Pasqua. La morte… poi ecco che fa irruzione la Luce

La Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Un fascio di luce dall'alto illumina il sepolcro (foto David Rodrigo - Unsplash)

Tutto tace! Nulla è andato come speravamo, almeno per quello che siamo riusciti a comprendere! L’ingresso del Messia a Gerusalemme è stato quasi trionfale, seppur su un’umile cavalcatura: chi stendeva vesti per farne dei tappeti, chi osannava con fronde d’alberi, chi invece acclamava al figlio di Davide. Quanto successo tra la gente, anche se spesso accompagnato dal rifiuto dell’autorità civile e religiosa! Un Maestro che proferiva parole importanti – vero, talvolta molto audaci e non di facile comprensione -, compiva gesti straordinari e di affetto verso chi ne aveva bisogno. E ora qui nella Città santa tutto sembra essere finito: l’arresto, il processo, la croce, un corpo esanime tra la fredda pietra. Oggi tutto tace, eppure noi avevamo sperato….

Sarà stata forse questa percezione di smarrimento e nonsenso a pervadere l’animo di quel drappello di uomini e donne chiamati discepoli, che fin dagli inizi avevano seguito l’Uomo-Dio di Nazareth, il cui nome riecheggiava in Medio Oriente, ma la cui fine, nonostante più volte lui l’avesse profetizzata, ai loro occhi non è parsa degna. Smarrimento e nonsenso che anche noi ora sperimentiamo.

Un anno fa l’inizio della nostra “passione”: il nemico in breve tempo ha travolto il mondo, quella che pensavamo un’epidemia localizzata è stata dichiarata pandemia.

Da quel momento contagi in crescita, bollettini giornalieri malauguranti, sofferenza, sovraccarico delle strutture sanitarie, morti quasi in solitudine, crisi economica, povertà in aumento: il nostro sepolcro, il nostro Sabato santo, dove tutto tace! Poi quelle donne, al far del giorno quando ancora era buio, si incamminano verso il luogo della sepoltura per ungere il corpo del Maestro. Incredulità, stupore, timore: la pietra è rotolata via, il corpo non c’è.

Una voce rompe il silenzio: “Non è qui, è risorto”.

La morte è tornata sui suoi passi e ha lasciato spazio alla vita. Gioia nel vedere che non ha avuto l’ultima parola!

Nel tempo drammatico che stiamo vivendo, in questo silenzio angosciante, una voce si alza, chiara e distinta, per ridonare speranza: “Non temete, Io Sono!”.

Il Risorto anche ora risolleverà l’opera del Creatore. La divina potenza, oggi come allora, accanto all’umana intelligenza e alla buona volontà dei fratelli e delle sorelle mai tiratisi indietro, rotolerà la pietra che ostruisce l’ingresso del sepolcro, farà irrompere la luce della Pasqua nelle tenebre del tempo presente.

Io voglio sperare, perché credo in Lui, perché ho fiducia nell’umanità.

Bassetti: “sono ore di incertezza per il nostro Paese”

Questa mattina, 15 gennaio, il Presidente della Conferenza episcopale italiana, Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve, è tornato a Roma nel suo ufficio, dopo essersi rimesso dalla malattia per il Covid-19.

Tra i primi appuntamenti, un colloquio con i direttori dei media CEI per esprimere, simbolicamente a tutti gli organi d’informazione, gratitudine per la vicinanza e l’attenzione dimostrate durante il ricovero. Conversando con loro il Cardinale Presidente si è soffermato sull’attualità italiana:

«Sono ore d’incertezza per il nostro Paese. In questo momento guardiamo con fiducia al Presidente della Repubblica che con saggezza saprà indicare la strada meno impervia. Trovo un forte stimolo nelle parole pronunciate proprio dal Presidente Mattarella nel messaggio di fine anno: “Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori”.

«dobbiamo ricostruire
le nostre comunità»
e non lasciare indietro nessuno

Aggiungo: questo è anche tempo di speranza! Ci attendono mesi difficili in cui ricostruire le nostre comunità. Per questo, lo sguardo deve puntare a uscire dall’emergenza sanitaria e alle fondamenta di una nuova stagione che non lasci indietro nessuno».

(Fonte: Cei)

Norcia, Festa di san Benedetto. Mons. Boccardo: “Non stanchiamoci di scavare”

Mons. Boccardo celebra per la Festa 2020 di San Benedetto

Il 21 marzo generalmente a Norcia è festa grande per san Benedetto, nel giorno in cui si ricorda la sua morte. Ma quest’anno per via del confinamento a causa del coronavirus la festa non si è tenuta. E allora l’11 luglio, data in cui si celebra Benedetto quale patrono d’Europa, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha celebrato la messa nel centro di comunità della Madonna delle Grazie della città natale del Santo. Col presule hanno concelebrato don Marco Rufini e don Davide Tononi (rispettivamente parroco moderatore e parroco il solido di Norcia), don Dario Dell’Orso e don Antonio Diotallevi (rispettivamente rettore emerito della Basilica di San Benedetto e parroco emerito di Norcia).

Era presente il sindaco della città, Nicola Alemanno. All’inizio della celebrazione mons. Boccardo ha detto: «Siamo qui come in una festa di famiglia, separati ma non distanti a causa del Covid-19. Ricordare san Benedetto quale modello da imitare è importante anche in questo tempo difficile della pandemia. Chiediamo al nostro Santo di aiutarci a vivere meglio insieme, affinché anche il tempo della prova possa essere ricco di sapienza e di vita».

Nell’omelia poi l’arcivescovo ha detto come «San Benedetto si sia trovato in una situazione di grande confusione con l’Italia invasa dai barbari, l’Impero Romano decaduto e decadente e tutti i valori in crisi. Lui ebbe il coraggio di scegliere con determinazione uno stile di vita che non era alla moda, per il quale non si è preoccupato di avere l’approvazione dell’opinione pubblica. Ha scelto con radicalità una vita diversa: ‘saggiamente ignorante e sapientemente incolto’, come ci ricorda san Gregorio Magno. E non si tratta dell’elogio dell’ignoranza – ha detto il presule – ma di un modo per dire che i criteri ai quali si ispirava Benedetto non erano quelli del suo tempo (ignorante dei costumi delle persone), tanto che la sua incultura è diventata sapienza e la sua vita feconda di frutti e noi dopo secoli siamo ancora qui a parlare di lui. San Benedetto dalla società dove viveva si è voluto allontanare per non essere distratto da ciò che era essenziale, alla ricerca delle cose belle che danno senso alla vita.  E per far questo ha dovuto “scavare” nella propria coscienza».

L'affresco medievale riemerso dalle macerie della Basilica di San Benedetto a Norcia
L’affresco medievale riemerso dalle macerie della Basilica di San Benedetto a Norcia

Da qui il parallelismo di mons. Boccardo con le campane riemerse dalle macerie della Basilica di San Benedetto qualche giorno fa: «Per ritrovare le campane si è dovuto scavare, in quanto dalla superficie non si vedevano. Poi proprio ieri (10 luglio 2020) è emerso con maggiore chiarezza rispetto al 2017 un affresco medievale raffigurante la Madonna con Bambino, san Benedetto e un altro Santo. Questo ci dice che le cose belle sono nascoste e che per trovarle bisogna faticare. L’insegnamento è: l’apparenza non basta, non ci dobbiamo stancare di scavare, di andare dentro agli avvenimenti della vita perché è lì che le cose belle sono nascoste. E ciò vale anche per noi. San Benedetto dunque ci dice: non perdete la speranza. E un piccolo segno di speranza è che dal prossimo 4 ottobre quattro suore, di quattro diversi istituti francescani, vivranno a Norcia per stare con la gente, per condividere la vita delle persone di questa vallata, offrendo gesti e parole di consolazione e conforto. Una bella notizia che mi piace condividere con voi nel giorno della festa di san Benedetto».

F.C.

L’ingresso solenne di mons. Gualtiero Sigismondi nella diocesi di Orvieto-Todi

L'ingresso di mons. Sigismondi nella diocesi di Orvieto-Todi

Mons. Gualtiero Sigismondi comincia il suo ministero episcopale nella nuova diocesi da un luogo simbolo, quel ponte di “Rio Chiaro” dove nel 1263 si incontrarono il vescovo Giacomo, che recava con sé il Corporale del miracolo di Bolsena, e il pontefice Urbano IV. Qui, il vescovo Gualtiero ha ricevuto il primo saluto e l’accoglienza calorosa di una delegazione della comunità orvietano-tuderte.

Poco dopo, il corteo è arrivato in piazza del Duomo dove mons. Sigismondi era atteso da autorità religiose, militari e civili, con i gonfaloni dei Comuni. Ad accoglierlo davanti alla celebre cattedrale orvietana c’era il suo predecessore – ormai vescovo emerito – mons. Benedetto Tuzia e c’erano anche i cardinali Ennio Antonelli e Gualtiero Bassetti, i vescovi delle diocesi dell’Umbria e anche di fuori regione. 

Il saluto di mons. Sigismondi alle autorità civili

Sono lieto di incontrare le Autorità civili, politiche, socio-economiche e militari di questa  “città sul monte”, “antica dimora dei Papi, che intreccia – secondo Paolo VI – le sue secolari vicende con quelle non solo del loro dominio temporale, ma altresì del loro ministero apostolico”. 

Saluto le istituzioni regionali nella persona della Consigliera Dott. Eleonora Paci, S. E. il Prefetto di Terni, Dott. Emilio Dario Sensi, il Presidente dell’Opera del Duomo, Dott. Gianfelice Bellesini, e ringrazio la Dott. Roberta Tardani, Sindaca di Orvieto, che mi ha dato il benvenuto a nome di tutti i Sindaci, fra i quali vedo con piacere l’Avv. Stefano Zuccarini, Sindaco di Foligno. 

La Chiesa, consapevole che alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra quello che è di Cesare e ciò che è di Dio (cf. Mt 22,15-22), rispetta ogni istituzione umana, nutre un sincero apprezzamento per la funzione pubblica e prega per i suoi rappresentanti, affinché cerchino il bene comune. La collaborazione tra comunità politica ed ecclesiale si realizza nel leale rispetto della loro reciproca indipendenza. 

“Alla società – osserva p. Francesco Occhetta – il cattolico non fornisce collateralismo al potere, ma lievito e servizio al popolo”. La Chiesa non è un agente politico, e tuttavia ha un interesse profondo per il bene della comunità civile. Opera in modo da non intromettersi in sfere che non le competono, ma non consente restrizioni alla propria libertà di annunciare il Vangelo apertamente. Nel Primo Libro dei Re si racconta che al re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concede di avanzare una richiesta. Il giovane sovrano non osa domandare successo, ricchezza o lunga vita, ma un cuore docile, in grado di rendere giustizia al popolo e di distinguere il bene dal male (cf. 1Re 3,9). 

Per chi è chiamato a guidare una comunità civile o ecclesiale niente è più desiderabile della pace. Nella comunità ecclesiale la pace è il germoglio che spunta dalla radice dell’unità; nella società civile la pace è il frutto maturo della giustizia. Se nella Chiesa gli “operatori di pace” sono “tessitori di comunione”, nella Città i “testimoni di pace” sono, per così dire, “promotori di giustizia”, la quale, in linea di principio, non può essere delegata o appaltata alla carità. 

Come Vescovo sono cosciente che “l’attenzione alla città non è separabile dall’impegno ecclesiale”: “carità politica” e “carità pastorale” sono destinate a frequentarsi soprattutto sul terreno solidaristico, educativo e culturale. È proprio nel comune impegno per la promozione integrale dell’uomo che è possibile individuare il punto di contatto o di tangenza tra le istituzioni civili ed ecclesiastiche. 

Questa piazza, illuminata dallo splendore della facciata del Duomo, è simbolo reale dell’incontro e del dialogo tra gli “uomini di buona volontà”. Nella “nobile semplicità” e nella “pacata grandiosità” di questo luogo presento le mie credenziali di “seminatore di speranza” e di “collaboratore della gioia del Vangelo”.

Dopo il saluto del sindaco di Orvieto, Roberta Tardani, mons. Sigismondi ha fatto il suo ingresso in Duomo per la cerimonia dell’insediamento in Cattedra seguita dalla solenne liturgia eucaristica.

