orvietana c’era il suo predecessore – ormai vescovo emerito – mons. Benedetto Tuzia e c’erano anche i cardinali Ennio Antonelli e Gualtiero Bassetti, i vescovi delle diocesi dell’Umbria e anche di fuori regione. 

Il saluto di mons. Sigismondi alle autorità civili

Sono lieto di incontrare le Autorità civili, politiche, socio-economiche e militari di questa  “città sul monte”, “antica dimora dei Papi, che intreccia – secondo Paolo VI – le sue secolari vicende con quelle non solo del loro dominio temporale, ma altresì del loro ministero apostolico”. 

Saluto le istituzioni regionali nella persona della Consigliera Dott. Eleonora Paci, S. E. il Prefetto di Terni, Dott. Emilio Dario Sensi, il Presidente dell’Opera del Duomo, Dott. Gianfelice Bellesini, e ringrazio la Dott. Roberta Tardani, Sindaca di Orvieto, che mi ha dato il benvenuto a nome di tutti i Sindaci, fra i quali vedo con piacere l’Avv. Stefano Zuccarini, Sindaco di Foligno. 

La Chiesa, consapevole che alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra quello che è di Cesare e ciò che è di Dio (cf. Mt 22,15-22), rispetta ogni istituzione umana, nutre un sincero apprezzamento per la funzione pubblica e prega per i suoi rappresentanti, affinché cerchino il bene comune. La collaborazione tra comunità politica ed ecclesiale si realizza nel leale rispetto della loro reciproca indipendenza. 

“Alla società – osserva p. Francesco Occhetta – il cattolico non fornisce collateralismo al potere, ma lievito e servizio al popolo”. La Chiesa non è un agente politico, e tuttavia ha un interesse profondo per il bene della comunità civile. Opera in modo da non intromettersi in sfere che non le competono, ma non consente restrizioni alla propria libertà di annunciare il Vangelo apertamente. Nel Primo Libro dei Re si racconta che al re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concede di avanzare una richiesta. Il giovane sovrano non osa domandare successo, ricchezza o lunga vita, ma un cuore docile, in grado di rendere giustizia al popolo e di distinguere il bene dal male (cf. 1Re 3,9). 

Per chi è chiamato a guidare una comunità civile o ecclesiale niente è più desiderabile della pace. Nella comunità ecclesiale la pace è il germoglio che spunta dalla radice dell’unità; nella società civile la pace è il frutto maturo della giustizia. Se nella Chiesa gli “operatori di pace” sono “tessitori di comunione”, nella Città i “testimoni di pace” sono, per così dire, “promotori di giustizia”, la quale, in linea di principio, non può essere delegata o appaltata alla carità. 

Come Vescovo sono cosciente che “l’attenzione alla città non è separabile dall’impegno ecclesiale”: “carità politica” e “carità pastorale” sono destinate a frequentarsi soprattutto sul terreno solidaristico, educativo e culturale. È proprio nel comune impegno per la promozione integrale dell’uomo che è possibile individuare il punto di contatto o di tangenza tra le istituzioni civili ed ecclesiastiche. 

Questa piazza, illuminata dallo splendore della facciata del Duomo, è simbolo reale dell’incontro e del dialogo tra gli “uomini di buona volontà”. Nella “nobile semplicità” e nella “pacata grandiosità” di questo luogo presento le mie credenziali di “seminatore di speranza” e di “collaboratore della gioia del Vangelo”.

Dopo il saluto del sindaco di Orvieto, Roberta Tardani, mons. Sigismondi ha fatto il suo ingresso in Duomo per la cerimonia dell’insediamento in Cattedra seguita dalla solenne liturgia eucaristica.

L’omelia del vescovo Gualtiero in Duomo

“Con la tua continua misericordia, Padre, purifica e rafforza la tua Chiesa e poiché non può sostenersi senza di te non privarla mai della tua guida”. Questa orazione ha accompagnato la mia attesa del nostro primo incontro nel Duomo di Orvieto, che per la finezza della sua armonia è “fuori scala”. 

“Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica” (Gv 4,38). Quanto Gesù ha detto ai discepoli al pozzo di Giacobbe oggi è diretto a me. Con semplicità e letizia mi inserisco nella storia di questa Diocesi, guidata finora da S. E. mons. Benedetto Tuzia, il quale il giorno dell’annuncio del mio trasferimento mi ha inviato questo messaggio: “Benedetto Gualtiero, colui che viene nel nome e nella grazia del Signore”. 

Carissimo Vescovo Benedetto: “Chi semina gioisca insieme a chi miete” (Gv 4,36). Questo invito sinodale alla gioia unisce, nella stessa lode, il seminatore al mietitore; entrambi sono “collaboratori di Dio”: “né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere” (1Cor 3,7). Lo stesso pensiero lo rivolgo a S. E. mons. Giovanni Scanavino, la cui graditissima presenza mi ricorda che l’ingresso di un vescovo in diocesi è paragonabile a quello del Signore in Gerusalemme. 

Con il mandato del Papa, a cui rinnovo fedele obbedienza, inizio il mio ministero pastorale, ben sapendo che l’autorità episcopale non è a beneficio di chi la esercita ma a vantaggio di coloro ai quali si rivolge. Sciolto il vincolo con la Chiesa particolare di Foligno – per ora solo allentato, in quanto Amministratore Apostolico –, il Signore mi invita a creare nuove paternità e fraternità, che mi autorizzano a farvi qualche confidenza. 

Alla vigilia dell’anno duemila venni invitato a Bolsena alla Marcia della fede, che precede l’alba del Corpus Domini. Pensando al travaglio della “incredulità credente” sperimentato all’altare da un sacerdote boemo, ripetevo in silenzio il versetto del salmo che avrebbe illuminato quella notte: “Voglio svegliare l’aurora” (Sal 57,9). Giunto il momento di dare il via al cammino, consegnai ai pellegrini questo messaggio: “I vostri passi precederanno l’aurora e, all’alba, vedrete la sagoma del Duomo; a quella vista, stanchi ma raggianti, ricordate che l’Eucaristia, da cui nasce e si edifica sempre la Chiesa, sveglia l’aurora dell’eternità nella notte del tempo”. 

Da vescovo sono venuto in questa Cattedrale con il presbiterio folignate in occasione del Giubileo Eucaristico straordinario. Durante la Messa ho divagato con la mente nella navata centrale e ho tenuto fisso lo sguardo sul rosone, chiedendomi: come mai questa casa della Chiesa, edificata per custodire viva memoria del Miracolo di Bolsena, è intitolata a Santa Maria Assunta? Ho cercato la risposta per tutto il tempo della celebrazione, ma sono riuscito a trovarla solo al momento della Comunione eucaristica, “vero Corpo e Sangue del Risorto nato da Maria Vergine”. La Madre di Dio, “mistica aurora della redenzione”, è realmente il Ss. Corporale di Gesù, inamidato dal suo candore verginale e inondato dallo splendore della luce pasquale. 

Inizio il mio ministero pastorale in mezzo a voi custodendo e meditando le letture proposte dalla Messa vespertina nella vigilia della solennità dei Principi degli Apostoli. Pietro, presso la porta del tempio di Gerusalemme detta Bella, dichiara a uno storpio: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do” (At 3,6). Con queste stesse parole mi accredito anch’io, chiedendo al Signore di non abbandonarci alla tentazione di cui parla Paolo nella sua autobiografia: “Perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo” (Gal 1,13). Sebbene le potenze degli inferi non possano prevalere sulla Chiesa (cf. Mt 16,18), “colonna e sostegno della verità” (1Tm 3,15), tuttavia essa rimane esposta all’insidia della devastazione sino alla fine dei tempi. Non facciamoci illusioni: è la carestia del “cemento della concordia” a devastare la Chiesa! 

La comunione, frutto e condizione della Pentecoste, è il presupposto della missione apostolica affidata dal Risorto a Simon Pietro sulla riva del mare di Tiberiade (cf. Gv 21,15-19), là dove l’aveva tratto all’amo come “pescatore di uomini” (cf. Lc 5,10). Che il Signore sia vivo, non solo “corporalmente” ma anche “sentimentalmente”, lo rivela il dialogo che Egli stabilisce con Simone. Per due volte gli chiede quanto lo ami – “agapào” (cf. vv. 15-16) –, mentre la terza, domandandogli se gli voglia bene – “filèo” (cf. v. 17) –, il Risorto non abbassa il livello della sua richiesta ma lo innalza. La risposta di Simone fa appello al Maestro, che “scruta i sentimenti e i pensieri del cuore”: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene” (v. 17). 

Nessuno può osare dire per intero questa frase: riusciremo a farlo se ci sosterremo a vicenda nella carità. Lo chiedo anzitutto a voi, ministri ordinati, a cui rivolgo il mio sguardo benedicente. “La testimonianza di un sacerdozio vissuto bene – assicurava Benedetto XVI – nobilita la Chiesa. Suscita ammirazione nei fedeli, è fonte di benedizione per la comunità, è la migliore promozione vocazionale”. Il dono ricevuto con l’imposizione delle mani, collegato strutturalmente all’Eucaristia, lo si ravviva curando la vita interiore: prima attività pastorale, la più importante. Il nostro ministero di “servi premurosi del popolo di Dio” si ridurrebbe a una rincorsa affannosa se, cammin facendo, trascurassimo la preghiera e il servizio della Parola, la cui eco risuona nel grido dei poveri, con i quali Gesù ha voluto identificarsi, e nel libro della storia che non è allergica ai “semi del Verbo”. 

“Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge”. La concretezza di questa immagine, suggerita dalla liturgia, me l’ha mostrata un anziano pastore, sorpreso a trascinare un grande ramo pieno di foglie all’interno del recinto del suo gregge: “È la cena per i miei agnelli; ieri ho avvistato un lupo, oggi non ho osato condurli al pascolo”. Ammaestrato da questa lezione d’amore, accolgo con cuore libero e ardente quanto mi raccomanda Papa Francesco nella Bolla di nomina: “Ama la tua nuova Chiesa con viscere di misericordia, benignità e umiltà”. 

La Vergine Maria, San Giuseppe suo Sposo, San Fortunato e la beata Madre Speranza di Gesù mi ottengano dal “Pastore dei pastori” di perseverare in questo santo proposito, “fino alla fine”.

Testi e immagini della giornata di ingresso del vescovo Gualtiero sono disponibili sul sito web della diocesi di Orvieto-Todi. Qui lo streaming video trasmesso da TeleOrvietoWeb e dalla Tv Diocesana

Test

Pubblicato da Teleorvietoweb Network – Web & Streaming transmissions su Domenica 28 giugno 2020

Mons. Sigismondi nominato amministratore apostolico di Foligno nel giorno dell’ingresso a Orvieto-Todi

Mons. Gualtiero Sigismondi con Papa Francesco

Nel giorno dell’ingresso solenne nella nuova diocesi di Orvieto-Todi, mons. Gualtiero Sigismondi viene nominato amministratore apostolico della diocesi di Foligno. Mantiene quindi i diritti, le facoltà e gli obblighi che spettano al vescovo, anche nella comunità che ha guidato negli ultimi dodici anni. Lo ha annunciato alle ore 12 di oggi nella Curia folignate il delegato “ad omnia”, mons. Giovanni Nizzi, come da disposizioni della Nunziatura apostolica in Italia.

“Nel giorno in cui ha inizio il mio ministero pastorale nella Chiesa particolare di Orvieto-Todi – ha esordito mons. Sigismondi nella nota letta in contemporanea con l’annuncio – faccio partecipe il popolo di Dio che è in Foligno di quanto Papa Francesco ha deciso circa la cura pastorale e il governo della nostra Diocesi, affidata alla protezione di san Feliciano”.

Mons. Sigismondi commenta il decreto della Congregazione per i Vescovi arrivato insieme alla nota della Nunziatura apostolica in Italia, sottolineando come il compito dell’amministratore apostolico sia quello di governare la diocesi in forma vicaria, ossia a nome del Papa.

“Questa chiamata – ha aggiunto il vescovo Gualtiero – mi è giunta mentre mi preparavo a sciogliere gli ormeggi, per salpare verso Orvieto-Todi. Non ho esitato ad accoglierla con cuore libero e ardente, non solo perché l’obbedienza me lo chiede, ma anche perché la gratitudine verso il popolo folignate me lo domanda. Mi dispongo a continuare, seppur in veste di amministratore apostolico, il mio servizio episcopale a Foligno, per il tempo che il Santo Padre riterrà necessario e nelle modalità che la guida della diocesi di Orvieto-Todi e il compito di assistente generale di Azione Cattolica Italiana renderanno possibili.

Le spalle reggono – continua Sigismondi – se il cuore non cede! È con questa consapevolezza che rinnovo il mio abbandono alla fedeltà di Dio ed esprimo, a nome di tutti, profonda gratitudine a Papa Francesco il quale, con questa decisione, mi ha fatto ricordare che tra Foligno e Orvieto, sebbene non vi sia contiguità territoriale, vi è un ponte spirituale: quello costruito dalla beata Angelina da Montegiove, i cui familiari, come documentano alcuni codicilli del Registro dell’Opera del Duomo di Orvieto, hanno contribuito a edificare la Cattedrale di Santa Maria Assunta. La traslazione delle sacre spoglie della beata Angelina, dalla Chiesa di San Francesco al Monastero di Sant’Anna in Foligno, è avvenuta il 27 giugno 2010; dieci anni dopo, lo stesso giorno, ho ricevuto il decreto di nomina che porta la data di oggi. Davvero, il Signore tutto dispone con forza e dolcezza – conclude mons. Sigismondi – attraverso la mediazione del discernimento ecclesiale”. 

L’Assemblea diocesana di Assisi apre il trienno della carità

Assemblea diocesana 2020 ad Assisi

“Ripartiamo con l’entusiasmo dei cristiani della prima ora. Siamo una comunità vecchia e stanca, ma che lo Spirito di Dio può rigenerare con l’entusiasmo della prima ora, anzi con maggiore entusiasmo”. Lo ha detto il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, a conclusione dell’assemblea diocesana che si è tenuta venerdì 26 e sabato 27 giugno alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli e in collegamento streaming con i vari vicariati della diocesi.

Le conclusioni del vescovo hanno fatto seguito ai suggerimenti pervenuti dai laboratori dei gruppi di lavoro della due giorni che ha dato via al triennio della carità.

Mons. Domenico Sorrentino in Assemblea diocesana ad Assisi

Il vescovo, parlando del periodo inedito della pandemia, ha affermato che ciò che è accaduto con il coronavirus “sembra una cosa che ci è calata addosso, addirittura come una costrizione. I banchi vuoti – ha sottolineato – io già li vedevo, durante la visita pastorale, prima del coronavirus. Il covid-19 è stato una fotografia, una profezia di quello che ci sta capitando come Chiesa senza che noi ne prendiamo coscienza sufficiente per poterci interrogare. Il coronavirus ci ha costretto a guardare almeno in parte la verità delle cose. Prendiamo al balzo questa grande opportunità”.

Con la due giorni di assemblea, convocata sul tema “Al di sopra di tutto l’amore”, prende l’avvio un triennio dedicato alla carità, come ha spiegato la direttrice della Caritas diocesana, Rossana Galiandro. “Chi è il mio prossimo?”, “Come essere famiglia”, “Economia per tutti”, saranno i punti principali che verranno affrontati rispettivamente il primo, secondo e terzo anno.

“Il titolo dell’assemblea – ha spiegato la direttrice – ci introduce a un triennio in cui vogliamo condurre il cammino diocesano verso il centro e il cuore della vita di ogni cristiano e di ogni uomo: la carità. La carità è l’amore, è quello lo slancio di vita che si gioca nelle relazioni personali e comunitarie e che trova il suo fondamento nella nostra relazione con Dio padre. Dio stesso è carità”.

“Siamo tutti chiamati a remare insieme”: presentato il Rapporto Caritas sulle povertà

PERUGIA – Scaricabile dal sito: www.caritasperugia.it, il V Rapporto sulle povertà nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, curato dall’omonimo Osservatorio della Caritas diocesana, ha per titolo: “Siamo tutti chiamati a remare insieme”, presentato alla stampa il 26 giugno dal diacono Giancarlo Pecetti, direttore della Caritas diocesana, dall’economista Pierluigi Grasselli, coordinatore dell’Osservatorio, e dallo statistico Nicola Falocci. Quest’ultimo, insieme all’imprenditrice e già direttrice della Caritas Daniela Monni, alla dottoressa Fiammetta Marchionni, responsabile del Consultorio sanitario della Caritas, all’assistente sociale Silvia Bagnarelli, responsabile del Centro di Ascolto (CdA) diocesano, e ad Alfonso Dragone, responsabile dell’Area progetti della Caritas, fa parte dell’equipe dell’Osservatorio diocesano sulle povertà e l’inclusione sociale.

Il Rapporto, ricco di dati contenuti in 25 tabelle e in diversi grafici che sintetizzano il fenomeno, non si limita ad analizzare la povertà nel 2019, ma ha una propaggine nell’anno in corso, per l’esattezza il trimestre marzo-aprile-maggio 2020 caratterizzato dalla pandemia da Covid-19. Inoltre questo V Rapporto, le cui fonti principali di ricerca sono in primis il Centro di Ascolto diocesano e quelli parrocchiali e gli Empori della Solidarietà, si sofferma per la prima volta sull’attività del Consultorio sanitario istituito dalla Caritas nel 2015, la novità di questo studio. Circa un quarto delle 147 persone ascoltate sono italiane e complessivamente il Consultorio risponde a richieste di informazioni sulle terapie più idonee a curare le patologie sofferte da coloro che chiedono assistenza. L’attività principale, svolta da tre volontari, consiste nella consegna di farmaci da banco non prescrivibili da parte del SSN (1.110 di questi sono stati distribuiti nel 2019), oltre a 408 buoni erogati per acquisti di farmaci, per il pagamento di ticket e di esami diagnostici. Ciò che evidenzia il Rapporto non sono tanto i numeri forniti dal Consultorio, ma lo stato d’animo in cui arriva la persona in difficoltà. Il paziente è convinto di non potersi curare per mancanza di mezzi.

Innanzitutto, come sottolinea nella presentazione il direttore Pecetti, il Rapporto 2019 «non presenta differenze di rilievo con i dati del 2017 e 2018… Se da un lato questo ci può far stare tranquilli, dall’altro ci preoccupa molto perché evidentemente non riusciamo ad incidere profondamente nel tessuto dei bisogni espressi dalle famiglie del nostro territorio. Una delle preoccupazioni alle quali attribuire questa situazione è la mancanza di politiche che possano rimettere in moto il mercato del lavoro». Proprio la difficoltà occupazionale, insieme a quella economica, abitativa, familiare, di migrazione/immigrazione e di salute, sono le principali cause di povertà degli utenti che nell’ultimo anno si sono recati al CdA diocesano. Complessivamente 1.039 sono state le persone (famiglie) censite nel 2019 dal suddetto CdA di cui 250 con cittadinanza italiana, mentre nel 2018 erano 1.015 (251 gli italiani). Dati che non presentano differenze di rilievo, ma a questi non possono non essere sommati quelli relativi ai primi tre mesi dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Esattamente le circa 120 persone o famiglie che in passato non si erano mai rivolte al CdA diocesano, come anche i 400 accessi in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente all’Emporio “Tabgha” di Perugia città e l’aumento del numero dei pasti distribuiti quotidianamente dal “Punto di ristoro sociale San Lorenzo”, tra marzo e maggio 2020, passati da 75 ad 87. Dietro a queste cifre ci sono delle vite il cui bisogno più urgente, si legge nel Rapporto, è la necessità di un sostegno alimentare…, ma nel clima di incertezza che si respira, sono stati richiesti ascolto, prossimità, conforto e speranza. È stato necessario orientare e consigliare le persone tra le tante misure di sostegno al reddito individuate dai D.L. e fornire informazioni e chiarimenti in merito ai DPCM. Rimane costante il bisogno di un sostegno economico per il pagamento di utenze domestiche e affitto. Per aumentare la disponibilità degli operatori all’Ascolto, si è attivata una linea telefonica mobile (389.8944509) reperibile anche negli orari di chiusura degli uffici.

Questo tempo surreale ha creato occasioni di bene. Tanti volontari, anche giovanissimi, hanno scelto di donare il proprio tempo e le proprie capacità per servire gli ultimi. Sono raddoppiate anche le donazioni economiche in questo trimestre. Le donazioni di generi alimentari, destinate all’Emporio “Tabgha”, si sono moltiplicate con un andamento in costante espansione. Una prima prudente e sommaria stima, che verrà precisata e validata dal prossimo report annuale, indica come l’aumento delle donazioni in questo trimestre sia per lo meno triplicato. A marzo hanno poi iniziato ad intensificarsi anche donazioni da parte di aziende commerciali in particolare del settore ristorazione, che mai prima avevamo avuto come nostri donatori. Nel mese di aprile, e soprattutto a maggio, il flusso è ulteriormente aumentato fino a raggiungere ritmi bigiornalieri… Ma in questi ultimi tre mesi si è moltiplicato anche il volume delle donazioni effettuate da singoli cittadini, studenti, piccole associazioni, quartieri, gruppi di amici, ecc. In questo caso la quantità delle donazioni rispetto al normale flusso, da una prima stima, è sicuramente più che triplicata. La motivazione in questo caso è stata la voglia di dare una mano a chi, causa Covid-19, era rimasto senza lavoro e sostentamento.

Come osserva l’assistente sociale Silvia Bagnarelli, “ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti” (Papa Francesco, tratto dall’omelia della preghiera in tempo di epidemia).

Il fenomeno povertà, che ha avuto un’accelerata a causa di questa pandemia, potrebbe ulteriormente crescere nell’anno in corso terminati gli effetti dei decreti governativi in risposa all’emergenza economica, soprattutto quella legata alla preoccupante disoccupazione. Secondo una recente rilevazione delle Caritas italiana, compiuta presso tutte le 220 Caritas diocesane, il numero dei nuovi poveri risulta più che raddoppiato rispetto alla situazione di pre-emergenza.

Prima di offrire una sintesi dei contenuti di questo V Rapporto, l’economista Pierluigi Grasselli, accenna alla situazione italiana ed umbra richiamandosi ai recenti dati Istat dai quali emerge «una riduzione dell’incidenza delle famiglie in povertà assoluta», passando dal 7% del 2028 al 6,4% del 2019. «Si ritiene che ciò sia dovuto agli aumenti di spesa delle famiglie meno abbienti – commenta l’economista –, consentiti dall’introduzione del Reddito di cittadinanza, andando a beneficio, nella seconda metà del 2019, di oltre un milione di famiglie in difficoltà». Mentre per la povertà relativa, spiega Grasselli, «l’Umbria subisce una riduzione notevole, passando dal 14,3% del 2018 all’8,9%, inferiore al valore stimato per l’Italia (11,4%), ma superiore a quello calcolato per il Centro Italia (7,3%). Occorre ancora un grande impegno, sviluppato congiuntamente da tutti i livelli di governo, per combattere la povertà e l’esclusione sociale. Questo anche perché, per il 2020, si ritiene che l’epidemia da Covid-19 determini una forte espansione della povertà».

Presentando il V Rapporto, Grasselli si sofferma sulla cittadinanza degli utenti del CdA diocesano: «Sono in prevalenza stranieri (il 72%), soprattutto femmine (il 57%), con un’età media nettamente più elevata tra gli italiani (le classi più consistenti sono quelle 35-44 anni e 45-54 anni, n.d.r.), in particolare tra i maschi, un basso livello medio di scolarizzazione, che può giustificare il timore di una diffusa povertà educativa, una condizione abitativa segnata da molte criticità, una decisa prevalenza della condizione di disoccupato (70%), soprattutto tra gli stranieri, il forte prevalere, assai più marcato tra gli stranieri, di quelli che vivono con familiari/parenti, con un’elevata aliquota di maschi italiani che vivono da soli, una molteplicità di bisogni dichiarati: sostegno economico, lavoro dignitoso, abitazione decorosa, e poi servizi efficaci, per la salute, per la vita di famiglia, per una società solidale e coesa. Questi bisogni, che esercitano su ciascun povero una pressione crescente negli anni recenti, possono richiedere interventi molteplici, non limitati a sussidi economici, interventi inseriti in progetti personalizzati, attivati da attori coordinati tra di loro, operanti in reti ben funzionanti».

«Anche la nuova situazione causata dal Covid-19 – conclude Pierluigi Grasselli – spinge in direzione di un ventaglio di interventi, e di una molteplicità di attori alle condizioni indicate nel Rapporto. Si osservi al riguardo il ruolo determinante della sussidiarietà: rifuggendo da statalismo e assistenzialismo, si punta a stimolare e a rafforzare le energie che nascono dal basso, e cioè le capacità della società di trovare soluzioni e dare risposta ai bisogni, in linea con il recente “Appello della società civile per la ricostruzione di un welfare a misura di tutte le persone e dei territori”. Al riguardo può auspicarsi, come di recente è stato chiesto per l’economia, un confronto con la Regione Umbria, per assicurare la sostenibilità del sociale (ivi incluso il contrasto alla povertà), in forte connessione con quella dell’economico, che veda coinvolte Istituzioni, forze sociali, organizzazioni del TS, e associazioni di cittadini, con il loro sapere sociale, con le loro professionalità e pratiche di prossimità. All’origine, può muoverci la Responsabilità: la pandemia ci ha fatto capire che ciascuno è sicuro quando tutti sono sicuri. La Responsabilità può intrecciarsi con la Solidarietà (intesa come determinazione a impegnarci per il Bene Comune) ed entrambe possono promuovere la Sussidiarietà. Lungo questo percorso procediamo verso la Sostenibilità».

Verso Odessa, per fare diplomazia dal basso

Odessa viene considerata la città di snodo della guerra in Ucraina. Non è solo strategicamente imprescindibile, ma vitale dal punto di vista economico e sociale per la vita dell’intera nazione. Per questa ragione, con la carovana “Stop the war” ( Stopthewarnow.eu ) siamo in cammino verso Odessa, destinazione dell’azione di pace nonviolenta.

Non solo distribuzione di aiuti, ma anche mani che si stringono e volti che si riconoscono. Nella fraternità. Una risposta concreta ai potenti della terra che dicono che “questo non è il momento della diplomazia” e a coloro che affermano che il dialogo tra le parti è essenziale, ma contemporaneamente ‘concimano’ la guerra inviando armi. Una diplomazia dal basso e della fraternità. Non risolve – ma aiuta.

L’aborto non è una nobile conquista

Logo rubrica Il punto

Non voglio sostenere che la vita di un nascituro valga più di quella della madre che lo porta in grembo. E non mi metterò a polemizzare se qualcuno dice che vale meno, come ha fatto la nostra Corte costituzionale nel 1975. Ma non riuscirò mai ad accettare che si dica che vale zero. Che è quello che dicono, alla fine, tutti coloro – e sono una massa – i quali proclamano il “diritto di abortire” come un diritto intoccabile, rifiutando ogni limitazione legale e ogni azione anche blandamente dissuasiva.

Sia chiaro che, per quanto mi riguarda, non voglio leggi repressive e punitive. Mi basterebbe che, pur mantenendo la libertà di aborto – nei limiti in cui è ora riconosciuta dalla legge italiana –, fosse però presente alla coscienza di tutti che il nascituro non è una “cosa” senza nome e senza dignità, ma un essere umano, che ha la sua identità e sta vivendo la prima fase della sua vita. E che questa vita ha, dunque, il diritto di viverla come tutti gli esseri umani. Non perché lo dicano la Chiesa o un’altra fonte di ispirazione religiosa.

Ma perché così vorrebbe (anche) una moralità laica e razionale coerente con i propri princìpi, e rispettosa di ciò che la scienza ci dice intorno a quell’essere. Del resto, abitualmente tutti i genitori, non appena sanno dell’esistenza di quell’essere, ne parlano gioiosamente come del “nostro bambino”, come se fosse già nato; e ora che la tecnica consente ben presto di conoscerne il sesso, già scelgono il suo nome e con quello lo chiamano, parlandone fra loro e con altri.

Di fatto, dunque, la coscienza collettiva già percepisce la dignità umana e l’identità del nascituro. Ma se entra in campo l’argomento “aborto” ecco che allora, nella coscienza dei più, cala l’oscurità e viene zittito chiunque tenti – come faccio io adesso – di ricordare, magari sommessamente e pacificamente, che insomma si sta parlando di un figlio. Ci sono casi nei quali l’aborto è una dolorosa necessità? Si può discuterne. Ma sempre conservando il rispetto e la pietas per quella creatura incolpevole; e non presentando la liberà illimitata di aborto come una conquista di civiltà.

Famiglie senza etichette

L'incontro delle famiglie in piazza IV Novembre

La famiglia è vivissima e, a dimostrarlo, sono le piazze. In nome della famiglia non solo si discute ma ci si scalda pure. A difendere le diverse interpretazioni di sessualità, vita di coppia, genitorialità, si sono viste a confronto due “scuole” proprio lo scorso fine settimana nella nostra regione, tra le iniziative che rilanciavano il 10° Incontro mondiale delle famiglie a Roma con Papa Francesco e, viceversa, il Pride di Perugia (quello che in passato si chiamava Gay Pride, poi esteso alla comunità lgbt+ in generale). Però sulla questione delle “opposte visioni” forse è bene fare qualche ragionamento.

Domenica pomeriggio sui social sono apparse le prime frecciate contro la piazza della famiglia da parte di qualche sostenitore del popolo del Pride. “Come c’era da aspettarsi”, dirà qualcuno. Però vale la pena esaminare quale modello di paladini della famiglia cristiana avessero in mente gli ‘accusatori’. È evidente che il bersaglio contro cui la comunità lgbt+ scaglia i propri dardi avvelenati è l’atteggiamento di alcune aree oltranziste e intolleranti di centrodestra, più destra che centro. Senza fare nomi, tra questi c’è lo stesso soggetto politico – un senatore – che sta creando spaccature all’interno del partito al quale appartiene. Ora, nelle piazze cattoliche umbre di domenica scorsa non appariva neppure l’ombra del personaggio in questione.

Al contrario, le Chiese umbre e le famiglie cristiane hanno messo in piedi portandola nelle piazze – un’operazione estremamente aperta, dialogante, positiva.  A Perugia, ad esempio, la festa in piazza IV Novembre  lo scopo di raccontare le varie stagioni della vita e della famiglia, senza nessuna velleità di “indottrinamento”. Ciò che si “metteva in piazza” erano semplicemente storie vissute: gli sposi novelli, i giovani sposi già con figli, le famiglie adottive, quelle ferite, magari con crisi profonde alle spalle, esperienze legate al mondo della disabilità, e tanto altro. Non è andato in scena nessun siparietto “contro” qualcuno o qualcosa, solo condividere esperienze. Senza malignità, variando su una nota espressione tipica dello schieramento a favore della libertà di scelta sessuale, quello di domenica a Perugia lo si poteva definire un “arcobaleno di famiglie”.

Forse è arrivato il momento per tutti, da entrambe le parti, di sganciare l’idea della difesa della famiglia cristiana dall’appartenenza a una fazione sociopolitica che non sempre usa toni e i registri giusti per chi – come i credenti – dovrebbe mostrare il volto dell’accoglienza, della compassione e le braccia aperte di Gesù sulla croce, almeno per ascoltare e avvicinare l’altro senza elevarsi a giudice.

Sul fronte opposto, quello lgbt+, si nota però con amarezza che anche chi si proclama difensore dei diritti a oltranza voglia negare il diritto di parlare, raccontare e raccontarsi, alle persone comuni. Persone (e famiglie) che – pur avendo ben chiara e cara la propria identità – non indossano le insegne dei “crociati” e, anzi, che spesso si sentono lontane anni luce dallo stile comunicativo e dalle idee di qualche politico che – il dubbio è più che legittimo – sembra giocare partite personali più che difendere interessi più ampi e condivisi. Insomma, i credenti a volte sembrano prigionieri di etichette ideologiche che la gran parte delle famiglie cristiane non ha cercato.

Una piccola ‘Onu’ al Gr.est. San Barnaba e Villaggio della Carità di Perugia

gr.est. san barnaba
La piccola Onu del Gr.est della parrocchia di San Barnaba e del Villaggio della Carità a Perugia

“Per i bambini è naturale diventare amici, ma per noi più grandi non è così facile”. A dirlo è Irene, giovane animatrice del Gr.est. (Gruppo estivo) della parrocchia di San Barnaba e del Villaggio della Carità di Perugia (sede della Caritas diocesana), svoltosi nelle prime due settimane dopo la fine della scuola, nel tracciare un bilancio insieme al parroco don Alessandro Scarda, a Sara, animatrice del dopocresima, a Miriam, animatrice veterana e responsabile del progetto Gr.est., e agli altri giovani animatori: Alessia, Blaise, Damiano, Edoardo, Eleonora, Francesco (detto Ciro), Giovanni, Irene piccola, Lorenzo, Marco, Patricia e Pietro. Questo Gr.est. ha accolto una trentina di bambini dai 6 ai 13 anni di età le cui famiglie, oltre a quelle italiane, hanno origini sudamericane, sudafricane e provenienti dall’Ucraina devastata dalla guerra, facendo breccia nel cuore degli animatori.

Il parroco

“Tutti loro rappresentano tre continenti e ci piace pensare -commenta don Alessandro- al nostro Gr.est. come a una piccola Onu. Uno degli obiettivi è stato quello di aiutare gli ultimi arrivati, i bambini ucraini, ad apprendere di più la nostra lingua. Bene! Non solo hanno perfezionato l’italiano, addirittura hanno insegnato l’ucraino ai coetanei italiani.

Siamo andati oltre l’auspicato processo di integrazione realizzabile con l’abbattimento delle barriere linguistiche. Questo capolavoro di amicizia ed inclusione, attraverso momenti di aggregazione, condivisione, preghiera, giochi, svago…, è stato possibile grazie all’impegno dei nostri giovani animatori nel promuovere attività educative e ludiche non sempre facili da mettere in campo per le diverse culture dei piccoli. È stato anche un passo verso la normalità dopo le restrizioni di due anni di pandemia.

Una scommessa che abbiamo vinto e che ripeteremo il prossimo anno, perché abbiamo colto la bellezza travolgente di un viaggio inaspettato di questa piccola Onu dove a dialogare sono stati i cuori nella loro specialissima e universale lingua.

A testimoniarlo -conclude don Alessandro- sono anche le esperienze Gr.est. al laboratorio di orticoltura con gli anziani (un progetto di inclusione sociale promosso da Caritas con le Edizioni Frate Indovino) e il pranzare insieme alla Mensa Don Gualtiero (intitolata al cardinale Bassetti) al Villaggio della Carità”.

La responsabile Gr.Est.

 Bilancio positivo per gli animati, i trenta fanciulli, ma anche per i tredici giovani animatori.

“Non è stato facile partire da zero -spiega Miriam, l’animatrice veterana- proporre ai ragazzi un’esperienza nuova nel ruolo di animatori, sia perché la gran parte non aveva mai partecipato al Gr.est. sia perché per tutti è stata la prima occasione di mettersi in gioco nel servizio verso i più piccoli e poveri. Il nostro Gr.est, infatti, è nato per i bambini delle famiglie ospitate nel Villaggio della Carità. L’organizzazione di queste due settimane è stata intensa e ci ha messi alla prova, ma anche uniti di più nell’amicizia e nella condivisione di ogni momento vissuto insieme. Metti in gioco tutto te stesso, scopri parti di te che non conoscevi: tenerezza, accoglienza, ascolto e alla fine ti ritrovi a sera svuotato di te stesso ma colmo della gioia di esserti donato agli altri”.

L’animatrice del dopocresima

 Sara parla del «considerevole sforzo organizzativo e mentale richiesto ai nostri animatori nel preparare le attività, i piccoli momenti di catechesi, organizzare i giochi (con tanto di materiale e spiegazione), gestire i bambini, specie quelli più vivaci e incontenibili e far fronte alle tante dinamiche e situazioni che possono presentare.

“Sono compiti -aggiunge- che presuppongono sangue freddo, forza di volontà e tanta pazienza. Ma il gruppo, ormai ben coeso e armonioso grazie agli anni di dopocresima svolti insieme, ha saputo ben rispondere alle sfide di questo Gr.est., per poi assaporarne gli aspetti più preziosi che hanno di gran lunga ripagato i sacrifici fatti”.

Il giovane animatore del Gr.Est.

“Il meglio del meglio -spiega Damiano, a nome di tutti gli altri- è stato aiutare i bambi da poco in Italia. Dare una mano al prossimo è una cosa che davvero ci riempie lo spirito. Partire da casa alle sette del mattino e tornare nel tardo pomeriggio, quasi stremati, crediamo che nessuno lo farebbe mai, se non fosse per tutto quello che quest’esperienza ci dà in cambio”.

La giovane animatrice

 Significativo quanto dice Irene sulla differenza di età tra animatori e animati.

“Mi sono accorta -commenta- di quanto siamo diversi dai bambini, pur non essendo in fin dei conti troppo più grandi. In realtà ho già un po’ perso la spontaneità e la naturalezza di essere e fare ciò che sono e fanno loro, e in questo mi hanno insegnato tanto. Ricorderò per sempre un momento in cui un bambino italiano, con una spontaneità incredibile, si ricollega a quanto detto all’inizio, è andato da un ucraino e gli ha chiesto di diventare amici. Amici! Per noi più grandi non è così facile, per loro invece è così naturale!”.

Caritas diocesana Spoleto-Norcia, report sulle attività gennaio-aprile 2022

caritas spoleto-norcia
La Locanda Misericordia 'Ponziano Benedetti' uno dei servizi della Caritas diocesana di Spoleto-Norcia

La Caritas diocesana di Spoleto-Norcia da quest’anno pubblicherà ogni quattro mesi un report sulle attività svolte.

“Lo scopo -sottolinea il direttore don Edoardo Rossi- è quello di far conoscere le iniziative e progetti realizzati anche grazie ai fondi dell’8xmille della Conferenza episcopale italiana, ai finanziamenti di Caritas italiana, alle risorse diocesane, a quelle di privati e di aziende.

Il documento si fa portavoce degli operatori e, soprattutto, dei tanti volontari Caritas che ogni giorno si dedicano al sostegno dei più poveri”.

Il report si basa sul profilo delle povertà rilevate e sui servizi attivati nel periodo gennaio-aprile 2022 raggruppati in quattro macro-aree.

Centro di Ascolto Caritas

Nei Centri di Ascolto, diocesani e di pievania, hanno operato sessantasei volontari ed è stato fornito ascolto a centonovantasei persone che hanno presentato richieste per acquisto di beni essenziali, di farmaci, per trasporto terapeutico e per orientamento al lavoro. In particolare nove volontari hanno seguito e curato la distribuzione di 1.044 pacchi alimentari e la consegna di cinquantadue spese alimentari al domicilio dei richiedenti. Sono stati registrati tredici interventi per gestire l’emergenza abitativa, cui se ne aggiungono altri quaranta per l’acquisto di beni essenziali per un importo di 4.600 euro. La collaborazione efficace con il Comune di Spoleto e la Fondazione Carispo, attraverso la destinazione con cadenza annuale di appositi Fondi, ha consentito di fornire sussidi a quarantanove persone del comprensorio diocesano per un totale di 13.200 euro: interventi finalizzati al sostegno sociale di famiglie in difficoltà economica (pagamento utenze domestiche, canoni di locazione, trasporto sanitario, tasse scolastiche, buoni carburante, ricariche telefoniche).

Locanda della Misericordia Ponziano Benedetti

Nei primi quattro mesi del 2022 ha distribuito 5.800 pasti (600 erogati presso i locali di via Cecili e 5.200 come pasti da asporto), per un totale di spese fisse sostenute di circa 9.000 euro (finanziate con donazioni private). Sono stati, invece, 70 i volontari che si sono alternati da gennaio ad aprile.

Progetti vari

L’amore…oltre le catene (autunno 2021)

Raccolta straordinaria di prodotti per l’igiene del corpo, indumenti sportivi e scarpe da ginnastica a favore dei detenuti in media sorveglianza della Casa di Reclusione di Spoleto. Il progetto ha visto anche il coinvolgimento, oltre ai fedeli della parrocchie, di sessanta alunni della prima e seconda media dell’Istituto Comprensivo G. Fanciulli di Arrone e Ferentillo, che hanno comunicato on line con alcuni detenuti della struttura penitenziaria. É già stato calendarizzato per il prossimo autunno il coinvolgimento degli Istituti Superiori di Spoleto. La disponibilità di volontari e la sensibilità della Direzione della Casa di reclusione hanno consentito la creazione di un apposito Centro di ascolto interno al carcere, con l’obiettivo di colmare bisogni contingenti e rendere più forti e solidali le relazioni umane fra le persone detenute e quelle libere.

Fattoria Socio Educativa

Grazie ai fondi 8xmille della Conferenza episcopale italiana è stato avviato il Progetto – approvato e finanziato per sessanta mila euro, per la riqualificazione del casolare della Confraternita della Misericordia in località Castellocchio di Eggi di Spoleto attraverso la formazione, il sostegno socio-educativo ed il coinvolgimento di tutti gli Istituti di scuola superiore di Spoleto e dell’Istituto Comprensivo di Cerreto di Spoleto. Il progetto ha lo scopo di educare i giovani ad una nuova e ritrovata relazione con l’ambiente sul solco tracciato dall’Enciclica di papa Francesco Laudato Sii.  Ad oggi sono stati sostenuti costi relativi al progetto per circa quindici mila euro.

Caritas Care

Nell’anno 2021, settantasette benefattori hanno sostenuto novantacinque adozioni di bambini nella Repubblica Democratica del Congo con un contributo di 12.863 euro, garantendo la possibilità di frequentare la scuola, avere un pasto giornaliero, materiale scolastico e supporto sanitario.

Emergenza Ucraina

La situazione dei profughi fuggiti dall’Ucraina a seguito del conflitto esploso il 24 febbraio 2022 ha sin da subito coinvolto la Caritas diocesana che si è attivata per la loro accoglienza, in collaborazione con gli Enti e le Associazioni del territorio: in strutture religiose, nelle canoniche, in conventi e monasteri, in famiglie privare. Ad oggi le persone ucraine accolte dalla Caritas sono centosessanta: novanta minori, quattro neo maggiorenni, quattro papà, quarantadue mamme e venti tra nonne, sorelle, nipoti e amici. A queste vanno aggiunte quaranta persone che hanno trovato accoglienza in modo autonomo e che sono comunque seguite dalla Caritas.

Con un gruppo di volontari Caritas sono state create le Famiglie Tutor con il compito di assistere, attraverso un dialogo costante, i nuclei familiari ucraini.

Presso la ex chiesa di San Nicolò in Spoleto, con un’apertura di sette giorni su  sette garantita da numerosi volontari, è stata predisposta la raccolta speciale di materiale da inviare direttamente alle popolazioni ucraine (su richiesta ed in collaborazione con la comunità ucraina di Spoleto che ha gestito l’attività).

Nella casa canonica di Maiano di Spoleto è stato creato l’emporio Don Guerrino Rota dove i cittadini ucraini hanno la possibilità di avere indumenti, giochi e cancelleria. Si tratta di tutto materiale nuovo donato dai commercianti della Diocesi. Inoltre, la sensibilità di diverse realtà (Associazione commercianti, Fondazione Festival e altre) ha consentito la possibilità di organizzare momenti ludico-ricreativi per i bambini ucraini e loro, al fine di facilitare l’integrazione nel tessuto sociale del territorio della diocesi di Spoleto-Norcia.

In collaborazione con la CPIA di Spoleto (Scuola Statale per Adulti) viene proposto, presso i locali della Parrocchia di San Venanzo a Spoleto, un corso base di lingua italiana.

Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi: al via le iscrizioni al nuovo anno accademico 2022-2023

Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi
Suor Roberta Vinerba confermata direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi

Sono aperte le iscrizioni per l’anno accademico 2022-2023 dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose (ISSRA) di Assisi. Il termine ultimo è il 15 ottobre 2022. La sede è in un’ala del Pontificio Seminario Regionale Pio XI di Assisi. Tutte le informazioni si possono trovare sul sito istituzionale: www.ita-issra.it.

Suor Roberta Vinerba confermata Direttore per altri tre anni

Attuale Direttore di questo Istituto, eretto nel 1987 e collegato alla Facoltà Teologica della Pontificia Università Lateranense di Roma, è suor Roberta Vinerba, che è stata da poco confermata per altri tre anni.

“In realtà il primo triennio -afferma- è stato un quadriennio in quanto la pandemia da Covid-19 ha impedito l’elezione del nuovo Direttore nei tempi previsti. Ricominciamo un nuovo mandato insieme al professor Paolo Capitanucci, confermato quale vice direttore. È un’avventura impegnativa ma anche molto stimolante: l’ambiente è bello e il gruppo di lavoro accademico è ricco umanamente e professionalmente.

Il fatto che sono una donna – prosegue la professoressa – è certamente un segno dei tempi, anche se nella mia vita ho sempre avuto la possibilità di esercitare i miei doni e i miei carismi indipendentemente dall’essere donna. Ho sempre trovato una Chiesa che ha saputo valorizzare la mia femminilità quale dono per la comunità. Nel primo mandato, comunque, ho visto come sia stato importante la direzione al femminile che comporta alcune caratteristiche che forse aiutano di più a fare squadra e ad essere inclusivi”.

L’Istituto Superiore di Scienze Religiose ha raddoppiato gli iscritti: tutti i numeri di una realtà che offre concrete opportunità occupazionali.

Nell’anno accademico 2018-2019 c’erano quarantacinque iscritti; in quello 2019-2020 c’erano sessantaquattro iscritti; nell’anno accademico 2020-2021 ce ne erano ottantaquattro.  I docenti: cinque sono stabili; diciotto incaricati; cinque invitati; uno in collaborazione. La media voti degli iscritti: da diciotto a venti lo zero per cento; da ventuno a ventiquattro il due per cento; da venticinque a ventisette il dieci per cento; da ventotto a trenta e lode l’ottantotto per cento.

Di tutto ciò è naturalmente soddisfatta suor Roberta Vinerba.

“Il mio predecessore padre Pietro Maranesi, ofm Cappuccini, ha fatto un ottimo lavoro: ha avviato l’Istituto, lo ha custodito e lo ha fatto crescere, delineandone i tratti essenziali. Poi in questi anni è cambiato il mondo e anche la pandemia ha inciso. Aver raddoppiato il numero degli iscritti è motivo di gioia. Anche negli esami di grado (le lauree) abbiamo una percentuale alta di chi si laurea con il massimo dei voti (il 90%): ciò vuol dire uno studio serio, ma anche persone profondamente motivate.

C’è stato un grande sviluppo e un notevole interesse -prosegue suor Roberta- per gli studi delle scienze religiose. Anche perché il nostro titolo di studio, triennale e quinquennale, che equivale alla laurea dell’università statale, consente di insegnare religione nelle scuole. E c’è un bisogno enorme di docenti, c’è una grande richiesta e le cattedre non sono coperte.

Per cui l’ISRRA è anche una bella opportunità occupazionale. Ad esempio, regioni come il Veneto, l’Emilia Romagna e la Toscana ci chiedono se possono attingere dai nostri iscritti per l’insegnamento”.

Molti i giovani iscritti all’ISSRA

“É anche cambiata la tipologia-prosegue la Vinerba- di persone iscritte all’ISSRA. Abbiamo molto giovani, diversi sono uomini e anche liberi professionisti. Scelgono il percorso di studi dell’ISRRA per un sapere umanistico, teologico, spirituale e sapienziale a tutto campo. Il nostro Istituto propone un percorso di umanizzazione in cui si trovano i perché della vita.

È infine possibile -conclude il Direttore- attivare dei percorsi personalizzati per chi ha già un lavoro e una professione, in modo da portare avanti lo studio in maniera seria”.

Nella cattedrale di Perugia l’incontro diocesano con le famiglie

“Gesù Cristo ci offre, con la testimonianza della sua vita, il percorso vero di essere liberi per realizzare in noi stessi ciò che il nostro cuore desidera, grida”. Così il vescovo ed amministratore diocesano mons. Marco Salvi ha esordito nell’omelia della celebrazione eucaristica, nella cattedrale di Perugia, domenica pomeriggio 26 giugno, all’incontro diocesano delle famiglie nella giornata conclusiva del X Incontro mondiale con papa Francesco tenutosi a Roma dal 23 al 26 giugno.

Testimonianze di vita dalle famiglie

L’incontro perugino, che ha visto la partecipazione di non poche famiglie, è culminato in piazza IV Novembre con significative testimonianze di vita delle diverse “stagioni della famiglia”. Hanno preso la parola giovanissime coppie di sposi, ma anche adulte, le famiglie adottive, quelle con disabilità, alle prese con non pochi problemi sociali, una coppia rinata dopo un periodo di crisi e non sono mancati riferimenti alla vita dei beati coniugi Maria e Luigi Beltrame Quattrocchi, patroni dell’Incontro mondiale delle famiglie. Cornice a queste testimonianze è stato lo spettacolo canoro-musicale di gruppi di oratorio, del Rinnovamento nello Spirito e del Cammino neocatecumenale. Quest’ultimo ha animato la celebrazione eucaristica. L’incontro è stato promosso dall’Ufficio per la pastorale familiare in collaborazione con le redazioni de La Voce e di Umbria Radio InBlu.

Mons. Salvi. “Il mistero più grande di Dio, della sua incarnazione si è attuato nella Famiglia di Nazareth

Commentando le letture della domenica, mons. Salvi ha ricordato che “il mistero più grande di Dio, il mistero della sua incarnazione si è svolto e si è attuato nella Famiglia di Nazareth. Questo è una grande indicazione per ciascuno di noi ed è per questo che il luogo privilegiato attraverso cui Dio rende manifesto il suo amore, la sua tenerezza per ogni uomo, si fa prossimo, è dentro la famiglia”.

“Ma cosa caratterizzava quella Famiglia di Nazareth? – si è chiesto mons. Salvi –. Prima di tutto, Maria, Giuseppe e Gesù vivevano una caratteristica essenziale: vivere senza esitazione, senza nulla anteporre al disegno di Dio, quella stessa radicalità che Gesù chiede a chi vuol farsi suo discepolo, una decisione radicale nel vivere con Cristo. La risposta di Gesù è come un’indicazione per ciascuno di noi nel vivere la famiglia. Anche l’amore più grande fra un uomo e una donna, anche l’amore più puro verso un figlio, una figlia deve avere come un prima assoluto l’amore verso Dio, il primato assoluto di Dio dentro i nostri rapporti.

Un’altra attenzione della Famiglia di Nazareth, che può indicare ancora oggi un cammino ed un esempio, è la semplicità. Le nostre famiglie non sono chiamate a grandi cose, a rivoltare il mondo, ma nella normalità del quotidiano essere comunità di amore, di riconciliazione, dove si sperimenta la tenerezza, dove c’è l’aiuto vicendevole, il perdono reciproco, dove dalle cose più semplici il grande amore si sperimenta e vive».
Mons. Salvi, avviandosi alla conclusione, ha voluto incoraggiare le famiglie nel dire loro: «prendete sempre più coscienza dell’importanza che la famiglia ha nella Chiesa e nella società, oggi così dileggiata e vituperata anche nelle manifestazioni pubbliche. Oggi il luogo della ripresa, anche per questa società, è la famiglia. L’annuncio del Vangelo passa innanzitutto attraverso le nostre famiglie per poi raggiungere tutti gli ambiti della vita quotidiana”

La consegna alle famiglie del “mandato missionario”

E con questo auspicio, al termine della celebrazione, l’amministratore diocesano ha consegnato alle famiglie il “mandato missionario” da compiere, come hanno ricordato i coniugi Roberta e Luca Convito, responsabili dell’Ufficio diocesano per la pastorale familiare, “ad iniziare dalla nostra casa, dal nostro condominio fino ai nostri luoghi di lavoro e di aggregazione e socialità”.

Dopo la celebrazione grande spettacolo in piazza IV Novembre.

Mons. Giulietti: “Per sostenere la famiglia ripartire dall’educazione dei giovani all’affettività”

Papa Prancesco con una famiglia

Riportiamo di seguito l’intervista a mons. Paolo Giulietti, arcivescovo di Lucca, pubblicata sull’agenzia Sir (Servizio di informazione religiosa), uscita ancora prima sul settimanale “Toscana Oggi” in occasione del X Incontro mondiale delle famiglie in corso a Roma.

“Penso che un’urgenza fortissima per la Chiesa sia l’educazione dei giovani all’affettività”. Ne è sicuro l’arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti, che da un anno è presidente della Commissione episcopale Cei per la famiglia, i giovani e la vita, oltre a essere il delegato della Conferenza episcopale toscana per lo stesso ambito pastorale.
Nei giorni in cui la Chiesa vive il decimo incontro mondiale delle famiglie, il suo sguardo va al contesto particolare in cui questo evento si svolge.

Che strada sta facendo la Chiesa sul tema della famiglia?

“È impegnata nella recezione di Amoris Laetitia e sulle prospettive pastorali per tradurre in pratica questo documento pieno di novità. Anche l’idea del nuovo documento sul catecumenato prematrimoniale, uscito in questi giorni, viene da Amoris Laetitia che chiede di cambiare l’impostazione tradizionale dei corsi di preparazione al matrimonio. Tutte novità che vanno metabolizzate e tradotte in pratica. Ho partecipato all’incontro mondiale delle famiglie di Dublino nel 2018, anche lì si avvertiva che c’era un nuovo da accogliere”.

Quali sono le urgenze su cui le parrocchie devono lavorare nell’ambito della pastorale familiare?

Penso che un’urgenza fortissima sia l’educazione all’affettività. Siamo in un momento in cui tutti i temi affettivi passano attraverso canali non controllati dagli educatori: la musica, gli smartphone… Oggi i giovani apprendono l’affettività da questi canali, non più dalla famiglia, dalla parrocchia, dalla scuola. Questo è molto sfidante perché assistiamo a una precocizzazione della sessualità e quindi al venir meno di tutto quel campo valoriale, emotivo, ideale che invece fa parte dell’approccio all’affettività. Alcune scelte problematiche che avvengono nell’adolescenza sono preparate nell’infanzia o nella seconda infanzia in una totale dissattenzione della comunità educante, del “villaggio educante”. Si arriva così a un’affettività non stabile: l’idea di matrimonio, ma anche di stabilità, oggi vacilla. Questo mina la stabilità affettiva e incide poi sulla progettualità di coppia, sulla natalità… Una grande sfida per tutti quelli che vedono nel rapporto tra uomo e donna una cosa seria, comunque la si viva, dentro o fuori un discorso di fede. Dobbiamo porre le basi per un approccio integralmente umano, prima ancora che cristiano, alla dimensione affettiva della vita”.

L’altro grande tema di cui si parla spesso è quello delle cosiddette “situazioni irregolari”: l’accoglienza di separati, divorziati…

“Anche questa è una frontiera che Amoris Laetitia ha aperto e su cui si sta lavorando, a livello ancora sperimentale. Fra l’altro il Papa ha auspicato che dopo il documento sulla preparazione al matrimonio, ne esca uno su questi temi. C’è una confusione che può essere anche positiva, c’è il tentativo di aprire processi, di mettere insieme servizi… È un tema caldo”.

Il tema dell’incontro mondiale è “famiglia come via di santità”. Come si traduce questo auspicio nella realtà?

“È un tema che aiuta a capire la dimensione sacramentale del matrimonio: nemmeno i cristiani hanno chiaro che il matrimonio è un sacramento, non è qualcosa che si aggiunge allo stare insieme ma è costitutivo di una realtà nuova. La coppia è una forma di vita cristiana nuova in cui la santità, cioè la conformazione a Cristo, si realizza nel rapporto reciproco fra i coniugi e nell’apporto che la coppia dà alla vita della comunità cristiana e della comunità civile. Se non si capisce questo, se quello che conta è l’individuo e non la famiglia, non si capisce perché valga la pena sposarsi. Se invece la dimensione di coppia viene assunta come luogo di santità delle persone, si capisce meglio il valore sacramentale del matrimonio. È in grande aumento la convivenza tra persone battezzate: questo vuol dire non comprensione della natura del percorso di coppia.

Molte delle coppie che chiedono di sposarsi in chiesa oggi sono già conviventi.

“Ormai la normalità è che su 10 coppie che si preparano al matrimonio, 8 o 9 sono conviventi, l’eccezione è diventata la non convivenza. Questo da una parte dice che i corsi devono cambiare: uno che ha fatto una scelta di coppia difforme da quello che dice la Chiesa, e lo ha fatto non per costrizione ma per libera volontà, deve fare un percorso di rientro nella comprensione del percorso di coppia, un catecumenato inteso come percorso di riavvicinamento alla vita cristiana. C’è da capire il battesimo, prima ancora che il matrimonio”.

Ci sono anche molte coppie non sposate che si avvicinano alle parrocchie per chiedere i sacramenti per i figli…

“C’è da distinguere le varie situazioni. I conviventi, per accedere ai sacramenti hanno davanti una prospettiva semplice, quella di sposarsi. La vera coppia in sofferenza è quella di chi non si può sposare perché ha un matrimonio alle spalle. Qui il discorso cambia. Qui ci sono dei percorsi da fare. C’è da verificare la possibilità di dichiarazione di nullità per il matrimonio precedente, e qui le cose sono molto cambiate dal passato per quanto riguarda tempi, modi, costi. Laddove non si possa fare, la Chiesa deve essere madre e mettere in campo dei percorsi che consentano a queste persone di tornare a una prassi della vita cristiana, anche sacramentale”.

Questo è un tema che suscita grande dibattito.

“Però bisogna essere precisi: a questo grande dibattito non corrispondono grandi numeri, coppie che si mostrano interessate a questi tipi di percorsi non sono molte. C’è da chiedersi perché. Ci può essere la coppia che lamenta un disagio perché alla Prima Comunione del figlio non può fare la Comunione, o perché non può fare da madrina al nipote che si cresima, ma poi non va mai alla Messa domenicale.Il problema allora non è l’irregolarità, è risvegliare un desiderio di vita cristiana. Io sono stato parroco, ho avuto qualche volta da discutere per questo tipo di situazioni. Situazioni di sofferenza o di conflitto cui però spesso non corrisponde un reale interesse a partecipare alla vita della comunità ecclesiale. Il discorso è complesso, ha molte sfumature”.

Un altro grande punto di sofferenza nelle parrocchie è come coinvolgere i genitori e le famiglie nel catechismo dei figli.

“Per molti è un’opportunità di riavvicinamento, che però per diventare vero deve fare dei passi, una riscoperta vera della fede nella vita di coppia. Questo non sempre avviene”.

Le nuove norme introdotte da papa Francesco hanno rilanciato il tema dei ministeri laicali, aperti anche alle donne. Quale ruolo c’è per le coppie di sposi nelle parrocchie?

“Vedo il rischio che questa nuova ministerialità metta a rischio la ministerialità sacramentale che ogni coppia di sposi ha già, in quanto tale. I laici sposati esercitano già una ministerialità anche senza diventare accoliti, lettori o catechisti ma per il fatto che da sposi hanno un compito nella Chiesa e nella società. Non serve nulla di più. Ma mentre nessuno mette in dubbio che un prete sia un ministro di Dio, purtroppo pochi pensano che la coppia abbia un suo specifico ministero. I nuovi ministeri laicali non devono mettere in ombra, con i vari compiti che comportano all’interno della comunità, quei compiti che sono già compresi nel sacramento del matrimonio. Nella prassi pastorale questo deve ancora essere compreso. Ci sono esempi di coppie che fanno grosse cose, a livello di testimonianza dell’amore cristiano nel mondo. Tradurre questa ministerialità nella Chiesa è complesso, la Chiesa è ancora pensata su un modello di ministerialità clericale, l’identikit del ministro è il prete. La ministerialità laicale non dovrebbe essere pensata secondo modelli clericali. Il ruolo che la coppia cristiana, attraverso il battesimo e il matrimonio, può esercitare nella comunità è ancora da tradurre in prassi concrete. Questa sarà la sfida, secondo me, della pastorale familiare del futuro”.

 

Mons. Paolo Giulietti ha inoltre rilasciato un’intervista anche a Vatican news, di cui riportiamo il link https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2022-06/incontro-mondiale-famiglie-giulietti-matrimonio-giovani.html

 

 

 

Perugia: intitolata a mons. Giacomo Rossi “Casa Emmaus” di Lidarno

La cerimonia di intitolazione a mons. Giacomo Rossi di "Casa Emmaus" a Lidarno

A Milano il convegno nazionale delle Caritas diocesane

“La prima profezia resta sempre e comunque il guardare la nostra storia e chi ci ha condotto al cammino di servizio agli ultimi. Questo sguardo ha il volto e il nome di don Giacomo Rossi, un sacerdote forte e tenace, un sacerdote innamorato di Gesù e dei poveri che nel 1976, con il suo SI, ha permesso la nascita della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve guidandola per 25 anni, fino al 2001, ricoprendo anche il ruolo di delegato regionale della Caritas Umbria e di membro della Presidenza della Caritas italiana”. Lo scrive don Marco Briziarelli, suo successore alla guida di quest’organismo pastorale, nel tracciare un “bilancio” dell’esperienza della delegazione perugino-pievese al 42° Convegno nazionale delle Caritas diocesane (Milano, 20-23 giugno) dedicato al “Camminare insieme sulla via degli ultimi”, fornendo “tanti strumenti per leggere le povertà di oggi con uno sguardo di profezia”.

L’intitolazione di “Casa Emmaus” a don Giacomo Rossi

Occasione per tracciare questo breve ma significativo “bilancio” è stato un evento “unico e speciale, di comunione di preghiera per tutta la Caritas e per tutta la comunità diocesana: la intitolazione di ‘Casa Emmaus’ a don Giacomo”, sottolinea don Briziarelli. Evento che si è tenuto nel pomeriggio del 25 giugno, a Lidarno di Perugia dove è situata “Casa Emmaus”, alla presenza del cardinale Gualtiero Bassetti, del parroco don Antonio Sorci, dell’assistente sociale Stella Cerasa, che di mons. Rossi è stata per lunghi anni parrocchiana e collaboratrice in Caritas come responsabile del Centro di ascolto diocesano, e di numerosi amici e testimoni delle opere di carità e non solo, di questo sacerdote che ha scritto una bella pagina della storia della Chiesa perugina ritornato alla Casa del Padre cinque anni fa, il 23 giugno 2017.

Un’opera per accogliere le disabilità

Anche l’Amministrazione comunale di Perugia ha voluto rendere omaggio alla memoria di mons. Rossi intervenendo a “Casa Emmaus” con l’assessore Otello Numerini, che ha evidenziato l’importanza anche sociale di quest’opera nata per accogliere famiglie con disabili e che per anni è stata gestita in collaborazione con il Centro volontari della sofferenza (Cvs).

Attualmente ad animare e gestire quest’opera è una realtà associativa riconosciuta dalla Caritas diocesana, iscritta nel Registro regionale del volontariato. “Oggi, intitolando ‘Casa Emmaus’ a don Giacomo – conclude don Briziarelli – riconsegniamo proprio a lui quest’opera di inclusività che tanto ha voluto unitamente all’allora arcivescovo mons. Giuseppe Chiaretti, inaugurata nel 1999 come opere segno del IV Congresso eucaristico diocesano; un’opera che accoglie e accompagna con grande dignità ogni forma di disabilità restando un cuore pulsante della nostra carità”.

Premio internazionale ‘Francesco d’Assisi e Carlo Acutis’

premio francesco carlo acutis
Domande entro il 31 dicembre, in palio 50 mila euro

Sono aperti i termini di presentazione delle domande per partecipare all’edizione 2023 del premio internazionale “Francesco d’Assisi e Carlo Acutis, per una economia della Fraternità”. Il bando pubblicato e sostenuto dalla Fondazione diocesana di religione – Santuario della Spogliazione istituita dalla diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino è on-line. Le domande di partecipazione devono essere presentate entro il 31 dicembre 2022. Il premio, come previsto nello Statuto e nel Regolamento, è istituito allo scopo di “promuovere un rinnovamento dell’economia all’insegna dell’universale fraternità di tutti gli esseri umani a partire dalla condizione e dagli interessi dei più umili e disagiati, nella prospettiva evangelica dell’unica paternità di Dio e del suo disegno di amore per tutti i suoi figli”. Il progetto vincitore riceverà una corresponsione in denaro di 50 mila euro, frutto della sensibilità di un comitato di sostenitori. Il premio, nella sua edizione inaugurale del 15 maggio 2021 è stato assegnato, a titolo emblematico e fuori concorso, all’Istituto Serafico di Assisi; mentre lo scorso 21 maggio il riconoscimento da 50 mila euro è stato assegnato al progetto Ecobriqs Charcoal Briquettes, realizzato da un gruppo di 15 persone con disabilità nella diocesi di Pasig, nelle Filippine (Manila metropolitana), senza lavoro e poverissimi, che con l’aiuto della parrocchia hanno accolto l’invito della città: usando rifiuti, scarti, e, prima di tutto, le ninfee, producono – tramite una tecnologia rivoluzionaria – i bricchetti di carbone. I promotori hanno anche deciso di sostenere Farm of Francesco con un contributo di 15 mila euro: è progetto frutto di Agriculture & Justice Village, uno dei villaggi di Economy of Francesco, che ha lo scopo di combattere la desertificazione del suolo, questo progetto studia metodologie che permettono di coltivare la terra in maniera sostenibile, senza renderla sterile.

Con il Cuore, solidarietà francescana per l’Ospedale Bambino Gesù

con il cuore
Renato Zero e padre Enzo Fortunato all'ospedale Bambino Gesù

Una speciale visita all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma dove, il cantante Renato Zero e padre Enzo Fortunato, a nome dei frati di Assisi, nei giorni scorsi sono andati per presentare il progetto sostenuto con la raccolta fondi ‘Con il cuore, nel nome di Francesco’, alla quale si può ancora partecipare, fino al 31 luglio, donando 2 euro al numero 45515. Un progetto a favore del Centro di cure palliative pediatriche al quale sono stati donati una centrale di monitoraggio e un ecotomografo. Presenti anche la presidente dell’Ospedale Bambino Gesù, Mariella Enoc, il Segretario Generale della Fondazione Bambino Gesù, Francesco Avallone, e il fondatore della cooperativa Auxilium, Angelo Chiorazzo.

“Una carezza per i bambini”

“L’impegno a tradurre in gesti concreti quello che le persone hanno donato a ‘Con il Cuore’ – ha dichiarato padre Enzo Fortunato -. Renato Zero ha partecipato a molte edizioni dell’evento solidale e non ha voluto nulla per sé, e lo scorso anno mi disse: facciamo una donazione ai piccoli pazienti del Bambino Gesù. E così è stato. Lenire la sofferenza è il primo compito, da essa s’impara molto”. “Con l’ausilio della comunità francescana continuiamo questo viaggio verso l’infanzia – ha dichiarato Renato Zero -, per consegnare loro la nostra carezza, la nostra benedizione e soprattutto questo supporto alla ricerca, per fare in modo che questi bimbi godano di una protezione che gli consenta di diventare a loro volta degli uomini e delle donne meravigliose”. “Grazie ai frati, a Renato Zero e all’evento Con il Cuore che aiutano e sostengono il Centro di cure palliative pediatriche, nuova struttura dell’Ospedale Bambino Gesù – ha dichiarato Mariella Enoc -. Qui i bambini che hanno malattie inguaribili possono essere curati in un ambiente sereno. Possiamo dare loro più benessere, più spensieratezza e far sì che le famiglie siano sempre vicine. Credo che sia un grande segno di amore”. Durante l’incontro Renato Zero ha anche svelato un piccolo segreto: “Quando sono nato avevo una grave forma di anemia e fui ricoverato al Bambino Gesù che mi curò. Ho ancora la cicatrice della trasfusione di sangue che mi fu fatta. Era il sangue di un frate che me lo donò e che non ho mai conosciuto. Forse è per questo che sono così legato ai frati di Assisi e sono grato a questa struttura dalla quale, in fondo, ho ricevuto la vita”.

A Perugia “L’amore familiare: vocazione e via di santità”

diocesi perugia anno pastorale
Cattedrale di San Lorenzo - Perugia

Le famiglie della comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve si apprestano a vivere l’atteso evento dal titolo “L’amore familiare: vocazione e via di santità”, in programma domenica pomeriggio 26 giugno, in pieno centro storico – prima in cattedrale e poi in piazza IV Novembre -, promosso nell’ambito del loro X Incontro mondiale con papa Francesco in svolgimento a Roma (22-26 giugno).

Eventi diocesani

“L’incontro romano – ricordano i coniugi Roberta e Luca Convito, responsabili della Pastorale familiare diocesana – è riservato, a causa della pandemia, ai delegati internazionali e ai responsabili di associazioni e movimenti ecclesiali laicali che si occupano di Pastorale familiare. Contestualmente a questo X Incontro mondiale, nelle diocesi italiane, in forma multicentrica e diffusa, si tengono degli eventi che ci consentono di vivere in comunione spirituale con quanto è in svolgimento a Roma”. Nella comunità diocesana perugino-pievese, ricordano i coniugi Convito, “sono stati organizzati, tra marzo e maggio, degli incontri territoriali per preparare e sensibilizzare le famiglie e tutti gli interessati all’appuntamento di giugno; incontri che hanno destato non poco interesse e visto una nutrita partecipazione di genitori, figli e nonni”.

Il programma perugino

L’appuntamento nel capoluogo umbro con le famiglie, organizzato dal preposto Ufficio diocesano pastorale con il patrocinio del Comune di Perugia, è, come già annunciato, domenica 26 giugno, con inizio alle ore 17, nella Cattedrale di San Lorenzo, dove il vescovo ed amministratore diocesano mons. Marco Salvi presiederà la celebrazione eucaristica e consegnerà il “mandato missionario” alle famiglie. Seguirà, alle ore 18, in piazza IV Novembre, il concerto-spettacolo “Voglio dirti sì”, organizzato in collaborazione con le redazioni giornalistiche de La Voce e di Umbria Radio InBlu.

Le stagioni della famiglia

“Si tratta di un concerto-spettacolo – spiega Daniele Morini, direttore delle due testate giornalistiche cattoliche – in cui vengono presentate, attraverso una serie di testimonianze e storie di vita, le varie stagioni della famiglia. Dalla famiglia appena formata, con due novelli sposi, alle giovani coppie con figli, a quelle più adulte che via via crescono. Non mancano testimonianze di interazione tra genitori, figli e nonni. Questi ultimi sempre più sentiti come dei veri e propri ammortizzatori sociali vista la difficile situazione che le famiglie stanno affrontando dalla crisi economica in avanti; difficoltà accentuate da due anni di pandemia ed oggi aggravate dalle conseguenze della guerra in Ucraina”.

Famiglie adottive e quelle con disabilità

“Si parlerà dell’importanza delle famiglie adottive e di quelle con disabilità – precisa il giornalista Morini –. Molto toccante sarà la testimonianza della grande famiglia dell’Opera Don Guanella di Perugia. Ascolteremo anche la storia di una coppia già in crisi, rinata nel frequentare tra le prime la “Casa della Tenerezza”, realtà ecclesiale fondata da mons. Carlo Rocchetta che lo scorso 20 giugno ha ricevuto un prestigioso riconoscimento civile, l’iscrizione all’Albo d’Oro della città di Perugia. Questa coppia, delegata al X Incontro mondiale con il Papa, racconterà anche quanto è emerso a Roma. Non mancheranno dei riferimenti ai santi coniugi Maria e Luigi Beltrame Quattrocchi, patroni dell’Incontro mondiale delle famiglie, e tanta buona musica e canti di gruppi di oratori e del Rinnovamento nello Spirito”.

Perché tornare in Ucraina

La manifestazione a Leopoli

Semplicemente per non rassegnarsi a una soluzione militare. Per dire che la vita delle persone è il bene di gran lunga più importante, da preservare prima di ogni altra conquista geopolitica, di ogni territorio e ragione. Per questo, con “Stop the war now” (stopthewarnow.eu) continuiamo a organizzare carovane di pace nonviolenta verso l’Ucraina; e per questo continuiamo a inviare messaggi di pace alle cittadine e ai cittadini russi. Condividere è essenziale.

Dagli aiuti umanitari allo stare semplicemente accanto, fino a chiedere alla politica di riattivare tutti i canali possibili per il dialogo e la diplomazia che non dichiarano vincitori e vinti, ma restituiscono dignità a tutti. Che non distruggono e non uccidono, né feriscono l’anima dei bambini, ma costruiscono un futuro di convivenza pacifica e di mutuo riconoscimento. In questi giorni partiamo ancora per l’Ucraina – forse solo per cercare di seminare piccoli gesti nemmeno “notiziabili” (come dicono i professionisti della comunicazione), ma sicuramente in grado di generare un altro domani.

Il costo dell’energia

di Nicola Salvagnin

La realtà di tutti i giorni sta evidenziando che la cosiddetta transizione ecologica fatta a suon di slogan, date capestro e scelte improvvide sta rivelandosi un boomerang gigantesco per l’Europa e per l’Italia. Perché non era importante “fare presto”, ma “fare bene”, ovviamente il più rapidamente possibile. Invece le stiamo sbagliando molte se non tutte.

L’ultimatum dell’Ue alle fonti energetiche fossili ha portato le aziende del settore a smettere di trivellare e ricercare idrocarburi. Poi capita la guerra ucraina e la crisi energetica con la Russia, e scopriamo che il metano in realtà per noi è e sarà vitale per ancora molti anni. Peccato non aver diversificato le fonti di approvvigionamento, mentre ci vediamo costretti a usare l’inquinantissimo carbone come prima, più di prima. Eterogenesi dei fini.

All’industria automobilistica, fiore all’occhiello europeo, sono state date scadenze asfissianti di trasformazione dei motori da endotermici ad elettrici: così da scatenare una corsa a certe materie prime, anzitutto il litio per le batterie che non possediamo, che ora strapaghiamo e per le quali non avevamo creato alcuna filiera produttiva.
Ultimo colpo di grazia, la decisione di sospendere la vendita di automezzi alimentati da idrocarburi dal 2035 (la passionaccia populista di fissare una data tonda…): il che determina fin d’ora lo stop a ogni evoluzione e investimento da parte delle aziende automobilistiche, ora concentrate sull’elettrico.

E il quasi sicuro smantellamento e spostamento delle fabbriche dall’Europa a quelle parti di mondo che seguiranno l’esempio europeo sì, ma con decenni di ritardo. Con il caro-energia, difficile stupirsi dell’esistenza di 5,6 milioni di “poveri assoluti” in Italia, quasi tutti concentrati tra anziani, disoccupati e famiglie numerose a reddito fisso. Covid prima, scelte avventate poi, guerre… Se su alcune calamità possiamo fare ben poco, su altre occorre usare il cervello. Ma il Paese ha stanziato miliardi di euro per finanziare la ristrutturazione “energetica” anche delle ville e dei condomini nelle zone-bene, a totale carico dello Stato.

Puntata 15 – Una “fragolosa” cheesecake

Una fragolosa cheesecake

Nella cucina di Leo e Marcella si prepara la ricetta di un gustosissimo dolce alla frutta. La regina del piatto è la fragola, primizia del sottobosco che è davvero un peccato dimenticare in un angolino del frigorifero. Quando la cercate, date un’occhiata se vi avanza un po’ di mascarpone e procuratevi anche una scodella di panna montata. In dispensa, infine, basta trovare qualche biscotto da sbriciolare e lo zucchero. Il gioco è fatto, anzi… il dessert è servito!

Perugia, Giornata diocesana dei Gr.est.-Oratori: un ritorno alla vita, alla normalità per tanti giovani

giornata diocesana grest-oratori
I tanti giovani presenti al Percorso Verde di Perugia alla Giornata diocesana dei Grest-Oratori

“Da soli non si è felici, ma soltanto stando insieme e con amici che vi sanno indicare la felicità, la strada della pienezza della vita”.

È stato l’auguro del vescovo ed amministratore diocesano monsignor Marco Salvi ai duemila e più partecipanti alla Giornata diocesana dei Gr.est. (Gruppi estivi), promossa dal Coordinamento Oratori Perugini (COP) insieme alla Pastorale diocesana giovanile di Perugia-Città della Pieve, tenutasi al Percorso Verde Leonardo Cenci del capoluogo umbro, il 22 giugno, un segno di ritorno alla normalità dopo la pandemia. Alle parole di monsignor Salvi hanno fatto eco quelle della presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, del sindaco di Perugia Andrea Romizi e del cardinale Gualtiero Bassetti. Per quest’ultimo, non poco emozionato, è stata l’occasione per salutare da vicino tanti giovani che ha visto crescere nei suoi tredici anni di episcopato perugino-pievese concluso lo scorso 27 maggio.

Il saluto ai ragazzi della Giornata diocesana dei Gr.est.-Oratori della presidente Tesei e del sindaco Romizi

Gli illustri ospiti adulti della Giornata diocesana dei Gr.est.-Oratori, hanno avuto parole di apprezzamento ed incoraggiamento, non formali ma sentite, rivolte anche a tutti i giovani animatori-educatori (diverse centinaia all’opera nei quaranta oratori attivi in diocesi), gli amici che ti sanno indicare la felicità, come li ha definiti monsignor Salvi.

La presidente Tesei, che in gioventù ha vissuto l’esperienza dell’oratorio, ha augurato ai numerosi partecipanti di poter fare un percorso di crescita insieme, perché soltanto insieme si possono realizzare i propri sogni. Il primo cittadino Romizi ha definito i ragazzi dei Gr.est.-Oratori il mare di Perugia, pensando allo spot pubblicitario che la Regione ha commissionato per promuovere le bellezze dell’Umbria in Italia e all’estero.

“I ragazzi dei Gr.est. -ha evidenziato il sindaco- sono una ricchezza che custodiamo con grande orgoglio, gelosia, soddisfazione e riconoscenza per chi questa ricchezza, nel tempo, l’ha accompagnata come i tanti sacerdoti e gli animatori che hanno realizzato fino ad oggi un’opera grandiosa come quella degli oratori.

Godetevi fino in fondo questo momento -ha detto ai duemila fanciulli ed adolescenti- Sono questi i momenti che nella vita vi accompagneranno sempre, anche quando inizierete ad avere i capelli bianchi, perché con queste esperienze le vostre personalità si andranno a formare e a realizzare. Sono giornate in cui viene dato spazio alla vostra fantasia e creatività attraverso temi a voi cari, come quello di quest’anno, Il piccolo principe. A noi adulti, purtroppo, ci manca un tempo di fantasia, immaginazione e creatività”.