L’omelia del vescovo Gualtiero in Duomo

“Con la tua continua misericordia, Padre, purifica e rafforza la tua Chiesa e poiché non può sostenersi senza di te non privarla mai della tua guida”. Questa orazione ha accompagnato la mia attesa del nostro primo incontro nel Duomo di Orvieto, che per la finezza della sua armonia è “fuori scala”. 

“Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica” (Gv 4,38). Quanto Gesù ha detto ai discepoli al pozzo di Giacobbe oggi è diretto a me. Con semplicità e letizia mi inserisco nella storia di questa Diocesi, guidata finora da S. E. mons. Benedetto Tuzia, il quale il giorno dell’annuncio del mio trasferimento mi ha inviato questo messaggio: “Benedetto Gualtiero, colui che viene nel nome e nella grazia del Signore”. 

Carissimo Vescovo Benedetto: “Chi semina gioisca insieme a chi miete” (Gv 4,36). Questo invito sinodale alla gioia unisce, nella stessa lode, il seminatore al mietitore; entrambi sono “collaboratori di Dio”: “né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere” (1Cor 3,7). Lo stesso pensiero lo rivolgo a S. E. mons. Giovanni Scanavino, la cui graditissima presenza mi ricorda che l’ingresso di un vescovo in diocesi è paragonabile a quello del Signore in Gerusalemme. 

Con il mandato del Papa, a cui rinnovo fedele obbedienza, inizio il mio ministero pastorale, ben sapendo che l’autorità episcopale non è a beneficio di chi la esercita ma a vantaggio di coloro ai quali si rivolge. Sciolto il vincolo con la Chiesa particolare di Foligno – per ora solo allentato, in quanto Amministratore Apostolico –, il Signore mi invita a creare nuove paternità e fraternità, che mi autorizzano a farvi qualche confidenza. 

Alla vigilia dell’anno duemila venni invitato a Bolsena alla Marcia della fede, che precede l’alba del Corpus Domini. Pensando al travaglio della “incredulità credente” sperimentato all’altare da un sacerdote boemo, ripetevo in silenzio il versetto del salmo che avrebbe illuminato quella notte: “Voglio svegliare l’aurora” (Sal 57,9). Giunto il momento di dare il via al cammino, consegnai ai pellegrini questo messaggio: “I vostri passi precederanno l’aurora e, all’alba, vedrete la sagoma del Duomo; a quella vista, stanchi ma raggianti, ricordate che l’Eucaristia, da cui nasce e si edifica sempre la Chiesa, sveglia l’aurora dell’eternità nella notte del tempo”. 

Da vescovo sono venuto in questa Cattedrale con il presbiterio folignate in occasione del Giubileo Eucaristico straordinario. Durante la Messa ho divagato con la mente nella navata centrale e ho tenuto fisso lo sguardo sul rosone, chiedendomi: come mai questa casa della Chiesa, edificata per custodire viva memoria del Miracolo di Bolsena, è intitolata a Santa Maria Assunta? Ho cercato la risposta per tutto il tempo della celebrazione, ma sono riuscito a trovarla solo al momento della Comunione eucaristica, “vero Corpo e Sangue del Risorto nato da Maria Vergine”. La Madre di Dio, “mistica aurora della redenzione”, è realmente il Ss. Corporale di Gesù, inamidato dal suo candore verginale e inondato dallo splendore della luce pasquale. 

Inizio il mio ministero pastorale in mezzo a voi custodendo e meditando le letture proposte dalla Messa vespertina nella vigilia della solennità dei Principi degli Apostoli. Pietro, presso la porta del tempio di Gerusalemme detta Bella, dichiara a uno storpio: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do” (At 3,6). Con queste stesse parole mi accredito anch’io, chiedendo al Signore di non abbandonarci alla tentazione di cui parla Paolo nella sua autobiografia: “Perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo” (Gal 1,13). Sebbene le potenze degli inferi non possano prevalere sulla Chiesa (cf. Mt 16,18), “colonna e sostegno della verità” (1Tm 3,15), tuttavia essa rimane esposta all’insidia della devastazione sino alla fine dei tempi. Non facciamoci illusioni: è la carestia del “cemento della concordia” a devastare la Chiesa! 

La comunione, frutto e condizione della Pentecoste, è il presupposto della missione apostolica affidata dal Risorto a Simon Pietro sulla riva del mare di Tiberiade (cf. Gv 21,15-19), là dove l’aveva tratto all’amo come “pescatore di uomini” (cf. Lc 5,10). Che il Signore sia vivo, non solo “corporalmente” ma anche “sentimentalmente”, lo rivela il dialogo che Egli stabilisce con Simone. Per due volte gli chiede quanto lo ami – “agapào” (cf. vv. 15-16) –, mentre la terza, domandandogli se gli voglia bene – “filèo” (cf. v. 17) –, il Risorto non abbassa il livello della sua richiesta ma lo innalza. La risposta di Simone fa appello al Maestro, che “scruta i sentimenti e i pensieri del cuore”: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene” (v. 17). 

Nessuno può osare dire per intero questa frase: riusciremo a farlo se ci sosterremo a vicenda nella carità. Lo chiedo anzitutto a voi, ministri ordinati, a cui rivolgo il mio sguardo benedicente. “La testimonianza di un sacerdozio vissuto bene – assicurava Benedetto XVI – nobilita la Chiesa. Suscita ammirazione nei fedeli, è fonte di benedizione per la comunità, è la migliore promozione vocazionale”. Il dono ricevuto con l’imposizione delle mani, collegato strutturalmente all’Eucaristia, lo si ravviva curando la vita interiore: prima attività pastorale, la più importante. Il nostro ministero di “servi premurosi del popolo di Dio” si ridurrebbe a una rincorsa affannosa se, cammin facendo, trascurassimo la preghiera e il servizio della Parola, la cui eco risuona nel grido dei poveri, con i quali Gesù ha voluto identificarsi, e nel libro della storia che non è allergica ai “semi del Verbo”. 

“Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge”. La concretezza di questa immagine, suggerita dalla liturgia, me l’ha mostrata un anziano pastore, sorpreso a trascinare un grande ramo pieno di foglie all’interno del recinto del suo gregge: “È la cena per i miei agnelli; ieri ho avvistato un lupo, oggi non ho osato condurli al pascolo”. Ammaestrato da questa lezione d’amore, accolgo con cuore libero e ardente quanto mi raccomanda Papa Francesco nella Bolla di nomina: “Ama la tua nuova Chiesa con viscere di misericordia, benignità e umiltà”. 

La Vergine Maria, San Giuseppe suo Sposo, San Fortunato e la beata Madre Speranza di Gesù mi ottengano dal “Pastore dei pastori” di perseverare in questo santo proposito, “fino alla fine”.

Testi e immagini della giornata di ingresso del vescovo Gualtiero sono disponibili sul sito web della diocesi di Orvieto-Todi. Qui lo streaming video trasmesso da TeleOrvietoWeb e dalla Tv Diocesana

Test

Pubblicato da Teleorvietoweb Network – Web & Streaming transmissions su Domenica 28 giugno 2020

Mons. Sigismondi nominato amministratore apostolico di Foligno nel giorno dell’ingresso a Orvieto-Todi

Mons. Gualtiero Sigismondi con Papa Francesco

Nel giorno dell’ingresso solenne nella nuova diocesi di Orvieto-Todi, mons. Gualtiero Sigismondi viene nominato amministratore apostolico della diocesi di Foligno. Mantiene quindi i diritti, le facoltà e gli obblighi che spettano al vescovo, anche nella comunità che ha guidato negli ultimi dodici anni. Lo ha annunciato alle ore 12 di oggi nella Curia folignate il delegato “ad omnia”, mons. Giovanni Nizzi, come da disposizioni della Nunziatura apostolica in Italia.

“Nel giorno in cui ha inizio il mio ministero pastorale nella Chiesa particolare di Orvieto-Todi – ha esordito mons. Sigismondi nella nota letta in contemporanea con l’annuncio – faccio partecipe il popolo di Dio che è in Foligno di quanto Papa Francesco ha deciso circa la cura pastorale e il governo della nostra Diocesi, affidata alla protezione di san Feliciano”.

Mons. Sigismondi commenta il decreto della Congregazione per i Vescovi arrivato insieme alla nota della Nunziatura apostolica in Italia, sottolineando come il compito dell’amministratore apostolico sia quello di governare la diocesi in forma vicaria, ossia a nome del Papa.

“Questa chiamata – ha aggiunto il vescovo Gualtiero – mi è giunta mentre mi preparavo a sciogliere gli ormeggi, per salpare verso Orvieto-Todi. Non ho esitato ad accoglierla con cuore libero e ardente, non solo perché l’obbedienza me lo chiede, ma anche perché la gratitudine verso il popolo folignate me lo domanda. Mi dispongo a continuare, seppur in veste di amministratore apostolico, il mio servizio episcopale a Foligno, per il tempo che il Santo Padre riterrà necessario e nelle modalità che la guida della diocesi di Orvieto-Todi e il compito di assistente generale di Azione Cattolica Italiana renderanno possibili.

Le spalle reggono – continua Sigismondi – se il cuore non cede! È con questa consapevolezza che rinnovo il mio abbandono alla fedeltà di Dio ed esprimo, a nome di tutti, profonda gratitudine a Papa Francesco il quale, con questa decisione, mi ha fatto ricordare che tra Foligno e Orvieto, sebbene non vi sia contiguità territoriale, vi è un ponte spirituale: quello costruito dalla beata Angelina da Montegiove, i cui familiari, come documentano alcuni codicilli del Registro dell’Opera del Duomo di Orvieto, hanno contribuito a edificare la Cattedrale di Santa Maria Assunta. La traslazione delle sacre spoglie della beata Angelina, dalla Chiesa di San Francesco al Monastero di Sant’Anna in Foligno, è avvenuta il 27 giugno 2010; dieci anni dopo, lo stesso giorno, ho ricevuto il decreto di nomina che porta la data di oggi. Davvero, il Signore tutto dispone con forza e dolcezza – conclude mons. Sigismondi – attraverso la mediazione del discernimento ecclesiale”. 

L’Assemblea diocesana di Assisi apre il trienno della carità

Assemblea diocesana 2020 ad Assisi

“Ripartiamo con l’entusiasmo dei cristiani della prima ora. Siamo una comunità vecchia e stanca, ma che lo Spirito di Dio può rigenerare con l’entusiasmo della prima ora, anzi con maggiore entusiasmo”. Lo ha detto il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, a conclusione dell’assemblea diocesana che si è tenuta venerdì 26 e sabato 27 giugno alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli e in collegamento streaming con i vari vicariati della diocesi.

Le conclusioni del vescovo hanno fatto seguito ai suggerimenti pervenuti dai laboratori dei gruppi di lavoro della due giorni che ha dato via al triennio della carità.

Mons. Domenico Sorrentino in Assemblea diocesana ad Assisi

Il vescovo, parlando del periodo inedito della pandemia, ha affermato che ciò che è accaduto con il coronavirus “sembra una cosa che ci è calata addosso, addirittura come una costrizione. I banchi vuoti – ha sottolineato – io già li vedevo, durante la visita pastorale, prima del coronavirus. Il covid-19 è stato una fotografia, una profezia di quello che ci sta capitando come Chiesa senza che noi ne prendiamo coscienza sufficiente per poterci interrogare. Il coronavirus ci ha costretto a guardare almeno in parte la verità delle cose. Prendiamo al balzo questa grande opportunità”.

Con la due giorni di assemblea, convocata sul tema “Al di sopra di tutto l’amore”, prende l’avvio un triennio dedicato alla carità, come ha spiegato la direttrice della Caritas diocesana, Rossana Galiandro. “Chi è il mio prossimo?”, “Come essere famiglia”, “Economia per tutti”, saranno i punti principali che verranno affrontati rispettivamente il primo, secondo e terzo anno.

“Il titolo dell’assemblea – ha spiegato la direttrice – ci introduce a un triennio in cui vogliamo condurre il cammino diocesano verso il centro e il cuore della vita di ogni cristiano e di ogni uomo: la carità. La carità è l’amore, è quello lo slancio di vita che si gioca nelle relazioni personali e comunitarie e che trova il suo fondamento nella nostra relazione con Dio padre. Dio stesso è carità”.

“Siamo tutti chiamati a remare insieme”: presentato il Rapporto Caritas sulle povertà

PERUGIA – Scaricabile dal sito: www.caritasperugia.it, il V Rapporto sulle povertà nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, curato dall’omonimo Osservatorio della Caritas diocesana, ha per titolo: “Siamo tutti chiamati a remare insieme”, presentato alla stampa il 26 giugno dal diacono Giancarlo Pecetti, direttore della Caritas diocesana, dall’economista Pierluigi Grasselli, coordinatore dell’Osservatorio, e dallo statistico Nicola Falocci. Quest’ultimo, insieme all’imprenditrice e già direttrice della Caritas Daniela Monni, alla dottoressa Fiammetta Marchionni, responsabile del Consultorio sanitario della Caritas, all’assistente sociale Silvia Bagnarelli, responsabile del Centro di Ascolto (CdA) diocesano, e ad Alfonso Dragone, responsabile dell’Area progetti della Caritas, fa parte dell’equipe dell’Osservatorio diocesano sulle povertà e l’inclusione sociale.

Il Rapporto, ricco di dati contenuti in 25 tabelle e in diversi grafici che sintetizzano il fenomeno, non si limita ad analizzare la povertà nel 2019, ma ha una propaggine nell’anno in corso, per l’esattezza il trimestre marzo-aprile-maggio 2020 caratterizzato dalla pandemia da Covid-19. Inoltre questo V Rapporto, le cui fonti principali di ricerca sono in primis il Centro di Ascolto diocesano e quelli parrocchiali e gli Empori della Solidarietà, si sofferma per la prima volta sull’attività del Consultorio sanitario istituito dalla Caritas nel 2015, la novità di questo studio. Circa un quarto delle 147 persone ascoltate sono italiane e complessivamente il Consultorio risponde a richieste di informazioni sulle terapie più idonee a curare le patologie sofferte da coloro che chiedono assistenza. L’attività principale, svolta da tre volontari, consiste nella consegna di farmaci da banco non prescrivibili da parte del SSN (1.110 di questi sono stati distribuiti nel 2019), oltre a 408 buoni erogati per acquisti di farmaci, per il pagamento di ticket e di esami diagnostici. Ciò che evidenzia il Rapporto non sono tanto i numeri forniti dal Consultorio, ma lo stato d’animo in cui arriva la persona in difficoltà. Il paziente è convinto di non potersi curare per mancanza di mezzi.

Innanzitutto, come sottolinea nella presentazione il direttore Pecetti, il Rapporto 2019 «non presenta differenze di rilievo con i dati del 2017 e 2018… Se da un lato questo ci può far stare tranquilli, dall’altro ci preoccupa molto perché evidentemente non riusciamo ad incidere profondamente nel tessuto dei bisogni espressi dalle famiglie del nostro territorio. Una delle preoccupazioni alle quali attribuire questa situazione è la mancanza di politiche che possano rimettere in moto il mercato del lavoro». Proprio la difficoltà occupazionale, insieme a quella economica, abitativa, familiare, di migrazione/immigrazione e di salute, sono le principali cause di povertà degli utenti che nell’ultimo anno si sono recati al CdA diocesano. Complessivamente 1.039 sono state le persone (famiglie) censite nel 2019 dal suddetto CdA di cui 250 con cittadinanza italiana, mentre nel 2018 erano 1.015 (251 gli italiani). Dati che non presentano differenze di rilievo, ma a questi non possono non essere sommati quelli relativi ai primi tre mesi dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Esattamente le circa 120 persone o famiglie che in passato non si erano mai rivolte al CdA diocesano, come anche i 400 accessi in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente all’Emporio “Tabgha” di Perugia città e l’aumento del numero dei pasti distribuiti quotidianamente dal “Punto di ristoro sociale San Lorenzo”, tra marzo e maggio 2020, passati da 75 ad 87. Dietro a queste cifre ci sono delle vite il cui bisogno più urgente, si legge nel Rapporto, è la necessità di un sostegno alimentare…, ma nel clima di incertezza che si respira, sono stati richiesti ascolto, prossimità, conforto e speranza. È stato necessario orientare e consigliare le persone tra le tante misure di sostegno al reddito individuate dai D.L. e fornire informazioni e chiarimenti in merito ai DPCM. Rimane costante il bisogno di un sostegno economico per il pagamento di utenze domestiche e affitto. Per aumentare la disponibilità degli operatori all’Ascolto, si è attivata una linea telefonica mobile (389.8944509) reperibile anche negli orari di chiusura degli uffici.

Questo tempo surreale ha creato occasioni di bene. Tanti volontari, anche giovanissimi, hanno scelto di donare il proprio tempo e le proprie capacità per servire gli ultimi. Sono raddoppiate anche le donazioni economiche in questo trimestre. Le donazioni di generi alimentari, destinate all’Emporio “Tabgha”, si sono moltiplicate con un andamento in costante espansione. Una prima prudente e sommaria stima, che verrà precisata e validata dal prossimo report annuale, indica come l’aumento delle donazioni in questo trimestre sia per lo meno triplicato. A marzo hanno poi iniziato ad intensificarsi anche donazioni da parte di aziende commerciali in particolare del settore ristorazione, che mai prima avevamo avuto come nostri donatori. Nel mese di aprile, e soprattutto a maggio, il flusso è ulteriormente aumentato fino a raggiungere ritmi bigiornalieri… Ma in questi ultimi tre mesi si è moltiplicato anche il volume delle donazioni effettuate da singoli cittadini, studenti, piccole associazioni, quartieri, gruppi di amici, ecc. In questo caso la quantità delle donazioni rispetto al normale flusso, da una prima stima, è sicuramente più che triplicata. La motivazione in questo caso è stata la voglia di dare una mano a chi, causa Covid-19, era rimasto senza lavoro e sostentamento.

Come osserva l’assistente sociale Silvia Bagnarelli, “ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti” (Papa Francesco, tratto dall’omelia della preghiera in tempo di epidemia).

Il fenomeno povertà, che ha avuto un’accelerata a causa di questa pandemia, potrebbe ulteriormente crescere nell’anno in corso terminati gli effetti dei decreti governativi in risposa all’emergenza economica, soprattutto quella legata alla preoccupante disoccupazione. Secondo una recente rilevazione delle Caritas italiana, compiuta presso tutte le 220 Caritas diocesane, il numero dei nuovi poveri risulta più che raddoppiato rispetto alla situazione di pre-emergenza.

Prima di offrire una sintesi dei contenuti di questo V Rapporto, l’economista Pierluigi Grasselli, accenna alla situazione italiana ed umbra richiamandosi ai recenti dati Istat dai quali emerge «una riduzione dell’incidenza delle famiglie in povertà assoluta», passando dal 7% del 2028 al 6,4% del 2019. «Si ritiene che ciò sia dovuto agli aumenti di spesa delle famiglie meno abbienti – commenta l’economista –, consentiti dall’introduzione del Reddito di cittadinanza, andando a beneficio, nella seconda metà del 2019, di oltre un milione di famiglie in difficoltà». Mentre per la povertà relativa, spiega Grasselli, «l’Umbria subisce una riduzione notevole, passando dal 14,3% del 2018 all’8,9%, inferiore al valore stimato per l’Italia (11,4%), ma superiore a quello calcolato per il Centro Italia (7,3%). Occorre ancora un grande impegno, sviluppato congiuntamente da tutti i livelli di governo, per combattere la povertà e l’esclusione sociale. Questo anche perché, per il 2020, si ritiene che l’epidemia da Covid-19 determini una forte espansione della povertà».

Presentando il V Rapporto, Grasselli si sofferma sulla cittadinanza degli utenti del CdA diocesano: «Sono in prevalenza stranieri (il 72%), soprattutto femmine (il 57%), con un’età media nettamente più elevata tra gli italiani (le classi più consistenti sono quelle 35-44 anni e 45-54 anni, n.d.r.), in particolare tra i maschi, un basso livello medio di scolarizzazione, che può giustificare il timore di una diffusa povertà educativa, una condizione abitativa segnata da molte criticità, una decisa prevalenza della condizione di disoccupato (70%), soprattutto tra gli stranieri, il forte prevalere, assai più marcato tra gli stranieri, di quelli che vivono con familiari/parenti, con un’elevata aliquota di maschi italiani che vivono da soli, una molteplicità di bisogni dichiarati: sostegno economico, lavoro dignitoso, abitazione decorosa, e poi servizi efficaci, per la salute, per la vita di famiglia, per una società solidale e coesa. Questi bisogni, che esercitano su ciascun povero una pressione crescente negli anni recenti, possono richiedere interventi molteplici, non limitati a sussidi economici, interventi inseriti in progetti personalizzati, attivati da attori coordinati tra di loro, operanti in reti ben funzionanti».

«Anche la nuova situazione causata dal Covid-19 – conclude Pierluigi Grasselli – spinge in direzione di un ventaglio di interventi, e di una molteplicità di attori alle condizioni indicate nel Rapporto. Si osservi al riguardo il ruolo determinante della sussidiarietà: rifuggendo da statalismo e assistenzialismo, si punta a stimolare e a rafforzare le energie che nascono dal basso, e cioè le capacità della società di trovare soluzioni e dare risposta ai bisogni, in linea con il recente “Appello della società civile per la ricostruzione di un welfare a misura di tutte le persone e dei territori”. Al riguardo può auspicarsi, come di recente è stato chiesto per l’economia, un confronto con la Regione Umbria, per assicurare la sostenibilità del sociale (ivi incluso il contrasto alla povertà), in forte connessione con quella dell’economico, che veda coinvolte Istituzioni, forze sociali, organizzazioni del TS, e associazioni di cittadini, con il loro sapere sociale, con le loro professionalità e pratiche di prossimità. All’origine, può muoverci la Responsabilità: la pandemia ci ha fatto capire che ciascuno è sicuro quando tutti sono sicuri. La Responsabilità può intrecciarsi con la Solidarietà (intesa come determinazione a impegnarci per il Bene Comune) ed entrambe possono promuovere la Sussidiarietà. Lungo questo percorso procediamo verso la Sostenibilità».

‘In Cammino’, il nuovo programma di Rai 3 condotto da padre Enzo Fortunato

in cammino
Pellegrini lungo la Via di Francesco

In Cammino è il titolo del nuovo programma, condotto da padre Enzo Fortunato e Giulia Nannini, che andrà in onda su RAI3 ogni lunedì alle ore 15.05 per tre settimane a partire dal 15 agosto. Un viaggio per condurre il telespettatore lungo strade e sentieri che portano a Mont-Saint Michel, Santiago de Compostela, la via Francigena con Roma e la via di Francesco con Assisi, che sempre più persone d’estate e non solo, per turismo o per fede, intraprendono, che, da secoli, attraversano l’Europa e il nostro Paese.

Incontri speciali in cammino

Nel programma non mancheranno incontri speciali come quello con il cardinale Mauro Gambetti, Arciprete della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano; monsignor Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca; l’artista Michelangelo Pistoletto, la cantante Patti Smith; lo storico Franco Cardini; il conduttore Rai Massimiliano Ossini e il presidente di Symbola Ermete Realacci. Scritto da Paola Miletich per la regia Pierluigi De Pasquale, mostrerà la bellezza della natura e l’importanza di camminare e vivere in armonia con madre terra e l’ambiente che ci circonda sempre più martoriato dal vivere frenetico quotidiano.

 

Celebrazioni dell’Assunta nella Diocesi di Terni-Narni-Amelia

celebrazioni dell'Assunta terni
La Cattedrale di Terni dedicata a Santa Maria Assunta

La Diocesi di Terni Narni Amelia celebra la festa dell’Assunta in modo solenne nelle due Cattedrali di Terni ed Amelia e nelle sette parrocchie che sono dedicate a Santa Maria Assunta: Alviano, Configni, Otricoli, Frattuccia, Giove, Lugnano in Teverina, Calvi dell’Umbria.

Gli amerini celebrano questa ricorrenza con particolare devozione per esprimere la gratitudine della comunità a Maria che liberò Amelia dalla peste e dal terremoto, e cercando ancora oggi nella Madre celeste il segno grande di consolazione e di sicura speranza.