Il saluto del cardinale Bassetti al mare di Perugia

Il cardinale Bassetti ha salutato il mare di Perugia con queste parole:

“Cari ragazzi, ho concluso la mia missione di vescovo, ma vorrei che vi ricordaste di me come di un vescovo campanaro, che vi parlava di Gesù e del Vangelo”.

Lo ha detto ricordando un simpatico episodio accaduto ad un suo amico vescovo chiamato dal più piccolo dei bambini di un Gr.est. il vescovo campanaro, nel suonare le campane di Gesù e del Vangelo, si è poi definito lo stesso vescovo presentandosi a tutti gli altri bambini. Tanto per stare in tema di fantasia, immaginazione e creatività che stimola, appunto, il mondo degli oratori. Quelli dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve sono cresciuti nell’ultimo ventennio grazie al lavoro pastorale non poco impegnativo di diversi parroci e del Coordinamento Oratori Perugini il cui responsabile è don Riccardo Pascolini. A tutti loro sono andati i ringraziamenti della presidente Tesei e del sindaco Romizi.

Giornata diocesana dei Gr.est – Oratori: grande attesa per 1.500 fanciulli e adolescenti

grest - oratori
Un momento dell'ultima edizione della Giornata diocesana dei Grest-Oratori, svoltasi nel 2019

Dopo due anni di stop, a seguito della pandemia, ritorna la tanto attesa Giornata diocesana dei Gr.est. (Gruppi estivi) promossa dal Coordinamento Oratori Perugini (COP) insieme alla Pastorale giovanile dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve.

In più di millecinquecento fanciulli, dai 6 ai 13 anni, accompagnati da centinaia di animator ed educatori, si daranno appuntamento mercoledì 22 giugno, alle ore 9, nei pressi della pista ciclabile del Percorso Verde Leonardo Cenci di Perugia, con punto di accoglienza e saluto delle autorità civili e religiose. A salutare i partecipanti delle quaranta realtà oratoriali perugino-pievesi, saranno la presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, il sindaco di Perugia Andrea Romizi, il vescovo ed amministratore diocesano monsignor Marco Salvi, il responsabile del COP don Riccardo Pascolini, il direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile don Luca Delunghi e diversi sacerdoti e coordinatori di oratorio.

Non mancherà neppure il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo emerito dal 27 maggio scorso, da sempre molto attento e sensibile alle giovanissime e giovani generazioni, definite dallo stesso porporato, utilizzando un’espressione cara al sindaco santo di Firenze Giorgio La Pira, rondini che vanno verso la primavera.

Per Bassetti sarà il giorno del congedo dalle sue rondini, ma avrà altre occasioni per rincontrarle avendo molto a cuore la crescita e l’educazione integrale della gioventù, come l’hanno tutti coloro che si prodigano nella Chiesa e non solo, svolgendo un’opera a servizio del benessere sociale e di vita come il mondo degli oratori.

Una realtà, quella oratoriale, definita dal cardinale Bassetti alla Giornata diocesana dei Gr.est del 2019, l’ultima a svolgersi prima della pandemia, un ottimo esperimento per farvi crescere insieme, per fare di voi degli amici e dei fratelli che si sostengono nei momenti difficili, soprattutto per costruire delle nuove famiglie e un nuovo mondo fondato su quattro valori fondamentali: la famiglia, la parrocchia, la cultura e il lavoro.

“Queste parole -commentano dal COP- si sono rivelate profetiche perché nel tempo del Covid-19 gli oratori, in presenza o a distanza, hanno continuato ad essere al servizio dei bambini, dei giovani e delle loro famiglie, contro la solitudine e l’isolamento, con legami di senso profondo che ci hanno traghettato fino ad oggi”.

Pensando ai tanti partecipanti alla Giornata, che con le loro diverse magliette coloreranno il Percorso Verde Leonardo Cenci, don Riccardo Pascolini parla di una nuova fioritura di vita che segna la rinascita della socialità, della condivisione, della bellezza.

“Le grida, i canti, le danze giocose dei bambini -spiega- sono il rumoroso e assordante centuplo di gioia che ripaga il lungo silenzio da cui speriamo di uscire. Assistere alla moltitudine di partecipazione che ha invaso tutti i nostri oratori in questo inizio d’estate è la promessa di vita che si rinnova e che incarna la Pace e la Fratellanza nell’accoglienza che ogni Oratorio ha riservato a tutti i bambini arrivati dalle terre martoriate dalla guerra. Ancora di più l’assidua presenza e l’instancabile servizio di centinaia di giovani adolescenti è un invito a noi adulti, perché possiamo accompagnarli con autorevolezza, ascoltarli con attenzione e guardati negli occhi con fiducia perché, come ci insegna il Piccolo Principe, è il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante“.

Sulle orme della storia del sussidio ANSPI a tema Piccolo Principe, il Comitato ANSPI Perugia-Città della Pieve ha collaborato all’organizzazione della Giornata diocesana dei Gr.est.Oratori, anche con il patrocinio e il servizio gratuito di acqua potabile offerto da Umbra Acque.

L’Istituto Don Bosco e monsignor Rocchetta iscritti all’Albo d’Oro di Perugia

Albo d'Oro di Perugia
Monsignor Carlo Rocchetta premiato dal sindaco di Perugia Andrea Romizi nel corso della cerimonia

L’Istituto Don Bosco e monsignor Carlo Rocchetta, tra i nuovi iscritti all’Albo d’Oro di Perugia. La decisione, deliberata nell’ultima seduta dal Consiglio comunale, è stata ufficializzata nel corso della tradizionale cerimonia alla presenza delle massime autorità civili e militari nella Sala dei Notari, a conclusione delle celebrazioni per il 20 giugno.

Le motivazioni dell’iscrizione all’Albo d’Oro di Perugia

Istituto Don Bosco

“Arrivati a Perugia nel 1922 -si legge nella motivazione dell’iscrizione- i Salesiani si sono subito calati nella vita di un rione speciale, quello di Porta Sant’Angelo, dove hanno vissuto e condiviso con slancio le ansie e le speranze della povera gente. In poco tempo si sono guadagnati la stima e l’ammirazione di tutti per la cordiale socievolezza e il modello di vita esemplare, qualità che nel tempo non sono mai venute meno e che hanno permesso loro di dedicarsi all’educazione dei giovani perugini con grande passione, lavorando con impegno sempre costante nella nostra comunità al fine di dare concretezza al sistema educativo di Don Bosco, teso a formare buoni cristiani e onesti cittadini“.

A ritirare il premio per l’Istituto Don Bosco è stato il Rettore maggiore della congregazione dei salesiani don Angel Fernandez Artime che, ha voluto ringraziare Perugia e le sue Istituzioni a nome delle congregazioni salesiane.

Monsignor Carlo Rocchetta

Già docente di sacramentaria alla Pontificia Università Gregoriana di Roma e alla Facoltà Teologica di Firenze, attualmente è docente presso l’Istituto Teologico di Assisi. E’ socio fondatore della Società Italiana per la Ricerca Teologica (SIRT), e dell’Accademia Internazionale della Spiritualità Matrimoniale (INTAMS) con sede a Bruxelles, oltre che direttore del Corso di Teologia Sistematica di Bologna ed autore di numerose pubblicazioni e contributi a riviste scientifiche.

Nel corso del suo impegno ministeriale, ha sentito il forte desiderio di dedicarsi completamente alla famiglia e, in particolare, alle coppie in crisi e ai loro figli, ai coniugi soli e separati. Un’esigenza interiore profonda, come una vocazione nella vocazione, che lo ha portato a lasciare le cattedre e gli altri impegni a livello nazionale, per dedicarsi totalmente a questa missione o servizio. Le sue opere più recenti nascono, così, dall’attività di assistente spirituale presso il Centro Familiare Casa della Tenerezza di Perugia, che si occupa dell’accoglienza di coppie in difficoltà, della formazione alla vita coniugale e dello studio sulla teologia del matrimonio e della famiglia. Il suo messaggio la tenerezza, insieme con la misericordia, salverà il mondo ed il concetto di tenerezza intesa come un modo di pensare, di amare, di relazionarsi, sono ispirazione delle Scuole della tenerezza che si tengono a Perugia e stimolo per noi tutti ad umanizzare i rapporti interpersonali, le relazioni e la società, basandoli non sull’avere ma sull’essere”.

Il plauso dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve

L’amministratore diocesano di Perugia-Città della Pieve monsignor Marco Salvi esprime il plauso e l’apprezzamento dell’Archidiocesi per l’Iscrizione all’Albo d’Oro della Città di Perugia 2022 di due importanti realtà della vita ecclesiale perugina: l’Istituto Don Bosco, di cui quest’anno ricorre il centenario della presenza dell’opera salesiana in città, e monsignor Carlo Rocchetta, fondatore della Casa della Tenerezza che si occupa dell’accoglienza di coppie in difficoltà, della formazione alla vita coniugale e dello studio sulla teologia del matrimonio e della famiglia.

“Questo riconoscimento -nota monsignor Salvi- è un segnale di attenzione importante verso due ambiti pastorali a cui l’Archidiocesi presta da sempre particolare attenzione: la formazione dei giovani e la vita coniugale.

Siamo grati al Signore per la presenza di questi due grandi e preziosi doni, che sono patrimonio dell’intera città e, l’Iscrizione all’Albo d’Oro è un atto importante che esprime valori di condivisione e di comunione, costituendo un segnale di speranza per il futuro.

Desidero esprimere tutta la mia gratitudine -conclude l’amministratore diocesano- a monsignor Carlo Rocchetta e a don Giovanni Molinari, direttore della Casa Salesiana di Perugia, e a tutti i loro collaboratori, per il grande lavoro che svolgono quotidianamente con amore e dedizione. Sono grato al sindaco Andrea Romizi e al Consiglio comunale, per l’importante riconoscimento, segno di un’ulteriore attenzione verso l’azione pastorale portata avanti dall’Archidiocesi che tiene molto alla crescita spirituale, umana e sociale del territorio diocesano”.

Iscritti all’Albo d’Oro di Perugia anche il professor Alberto Grohmann e l’attore e regista Giampiero Frondini

Quella che rappresenta la massima onorificenza della città capoluogo, è stata assegnata quest’anno anche al professor Alberto Grohmann, docente emerito di Studi Economici presso l’Università di Perugia, e all’attore e regista Giampiero Frondini, storico fondatore della compagnia teatrale Fontemaggiore.

Emergenza Ucraina, prosegue la raccolta a favore delle famiglie dei profughi

profughi ucraina
Una delle famiglie di profughi provenienti dall'Ucraina accolte dalla Caritas di Terni-Narni-Amelia

Una rete di solidarietà messa in atto dalla Caritas diocesana di Terni-Narni-Amelia per i profughi provenienti dall’Ucraina che, a quasi quattro mesi dall’inizio del conflitto, continua a dare aiuto, accoglienza e sostegno umano alle oltre quattrocento persone che sono state accolte attraverso i canali della Caritas.

“Grazie all’aiuto dei benefattori, parrocchie, aziende e privati -afferma il direttore della Caritas diocesana, padre Stefano Tondelli- tantissime persone hanno potuto godere, innanzitutto, di una solidarietà e vicinanza umana, indispensabile in questo momento, ed anche di beni essenziali. Grazie alla generosità di tanti stiamo riuscendo a rispondere ai bisogni di centinaia di situazioni.

Un grazie di cuore a tutti coloro che si sono resi disponibili in qualsiasi modo ad aiutare: a tutti i privati cittadini che hanno aperto le loro case, alle aziende e privati che hanno donato aiuti in beni materiali o economici, a tutte le associazioni cattoliche e laiche con i loro volontari ed operatori che si sono spesi senza risparmio, sempre pronti e disponibili, in prima linea ad accogliere il dolore, alle Istituzioni che si sono rese disponibili alla collaborazione e hanno coordinato e attivato tutte le risorse a loro disposizione”.

Il bilancio della raccolta in favore delle famiglie dei profughi provenienti dall’Ucraina

In questi mesi sono stati raccolti 40.000 euro, attraverso la raccolta di Quaresima, nelle parrocchie, dai privati, associazioni, imprenditori e scuole, e che sono stati distribuiti in sostegni economici alle famiglie che hanno accolto, alle famiglie ucraine, nelle spese di alloggio, bollette, beni per i bambini, aiuti sanitari e legali, alimenti.

Presso l’Emporio della Solidarietà di Terni sono state distribuite 670 spese in alimenti a 223 famiglie ucraine. Sono stati distribuiti, tra generi alimentari e di igiene personale e per la casa 26.601 prodotti. Il quotidiano flusso di persone bisognose di tutto ha messo a dura prova il servizio dell’Emporio della Solidarietà, che ha raddoppiato gli sforzi del personale e dei volontari per venire incontro a tante esigenze.

A questo si aggiungono le centinaia di contatti telefonici e personali per aiuti di ogni tipo (scuola, documenti, salute) grazie alla collaborazione di parrocchie e volontari, istituzioni, associazioni, comunità ucraina e società civile per rispondere alla tragedia di donne e bambini in fuga dalla guerra.

“I nostri volontari hanno risposto a centinaia di chiamate di aiuto -ricorda padre Stefano- cercando sempre di trasmettere un senso di accoglienza e fraternità. In moltissimi casi siamo anche riusciti a dare l’aiuto richiesto.

Addirittura alcune chiamate sono arrivate direttamente dall’Ucraina, di mamme che stavano fuggendo coi loro figli e cercavano ospitalità”.

La maggior parte degli ucraini hanno trovato un alloggio presso loro amici o famigliari, ma c’è stata anche una grossa parte di persone che non conoscevano nessuno.

La Diocesi, tramite la Caritas Diocesana, le parrocchie e le varie associazioni, da subito, si è attivata per trovare un alloggio di emergenza o a lungo termine per le tante famiglie con bambini che fuggivano dalla guerra, appellandosi alla solidarietà delle famiglie ternane. Così per circa un centinaio di persone provenienti dall’Ucraina si sono aperte le case di tante famiglie accoglienti che si sono messe in gioco in prima persona.

Un altro centinaio di persone, sono state accolte nell’ambito dell’accoglienza statale. Grazie all’impegno e alla professionalità dell’associazione San Martino – Impresa Sociale, in breve tempo sono stati reperiti e sistemati diversi alloggi dove le famiglie ucraine hanno potuto trovare un appoggio sicuro ed essere seguiti da operatori e mediatori linguistici: un’eccellenza nel nostro territorio per ciò che riguarda l’accoglienza.

Perugia. Corpus domini: la processione è tornata in strada

«Stamani è Gesù che ci parla e dice: “Io sono il pane vivo, disceso dal Cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”. Queste parole come si conciliano con quelle del Vangelo di oggi: “Signore non abbiamo che cinque pani e due pesci”.

Se ci guardiamo attorno è facile constatare tutte le difficoltà non solo di ordine spirituale, ma anche materiale che emergono per cui verrebbe da dire siamo tanto poveri, non abbiamo che cinque pani e due pesci».

Così ha esordito l’arcivescovo emerito il cardinale Gualtiero Bassetti nell’omelia pronunciata nella cattedrale di San Lorenzo di Perugia, domenica 19 giugno, solennità del Corpus Domini, vissuta nel capoluogo umbro con intensa partecipazione da un folto popolo di Dio. Celebrazione che è culminata con la processione del Santissimo Sacramento per le piazze e le vie principali del centro storico, sostando in preghiera davanti alle sedi delle Istituzioni civili.

Corpus Domini: l’omelia del card. Bassetti

«Purtroppo non ci mancano i problemi – ha proseguito il cardinale –, lo ricordano continuamente anche i mezzi di informazione… Siamo nel cuore di una guerra, che sembra non avere fine. Una recente statistica dell’ONU riporta che nel mondo ci sono ben 165 focolai di guerra e il Papa ha ragione quando parla di guerra mondiale con tanti focolai. Sono milioni le tonnellate di grano che per una ragione o per un’altra vengono sistematicamente distrutte.

Si aggiunge poi un’insidiosa e preoccupante forma di siccità. E tutto questo significa andare incontro a tempi difficili. Anche coloro che fanno ogni giorno la spesa hanno forti preoccupazioni per l’aumento dei prezzi. E Gesù ci ripete: “voi stessi date loro da mangiare”.

È un forte richiamo alle nostre responsabilità. Le parole di Gesù ci fanno capire che per diventare una comunità viva, come lui ci vuole, occorre puntare di più sulle piccole cose, intensificare i nostri rapporti di solidarietà».

La fame profonda del cuore

«“Cinque pani e due pesci”, è il poco che, purtroppo, noi abbiamo nella vita – ha ribadito l’arcivescovo emerito –, ma dalla parola di Gesù può essere moltiplicato. Ciò che è importante, ciò che conta è sapersi mettersi in gioco nelle nostre responsabilità, perché Gesù ci dice: “voi stessi date loro da mangiare”.

Il Signore non ci risolve tutti i problemi, ma la sua Parola, la Fede in Lui, ci dà la forza e il coraggio per poterli affrontare. Occorre rimboccarci le maniche e saper mettere davvero a disposizione quel poco che abbiamo e Dio lo saprà moltiplicare al di là delle nostre stesse possibilità e in modo imprevedibile.

Tutti noi siamo bisognosi del pane per poter vivere, ma, insieme al pane, abbiamo bisogno anche della grazia, perché la fame più grande che attanaglia ogni uomo e ogni donna è la fame del cuore, dell’amore e Dio con l’Eucaristia vuole nutrirci in pienezza e vuole soddisfare questa fame profonda che è dentro ciascuno di noi».

Guarire dalle forme di egoismo

«La nostra vera ricchezza a livello di famiglia, di società, di rapporti con gli altri – ha evidenziato il cardinale – non è tanto quello che abbiamo, quanto piuttosto l’amore che noi riusciamo a comunicarci gli uni e gli altri.

Spesso noto, forse perché si è chiusi in sé stessi, tanta indifferenza, tanta solitudine e preoccupazione. L’Eucaristia è strada di dono e noi sappiamo che è l’unica strada della felicità: “Questo è il mio corpo dato per voi”. La nostra vita di credenti non poggia su un’idea, ma poggia su una persona e questa persona è viva, è Gesù presente nell’Eucaristia.

Vivere radicati in Cristo significa immergere le radici della nostra esistenza nell’Amore, perché Gesù Cristo è un puro dono gratuito di Amore. Solo accogliendo la sua proposta di Amore, sarà possibile guarire il nostro cuore da tutte le forme di egoismo che, purtroppo, spesso ci tengono incatenati».

Il nuovo vescovo Luciano si è insediato a Città di Castello. Inizia il cammino comune con Gubbio

Ingresso del vescovo Luciano Paolucci Bedini a Città di Castello
Il passaggio del Pastorale da mons. Domenico Cancian, vescovo emerito, a mons. Luciano Paolucci Bedini nuovo vescovo di Città di Castello

Il vescovo mons Luciano Paolucci Bedini ha fatto ingresso nella diocesi di Città di Castello che ora è unita “in persona episcopi” alla diocesi di Gubbio. Per il vescovo, e per le due comunità, ora inizia un cammino che è allo stesso tempo comune – nel senso di vissuto in comunione – e distinto – perché le due diocesi restano giuridicamente due entità distine.

La solenne liturgia di insediamento del nuovo vescovo LUciano Paolucci Bedini, celebrata sabato pomeriggio 18 giugno 2022 nella cattedrale di Città di Castello, è stata preceduta da tre intense giornate di cammino del vescovo Luciano sulla Via di Francesco verso Città di Castello. Cammino condiviso con il vescovo emerito mons. Domenico Cancian e con persone (laici, religiosi e presbiteri) provenienti da entrambe le diocesi.

La liturgia di insediamento del nuovo vescovo

“Per Amore, nella Comunione e in fraterna Condivisione, continuiamo a camminare insieme in questa santa Chiesa di Città di Castello” ha detto mons. Paolucci Bedini nell’omelia della messa di insediamento (puoi rivedere il video sul canale YouTube della diocesi), esprimendo gratitudine “per i passi compiuti, per le grandi figure di santità che ci accompagnano e per gli esempi generosi di vita donata per amore della Chiesa. Il Signore ci benedica, custodisca tutti nel suo amore e ci protegga ogni giorno”.

Il gesto che ha reso visibile questa comunione è stato la consegna del Pastorale da parte di mons. Cancian.

“Il Pastorale che passa da una mano ad un’altra non è un segno di potere, non segna una presa di possesso, ma – ha detto mons. Bedini Paolucci nell’omelia – segna la responsabilità di una guida e la presa in cura di tanti fratelli e sorelle, con il timore che questo porta con se, e non a nome nostro, ma solo in nome di Gesù unico vero e buon pastore di noi tutti”.

Scambio di saluti tra i vescovi Domenico e Luciano

Lo scambio di saluti tra il vescovo emerito Domenicoi Cancian e il nuovo vescovo di Città di Castello Lucviano Paolucci Bedini, si è svolto nel segno della fraternità.

Cancian, ricordando i 15 anni vissuti come vescovo della Chiesa tifernate, “con grande stima, fiducia e profonda amicizia” ha consegnato al suo successore “il pastorale con il quale – ha sottolineato – salirai nella cattedra di San Florido.

L’abbraccio fraterno che ci daremo sarà il segno del profondo legame effettivo ed affettivo della continuità del ministero apostolico in Cristo, buon Pastore. A nome di tutta la Chiesa ti ringrazio e benedico per avere obbedito al Signore con umiltà e generosità”.

“Il pellegrinaggio – ha risposto il vescovo Luciano – che abbiamo fatto insieme, eugubini e tifernati in questi tre giorni, guidati da te vescovo entrante e in parte da me vescovo uscente, è stato un bel segno di come si può camminare insieme nella gioia della comunione fraterna che unisce persone diverse nella volontà del Signore, nostra pace. Un segno che, Dio lo voglia, preannuncia la bellezza della comunione delle due Chiese”.

Tanti fedeli presenti e vescovi …

In cattedrale hanno partecipato alla liturgia di insediamento del nuovo vescovo tanti fedeli, il presbiterio e i religiosi, il Presidente della Conferenza episcopale umbra mons. Renato Boccardo arcivescovo di Spoleto-Norcia, il vescovo di Macerata mons. Nazzareno Marconi figlio della comunità tifernate, e altri vescovi oltre al cardinale Gualtiero Bassetti arcivescovo emerito di Perugia-Città della Pieve.

… e autorità

Erano presenti anche i sindaci dei comuni sui quali si estende il territorio della diocesi. Il sindaco di Città di Castello Luca Secondi, ha parlato “a nome del Comune di Città di Castello e dei sindaci di Citerna, Monte Santa Maria Tiberina, Montone, Pietralunga, San Giustino, Umbertide e Lisciano Niccone.

A nome di tutti Secondi ha espresso “il più caldo saluto di benvenuto nella nuova casa spirituale dell’Altotevere umbro al quale ha voluto indirizzarLa l’alto consiglio di Papa Francesco. Il dono del Suo arrivo – ha aggiunto – è un privilegio per l’intera nostra, composita comunità locale”.

 

L’omelia del vescovo Paolucci Bedini e i saluti

Omelia di mons. Paolucci Bedini per l’inizio del ministero pastorale nella Diocesi di Città di Castello

“…il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; …questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; …fate questo in memoria di me».”

San Paolo ci ricorda il gesto di Gesù che anticipa e spiega la sua Pasqua, e lascia alla Chiesa i segni necessari della sua presenza di Risorto: il pane e il vino, il suo Corpo e il suo Sangue, per noi, per sempre. Questa è la memoria che rende presente Gesù in mezzo a noi, una memoria da non dimenticare e da celebrare continuamente e per sempre.

Un caro e fraterno saluto lo rivolgo a tutti voi,fratelli e sorelle, che in presenza o da casa celebrate con noi questa solenne liturgia del Corpo e del Sangue del Signore Gesù. Specialmente a chi più soffre, o sta vivendo momenti di fatica, chi è solo e chi teme la vita per la sua gravità, la vostra presenza e la vostra preghiera mi sono care e custodiscono tutta la tenerezza dell’amore di Dio per me figlio.

Un saluto particolare al carissimo Cardinale Gualtiero, al Vescovo Renato Presidente dei Vescovi umbri, al carissimo don Mario Vescovo mio predecessore nella Diocesi di Gubbio, a don Nazzareno, amico e fratello, agli altri confratelli Vescovi presenti, senza dimenticare il Vescovo Domenico con cui da giorni condivido questo passaggio e che di nuovo ringrazio per il dono della sua paternità.

Il Pastorale che passa da una mano ad un’altra non è un segno di potere, non segna una presa di possesso, ma la responsabilità di una guida e la presa in cura di tanti fratelli e sorelle, con il timore che questo porta con se, e non a nome nostro, ma solo in nome di Gesù unico vero e buon pastore di noi tutti.

Un cordiale saluto rivolgo alle autorità civili e militari qui convenute in rappresentanza dei territori, delle popolazioni e delle istituzioni locali.

Carissimi, il Corpo e il Sangue di Gesù sono i segni dell’Amore, della Comunione e della Condivisione, che nutrono il nostro essere discepoli e il nostro camminare insieme dentro la storia.

Raccontano la vicenda di un Dio Creatore e Padre, che ha pensato tutto per l’essere umano, la sua creatura prediletta, tutto gli ha affidato, e di fronte al dramma della libertà ferita, tutto ha messo in gioco per non perdere nessuno, fino a dare la vita del suo Figlio in riscatto per tutti noi.

L’eucaristia che celebriamo è il dramma dell’Amore di Dio che attraversa e riempie la storia della tenerezza di un Padre che non si rassegna allo smarrimento dei suoi figli. Un Dio che si spoglia della sua differenza per immergersi nella nostra debolezza umana, condivide la nostra creaturalità, cammina con noi, si china sulle nostre povertà fino a prenderle su di se perché non ne fossimo schiacciati, per ricordarci che Dio è solo Amore.

Amore che vince le tenebre, il male e la morte.

Noi credenti in fondo abbiamo solo questo Amore per vivere. E solo di questo Amore siamo debitori al mondo, che tanto lo desidera e ne ha sete, anche quando non se ne accorge.

Questi santi segni del pane e del vino nutrono poi la nostra comunione. È il cibo che ci unisce profondamente nella relazione divina della Santissima Trinità.

Commensali e concittadini della città eterna, che tutti ci attende, siamo chiamati a vivere, nel tempo di questo nostro pellegrinaggio terreno, come fratelli e sorelle, uniti dalla misericordia che ci è stata usata.

Il nostro DNA è costituito dalla comunione che Dio ci dona e che proviamo a vivere ogni giorno nella sfida della fraternità, vera prova della potenza dell’Amore di Dio.

Da ultimo il Corpo di Gesù dato e il suo Sangue versato per noi ci parlano di condivisione. È questo lo stile dei discepoli di Gesù e della comunità cristiana.

Tutto ciò che siamo e abbiamo è dono ricevuto gratuitamente da Dio, e siamo chiamati a farne dono gratuito a tutti coloro che il Signore ci da di incontrare.

Solo i doni di Dio ci uniscono, ci arricchiscono e ci fanno crescere sulla via del Vangelo, e da oggi questo cominceremo a viverlo anche con la Chiesa sorella di Gubbio che mi ha insegnato ad essere Sposo nel nome di Cristo.

Per Amore, nella Comunione e in fraterna Condivisione, continuiamo a camminare insieme in questa santa Chiesa di Città di Castello. Grati per i passi compiuti, per le grandi figure di santità che ci accompagnano e per gli esempi generosi di vita donata per amore della Chiesa.

Il Signore ci benedica, custodisca tutti nel suo amore e ci protegga ogni giorno. Amen.

Luciano Paolucci Bedini
Vescovo di Città di Castello e Gubbio – Sabato 18 Giugno 2022

____

Saluto dell’Amministratore apostolico Domenico Cancian

al vescovo Mons. Luciano Paolucci Bedini all’inizio del ministero pastorale nella diocesi di Città di Castello – 18 giugno 2022

Eccellenza Rev.ma Mons. Luciano Paolucci Bedini
Carissimo fratello vescovo,

ti saluto e ti accolgo con tanta gioia nella stupenda cattedrale di Città di Castello (recentemente restaurata) dove Papa Francesco ti ha chiesto di succedermi come pastore, unendo nella tua persona le diocesi di Città di Castello e di Gubbio.

Dopo 15 anni dalla mia nomina a vescovo della Chiesa tifernate, con grande stima, fiducia e profonda amicizia, oggi nella solennità del Corpus Domini, ti consegno il pastorale con il quale salirai nella cattedra di San Florido.

L’abbraccio fraterno che ci daremo sarà il segno del profondo legame effettivo ed affettivo della continuità del ministero apostolico in Cristo, buon Pastore.
A nome di tutta la Chiesa ti ringrazio e benedico per avere obbedito al Signore con umiltà e generosità.

Il pellegrinaggio che abbiamo fatto insieme, eugubini e tifernati in questi tre giorni, guidati da te vescovo entrante e in parte da me vescovo uscente, è stato un bel segno di come si può camminare insieme nella gioia della comunione fraterna che unisce persone diverse nella volontà del Signore, nostra pace. Un segno che, Dio lo voglia, preannuncia la bellezza della comunione delle due Chiese.

A tuo incoraggiamento posso testimoniare che in questa Chiesa abbiamo cercato sacerdoti, diaconi, religiosi/e, laici, di mettere in atto molteplici iniziative pastorali che ci hanno fatto crescere. E ciò con il coinvolgimento delle istituzioni e delle amministrazioni comunali che ringrazio.

Con i sindaci vi è stata proficua collaborazione in ordine al bene comune, specie nelle emergenze.

Tra le Lettere pastorali che ho scritto voglio ricordare la prima, che faceva chiaro riferimento al mio motto episcopale: “Rimanete nel mio amore. Amatevi come io vi ho amato”. E l’ultima: “Io sono con voi tutti i giorni”.
Tra i momenti più significativi cito le due visite pastorali, l’ordinazione episcopale di don Nazzareno, la canonizzazione di Santa Margherita, il giubileo della misericordia.

Un commosso ringraziamento al Signore e alla Chiesa Tifernate per il bene che insieme abbiamo potuto compiere. In questo momento voglio abbracciare con gratitudine ogni Tifernate, specialmente le persone malate, i poveri, i giovani e le famiglie.

L’Amore misericordioso perdoni le nostre debolezze e miserie; accompagni ciascuno di noi a vivere nel modo migliore la propria vocazione e missione.

Sicuri che la Chiesa è nelle mani del buon Pastore Gesù e del Padre misericordioso, credendo nella grazia della successione apostolica, chiedo a te Luciano, al cardinale Gualtiero Bassetti, all’arcivescovo Renato Boccardo, presidente della CEU, al vescovo tifernate don Nazzareno e ai vescovi presenti, che ringrazio di cuore per la loro partecipazione, di benedire questa Chiesa chiamata a vivere in comunione con la Chiesa di Gubbio.

Il Signore, al quale eleviamo il canto di lode, ti accompagni, vescovo Luciano, e renda fecondo il tuo ministero episcopale!

“Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi, nutrici e difendici, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo!”

La Madonna delle grazie, protettrice della città, ti custodisca!

† P. Domenico Cancian, fam
Vescovo emerito di Città di Casgtello – Sabato 18 Giugno 2022

____

Saluto al Sindaco di Città di Castello

del vescovo Luciano Paolucci Bedini – 18 giugno 2022

“Il mio primo pensiero è di ringraziamento per l’accoglienza attenta e cordiale che mi è stata riservata e per la quale già mi sento parte di questa comunità tifernate.

Oggi ricevo, per le mani del mio predecessore Mons. Domenico Cancian, una preziosa eredità che mi auguro di saper custodire con prudenza e sapienza, e che comprende anche una esemplare esperienza di vicinanza e di collaborazione tra la Diocesi e le istituzioni locali, ciascuno per la sua parte di competenza e insieme per l’unico bene comune a tutti i cittadini.

Mi inserisco volentieri, e con personale coinvolgimento, in questa positiva condivisione di responsabilità.

Questo meraviglioso territorio, che ho potuto assaporare passo passo nei giorni del mio pellegrinaggio, scenario di una storia ricca e virtuosa, ha visto crescere la vicenda ecclesiale in stretta connessione con quella civile, maturandone la coscienza di una feconda sinergia a favore di questo popolo e di queste comunità.

L’attualità che stiamo attraversando ci indica la necessità di intensificare ancor più questo camminare insieme nello stile del servizio e nell’attenzione premurosa verso chi più fatica e rischia di rimanere ai margini.

Da parte mia vi assicuro la mia presenza e la mia disponibilità per conoscere e affrontare insieme le questioni che riguardano il bene e la dignità della nostra gente, nel rispetto degli ambiti peculiari di ciascuna istituzione, ma nella decisa volontà di non lasciare nessuno da solo o indietro.

La Chiesa è serva di ogni donna e di ogni uomo che incontra e non teme di chinarsi sulle ferite che la storia infligge all’umanità.

Non mancherà dunque, da parte mia e dell’intera comunità diocesana, la benedizione e il sostegno per coloro che, nel rispetto delle regole democratiche, svolgono un prezioso ed indispensabile servizio a beneficio del bene comune e nella responsabilità della cosa pubblica.
Grazie ancora per la vostra accoglienza e l’augurio più sincero per il cammino che ci attende!

Luciano Paolucci Bedini
Vescovo di Città di Castello e Gubbio – Sabato 18 Giugno 2022

_____

Saluto del sindaco Luca Secondi al Vescovo

Sabato pomeriggio in Piazza Gabriotti, alla presenza dei sindaci della diocesi altotevere ed Alto Chiascio

“A nome del Comune di Città di Castello e dei sindaci qui convenuti della diocesi: Citerna, Monte Santa Maria Tiberina, Montone, Pietralunga, San Giustino, Umbertide e Lisciano Niccone, formulo a Lei il più caldo saluto di benvenuto nella nuova casa spirituale dell’Altotevere umbro al quale ha voluto indirizzarLa l’alto consiglio di Papa Francesco.

Il dono del Suo arrivo è un privilegio per l’intera nostra, composita comunità locale, nella quale da sempre la materialità del vivere quotidiano si è intrecciata fortemente con la vita religiosa e spirituale, dando vita a un territorio molto coeso e capace di produrre integrazione e di generare dialogo, com’è già accaduto con il suo predecessore monsignor Domenico Cancian al quale rivolgo un nuovo, deferente saluto.

Con Lei arriva fra di noi un presule del quale ci è stato possibile cogliere ampiamente la grande generosità, l’entusiasmo nell’amministrare, l’umiltà nel guidare, la pacatezza nel riflettere, la giusta determinazione nello scegliere, il modo estremamente giovanile nel coinvolgere le persone nelle sue scelte, la fermezza nel procedere in piena disponibilità all’ascolto, la consapevolezza che un obiettivo è raggiunto solo quando tutti quelli che lo hanno condiviso lo hanno anche conseguito.

Per questo, la Sua presenza fra di noi sarà occasione quotidiana di stimolo e di confronto, di sprone e di dibattito, di reciproco consiglio e di mutua esortazione al bene comune.

Auspico un contatto franco e produttivo tra i Comuni e il Vescovado perché le premesse della maturità e istituzionale e spirituale di questa terra mi consentono di coltivare tale speranza e di riporla con particolare fiducia nella Sua persona. Da oggi, anche grazie alla Sua presenza fra di noi, gli stessi rapporti istituzionali già ottimi con il comune di Gubbio, oggi rappresentato dal sindaco Filippo Maria Stirati e gli altri comuni dell’Alto Chiascio, avranno un nuovo impulso e daranno vita ad ancora più proficui risultati in molti campi della vita sociale dei nostri territori.

Ben arrivata, Eccellenza, nella terra di Santa Margherita, Santa Veronica, dei Santi Patroni, Florido e Amanzio, in questo lembo operoso di Umbria che ha visto all’opera geni dell’arte di ieri, come Raffaello, e di oggi, come il concittadino Alberto Burri.

La nostra civiltà, la nostra fede, la nostra cultura sono un bene indiviso che, insieme, contribuiremo ad arricchire giorno per giorno”.

Luca Secondi
sindaco di Città di Castello – Sabato 18 Giugno 2022

Giornata rifugiati. Save the children: “Europa a due livelli, accoglie gli ucraini e respinge gli altri”


Rifugiati. La testimonianza di Fatma raccolta da Save the children
Rifugiati. La testimonianza di Fatma raccolta da Save the children per il rapporto “Nascosti in piena vista”

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato che si celebra il 20 giugno Save the children ha presentato il secondo rapporto “Nascosti in piena vista” (qui trovi il testo integrale) per documentare storie di minori soli e di famiglie in arrivo o in transito alla frontiera nord, a Trieste, Ventimiglia e Oulx. Nel Rapporto denuncia le disparità di trattamento e chiede la fine delle violenze lungo le frontiere. Con un appello alla Commissione europea.

Le storie dei rifugiati minorenni

Anastasya ha 14 anni ed è fuggita dalla guerra in Ucraina con la mamma e la sorella di 11 anni. Appena arrivata a Trieste, al valico Fernetti, per lei si sono aperte tutte le porte della solidarietà e dell’accoglienza. Ora ha la possibilità di girare liberamente in Europa grazie alla protezione temporanea concessa agli ucraini.

Anche Ghulam ha 14 anni ma è afghano. Fugge da una situazione altrettanto dura e difficile ma alla stessa frontiera è arrivato dopo una camminata di 260 km durata 8 giorni, dal confine tra Bosnia Erzegovina e Croazia, dopo un viaggio pericoloso lunghi mesi. È stato trovato dai militari italiani nella parte slovena del bosco carsico e condotto nei centri di accoglienza.

Per lui il percorso per ottenere una protezione umanitaria sarà molto più lungo e tortuoso. Se vorrà muoversi per l’Europa per raggiungere familiari o amici rischierà di trovarsi di nuovo in una situazione di irregolarità e invisibilità.

I minori rifugiati non sono tutti uguali

La disparità di trattamento nei confronti dei minori migranti viene evidenziata nel nuovo report pubblicato oggi da Save the children, intitolato Nascosti in piena vista, che documenta le storie di minori soli o di famiglie in arrivo o in transito alla frontiera nord, a Trieste, Ventimiglia e Oulx. (Guarda il video di presentazione curato da Save the Children)

Il Rapporto di Save the children

Il Rapporto punta il dito contro le violenze e violazioni dei diritti umani cui sono sottoposti tanti minorenni alle frontiere, mostrando una Europa a due volti: uno buono e solidale nei confronti dei profughi ucraini, uno respingente nei confronti degli altri.

“In uno scenario mondiale profondamente mutato, l’Europa e i suoi Paesi hanno dimostrato di saper spalancare braccia e porte alla popolazione in fuga dalla guerra in Ucraina, ma al contempo si sono dimostrati brutali e disposti a usare forza ingiustificata contro gente inerme, ‘colpevole’ di non avere documenti validi per l’ingresso, ma bisognosa allo stesso modo di un posto sicuro”, denuncia Save the children.

35 minorenni respinti alle frontiere Ue nei primi 3 mesi del 2022.