Nella Concattedrale di Amelia le celebrazioni saranno presiedute dal vescovo Francesco Antonio Soddu a cominciare da domenica 14 agosto alle ore 18 con i primi Vespri e la celebrazione eucaristica. Il 15 agosto il solenne pontificale presieduto dal vescovo Francesco Antonio Soddu alle ore 11.30 animato dalla cappella musicale del Duomo. Particolarmente suggestiva è la Processione con l’immagine dell’Assunta alle ore 18 per le vie della città, che farà sosta in piazza XXI settembre dove presso Porta Romana il vescovo impartirà la benedizione alla Città e in piazza Matteotti per la benedizione ai malati. Parteciperanno autorità civili e militari e il Complesso Bandistico Città di Amelia. L’annuale solennità dell’Assunta è una ricorrenza particolarmente sentita e, come lo è stato nei secoli, ancora oggi ha tutte le caratteristiche della festa patronale e la Basilica Cattedrale, che custodisce la venerata immagine, è il luogo dove gli amerini salgono nel cuore dell’estate, per onorare la Madonna memori della devozione dei loro antenati.

La prima notizia documentata sul culto della Santissima Assunta nella Cattedrale di Amelia è la Bolla di indulgenza concesse da Papa Niccolò IV il 7 marzo 1291 a chi visitasse la chiesa nei giorni delle festività dell’Assunta, di San Giovanni Battista (titolare del vicino battistero), di Santa Fermina e Sant’Olimpiade (titolari della Cattedrale) e nell’anniversario della consacrazione della chiesa medesima.

Nel secolo XVII, poi, anche in seguito alla sempre crescente venerazione dei cittadini di Amelia verso la loro Madonna e in ringraziamento dello scampato pericolo in occasione del terremoto del 1703, fu avanzata richiesta al Capitolo Vaticano per ottenere l’incoronazione della sacra immagine che avvenne il 9 maggio 1745.

Nella Cattedrale di Santa Maria Assunta in Terni l’11-12-13 agosto si terrà il triduo di preparazione alla festa con la recita del rosario alle ore 17.30 e la Messa alle 18 presso l’altare maggiore. Lunedì 15 agosto alle ore 9, 11 e 18 Santa Messa.

Le celebrazioni dell’Assunta negli altri luoghi della Diocesi

Ad Alviano, si rinnova la tradizionale processione dei Portantini dell’Assunta lungo il percorso di sei chilometri da Alviano Scalo alla chiesa parrocchiale. Lunedì 15 agosto Santa Messa presso la chiesa di Sant’Anna alle ore 9, a seguire alle 10 ritrovo e benedizione dei Portantini e trasporto verso il Paese della Madonna Assunta su un autoveicolo, accoglienza della statua dell’Assunta in piazza Giovanni Paolo II, seguirà la processione fino alla chiesa parrocchiale dove alle 11 ci sarà la celebrazione eucaristica e atto di consacrazione a Maria.

A Configni, il 15 agosto sarà celebrata la Messa a Monte Coscie alle 11.30 come tradizione e alle 18.30 a Lugnola santa messa e processione.

A Giove, domenica 14 agosto ore 21 processione con la statua della Madonna in alcune vie della città. Lunedì 15 agosto ore 9 e 11 sante messe solenni. Alle 11 una benedizione speciale a tutte le persone che si chiamano Maria.

A Frattuccia domenica 14 agosto alle ore 21.15 ci sarà la messa solenne cantata e la processione per le vie del paese. Lunedì 15 agosto alle ore 11.15 Santa Messa solenne.

Celebrazioni dell’Assunta, dopo due anni torna la processione per le vie di Spoleto

celebrazioni dell'assunta
La processione per la Solennità dell'Assunta per le vie di Spoleto la sera del 14 agosto 2019

Il 15 agosto la Chiesa celebra la solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. A Spoleto e nell’intera Diocesi questa festa è particolarmente sentita perché all’Assunta sono intitolate varie parrocchie e chiese, tra cui la Basilica Cattedrale.

 Il programma delle celebrazioni dell’Assunta

  • Venerdì 12 agosto alla ore 21, presso il Santuario della Madonna delle Lacrime a Trevi: Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo, guiderà una preghiera di intercessione per la guarigione delle ferite della vita.
  • Sabato 13 agosto alle ore 21 presso la parrocchia di San Venanzo in Spoleto: preghiera mariana con supplica per la gioventù nel ricordo dell’incontro tra la Santissima Icone e Francesco Possenti, futuro San Gabriele dell’Addolorata. Era il 22 agosto 1856, Ottava dell’Assunzione e a Spoleto si teneva la processione per le vie della Città con la Santissima Icone. Quando la Vergine passò dinanzi a Francesco Possenti, che viveva a Spoleto con la famiglia, il giovane sentì nel cuore queste parole: Francesco, che stai a fare al mondo? Tu non sei fatto per il mondo. Segui la tua vocazione. In quel momento prese la decisione di diventare religioso passionista: Oh! In quale abisso sarei certamente caduto se Maria, benevola persino con quello che non la invocano, non fosse accorsa misericordiosamente in mio aiuto in quell’Ottava della sia Assunzione, avrebbe detto qualche tempo dopo.
  • Domenica 14 agosto alle ore 21, a Spoleto: dopo due anni di sospensione a causa della pandemia, torna la processione, presieduta dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia monsignor Renato Boccardo, con la Santissima Icone dalla chiesa di San Gregorio alla Basilica Cattedrale.
  • Lunedì 15 agosto, nel Duomo di Spoleto, Duomo: alle 9, Celebrazione Eucaristica; alle 11.30, Solenne Pontificale presieduto dall’arcivescovo e benedizione alla Città e alla Diocesi dalla Loggia centrale della Cattedrale; alle 18, Celebrazione Eucaristica.

Solennità di San Lorenzo: Perugia festeggia il diacono e martire

san lorenzo perugia
Monsignor Salvi: "È l'epoca della cultura liquida se non gassosa" 

La diocesi di Perugia – Città della Pieve ha festeggiato mercoledì 10 agosto la solennità di San Lorenzo, santo titolare della cattedrale del capoluogo umbro. Come da tradizione, il giorno della vigilia, il 9 agosto, sono iniziate le celebrazioni con i primi vespri presieduti dal vescovo ed amministratore diocesano monsignor Marco Salvi e a seguire la celebrazione eucaristica officiata dal presidente del Capitolo dei Canonici di San Lorenzo monsignor Fausto Sciurpa. Nel pomeriggio di mercoledì, la santa messa è stata presieduta dal vescovo Salvi che ha ordinato diacono permanente Simone Cicchi.

Mons. Salvi: “È l’epoca della cultura liquida se non gassosa”

“Celebrare un santo come Lorenzo ai giorni nostri, in un’epoca profondamente cambiata rispetto anche ad un passato recente, deve essere per noi cristiani un patrimonio culturale comune, mentre stiamo attraversando l’epoca della cultura liquida se non gassosa. Mancano punti di riferimento sicuri e non riusciamo a dare una risposta chiara su ‘chi è l’uomo?’ . Viviamo un’epoca profondamente segnata dalla pandemia e dalle problematiche che essa ha generato, che ancora non sono terminate”. Ha detto nella sua omelia il vescovo ed amministratore diocesano di Perugia, mons. Marco Salvi. “Celebrare San Lorenzo – ha aggiunto, fra l’altro – vuol dire assumersi l’impegno di vivere come Lui, innanzitutto la vita nella carità. La carità è in grado di generare un cambiamento autentico nelle persone e nella società”. “Se vogliamo vivere della carità come Lorenzo, non dobbiamo avere paura di perdere ciò che abbiamo e ciò che siamo. Dobbiamo anche noi dare la nostra vita, lasciando le nostre sicurezze e certezze, per vivere contro corrente abbandonando ogni compromesso o comportamento ipocrita, spesso purtroppo mascherato da comportamento cristiano, sapendo che tutto ciò che si possiede in questo mondo non è per se ma per tutti: sforziamoci di unire il nostro cuore a Dio e a spendere il nostro cuore per tutti”.

Solennità di San Lorenzo, diacono e martire, titolare della Cattedrale di Perugia

cattedrale di san lorenzo
La Cattedrale di Perugia intitolata a San Lorenzo

Due solennità particolarmente sentite e vissute nel periodo estivo a Perugia sono quelle di San Lorenzo martire, diacono della carità, santo titolare della chiesa Cattedrale, del 10 agosto, e dell’Assunzione al Cielo della Beata Vergine Maria, del 15 agosto.

San Lorenzo

La solennità del santo titolare della cattedrale perugina, come è tradizione, inizia il giorno della vigilia, il 9 agosto (ore 17.30), con i Primi Vespri presieduti dal vescovo ed amministratore diocesano monsignor Marco Salvi e a seguire la celebrazione eucaristica officiata dal presidente del Capitolo dei Canonici di San Lorenzo monsignor Fausto Sciurpa. Il 9 agosto, sempre in San Lorenzo, è in programma (ore 21.30) il concerto conclusivo della XIV edizione del Festival internazionale laurenziano d’organo, con la prima esecuzione in tempi moderni del Requiem di Francesco Morlacchi, una grande opera del noto compositore perugino per soli coro e organo, che vede esibirsi il gruppo corale Santo Spirito Volumnia di Perugia. Il 10 agosto sono due le celebrazioni eucaristiche in memoria del santo diacono e martire, alle ore 11 e alle ore 18.

Quest’ultima sarà presieduta dal vescovo monsignor Salvi che ordinerà diacono permanente Simone Cicchi. Attualmente sono più di quaranta i diaconi permanenti dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, che, oltre a prestare servizio liturgico in diverse parrocchie, sono impegnati in attività di catechismo, caritative e di oratorio.

Simone Cicchi, nato a Perugia nel 1970, coniugato con figli, è laureato in Sociologia e in Scienze infermieristiche, operatore sanitario dell’Usl 1 dell’Umbria, presta servizio pastorale nella Parrocchia di San Sisto ed è membro delle comunità catecumenali dell’Unità pastorale di Prepo-Ponte della Pietra-San Faustino.

La Mensa San Lorenzo

 La solennità del 10 agosto richiama ogni anno l’attenzione su una delle opere segno della Caritas diocesana, il Punto Ristoro Sociale San Lorenzo, aperto anche in questo giorno, nato da una proficua collaborazione tra il Comune e la Chiesa nell’autunno 2008, dove quotidianamente vengono distribuiti pasti caldi a un centinaio di persone in difficoltà, soprattutto anziani residenti nel centro storico.

“La Mensa di via Imbriani, così è conosciuta in città -commenta la responsabile Stella Cerasa, assistente sociale della Caritas diocesana- è diventata negli anni punto di riferimento e di socializzazione per molte persone e non solo fruitrici di questo servizio.

Nel periodo del Covid, grazie alla collaborazione con il Comune, abbiamo consegnato a domicilio diverse decine di pasti, un’attività che ci ha permesso di continuare a tessere legami con queste persone. Insieme a tutte loro faremo festa il giorno di San Lorenzo. Pian piano anche questa Mensa ritorna alla vita normale”

La Madonna dell’Assunta

 Questa solennità non vede in festa solo la comunità parrocchiale del centro storico dedicata alla Madonna dell’Assunta, quella del quartiere di Monteluce dove un tempo sorgeva il Policlinico di Santa Maria della Misericordia, ma l’intera città con un nutrito programma di eventi religiosi e socio-culturali patrocinato dal Comune di Perugia.

Si inizia la sera del 10 agosto (ore 21), con la veglia di preghiera presso il Monastero delle Clarisse di Sant’Erminio, e culmina con la processione della luminare Magna, risalente al secolo XIV, della vigilia (14 agosto, ore 21), dalla Cattedrale alla chiesa Salus Infirmorum dell’ex Ospedale di Monteluce, guidata dall’amministratore diocesano monsignor Salvi, e con la solenne celebrazione eucaristica il 15 agosto (ore 11) presieduta dall’arcivescovo emerito cardinale Gualtiero Bassetti.

Una solennità che richiama sempre molti fedeli per la sua tradizione e fede popolare, divenendo anche importante occasione di aggregazione cittadina in agosto.

Rientrati da Santiago de Compostela i 103 giovani pellegrini perugino-pievesi

Santiago de Compostela
I 103 giovani pellegrini della diocesi di Perugia- Città della Pieve a Santiago de Compostela

Essenzialità, fatica, servizio, sacrificio hanno scandito, insieme a diversi e intensi momenti di spiritualità, i dieci giorni di pellegrinaggio dei centotre ragazzi e ragazze della Pastorale diocesana giovanile di Perugia-Città della Pieve al Santuario di Santiago de Compostela; un viaggio iniziato il 24 luglio e terminato la sera del 4 agosto, lungo quasi duemilasettecento chilometri di cui gli ultimi centoventi percorsi a piedi.