Nei primi 3 mesi del 2022 sono stati respinti alle frontiere esterne dell’Ue almeno 35 minorenni stranieri non accompagnati, che rappresentano solo la punta di un iceberg sommerso.

Basti pensare che nel solo mese di aprile sono stati segnalati 38 minori non accompagnati  in transito a Trieste, 24 in transito a Ventimiglia e 35 a Oulx.
 Un flusso in costante aumento con la bella stagione: a maggio sono diventati 60 a Trieste, a Ventimiglia 47, a Oulx addirittura 150.

Si tratta in maggioranza di ragazzi afghani,
che arrivavano sia dalla cosiddetta “rotta balcanica”, sia dal Mar Mediterraneo. Alcuni subiscono violenze fisiche, umiliazioni e pestaggi dalle forze dell’ordine alla frontiera.

Ad altri tocca una sorte peggiore, come un minorenne africano senza nome annegato in un fiume al confine con la Croazia.

La frontiera tra Italia e Francia continua ad essere uno dei posti peggiori per un migrante: tra le associazioni presenti che cercano di aiutarli a soddisfare almeno i bisogni primari (pasti e vestiti), ci sono Caritas Intemelia, Diaconia Valdese, WeWorld  e Save the children.

Italia – Francia: la frontiera più dura per i migranti

In alcuni giorni i respingimenti dalla Francia riguardano parecchie decine di persone, a volte anche più di 100. Solo il 6 maggio il team di ricerca ha visto almeno 30 persone tornare a piedi dal posto di confine di Ponte San Luigi, respinte in modo sommario.

Non potendo entrare per vie ufficiali i migranti approdano così nelle mani dei trafficanti, che consigliano i treni meno controllati, organizzano il tragitto a piedi lungo il Passo della Morte, con i taxi nelle stradine di montagna o nascosti nei camion.

Spesso si verificano incidenti tragici, come i due cingalesi investiti da un camion ad aprile o le due persone rimaste folgorate sul tetto del treno da Ventimiglia a Mentone a gennaio e a marzo. A Mentone viene ancora segnalata la pratica della polizia di modificare la data di nascita per far risultare la persona maggiorenne e respingerla con il refus d’entrée.

A Oulx, in Piemonte, nel mese di maggio sono state riportate indietro dalla Francia 530 persone, quasi 17 al giorno, cifre in continuo aumento.

Più di 14mila minori nel sistema di accoglienza italiano

Ad aprile 2022 risultano 14.025 minori stranieri non accompagnati nel sistema di accoglienza italiano, secondo i dati Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, di cui il 16,3% sono bambine e ragazze, quasi il 70% hanno tra i 16 e i 17 anni e oltre il 22% sono sotto i 14 anni.

Per quanto riguarda le nazionalità,

la novità di quest’anno è rappresentata dagli ucraini al primo posto (3.906, pari al 27,9%, la cui quasi totalità è ospitata presso parenti o famiglie affidatarie), poi ci sono gli egiziani con il 16,6% e a seguire bengalesi, albanesi, tunisini, pakistani, ivoriani.

 Gli afghani sono 306 pari al 2,6%, a testimonianza della loro volontà di raggiungere altri Paesi in Europa.

Ad aprile sono entrati nel territorio italiano 1.897 minori soli – di cui solo 272 con gli sbarchi alla frontiera sud e i restanti 1.625 entrati evidentemente dalla frontiera terrestre – in maggioranza ucraini (1.332, pari al 70,2%), egiziani (169, pari all’8,9%), afghani (71, pari al 3,7%).

Le regioni che ne accolgono di più sono Lombardia (19,6%), Sicilia (18%) ed Emilia-Romagna (8,8%).

Appello all’Ue, “proteggere tutti i minori”.

Save the children chiede perciò alla Commissione europea “l’adozione di una Raccomandazione agli Stati Membri per l’adozione e l’implementazione di politiche volte ad assicurare la piena protezione dei minori non accompagnati ai confini esterni ed interni dell’Europa e sui territori degli Stati membri”.

Chiede inoltre ai governi europei “di astenersi dall’utilizzo di pratiche che erroneamente distinguono fra categorie di rifugiati – afferma Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the children -, rispettando il diritto internazionale e il principio del non respingimento, consentendo l’accesso a tutti i richiedenti asilo, e di
estendere le buone pratiche istituite per i rifugiati ucraini a tutti i richiedenti asilo,
introducendole anche nelle discussioni sull’approvazione o revisione dei provvedimenti del Patto sull’Asilo e la Migrazione.

Infine, riteniamo fondamentale l’adozione di sistemi di monitoraggio delle frontiere, che permettano anche di perseguire i casi di violazione dei diritti umani”.

Patrizia Caiffa

Presentato il restauro delle facciate della cattedrale di San Lorenzo di Perugia

La cattedrale di San Lorenzo è ritornata al suo antico splendore, dopo un restauro conservativo durato 11 mesi su una superficie di oltre 9 mila metri quadrati e che ha impegnato contemporaneamente oltre 50 maestranze specializzate. Dati evidenziati in una nota sul sito dell’archidiocesi di Perugia-Città della Pieve (http://diocesi.perugia.it). La presentazione dei lavori è avvenuta il 17 giugno in piazza IV Novembre, antistante la cattedrale, alla presenza delle autorità religiose, civili e militari della città.

Il lavoro di squadra e il coordinamento tra le imprese coinvolte, i progettisti e la direzione dei lavori, ha permesso “il celere ed efficace svolgimento del cantiere”, ha spiegato l’ingegnere Roberto Regni, direttore dei lavori e coordinatore dell’équipe di architetti e ingegneri dell’Area progetto associati di Perugia ai quali il Capitolo della cattedrale, il seminario arcivescovile e l’archidiocesi di Perugia-Città della Pieve hanno affidato la progettazione e il coordinamento dell’opera. Ammonta invece a poco più di 8 milioni di euro la spesa complessiva del restauro finanziato in parte grazie al “bonus facciate e il resto con il contributo della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli e della società Plenitude.

Il restauro

“Le facciate, oltre ad aver beneficiato di un restauro conservativo – spiega l’ingegnere Regni -, hanno anche ricevuto interventi di consolidamento e riparazione di alcuni paramenti murari e di messa in sicurezza degli apparati decorativi. Gli interventi di restauro e consolidamento hanno riguardato i due portali d’ ingresso, quello monumentale di piazza Danti, del Carattoli, del 1729, e quello cinquecentesco di piazza IV Novembre, eseguito dallo scultore Ludovico Scala su disegno dell’architetto Galeazzo Alessi, la Loggia di Braccio costruita nel 1423, il campanile ricostruito su disegno di Bino Sozi nel 1606, il pulpito quattrocentesco, l’edicola del Crocifisso del 1540, le edicole della Madonna della Consolazione e della Madonna della Provvidenza, che si affacciano su piazza IV Novembre, come anche il monumento a papa Giulio III, il basamento e la seduta in travertino dinanzi alla gradinata della Cattedrale, anch’essa ripulita, le cornici delle bifore e trifore, le vetrate e il rosone, oltre ai lavori eseguiti sulle pareti esterne dell’Isola di San Lorenzo che si affacciano sulle vie delle Cantine, Baldeschi e Maestà delle Volte e su piazza Cavallotti”.

L’accurata opera di restauro ha permesso anche di effettuare uno studio delle stratificazioni in pietra e in marmo caratterizzante la fabbrica dell’attuale cattedrale risalente al secolo XV, poggiante su resti di una precedente, la cui sottostante area archeologica attraversa 25 secoli, dall’età etrusca e romana a quella medioevale.

Le parole del card. Gualtiero Bassetti

“Si tratta di un recupero e di una valorizzazione architettonica esemplare – ha detto nel suo saluto l’arcivescovo emerito il cardinale Gualtiero Bassetti – che ha tenuto conto di quasi un millennio di storia, narrata in ogni singola pietra, ogni decorazione, ogni sedimentazione dei vari strati che si sono succeduti nella costruzione dell’edificio e degli annessi.

Questo recupero architettonico ha infatti posto in luce, con grande chiarezza, non solo il passato ma anche, per dir così, il futuro, le potenzialità che questo monumento offre, oggi più che mai. Questa ‘Isola di San Lorenzo’, adagiata e perfettamente inserita da secoli nel flusso del centro cittadino, vuole ancora rappresentare un approdo, un riferimento per i fedeli e per i tanti turisti che sono tornati a popolare la nostra città”.

“Grazie a questo intervento, compiuto in tempi molto rapidi, grazie ai benefattori e alle preghiere e alla partecipazione di tanti, il sacro tempio è tornato a risplendere in tutta la sua bellezza – ha  poi detto il cardinale  Bassetti nell’omelia della celebrazione eucaristica di ringraziamento. Soffermandosi sulla vita della comunità ecclesiale, Bassetti ha evidenziato che “un ruolo tutto speciale riveste la chiesa cattedrale. L’edificio di pietre deve servire a tutti noi, perché è proprio nel tempio materiale che, ascoltando la parola di Dio e celebrando la sacra liturgia, noi diventiamo un solo corpo, un unico tempio di Dio. (l’omelia completa su http://diocesi.perugia.it).

Il messaggio di mons. Fausto Sciurpa

“Piena soddisfazione per il risultato raggiunto” è stata espressa da mons. Fausto Sciurpa, presidente del Capitolo dei Canonici, tramite una nota diffusa dal sito web della arcidiocesi, perché costretto dal Covid-19 a restare in quarantena nel giorno della presentazione e seguendo dal terrazzo delle Logge di Braccio l’intera cerimonia. Un restauro che “ha restituito una rinnovata vitalità, luminosità, leggibilità della composita tessitura architettonica della cattedrale. L’intero complesso degli edifici della cosiddetta ‘Isola di S. Lorenzo’, che all’opera principale si è correlato, ne ha beneficiato contribuendo al rinnovamento di un’area del centro storico che esalta la bellezza di Perugia. Un evento che, con qualche enfasi ma non troppo, si può definire storico”.

“Un sentito ringraziamento – conclude sempre nella nota mons. Sciurpa – a quanti hanno contribuito all’operazione dalla progettazione all’esecuzione, e a monte, nella logica del ‘Bonus Facciate’, a quanti ne hanno permesso il finanziamento. Un particolare ringraziamento alla ‘Fondazione Brunello e Federica Cucinelli’ senza la quale il Capitolo della Cattedrale non avrebbe potuto dare avvio all’intera operazione. Il ringraziamento è tanto più sentito quanto più la fondazione si è fatta carico di interventi non previsti dal ‘Bonus’. Interventi, alcuni importanti, come quello delle Vetrate della Cattedrale, altri secondari o apparentemente meno rilevanti, nondimeno rivelativi dell’amorevole cura degli ambienti e di quanti ne fruiscono”.

Brunello Cucinelli: “conservando i nostri monumenti conserviamo, per certi versi, noi stessi”

“Mi è sempre piaciuto pensare che conservando i nostri monumenti conserviamo, per certi versi, noi stessi, e gettiamo le fondamenta del nostro futuro”: a dirlo è stato Brunello Cucinelli parlando del restauro del duomo di Perugia. “Si inaugura il restauro di un monumento celebre, simbolo non soltanto religioso per i perugini e per l’ Italia tutta”, ha aggiunto. “Ho imparato dalla mia famiglia, e dalla campagna, che ogni buona azione è come un seme che non manca mai di dare buoni frutti. Per questo auguro a tutti che l’esempio di questa buona opera stimoli un’imitazione virtuosa alla grande come alla piccola scala, pubblica e privata, poiché, come dicevano i miei stimati greci, se terrai in ordine e ben conservato l’ingresso della tua casa, anche la tua città sarà sempre ben conservata. Sono convinto che questo meritano la nostra augusta Perugia e la nostra terra madre umbra”.

Le parole di Stefano Goberti

“Uno dei punti cardine della nostra strategia di sostenibilità è l’attenzione alle comunità”, ha detto Stefano Goberti, amministratore delegato di Plenitude. “Questo progetto – ha aggiunto – racchiude in sé tutti gli elementi essenziali di tale approccio: abbiamo investito su partnership di valore coinvolgendo tutte le professionalità necessarie per poter restituire alla comunità perugina un simbolo di profondo rilievo storico e religioso”.

 

A Terni il nuovo “Lapidarium” della cattedrale

Una lapide della cattedrale

Epigrafi, fregi marmorei, un’acquasantiera, pietre con affreschi, sono i reperti risalenti a varie fasi costruttive del Duomo di Terni, ora fruibili nell’esposizione allestita nei locali adiacenti alla Cattedrale di Santa Maria Assunta e nel Museo Diocesano di Terni.

Grazie al contributo della Fondazione Carit è stato realizzato un “lapidarium” negli spazi, in parte al chiuso e in parte all’aperto, che dividono la Cattedrale stessa dagli ambienti dell’Oratorio, recuperando e sistemando i numerosi reperti che erano sparsi e giacenti a terra, in vari locali.

I reperti sono stati posti in opera con l’affissione delle lapidi alle murature, i capitelli e l’acquasantiera su colonne in corten e i reperti lapidei su piani in plexiglass nel portico a destra della facciata del Duomo, nella piccola chiostrina che separa la Sacrestia dalla scala di accesso agli archivi diocesani, nel piano terra di questa scala e lungo la sua risalita, e da ultimo anche nella sacrestia.

Piccoli tesori risalenti a diverse epoche, alcune epigrafi al XV secolo, capitelli di epoca paleocristiana recuperati in occasione di lavori di rifacimento della Cattedrale, come le pietre con affresco su intonaco rinvenute nel sottotetto dell’antisacrestia e la lastra di pietra con croce scolpita che era parte della gradinata del presbiterio.

Celebrato il Corpus Domini a Città della Pieve

“Chi non ha mai sperimentato nella propria vita l’incombere della notte, l’incertezza della speranza posta sulle cose umane? È in questi momenti che Cristo si fa presente per darci come sostentamento il suo Corpo offerto in sacrificio. Grazie a questo sacrificio sappiamo che abbiamo già ottenuto la riconciliazione con il Padre”. Così il vescovo ed amministratore diocesano mons. Marco Salvi nell’omelia della solennità del Corpus Domini celebrata la sera del 16 giugno nella concattedrale di Città della Pieve.

A seguire si è tenuta la processione del Santissimo Sacramento per le vie del centro storico della cittadina umbra che ha dato i natali al grande maestro del Rinascimento italiano, Pietro Vannucci, il Perugino, del quale ricorre il prossimo anno il quinto centenario della morte (1523-2023).

I pievesi sono ritornati a vivere “in presenza”, dopo la pandemia, una delle processioni più sentite e partecipate, ha commentato a margine il parroco e arciprete della concattedrale don Simone Sorbaioli. Processione che è stata aperta dai tradizionali “Tronchi” delle confraternite, le grandi croci processionali recate in equilibrio dai confratelli per tutto il percorso. I fedeli hanno tenuto in mano le candele e i bambini e le bambine della Prima comunione hanno sparso a terra, in segno di riconoscenza al Signore, petali di fiori che emanavano un intenso profumo, simbolo della “fragranza” di Dio che avvolge e protegge tutti i suoi figli.

Sul significato dell’appartenenza alla “famiglia di Dio”, chiamata a concretizzare il messaggio di salvezza rivelato dal Corpo e dal Sangue di Cristo, si è soffermato mons. Salvi. “È questo l’alimento spirituale che ci sostiene nelle vicissitudini della vita, tra le ombre notturne che sembrano avvolgere il mondo intero. Mai come in questo momento (il riferimento è alla guerra in Ucraina, n.d.r.) sembra che le tenebre prendano il sopravvento su tutta la vita. Cristo Eucaristia si presenta come il grande amico, che sta sempre, incondizionatamente accanto a noi e ci offre continuamente il suo amore. L’Eucaristia è questo amore continuo che ci viene offerto a ciascuno di noi. L’esperienza, per quello che mi compete, dimostra che nel mezzo delle pene più grandi ciò che sostiene la fede di coloro che soffrono, è l’Eucaristia. È la possibilità di partecipare allo stesso sacrificio di Cristo e di alimentarsi con la stessa sua Comunione. Quando ero parroco, quante volte andando a trovare gli ammalati, l’Eucaristia diventava il sostegno della loro vita, un atto di ringraziamento continuo”.

L’Eucaristia richiama tre aspetti fondamentali della fede evidenziati da mons. Salvi nell’omelia. “Prima di tutto credere nella presenza reale di Cristo nell’ostia, che va gustata perché si offre di accompagnarci nel nostro pellegrinare terreno. Per questo dobbiamo continuamente ravvivare la nostra fede in questo grande mistero. Non possiamo dare per scontato la nostra partecipazione alla Messa, come se fosse l’abitudine di qualcosa che è distante da noi’. Secondo, “è affermare il carattere sacrificale della Messa, nel partecipare a quell’unico sacrificio di Cristo che si dona nella Croce offrendo la sua vita a tutti. Quando condividiamo l’Eucaristia, sapendo che è un autentico sacrificio, accettiamo tutta la sua grandezza e ne riceviamo i suoi frutti, venendoci donata l’opportunità di unire la nostra vita alla stessa vita di Cristo”. Terzo, “la fede eucaristica ci porta alla pratica della Comunione frequente, il sostentamento che ogni giorno ci viene donato perché nella nostra vita si affermi sempre di più il bene. Il percorso della vita umana ha bisogno di questo alimento altrimenti perdiamo le forze del vivere. Non è più il tuo carattere, le tue pretese, le tue opinioni che vincono, ma è quella vita che ti viene donata e che diventa esperienza comune fra te e tuo fratello e tua sorella”.

Vivere l’Eucaristia, ha concluso mons. Salvi, “significa vivere quest’unità nella nostra Chiesa e che la festa del Corpus Domini rinnovi in ciascuno di noi la riscoperta e l’adesione di tutta la nostra vita all’Eucaristia”.

No all’aumento delle armi

colline e sole, logo rubrica oltre i confini

Tutti coloro che ricorrono al Catechismo della Chiesa cattolica per giustificare la guerra, dovrebbero coerentemente leggere anche il paragrafo che segue poco dopo e che riguarda la condanna della spesa armiera: “La corsa agli armamenti non assicura la pace. Lungi dall’eliminare le cause di guerra, rischia di aggravarle. L’impiego di ricchezze enormi nella preparazione di armi sempre nuove impedisce di soccorrere le popolazioni indigenti; ostacola lo sviluppo dei popoli. L’armarsi ad oltranza moltiplica le cause di conflitti ed aumenta il rischio del loro propagarsi” (Ccc, n. 2315).

Il richiamo costante di Papa Francesco su questo punto si inserisce in una tradizione della Chiesa molto ben delineato e consolidato. Si auspica pertanto che tutti noi che ci diciamo cristiani non lasceremo che per legge si arrivi al 2% del Pil da destinare all’acquisto di nuovi armamenti, come è stato proposto dal Governo e approvato dal Parlamento. In concreto, si tratterebbe di 104 milioni di euro al giorno, rispetto ai 68 che già spendiamo oggi. Non è certo la via migliore per diffondere un clima di fiducia e cooperazione tra le nazioni come condizione essenziale della pace.
Tonio Dell’Olio

Nella cattedrale di Perugia l’appuntamento con le famiglie per il X Incontro mondiale

Dal 22 al 26 giugno si terrà a Roma il X Incontro mondiale delle famiglie dal titolo “L’amore familiare: vocazione e via di santità”. A causa della pandemia all’incontro parteciperanno solo i delegati internazionali e i responsabili di Associazioni e Movimenti che si occupano di Pastorale familiare, mentre si attuerà in forma multicentrica e diffusa nelle varie diocesi italiane.

L‘arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve Ufficio pastorale familiare ha dato appuntamento alle famiglie a Perugia il 26 giugno alle ore 17 nella cattedrale di San Lorenzo dove mons. Marco Salvi, amministratore diocesano, durante la celebrazione eucaristica consegnerà il Mandato missionario alle famiglie; a seguire, alle ore 18, in piazza IV Novembre si terrà il concerto spettacolo “Voglio dirti sì”. Sul palco, oltre ai canti di evangelizzazione, si alterneranno testimonianze, sketch genitori-figli e videoclip sui momenti più significativi delle giornate a Roma con il Papa.

L’evento è in collaborazione con La Voce – Umbria Radio e ha il patrocinio del Comune di Perugia.

Per info: http://diocesi.perugia.it, Facebook pastorale familiare Perugia

È finita come doveva

Logo rubrica Il punto

Come era prevedibile, i referendum di domenica 12 giugno hanno avuto esito nullo: non si è raggiunto il numero di votanti richiesto dalla Costituzione. Adesso i promotori si lamentano perché attribuiscono questo esito alla malafede di altri; così hanno detto, fra gli altri, Salvini e Calderoli. Dovrebbero piuttosto dare la colpa a se stessi. Hanno preteso di sottoporre a referendum proposte arzigogolate e oscure, riferite per di più ad argomenti (come la carriera dei magistrati e il modo di eleggere i membri del Consiglio superiore della magistratura) dei quali la maggior parte dei cittadini sa poco o nulla, e non è interessata saperlo.

Di più, gli stessi promotori non si preoccupavano di spiegare bene il senso e gli effetti delle loro proposte, anzi facevano in modo di confondere ancor più le idee. Come è avvenuto, del resto, anche per altri referendum del passato. C’è stato – in questa occasione ma anche prima – un uso improprio, o addirittura un abuso, dello strumento del referendum. Come si fa a pretendere che decine milioni di elettori italiani decidano se è bene o male che un magistrato che si vuole candidare alle elezioni interne per il Csm debba presentare le firme di almeno 25 colleghi? Moltissima gente non sa nulla del Csm, o al più ne ha appena una vaga idea.

Non sa che i circa 9 mila magistrati eleggono ogni volta 20 rappresentanti; non si rende conto che, con questi numeri, chiedere a un candidato di avere le firme di appoggio di 25 colleghi non è un sopruso, e che comunque abolire questa regoletta non cambia, di fatto, nulla. Come si fa a mettere a referendum una questione come questa? In ogni caso, si illude chi, magari in buona fede, crede che le scelte politiche si possano semplificare fino al punto che si possano risolvere con un sì o un no, al di fuori di ogni contesto e di ogni bilanciamento. Perché ogni sì che si dice a una qualsiasi proposta produce, lo si voglia o meno, un no a tante altre richieste non meno giuste. La democrazia diretta, a colpi di referendum, è illusoria.

Celebrazione della Solennità del Corpus Domini nella Cattedrale di Terni

Corpus Domini
La processione con il Santissimo Sacramento della Solennità del Corpus Domini nel centro di Terni

Solennità del Corpus Domini nella Cattedrale di Santa Maria Assunta in Terni, con la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo monsignor Francesco Antonio Soddu e concelebrata con i sacerdoti della diocesi, giovedì 16 giugno con inizio alle 18.

A seguire la processione eucaristica con il Santissimo Sacramento, alla quale prenderanno parte i sacerdoti, le confraternite, i Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, i rappresentanti delle associazioni e movimenti ecclesiali e delle parrocchie.

La Solennità del Corpus Domini momento importante alla fine dell’anno pastorale

L’Eucaristia culmine e fonte per la vita sinodale della Chiesa, segna la riflessione della solennità del Corpus Domini che rappresenta un momento importante a fine anno pastorale, in cui al centro della celebrazione è l’Eucaristia, attraverso la quale si sperimenta la comunione tra le varie realtà della diocesi per sentirsi complementari nella diversità di ciascuno. La comunità diocesana riunita intorno al corpo del Cristo portato in processione, nella corale preghiera per i deboli, i poveri, per chiunque ha bisogno di amore e di consolazione, vicino o lontano, è il segno tangibile di una condivisione e partecipazione alla vita cittadina e ai suoi problemi.

Se quattro italiani su 5…

di Stefano De Martis

Com’era ampiamente prevedibile, i cinque referendum sulla giustizia non hanno raggiunto il quorum richiesto per la validità della consultazione. Ma la partecipazione è stata così bassa – la più bassa di sempre: il 20,9% – da esigere una riflessione schietta sia sull’istituto del referendum abrogativo in sé, sia sui quesiti al centro di questa specifica tornata. Sotto il primo aspetto, il nodo da sciogliere sta nella contraddizione tra l’accresciuta facilità dell’iniziativa referendaria e il “muro” del quorum, divenuto praticamente insuperabile.

Da un lato, infatti, il requisito delle 500 mila firme, fissato quando gli elettori erano circa 29 milioni, è ormai inadeguato rispetto a un corpo elettorale di oltre 50 milioni, tenuto conto che l’aver sdoganato la raccolta in forma digitale delle sottoscrizioni ha reso l’operazione estremamente più agevole. Dall’altro lato, il consolidarsi di un astensionismo di base molto più alto che in passato, come si verifica costantemente nelle consultazioni politiche, ha trasformato in un’impresa ai limiti dell’impossibile il raggiungimento del 50% più uno degli aventi diritto al voto. È come se si partisse da sotto zero, insomma. Per evitare la mortificazione di un importante strumento di democrazia diretta, quindi, si dovrebbe ridurre il quorum, o quanto meno rapportarlo alla quota di partecipazione delle più recenti elezioni parlamentari.

Quando però va alle urne solo un elettore su cinque, com’è accaduto il 12 giugno, non è una questione di quorum. Al netto di ogni altra possibile e lecita considerazione sulle cause, quel che emerge è un radicale scollamento dell’iniziativa referendaria rispetto al sentire collettivo. Tanto più che sui due quesiti più “politici” (decreto Severino e custodia cautelare), anche tra i pochi che sono andati ai seggi, una buona quota – oltre il 40% – lo ha fatto per votare “no”. Al di là delle migliori intenzioni di alcuni dei sostenitori dei referendum, è veramente arduo non cogliere profili di strumentalità in un’iniziativa che ha investito almeno parzialmente la materia di una delle riforme-chiave del Pnrr, su cui si sono impegnati Governo e Parlamento.

Tra i tanti motivi che hanno tenuto gli italiani lontano dalle urne, forse c’è anche il fastidio per la campagna elettorale permanente in cui siamo immersi da mesi, e che sembra avere come principali obiettivi il logoramento del Governo in carica e la conquista di posizioni tatticamente redditizie nella prospettiva delle prossime politiche, da cui ci separa meno di un anno. Che poi queste manovre siano o no nell’interesse del Paese, sembra quasi marginale. Non è casuale che anche nella tornata amministrativa la partecipazione abbia registrato un calo rilevante, superando di poco la metà degli elettori potenziali. Per un bilancio completo delle comunali su scala nazionale sarà necessario attendere l’esito dei ballottaggi, ma colpisce fin d’ora che gran parte dell’attenzione sia concentrata sugli assetti degli schieramenti. Ossia gli assetti interni per quanto riguarda il centrodestra, che ha una tradizione di alleanze elettorali – a ben vedere – più forte delle pur aspre rivalità tra i leader; e gli assetti complessivi sul versante del centrosinistra, dove il perimetro delle alleanze è ancora in via di definizione.

Il vescovo Luciano in cammino verso la Chiesa-Sposa tifernate

Il pellegrinaggio a piedi del vescovo Luciano Paolucci Bedini da Gubbio a Città di Castello

Le tre intense giornate di cammino del vescovo Luciano Paolucci Bedini sulla Via di Francesco verso Città di Castello sono iniziate con un gesto simbolico e una preghiera davanti alla “Porziuncola eugubina”, come il vescovo emerito di Gubbio mons. Mario Ceccobelli aveva ribattezzato la chiesetta di Santa Maria della Vittorina, luogo dell’incontro tra il Santo assisano e il lupo, oltre che sede una delle prime fraternità francescane già dal 1213.

I presenti, sia della diocesi eugubina sia arrivati da quella tifernate, hanno pregato insieme per mons. Paolucci Bedini affidandolo al Signore: “Assisti il nostro vescovo Luciano nell’assunzione del nuovo incarico – recitava l’invocazione – e stringi in piena comunione le nostre due Diocesi di Gubbio e Città di Castello, che nella sua persona hai reso ancor più vicine nel cammino”.

Le tappe tra Gubbio e Città di Castello

Poi le varie tappe lungo l’itinerario che collega le ultime parrocchie sul territorio diocesano di Gubbio – Loreto e San Benedetto Vecchio – fino ai confini con la diocesi di Città di Castello, a tre chilometri da Pietralunga, dove si trova da qualche anno una piccola edicola votiva con la statua di sant’Ubaldo, vescovo e patrono eugubino. Lì c’è stato l’incontro con il vescovo emerito della diocesi tifernate, mons. Domenico Cancian, che poi ha proseguito con don Luciano il cammino fino a Pietralunga, meta finale della prima giornata di cammino.

La galleria fotografica della prima giornata

Venerdì l’arrivo e sabato l’ingresso ufficiale

La destinazione ultima del cammino, con arrivo nel pomeriggio di venerdì 17 giugno, è il convento degli Zoccolanti a Città di Castello, passando da domani per Pieve de’ Saddi, Candeggio e il Sasso. Un cammino condiviso per alcuni tratti anche dal vescovo emerito, mons. Cancian.

Una sorta di lungo prologo alla giornata dell’ingresso del nuovo Vescovo della diocesi tifernate. Sabato 18 giugno, alle ore 16.30, c’è il primo momento della giornata che segna l’inizio del ministero pastorale di mons. Paolucci Bedini, con l’accoglienza al santuario di Santa Maria delle Grazie.

Segue il corteo verso il palazzo comunale percorrendo a piedi via XI Settembre, via Mario Angeloni, piazza Matteotti e corso Cavour. Fino all’arrivo in piazza Gabriotti dove – alle ore 17 – c’è il saluto del sindaco tifernate Luca Secondi, alla presenza di varie autorità civili e militari. Mezz’ora più tardi, intorno alle 17.30, l’accoglienza nella cattedrale dei Santi Florido e Amanzio.

Come partecipare alla celebrazione

La celebrazione eucaristica solenne per l’inizio del ministero episcopale di mons. Paolucci Bedini inizia alle ore 18 e sarà trasmessa in diretta dal canale Youtube e sulla pagina Facebook della diocesi di Città di Castello, creati proprio in questi giorni. La diretta della celebrazione sarà visibile anche sul sito web www.ttv.it , sul sito web www.trgmedia.it e su Trg al canale 13 del digitale terrestre.

Puntata 14 – L’abbraccio orientale tra riso e carote

L'abbraccio orientale tra riso e carote

Nella cucina di Leo e Marcella si prepara una ricetta che guarda decisamente a Oriente. Il cereale più coltivato al mondo, il riso, è anche l’alimento più consumato del pianeta, preparato in mille modi diversi. Qui, incontra gli aromi del sud est asiatico con lo zenzero e il mix di spezie racchiuse nel curry indiano. A completare questo capolavoro, ci sono carote, latte, patate, sale e pepe. Il risultato è una vellutata gustosa, adatta soprattutto alla stagione autunnale e a quella invernale. Siete curiosi di scoprire come sarà impiattata dai nostri cuochi?

Presentazione del restauro delle facciate della Cattedrale di San Lorenzo a Perugia

restauro cattedrale
Il Cantiere per il rifacimento delle facciate della Cattedrale di San Lorenzo di Perugia

“Il restauro delle facciate della Cattedrale e di tutto il complesso esterno dellIsola di San Lorenzo, è un segno molto importante per la città, poiché quest’intervento fa risplendere la nostra chiesa madre di una luce nuova, in un momento che segna una rinascita per la comunità perugina dopo gli anni tristi della pandemia, in cui la piazza ed anche la cattedrale, erano vuote e circondate da un surreale silenzio.

Quest’intervento, è anche un bagliore di speranza in un momento in cui ci giungono da mesi immagini delle devastazioni e delle distruzioni della guerra”.

A sottolinearlo è il vescovo ed amministratore diocesano monsignor Marco Salvi, nell’annunciare l’imminente Presentazione del restauro delle facciate della Cattedrale di San Lorenzo in Perugia, in programma venerdì pomeriggio 17 giugno, evento che inizierà con la solenne celebrazione eucaristica delle ore 18, per poi concludersi, alle ore 19, con i saluti istituzionali e il concerto della Fanfara della Polizia di Stato.

La storia risplende ed illumina il futuro

“Il colore quasi candido delle mura dell’Isola di San Lorenzo  -prosegue monsignor Salvi- dopo l’accurato lavoro di restauro, fa ammirare tutta la bellezza di uno dei monumenti più importanti della città per la fede e l’arte. Un lavoro che ci restituisce una “nuova” cattedrale, il cui splendore illumina la piazza e le vie limitrofe, in cui la storia risplende ed illumina il nostro futuro”.

Un’opera di restauro molto a cuore al cardinale Bassetti

“Un’opera di restauro -commenta il presule- che è stata possibile grazie alle vigenti norme nazionali in materia di sovvenzioni in ambito edilizio e al contributo di realtà imprenditoriali sensibili al nostro patrimonio culturale, come la Fondazione Brunello e Federica Cucinelli e la Società benefit Plenitude. Un’opera molto a cuore al cardinale Gualtiero Bassetti, che, il 15 luglio di un anno fa, aveva inaugurato il cantiere dei lavori dell’Isola di San Lorenzo. Venerdì prossimo non può che essere il nostro arcivescovo emerito, da me delegato, a presiedere la solenne celebrazione eucaristica di ringraziamento per il restauro terminato, animata dal Coro Canticum Novum di Solomeo”.

Profonda gratitudine per la nuova Cattedrale, oltre alle citate realtà imprenditoriali, viene espressa al Capitolo della Cattedrale e al canonico camerlengo don Riccardo Pascolini, allo Studio Area Progetto e all’ingegnere Roberto Regni, ai dipendenti di Curia, ai tecnici e a tutto il personale delle aziende che vi hanno operato con grande cura e dedizione.

Riscoperta della sacralità e polo devozionale

Il vescovo ed amministratore diocesano, nel soffermarsi sui lavori anche in veste di architetto e ingegnere, evidenzia che il restauro ha reso più leggibile tutto ciò che la tessitura muraria racconta.

“Qui è possibile incontrare la bellezza di Dio e la bellezza del creato che si è espressa tramite tante maestranze che vi hanno lavorato per secoli. Come ci ricordano più volte i documenti, dal punto di vista urbanistico l’insieme degli edifici contigui alla cattedrale si configurano come unico complesso che racchiude spazi con destinazioni diverse: l’Insula di San Lorenzo, che comprende la cattedrale, la loggia di Braccio Fortebraccio, l’edificio del vecchio seminario, le canoniche, i chiostri quattrocentesco e settecentesco, a cui si aggiunge il Museo del 1923.

Al di sotto della cattedrale troviamo l’area archeologica in cui le stratificazioni dell’età etrusca, romana e medievale, ci presentano un viaggio di ben venticinque secoli alla scoperta di questa parte della città, da sempre fulcro della vita religiosa e civile. Davanti ai nostri occhi non c’è solo la bellezza ritrovata della Cattedrale, ma anche la riscoperta della sacralità di un luogo che diviene un polo devozionale’ nel corso dei secoli che si racconta”.

L’armonia perugina attraverso l’arte

“A lavori ultimati -conclude monsignor Marco Salvi- nel rivolgere lo sguardo su piazza IV Novembre venendo da corso Vannucci, non possiamo non notare la ritrovata bellezza della Cattedrale che interagisce con quella mai adombrata della Fontana Maggiore. Sono due delle testimonianze visive per eccellenza dell’arte e della storia di Perugia da salvaguardare e valorizzare sempre, soprattutto per le future generazioni chiamate a coltivare, come ha ricordato di recente il cardinale Bassetti, quell’armonia perugina tra la compagine ecclesiale e quella civica, e tra coloro che ne esercitano le responsabilità“.

Corso di formazione per volontari in servizio nella Caritas diocesana e nell’APV

formazione al servizio
La locandina del Corso di formazione per volontari in servizio nella Caritas diocesana di Perugia e nell’APV

“La nostra vita diffonde luce quando si spende nel servizio. Il segreto della gioia è vivere per servire”. Sono le parole di Papa Francesco con cui si apre un nuovo tempo di formazione per il servizio nella Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve e nell’APV, l’Associazione Perugina di Volontariato.

Un percorso formativo per tutti i giovani e gli adulti che desiderano mettersi a servizio, per sperimentare cosa significa donare il proprio tempo per gli altri.

Durata del corso di formazione al servizio

Sono previsti sei incontri, in calendario tutti i giovedì dal 16 giugno al 21 luglio, alle ore 18.30. Si terranno a Perugia, presso il Villaggio della Carità – Sorella Provvidenza, sede della Caritas diocesana (via Montemalbe 1 – Zona Cortonese). Particolarità di questo cammino è la condivisione della prima fase formativa e la successiva distinzione dei percorsi che cambieranno in base al servizio che si vorrà poi effettuare, se in Caritas o nelle realtà in cui è presente l’APV: mondo carcerario, ospedaliero e dell’assistenza ad anziani e disabili (RSA). Gli incontri del 7 e 14 luglio, infatti, saranno tenuti da formatori diversi e tratteranno argomenti specifici per ogni servizio. In particolare, il 7 e 14 luglio, per gli interessati al servizio in Caritas, don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana, e Silvia Bagnarelli, assistente sociale e responsabile del Centro di ascolto diocesano, presenteranno Chi è Caritas e centralità dell’ascolto e Metodo Caritas: Ascoltare, Osservare, Discernere. Negli stessi giorni per l’APV saranno presentati i servizi ai detenuti (7 luglio), da Clara Salvi e Raissa De Gruttola, e il servizio in ospedale e nelle residenze per anziani (14 luglio), da Sergio Menigatti e Maria Josè Rossi).

Il primo incontro, giovedì 16 giugno, tratterà i Fondamenti Biblici del Volontariato e sarà tenuto da padre Giulio Michelini (Ofm), noto biblista e teologo, preside dell’ITA di Assisi.

Gli altri incontri sono dedicati alla Storia del volontariato e identità del volontario (23 giugno), a cura di Maurizio Santantoni, alla Presentazione dei servizi Caritas e servizi APV (30 giugno), a cura di Mauro Cagiotti, presidente dell’APV e don Marco Briziarelli.

L’incontro conclusivo

 Il corso terminerà il 21 luglio con la serata Accendi il Servizio, che prevede un momento di condivisione finale, la celebrazione dell’Eucaristia e l’agape fraterna.

La disponibilità di posti è limitata e riservata ai maggiorenni. La partecipazione al corso è gratuita. Per maggiori informazioni: info@caritasperugia.it .

Associazione San Vincenzo De Paoli: oltre 98mila euro di aiuti distribuiti nel 2021

associazione san vincenzo de paoli
I responsabili dell'Associazione San Vincenzo De Paoli di Terni nel corso dell'assemblea annuale

L’Associazione San Vincenzo De Paoli di Terni presenta il bilancio dell’attività di assistenza svolta nel 2021. Il resoconto, è stato illustrato in occasione dell’assemblea annuale della associazione in cui responsabili delle varie conferenze si sono riuniti per delineare nuove prospettive e progetti per l’anno in corso.

Un anno di ripartenza, dopo la contrazione dell’attività dovuta alla pandemia, nel quale è cresciuta la volontà di riappropriarsi dei rapporti umani, della speranza in un futuro migliore, della consapevolezza che l’isolamento non giova a nessuno, soprattutto a chi vive già i drammi di un’esistenza misera. 

Un dato rilevante è che nell’ultimo anno c’è stato un incremento di circa il 30% di nuovi casi per effetto della pandemia che ha portato alla perdita di lavoro e a un isolamento spesso alienante. Inoltre, si è ulteriormente indebolita la fascia di popolazione a cui è rivolto da sempre l’intervento dell’Associazione: famiglie gravate da problemi economici ed esistenziali per senso di frustrazione e mancanza di opportunità lavorative, figli a rischio di abbandono scolastico per mancanza di un ambiente familiare culturalmente preparato a sostenerli, anziani soli, senzatetto, stranieri non perfettamente integrati.

“Anche se la situazione è critica -sottolinea il presidente diocesano dell’Associazione San Vincenzo De Paoli, Roberto Reale- si percepisce l’esigenza di riappropriarsi di una socialità interrotta di nuovi stimoli per ripartire, di fiducia e speranza.

C’è voglia di relazioni, di solidarietà non solo nelle persone assistite ma anche nella gente che interagisce con l’Associazione San Vincenzo De Paoli e nei volontari, nel sostenere le famiglie in difficoltà provvedendo alle loro primarie necessità e con interventi per il miglioramento del proprio benessere.

In realtà, noi, anche nei periodi di pandemia non si è mai fermata, i volontari più anziani dalle loro case hanno tenuto i contatti con le famiglie assistite, i più giovani si sono riorganizzati per la distribuzione di beni e servizi e sono riprese anche alcune attività laboratoriali per l’accoglienza e l’integrazione dei più bisognosi.

Vorremmo creare una rete di relazioni tra volontari delle varie conferenze per condividere esperienze e progettualità, che abbiano al centro le persone e l’amicizia con tutti coloro che chiedono aiuto e vicinanza umana”.

L’attività svolta nel 2021 dall’Associazione San Vincenzo De Paoli a Terni

Nell’anno 2021 sono stati elargiti aiuti per un totale di € 98.449,00,cifra di poco inferiore a quella dell’anno precedente. Inoltre sono stati distribuiti 110.867 chilogrammi di generi alimentari ricevuti gratuitamente, in particolare attraverso il Banco Alimentare.
Sono stati distribuiti 10.192 pacchi viveri e prodotti per igiene permettendo a 2987 persone di usufruirne, di cui 1390 italiani, 242 comunitari, 1355 extracomunitari.
Sono state assistite 948 persone, 408 nuclei familiari attraverso le visite domiciliari, attività caratteristica dell’Associazione. Sono stati ricevuti e distribuiti 7253 capi di vestiario attrezzature per infanzia e mobili, il cui valore come prodotto usato può essere quantificato in € 27.539, distribuiti soprattutto attraverso l’Emporio Bimbi.

Il progetto Ripartiamo insieme: famiglia, amicizia, speranza

Grazie al prezioso contributo della Fondazione Carit di settantadue mila euro, la San Vincenzo ha potuto dar vita a questo progetto che tende a restituire dignità a chi per le difficoltà della vita sente di averla persa. Il supporto del sostegno amicale tende ad evitare la disgregazione delle famiglie, gravissima conseguenza della crisi economica che diventa crisi esistenziale. Condizione essenziale per l’unità del nucleo familiare è la disponibilità della casa, indiscutibile bene primario e la certezza di avere il necessario per l’alimentazione e la cura della persona. Si è provveduto al pagamento di utenze, affitti, spese condominiali, acquisto di generi alimentari e di igiene.

Altro aspetto è la cura della salute degli individui ed aiutarli al rispetto delle norme igieniche anche in riferimento al Covid. Obiettivo del progetto è assicurare tali beni e servizi attraverso il pagamento di visite mediche, medicinali, ausili vari. Ed infine l’istruzione per evitare la dispersione scolastica attraverso il sostegno allo studio e il pagamento delle spese scolastiche (libri di testo, materiale di cancelleria, corredo, mense e trasporto scolastico) per assicurare un futuro migliore ai bambini e ragazzi che si sentono discriminati per la mancanza di opportunità.

Denominatore comune del progetto è comunque quello del riappropriarsi della propria dignità anche sentendosi parte della comunità attraverso momenti volti all’inclusione. Migliorare la qualità di vita degli anziani che vivono spesso in solitudine e con pensioni inadeguate. Garantirgli una vita dignitosa attraverso aiuti economici, reinserirli nel tessuto sociale, dare loro serenità, amicizia, creare momenti di evasione.

Quindi particolare attenzione per le fasce più deboli come anziani e bambini, soprattutto stranieri poco integrati, che hanno maggiormente sofferto per la pandemia e il forzato isolamento ha tolto stimoli, acuito fobie ed impigrito le menti. Il progetto prevede interventi per migliorare il proprio benessere e qualità della vita, riallacciare i rapporti umani, creare occasioni di evasione e di integrazione, sono in programma gite per anziani, momenti culturali, conviviali e ludici. Interventi animati in particolare dai giovani vincenziani per un reciproco arricchimento di valori umani nella diversità generazionale.

Progetto U.N.I.R.E

Nel 2021 ha avuto realizzazione, grazie al contributo del Consiglio Nazionale della San Vincenzo de’ Paoli, il progetto U.N.I.R.E. (Unire Nazioni Insegnando Relazionandosi Emancipandosi), laboratorio di svago e apprendimento in lingua italiana, inglese e francese per acquisire la conoscenza dei sistemi digitali al fine di rapportarsi con la Pubblica Amministrazione, per accedere ai vari servizi online e usufruire delle agevolazioni, per le prenotazioni, per proporre candidature di lavoro, per essere in grado di sostenere i figli nella didattica a distanza e a tenere le relazioni con la scuola utilizzando le piattaforme on line. Il tutto affiancato da laboratori di musica danza e recitazione per preparare il saggio finale dei partecipanti.

Emporio Bimbi

Nel 2021 è stato festeggiato il V Anniversario dell’Emporio Bimbi, creato per l’integrazione tra le diverse culture e condizioni sociali attraverso eventi dedicati, particolare attenzione è rivolta ai bambini emarginati in ambiente scolastico. Emporio Bimbi è distribuzione di beni essenziali e servizi (sostegno scolastico, laboratori didattici, sport e danza) ai bambini da 0 a 12 anni in difficoltà economica e/o esistenziale e alle relative famiglie per evitare che qualcuno possa soffrire della mancanza di beni essenziali e della possibilità di opportunità necessari per una esistenza dignitosa.

Nell’ anno 2021 l’Emporio ha assistito 333 bambini appartenenti a 196 famiglie, il 30% sono nuovi accessi, sono povertà economiche e culturali, trend in crescita anche nei primi mesi del 2022 con l’arrivo di circa 90 bambini ucraini.

Sono stati distribuiti 1176 pacchi spesa con alimentari, prodotti di igiene personale e materiale scolastico per un costo totale di € 27770,80.  Alcuni esempi dei beni distribuiti: 249 zaini per la scuola, 399 pastelli,1127 quaderni,2515 prodotti vari per la scuola, 923 merendine, 1307 biscotti, 982 miele/nutella, 1682 pannolini, 2089 saponi vari. Oltre a questi abbiamo distribuito 1807 giocattoli, 554 libri, 540 scarpe, 4735 capi di vestiario, 437 attrezzature varie.

L’ambito di azione dell’Emporio Bimbi è essenzialmente il territorio della Diocesi di Terni-Narni-Amelia nelle sue zone più depresse dove emergono differenze sociali e culturali che facilitano atti di discriminazione ed emarginazione nei confronti dei bambini più vulnerabili. Zone in cui vivono famiglie che non hanno livelli culturali, strumenti informatici e disponibilità economiche tali da sostenere il percorso scolastico dei figli favorendo il relativo abbandono soprattutto nell’attuale periodo della pandemia che le ha indebolite ulteriormente sia dal punto di vista economico che relazionale ed esistenziale.

Emporio Bimbi si è arricchito di nuove figure professionalmente preparate per gestire i nuovi laboratori per mamme e bambini grazie anche al prezioso apporto della Caritas di San Gabriele che è partner del nostro progetto UNIRE per offrire nuove opportunità di apprendimento, di socializzazione e di acquisizione delle conoscenze informatiche e digitali per colmare le loro lacune ed avere maggiore possibilità di accesso al mondo del lavoro

Importante è stato l’inserimento dei piccoli vincenziani che hanno portato avanti le iniziative di integrazione dei bambini frequentanti l’emporio ed hanno sostenuto con aiuti economici alcune famiglie particolarmente bisognose. Con la loro attività hanno inserito altri bambini nel mondo dello sport creando una squadra di pallavolo e hanno inserito in una nuova socialità ragazzi che vivono in solitudine invitandoli a fare le attività particolarmente apprezzate da tutti gli adolescenti.

Grazie al progetto Fratelli di Culla finanziato dalla Fondazione Carit trentotto famiglie hanno potuto usufruire del comodato gratuito di carrozzine e passeggini. Nei prossimi mesi riprenderanno i laboratori didattici, di danza e di musica, passi importanti verso l’inclusione e l’attenuazione del senso di frustrazione derivante dalle minori possibilità di accesso a servizi. Partirà inoltre nei prossimi giorni un laboratorio dedicato principalmente ai bambini ucraini per la realizzazione di mattonelle in ceramica da appendere in una via della città per ricordare l’ospitalità che Terni ha riservato loro e per ricordare l’importanza della convivenza pacifica.

Contributi e benefattori

Oltre alla Fondazione Carit altre realtà del territorio hanno contribuito a realizzare l’attività vincenziana in questo tempo di particolare difficoltà: la Diocesi di Terni-Narni-Amelia, Cosp Tecno Service, Parrocchia e scuola materna di Stroncone, Confcommercio e Associazione Clown Vip, Facoltà di Economia dell’Università di Perugia, OPES Umbria, Coldiretti, Circoli del PD, COOP, Conad Arca e tanti privati cittadini che oltre ad offerte in denaro hanno donato viveri, abbigliamento, mobili, giocattoli, attrezzature, materiale scolastico alle conferenze e in particolare all’Emporio Bimbi.

 Volontari

Purtroppo nell’anno sono state chiuse due conferenze ed c’è stato un forte decremento dei soci che sono attualmente settantadue. A questi si affianca un buon numero di volontari esterni che comunque sostengono l’attività e soprattutto il gruppo dei giovanissimi vincenziani a cui l’associazione affida il proprio futuro

 

Il Pranzo della Misericordia è tornato dopo due anni

pranzo della misericordia 2022
Un momento dell'edizione 2022 del Pranzo della Misericordia a Ponte Pattoli

Il Pranzo della Misericordia, l’iniziativa promossa a Ponte Pattoli dal Gruppo di preghiera ed opere della Divina Misericordia assieme alle volontarie della Caritas parrocchiale è tornata dopo due anni, domenica 12 giugno.

“Sentiamo nel cuore il bisogno e il desiderio di tornare alla normalità -commenta Graziella Tabarrini, a nome dei promotori del Pranzo- senza dimenticare la difficile situazione delle popolazioni in guerra in tutto il mondo, in particolare in Ucraina.

Abbiamo dato il benvenuto a famiglie profughe ucraine e pregato con loro affinché possa tornare la pace e si possa costruire un mondo dove regni la concordia e il reciproco rispetto. Questo si prefigge il Pranzo della Misericordia, nella consapevolezza di essere una goccia d’acqua in un oceano, ma gioiosi di esserci perché testimoni del Vangelo”.

Una giornata, promossa dal Gruppo di preghiera riconosciuto e benedetto dal cardinale Gualtiero Bassetti dieci anni fa, nel 2012, all’insegna della condivisione e della solidarietà con quanti vivono gravi situazioni di disagio e solitudine residenti nel territorio e con chi è fuggito da guerre, persecuzioni e povertà ed ha trovato dignitosa ospitalità nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve. Tra questi alcune famiglie ucraine con i loro bambini sorridenti, ma i volti tristi delle mamme ben trasmettono l’angoscia e la sofferenza che portano nel cuore da quasi quattro mesi.

Una iniziativa, quella del Pranzo della Misericordia, riconosciuta di rilevanza anche sociale dalle Istituzioni civili locali. A testimoniarlo è stata la presenza, tra gli oltre cento commensali, del sindaco di Perugia Andrea Romizi e degli assessori comunali Otello Numeri e Leonardo Varasano.

A condividere le finalità dell’iniziativa c’erano, tra gli ospiti, Rosalia Sabatini, moglie del venerabile Vittorio Trancanelli, il noto chirurgo perugino toccato dalla santità nella vita e in sala operatoria, che ha dato vita all’associazione Alle Querce di Mamre, oggi presieduta dal professor Fausto Santeusanio, anch’egli al pranzo, e Anna Armentano, mamma di Sara Mariucci di Gubbio, la piccola luce di Maria a cui vengono attribuite guarigioni inspiegabili.

Significativa la presenza di un gruppo di giovani profughi del progetto diocesano per richiedenti protezione internazionale gestito dalla società cooperativa Unitatis Redintegratio. Tra questi la giornalista e poetessa afghana Shamim Frotan, a Perugia da otto mesi, vincitrice del 13simo Concorso letterario Città di Grottammare, una delle tante donne afghane a cui il ritorno dei talebani ha negato lavoro e studio, così da ridurle alla povertà intellettuale e materiale più assoluta.

“Il nostro auspicio -ha detto Graziella Tabarrini, nel dare ai commensali appuntamento al prossimo anno- è quello che dal Pranzo della Misericordia possa nascere un’associazione di volontariato di opere di bene per persone con gravi disagi sostenendole a domicilio. Per questo abbiamo ricevuto l’incoraggiamento del direttore della Caritas diocesana don Marco Briziarelli e lo ringraziamo per il sostegno a questa iniziativa”

Professione perpetua presso le Suore di Nostra Signora dell’Incarnazione

professione perpetua di suor raissa
Un momento della Professione perpetua presso le Suore di Nostra Signora dell'Incarnazione di Terni di suor Raissa Mazalo Perezi, originaria del Togo

Festa in diocesi per la professione perpetua di suor Raissa Mazalo Perezi, originaria del Togo e appartenente all’Istituto delle suore di Nostra Signora dell’Incarnazione della Costa d’Avorio, congregazione che da quindici anni è presente a Terni con una comunità di suore nella parrocchia della Santissima Trinità e Santa Maria della Pace, che prestano il loro servizio nella Caritas diocesana e nella casa di accoglienza per donne sole e con bambini Santa Maria della Pace.

Sabato 11 giugno nella chiesa di Santa Maria della Pace a Valenza il vescovo Francesco Antonio Soddu, vescovo di Terni-Narni-Amelia, ha presieduto la solenne messa, concelebrata dal vicario generale della diocesi monsignor Salvatore Ferdinandi, dal parroco monsignor Marcello Giorgi e da numerosi sacerdoti diocesani e altri provenienti dal Togo e Costa d’Avorio. Presente la reverenda Madre Adeline Léontine Brou Yera, superiora generale dell’Istituto delle suore di Nostra Signora dell’Incarnazione. La suggestiva liturgia, ricca di colori, canti e simboli africani, è stata animata dalla Corale del Cuore e dai ragazzi del gruppo giovanile della parrocchia.

Una chiamata a testimoniare il vangelo nella sequela del Signore, percepita da suor Raissa dall’infanzia e maturata negli anni di formazione al postulato e noviziato, verificata nei sei anni come professa temporanea nella Congregazione Nostra Signora dell’Incarnazione.

Dopo la presentazione della professa all’assemblea, suor Raissa dal fondo della chiesa ha raggiunto l’altare cantando eccomi Signore, portando due segni propri della tradizione africana: un grande cucchiaio in legno e il testo autografo della professione, letto davanti alla Madre superiora generale. Il rito della professione perpetua, è proseguito con le interrogazioni del vescovo e la preghiera litanica, quindi suor Raissa con le sue mani nelle mani della Madre superiora suor Adeline Léontine Brou Yera ha emesso i voti perpetui ed ha ricevuto l’anello segno del suo sposalizio con Cristo.

“Hai espresso il tuo desiderio -ha detto il vescovo Soddu- che da oggi si fa offerta piena di vita nella consacrazione totale. Eccomi Signore è la risposta di fede di chiunque si sente chiamato da Dio. La voce di Dio non è la nostra voce, ma molto di più, si fa voce degli uomini e nel mistero dell’incarnazione diventa il miracolo più grande che Dio ha voluto donare all’umanità. Nulla è impossibile a Dio. Il sigillo di Dio nel tuo cuore è il Signore Gesù, che ti ha amato e ha dato la sua vita, e che per te oggi diventa amore sponsale”.

 

Ritiro spirituale alla Casa di preghiera Tabor su Santa Teresa di Gesù Bambino

ritiro spirituale
Santa Teresa di Gesù Bambino

Si tiene in questo fine settimana, dal 10 al 12 giugno, presso Casa di preghiera Tabor in Agello di Magione, nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, un ritiro spirituale sulla figura di Santa Teresa di Gesù Bambino promosso dal Centro di formazione pastorale diocesano insieme alla Comunità Magnificat di Perugia.

Il ritiro, dedicato al tema Santa Teresa di Gesù bambino: fragile come tutti, felice come pochi, è guidato da don Luca Bartoccini, direttore del Centro di formazione pastorale e canonico della Cattedrale di San Lorenzo di Perugia.

“E’ un vero percorso di guarigione interiore alla scuola di Santa Teresa -spiega don Bartoccini- per imparare che la nostra debolezza è la nostra forza. Seguendo il suo cammino scopriremo come i nostri limiti e le nostre fragilità non siano di impedimento per piacere a Dio e che solo l’abbandono nelle sue mani ci dona la vera gioia”.

Il ritiro spirituale, è anche un’occasione per conoscere più approfonditamente la testimonianza cristiana di questa giovane santa della Francia della seconda metà dell’800, che volle percorrere la via dell’abbandono alla volontà del Signore in un’epoca in cui iniziava a diffondersi l’idea che si poteva fare a meno di Dio nella propria vita come nella comunità in cui si viveva. Ci si incamminava verso una società che, a partire dal secolo scorso, sarebbe stata sempre più secolarizzata.

La testimonianza di santità di Teresa di Gesù Bambino conforta e sostiene tutti, in modo particolare coloro che affrontano questo sentimento di poter fare a meno della presenza di Dio, soprattutto nel loro cuore e nei rapporti con il prossimo.

Il terrorismo nigeriano colpisce nel giorno dell’Annuncio universale

colline e sole, logo rubrica oltre i confini

Forse nemmeno tutte le lacrime versate riescono a lavare il sangue innocente versato nella chiesa di San Francesco Saverio a Owo, nello stato di Ondo in Nigeria. La violenza terrorista che si è abbattuta su civili inermi che pregavano nella festa di Pentecoste ci chiede innanzitutto il silenzio orante per le vittime e i loro familiari. Se mai potessimo trovare un movente (mai una giustificazione) per i terroristi, è che sono a loro volta terrorizzati. Dalla violazione di una pretesa intolleranza di Dio, che ammette solo una fede e vede le altre come un’offesa, una bestemmia o una minaccia.

Significativamente i terroristi hanno colpito nel giorno in cui la fede cristiana ripropone l’annuncio di una buona notizia in tutte le lingue del mondo perché nessuno resti escluso. Non per fare proseliti e tanto meno con la forza della violenza, ma con un’apertura che permette di accogliere l’altro e di vivere una prossimità dell’annuncio che non può essere che di liberazione. Soprattutto per chi ha scelto la via del terrore e semina morte, venendo meno al comandamento di Dio scolpito in ogni libro sacro e in ogni credo che riconosce la dignità della vita come dono Suo.

Annullato il pellegrinaggio nazionale delle famiglie alla Porziuncola

pellegrinaggio famiglie porziuncola
Annullato l'evento previsto per sabato 11 giugno

È stata annullata la data umbra del Pellegrinaggio nazionale delle famiglie per la famiglia, previsto sabato 11 giugno alla Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola.  L’iniziativa, promossa dall’Ufficio nazionale per la Pastorale della famiglia della Cei, dal Forum nazionale delle associazioni familiari e dal Rinnovamento nello Spirito, era stata organizzata in preparazione al decimo Incontro mondiale delle famiglie in programma a Roma dal 22 al 26 giugno. Una decisione che è risultata da una serie di cause concomitanti che non hanno reso possibile lo svolgimento dell’evento. La scelta è stata presa dal Tavolo Regionale per l’organizzazione del 15° Pellegrinaggio Nazionale delle Famiglie per la Famiglia che ha dato comunicazione dell’annullamento a quanti si erano già iscritti.

Il saluto del vescovo Cancian al Consiglio comunale di Città di Castello

Poco dopo le ore 18 del 9 giugno per la prima volta nella sua storia, il Consiglio comunale ha dedicato una seduta al commiato con il Vescovo della diocesi di Città di Castello. I componenti della massima assise cittadina hanno incontrato monsignor Domenico Cancian per un saluto ufficiale a coronamento del mandato episcopale di 15 anni terminato con le dimissioni presentate a Papa Francesco per raggiunti limiti di età.

La seduta ordinaria convocata dal presidente del Consiglio comunale con questo unico punto all’ordine del giorno ha garantito al sindaco, agli assessori della giunta e ai consiglieri comunali di testimoniare al vescovo uscente la riconoscenza per il lavoro svolto e gli auspici per il futuro della diocesi tifernate, di cui monsignor Cancian è divenuto amministratore apostolico dopo la nomina a vescovo di monsignor Luciano Paolucci Bedini attraverso l’unione in persona episcopi delle sedi diocesane di Città di Castello e di Gubbio decisa dal Santo Padre.

Ingresso di mons. Luciano Paolucci Bedini

Monsignor Luciano Paolucci Bedini, dopo la nomina del 7 maggio scorso, farà il suo ingresso ufficiale nella diocesi di Città di Castello sabato 18 giugno, alle ore 18.

Mons. Domenico Cancian: “Mi sono sentito cittadino tifernate a tutti gli effetti”

“Ricordo bene il momento in cui ho messo piede qui nel palazzo comunale 15 anni fa. Ricordo l’accoglienza dell’allora sindaco Fernanda Cecchini. Da allora – ha detto monsignor Cancian, in apertura del suo intervento – mi sono sentito cittadino tifernate a tutti gli effetti. Col sindaco Luciano Bacchetta ed ora con Luca Secondi abbiamo condiviso le gioie e le sofferenze della città, le feste, i lutti, la pandemia, tanti momenti ufficiali e innumerevoli incontri personali. Era prassi scambiarci qui gli auguri di Natale e Pasqua, ritrovarci per San Florido, per qualche manifestazione anche religiosa in piazza, per la processione del venerdì Santo, del Corpus Domini. Dalla mia finestra ho ammirato ogni giorno i due palazzi, quello del comune e quello del vescovado, che insieme alla cattedrale, delimitano piazza Gabriotti (piazza di sotto).

La consegna di una targa ricordo

Al termine della seduta, sindaco e presidente del consiglio comunale gli hanno consegnato una targa ricordo su opera dello Sposalizio della Vergine di Raffaello realizzata da artigiano tifernate: “dalla casa dei cittadini il grazie più sentito ed affettuoso per il suo alto mandato pastorale svolto nel corso di 15 anni che hanno segnato in maniera indelebile la storia della nostra comunità. Grazie”, ha dichiarato il sindaco.

 

Saluto integrale del vescovo Domenico Cancian al Consiglio comunale di Città di Castello

Città di Castello giovedì 9 giugno 2022

Signor presidente del Consiglio comunale, signor sindaco, assessori, consiglieri comunali e cittadini presenti

Ricordo bene il momento in cui ho messo piede qui nel palazzo comunale 15 anni fa.
Ricordo l’accoglienza dell’allora sindaco Fernanda Cecchini. Da allora mi sono sentito cittadino Tifernate a tutti gli effetti. Col sindaco Luciano Bacchetta ed ora con Luca Secondi abbiamo condiviso le gioie e le sofferenze della città, le feste, i lutti, la pandemia, tanti momenti ufficiali e innumerevoli incontri personali. Era prassi scambiarci qui gli auguri di Natale e Pasqua, ritrovarci per San Florido, per qualche manifestazione anche religiosa in piazza, per la processione del venerdì Santo, del Corpus Domini. Dalla mia finestra ho ammirato ogni giorno i due palazzi, quello del comune e quello del vescovado, che insieme alla cattedrale, delimitano piazza Gabriotti (piazza di sotto). Mi parlavano della bellezza dell’arte che unisce in modo stupendo cultura umana e cristiana, storia civile e religiosa in una sintesi straordinaria.

Piazza Gabriotti è luogo d’incontro, delle feste, del mercato, una vera agorà che aiuta a superare la solitudine e favorisce la relazione. Ho cercato, nel rispetto dell’autonomia dell’azione politica e di quella ecclesiale, la collaborazione per promuovere il bene comune, i valori che sono alla base della convivenza civile e ancor più della fratellanza, fondamenti di una comunità di alto profilo. La grande partecipazione alle celebrazioni di San Florido hanno aiutato a tener viva l’identità vera e profonda della comunità Tifernate costruita, anzi ricostruita in modo straordinariamente bello, dai nostri Patroni, riconosciuti padri della Città e della Chiesa.

Il nostro tempo con le nuove sfide del III millennio, specialmente quelle attuali della pandemia e delle guerre con le relative preoccupanti conseguenze, ma anche con le preziose e creative risposte in atto, trova nella nostra storia l’ispirazione per realizzare un nuovo umanesimo declinato su una più matura concezione della democrazia, della libertà, della giustizia, della pace e della fraternità. Un laboratorio aperto. Non possiamo immaginarle acquisite. Ponendo alla base la dignità di ogni persona, a partire dai più poveri e svantaggiati, dall’accoglienza e dall’integrazione di tutti, come stanno cercando di fare la Caritas e le parrocchie in collaborazione coi servizi sociali, con le famiglie, con la scuola, con i giovani, gli anziani e i malati. Tenendo conto della complessità del tempo che viviamo e cercando di valorizzare l’inclusione e l’interculturalità, il dialogo e la solidarietà.

L’auspicio è quello di riscoprire e ripartire da ciò che è veramente umano, solidale e fraterno, incarnandolo nella modernità. Dove ragione e fede possono ancora creare un nuovo mondo meno individualista, meno consumista e più attento all’inclusione di tutti su livelli sempre più alti. Concludo con un invito alla fiducia e alla speranza fondate sulla buona volontà di tutti e anche sulla certezza che Dio è dalla nostra parte.

Tantissime volte vi ho ricordato nella preghiera e vi ho benedetti. Sulla lunetta della Porta gotica della Cattedrale, che si affaccia ancora sulla Piazza Gabriotti, sono affrescati i nostri santi: Crescenziano primo evangelizzatore, Florido e Amanzio che pregano la Madonna col bambino affinché benedicano la città. Alla base dei due bassorilievi del portale sono scolpite due allegorie che simboleggiano la giustizia e la misericordia. I nostri padri avevano capito bene che queste sono le due colonne portanti di sempre.

Grazie di cuore per l’accoglienza, per il bene che mi avete voluto con tutti i miei limiti.
Vi assicuro il mio affettuoso ricordo.

Domenico, che continua a sentirsi cittadino Tifernate nonostante cambi residenza.

Lo ‘spettro’ è la legge Severino

Logo rubrica Il punto

Torniamo a parlare dei referendum del 12 giugno.
La settimana scorsa ho detto che gli elettori trovano difficile capire i quesiti, ma ancor più difficili da capire sono le ragioni che hanno ispirato i promotori. Per due dei quesiti azzardo una spiegazione: vorrebbero proteggere i politici costretti a fare i conti con la giustizia penale. Non si spiega diversamente la proposta di abrogare la cosiddetta legge Severino del 2012, quella che vieta di candidare alle elezioni – e di nominarli a cariche governative – i politici condannati con sentenza definitiva (sottolineo: definitiva) per una serie di reati di una certa gravità, a cominciare dalla corruzione.

Si può dire più o meno lo stesso per la proposta di abrogare la norma per la quale il giudice penale, trovandosi a decidere su eventuali misure cautelari (carcerazione preventiva, ma anche solo la sospensione dagli incarichi pubblici) nei confronti di indagati, può tenere conto del pericolo di reiterazione del reato. Si sa che i politici italiani si sentono perseguitati dalla magistratura. Forse dipende solo dal fatto che in alcuni ambienti politici sono abituali comportamenti – diciamo così disinvolti. Tuttavia sono disposto ad ammettere che in qualche caso ci siano state forzature da parte dei pubblici ministeri e dei giudici. Si dovrebbe però riconoscere anche che, in un Paese civile, quei comportamenti dovrebbero incontrare, prima che le sentenze della magistratura, la condanna spontanea dell’elettorato.

In Francia, in vista delle elezioni presidenziali del 2017 poi vinte da Macron, i sondaggi davano per vincente François Fillon, del centro moderato, già primo ministro e molto stimato. Ma a sorpresa si scoprì che Fillon da molti anni faceva stipendiare sua moglie dallo Stato, come assistente parlamentare, senza che avesse mai veramente lavorato. Una colpa che in Italia sarebbe liquidata con un’alzata di spalle. Nel giro di poche settimane, Fillon scivolò dal primo al terzo posto, non entrò al ballottaggio e scomparve dalla politica per sempre. Per una libera decisione degli elettori, senza bisogno né di leggi né di sentenze.

Da noi c’è voluta la legge Severino… e qualcuno vorrebbe cancellarla con un referendum.

12 giugno: cosa “rispondere”

di Stefano De Martis

A costo di risultare ripetitivi, non si può non continuare a chiedere ai partiti di esercitare fino in fondo il senso di responsabilità. È un impegno connaturato all’attività politica in sé, ma in certe fasi storiche – come quella che stiamo vivendo da almeno due anni – diventa un imperativo stringente. Responsabilità in senso etimologico, come consapevolezza di dover rispondere delle conseguenze dei propri atti, con una prospettiva che non è quella del giorno dopo, ma del futuro da costruire insieme. Ogni tornata elettorale richiama in maniera diretta questo dovere, e ciò vale anche per questo 12 giugno di referendum sulla giustizia e di voto amministrativo.

Ma l’appuntamento con le urne mette in particolare evidenza, in una modalità specifica, la necessità che anche i cittadini diano prova personale e collettiva di senso di responsabilità. Votare questo o quello, e perfino non votare, non sono atti irrilevanti, da compiere con leggerezza né facendosi strumentalizzare dalle sirene di una propaganda che sembra non concedersi soste.

Bisogna innanzitutto avere l’onestà intellettuale di riconoscere come tra la propaganda – che oggi si coniuga con i mezzi tecnologicamente più avanzati – e i comportamenti degli elettori si sviluppi talvolta un intreccio perverso. Perché, se è vero che i persuasori più o meno occulti possono condizionare pesantemente l’opinione pubblica, è anche vero che spesso i tasti su cui battono sono proprio quelli su cui l’opinione pubblica vuole essere sollecitata.

È un circolo vizioso che gli elettori possono spezzare. Non solo quando sul tappeto ci sono grandi opzioni programmatiche e di governo, ma anche nella scelta degli amministratori locali, uscendo per esempio dalla logica delle clientele e dei favoritismi.

“Nei diversi contesti territoriali, nelle articolazioni della Repubblica, di fronte a sfide inedite e complesse, come quella dell’emergenza sanitaria e delle ripercussioni economiche e sociali delle crisi internazionali, gli amministratori locali e i pubblici funzionari sono chiamati a interpretare il proprio ruolo con accresciuto spirito di servizio e con l’obiettivo di offrire soluzioni tempestive ed efficaci”: nelle parole del Capo dello Stato in uno degli interventi dello scorso 2 giugno c’è una pista di ragionamento che merita di essere percorsa nelle valutazioni di ciascuno.

Se la tornata amministrativa riguarda quasi un quinto degli elettori, la consultazione referendaria interessa potenzialmente l’intero corpo elettorale. Seggi aperti su tutto il territorio nazionale, quindi, ma ancora una volta – come ormai da oltre vent’anni – la competizione reale non si gioca sul contenuto dei quesiti quanto sul raggiungimento del quorum previsto dalla Costituzione per la validità dei referendum abrogativi. Strumenti di democrazia diretta su cui dopo il voto – quale che sia l’esito – bisognerà comunque aprire una riflessione istituzionale seria e all’altezza dei tempi.

Positivo bilancio della Raccolta fondi per l’Ucraina nella Diocesi di Perugia

Raccolta fondi per l’Ucraina
Il vescovo ausiliare e vicario generale dell'Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, monsignor Marco Salvi

Positivo bilancio della Raccolta fondi per l’Ucraina, promossa dalla Archidiocesi di Perugia- Città della Pieve.

Lo sottolinea il vescovo e amministratore diocesano monsignor Marco Salvi, nel rendere noti i frutti dell’iniziativa svolta.

“Anche la nostra comunità -commenta il presule- attraverso parrocchie, famiglie religiose e con il coinvolgimento della locale comunità ucraina di rito greco-cattolico, non ha fatto mancare il suo sostegno spirituale e materiale a quanti sono fuggiti dall’Ucraina per sottrarsi alla guerra e ad una violenza inaudita contro la persona e i suoi affetti più cari”.

Una raccolta diocesana avviata subito dopo l’inizio delle ostilità, per finanziare le iniziative messe in campo dalla Caritas e da altre realtà socio-caritative ecclesiali nell’assistere dignitosamente più di duecento nuclei familiari composti in gran parte da donne e minori. Significativo anche il dato delle novantotto famiglie perugine che hanno messo a disposizione una loro abitazione e quello di coloro che hanno accolto in casa profughi ucraini riservandogli una camera (attualmente sono quattordici).

“Desidero ringraziarvi tutti di cuore -scrive monsignor Salvi in un messaggio- per la generosità dimostrata in occasione della Raccolta fondi per l’Ucraina e dei diversi altri gesti di solidarietà concreta promossi dalla nostra Archidiocesi: un segnale di grande attenzione verso il prossimo che ci fa sentire interpreti veri della carità evangelica”.

Quanto ha fruttato la Raccolta fondi per l’Ucraina

La Raccolta fondi ha fruttato ventisette mila euro di cui ventitre mila euro erogati alla Caritas diocesana per le attività di accompagnamento e integrazione delle famiglie ucraine, per l’apprendimento della lingua italiana, per spese sanitarie, per l’acquisto di materiale didattico e per attività del dopo scuola di centotrenta minori. I restanti  quattro mila euro sono stati stanziati per l’attività di Centro di accoglienza profughi della società cooperativa Unitatis Redintegratio (duemilacinquecento euro) e per le spese legate ai servizi socio-assistenziali necessari a sostenere le attività in favore dei profughi (millecinquecento euro).

Va anche rendicontata la solidarietà spontanea di migliaia di perugini, che hanno donato diverse tonnellate di beni di prima necessità a favore degli ucraini sia rimasti in patria che per quelli giunti nel capoluogo umbro.

 

Puntata 13 – Pan per polpette (in brodo)

Pan per polpette

Nella cucina di Leo e Marcella si prepara una ricetta così semplice che più semplice non si può! Tanto è vero che l’ingrediente di base è quel pane che avanza sempre da qualche giorno nella nostra dispensa. Se poi avete anche un po’ di brodo – con pomodori, carote e cipolle – rimasto in un angolino del frigo, allora il gioco è fatto davvero! Basta un po’ di parmigiano, prezzemolo, cipolla, sale e pepe e le nostre polpette in brodo sono pronte a rotolare nelle vostre scodelle. Ricetta semplice, dicevamo, ma davvero gustosa.

Un aiuto alle famiglie ucraine accolte dalla Caritas di Perugia da Banco Bpm

solidarietà famiglie ucraine
I rappresentanti di Banco Bpm in visita martedì 7 giugno al Villaggio della Carità di Perugia

Tra i diversi benefattori-sostenitori delle attività della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve per l’accompagnamento delle famiglie ucraine fuggite dalla guerra e accolte da tre mesi presso la Chiesa locale, c’è Banco Bpm, che ha erogato nei giorni scorsi un contributo economico per l’acquisto di generi di prima necessità destinati a oltre duecento nuclei familiari, per un totale di trecentotrentadue adulti e duecentoventisette minori, di materiale per l’apprendimento della lingua italiana per centocinquanta persone e materiale ludico-didattico per le attività del dopo scuola per centotrenta bambine e bambini.

Plauso e gratitudine per questo gesto di solidarietà sono stati espressi dall’amministratore diocesano monsignor Marco Salvi, dal cardinale Gualtiero Bassetti e dal direttore della Caritas diocesana don Marco Briziarelli durante la visita, del 7 giugno, al Villaggio della Carità di Perugia del responsabile Direzione Tirrenica di Banco Bpm Adelmo Lelli, accompagnato da Gabriele Chiti della struttura Terzo Settore ed Enti Religiosi. A seguire il pranzo alla mensa Don Gualtiero recentemente inaugurata.

“In questi ultimi due anni -ricorda don Marco Briziarelli- le condizioni socio-economiche di molte famiglie si sono deteriorate a causa degli effetti della pandemia. I recenti sviluppi sul fronte internazionale, dovuti alla guerra, hanno ulteriormente aggravato la situazione.

Ad oggi un numero crescente di famiglie residenti sul nostro territorio non sono più in condizione di fare una spesa alimentare, e questa tendenza include sempre di più famiglie e persone che hanno un lavoro ma il cui reddito non è in grado di fare fronte ai continui aumenti del costo della vita.

Inoltre, da diverse settimane le nostre comunità ospitano mamme con bambini e persone anziane fuggite dall’Ucraina dopo aver perso tutto sotto i bombardamenti.

Questa sorta di effetto domino determina un impatto negativo che si traduce non solo in un significativo aumento della condizione di povertà, ma anche in una maggiore difficoltà a rendere sostenibili i servizi di prossimità e di cura attivati in risposta alle povertà tradizionali ed emergenti”.

Un plauso per l’iniziativa a favore delle famiglie ucraine fuggite dalla guerra, è stata espressa anche da parte di Adelmo Lelli, responsabile Direzione Tirrenica di Banco Bpm.

“Questa iniziativa -ha ricordato- è possibile grazie alla raccolta fondi #SOStegnostraordinario da noi avviata lo scorso marzo.

Grazie allo sforzo comune di banca, clienti e colleghi stiamo supportando tante Caritas locali impegnate nell’emergenza umanitaria in atto, a conferma del nostro costante impegno per la solidarietà e per il territorio”.

‘La lunga notte delle chiese’: il 10 giugno a Perugia la VII edizione

La lunga notte delle chiese
La locandina dell'evento 'La lunga notte delle chiese' in programma a Perugia venerdì 10 giugno

È stata presentata a Perugia, il 7 giugno, in conferenza stampa, la VII edizione de La lunga notte delle chiese, che ha come tema la parola chiave In-contro, un evento culturale di carattere nazionale promosso con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura, a cui ha aderito per la prima volta l’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve insieme all’Associazione Frammenti e al Sodalizio Braccio Fortebracci, realtà perugine impegnate in ambito culturale.

È una notte bianca delle chiese, che a Perugia e in tante altre diocesi d’Italia si svolgerà venerdì sera 10 giugno, dalle ore 21 alle 23.45. Nel capoluogo umbro i luoghi di culto protagonisti di quest’evento sono la Cattedrale di San Lorenzo e le chiese di San Fortunato, vicino all’Arco Etrusco, di Sant’Agostino con adiacente l’Oratorio, in corso Garibaldi, e il tempietto di San Michele Arcangelo, nelle vicinanze dell’omonima porta medioevale. Un’occasione per scoprire di notte il Borgo d’oro, un quartiere della città connotato sin dall’antichità dalla presenza di numerose chiese ed ordini religiosi.