Alcuni giovani sono partiti con non pochi interrogativi e dubbi, ma, cammino facendo, si sono ricreduti, restando affascinati dall’esperienza umana e spirituale davvero unica e da ripetersi anche in situazioni diverse.

L’esperienza del pellegrinaggio a Santiago de Compostela

“Dio parla all’uomo e non solo alla Chiesa -racconta uno dei giovani pellegrini- soprattutto attraverso le esperienze di altre persone. Quello a Santiago de Compostela, è stato un pellegrinaggio che ti segna e ti cambia, domani non sarà più come ieri. Non usare il cellulare e vivere con soli dieci euro al giorno non è stato facile, ma ti ha fatto capire che puoi farcela lo stesso, che le cose più importanti e necessarie sono altre. È stata un’esperienza che ti ha dato la possibilità di metterti in discussione, facendoti comprendere l’importanza della conoscenza dell’altro e di aiutarsi vicendevolmente.

La cosa più sorprendente è quella che Dio lo incontri proprio nell’altro e il cammino di Santiago ti aiuta a questo incontro”.

Un pellegrinaggio che lascia un segno in questi giovani pellegrini, segno, proprio, di una Chiesa diocesana viva grazie anche alla Pastorale giovanile guidata da don Luca Delunghi, organizzatore-animatore di numerose simili esperienze che forgiano i giovani alla vita. Tra i partecipanti c’erano anche diversi animatori degli Oratori perugini, accompagnati dal loro responsabile diocesano don Riccardo Pascolini, come anche alcuni volontari della Caritas diocesana con il direttore don Marco Briziarelli.

“Il pellegrinaggio -ricorda don Marco- è stato anche una esperienza di servizio, di comunione, di relazioni e di ripartenza dopo la fase acuta della pandemia. Il Cammino di Compostela fa venire fuori anche le nostre fragilità, le nostre tensioni, ma la bellezza è quella di vedere limare le nostre spigolature”.

Prossima esperienza di servizio e di fede,  per giovani perugino-pievesi, alla Casa-missione della Caritas Umbria in Kosovo

Il direttore della Caritas diocesana coglie l’occasione, inoltre, per annunciare un’altra significativa esperienza di servizio e di fede, quella di quindici giovani perugino-pievesi che vivranno, dal 13 al 20 settembre, presso la Casa-missione in Kosovo, una realtà di accoglienza aperta a tutti avviata nel 1999 dalla Caritas Umbria dopo la fine delle ostilità belliche nella regione balcanica. Un’area dell’Europa centro-orientale con periodiche e preoccupanti fibrillazioni tra etnie e culture diverse (l’ultima risale a pochi giorni fa, nel nord del Kosovo al confine con la Serbia).

La realtà Caritas, nata dall’impegno della Chiesa umbra, testimonia come persone di nazionalità e religioni diverse possono vivere pacificamente tra loro.

A Todi le Giornate internazionali del cinema religioso

la presentazione: Alessia Marta, Susi Felceti e Alberto Di Giglio

Prende avvio oggi, 5 agosto (per concludersi il 20) a Todi – nel Giardino Amici dell’Orto e tutte le sere – la terza edizione delle “Giornate internazionali del cinema religioso” dal titolo “Abbi fede!”, iniziativa promossa da MediCinema-Cinema Medicina dell’Anima”.

Nell’epoca che vuole il cinema ridotto a merce spettacolare per intrattenimento domestico, a Todi si sperimenta un progetto di fruizione filmica basato sulla comunità, sul dibattito, sulla riflessione.

La rassegna è diretta da Alberto Di Giglio con il patrocinio del Comune di Todi, della Fondazione Ente dello Spettacolo, del mensile Edav fondato dal gesuita massmediologo padre Nazzareno Taddei,  dell’Archivio storico del Cinema italiano diretto da Graziano Marraffa, del settimanale La Voce e di Umbria Radio diretti da Daniele Morini.

“L’evento del maestro Di Giglio – ha detto nel corso della conferenza stampa l’assessore alla Cultura Alessia Marta, presente anche la giornalista de La Nazione Susi Felceti –  si conferma per l’Amministrazione un appuntamento irrinunciabile per il programma culturale della nostra città. Una rassegna che consente, oltre che gustare bellissimi film, anche di poter avere uno sguardo introspettivo attraverso incontri ed approfondimenti. Grazie alla sua direzione possiamo contare sulla presenza di attori di fama nazionale che renderanno più preziose le serate tuderti per cittadini e turisti”.

Il titolo “Abbi fede!” deriva da un’esortazione del senso comune e dal film omonimo di Giorgio Pasotti che verrà proiettato in due occasioni, il 5 e il 14 agosto. Come il protagonista del danese Le Mele di Adamo, che sa perseverare contro mille tempeste, Pasotti nel suo imperdibile remake ci invita a guardare in alto con fiducia quando siamo in difficoltà.

Inaugurazione con le Gospel Act Sisters

A precedere il film di Pasotti, previsto alle 21.45, l’inaugurazione (19.30) verrà affidata alle Gospel Act Sisters, gruppo che unisce suggestioni religiose afro-americane a vocalità che sconfinano dal classico al pop e la poetessa Ottavia Pojaghi Bettoni con la Poesia nel cinema.

Il programma

Che il filo rosso tra le opere della rassegna sia la fede e uno sguardo positivo sulla vita sta a confermarlo una pellicola come Fratello dove sei? dei Fratelli Coen (6 agosto). È un’esilarante commedia a sfondo biblico, tra road movie e favola morale, in cui ci si chiede se siamo ancora capaci di riconoscere il volto del Fratello. Sarà anticipato da un incontro con l’attore Luca Lionello che ci racconterà la sua carriera con grandi registi come Mel Gibson e Abel Ferrara.

Il 7 agosto omaggio di Medicinema a Pier Paolo Pasolini con una masterclass di Luigi Boneschi, documentarista e scrittore, su Il Sacro in Pasolini. Nella conversazione si prenderà spunto da pellicole come La Ricotta, Teorema, Il Vangelo secondo Matteo con i relativi viaggi pasoliniani per i sopralluoghi in Terra Santa e più in generale dalle tematiche del grande autore italiano.

L’8 agosto con il classico Ordet-La parola di C. T. Dreyer, in cui riusciamo a credere, con la semplicità dei bambini, che perfino la morte è abitata dal respiro nascosto della fede nella Parola di Dio.

Incontro con il poeta Davide Rondoni

Un incontro in tre tappe, tra 9 e 11 agosto, è con il poeta Davide Rondoni, con una trilogia su temi di drammatica attualità che vanno dalle derive disumane del potere alle visioni di un Cristo desacralizzato. E per riscoprire il cinema nel suo ruolo di bussola per un’umanità smarrita. I film che gli danno spunto sono Il dottor stranamore di Stanley Kubrick, Orwell 198″ di Michael Radford e L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese.

Incontro con Alessandro Haber

Venerdì 12 agosto è la volta di Alessandro Haber che presenterà a Todi la sua intensa interpretazione di In viaggio con Adele di Alessandro Capitali.

L’incontro con Liliana Cavani

Il 13 agosto è per un incontro d’eccezione con Liliana Cavani alla quale andrà la menzione speciale MediCinema, Cinema Medicina dell’Anima e verrà proiettato il suo Francesco, in cui uno straordinario Mickey Rourke mette letteralmente  a nudo la vitalità e l’energia di un santo che non teme confronti.

Il film Mission

Il giorno mariano di Ferragosto è dedicato a un film davvero imperdibile per atmosfere, musiche, interpretazioni (da Jeremy Iron a Robert De Niro): Mission di Roland Joffè. Una pellicola in cui seguiamo le orme degli eroici Gesuiti nelle zone impervie dell’Amazzonia settecentesca, a difesa degli indios inermi contro le avidità umane.

Le masterclass

Nella masterclass del 16 agosto di Rosario Tronnolone, critico cinematografico di Radio Vaticana,  Il cinema di Dio… Lo sguardo di Roberto Rossellini e la luce di Ingrid Bergman in film come, Stromboli, Europa 51, Giovanna d’Arco, Viaggio in Italia, La Paura.

Il 17 agosto è dedicato alle inquietudini e all’ispirazione di Andrej Rublev (il pittore in crisi creativa circondato dalle violenze della Russia del ‘400) nello sguardo del grande Andrej Tarkovskij: di cui il 18 agosto verrà proiettato anche Stalker, ritratto abissale dell’uomo inquieto dinanzi ai misteri della creazione, Le due serate tarkovskijane verranno introdotte dal critico cinematografico di Cinematografo, regista e sceneggiatore Massimo Nardin.

Un capolavoro quale Il grande silenzio di Philippe Groning, sarà protagonista venerdì 19 agosto con le atmosfere mistiche colte documentaristicamente nella Grande Certosa francese: per riscoprire l’esperienza irrinunciabile dell’ascolto.

Chiusura il 20 agosto con Il pranzo di Babette, in cui la scrittrice Karen Blixen viene tradotta dal regista conterraneo Gabriel Axel in un viaggio suggestivo tra le vite di un nord nebbioso vittima della mancanza di grazia e di amore.

Un ciclo di film sicuramente bellissimi, spesso straordinari, in grado di offrire al pubblico – tra incontri con grandi ospiti e momenti di “apericinema” –, serate di grande cinema.

Si ringraziano gli amici sostenitori: Etab La Consolazione, Cantina Todini, Luigi Cintoli, l’artista Silvia Ranchicchio, Hotel Fonte Cesia.

 

Ad Assisi la solennità di santa Chiara e san Rufino

La celebrazione dell'anno scorso

Tutto pronto per le due solennità di Santa Chiara e San Rufino che cadono rispettivamente l’11 e il 12 agosto. “Santa Chiara luce da Luce: memoria e profezia per la Chiesa di oggi” è la citazione riportata nel programma completo che prevede, per quanto riguarda la solennità della Santa, la novena e i vespri presieduti dai Frati minori e i Il canto delle sorelle Clarisse, tutti i giorni fino al 9 agosto alle ore 18 nell’omonima Basilica.

Programma per santa Chiara

Mercoledì 10 agosto sono previsti alle ore 17.30 i primi vespri e a seguire la messa della solennità. Alle ore 21 nel santuario di San Damiano la veglia di preghiera nel transito di Santa Chiara sarà presieduta da padre Massimo Fusarelli, ministro generale dei Frati minori. Nel giorno della solennità, 11 agosto, nella basilica di Santa Chiara, sono previste diverse celebrazioni a partire dalle ore 7.15 con la messa conventuale officiata da padre Massimo Travascio, custode del Convento della Porziuncola. Seguirà la messa alle ore 9. Alle ore 11 la concelebrazione solenne sarà presieduta da monsignor Vittorio Francesco Viola, arcivescovo segretario del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti e animata dal Coro dei “Cantori di Assisi”. Nel pomeriggio, alle ore 17.30, i secondi vespri e la messa del transito di Santa Chiara saranno celebrati da padre Francesco Piloni, ministro provinciale dei frati minori di Umbria e Sardegna

Programma per san Rufino

Per la solennità di San Rufino, patrono di Assisi e della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, le celebrazioni in cattedrale inizieranno giovedì 11 agosto alle ore 21 con la veglia di preghiera, la processione e la benedizione della città. Venerdì 12 agosto sono previste la messa alle ore 8 e il pontificale delle ore 11. Nel pomeriggio la messa verrà celebrata alle ore 18, mentre alle ore 21 sempre in cattedrale si terrà il concerto in onore del Santo patrono, a cura della Cappella musicale di San Rufino.

Dirette delle celebrazioni su Maria Vision

Le celebrazioni di mercoledì 10 agosto alle ore 17,30, giovedì 11 agosto alle ore 11 e venerdì 12 agosto alle ore 11 agosto saranno trasmesse in diretta dall’emittente Maria Vision (in streaming all’indirizzo

https://www.mariavision.it/maria-vision-italia e sulla pagina Facebook Diocesi Assisi-Nocera-Gualdo).

The Sun in concerto ad Assisi in onore di Marianna Boccolini

the sun assisi marianna
A 12 anni dalla sua scomparsa, il concerto in onore di Marianna Boccolini

Sarà dedicato a Marianna Boccolini il concerto dei The Sun in programma alle 21 del 19 agosto al Lyrick Summer Arena di Assisi. A 12 anni dalla sua scomparsa per un incidente stradale, avvenuta il 18 agosto 2010, la fondazione Un mondo a colori e la città di Assisi hanno voluto organizzare il concerto in suo onore, con ingresso a offerta libera prenotazione obbligatoria sul sito www.mariannaboccolini.it/the-sun. 

La storia di Marianna

Dotata di non comuni capacità di riflessione, intelligenza e creatività artistiche, con una spiccata sensibilità verso le persone e la vita, Marianna nasce a Narni il 7 maggio 1992. Un amore disinteressato, un atteggiamento di compassione e servizio verso gli amici, e un impegno ideale e pratico per “le persone più sofferenti”, per le quali desiderava anche impegnarsi come medico, è stata una testimone gioiosa del Vangelo vissuto nelle scelte quotidiane e nell’accettazione della sofferenza fisica e interiore, ha operato per l’unità tra le persone. A 10 anni il primo episodio di emicrania comitata, patologia che l’avrebbe accompagnata sempre e che le dava vari disturbi fisici, tra cui la perdita parziale della vista e della sensibilità/motilità agli arti a un lato del corpo. Si iscrisse al liceo classico per realizzare il sogno di diventare medico e “poter curare gli altri, aiutarli fino in fondo e ricercare nei laboratori i vaccini e le medicine apposite per ogni tipo di malattia”. Nonostante il male le causasse spesso assenze scolastiche e un rallentamento nelle attività intellettive e sociali, conseguì eccellenti risultati, distinguendosi anche per la sua disponibilità ad aiutare i compagni in difficoltà e per una forte predisposizione a lottare contro le ingiustizie. Una fede in Dio semplice, concreta e profonda, formata ai valori ricevuti dagli educatori e vista nelle testimonianze degli adulti da lei incontrati, che lei chiama “capitani coraggiosi” – dall’omonimo romanzo di R. Kipling – perché con la loro autenticità e la loro gioia attraggono i giovani al bene. Nelle testimonianze di amici ed educatori, che hanno conosciuto Marianna negli anni del liceo, questi valori si evidenziano nella concretezza dei suoi atteggiamenti e delle sue semplici scelte quotidiane. I suoi amici ricordano, in particolare, “la sua allegria, la sua spensieratezza, la sua lealtà e in particolar modo la sua unica e affermata sensibilità”. Il 18 agosto del 2010 Marianna termina, a seguito di un tragico incidente stradale, la sua vita terrena, a soli 18 anni. Qualche tempo prima, interpellando la mamma intorno alla possibilità che un giorno la morte avrebbe potuto separarle, le disse: “Mamma, tu devi vivere, tanto noi staremo insieme per sempre!”. Negli ultimi giorni prima dell’incidente, aveva presagito ed annunciato più volte la propria morte prematura. I suoi scritti e parte del suo diario, dalle elementari fino all’ultimo tema del liceo, vengono pubblicati nel marzo 2011 in una raccolta dal titolo “Un semplice ricordo”, corredata con le sue pitture ed alcune foto. Il testo comunica un’originale sapienza, certamente superiore all’età della scrittrice, nel descrivere il proprio vissuto personale come nel comunicare la passione per la verità e la giustizia, il senso della vita, la fede e l’amore al prossimo, la compassione e il rapporto con chi è diverso, la formazione dei giovani e il compito degli educatori. “Il suo messaggio – scrive padre Massimo Reschiglian, autore del libro “Un mondo a colori. La storia di Marianna”, Ed. Porziuncola – sta contribuendo alla conversione dei cuori e, divenuta una compagna di viaggio per tanti, intercede nella comunione dei Santi presso Gesù per coloro che la pregano e la ricordano con il cuore”. Il suo corpo, con indosso l’abito da sposa, riposa in una cappella a lei dedicata, nel cimitero di Narni  divenuta meta per molti che vanno a renderle omaggio e a pregarla.

The Sun

I The Sun, coniugano in modo innovativo la musica rock, la formazione e l’esperienza personale. La band rappresenta l’evoluzione dei vicentini Sun Eats Hours, formatasi nel 1997, ed è composta da Francesco Lorenzi (autore, cantante e chitarrista), Riccardo Rossi (batterista), Matteo Reghelin (bassista, fisarmonicista, armonicista), Gianluca Menegozzo (chitarrista, corista) e dal 2015 da Andrea Cerato (chitarrista solista, corista). Prima di siglare un accordo con la Sony, la band aveva già all’attivo quattro album autoprodotti e distribuiti in Europa, Giappone e Brasile da varie etichette indipendenti ed era stata supporter di gruppi internazionali del calibro di The Cure e dei Deep Purple. Dopo un momento di crisi, che dagli “eccessi giovanili” ha portato alla fede, la band rinasce nel 2009 superando numerose difficoltà.

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In difesa di Alaa, ingiustamente incarcerato da mesi in Egitto

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Dal 2 aprile scorso, Alaa Abd el-Fattah ha intrapreso uno sciopero della fame nella prigione di Wadi el-Natroun in Egitto. Alaa, condannato a cinque anni di carcere da un “tribunale di emergenza”, protesta contro l’ingiusta condanna che gli è stata comminata, denuncia le condizioni detentive che non rispettano la sua dignità, e vuol far sapere che non gli vengono garantiti i diritti di cittadino con passaporto britannico.

Da molto tempo, però, le autorità egiziane non comunicano notizie circa lo stato di salute di Alaa Abd el-Fattah. Non sono consentite visite, né appare in pubblico, né comunica in qualche modo con la sua famiglia. E tutto il resto del mondo tace, o si volta dall’altra parte, per via degli interessi economici e geostrategici legati all’Egitto.

Tutti, tranne una catena di attivisti che ha intrapreso da tempo un digiuno solidale a staffetta di 24 ore comunicando attraverso l’indirizzo email info@invisiblearabs.com. Non lasciare Alaa da solo è vitale per lui, ma anche per la vita stessa dei diritti umani che, essendo universali, non possono fermarsi ai confini degli Stati.

In “tutti” ci sono “tutte”

Negli atti ufficiali del Senato (verbali, convocazioni, ecc.) si continuerà a usare come in passato la parola plurale “senatori” (al plurale) per indicare nel loro insieme le persone che ne fanno parte. Lo ha deciso la Presidenza del Senato, respingendo la richiesta che era stata avanzata di dire e scrivere, sempre, “i senatori e le senatrici”. Per quello che conta la mia opinione, cioè nulla, sono d’accordo con questa decisione, che invece è biasimata da quelli – e quelle – che vorrebbero un linguaggio “inclusivo”. Siccome usiamo la lingua italiana, usiamola secondo le sue regole condivise.

C’è, fra l’altro, la regola che i sostantivi che indicano persone, se usati al maschile plurale, si riferiscono indifferente a persone tanto del genere maschile che di quello femminile; e anche a coloro che non si riconoscono in alcuno dei due, o si riconoscono in entrambi. Vediamo la Costituzione, che oltre a essere la legge fondamentale, è un perfetto esempio di buona lingua italiana.

L’articolo 3 dice: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso”; a nessuno può venire il sospetto che non valga anche per le cittadine. Così, quando l’art. 19 dice: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa”, e l’art. 21 aggiunge: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero”, è chiaro che la parola “tutti” vuole indicare, e indica, proprio tutti, nessuno escluso. Quindi è il termine più inclusivo che si può. Se invece si dicesse e si scrivesse “tutti e tutte”, qualcuno direbbe che non è ancora abbastanza inclusivo, e che sarebbe meglio scrivere “tutt*” con un asterisco, o un’altra grafia impronunciabile.

La diatriba dura dal 1998, quando l’allora ministro della Pubblica istruzione, Luigi Berlinguer, fu autore dello Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria, e lo volle chiamare così perché a nessuno venisse il dubbio che valesse solo per i ragazzi e non anche per le ragazze; che sarebbe stata una sciocchezza. Ma così si finisce col rendere incerto il senso delle più solenni – e inclusive – affermazioni della Costituzione.

Baby gang: noi cosa facciamo?

Atti di vandalismo (Foto di repertorio)

L’Umbria non è immune dall’inquietante fenomeno delle baby gang, a cui La Voce dedica approfondimenti nelle pagine interne. Sono gruppi di adolescenti, figli a volte di extracomunitari ma anche di italiani, che spesso non si rendono conto che le loro “bravate” (come le definì il Manzoni) sono dei veri e propri reati. Prepotenza e bullismo spesso degenerano nell’illegalità. Siamo in piena emergenza educativa, accentuata dalle conseguenze della pandemia, ma non riguarda solo gli adolescenti. Alcuni di loro hanno frequentato il catechismo e l’oratorio, ma cosa gli è rimasto degli insegnamenti umani e cristiani ricevuti dagli adulti? Poco o nulla! Per questo sulle baby gang dobbiamo interrogarci a fondo come adulti, dai rappresentanti delle istituzioni civili preposte in materia alla Chiesa.

A richiamare l’attenzione sul fenomeno è stato di recente un giovane parroco perugino, don Nicolò Gaggia. La sua lettera pastorale alla comunità parrocchiale di Villa Pitignano ha destato molto scalpore e l’interesse di alcuni media nazionali (Corriere della Sera e La Repubblica). Si tratta di una vera e propria denuncia del degrado sociale dovuto a “un disagio minorile che sta sfociando, in una certa forma, in criminalità”, sostiene don Nicolò.

Fenomeno su cui si registra l’“omertà” degli adulti. A questa denuncia hanno fatto seguito accertamenti e indagini delle forze dell’ordine su gravi episodi consumatisi ai danni di “ignari passanti malmenati senza motivo per strada, quasi per sfregio, luoghi di lavoro di onesti cittadini vandalizzati, bambini incapaci di vivere con spensieratezza momenti di gioco, colpevoli soltanto di essere troppo piccoli per difendersi, costretti perciò a rifugiarsi dietro la tonaca del prete, liturgie impossibilitate nella loro dignitosa prosecuzione per il baccano, volutamente procurato, e per le bestemmie…”.

A narrarlo è sempre don Nicolò, sostenendo che “è urgente fare tutti noi adulti un mea culpa, ognuno nel suo ambito, nessuno escluso, perché tutti abbiamo, in maniera proporzionale, una parte di colpa”. Come non dargli ragione? Gli adulti perdono di autorità nel momento in cui sono omertosi o proteggono le malefatte dei giovani. La scuola, un tempo principale agenzia educativa insieme alla famiglia, ha perduto il suo ruolo centrale di realtà propulsiva educante. E così anche i genitori, in non pochi casi alle prese con crisi coniugali e con gravi problemi come la perdita del lavoro. Si resta colpiti quando un padre o una madre denunciano i figli perché violenti.

L’uso di alcool, droga e pornografia negli adolescenti porta alla trasgressione e poi a delinquere per reprimere – si sostiene spesso – le frustrazioni adolescenziali. In tutto ciò gli adulti hanno le loro responsabilità, che vanno ricercate nella loro stessa ineducazione, e le cui tragiche conseguenze raccogliamo ancora una volta nella lettera accorata di don Nicolò: “Il negazionismo del male che ci sta attanagliando, la malata, negligente e colpevole rassegnazione che, alimentando sfiducia, portata avanti da veri e propri profeti di disperazione, vede inutile la denuncia di ciò che avviene alle istituzioni preposte… Il rinunciare a combattere, ritirando la propria famiglia dentro le mura di casa, è molto simile alla vigliaccheria con cui Pietro seguiva il Signore durante la Passione ‘da lontano’, per timore di essere coinvolto. Tutti dobbiamo fare la nostra parte. Don Milani diceva: ‘Uscire dai problemi da soli è egoismo, sortirne insieme è politica’”.

Alla politica, alle istituzioni civili, religiose e scolastiche rivolgiamo il nostro appello: le baby gang non abbiano futuro! Come? A iniziare dal contenere con politiche efficaci un altrettanto inquietante fenomeno da cui traggono linfa le stesse gang : la dispersione/ evasione scolastica che in Umbria, dagli ultimi dati Istat elaborati, supera l’11%. Per capirci, su 100 alunni, ben 11 non arrivano al diploma di maturità. Una cifra davvero allarmante. Ma la scuola, luogo anche di inclusione, resta ancora un valido argine alle “bravate” minorili: basta metterla nella condizione di ritornare a essere agenzia educativa.