Sarà un appuntamento importante, curato dalla neonata Associazione Frammenti che sta collaborando alle iniziative per la custodia, la tutela e la valorizzazione degli edifici di culto e degli altri beni facenti parte del patrimonio ecclesiastico dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve. Nello specifico di questa notte bianca la Frammenti si avvale della collaborazione del Sodalizio di Braccio Fortebracci che ha reso fruibile lo splendido Oratorio di Sant’Agostino.

Due gli obiettivi principali dell’iniziativa: da un lato quello di accrescere la conoscenza del patrimonio storico-artistico che questi luoghi conservano e dall’altro quello di creare un’occasione di incontro con chi, a distanza di secoli, mantiene ancora vivi, anche dal punto di vista spirituale, questi luoghi.

In-contro

Un momento di in-contro, richiamandosi al tema di questa VII edizione (due parole tecnicamente in contrapposizione, ma che esprimono insieme l’elemento centrale e significativo del dialogo, ossia quello della diversità) e di condivisione, poiché, come ha ricordato Papa Francesco nel suo viaggio apostolico in Grecia, parlando ai giovani di quanto nella logica dell’accoglienza sia importante trasformare il potenziale nemico in un ospite.

“Quando viene la tentazione di chiudersi -ha detto il Papa- dobbiamo invece uscire dalla propria confort zone, cercare altri, allenarsi a questa ginnastica dell’anima, a percorrere lunghe distanze da noi stessi per accorciare quelle con gli altri, lanciare il cuore oltre gli ostacoli, sollevare gli uni i pesi degli altri”.

In conferenza stampa sono intervenuti monsignor Marco Salvi, amministratore diocesano e delegato per le celebrazioni del V Centenario della morte di Pietro Perugino, monsignor Fausto Sciurpa, arciprete della cattedrale, Duccio Medini, presidente dell’Associazione Frammenti, Reginaldo Ansidei di Catrano, priore del Sodalizio Braccio Fortebracci e il direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali Alessandro Polidori.

Aprirci verso il noi

“Questa iniziativa -ha commentato monsignor Marco Salvi- non vuole essere solo finalizzata alla creazione di un percorso per visitare alcune delle nostre bellissime chiese, ma è una possibilità di incontro e di conoscenza per scoprire uno dei tanti volti della bellezza della creazione, in cui Dio e l’uomo si ritrovano insieme. È un’opportunità pastorale e culturale al tempo stesso, poiché come ci ricorda il Papa nella Laudato sì: prestare attenzione alla bellezza e amarla ci aiuta ad uscire dal pragmatismo utilitaristico e questi momenti sono un’occasione importante per uscire dal nostro io ed aprirci verso il noi“.

L’opera dei volontari

“È una gioia poter offrire a tutti la possibilità di incontrare il patrimonio di arte e fede offerto da questi luoghi – ha evidenziato Duccio Medini, presidente della Frammenti-attraverso le personalità che li custodiscono: le monache Serve di Maria, il Sodalizio di Braccio Fortebracci e l’esperienza di Comunione e Liberazione nel centenario della nascita del fondatore, il servo di Dio Luigi Giussani. Tutto ciò grazie alla disponibilità dei volontari coordinati dallo straordinario impegno della dottoressa Elisa Cifiello e del dottor Alessandro Massoli, che hanno concepito e coordinato la realizzazione di questo evento”.

Scoperta di luoghi poco accessibili

 “È per noi un piacere aprire al pubblico l’Oratorio di Sant’Agostino -ha precisato il priore Reginaldo Ansidei di Catrano- seppur sono ancora in corso i lavori di restauro che interessano la parte sottostante.

Partecipiamo molto volentieri, come Sodalizio Braccio Fortebracci, a questa iniziativa di carattere nazionale, perché certi di contribuire alla scoperta e valorizzazione di luoghi di fede, arte e cultura poco o non accessibili per lustri a perugini e visitatori”.

Un trekking notturno

 “Con questa iniziativa si dà la possibilità di visitare Perugia anche di notte -ha sottolineato monsignor Sciurpa- anche ai perugini che non conoscono la propria città; città straordinaria, perché ha delle bellezze concentrate in uno spazio percorribile con facilità per lo spirito, per la mente e per il corpo. La notte bianca delle chiese perugine, è una sorta di trekking tra fede, arte e storia”.

“La notte bianca -ha commentato l’architetto Polidori, soffermandosi sul titolo di questo evento- si addice bene per tante chiese d’Italia e ancor più per la nostra cattedrale ritornata di nuovo candida, pulita nelle sue pareti esterne dopo un accurato lavoro di restauro giunto al termine. La cattedrale è il punto di partenza di questa serata d’incontri, come chiesa madre del nostro territorio per poi raggiungere i luoghi del Borgo d’oro“.

Gli itinerari de La lunga notte delle chiese

Dalla cattedrale di San Lorenzo partiranno due walking tour curati da Genesi srl, alle ore 21.15 e alle 22.15 con guida per tutto il percorso, al costo di Euro 15 a persona (ridotto € 12), mentre all’Oratorio di Sant’Agostino sarà possibile effettuare una visita guidata alle ore 21.15, 22,00 e 22,45 al costo di euro 7 a persona (ridotto €5). Gli itinerari si concluderanno con due momenti musicali ad ingresso libero di circa 30 minuti presso la Chiesa di San Michele Arcangelo, rispettivamente alle 22:30 e 23:45, il secondo dei quali terminerà l’evento. Per informazioni e prenotazioni: 075/5724853 info@secretumbria.it

“La Notte Bianca delle Chiese”, arte e cultura nei luoghi di culto

Chiesa Sant'Agostino Perugia
La chiesa di Sant'Agostino a Perugia, tra quelle che aderiranno all'iniziativa

Giungerà alla sua settima edizione, venerdì 10 giugno 2022, “La Lunga Notte delle Chiese”, una giornata in cui i luoghi di culto delle nostre città si animano di iniziative artistiche e culturali in una chiave di riflessione e spiritualità.

Nata nel 2016, in poco tempo ha avuto una notevole crescita, raccogliendo anno dopo anno numerosissime adesioni. Nel 2019, ultima edizione pre-pandemia, ha visto la partecipazione di oltre 120 diocesi italiane, 150 chiese e poi la Comunità Valdese Metodista e la Chiesa Protestante. Oltre 40.000 persone hanno preso parte alle moltissime iniziative organizzate.

Il 10 giugno prossimo saranno molte le chiese e le città a partecipare, da tutta Italia. Si comporrà una giornata di concerti, esibizioni artistiche, visite museali, iniziative per i bambini, testimonianze, riflessioni, e tanto altro. Un mosaico di esperienze da vivere insieme come comunità.

E come in ogni edizione ci sarà un Tema comune che nasce grazie ai numerosi spunti che arrivano ogni anno dalle Diocesi. Il tema ufficiale della settima edizione ha come parola chiave “IN-CONTRO”, due parole tecnicamente in contrapposizione ma che esprimono insieme l’elemento centrale e significativo del dialogo, ossia quello della diversità.

In-Contro verso l’ALTRO

Ciascuno di noi tende a farsi prigioniero di sé stesso, dei propri interessi, passioni, pregiudizi, a considerare la realtà intera secondo la propria prospettiva. L’uomo capace invece di fraternità si fa in qualche modo ricco di tutto ciò che arricchisce il proprio fratello. Ed è la speranza a giocare un ruolo chiave, giacché amare i propri fratelli è prima di tutto sperare in loro, andare al di là di ciò che nel loro comportamento comincia quasi sempre con l’urtarci o col deluderci.

Papa Francesco: “Quanto è bello sentire che gli altri sono parte di noi, non gente da cui prendere le distanze. Quando viene la tentazione di chiudersi, dobbiamo invece uscire dalla propria confort zone, cercare gli altri, allenarsi in questa “ginnastica dell’anima”, a percorrere lunghe distanze da noi stessi per accorciare quelle con gli altri, lanciare il cuore oltre gli ostacoli, sollevare gli uni i pesi degli altri”.

In-Contro con il DESTINO – Qual è il senso della vita?

Citando una famiglia fuggita dalla Siria, Papa Francesco nel suo Viaggio Apostolico in Grecia 2021, porta l’esempio di Telemaco che in cerca delle proprie radici, un giorno si alza al sorgere del sole e parte in nave per l’avventura. Il senso della vita dunque non è restare in spiaggia aspettando che il vento porti novità, la salvezza sta in mare aperto, nello slancio, nella ricerca, nell’inseguire i sogni, quelli che comportano fatica, venti contrari, burrasche improvvise.

Scegliere alimenta le speranze, è decidere di prendere in mano la vita. E per fare scelte giuste, le buone decisioni riguardano sempre anche gli altri e non solo noi stessi. I sogni da realizzare sono sempre quelli che richiedono coraggio e coinvolgono gli altri.

Martin Buber ne “Il Cammino dell’Uomo” spiega bene come ciascuno di noi sia tenuto a sviluppare e dar corpo alla propria unicità e irripetibilità, non invece a rifare ancora una volta ciò che un altro ha già realizzato. “Con ogni uomo viene al mondo qualcosa di nuovo che non è mai esistito, qualcosa di primo e unico. Se infatti fosse già esistito, egli non avrebbe motivo di essere al mondo.”

In-Contro con SE STESSI – Conosci te stesso

“Conosci te stesso”. Oggi c’è il rischio di scordare chi siamo, ossessionati da mille apparenze, da messaggi martellanti che fanno dipendere la vita da come ci vestiamo, da come ci guardano gli altri…”. Ricordando l’Antica Grecia, e la mitologia delle sirene, il Santo Padre continua: “Le sirene di oggi vogliono ammaliarvi con messaggi seducenti, guadagni facili, falsi bisogni del consumismo, il culto del benessere fisico, il divertimento a tutti i costi… sono fuochi d’artificio che brillano per un attimo e poi lasciano solo fumo nell’aria. Ma non è facile resistere. Ulisse, insidiato dalle sirene, si fece legare all’albero della nave. Orfeo intonò invece una melodia più bella delle sirene, così da metterle a tacere. Ecco perché è importante alimentare lo stupore e la bellezza della fede. Attenzione dunque a chi vuole oscurare questa bellezza.”

Giuseppe Pellegrino in “Uomo” spiega che solo chi si trova amabile può amare l’altro. “Ecco quest’uomo questa donna sono io. Prendetemi per quel che sono, con le mie debolezze, la mia stupidità, con tutto il resto. Lasciatemi essere me stesso.”
Accettati. Non desiderare di cambiare il tuo “io”. Se ognuno cominciasse a rallegrarsi di sé stesso, tutti ne verrebbero contagiati. Perché solo chi sa gioire di sé stesso può far gioire gli altri. Solo chi accetta sé stesso può accettare gli altri. Solo chi sa convivere con sé stesso sa convivere con gli altri. Solo chi ama sé stesso può amare gli altri.

Tutte le informazioni si possono trovare nel sito internet www.lunganottedellechiese.com all’interno del quale saranno aggiornante le news e anche nella pagina Facebook ufficiale Lunga Notte delle Chiese

Orvieto. Dopo due anni torna a volare la Palombella di Pentecoste

Palombella di Orvieto

Dopo due anni nei quali la festa si era svolta in forma ridotta a causa dell’ emergenza Covid, a Orvieto è tornata a “volare” la Palombella. La colomba, bianca, che simboleggia lo Spirito Santo posizionata in un involucro di plexiglas è arrivata sul cenacolo sistemato sul sagrato del Duomo dopo essere scivolata sul cavo d’ acciaio collegato al campanile della chiesa di San Francesco. Il tutto è accaduto davanti a una folla che ha di fatto riempito la grande piazza. Come tradizione vuole, il vescovo della diocesi Orvieto-Todi-Bolsena, mons. Gualtiero Sigismondi, dopo aver mostrato la colomba alla piazza, l’ ha data in dono a una coppia di sposi, Ambra Rotili e Alessandro Cupello.

Sempre domenica 5 giugno alle 18 in piazza del Popolo è atteso anche il Palio della Palombella con il torneo dei balestrieri.

FolosificaMente … alla ricerca della verità

Tra la Rocca di Corciano e  Villa Colle del Cardinale di Perugia si è svolto Filosoficamente 2022, promosso e realizzato da Amica Sofia con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

Circa 350 ragazzi e una ventina di insegnanti si sono cimentati in stringenti confronti formativi che esulano dalla didattica orizzontale per porsi su un piano di parità intergenerazionale nella ricerca di senso e di verità. Bambini e ragazzi hanno allargato i propri orizzonti guardando alla propria capacità di porsi delle domande e di analizzare la realtà con la sola forza del pensiero e del ragionamento.

Il corso di formazione, i vari incontri di approfondimento e confronto con studiosi convenuti da tutta Italia, alcuni dei quali tramite collegamenti on line, ha permesso soprattutto a insegnanti della scuola dell’obbligo di comprendere e sperimentare la prospettiva pedagogica di Amica Sofia: un fare filosofia su misura per loro.

Giornate di … lavoro per gli studenti

Nelle mattine di 31 maggio e 1 giugno, 12 laboratori filosofici e artistici nelle scuole di Colle Umberto, Mantignana, Corciano e Montegrillo, tanti bambini e ragazzi hanno avuto modo di sperimentare la possibilità di confrontarsi e, in qualche modo, mettere alla prova il metro di valutazione individuale nell’affrontare i problemi e le novità, e così fare qualche passo verso l’autonomia del giudizio.

Nel pomeriggio è stata la volta di gruppi di lettura per ragazzi, di itinerari letterari per adulti e della passeggiata filosofica secondo la più alta tradizione del dialogo socratico. Al tramonto, poi, giovani musicisti in erba si sono esibiti in un concerto davanti a genitori e famiglie.

Per molti era la prima volta che ciò accadeva dopo la pandemia, e se ne sentiva un gran bisogno per dare senso ad un lavoro di gruppo, portato avanti con costanza e dedizione dai docenti delle scuole musicali dell’IC “Bonfigli” di Corciano e dell’IC “Morlacchi” di Perugia.

Visite guidate a Villa del Cardinale

Un altro bel ‘capitolo’ di queste giornate è stato costituito dalla fruizione della villa, con visite guidate dai ragazzi del FAI e con la mostra di arte contemporanea denominata Reminescenze, a cura di Lara Caccia con la collaborazione di Ilaria Batassa, direttrice della villa.

In questo modo gli splendidi interni della storica residenza sono diventati per un po’ ambienti ‘abitati’ in cui si sono visti abiti concepiti come reminiscenze di un tempo bloccato, vestigia di donna che delineano il percorso nei condizionamenti che gravano sul corpo femminile definendone i contorni, forme di street art con muri graffiti ricostruiti su scatole di bombolette spray e un lettering fiammeggiante giallo e rosso inciso in un nero fumo lavico dentro ad uno degli splendidi caminetti.

Per chiudere in bellezza, il primo giugno Michele d’Ignazio ha proposto, presso la filarmonica di Corciano, uno spettacolo basato sul suo ultimo libro Il mio segno particolare, che affronta in forma autobiografica il tema della differenza e della fragilità nella salute con il lungo calvario di operazioni chirurgiche subite da bambino.

L’autore rivive queste vicende con semplicità e attenzione, così da rappresentare sentimenti e vicende non solo di tanti piccoli pazienti ma anche di genitori e parenti, e del personale medico.

Risultato davvero eccellente per un’iniziativa basata sul volontariato e la gratuità.

Gaia Rossetti

Il delirio delle armi negli Usa

colline e sole, logo rubrica oltre i confini

La libera circolazione delle armi negli Usa non è più difendibile nemmeno da parte dei rappresentanti delle lobbies delle aziende armiere. Dopo l’ennesima tragica strage di bambini innocenti, bisognerebbe innanzitutto sposare il silenzio rispettoso del dolore, e poi avvertire tutta l’amarezza delle lacrime della vergogna. Ascoltare invece ancora oggi dichiarazioni che invitano le maestre ad armarsi per difendere gli alunni, suona quantomeno come un delirio incomprensibile.

Possiamo anche essere disposti al rispetto delle diverse culture e delle ragioni storiche che portano a scelte legislative che a noi suonano come “legge della giungla”, ma di fronte alla garanzia del valore della vita umana non dovremmo esitare a far cadere ogni altro argomento. Mentre preghiamo per i bambini e gli insegnanti di Uvalde e per le loro famiglie, chiediamo al Dio della vita di rompere la diga delle ragioni difese da chi sostiene l’applicazione estensiva del secondo Emendamento; e di sostituire i sentimenti della pietà umana a quelli che sostengono meri interessi economici.

Referendum: riforme a colpi d’accetta

Logo rubrica Il punto

Mancano pochi giorni al 12 giugno, quando i seggi elettorali saranno aperti – oltre che per elezioni amministrative in circa mille Comuni – per votare su cinque proposte di referendum. Parliamo di questi ultimi. I commenti che si sentono in giro riflettono perlopiù le difficoltà che incontrano i normali cittadini se vogliono capire di che cosa si discute e quali ragioni ci siano per votare a favore.

Anche uno del mestiere come me si trova in imbarazzo, non tanto nel capire l’oggetto dei quesiti (ci arrivo!), ma nel capirne le ragioni. Per esempio: perché abolire la legge che vieta di eleggere a determinate cariche politiche chi sia stato condannato per certi reati? O perché vietare al giudice penale, quando decide se applicare una misura cautelare a un imputato, di tenere conto anche del pericolo di reiterazione del reato? Perché escludere che un magistrato possa passare (a determinate condizioni) dalle funzioni di giudice a quelle di pm o viceversa?

Su tutti questi argomenti, e sugli altri, si può discutere e si possono avere opinioni diverse, ma trasformare le opinioni in legge è una operazione difficile e delicata: le leggi si elaborano con il cesello e il bilancino, non con l’accetta. Il referendum è un’accetta, non è lo strumento adatto, non prevede mediazioni e adattamenti.

Inoltre – ed è l’aspetto peggiore – il referendum, così come è concepito nell’ordinamento italiano e come è stato usato di fatto, si presta a fraintendimenti. I promotori, per fare accettare alla massa degli elettori la loro proposta, la condensano in una frase a effetto, del tipo “votate sì per dire che l’acqua è e deve rimanere un bene comune che non può essere privatizzato”, mentre la questione che veramente è messa ai voti è diversa e complessa, più difficile da spiegare; e i risultati effettivi non è garantito che siano quelli attesi. Che i risultati non corrispondano alle previsioni accade anche alle leggi votate dal Parlamento, figuriamoci con i referendum.

Conclusione: neppure in questo campo esistono bacchette magiche. Ciascuno scelga liberamente se e come votare, ma non si aspetti troppo.

Così cambia il pianeta lavoro

di Andrea Casavecchia

Molto probabilmente sta cambiando qualcosa nel mondo del lavoro. Ancora il numero delle persone in cerca di occupazione non è tornato ai livelli pre-crisi; però si stanno verificando due fenomeni che rivelano le difficoltà strutturali. Da un lato molti imprenditori, specialmente nel nord del Paese – ma non solo – e nel settore del turismo e dei servizi, non riescono a trovare personale e iniziano a temere di non riuscire a rispondere alle richieste dei clienti per l’estate. Dall’altro lato si ravvisano diversi casi di dimissioni. È indicativo quanto accade in Lombardia e Veneto, dove diversi dipendenti si dimettono da un lavoro a tempo indeterminato.

Alcune voci iniziano ad attribuire la scarsa risposta alla domanda di lavoro all’introduzione del Reddito di cittadinanza. Si trascurano, però alcuni elementi: alcune volte le proposte economiche sono di poco superiori rispetto al sussidio, che già offre un reddito minimo di sussistenza. In molti casi i lavori stagionali creavano working poor, cioè lavoratori poveri che non riescono a raggiungere un reddito dignitoso. In altri casi erano sono esperienze di “semi-sommerso”: c’è un contratto di lavoro che copre una parte dell’orario, poi c’è la richiesta di ampliare gli orari coperti da un “fuori busta”. Si evitano i giorni di riposo, si moltiplicano i turni, “tanto è per qualche mese, ti riposerai quando termina il contratto”. Il Reddito di cittadinanza ha messo le persone in grado di rifiutare questo ricatto. Ora però bisogna innalzare la qualità della proposta. Il secondo caso rivela l’insoddisfazione degli overskilled , cioè le persone che per avere una stabilità contrattuale hanno accettato lavori che richiedono competenze minori rispetto a quelle da loro acquisite.

In Italia la quota dei lavoratori “sovraistruiti” è molto alta: toccava il 37,4% nel 2018, secondo le rilevazioni Inaap. Anche in questo campo qualcosa sta cambiando.  Una parte di questi lavoratori, che prima limitava le proprie aspettative in favore di maggiore certezza, ha deciso di cambiare prospettiva, di cercare un lavoro-vocazione, un lavoro meno legato ai “tempi fissi”.  Questi due fenomeni ci rivelano che il cambiamento richiesto al mercato del lavoro non è tanto giuridico ma culturale. Se non cambia l’approccio ai lavoratori delle aziende, ci attende un periodo di forte instabilità.

Riaperta la tomba del beato Carlo Acutis

A pochi giorni dalla riapertura della “porta di San Francesco”, riportata alla luce dopo 800 anni per consentire ai fedeli di rivivere il gesto con cui il Poverello, nel vescovado di Assisi, si spogliò di tutti i beni terreni (la “porta” sarà tuttavia regolarmente visitabile solo nelle dovute condizioni di sicurezza, essendo ancora in corso i lavori), il 1 giugno, dopo la Messa serale al Santuario della Spogliazione, il vescovo diocesano, monsignor Domenico Sorrentino, ha riaperto anche la tomba del beato Carlo Acutis.

“I luoghi di Francesco e il corpo del beato Carlo sono vie per incontrare il Signore – ha detto monsignor Sorrentino – . Le loro immagini, poste insieme all’ingresso del Santuario, additano Gesù”. Il vescovo auspica che “questa consapevolezza animi tutti i pellegrini che vengono al Santuario, spingendoli ad aprirsi alla luce del Vangelo e a fare una profonda esperienza di fede”. Dato che il corpo del beato resterà esposto in modo permanente, i responsabili della Fondazione Santuario della Spogliazione invitano i fedeli a non affrettarsi per evitare possibili assembramenti nei giorni di punta.

La relazione di cura e gli aspetti etici, un convegno a Perugia

“La relazione di cura: aspetti etici nella ricerca e nella clinica” è il tema del convegno in programma l’8 giugno, alle ore 17, nella Sala del Dottorato del Chiostro della Cattedrale di San Lorenzo (in Piazza IV Novembre) a Perugia. L’iniziativa è organizzata dall’Università degli Studi di Perugia sotto il patrocinio del progetto “Umbria Biobank: Start up per una Biobanca in Umbria”, Progetto PRJ-1506, Azione 2.3.1, Por-FESR 2014-2020, cofinanziato dall’Unione Europea e dalla Regione Umbria.

Tema del convegno

Il convegno sarà un momento di confronto sul tema della relazione di cura e in particolare sugli aspetti etici nell’attività di ricerca e nel contesto della pratica clinica per una attenta considerazione dei problemi giuridici, bioetici, sociali e antropologici connessi. L’incontro, dunque, sarà dedicato ad approfondire una riflessione sul concetto di alleanza terapeutica e di cura, nonché di quel principio di solidarietà scaturente sia nell’ambito della ricerca che a livello clinico-assistenziale. Il termine alleanza richiama il sentire religioso ma porta con sé anche l’intenzione e il senso di un bene comune. Da qui l’idea di uno spazio di confronto per investigare sulla conciliazione tra i molteplici interessi coinvolti: il benessere del paziente e il rispetto dei suoi valori personali nell’attività di indagine scientifica e nell’assistenza medica entro i confini di appropriatezza ed equità sociale. Perciò, un’analisi concentrata anche sui rischi che le connesse dinamiche del mercato possono rappresentare nella relazione tra medico/paziente e ricercatore/partecipante all’indagine scientifica e sul sistema delle Istituzioni preposte alla ricerca e alla cura.

Il libro di Rossana Ruggiero

In questo contesto, il convegno sarà l’occasione per dialogare sul libro di Rossana Ruggiero, legale e Coordinatore del Comitato di Etica clinica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, uscito in prima pubblicazione nel 2019, per la LEV – Libreria Editrice Vaticana – con prefazione del prof. Giuseppe Dalla Torre Il Bambino Gesù, un Unicum nel panorama della sanità. La natura giuridica dell’Ospedale, al fine di porre la testimonianza di una struttura sanitaria di ispirazione cristiana con una storia giuridica peculiare, quale eccellenza nella ricerca e nella clinica.

I relatori

L’incontro dell’8 giugno prenderà avvio con i saluti iniziali di Maurizio Oliviero, Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, del card. Gualtiero Bassetti – Arcivescovo emerito di Perugia-Città della Pieve, del Prof. Andrea Sassi, Direttore di Dipartimento di Giurisprudenza, Prof. Angelo Sidoni, Direttore della S.C. di Anatomia e Istologia Patologica Azienda Ospedaliera di Perugia.

Sul tema del convegno si succederanno le relazioni di: don Luigi Zucaro – Ospedale Pediatrico Bambino Gesù; Domenico Giani – Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia; Claudio Sartea –Università degli studi di Perugia; Filippo Giordano –Università Lumsa; Stefano Kaczmarek – Ospedale Pediatrico Bambino Gesù; Rossana Ruggiero –Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Modera: Stefania Stefanelli, Università degli Studi di Perugia.

 

 

Veglia di Pentecoste in Cattedrale a Terni presieduta dal vescovo Soddu

veglia pentecoste terni
La Cattedrale di Santa Maria Assunta a Terni

Sabato 4 giugno nella Cattedrale di Santa Maria Assunta a Terni, alle ore 21, si terrà la veglia di preghiera diocesana di Pentecoste, che sarà presieduta dal vescovo Francesco Antonio Soddu. La veglia, che rappresenta un importante momento d’incontro per la chiesa locale e di preghiera comunitaria, riunisce in diocesi i vari movimenti ecclesiali, associazioni, parrocchie e i fedeli, in segno di unione e di preghiera comune, perché la Pentecoste sia seme di accoglienza e fraternità, nell’unità tra diversità di carismi e doni a servizio della Chiesa.

Una preghiera corale in cui tutto il popolo di Dio si riunisce per invocare lo Spirito Santo sulla Diocesi, sulla Città e sul mondo, perché i cristiani siano, in questo mondo di violenza e di guerra, portatori di riconciliazione e di pace in tutti i luoghi di vita, soprattutto nei paesi martoriati dai conflitti. Una preghiera anche per tutti i cresimandi e cresimati che ricevono il dono dello Spirito Santo in questo anno.

Inizio della veglia di Pentecoste sul sagrato della Cattedrale

La veglia di Pentecoste avrà inizio sul sagrato della Cattedrale con l’accensione e la benedizione del fuoco, segno di luce e di speranza; in processione i fedeli, con la candela in mano, entreranno in chiesa, dove la liturgia proseguirà scandita dall’ascolto della parola di Dio, da canti e invocazioni allo Spirito Santo, nella memoria del battesimo, nei gesti simbolici che ricordano i doni dello Spirito.

“E’ lo Spirito Santo -ricorda il vescovo Soddu-che rende attraente e preziosa ogni realtà. Che l’effusione dello Spirito Santo raggiunga e rianimi ogni cellula della nostra Diocesi; ogni cristiano di Terni-Narni-Amelia ne sappia cogliere il soffio e ognuno possa contribuire a discernere nella Chiesa la sua volontà”.

Puntata 12 – La quiche di fine stagione

La quiche di fine stagione

Nella cucina di Leo e Marcella si prepara una ricetta davvero prelibata, che – con alcuni ingredienti – ci fa viaggiare con l’immaginazione e il palato. Una quiche di fine stagione con una base di pasta brisée, da farcire con prosciutto, formaggio fresco a pasta filata, un bello strato di ricotta e guacamole amalgamate dall’uovo, e completato da pomodori, mirtilli e condimenti vari. Un piatto davvero saporito e gustoso che salta fuori bello fumante dal forno di Leo e Marcella. Sarà pronto?

Assisi, XX edizione di ‘Con il Cuore nel nome di Francesco’

Ospiti Gabbani, Malika Ayane, Nek,  Al Bano e Raoul Bova

Saranno Francesco Gabbani, Malika Ayane e Nek, con la partecipazione di Al Bano e Raoul Bova, gli ospiti della ventesima edizione di “Con il Cuore, nel nome di Francesco”, la maratona di solidarietà dei frati del Sacro Convento di Assisi per i poveri del nostro Paese e i dimenticati del mondo. Il concerto benefico, condotto da Carlo Conti, verrà trasmesso in diretta dal sagrato della Chiesa Superiore della Basilica di San Francesco d’Assisi, venerdì 10 giugno alle 21.25 su Rai1 e in simulcast su Rai Radio1 e RaiPlay. Quest’anno verranno aiutate, tra gli altri, le mense francescane in Italia, la popolazione ucraina colpita dalla guerra e le missioni francescane nel mondo. Per partecipare alla gara benefica basta inviare un sms o chiamare da telefono fisso al 45515. 

XX edizione con i Frati del Sacro Convento

“Torna Con il Cuore con tanti nuovi progetti di solidarietà. In questi 20 anni di missioni francescane in Italia e nel mondo, noi frati di Assisi, insieme alla generosità di milioni di italiani, desideriamo portare speranza e sollievo a migliaia di persone» ha dichiarato il Custode del Sacro Convento di Assisi, fra Marco Moroni. Guerra, fame, lavoro, mancanza di accesso alle cure e povertà educativa saranno i temi al centro di questa nuova maratona benefica. Con un SMS o una chiamata da rete fissa al 45515 potremo sostenere insieme le periferie del mondo. Da Assisi, sulle orme di Francesco, possiamo portare una carezza che lenisca le sofferenze degli emarginati”. Ogni anno, infatti, i frati del Sacro Convento di Assisi organizzano una maratona di beneficenza e chiedono, agli uomini di buona volontà, un aiuto per le persone più disagiate e bisognose nel mondo. Una serata unica che unisce musica, cultura e spiritualità e vedrà la partecipazione di testimoni di solidarietà e fraternità civile e religiosa. L’edizione 2022 di Con il Cuore prevede la partecipazione di alcuni frati impegnati in prima linea in Ucraina nell’accoglienza di famiglie in fuga dalla guerra e nella cura degli ultimi. 

Raccolta fondi

“L’evento di solidarietà Con il Cuore ci permette di mettere ancora una volta al centro l’amore per i poveri che sono la più grande ricchezza per la Chiesa” ha dichiarato padre Enzo Fortunato. “Dio ci parla attraverso di coloro che incontriamo lungo il cammino della vita”. Anche quest’anno Con il Cuore andrà in onda in diretta radiofonica su Radio1. Il programma televisivo andrà in onda in replica domenica 12 giugno alle 16.10 sempre su Rai1. Sostieni “Con il Cuore, nel nome di Francesco d’Assisi”: fino al 31 luglio dona 2 euro al 45515 con un sms da cellulare WINDTRE, TIM, Vodafone, iliad, PosteMobile, Coop Voce, Tiscali. Oppure 5 o 10 euro con chiamata da rete fissa TIM, Vodafone, WINDTRE, Fastweb e Tiscali e 5 euro con chiamata da rete fissa TWT, Convergenze, PosteMobile. L’iniziativa è promossa dal Sacro Convento di Assisi e dall’Istituto per il Credito Sportivo. Alla sua realizzazione ha contribuito Poste Italiane. La produzione televisiva del programma Con il Cuore, nel nome di Francesco è affidata alla Rai con il patrocinio di: Regione Umbria, Provincia di Perugia e Comune di Assisi. La Campagna solidale ha il supporto informativo di Rai per il Sociale attraverso i canali editoriali Rai. Un evento in collaborazione con Rai Radio1.

VII Rapporto sulla povertà della Diocesi di Perugia a cura dell’Osservatorio Caritas

rapporto sulla povertà
Un momento della presentazione del VII Rapporto sulla povertà curato dall’Osservatorio della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve

Aumentano le persone che si rivolgono al Centro di ascolto della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve per chiedere un aiuto non solo di natura materiale, passando dalle 1.306 del 2020 alle 1.467 del 2021 (gli stranieri sono il 73,4% e gli italiani il 26,4%), un incremento pari al 12,3%, percentuale degli utenti Caritas che arriva a più 38,2% dal 2016 a quest’ultimo Rapporto sulla povertà dal titolo Prendiamoci cura. 

È una pubblicazione consultabile e scaricabile nel nuovo sito Web della Caritas diocesana perugino-pievese, in rete dallo scorso 29 maggio, 56sima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Questo VII Rapporto, come i precedenti, non si limita alla raccolta dati, ma è una ricerca-studio accurata del fenomeno povertà rilevato nel 2021 e nel primo quadrimestre 2022, a cura dell’Osservatorio Caritas sulle povertà e l’inclusione sociale.

Valido strumento

Presentato il 30 maggio, presso il Villaggio della Carità di Perugia, alla presenza dell’arcivescovo emerito il cardinale Gualtiero Bassetti, dell’amministratore diocesano e vescovo ausiliare monsignor Marco Salvi e di rappresentanti delle Istituzioni civili, dal direttore della Caritas diocesana don Marco Briziarelli, dall’economista Pierluigi Grassetti, coordinatore dell’equipe dell’Osservatorio Caritas, e dallo statistico Nicola Faloci, membro della suddetta equipe, coinvolge e si rivolge, in particolare, alle Istituzioni civili locali e a tutti gli attori sociali operanti nel territorio. È un valido strumento per contribuire ad arginare e contrastare il fenomeno povertà.

Le nuove povertà

 L’edizione 2021 del Rapporto sulla povertà, evidenzia alcuni aspetti di novità rispetto alle precedenti. Innanzitutto l’aumento dei richiedenti aiuto nel 2021 è dovuto all’effetto della pandemia a cui si è aggiunta, nei primi mesi del 2022, l’emergenza profughi ucraini. Altro nuovo aspetto è il persistente basso livello di scolarizzazione di coloro che chiedono aiuto, che si accompagna spesso ad un abbandono precoce del percorso degli studi. La povertà economica si traduce in povertà educativa e questa è una delle trappole fondamentali della stessa povertà. Un’altra nuova grave criticità è il numero crescente di disoccupati e di occupati; questi ultimi sono i poveri che lavorano, un fenomeno in costante dilatazione per salari molto bassi e lavori precari.

Altro nuovo inquietante aspetto della povertà è il peggioramento della condizione abitativa per molte famiglie, in particolare italiane, al punto che la Caritas diocesana ha promosso una campagna, di sensibilizzazione e raccolta fondi denominata Adotta un affitto.

Tutti fronti dove le Istituzioni locali preposte in materia possono intervenire appropriatamente e la Caritas, oltre a collaborare con le suddette Istituzioni, potenzia il ventaglio dei suoi interventi e raccomanda il coinvolgimento di tutta la cittadinanza per avviare a soluzione queste pesanti e difficili sfide di carattere sociale ed economico che emergono dal VII Rapporto sulle povertà.

Alcuni dati contenuti nel VII Rapporto sulla povertà

Tra i dati più rilevanti del 2021 è la percentuale del 36,7% degli utenti che si è rivolta per la prima volta alla Caritas per chiedere un aiuto e, se si considera il periodo dall’inizio della pandemia (marzo 2020) ad oggi, il numero di questi utenti sale al 60,2%. Da non trascura che molti dei nuovi utenti sono giovani, tra cui gli italiani che sono il 15,7% e gli stranieri il 39,3%. Anche la complessità dei bisogni aumenta rispetto al 2020 con 3.906 passaggi al Centro d’ascolto diocesano dei 1.467 utenti complessivi, mentre nel 2020 erano 3.070 passaggi per 1.306 utenti. Gli interventi della Caritas diocesana a sostegno delle persone in difficoltà nel 2021 sono stati 64.316, circa 20mila in più rispetto all’anno precedente (45.793). Tra le voci principali degli interventi del 2021 figurano i 38.663 per beni e servizi materiali (distribuzione pacchi viveri, attività empori della solidarietà, distribuzione vestiario e mense) e i 10.255 per il servizio di ascolto, il servizio base che apre a tutti i successivi e influisce su di essi, che registra nel 2021 un aumento di rilievo, pari al 77,3%. Inoltre si è registrato un incremento sia dei sussidi economici (bollette e tasse + 77,3% e canoni di affitto + 10,7%) sia degli interventi sanitari (+ 50%).

Significativo anche il dato dell’incremento degli utenti dei Centri d’ascolto delle Caritas parrocchiali, passati dai 1.643 del 2019 ai 2.790 del 2021. Non va trascurato nemmeno il fenomeno dei profughi ucraini registrato dalla fine dello scorso febbraio a tutt’oggi, che si è aggiunto a quello causato dalla pandemia.

Figli della speranza

“La scelta del titolo Prenderci cura -ha sottolineato don Marco Briziarelli- in continuità con quello del precedente Rapporto, Insieme nella cura, viene presentato in un anno molto impegnativo che ci ha portato a rispondere, a reagire, come Chiesa diocesana, attraverso la sua Caritas, con quella che riteniamo una delle indicazioni fondamentali che il Papa ha dato in occasione dei 50 anni della nascita della Caritas italiana (1971-2021): Ascoltare la creatività dello Spirito Santo. Tutto quello che si presentava come un problema, una difficoltà, l’abbiamo cercato di viverlo come una opportunità”.

Il direttore della Caritas, ha poi avuto parole di gratitudine per tutti i benefattori e i volontari che sono l’anima della Caritas.

Sono loro -ha spiegato- che ci permettono di rispondere tutti i giorni ai bisogni della gente. Il 2022 si annuncia un anno preoccupante che stiamo affrontando al meglio, perché non siamo i figli della speranza”.

Don Briziarelli, avviandosi alla conclusione, ha inoltre evidenziato l’importanza anche del «lavoro portato avanti negli ultimi due anni con le Caritas parrocchiali, che ha portato un netto incremento di interventi.

“Proprio domani 31 maggio -ha annunciato- presenteremo alla Caritas attive sul territorio diocesano il nuovo progetto In ascolto volto alla formazione e al potenziamento delle stesse Caritas parrocchiali e d’unità pastorale. Un progetto che riteniamo fondamentale, affinché tutti i Centri d’ascolto riescano a camminare in maniera autonoma e, nel contempo, in piena comunione con il Centro d’ascolto diocesano”.

La carità maestra della vita

Al termine della presentazione, il cardinale Bassetti ha voluto rivolgere un saluto ai partecipanti all’incontro.

“Tutte le persone che chiedono aiuto alla nostra Caritas -ha commentato il presule- non sono dei numeri, ma sono dei volti segnati dalla sofferenza umana e materiale. Per tutti loro dobbiamo avere massima attenzione soprattutto in momenti difficili come questi caratterizzati prima dalla pandemia e poi dalla guerra in Ucraina. La Caritas, prima ancora di essere organismo operativo della Chiesa, è una fucina di formazione, sensibilizzazione, educazione, soprattutto dei giovani e dei volontari, ma la pedagogia della carità deve rivolgersi a tutti e deve connettersi con tutte le attività delle parrocchie, perché la pedagogia della carità sia al primo posto, perché la carità sia davvero maestra della vita”.