PER APPROFONDIRE LEGGI QUI:

Una risposta dei giovani alla mancanza di luoghi di incontro

Fenomeno ‘baby gang’. Di cosa parliamo realmente?

Baby gang umbre all’attacco. O No?

L’urban art di Maupal sulla figura del Papa esposte ad Assisi

Lo striscione di Maupal esposto nei pressi della basilica di San Francesco ad Assisi

Per la prima volta un’esposizione di urban art nei pressi della basilica di San Francesco in Assisi.  Dal 15 settembre al 6 novembre verranno esposte le creazioni artistiche di Mauro Pallotta, in arte Maupal, inerenti la figura di Papa Francesco. Il 2 agosto è stato esposto, lungo il cantiere per la costruzione dell’ascensore tra la piazza inferiore e la piazza superiore della Basilica, uno striscione creato per l’occasione dall’artista romano, con la scritta Fratelli Tutti.

L’opera si riferisce esplicitamente all’Enciclica firmata dal Santo Padre proprio sulla tomba del Santo di Assisi e ripropone l’immagine di Papa Bergoglio che, come un operaio di cantiere, viene sorpreso nell’atto di lasciare sul muro il sogno di fraternità universale. L’artista ha scelto di contrassegnare la parete murale scrivendo Fratelli Tutti in verde, colore riconducibile alla più umile delle tre virtù teologali: la speranza. Attento alla tutela dei beni culturali patrimonio dell’umanità, nell’immagine il Papa utilizza una vernice lavabile ma dal significato indelebile.

Il percorso espositivo, iniziato con l’affissione dello striscione, proseguirà dal 15 settembre con l’esposizione, nel portico meridionale della piazza inferiore, delle creazioni artistiche più rilevanti di Maupal inerenti la figura del Papa. Lo stesso urban artist per l’occasione presenterà un’opera inedita che sarà donata al Sacro Convento di Assisi.

Il linguaggio immediato della street art può avvicinare tutti, specialmente i giovani, ai messaggi sempre attuali di san Francesco d’Assisi, mediati dal magistero di Papa Francesco. L’arte, quella che nasce per le strade e con la gente, torna a vivere in uno dei luoghi artisticamente più significativi. L’evento espositivo è stato ideato e curato da Azzurra Pizzi, specialista in beni storico-artistici, e patrocinato dal Sacro Convento di Assisi.

Fondo di Sostegno sociale alle famiglie in difficoltà della Caritas di Spoleto-Norcia

Fondo di Sostegno Sociale
Il direttore della Caritas diocesana di Spoleto-Norcia, don Edoardo Rossi

Nel 2013 la Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto, la Caritas diocesana di Spoleto-Norcia e il Comune di Spoleto hanno sottoscritto un protocollo di intesa per la costituzione e la gestione del Fondo di Sostegno Sociale a favore di famiglie e/o persone particolarmente bisognose, non sufficientemente coperte sotto il profilo sociale.

Il Fondo è stato costituito con una dotazione iniziale di cinquanta mila euro erogati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto. Negli anni è stato costantemente incrementato da ulteriori liberalità eseguite da enti, istituzioni, anche pubbliche, associazioni e singole persone. La gestione operativa del Fondo ha sede presso i locali della Caritas diocesana. L’amministrazione è curata da una Commissione composta da tre membri: uno indicato dalla Fondazione, uno dalla Caritas e uno dal Comune. Possono accedere ai benefici i nuclei familiari in condizione di vulnerabilità economica e sociale residenti nel Comune di Spoleto e il tutto dovrà essere attestato da idonea documentazione.

Maggiori informazioni: 0743 220485 (Caritas diocesana).

I numeri del Fondo di Sostegno sociale

 Nel 2021 sono state aiutate cento famiglie. Per l’anno 2022, invece, il fondo ha una dotazione di 30.514,00 euro di cui: 5.514,00 residuo del 2021 e venticinque mila contributo 2022 della Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto. Dal 1 gennaio 2022 ad oggi sono state già sostenute quaranta famiglie per un impegno di circa quindici mila euro.

Il grazie del direttore della Caritas diocesana don Edoardo Rossi

“Un primo grazie -afferma il direttore della Caritas diocesana- va alla Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto per il fondamentale contributo che assicura a questo Fondo, mediante il quale sosteniamo alcune famiglie in difficoltà. E questo ci consente di entrare in relazione con storie e volti segnati dalla povertà. Un secondo grazie va al Comune di Spoleto per la fattiva collaborazione.

Il nostro stile -prosegue- è quello di cercare di mettere sempre le persone prima della povertà, facendoci carico delle loro necessità. Mi piace anche sottolineare la bella e proficua sinergia che c’è tra la Fondazione, il Comune e la Caritas: l’assunzione di responsabilità verso i poveri, infatti, avviene solo attraverso una progettazione condivisa capace di ascolto e di coinvolgimento di una comunità.

Questo lavoro di squadra ci consente anche, come ci sollecita Caritas Italiana, di andare oltre i luoghi comuni sui poveri per approfondire le cause della povertà, per avere una conoscenza delle implicazioni politiche e sociali e per -conclude don Edoardo- un’assunzione più responsabile dei propri stili di vita”.

Assisi, è il giorno del Perdono: indulgenza della Porziuncola

assisi perdono porziuncola
La diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino in cammino per il “Perdono degli assisani"

Circa 200 persone hanno partecipato, lunedì mattina 1 agosto, al “Perdono degli assisani”, il pellegrinaggio organizzato dalla diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino in occasione della solennità dell’indulgenza della Porziuncola. Come da antica tradizione, i pellegrini – partiti alle 5.30 dal centro della città, passando per il Santuario della Spogliazione – Vescovado di Assisi – hanno raggiunto la Basilica di Santa Maria degli Angeli, dove il vescovo ha presieduto la santa messa. Numerosa è stata la partecipazione delle confraternite, dei religiosi e delle religiose, dei presbiteri e dei diaconi che si sono ritrovati sui passi di San Francesco con canti, preghiere e meditazioni per prepararsi a ricevere l’indulgenza della Porziuncola.

La festa del Perdono di Assisi

Alle 11 di lunedì, il ministro generale dell’Ordine dei frati minori, padre Massimo Fusarelli, ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica terminata con la processione di “Apertura del Perdono”. Dalle 12 del 1 agosto, fino alle  24 del 2 agosto, l’Indulgenza plenaria concessa alla Porziuncola quotidianamente si estende a tutte le chiese parrocchiali sparse nel mondo e anche a tutte le chiese francescane. Alle 18,30 sono previsti i primi vespri. Seguirà l’offerta dell’incenso da parte del sindaco di Assisi, Stefania Proietti. La tradizionale veglia di preghiera serale alle 20,45 sarà guidata da padre Luciano De Giusti, ministro provinciale dei Frati Minori di Abruzzo-Lazio. Il 2 agosto sarà possibile partecipare alle numerose celebrazioni eucaristiche: quella solenne delle 11.30 sarà presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo emerito di Genova. A partire dalle 14.30 i giovani e le famiglie della 40a Marcia Francescana “Infinitamente buono”, provenienti da tutte le regioni d’Italia e da alcune nazioni estere, dopo una settimana di cammino varcheranno la porta della Porziuncola. Il Ministro Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, padre Francesco Piloni, presiederà alle 19 i vespri solenni del Perdono. Durante i due giorni del Perdono di Assisi, dalle 7 alle 19, la Basilica di Santa Maria degli Angeli rimarrà aperta l’intera giornata per permettere ai pellegrini di accostarsi al Sacramento della riconciliazione. La Piazza della Basilica, invece, ospiterà alcuni eventi/spettacoli che faranno da cornice alle celebrazioni liturgiche della Basilica: da segnalare l’1 agosto alle 21,30 il Concerto della Banda della Polizia di Stato per la “Solennità del Perdono 2022” e il 3 agosto alle 21 il concerto “A te grido Signore infinitamente buono”.

La storia

La storia del Perdono di Assisi parte da lontano. Le fonti narrano che una notte dell’anno 1216, san Francesco è immerso nella preghiera presso la Porziuncola, quando improvvisamente dilaga nella chiesina una vivissima luce ed egli vede sopra l’altare il Cristo e la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Essi gli chiedono allora che cosa desideri per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco è immediata: “Ti prego che tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, ottengano ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. “Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli dice il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”. Francesco si presenta subito al pontefice Onorio III che lo ascolta con attenzione e dà la sua approvazione. Alla domanda: “Francesco, per quanti anni vuoi questa indulgenza?”, il santo risponde: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”. E felice, il 2 agosto 1216, insieme ai Vescovi dell’Umbria, annuncia al popolo convenuto alla Porziuncola: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.

Tratta. Intervista a Nicolás Del Mastro, sarà presente a “Economy of Francesco”

“La tratta è un crimine che colpisce la dignità umana. È un modo per ignorare la possibilità che una persona abbia identità, nazionalità, beni, libertà e che produca denaro ed è in aumento soprattutto in territori dove ci sono guerre”.  A dirlo, alla vigilia della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani che si celebra il 30 luglio, è Nicolás Del Mastro, argentino, impegnato in un’organizzazione non governativa chiamata Alameda Foundation, che da 20 anni lavora per combattere lo sfruttamento delle persone e che sarà in Assisi, il 22, 23 e 24 settembre per The Economy of Francesco. Sarà per lui un momento anche di grande emozione nel rivedere il Santo Padre che, venti anni fa cardinale in Argentina, lo aveva seguito ed era sceso in campo insieme ad Alameda Foundation contro la tratta.

L’intervista a Nicolàs Del Mastro

In una lunga intervista, rilasciata ai giovani di Eof, Del Mastro, racconta l’inizio di questo percorso, il rapporto con il Papa e la possibilità di un’economia senza tratta che parta proprio da Assisi: “da qui dobbiamo pensare, lavorare e fare un’economia dal volto e dall’anima umani”. “La nostra organizzazione – spiega – è iniziata dopo la crisi economica molto grande che l’Argentina ha vissuto nel 2001. Abbiamo iniziato ad ascoltare le storie dei bambini della popolazione migrante che stavano attraversando situazioni di sfruttamento in laboratori tessili clandestini. La denuncia e il lavoro in tutti questi luoghi contro le mafie del territorio hanno avuto inizio.

In tutti questi momenti ci sono state diverse fasi e la prima è iniziata con lo stare vicino a queste persone e organizzare anche cooperative per ricostruire un orizzonte di vita, attraverso quell’autonomia economica necessaria per evitare di ricadere nuovamente nello sfruttamento altrui. In quel periodo Bergoglio ci è stato vicino, ha anche benedetto e fatto i battesimi nella sala da pranzo di Alameda”.

Del Mastro spiega poi come, “la tratta si adatti all’economia, al territorio e alla virtualità di oggi. La tratta è un meccanismo per ottenere risorse, il guadagno che deriva da una persona ridotta a mero oggetto. La tratta è una forma di violazione dei diritti umani, perché colpisce la dignità umana e non consente a una persona di essere liberamente considerata tale. È un meccanismo per massimizzare i profitti derivanti dallo sfruttamento di una persona”.

Per Nicolas dunque Eof deve promuovere processi che “non massimizzino il guadagno a spese delle persone impoverite in uno schema di esclusione. Ed è quello che ci dice la Laudato Si’. Il clamore dei poveri che sollevano questo bisogno di un’economia che non li sfrutta, che non li usa più. E oggi quello che stiamo vedendo è che il Covid è una condizione oggettiva globale che tutti i Paesi, tutte le comunità, tutte le catene del valore stanno attraversando e dove ha evidenziato la necessità di ripensare un’economia che non usa le persone come mezzo”.

Forte e appassionato il messaggio di Nicolas ai giovani di Economy che saranno in Assisi. “Questi giovani che hanno risposto alla chiamata del Papa a lavorare per un’economia dal volto e dall’anima umani è straordinaria, perché vogliono essere protagonisti. Questo però richiede impegno. Ci impone di lasciare i nostri comfort e di metterci in gioco. La necessità di nuovi modi di produrre, consumare e stili di vita implica rimettere al centro il nostro rapporto con fratelli e sorelle, con la terra, con la casa comune, senza pensare a massimizzare il profitto e il dio del denaro come principale obiettivo”.