Monsignor Marco Salvi, vescovo ausiliare e vicario generale eletto amministratore diocesano di Perugia

Raccolta fondi per l’Ucraina
Il vescovo ausiliare e vicario generale dell'Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, monsignor Marco Salvi

A seguito dell’accoglimento da parte di Papa Francesco della rinuncia al governo pastorale dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve del cardinale Gualtiero Bassetti, per raggiunti limiti d’età, il Collegio dei consultori, riunitosi in Curia il 30 maggio 2022, ha eletto ad amministratore diocesano il vescovo ausiliare e vicario generale monsignor Marco Salvi. Il presule ricoprirà tale incarico fino al giorno della presa di possesso dell’Archidiocesi da parte del nuovo arcivescovo metropolita che dovrà essere nominato dal Papa.

Monsignor Salvi, nato a Sansepolcro (in provincia di Arezzo) il 4 aprile 1954, ordinato presbitero il 28 maggio 1983, è stato nominato vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve, con l’attribuzione della Sede titolare di Termini Imerese, da Papa Francesco il 15 febbraio 2019, ricevendo la consacrazione episcopale il 31 marzo successivo nel Duomo di Arezzo, sua Diocesi di origine.

Una nota biografica di monsignor Salvi è consultabile al link: vescovo ausiliare mons. marco salvi – arcidiocesi di perugia – città della pieve

Comunità energetiche, tema di un incontro promosso a Perugia dalla Pastorale sociale e del lavoro diocesana con i Circoli ‘Laudato Sì’

comunità energetiche
La locandina dell'incontro dedicato al tema delle Comunità energetiche in programma a Perugia

Approda anche a Perugia un tema molto attuale, quello delle Comunità energetiche, in un incontro promosso dall’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro (Psl) in collaborazione con i Circoli Laudato Sì di Perugia ed Assisi, in programma mercoledì 1 giugno, alle ore 21, presso la sala parrocchiale della chiesa di Santa Maria Maddalena in Ponte Valleceppi.

“Abbiamo bisogno di stili di vita che ammettano creatività e solidarietà: autoproduzione, autoconsumo, accumulo e condivisione spiegano i promotori nel soffermarsi sul sottotitolo di quest’incontro- per andare verso un nuovo modello rispettoso del Creato. Una realtà, quella delle comunità energetiche, che nasce in Italia nel 2019, almeno dal punto di vista normativo, con il decreto milleproroghe. Il vero quadro completo arriva però con il D.Lgs 199/2021 che finalmente rende attuativa, sul territorio italiano, la direttiva RED II sulle fonti rinnovabili e la loro diffusione e promozione”.

All’incontro di mercoledì prossimo interverranno monsignor Luciano Paolucci Bedi vescovo di Gubbio e Città di Castello, e il professor Franco Cotana, ordinario di Fisica tecnica all’Università degli Studi di Perugia. A moderare i lavori sarà il diacono Carlo Cerati, responsabile dell’Ufficio diocesano per la Psl, mentre il coordinatore dei Programmi Italiani del Movimento Laudato Sì, Antonio Caschetto, porterà il suo saluto e la sua esperienza.

La prospettiva è quella dell’Enciclica di Papa Francesco Laudato Sì, definita un’illuminazione dall’autore francofono contemporaneo più letto al mondo, il sociologo, antropologo e filosofo Bruno Latour, senza trascurare i punti chiave del summenzionato decreto che aiutano a comprendere cosa siano le comunità energetiche e a capire l’importanza rivoluzionaria di tale riforma:

1) le comunità si basano su adesione volontaristica e aperta (democratica); 2) possono essere costituite e partecipate da qualunque tipologia di soggetto fisico o giuridico; 3) hanno governance autonoma e democraticamente controllata dai soci; 4) possono possedere impianti a fonte rinnovabile; 5) i soci devono avere sede nelle vicinanze degli impianti rinnovabili posseduti; 6) hanno lo scopo di fornire benefici economici, sociali ed ambientali ai soci.

“Pertanto -concludono i promotori dell’incontro in programma mercoledì primo giugno- l’obiettivo delle Comunità energetiche non è soltanto il discorso economico ed ecologico, ma molto di più anche antropologico e teologico”.

Card. Zuppi, prima conferenza: “la Chiesa ha scelto la strada italiana per la lotta agli abusi”

Il card. Zuppi, presidente della Cei

“I vescovi hanno scelto la strada italiana per la lotta agli abusi”. A spiegarlo ai giornalisti è stato il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nella prima conferenza stampa nel suo nuovo ruolo, svoltasi a Roma al termine dell’Assemblea generale dei vescovi italiani. Entro il 18 novembre prossimo, ha annunciato il cardinale, verrà reso noto il primo Report nazionale sugli abusi.

“La Chiesa è sempre dalla parte delle vittime, anche se tali azioni sono state provocate da fratelli o figli della stessa Chiesa”,

ha ricordato il presidente della Cei: “Quella che abbiamo scelto in questa assemblea è la strada italiana nella lotta agli abusi: è un passaggio ulteriore, che comporta cinque linee di azione, a partire dalla volontà di rafforzare la rete dei Servizio diocesani per la tutela dei minori  e delle persone vulnerabili e dei Centri di ascolto, partiti un anno fa e ormai presenti nel 70% delle diocesi”. Il Report verrà stilato entro il prossimo 18 novembre e sarà affidato a due Istituti universitari di Criminologia e Vittimologia, “che visioneranno tutto il materiale di prevenzione e relativo ai casi di abusi degli ultimi due anni”. “Non abbiamo bisogno di calmanti, è una questione di serietà”, ha puntualizzato ancora Zuppi: “vogliamo metterci anche noi di fronte agli abusi, senza correre il rischio di minimizzare o amplificare i fenomeni”. “Molto importante”, a questo proposito, è la collaborazione con il Dicastero per la Dottrina della Fede, anche questa “supportata e verificata da Centri indipendenti per la raccolta e l’analisi dei dati sulle denunce presentate dal 2000 al 2021”. Interpellato dai giornalisti sul motivo della scelta di questo intervallo di tempo, e di non risalire indietro nei decenni come hanno fatto altre Conferenze episcopali, Zuppi ha risposto: “Ci è sembrato molto più serio, e ci fa molto più male, concentrarci su quel periodo che ci coinvolge direttamente”.

“Nessuna resistenza o volontà di copertura”,

quindi: “certo i numeri sono importanti, ma c’è un problema qualitativo, oltre che quantitativo”. Saranno i due Istituti indipendenti che sceglieranno gli esperti, ha precisato Zuppi: “Il nostro interesse è la chiarezza vera, non vogliamo discutere: ci prenderemo tutte le ‘botte’ che dobbiamo prenderci, le nostre responsabilità ce le siamo già prese”. “Piena collaborazione”, inoltre, con l’Osservatorio per il contrasto alla pornografia e pedofilia minorile attivo presso il Ministero della Famiglia. Per quanto riguarda la sorte degli eventuali vescovi che hanno insabbiato i casi di pedofilia, il presidente della Cei ha ricordato che “la Congregazione per i Vescovi e la Congregazione per la Dottrina della fede hanno procedure molto severe”. Interpellato su eventuali risarcimenti alle vittime, Zuppi ha risposto: “E’ un discorso molto aperto: i nostri Centri diocesani garantiscono senz’altro l’accompagnamento psicologico, poi i casi sono diversissimi”. Per quanto riguarda i reati di abuso, ha aggiunto il cardinale, “c’è la Chiesa ma c’è anche lo Stato: per lo Stato c’è la prescrizione, per la Chiesa no. C’è il Diritto canonico, che prevede una grande tutela dei soggetti e dei responsabili”. Di qui l’importanza di riflettere sul cammino da fare per l’accompagnamento degli abusatori: “La Chiesa è come una madre: tuo figlio è sempre tuo figlio, anche se ha sbagliato”.

“Il più grande diritto è quello della pace, non si ragioni soltanto sulla logica delle armi”,

l’appello per la guerra in Ucraina: “tutte le cose che vanno nella direzione del dialogo, per forza sono auspicabili”. “C’è il piano di pace dell’Italia”, ha proseguito Zuppi, rallegrandosi del fatto “che ci sia” e augurandosi “che si crei un consenso, che sia il più possibile europeo, che non si ragioni soltanto sulla logica delle armi, che si debba trovare una soluzione diplomatica, con la collaborazione di tutti”. “Di accoglienza e di solidarietà ce n’è tanta – ha affermato il presidente della Cei –  ma non possiamo abituarci alla guerra, perché la guerra è una tragedia, oltre che uno scandalo per i cristiani, perché quella in Ucraina è una guerra tra cristiani”. “In questa pandemia per la guerra è importante l’impegno per la pace”, ha ribadito il cardinale: “bisogna accogliere la grande sfida della durata: molti stanno cercando di tornare in Ucraina, ma parecchi rimangono”. La guerra in atto nel cuore dell’Europa, inoltre, per Zuppi “non deve farci dimenticare gli altri pezzi di guerra nel mondo, come in Afghanistan o in Libia, che richiedono risposte”. Per quanto riguarda il versante internazionale, durante l’assise di questi giorni i vescovi hanno caldeggiato l’adesione al Trattato Onu per la messa al bando delle armi nucleari, che l’Italia non ha ancora firmato. Anziani, giovani, morti sul lavoro e violenza sulle donne. Sono queste le “priorità” per la Chiesa italiana.

Perché, a livello mediatico, il Sinodo non decolla? “Per la fatica di ascoltare, per la nostra tentazione di affermare, più che ascoltare”.

Così il cardinale ha risposto alle domande dei giornalisti. “L’ascolto aiuterà a rispondere alle vere domande, non a quelle che pensiamo noi”, ha assicurato il cardinale a proposito del secondo anno sinodale, che sarà dedicato ancora una volta a questo tema. Tra le novità di questa assemblea della Cei, ha fatto notare il neopresidente, c’è stato il fatto che “per la prima volta erano presenti a due sessioni dei lavori i referenti regionali del percorso sinodale, tra cui molte donne. Gruppi sinodali per la prima volta insieme ai vescovi, nel nome della collegialità e della sinodalità: un binomio su cui il Papa ha insistito con molta forza: non ci ha chiesto una ricerca sociologica, ma di metterci in ascolto. Continueremo l’anno prossimo questo cammino, che sarà una sorta di grandi ‘Stati generali’ della Chiesa”.

‘Ascoltare con l’orecchio del cuore’, il 29 maggio 56ª Giornata delle Comunicazioni Sociali

Giornata comunicazioni sociali

Per comunicare occorre ascoltare, meglio ancora “Ascoltare con l’orecchio del cuore”. Si intitola infatti così il Messaggio di Papa Francesco per la 56a Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra domenica 29 maggio 2022, solennità dell’Ascensione, e che insieme a quella del patrono San Francesco di Sales è la festa di tutti gli operatori dei media.

Scrive Papa Francesco nel Messaggio: “L’ascoltare è dunque il primo indispensabile ingrediente del dialogo e della buona comunicazione. Non si comunica se non si è prima ascoltato e non si fa buon giornalismo senza la capacità di ascoltare. Per offrire un’informazione solida, equilibrata e completa è necessario aver ascoltato a lungo. Per raccontare un evento o descrivere una realtà in un reportage è essenziale aver saputo ascoltare, disposti anche a cambiare idea, a modificare le proprie ipotesi di partenza”.

Per riflettere sul ruolo dell’ascolto nella professione giornalistica riproponiamo, a questo link, il Messaggio integrale di Papa Francesco per la 56ª Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali sul tema “Ascoltare con l’orecchio del cuore” pubblicato il 24 gennaio 2022.

(Fonte: Federazione nazionale stampa italiana)

L’assemblea ecclesiale regionale si conclude con un grazie a Bassetti.

Il Cardinale Gualtiero Bassetti presiede i Primi Vewspri dell'Ascensione all'Assemblea delle chiese umbre - Foligno 28 maggio 2022

L’assemblea ecclesiale delle Chiese dell’Umbria si è conclusa con la preghiera dei Primi Vespri solenni dell’Ascensione presieduti dal Cardinale Gualtiero Bassetti, vescovo emerito di Perugia – Città della Pieve.

Questo momento è stato anche l’occasione che i Vescovi umbri hanno colto per esprimere “un saluto ammirato e riconoscente”, ha detto il presidente della Conferenza episcopale umbra, mons. Renato Boccardo,arcivescovo di Spoleto – Norcia.

Un “grazie” che è stato accolto da un lungo applauso dall’assemblea.

Il Cardinale “proprio ieri ha visto concludersi il suo servizio episcopale alla Chiesa di Perugia-Cità della Pieve” ha detto Boccardo, ricordando di Bassetti “la sua cordiale umanità, la sua sapienza pastorale e la sua generosa dedizione, capace di tessere relazioni per favorire e rafforzare la comunione. Doti che rimangono per noi esempio luminoso e preziosa eredità da raccogliere e custodire”.

“Il Cardinale ha concluso il suo servizio episcopale, ma non lascia le Chiese dell’Umbria, continuerà a restare con noi , anche se in modo diverso”. “Confidiamo – ha aggiunto Boccardo – che vorrà continuare ad accompagnarci con il suo consiglio e la sua preghiera”. “Grazie Eminenza, per la sua presenza in mezzo anoi in questi anni” ha concluso Boccardo.

Bassetti ha accolto le parole di mons. Boccaerdo, a sua volta con un grazie. Ed ha ricordato che sì, cambia la sua vita, ma “l’amore per Dio e per la mia gente, resterà e mi accompagna sempre. Pregate per me” ha concluso Bassetti.

Nel pomeriggio i partecipanti all’assemblea si sono incontrato in gruppi per confrontarsi sulle tre piste lasciate dal relatore della mattina, mons. Erio Castelluci. Per tutti è stato un momento positivo che segna la ripresa di un cammino ecclesiale in presenza, dopo una pandemia che ha modificato anche il modo di vivere delle comunità e che lascia una eredità su cui le Chiese rifletteranno e si confronteranno. “La sintesi dei gruppi –  ha detto mons. Boccardo – verrà consegnata alla segreteria del convegno da lì faranno le loro proposte”. Mons. Boccardo ha ringraziato anche il parroco don Giovanni Zampa (membro del comitato che ha organizzato il convegno) e i circa 30 volontari dell’Unità pastorale della Chiesa di San Paolo a Foligno che hanno accolto i convegnisti con amicizia e generosità.

Il vespro e il ringraziamento a Bassetti

Presentazione del 7° Rapporto povertà dell’Osservatorio Caritas di Perugia

rapporto povertà caritas perugia
“Prendiamoci cura”, il titolo del nuovo rapporto dell'Osservatorio Caritas

Sarà presentato lunedì 30 maggio, alle 11, al Villaggio della Carità di Perugia, il 7° Rapporto povertà nell’Archidiocesi perugino-pievese a cura dell’Osservatorio Caritas sulle povertà e l’inclusione sociale. Interverranno l’arcivescovo emerito cardinale Gualtiero Bassetti, il direttore della Caritas diocesana don Marco Briziarelli, l’economista Pierluigi Grassetti, coordinatore dell’equipe dell’Osservatorio Caritas, e lo statistico Nicola Faloci, membro della suddetta equipe. Alla presentazione sono stati invitati i rappresentanti delle Istituzioni civili locali impegnate nel sociale e dei media e i direttori e collaboratori delle Caritas diocesane dell’Umbria.

Effetto pandemia e guerra in Ucraina

Il Rapporto dal titolo ‘Prendiamoci cura’ non si limita alla raccolta dati, ma è una ricerca-studio accurata del fenomeno povertà rilevato nel 2021 e nel primo quadrimestre 2022. Per arginare e contrastare tale fenomeno, come richiama lo stesso titolo del Rapporto, è necessario – secondo la Caritas – il coinvolgimento di tutti gli attori sociali operanti nel territorio diocesano. Nel dare un’anticipazione dei contenuti di questo 7° Rapporto, l’equipe dell’Osservatorio Caritas, evidenzia alcuni aspetti di “novità” rispetto alle precedenti sei edizioni. Innanzitutto l’aumento dei richiedenti aiuto nel 2021 è dovuto all’effetto della pandemia a cui si è aggiunta, nei primi mesi del 2022, l’emergenza profughi ucraini.

Povertà economica e povertà educativa

Altro nuovo aspetto è il persistente basso livello di scolarizzazione di coloro che chiedono aiuto, che si accompagna spesso ad un abbandono precoce del percorso degli studi. La povertà economica si traduce in povertà educativa e questa è una delle trappole fondamentali della stessa povertà. Un’altra nuova grave criticità è il numero crescente di disoccupati e di occupati; questi ultimi sono i poveri che lavorano, un fenomeno in costante dilatazione per salari molto bassi e lavori precari. Altro nuovo inquietante aspetto della povertà è il peggioramento della condizione abitativa per molte famiglie, in particolare italiane, al punto che la Caritas diocesana ha promosso una campagna, di sensibilizzazione e raccolta fondi denominata “Adotta un affitto”. Tutti fronti dove le Istituzioni locali preposte in materia possono intervenire appropriatamente e la Caritas, oltre a collaborare con le suddette Istituzioni, potenzia il ventaglio dei suoi interventi e raccomanda il coinvolgimento di tutta la cittadinanza per avviare a soluzione queste pesanti e difficili sfide di carattere socio-economiche che emergono dal 7° Rapporto sulle povertà.

Assemblea ecclesiale regionale Chiesa Umbra: ripresa e ripartenza

assemblea ecclesiale chiesa umbra
Assemblea ecclesiale regionale Foligno

A Foligno, nel complesso parrocchiale di San Paolo Apostolo, sabato 28 maggio, si è tenuta l’assemblea ecclesiale regionale della Chiesa Umbra sul tema: “Quale ripresa? Per una sapienza pastorale dopo la pandemia”, quale incontro di comunione e fraternità dopo la dispersione e la frammentarietà generata dall’emergenza sanitaria, per dare un segnale di ripresa e un messaggio di speranza. Presenti i Vescovi dell’Umbria e 25 delegati per ognuna delle otto diocesi, accolti con cordialità dal parroco don Giovanni Zampa e dalla equipe della parrocchia. Quest’assise della Chiesa umbra si inserisce nel Cammino sinodale delle Chiese in Italia che dà spazio all’ascolto e al racconto della vita delle persone, delle comunità e dei territori.

Dialogo, confronto e scambio

Nel saluto iniziale di benvenuto l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra mons. Renato Boccardo ha detto che “siamo nuovamente riuniti in Assemblea non per un ascolto unilaterale, quale può essere l’acquisizione di informazioni, di dati e di analisi accurate della realtà, ma per un tempo di dialogo, di confronto, di scambio su convinzioni e pareri, anche diversi. Con l’intento di trovare sintonia nello stile evangelico, sinergia nell’impiego delle forze, simpatia e passione nel guardare la vita del mondo. Senza sognare soluzioni facili per una realtà complessa né cedere alla tentazione di diagnosi deprimenti; cercando piuttosto di individuare rimedi incoraggianti. Vorremmo riflettere perciò su come impostare una ripresa della pastorale, come ridare slancio, come tornare ad entusiasmarci dopo la dispersione della pandemia, di fronte alle conseguenze della crisi economica e ai traumi generati dalla guerra in corso, con il proposito di preparare magari un incontro più organico e strutturato nel prossimo anno”. Mons. Domenico Sorrentino vescovo di Foligno e di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino ha presieduto la preghiera iniziale di invocazione allo Spirito Santo. “Nel brano degli Atti degli Apostoli (Atti 18, 23-28) che abbiamo ascoltato – ha evidenziato mons. Sorrentino –  emerge la dinamica dell’evangelizzazione: strada, chiesa, casa. L’evangelizzazione e il cammino sinodale hanno bisogno di tutti e tre questi elementi: la strada che esprime il dinamismo dell’annuncio, la casa che esprime l’esperienza di relazioni calde di umanità e di fede, la chiesa dove ci si raduna per sentirsi popolo e comunità credente”.

Chiacchiericcio che “avvelena le comunità”

Momento centrale dell’incontro è stata la riflessione di mons. Erio Castellucci vescovo di Modena-Nonantola e Carpi, vicepresidente della Conferenza Episcopale italiana, che partendo dall’attuale situazione storica e sociale della Chiesa in riferimento alle crisi che segnano il mondo, dalla guerra alla pandemia, dalle povertà alla questione ecologica, dall’immigrazione all’integrazione, ha evidenziato come “la crisi è una dimensione della vita che va abitata e gestita. Non possiamo vivere pensando di schivare le crisi. Il primo modo di affrontarle è la gioiosa fraternità, nella consapevolezza dei problemi e nella capacità di affrontarli instaurando delle relazioni  gioiose e profonde. Una fede lamentosa, infatti, non produce frutti. Il lamento c’è e – ha sottolineato Castellucci – serve come segnalazione di ciò che manca, ma nelle comunità deve essere presente in modo più incisivo la gioia del Vangelo. Una comunità fraterna, in un cammino di crescita condivisa, è più interessata a cogliere le ricchezze dell’altro, piuttosto che evidenziarne i limiti. Il troppo chiacchiericcio e la malevolenza allontanano dalla Chiesa: sono il veleno delle comunità, che sembra influire anche in modo rilevante sui giovani e il loro allontanamento dalla Chiesa”. La crisi può essere elemento per una trasformazione dei punti di debolezza in forza, che per mons. Castellucci possono dare nuovo slancio all’azione pastorale. “Non è tanto importante contare i risultati ma essere autentici, accettando anche le debolezze. Siamo sempre preoccupati dei numeri, che sono indicatori interessanti, però la debolezza deve diventare forza, e cambiare la nostra mentalità passando dal conteggio al contagio. Dobbiamo creare dei luoghi di accoglienza e di ascolto che intercettino la vita delle persone, lì dove esse vivono, casa, luoghi di lavoro e di socialità, e non necessariamente nelle parrocchie”. Mons. Castellucci ha concluso il suo intervento con la suggestione data da tre parole: sale, lievito e luce, elementi che non bastano a se stessi ma che per produrre ed essere efficaci devono essere coniugati ad altri e ben dosati; a ribadire l’importanza di riconoscersi negli altri e con loro proseguire nel cammino cristiano della Chiesa in uscita, sempre più chiamata ad essere, come disse papa Benedetto XVI, “minoranza creativa”. L’assemblea è proseguita con un momento di ascolto e confronto tra i partecipanti e nei gruppi di lavoro sulla formazione degli operatori pastorali, sul rinnovamento della pastorale e sugli stili delle proposte cristiane.

Fotogallery

Per seguire la diretta

Assemblea ecclesiale regionale 2022 in diretta

Assemblea ecclesiale regionale umbra 2022

Dalla chiesa di San Paolo a Foligno, la sessione mattutina dei lavori dell’Assemblea regionale delle Chiese umbre. Con la partecipazione di mons. Erio Castellucci, uno dei tre vice presidenti della Conferenza episcopale italiana, arcivescovo abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi.

Il programma della giornata prevede l’accoglienza a partire dalle ore 9, seguita dall’invocazione allo Spirito santo.

Alle ore 10 l’intervento di mons. Castellucci, sul tema “Quale ripresa? Per una sapienza pastorale dopo la pandemia”. Dopo un’oretta e una breve pausa, ha luogo la discussione tra il relatore e i partecipanti. Fatta la pausa pranzo, alle 14.30 i partecipanti si ritrovano nei gruppi di lavoro per elaborare gli spunti raccolti in mattinata. Alle ore 18 l’Assemblea si conclude con la recita dei primi vespri della solennità dell’Ascensione di Cristo.

Il Festival Laudato Si’, evento musicale e talkshow da Assisi su eco-spiritualità

Festivale Laudato Si' 2022

La Settimana Laudato Si’ è iniziata come un modo per celebrare il primo anniversario della lettera enciclica di Papa Francesco, “Laudato Si’: sulla cura della nostra casa comune”.

Da allora, la celebrazione annuale è diventata un modo per tutti i cattolici di riunirsi e di gioire dei progressi che sono stati fatti nel dare vita alla Laudato si’, oltre a rinnovare l’impegno di continuare a pregare e ad agire per la casa comune.

Quest’anno la Settimana sarà celebrata con un evento musicale incentrato sull’eco-spiritualità e sull’arte che avrà luogo dalla basilica di San Francesco d’Assisi ad Assisi il 28 maggio alle 21.

Interverranno fra Marco Moroni (custode del Sacro Convento), Antonio Caschetto (coordinatore programmi italiani del Movimento Laudato Si’), Alessandro Pucci (Animatore Laudato Si’), suor Susan Morrisset (ordine delle suore Francescane dell’Atonement), mons. Domenico Sorrentino (vescovo di Assisi) e fra Giulio Cesareo (direttore comunicazione Sacro Convento Assisi), e in collegamento da New York Christina Leaño (direttrice associata del Movimento Laudato Si’).

Gli artisti protagonisti saranno gli Animatori Laudato Si’ Luca Terrana, Mimmo Iervolino, Migueli e Matteo Manicardi che si esibiranno dal vivo con canti composti da loro e ispirati alla Laudato SI’. Conduce Marco Mammoli, che concluderà con “L’Emmanuel”, inno della GMG 2000.

La serata potrà essere seguita anche in streaming sulla nostra pagina Facebook.

 

“Donare di gusto”, la campagna del Banco alimentare

La locandina

Il 28 e il 29 maggio si terrà in quattro piazze di città dell’Umbria a Perugia, Terni, Foligno e Todi la manifestazione “Donare di Gusto “, la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi a sostegno dell attività quotidiana di recupero e distribuzione del cibo ad opera del Banco alimentare.

I luoghi dove trovare gli stand del Banco alimentare

A Perugia in piazza della Repubblica, a Terni in piazza Europa, a Foligno in piazza della Repubblica, a Todi in piazza del Popolo – è scritto nel comunicato del Banco alimentare – ci sarà ad accogliere i visitatori lo stand del Banco alimentare in cui sarà possibile ricevere informazioni sull’attività svolta e raccogliere donazioni per aiutarci a salvare il cibo dallo spreco e a distribuirlo alle organizzazioni caritative che si prendono cura delle persone in difficoltà.

I risultati della raccolta nel 2021

Il Banco alimentare – prosegue il comunicato – nel 2021 in Umbria ha raccolto 2.055 tonnellate di alimenti con cui sono state aiutate 24.642 persone, attraverso le 204 strutture caritative convenzionate con il Banco limentare

I benefici del Banco alimentare

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che l’attività del Banco alimentare genera effetti benefici in quattro direzioni: un beneficio sociale, perché i prodotti recuperati vengono distribuiti a persone bisognose; un beneficio economico, perché il recupero consente agli enti caritativi di risparmiare sulle erogazioni e alle aziende della filiera agroalimentare di ridurre i costi di smaltimento rifiuti; vi è poi un beneficio ambientale, grazie alla minore quantità di rifiuti generati; e poi un beneficio educativo, perché favorisce la diffusione della cultura del dono e del rispetto per il cibo contro gli sprechi.

Per chi farà una donazione un kit-super gustoso

Inoltre a coloro che effettueranno una donazione a favore del Banco alimentare verrà consegnato un kit super-gustoso composto da una confettura e un succo con il 92% di frutta, realizzato dall’ azienda “Bella Dentro” che acquista frutta e verdura considerata “esteticamente imperfetta” e fuori standard dalle aziende agricole, per essere poi trasformata da cooperative sociali dedite all’inserimento lavorativo e all’impiego di persone con diversi tipi di fragilità.

XXXIII Incontro compostellano in Italia, in programma a Perugia dal 27 al 29 maggio

Incontro compostellano in Italia
Pellegrini sul Cammino di Santiago

E’ in programma a Perugia da venerdì 27 a domenica 29 maggio il XXXIII Incontro compostellano in Italia. Da quest’anno, riprende l’ormai consolidata tradizione dell’ultimo fine settimana di maggio. Come  in precedenza, si farà il punto della situazione sugli studi più recenti apparsi in Italia, sulle tendenze storiografiche e allo stesso tempo sulla situazione nel campo dinamico ed attuale dei pellegrinaggi reali.

Un’occasione che vede riunita nel capoluogo umbro la comunità compostellana italiana più attenta ed impegnata su tali tematiche.

Considerando necessario anche un confronto con la realtà spagnola, saranno presenti numerosi relatori tra cui René Payo Hernanz (Università di Burgos, presidente dell’Institución Fernán González) Jorge Martínez (presidente Federación española de las asociaciones de los Amigos de los Caminos de Santiago), Juan Guerrero (presidente Asociación de los Amigos de los Caminos de Santiago di Málaga), Juan Ramos (presidente Asociación de los Amigos de los Caminos de Santiago di Sevilla), Rafael Sánchez Bargiela già Xerente Xacobeo), Miguel Pérez Cabezas (Coordinador Asociaciones Municipios del Camino de Santiago), Juan Carlos Pérez Cabezas (presidente Fraternidad internacional del Camino de Santiago).

Tra gli italiani monsignor Paolo Giulietti (arcivescovo di Lucca), Dianella Gambini (Università per stranieri di Perugia), Anna Sulai Capponi (Università di Perugia), don Paolo Asolan (Università lateranense, Roma) Mirko Santanicchia (Università degli Studi di Perugia), Jacopo Caucci (Università di Firenze) e un folto numero di ricercatori del Centro italiano di studi compostellani tra cui Paolo Spolaore, Monica D’Atti, Davide Gandini, Massimo Porta.

Presiederà l’incontro di Perugia Paolo Caucci von Saucken, presidente del Centro italiano di studi compostellani.

“Anche a seguito del Covid -ha dichiarato- molte cose sono cambiate e sono in trasformazione sulle vie di pellegrinaggio ed una riflessione sugli sviluppi e sulle mutazioni in atto è necessaria come base per le azioni e interventi futuri. Soprattutto da parte delle istituzioni che spesso navigano a vista.

Il confronto tra le indicazioni della ricerca e la prospettiva di interventi puntuali appare indispensabile e costituisce uno dei risultati più significativi dei nostri Incontri”.

Il programma del XXXIII Incontro compostellano in Italia

Venerdì 27 maggio
Sala Convegni Hotel Sacro Cuore, Strada del Brozzo 12
Ore 17.30 Interventi e tavola rotonda I Cammini di Santiago in Italia e in Europa

Sabato 28 maggio
Sala Dottorato, Cattedrale San Lorenzo, Piazza IV Novembre
Ore 10 Inaugurazione del Convegno
Ore 10.30 Interventi e tavola rotonda su Ricerca scientifica e pellegrinaggio
Ore 16.30 Capitolo generale Confraternita (Oratorio di Sant’Anna).

Domenica 29 maggio

Ore 11.30 Messa Solenne in Cattedrale con la partecipazione dei confratelli da tutta Italia con ammissione dei nuovi membri e consegna delle credenziali per chi è in partenza per Santiago, Roma o Gerusalemme.

Bassetti vescovo emerito. Entro 8 giorni sarà eletto l’amministratore diocesano

Bassetti e Salvi annuncio accettazione Papa rinuncia
Il Cardinale Gualtiero Bassetti (al centro) dà l'annuncio ai collaboratori di Curia che Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Perugia-Città della Pieve (a sinistra il vescovo ausiliare mons. Marco Salvi e a destra il cancelliere don Marco Pezzanera).

Il cardinale Gualtiero Bassetti ha convocato questa mattina 27 maggio alle ore 12, in concomitanza con l’annuncio dato dalla Sala stampa vaticana, i collaboratori di curia per annunciare che Papa Francesco ha accettato la sua rinuncia al governo pastorale della diocesi di Perugia-Città della Pieve già presentata cinque anni fa al compimento dei 75° anno, come stabilito da Diritto canonico. Papa Francesco non l’aveva accolta con la formula «donec aliter provideatur» (fino a nuovo provvedimento), in ragione della elezione di Bassetti a presidente della Conferenza episcopale italiana.

Con l’elezione del nuovo presidente Cei, e la conclusione, oggi, dell’assemblea dei vescovi, il Papa ha accolto la rinuncia del Cardinale.

Entro 8 giorni sarà eletto l’amministratore diocesano

Nell’incontro di questa mattina Bassetti ha ringraziato per la collaborazione ricevuta ed ha annunciato che da questo momento la guida della diocesi passa al vescovo ausiliare e vicario generale monsignor Marco Salvi il quale entro otto giorni convocherà il collegio dei consultori per eleggere l’amministratore diocesano.

Nel breve incontro Bassetti ha voluto salutare tutti. “Sono molto sereno” ha detto, ed ha aggiunto che ciò che conta nella vita, anche dei vescovi, è l’amore.

Bassetti ha richiamato la meditazione fatta ai vescovi celebrando la messa all’Assemblea della Cei. “Ho detto che quello che conta nella vita per tutti noi, anche come vescovi della Chiesa, è amare, – ha detto Bassetti – percorrere le vie dell’amore”.

“Finché avrò un briciolo di cervello e di cuore – ha aggiunto – nessuno mi potrà impedire di continuare a percorrere le vie dell’amore, ad amare e servire le anime, magari anche meglio di come ho fatto fino ad ora, per essere ancora al servizio della mia Chiesa e di tutta la Chiesa, come Cardinale. Quindi – ha concluso – sarò sempre a disposizione per questo e mi troverete sempre per questo, ovunque io vada”.

In attesa del nuovo vescovo

Il cardinale Bassetti in una dichiarazione all’Ansa ha spiegato che ora attende la nomina del nuovo vescovo di Perugia-Città della Pievve “come uno dei diocesani”. “Sono un presbitero di questa Chiesa – ha aggiunto – e ho già detto che quando il Signore mi chiamerà desidero essere sepolto nella cattedrale di Perugia. Il mio desiderio è di morire come sacerdote di questa città”.

Il cardinale Bassetti prepara intanto il suo trasferimento a Città della Pieve dove trascorrerà il suo tempo da arcivescovo emerito. L’ attenzione è concentrata sui libri. “Ne ho ricevuti molti durante la presidenza della Cei – conclude – e vorrei che questo patrimonio non andasse disperso”.

Preghiera per il nuovo vescovo

Intanto oggi l’Ufficio liturgico diocesano ha diffuso una Nota contenente le indicazioni per le celebrazioni eucaristiche, in attesa della nomina dell’Amministratore diocesano e della designazione del nuovo Arcivescovo.

In questo tempo, infatti, nella “Preghiera eucaristica” viene omesso il nome del Vescovo finché non sarà nominato il successore di Bassetti.

Inoltre si prega Dio per il nuovo vescovo:

“ascolta, o Padre, la nostra unanime supplica in questo tempo di attesa, perché alla nostra Chiesa venga da te donato un pastore che pasci il gregge di Dio, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a lui affidate, ma facendosi modello del gregge”.

Infine, in tutte le celebrazioni eucaristiche di domenica 29 maggio, viene inserita una intenzione di preghiera per ringraziare coralmente Dio per il ministero episcopale del card. Bassetti:

“Preghiamo per il vescovo emerito Gualtiero: ricompensa, o Padre, la cura e la devozione con cui ha servito la nostra arcidiocesi e il tuo Spirito gli doni di portare ancora molto frutto nell’annuncio del Vangelo”.

 

Il saluto e il grazie dei Vescovi umbri a Bassetti

I Vescovi dell’Umbria hanno diffuso una nota in cui esprimono vicinanza al Cardinale. I Vescovi, si legge nella nota,  “si stringono con ammirazione e riconoscenza attorno al Cardinale Gualtiero Bassetti nel giorno in cui lascia il servizio episcopale nella Chiesa di Perugia-Città della Pieve. Ricordano con gratitudine la ricca umanità e la sapienza ecclesiale con cui ha accompagnato in questi anni la Conferenza Episcopale umbra e il suo cammino, anche mentre ricopriva l’incarico prestigioso e particolarmente impegnativo di Presidente della Cei”.

“La sua generosa dedizione  – aggiungono – capace di tessere relazioni per favorire e rafforzare la comunione rimane per noi esempio ‘alto’ di arte pastorale e preziosa eredità da raccogliere e custodire. Siamo certi di poter contare ancora sulla sua compagnia e sul suo consiglio, e gli auguriamo un tempo sereno e fecondo di frutti”.

Sri Lanka a rischio carestia e dramma sanitario

colline e sole, logo rubrica oltre i confini

Lo Sri Lanka ha dichiarato bancarotta. Tra le cause principali c’è sicuramente la crisi pandemica e lo tsunami ma anche il regime corrotto instauratosi con il clan familiare dei Rajapaksa che governa ininterrottamente da quasi vent’anni occupando tutti i posti principali del potere. Ora avviene che non si possa più far fronte ai debiti esteri contratti negli anni e soprattutto che non si riesca più a contenere la rabbia e la rivolta popolare che è esplosa in modo violento e diffuso.

Anche in questa crisi centra in qualche modo la guerra in Ucraina che ha di fatto impedito gli ultimi approvvigionamenti facendo sentire, lo Sri Lanka e noi, ancora di più un unico villaggio. Papa Francesco ha lanciato un appello ai responsabili e ha chiesto a tutto il mondo di pregare per questo Paese. Nella consueta preghiera interreligiosa per la pace del 27 d’ogni mese che porta avanti lo “spirito di Assisi” (San Giovanni Paolo II nel 1986), si pregherà per lo Sri Lanka. Il rischio carestia e la carenza di cibo e medicine colpisce soprattutto le fasce più povere della popolazione. La solidarietà internazionale per ora sembrerebbe l’unica risposta.

Tasse, la solita promessa. Fasulla

Grandi ritorni. Fra un anno circa ci saranno le elezioni politiche, e si fa sentire il clima della campagna elettorale. Lo fa capire il ritornello intonato da alcune forze politiche: abbasseremo le tasse! Ma promettere di abbassare le tasse è un non-senso. Forse inconsapevole, e allora chi lo dice è uno sprovveduto. O forse consapevole, e allora chi lo dice imbroglia.

Nessuno mette le tasse per il gusto di metterle: le tasse ci sono perché c’è la spesa pubblica da finanziare. Dunque, se aumenta la spesa pubblica, crescono (devono crescere) le tasse; se cala la spesa pubblica, diminuiscono (è possibile diminuire) le tasse. Un politico serio e responsabile non dice “prometto di abbassare le tasse”, dice (se questa è la sua idea) “prometto di abbassare la spesa pubblica”.

Ma dove va la spesa pubblica? Per una buona metà nelle pensioni e nei servizi sanitari; chi ha il coraggio di toccare questi argomenti? Ci aveva provato, una decina di anni fa, Mario Monti con la ministra Fornero: ancora li mettono in croce. Per la sanità si spendeva già moltissimo prima del Covid, con l’epidemia i costi sono saliti ancora, eppure non sembra abbastanza a quelli che bussano alle porte degli ospedali.

Anche la scuola, i trasporti, l’ordine pubblico, le strade, l’ambiente, l’aiuto alle famiglie giovani, le carceri, la ricostruzione delle case e delle fabbriche terremotate, gli incentivi alle nuove fonti di energia, i vari Bonus (fino al 110%!) per l’edilizia: sono innumerevoli i settori nei quali tutti vorrebbero che si spendesse di più. Infine, nella struttura relativamente arretrata dell’economia italiana, i soldi pubblici, purché vengano spesi, anche se sono spesi male, sono la benzina che fa girare il motore dell’economia. Ecco perché tutti si guardano bene dal proporre seriamente tagli alla spesa pubblica, mentre gridano contro le tasse. Eppure sarebbe una forma di serietà e di onestà verso l’elettorato. In alternativa, si dovrebbe dare la caccia agli evasori, a cominciare da tutti quelli che tengono i soldi nei paradisi fiscali. Ma chi si sente di provarci?

Chiesa e mass media umbri, insieme

L'incontro dei vescovi con i giornalisti

Mettersi in ascolto del mondo del giornalismo, anche per capire dove sta andando l’Umbria dopo la pandemia e in pieno conflitto Russia-Ucraina, è quanto hanno fatto i nostri Vescovi a Foligno il 20 maggio, incontrando nella chiesa di San Paolo apostolo i principali media regionali. La Conferenza episcopale umbra (Ceu) ha rivolto loro l’invito in vista dell’Assemblea ecclesiale (28 maggio) e della 56a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (29 maggio).

Un invito che non è caduto nel vuoto, tutt’altro. Hanno aderito una trentina di testate, rappresentate da direttori, vice direttori, caporedattori e corrispondenti dai territori. Anche l’Ordine dei giornalisti ha portato il suo contributo presentando positività e negatività della categoria: un’informazione di qualità grazie alla formazione professionale continua, ma sempre più a rischio per la crisi dell’editoria. Chiesa e media hanno così avviato un cammino insieme, partendo dal proprio punto di osservazione, per cercare di rimuovere le criticità che investono i loro ambiti, e contribuire a realizzare una società migliore. L’auspicio è che quest’iniziativa possa ripetersi in futuro.

La Commissione per le comunicazioni sociali della Ceu si è impegnata al riguardo, ricevendo la “benedizione” dei presuli presenti. È piaciuta ai media l’idea di essere ascoltati dai Vescovi. Si è quasi celebrato a Foligno un “Sinodo degli operatori dell’informazione”, un contributo al Cammino sinodale delle Chiese diocesane. Cammino che sarà quindi al centro dell’imminente Assemblea dedicata al tema: “Quale ripresa? Per una sapienza pastorale dopo la pandemia”.

Nel riconoscere alla Chiesa di saper comunicare la buona novella, è stato evidenziato che i media devono fare informazione, non comunicazione. Diversi sono stati i temi trattati, dalla crisi economico-occupazionale alla crisi delle vocazioni, dalla famiglia al disagio giovanile, dal fenomeno migratorio al contrasto delle fragilità emergenti come la solitudine degli anziani. Tutte tematiche attraverso le quali la Chiesa trova adeguato spazio nei media, quando divulga iniziative che testimoniano concretamente di contribuire alla risoluzione dei problemi. Basti pensare all’opera delle Caritas. Le situazioni di “crisi” e di “scandalo”, la Chiesa umbra le affronta con atteggiamento non di chiusura o censura, ma collaborativo, volto alla ricerca della verità.

Nel contempo è stato chiesto alla Chiesa di avere un confronto costante con i media affinché possano comprendere i loro errori. È lo stesso messaggio del Papa per la 56a Giornata mondiale, “Ascoltare con l’orecchio del cuore”, a sostenere che oggi è necessario un ascolto capace di far comprendere i fenomeni entrandoci dentro, non voltandosi dall’altra parte o limitandosi a “origliare” e “spiare”. Al contrario, scrive il Papa, “ciò che rende la comunicazione buona e pienamente umana è proprio l’ascolto di chi abbiamo di fronte, faccia a faccia, l’ascolto dell’altro a cui ci accostiamo con apertura leale, fiduciosa e onesta”. I media umbri, in questo, sono sulla buona strada.

Puntata 11 – Melanzane sabbiate e in barchetta

Melanzane sabbiate e in barchetta

Nella cucina di Leo e Marcella si prepara una ricetta sfiziosa e salutare. Le verdure dell’orto tornano protagoniste, con un frutto della terra – la melanzana – che frequenta le tavole di tutto il mondo, cucinato in mille modi diversi. Oggi ve ne proponiamo un paio, che sono anche due ricette simpatiche e utili per far gustare le verdure ai bambini e magari prepararle insieme a loro. Oltre alle melanzane, da frigo e dispensa procuratevi pane grattugiato, cipolla, prezzemolo, parmigiano e i condimenti di sempre.

La Chiesa umbra verso una nuova Assemblea (Foligno, 28 maggio)

assemblea ecclesiale regionale foligno 2019
Assemblea ecclesiale regionale foligno 2019

Dopo quella del 18 e 19 ottobre 2019, i Vescovi umbri promuovono una nuova Assemblea ecclesiale regionale il 28 maggio, sempre nella chiesa di San Paolo a Foligno. Ne parliamo con mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale regionale.

Ripartiamo da quanto vissuto a Foligno nel 2019…

“È stata una significativa esperienza di Chiesa, che ha aperto belle prospettive per quanto riguarda la collaborazione tra le diocesi, e direi che ha quasi anticipato quanto Papa Francesco e i Vescovi italiani ci hanno chiesto di mettere in atto con il cammino sinodale. Ci siamo trovati, abbiamo riflettuto insieme, abbiamo rivolto uno sguardo d’amore alle nostre Chiese e alla nostra regione, domandandoci: come cristiani all’interno di questa società, cosa dobbiamo fare per annunciare la gioia del Vangelo? Sono nate riflessioni ricche e feconde affidate poi alla responsabilità e all’accoglienza di ciascuna delle nostre Chiese diocesane”.

Poi è giunta la pandemia… “Esatto. Ci siamo bloccati lungo il cammino, e quello che allora era nato si è in qualche modo interrotto. Adesso come Vescovi abbiamo pensato che quel patrimonio e quella bellissima esperienza dovevano essere ripresi e rivitalizzati. Ecco allora l’iniziativa di ritrovarci ancora una volta a Foligno per una giornata di ulteriore riflessione. Abbiamo bisogno di rimetterci insieme, di consolidare quei rapporti di fraternità, di amicizia e di comunione che la pandemia ha indebolito e sfilacciato. Non si tratta dunque di aggiungere qualche cosa alle diverse esperienze di cammino sinodale che già sono in atto nelle nostre diocesi, bensì di potenziare questa esperienza di comunione, di ascolto reciproco, di sogno condiviso. Ecco il senso della giornata del 28 maggio”.

Come si svolgerà?

“Abbiamo chiesto a mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena, di aiutarci a leggere quanto stiamo vivendo e a guardare avanti individuando alcune prospettive condivise. Ci introdurrà al lavoro e ci consegnerà tre piste di riflessione che poi cercheremo di approfondire nei gruppi. L’obiettivo è far emergere alcuni temi centrali che poi potremmo riprendere in un’assemblea più generale delle nostre Chiese. Non si tratta di definire un programma, ma di vivere un’esperienza di ascolto reciproco, di comunione e di comunicazione dalla quale, proprio grazie a questo lavoro sinodale, potrebbero emergere gradualmente alcuni punti particolarmente preziosi per il cammino comune”.

 

Programma dell’Assemblea e relatore

A guidare i lavori dell’Assemblea ecclesiale regionale, il 28 maggio a Foligno, è mons. Erio Castellucci, uno dei tre vice presidenti della Cei. Mons. Castellucci ha il titolo di “arcivescovo abate” di Modena Nonantola, nonché quello di vescovo di Carpi.

Nato a Forlì l’8 luglio 1960, è stato ordinato sacerdote nel 1984. Dal 2015 è vescovo di Modena, e dal 2020 della diocesi di Carpi, unita alla precedente in persona episcopi … quindi può ben comprendere la situazione di ben quattro su otto diocesi umbre al momento attuale. Dal 2021 mons. Castellucci è anche diventato vice presidente della Cei. È inoltre consultore della Congregazione per il clero e soprattutto, tra i motivi più interessanti per invitarlo a Foligno, consultore della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi.

 

Il programma della giornata prevede l’accoglienza presso la parrocchia di San Paolo apostolo (o “chiesa di Fuksas”) a partire dalle ore 9, seguita dall’invocazione allo Spirito santo.

Alle ore 10 l’intervento di mons. Castellucci, sul tema “Quale ripresa? Per una sapienza pastorale dopo la pandemia”. Dopo un’oretta e una breve pausa, ha luogo la discussione tra il relatore e i partecipanti. Fatta la pausa pranzo, alle 14.30 i partecipanti si ritrovano nei gruppi di lavoro per elaborare gli spunti raccolti in mattinata. Alle ore 18 l’Assemblea si conclude con la recita dei primi vespri della solennità dell’Ascensione di Cristo.

L’evento potrà essere seguito in diretta dal canale Youtube Chiesa in Umbria , sulla pagina Facebook del settimanale La Voce e su www.lavoce.it .

 

 

Rispetto al 2019, alcune diocesi umbre si trovano ora sotto la guida dello stesso vescovo. Pensiamo ad Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno, e a Gubbio e Città di Castello.

“Queste comunità stanno facendo esperienza di sinodalità, di condivisione, di collaborazione. È vero che la prima impressione che si può trarre da queste operazioni di unione in persona episcopi è di un impoverimento: ‘Non abbiamo più il vescovo residente’ sentiamo dire. Com- prendo e rispetto la sensibilità di chi legge gli avvenimenti in questa prospettiva. Però non si tratta di impoverimento, ma di allargamento: le due Chiese diocesane che sono chiamate a fare un cammino convergente, non parallelo, mettono a disposizione l’una dell’altra le proprie ricchezze e condividono anche le rispettive povertà.

Nella nostra Regione ora abbiamo un numero minore di vescovi, è vero, ma non è tanto il numero che deve richiamare la nostra attenzione quanto piuttosto la vitalità delle nostre Chiese, chiamate ad affrontare una situazione nuova che ci propone sfide fino a oggi inattese. Perché non considerare quanto sta avvenendo come una proposta forte per una più grande attenzione a ciò che è essenziale per la vita cristiana, per definire bene quale debba essere il nostro posto nella società quali portatori e testimoni della gioia del Vangelo? Io vedo in questa situazione un tempo di grazia, faticoso certamente e che richiede un cambio di mentalità, che ci conduce a rimettere in movimento tante energie, tante possibilità, tanti sogni che possono essere preziosi per il nostro mondo di oggi”.

Le Chiese umbre si ritrovano in assemblea con un dato poco incoraggiante: il Seminario regionale è abitato da pochissimi seminaristi. Su cosa lavorare per far dire a un giovane che vale la pena essere preti?

“È vero. E poi diminuiscono i preti, aumenta la loro età e sempre più spesso devono farsi carico di più parrocchie. Non dobbiamo però dimenticare che la comunità cristiana non coincide con il sacerdote. Certo la loro presenza è insostituibile, e questo allora deve far porre l’attenzione su un aspetto urgente per le nostre Chiese: un’autentica pastorale della famiglia, nella quale si creino le condizioni favorevoli per ascoltare e decifrare la voce di Dio. È la famiglia il luogo in cui nascono tutte le vocazioni, anche quelle al sacerdozio. Abbiamo bisogno di preti, è vero. Ma perché ci siano, abbiamo bisogno – prima ancora – di famiglie che sappiano coltivare questo clima di ascolto delle varie chiamate del Signore.

Le vocazioni dunque ci sono, Dio continua a proporre delle mete alte a tutti: a chi la vita sacerdotale, a chi quella religiosa e a chi quella familiare. I giovani non hanno paura dell’impegno, ma della mediocrità. E noi purtroppo continuiamo a proporre alle giovani generazioni una vita mediocre perché pensiamo che sia più facile e più consolante. I nostri giovani, sono convinto, hanno grandi ideali e grandi sogni. Tante volte siamo noi adulti che questi sogni li mortifichiamo e li spegniamo. Due le cose fondamentali: la preghiera e, lo ripeto, la presenza di famiglie cristiane che sappiano apprezzare anche la bellezza di un figlio prete. Non è una ‘disgrazia’ avere un prete in famiglia…”.

L’appello di voi Vescovi alle famiglie e ai giovani?

“L’appello che lancio alle famiglie, anche a nome dei miei confratelli vescovi, è: coltivate in casa la possibilità, per i vostri figli, di scoprire la chiamata di Dio per loro. Abbiamo bisogno di famiglie che siano il riflesso dell’amore, della fedeltà, della misericordia, della pazienza, del perdono di cui Dio ci fa continuamente strumenti. Ai giovani umbri dico: non abbiate paura di donare la vita. Essere prete è bello e ancora oggi riempie il cuore. Dobbiamo infine impegnarci sempre di più per una pastorale vocazionale che si intrecci con quella della famiglia: questa mi pare una delle urgenze fondamentali di oggi. Il prete, poi, da solo può fare ben poco. Ci vogliono anche cristiani coscienti della propria missione, capaci di rendere testimonianza della fede che abita il loro cuore e ispira la loro vita. Questo vuol dire, allora, il rinnovamento delle nostre Chiese”.

Tirocini formativi per disoccuppati: al via il progetto della Caritas di Terni

Caritas Terni
L'ingresso della sede della Caritas di Terni

Aperto a Terni il bando per le candidature alla quarta annualità del progetto Formati e avviati al lavoro della Caritas diocesana e dell’associazione San Martino Impresa Sociale, realizzato con il finanziamento della Caritas italiana, per sette tirocini formativi e avviamento al lavoro di inoccupati e disoccupati di tre mesi con orario di quaranta ore settimanali.

Il progetto nasce dalla convinzione che per contrastare il rischio di povertà ed esclusione sociale, aggravato dal particolare momento di crisi economica e sociale, sia necessario ripartire dal lavoro degno, non sfruttato e degradato, ragionevolmente retribuito e stabile. Mira ad accompagnare verso un percorso di autonomia e nel segno della carità fraterna.

“E’ una risposta alle tante persone che si rivolgono ai nostri servizi -spiega il direttore della Caritas diocesana padre Stefano Tondelli- che sono disoccupati e spesso sfiduciati nella possibilità di poter trovare un’occupazione.

Crediamo che la formazione professionale, intesa come strumento che possa fornire delle competenze e abilità in settori dove vi è una reale necessità, sia la strada maestra per dare un’opportunità di lavoro a persone che si trovano in difficoltà”.

Cosa prevede il progetto della Caritas di Terni

Il progetto prevede, dopo la selezione dei candidati, che sarà realizzata dal Centro di Ascolto della Caritas – San Martino e GiGroup realtà multinazionale con agenzie di collocamento al lavoro in Italia e all’estero, un’attività di orientamento specialistico e formativo e tutoring per la ricerca attiva del lavoro, per facilitare l’inserimento o il re-inserimento lavorativo di persone inoccupate, disoccupate, la redazione di un curriculum aggiornato e ben definito, una lettera di presentazione alle aziende.

Potranno candidarsi al progetto tutte le persone maggiorenni e disoccupate, motivate e con esperienze pregresse, domiciliate nella Diocesi di Temi-Narni-Amelia, inviando la domanda entro il 5 giugno, all’indirizzo email:agenziaformativasanmartino@gmail.com, allegando un curriculum vitae europeo aggiornato; copia della carta d’identità in corso di validità; codice fiscale, permesso di soggiorno e indicando nell’oggetto della mail: Candidatura spontanea progetto Formati e avviati al lavoro.

Ai candidati che avranno regolarmente presentato domanda nei termini stabiliti, sarà comunicato anticipatamente data ed ora di colloquio.

CEI: dopo Bassetti, il nuovo presidente Zuppi

cei bassetti zuppi
Il cardinale Matteo Maria Zuppi, vescovo di Bologna

Papa Francesco ha nominato il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, presidente della CEI, Conferenza episcopale italiana. A dare l’annuncio ai vescovi è stato il presidente uscente, il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, che ha dato lettura della comunicazione del Santo Padre. Nella mattinata di martedì 24 maggio – informa l’Ufficio nazionale della Cei per le comunicazioni sociali – i vescovi riuniti per la loro 76ª Assemblea generale hanno proceduto all’elezione della terna per la nomina del Presidente, secondo quanto previsto dallo Statuto. Oltre al cardinale Zuppi, gli altri nomi erano il cardinale Augusto Paolo Lojudice, Arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, e monsignor Antonino Raspanti, Vescovo di Acireale.

Il cardinale Zuppi

Nato a Roma l’11 ottobre 1955, quinto di sei figli, nel 1973, studente al liceo Virgilio, i cardinale Zuppi conosce Andrea Riccardi, il fondatore di Sant’Egidio, iniziando a frequentare la Comunità e collaborando alle attività al servizio degli ultimi da essa promosse: dalle scuole popolari per i bambini emarginati delle baraccopoli romane, alle iniziative per anziani soli e non autosufficienti, per gli immigrati e i senza fissa dimora, i malati terminali e i nomadi, i disabili e i tossicodipendenti, i carcerati e le vittime dei conflitti; da quelle ecumeniche per l’unità tra i cristiani a quelle per il dialogo interreligioso, concretizzatesi negli Incontri di Assisi. A 22 anni, dopo la laurea in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza, con una tesi in Storia del cristianesimo, entra nel seminario della diocesi suburbicaria di Palestrina, seguendo i corsi di preparazione al sacerdozio alla Pontificia Università Lateranense, dove consegue il baccellierato in Teologia. Ordinato presbitero per il clero di Palestrina il 9 maggio 1981 dal Vescovo Renato Spallanzani, subito dopo viene nominato vicario del parroco della Basilica romana di Santa Maria in Trastevere, monsignor Vincenzo Paglia, succedendogli nel 2000 per dieci anni. Incardinato a Roma il 15 novembre 1988, dal 1983 al 2012 è anche rettore della chiesa di Santa Croce alla Lungara e membro del consiglio presbiterale diocesano dal 1995 al 2012. Nel secondo quinquennio come parroco a Trastevere, dal 2005 al 2010, è prefetto della terza prefettura di Roma e dal 2000 al 2012 assistente ecclesiastico generale della Comunità di Sant’Egidio, per conto della quale è stato mediatore in Mozambico nel processo che porta alla pace dopo oltre diciassette anni di sanguinosa guerra civile. Nel 2010 viene chiamato a guidare la parrocchia dei Santi Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela, nella periferia orientale della città; e nel 2011 è prefetto della diciassettesima prefettura di Roma. Poco dopo, il 31 gennaio 2012 Benedetto XVI lo nomina Vescovo titolare di Villanova e Ausiliare di Roma (per il Settore Centro). Riceve l’ordinazione episcopale il successivo 14 aprile per le mani dell’allora cardinale vicario Agostino Vallini e sceglie come motto “Gaudium Domini fortitudo vestra”. Il 27 ottobre 2015 Papa Francesco lo nomina alla sede metropolitana di Bologna e il 5 ottobre 2019 lo crea cardinale con il Titolo di Sant’Egidio. È membro del Dicastro per il Servizio dello Sviluppo umano integrale e dell’Ufficio dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

I saluti delle istituzioni

II presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella,ha voluto inviare un messaggio di ringraziamento al presidente emerito della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti e un messaggio di augurio di buon lavoro al nuovo presidente il cardinale Matteo Zuppi. “Al termine del suo mandato alla presidenza della Conferenza episcopale italiana – scrive Mattarella a Bassetti – desidero farLe pervenire i sensi della mia personale stima. Giunga a Lei, Eminenza reverendissima, anche l’espressione della mia gratitudine per aver esercitato il suo alto incarico alla guida della Chiesa italiana con autorevole saggezza, nel corso di un quinquennio segnato anche dalle difficilissime condizioni determinate dall’irrompere della pandemia”. Al nuovo presidente della Cei, Zuppi, il presidente Mattarella porge “le più vive felicitazioni per la sua nomina a presiedere la Conferenza episcopale italiana, affidata alle sue cure dal Santo Padre e dai suoi confratelli nell’episcopato. La già rilevante e riconosciuta azione pastorale svolta come arcivescovo di Bologna saprà ispirare il suo operato alla guida e al servizio della Chiesa nel nostro Paese, confermandola quale prezioso punto di riferimento per la società italiana”. Al cardinale Zuppi sono giunti anche gli auguri del premier Mario Draghi: “L’impegno per la pace, l’attenzione ai poveri e agli ultimi e la cura della casa comune sono da sempre al centro del suo apostolato. Al cardinale Bassetti vanno i più sentiti ringraziamenti miei e del governo per il prezioso lavoro svolto in questi anni”.

Il video della nomina di Zuppi

Consegnato il “Premio internazionale Francesco d’Assisi e Carlo Acutis”

La consegna del premio

“Dio vuole sentirci familiari, non restare un ospite. E questa è amicizia … Abitandoci ci porta in dono la sua pace: ‘Vi do la mia pace. Non come la dà il mondo’. Quella del mondo spesso sa poco di pace. È costruita con le armi, e ne vediamo i terribili risultati (Ucraina, Mediterraneo, Etiopia…). Né possiamo pensare che sia pace quella che cerchiamo quando ci estraniamo dagli altri chiedendo loro di lasciarci in pace!”. È uno dei passaggi dell’omelia della messa celebrata domenica 22 maggio mattina nel santuario della Spogliazione – Chiesa di Santa Maria Maggiore dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo emerito di Agrigento, con cui si è chiusa la tre giorni di  “#Nulladiproprio. Per un’economia più umana”.

Le parole del card. Francesco Montenegro

“È la pace – ha detto ancora Montenegro – che permette a Francesco di dire quando non è accolto dai suoi: ‘questa è perfetta letizia’. Oppure, nonostante gli occhi malati, di farsi portavoce del creato col Cantico delle creature, o di dire al Signore: Tu sei santo, forte, grande, amore, sapienza, umiltà, bellezza, quiete, letizia, speranza, giustizia.  Francesco può rivolgersi così a Dio perché, spogliandosi delle proprietà parentali, decide di farsi sua proprietà. Il vaso di creta, – lui – rimasto vuoto, togliendosi le vesti, ora diventa uno scrigno così pieno che – come è stato scritto – chi vede lui vede Gesù, era infatti definito ‘alter Christus’. E il Vescovo, quasi a siglare il gesto del giovane, è vero che lo ricopre dei suoi vestimenti per nascondere la nudità, ma in effetti lo riveste di Cristo. La spogliazione può lasciare perplessi per la sua radicalità, ma non è questo l’amore? Amare non è scegliere di consegnarsi a un’altra persona perché diventi il centro della propria vita? Non è offrirsi nudo all’altro, cioè per quello che si è, e ricevere l’abbraccio che fa diventare insieme una sola cosa? Per Francesco spogliarsi per Dio – ha concluso Montenegro – significa eliminare quanto può ostacolare tale abbraccio, fondersi, sentirne la tenerezza, mettersi addosso l’odore della sua paternità e del suo amore”.

“Premio internazionale San Francesco d’Assisi e Carlo Acutis”

Il 21 maggio nel corso dei festeggiamenti per i cinque anni del Santuario della Spogliazione è stato anche consegnato il Premio internazionale Francesco d’Assisi e Carlo Acutis per una economia della fraternità. Come da statuto, il Premio è istituito allo scopo di “promuovere un rinnovamento dell’economia all’insegna dell’universale fraternità. La diocesi di Assisi vuole dare il suo contributo a quel rinnovamento dell’economia che Papa Francesco auspica tramite “change-makers” (promotori di cambiamento), impegnati nel praticare un’economia diversa. Ossia, per usare le parole del Pontefice, un’economia “che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”.

Mons. Sorrentino: “Complimenti a tutti i partecipanti”

Ad annunciare il progetto vincitore è stato il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino: “La premiazione di un progetto – ha detto – non esclude l’apprezzamento per la genialità apparsa in tante di queste iniziative. Il Premio Francesco d’Assisi e Carlo Acutis per una economia della fraternità è un premio simbolico, che vogliamo intendere anche come stimolante e generativo e per questo rilanceremo i progetti anche dal nostro sito. Complimenti a tutti i partecipanti e un grande grazie agli sponsor sostenitori che sono stati coinvolti in questa economia della fraternità”.

Il progetto vincitore

Il riconoscimento da 50 mila euro che andrà a sostenere iniziative imprenditoriali nate dal basso è stato assegnato a Ecobriqs Charcoal Briquettes: si tratta di un gruppo di 15 persone con disabilità dalla diocesi di Pasig, Filippine (Manila metropolitana), senza lavoro e poverissimi, che con l’aiuto della parrocchia hanno accolto l’invito della città: usando rifiuti, scarti, e, prima di tutto, le ninfee, producono – tramite una tecnologia rivoluzionaria – i bricchetti di carbone. Per lungo tempo la crescita incontrollabile delle ninfee ha rovinato i fiumi e altri sistemi di drenaggio nella città. Adesso, le piante diventano una fonte di energia con meno rischi per la salute, meno inquinamento, e senza la necessità di tagliare migliaia di alberi per produrre il carbone. È una vera “economia di fraternità”: con la collaborazione della parrocchia locale e la diocesi di Pasig, i fratelli con disabilità, che sono di solito esclusi, abbandonati sulle strade e senza lavoro, sono invece inseriti nella società e nella Chiesa tramite una formazione professionale e cristiana. Trovano un lavoro dignitoso con altri fratelli e sorelle per vivere con un sostentamento regolare una vita normale.

Monsignor Figueiredo: “Queste 15 persone con disabilità possono generare un’economia nuova per il loro popolo”

Monsignor Anthony Figueiredo, membro del cda della Fondazione diocesana di religione Assisi–Santuario della Spogliazione e responsabile delle relazioni internazionali della diocesi, ha aggiunto: “Questo premio è stato dato a una diocesi poverissima, nelle Filippine, con 4 milioni di cattolici e 40 sacerdoti. Queste 15 persone con disabilità, che ora possono lavorare per l’ambiente e per generare un’economia nuova per il loro popolo. Come ci ricorda Papa Francesco, bisogna creare una nuova economia che include e non esclude, che non uccide. Questo premio ci invita a cambiare i nostri cuori nei confronti delle povertà degli altri: chi ha le risorse deve condividerle, non dando semplicemente dei soldi, ma stanziando fondi per nuovi progetti innovativi, che proteggono l’ambiente e valorizzino la persona”.

Il dono del foulard di Brunello Cucinelli

Oltre al denaro, Ecobriqs Charcoal Briquettes ha ricevuto il foulard di Brunello Cucinelli con la riproduzione dell’affresco della rinuncia dei beni, presente nella sala della Spogliazione, che intende ricordare simbolicamente il mantello con cui il vescovo Guido coprì il corpo di san Francesco nel momento in cui si spogliò nella pubblica piazza e restituì i suoi averi al padre Pietro Di Bernardone, e un’icona con il logo del premio.

“Questo premio – ha detto don Danilo Flores, sacerdote di origini filippine- è un riconoscimento dello sforzo di questa azienda, è un incoraggiamento a continuare nella produzione di energia pulita. Grazie al denaro verrà ampliato questo progetto, così che non soltanto 15 persone con disabilità ma anche persone che vivono nella zona possano riappropriarsi della loro dignità e vivere in modo produttivo”.

Un contributo anche a “Farm of Francesco”

I promotori hanno anche deciso di sostenere Farm of Francesco con un contributo di 15.000 euro: è un progetto frutto di Agriculture & Justice Village, uno dei villaggi di Economy of Francesco, che ha lo scopo di combattere la desertificazione del suolo, questo progetto studia metodologie che permettono di coltivare la terra in maniera sostenibile, senza renderla sterile. Siccome la maggior parte dei coltivatori non le conosce, Farm of Francesco mira a creare ambienti in cui i produttori possano imparare queste pratiche. La Nigeria è uno dei due paesi scelti per una fattoria ‘demo’ (l’altro è Brasile), coinvolgendo un gruppo di giovani. Proprio tramite i giovani si applica l’agricoltura rigenerativa e, allo stesso tempo, si insegna questa pratica ad altri piccoli produttori.

I sostenitori del premio internazionale

Il Premio internazionale Francesco d’Assisi e Carlo Acutis, per un’economia della fraternità è sostenuto da Fratelli Branca Distillerie, La Mediterranea Srl, Azienda florovivaistica siciliana, Azienda Campagnolo di Vicenza, Mediolanum, Brunello Cucinelli, Pedrollo Spa e da alcuni benefattori americani.

A Cascia celebrata la festa di santa Rita

La celebrazione

Erano in migliaia i pellegrini arrivati stamattina, 22 maggio, a Cascia per la festa di Santa Rita. Una folla che non si vedeva dai tempi del pre-Covid, agevolata anche da una giornata di sole che splendeva su tutta la Valnerina. Pellegrini giunti da ogni parte d’ Italia che fin dalle prime ore del mattino si sono sistemati lungo il viale della cattedrale in attesa del passaggio della statua di santa Rita.

Nella basilica dedicata alla Santa degli impossibili si è svolta la solenne celebrazione presieduta dal card. Pietro Parolin segretario di Stato di Sua Santità.

Le parole della Priora del monastero di Santa Rita

“Questo 22 maggio è stato davvero un dono di Dio, perché c’ha mostrato con la forza della gioia e della ritrovata unione di milioni di persone che la ricchezza di questo giorno siamo noi, che lo rendiamo vivo. Perciò la festa non finisce qui e oggi, ma cammina nel domani e ovunque attraverso ciascuno di noi: ci chiama ad agire per far fruttare ciò che abbiamo ricevuto dalle mani di Santa Rita e a costruire insieme una società fraterna, giusta e solidale”.

Ha commentato così Suor Maria Rosa Bernardinis, Priora del Monastero Santa Rita da Cascia i festeggiamenti solenni in onore della Santa che sono tornati a illuminare Cascia e il mondo interno. La claustrale, infatti, si rivolge a tutti i devoti, una famiglia mondiale che dopo due anni si è ritrovata abbracciata ai piedi della sua Madre spirituale, anche grazie alla diretta streaming del monastero che ha raggiunto chiunque non potesse essere a Cascia. Sul sito devoti.santaritadacascia.org/22maggio tutti potranno rivivere la festa anche nei prossimi giorni.

Le parole di saluto dell’arcivescovo Boccardo

All’inizio della messa l’Arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo così si è rivolto al Porporato: “Un saluto cordiale di benvenuto Eminenza, la sua presenza tra noi ci porta in un qualche modo alla presenza stessa di Papa Francesco al quale le chiediamo di trasmettere il nostro ricordo devote e l’assicurazione della nostra preghiera. A lei Eminenza assicuriamo il sostegno della nostra preghiera in questo particolare momento in cui il suo ministero affronta difficoltà e prove nella ricerca di un dialogo continuo, di soluzioni di pace e di giustizia per il popolo dell’Ucraina”.

L’omelia integrale del card. Pietro Parolin

Carissimi fratelli e sorelle,

ringrazio il Signore di poter celebrare l’Eucarestia, in occasione della festa liturgica di santa Rita, su questo sagrato della Basilica a Lei dedicata a Cascia, dove dal 18 maggio 1947, anno della sua consacrazione, riposano le sue spoglie mortali e sono custoditi alcuni preziosi ricordi, come il suo anello nuziale e il Crocifisso dal quale partì la spina che colpì e si conficcò nella sua fronte.

Qui, ogni spazio, anche il più piccolo, narra la sua straordinaria esperienza di Dio, i luoghi in cui pregava, come il coro, e la cella dove visse e morì. Anche il vicino e antico borgo medievale di Roccaporena conserva le memorie a lei più care: la casa in cui nacque, la chiesa dove si sposò, il lazzaretto nel quale accudiva i malati e la chiesetta dove pregò Dio perché i suoi figli non si vendicassero degli uccisori del padre. E poi il suo “scoglio”, ovvero il colle su cui si ritirava a pregare da sola, inerpicandosi tra cespugli e rocce fino ad arrivare in cima, lontano dalla confusione del mondo e dal travaglio del vivere quotidiano.

Il saluto all’Arcivescovo, al Priore degli agostiniani, alle monache agostiniane, ai partecipanti e alle autorità civili e militari

Saluto con grande affetto tutti voi qui presenti e quanti ci seguite attraverso TV2000, in particolare l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, il priore generale degli Agostiniani, padre Alejandro Moral Anton, il provinciale d’Italia, padre Giustino Casciano, i padri agostiniani e i cari sacerdoti della diocesi di Spoleto-Norcia. Sono molto grato per il gentile invito.

Saluto anche con viva cordialità le Autorità civili e militari e le monache agostiniane, nel cui monastero santa Rita ha vissuto ed è stata di esempio per quaranta anni.

L’omaggio a santa Rita

Siamo davvero in tanti oggi a rendere omaggio a santa Rita per deporre nelle “sue mani” il proposito di imitarne le virtù, in particolar modo quelle del perdono, della pace, della carità e della sofferenza.

“Si spezzi quanto prima l’inutile spirale di morte in Ucraina” e “riprendano i negoziati per giungere alla pace”

All’intercessione di questa umile donna di Roccaporena affido le tante intenzioni del Santo Padre Francesco, che non cessa di far sentire quotidianamente la sua voce affinché si spezzi quanto prima l’inutile spirale di morte in Ucraina. In questa terra di fede e di pace, qual è l’Umbria, auspico che siano ripresi presto i negoziati e si possa giungere finalmente alla tanto desiderata pace. La violenza – ci ricorda la vicenda di questa donna di fede – non risolve mai i conflitti, ma soltanto ne accresce le drammatiche conseguenze.

Una santa cara al cuore di tanta gente

Le vicissitudini di questa monaca agostiniana, come è noto, sono state tramandate nel tempo per quella tradizione orale e popolare che la chiama la “santa degli impossibili e avvocata dei casi disperati”. Una santa cara al cuore di tanta gente semplice, che non cessa di invocarla per la conversione dei cuori e per ravvivare la speranza.

Della sua vita sappiamo che, quando fu data in sposa a sedici anni a Paolo di Ferdinando di Mancino, ebbe modo di conoscere da vicino gli effetti devastanti degli odi familiari e di addolcire, con le preghiere e con l’esempio, il carattere indocile e violento del marito. Non sappiamo perché Paolo poi fu assassinato, né le ragioni per cui, poco tempo dopo, i suoi due figli morirono in giovane età. Sappiamo però che Rita indicò loro la via della riconciliazione e del perdono.

Negli atti del processo di beatificazione, svoltosi nel 1628 sotto Urbano VIII a quasi due secoli dai fatti, è riportata la deposizione di Antonio Cittadoni, console di Cascia, di 74 anni, che ricordava i racconti uditi da bambino dal nonno Cesare: «Io, dopo che conosco bene e male, ho inteso dal detto Cesare mio avo, come da tutti gli antichi di questa terra, che la beata Rita era vissuta santamente… in particolare che aveva pregato sempre Dio per quello che gli aveva ammazzato il marito e che essa nascose la camicia insanguinata del marito… acciò i figli vedendola non si movessero alla vendetta» (Documentazione antica ritiana II, p. 37).

Davvero Rita è la donna forte e la vergine saggia che in tutti gli stati della vita indica quale sia la via autentica alla santità come sequela fedele di Cristo fino alla morte. Segregata dal mondo ed intimamente associata al Cristo sofferente, ella ha fatto rifluire nella comunità dei fratelli il frutto della sua profonda unione al Cristo morto e risorto. Carissimi, l’esempio di questa donna innamorata di Dio ci ricorda che è ora di riproporre a tutti con convinzione questa “misura alta” della vita cristiana ordinaria.

Che cos’è la santità

Nell’esortazione apostolica Gaudete et Exultate (19 marzo 2018), Papa Francesco ha scritto: «Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito, di tua moglie […]. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali» (n. 14). In altri termini, la via della santità non è fatta di gesti eroici, ma di gesti ordinari compiuti, però, in modo straordinario, come quelli di santa Rita.

La vita della santa di Cascia e dei santi in genere è la massima glorificazione della natura umana, perché in essa più che mai la natura si è rivelata «narrazione della gloria di Dio» (cf. Sal 8). In nessun altro caso come nella vita dei santi si comprende bene che vivere è lodare. La santità è lo stato di colui che giunge a mettere nella vita il più di divino possibile, portando al massimo le sue capacità naturali, intellettuali e morali.

In una massima di Pascal leggiamo: «Per fare di un uomo un santo bisogna assolutamente che agisca la grazia di Dio; chi ne dubita non sa né cosa sia un santo né cosa sia un uomo». La santità, dunque, rimane una realtà soprannaturale che non si risolve nello sforzo puramente umano, né in una perfezione di tipo naturalistico. Essa ha origine in Dio, dallo Spirito di Cristo, che diffonde la carità nel cuore dei credenti (Rm 5,5). È una realtà, quindi, irriducibile ad una mera perfezione naturale dell’uomo.

La vite e i tralci

Ce ne dà conferma il messaggio evangelico mediante il discorso figurato “della vite e dei tralci” (Gv 15,1-14). Gesù usa l’immagine della vite per dire quanta premura Dio ha per noi. Ci sono tre personaggi in questa immagine: il vignaiuolo, che è il Padre, la vite, che è Gesù, e i tralci, che sono i discepoli. Il Padre, come ogni vignaiuolo, si prende cura della sua vite: la coltiva, la pota e organizza la vendemmia. Noi siamo accuditi dal Padre! Gesù si presenta come la vite, come uno che ha messo radici tra di noi. Anzi, egli non è semplicemente accanto a noi, ma noi siamo in lui. Se lui è la vite, noi siamo i tralci, i rami da cui escono i grappoli. La vite e i tralci si nutrono della stessa linfa, sono una sola pianta. Per questo, ben sette volte nel vangelo che abbiamo ascoltato Gesù usa il verbo “rimanere”, invitandoci a rimanere in lui. Solo chi ama desidera che l’altro resti, non se ne vada, continui ad essere presente.

L’immagine della vite e dei tralci permette a Gesù di accennare anche alla potatura. Tutti noi siamo tralci, ma abbiamo bisogno di essere potati per produrre frutto. Questo non vuol dire che Dio ci mandi delle sofferenze, piuttosto che ci spinge a tagliare via i nostri egoismi. Con la potatura annuale delle viti, vengono eliminati quei tralci che hanno già dato frutto e non produrrebbero più nulla, limitandosi solo a succhiare linfa in modo parassitario. Siccome il legno della vite serve solo a far passare la linfa, Gesù aggiunge che il ramo tagliato non serve a nulla, ma viene gettato nel fuoco. La potatura dunque è l’eliminazione dell’egoismo, a volte dolorosa, ma necessaria all’uomo. Il “frutto” di cui parla il vangelo sono, invece, le opere dell’amore.

“Dio è più grande del nostro cuore”

Carissimi fratelli e sorelle, non scoraggiamoci se a volte ci sentiamo tralci secchi, delusi dai nostri fallimenti, tentati di ripiegarci su noi stessi. Non dobbiamo abbatterci, perché, come dice la Prima Lettera di Giovanni, anche se il nostro cuore ci rimprovera qualcosa, «Dio è più grande del nostro cuore» (1Gv 3,20).
Il Signore, infatti, riesce a far circolare linfa anche nei nostri tralci secchi, ci aiuta a produrre frutto nonostante le nostre debolezze.Riusciremo così a vivere quel programma che San Paolo propone a tutti i cristiani nel brano della Lettera ai Romani (seconda lettura): “La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda”.

Santa Rita è un ritratto vivente di questa pagina della Scrittura. Essa, soprattutto, non si lasciò vincere dal male, ma vinse con il bene il male.
Ci conduca per mano, perché ognuno di noi ritrovi la forza di continuare a sperare e a vincere ogni genere di male operando il bene.

Amen