Tutti questi argomenti saranno al centro delle sessioni plenarie, dei laboratori e dei momenti di co-creazione ai quali parteciperà lo stesso Del Mastro, giovani imprenditori, ricercatori e changemaker di tutto il mondo che raccoglieranno i frutti del lavoro degli ultimi anni, condivideranno idee e stringeranno un patto con Papa Francesco.

L’intervista integrale sarà disponibile sabato 30 luglio sul sito https://francescoeconomy.org/it/

Haiti in mano alle gang

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Secondo l’Ufficio integrato dell’Onu ad Haiti, tra gennaio e maggio nel Paese sono state rapite 540 persone e più di 780 sono state uccise. Negli ultimi due mesi la violenza ha conosciuto un’escalation ancora maggiore, e nei giorni scorsi una banda è riuscita a prendere il controllo del Palazzo di giustizia, un pubblico ministero è rimasto ferito gravemente e sono stati distrutti molti file di dibattimenti, interrogatori e prove su procedimenti importantissimi. Ancora oggi la gang continua a sorvegliare l’edificio, addirittura con i droni.

Nessuno può avvicinarsi o entrare; le autorità hanno dichiarato ufficialmente che la forza pubblica non è in grado di garantire la sicurezza. Le carceri sono sovraffollate, al punto che Human Rights Watch ha documentato casi di maltrattamenti e decessi per malnutrizione. La maggior parte delle violenze si consumano nel corso di una vera e propria guerra tra bande, che controllano ormai buona parte dell’intero territorio.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha sentito il bisogno di approvare una risoluzione che invita a non vendere armi ai cosiddetti “attori non statali” impegnati in questa guerra. Una decisione che stupisce: non credo di essere l’unico a pensare che ci fosse una proibizione generale in questo senso. Per Haiti e per ogni altro luogo della Terra.

I leaderini al verdetto delle urne

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Il 25 settembre in Umbria si voterà per eleggere sei deputati e tre senatori. Non mi azzardo a fare pronostici. Ma una cosa è chiara: con numeri così ridotti, la competizione sarà ristretta alle forze politiche maggiori. I gruppi più piccoli non hanno speranze. Nelle Regioni più grandi il discorso è ovviamente diverso, ma non troppo.

Quindi tutti i partiti – grandi e piccoli – avrebbero convenienza ad aggregarsi con quelli che sono loro più vicini, perché insieme prenderanno più seggi di quelli che avrebbero presentandosi separatamente. In questo senso forse avremo qualche sorpresa al momento della presentazione delle liste, ma non c’è da aspettarsi molto. Almeno a prima vista, personaggi come Renzi o Calenda non sembrano disposti a rinunciare alla loro orgogliosa solitudine per avere qualche seggio in più. A questi ‘leaderini’ interessa soprattutto mantenere stretta la presa sul loro gruppo, e mantenere agguerriti i propri seguaci, non importa se sono pochi.

Sperano che prima o poi venga il momento in cui quei loro pochissimi seggi diventeranno decisivi, scegliendo se mettersi di qua o di là, e avranno un potere di ricatto come il ‘mitico’ Bertinotti nei Governi di Romano Prodi. Male che vada, avendo comunque la dignità di capi di un gruppuscolo presente in Parlamento, potranno pontificare nei telegiornali e nei talk show; e tanto meglio se non avranno responsabilità di governo, potranno spararle più grosse. È un segnale di degrado del quadro politico. Tanto più, poi, che di questi gruppuscoli non si sa bene neppure quale sia precisamente l’identità politica, ideologica e culturale che dicono di voler salvaguardare da commistioni improprie.

Era del tutto diverso il quadro della cosiddetta Prima Repubblica, diciamo dal 1948 al 1990. C’erano anche allora i partiti minori (liberale, repubblicano, socialdemocratico) che non puntavano a diventare maggioritari ma avevano ciascuno una storia, una cultura, personalità prestigiose. Raccoglievano voti dove la Dc non sarebbe arrivata; poi, in Parlamento e nel Governo, li avrebbero portati in dote a quest’ultima, ma avrebbero così arricchito il pluralismo democratico. È lecito avere dei rimpianti?

Siccità a monte, guai a valle

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di Andrea Zaghi

Siccità anche in alta montagna. Con tutto quello che ne consegue, anche in termini produttivi ed economici. A sollevare il problema sono stati ancora una volta i coltivatori diretti. E con ragione, visto che proprio in questi giorni l’agricoltura di montagna inizia a vivere uno dei suoi momenti più intensi e produttivi. Il monitoraggio condotto da Coldiretti non lascia spazio a molte speranze.

L’organizzazione parla di una “situazione drammatica sui pascoli in altura, che coinvolge vaste aree montane dalla Lombardia al Veneto, dal Piemonte all’Emilia, con prati secchi che costringono le greggi a spostarsi sempre più dentro nei boschi; caldo anomalo, fonti d’acqua in affanno, con gli animali che rischiano di non avere da bere, e in alcuni casi vengono dissetati da rifornimenti di emergenza trasportati con gli elicotteri, con le autobotti e con le cisterne trainate dai trattori”. In conseguenza della mancanza di acqua, le mucche stanno producendo tra il 10 e il 20% di latte in meno. Cosa significa tutto questo?

Dal punto di vista immediato, oltre ai maggiori costi di produzione e al rischio concreto di un abbattimento della produzione stessa, la prospettiva è quella di un ritorno a valle delle mandrie in tempi piuttosto brevi. “La situazione dei pascoli in montagna è molto critica – aggiunge Coldiretti –, e in diverse zone si sta procedendo anticipatamente con il secondo taglio di fieno per salvare il salvabile, visto che dal punto di vista della quantità si sta raccogliendo il 40% del foraggio che invece si sarebbe in una stagione normale. Molte aziende sono costrette ad acquistarlo a prezzi altissimi, quando riescono a trovarlo”.

Ma c’è dell’altro. Stando sempre ai coltivatori, infatti, si sta assistendo a “un profondo cambiamento del paesaggio dai pascoli ai ghiacciai. La mancanza di acqua sta mettendo in crisi un sistema fondamentale per l’agricoltura e l’allevamento in montagna, mettendo a rischio produzioni tipiche, dai formaggi ai salumi”. Quanto tutto questo sia irreversibile è ancora difficile dirlo, ma che stia accadendo è un fatto. Se poi agli effetti della siccità appena descritti si aggiungono quelli dell’ondata di incendi che sta devastando centinaia di ettari di bosco in svariate aree della Penisola, si capisce bene la complessità della situazione. E non basta ancora, perché siccità e caldo, oltre agli incendi, stanno favorendo anche un netto cambiamento dell’assetto delle risorse idriche del Paese. A questo proposito, in questi giorni l’Associazione dei consorzi irrigui e di bonifica (Anbi) ha lanciato un nuovo allarme.

“I prelievi d’acqua a profondità maggiori dichiarano – comportano gravi rischi per l’equilibrio idrogeologico. La risposta alla siccità non può essere la cultura del pozzo, bensì l’utilizzo razionale delle risorse di superficie, che devono essere incrementate, diminuendo la percentuale d’acqua che termina inutilizzata in mare, oggi pari all’89% dei circa 300 miliardi di metri cubi di pioggia, che annualmente cadono sul nostro Paese”. Già, “cultura”. Quanto richiamato da Anbi va nella direzione giusta. Ciò che sta accadendo oggi, pur avendo cause naturali, è anche frutto della carenza di una cultura della prevenzione e dell’investimento, del razionale uso delle risorse e della loro conservazione. Premura che in Italia, ma non solo in Italia, per troppo tempo è mancata, o comunque è stata poco coltivata. C’è quindi molto da fare, e bene e in fretta.

I giovani di Perugia in pellegrinaggio a Santiago de Compostela

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Un’atmosfera gioiosa, dentro e fuori la chiesa di Santa Maria della Speranza di Olmo domenica sera, ha salutato i 103 giovani di Perugia partecipanti al pellegrinaggio a Santiago de Compostela organizzato dalla Pastorale Giovanile in collaborazione con quella Universitaria e il Comitato zonale Anspi (il rientro è previsto il 4 agosto). Senza cellulare, con in tasca non più di dieci euro al giorno e nello zaino, oltre allo stretto necessario, la corona del rosario, il libro delle preghiere, i giovani sono partiti per questa esperienza di fede all’insegna della carità, dopo la santa messa presieduta dal vescovo ed amministratore diocesano monsignor Marco Salvi. Al termine della celebrazione il presule ha benedetto i giovani e conferito loro il “mandato di pellegrino”, esortando ciascuno a vivere intensamente l’esperienza comunitaria della propria “fraternità” non solo nei momenti di preghiera e spiritualità. Ben dieci sono le fraternità che caratterizzano il pellegrinaggio, ciascuna formata da una decina di pellegrini con due referenti denominati “Pietro”, per i ragazzi, e “Maria”, per le ragazze. A tutti loro monsignor Salvi si è rivolto nel commentare il Vangelo della domenica collegandolo all’esperienza del pellegrinaggio. Il presule si è soffermato sull’importanza della preghiera, richiamandosi al discepolo che disse a Gesù: “Signore insegnaci a pregare”.

120 chilometri a piedi

Non mancheranno momenti di svago ed escursioni durante i 120 chilometri a piedi dal Portogallo a Compostela. Ben 2.683 sono i chilometri che separano la chiesa parrocchiale della frazione perugina di Olmo dal santuario di Santiago, così è scritto sul “cippo” in muratura realizzato da due parrocchiani in prossimità del complesso di Santa Maria della Speranza a memoria di questo inizio di cammino dove i 103 giovani pellegrini hanno posato per la “foto-ricordo” prima della partenza alle 23 di domenica. A precederli davanti al “cippo” sono stati il vescovo Salvi, il direttore dell’Ufficio per la pastorale giovanile don Luca Delunghi, il parroco di Olmo monsignor Fabio Quaresima e i sacerdoti accompagnatori don Riccardo Pascolini, direttore dell’Ufficio per la pastorale universitaria, don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana, e tre dei sacerdoti ordinati lo scorso anno, don Vittorio Bigini don Daniele Malatacca e don Michael Tiritiello.

La preghiera lungo il cammino

La preghiera non è una contrattazione sindacale. “Come è vera – ha commentato monsignor Salvi – anche per noi questa richiesta”, perché “abbiamo ridotto la preghiera ad una contrattazione sindacale, ad un ‘do ut des’, io ti do del mio tempo perché tu possa ricompensarmi. Le tre letture di questa domenica ci ricordano il senso, il significato della preghiera che è un colloquio, un rapporto, una relazione, non una richiesta. È una domanda fatta fra un’amante ed un amato. L’amante è Dio che ti vuole bene, che ha premura per la tua vita, vuole che tu viva nella pienezza e tu sei l’oggetto di questo amore affidandoti alla presenza buona del Padre. Da solo sei sempre con il sedere per terra, non riesci a darti quel significato che il tuo cuore vuole, perché il nostro cuore grida di senso, di significato di bellezza e ti accorgi che da te non lo puoi conquistare. La preghiera è rivolgersi a quell’amante, che è Dio, per la tua vita, che ti doni questa pienezza. Cari ragazzi e ragazze, che fortuna che avete a camminare insieme, perché da soli non fareste neanche un chilometro. Quell’insieme che siete vi permette di essere capaci di qualcosa che non sarebbe stato nella vostra volontà. La preghiera non è una formula che si ripete meccanicamente, ma è un offrire se stessi a Colui che ti ama. E allora anche il camminare diventa preghiera come il mangiare, il parlare. Tutto, anche il gesto più piccolo e banale, diventa sapore dell’Eterno, santificato. Per questo sappiate gustare il pellegrinaggio, perché quando arriverete alla meta per abbracciare l’apostolo Giacomo e gli direte “amico raccomandaci a Dio”, è come se si terminasse un percorso capendo quello che è il senso e il significato della vita. La vita stessa acquista un sapore diverso, quello che ho sperimentato anch’io tanti anni fa, sul finire degli anni ’70, giungendo giovane pellegrino a Santiago de Compostela”.

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È tornato alla Casa del Padre monsignor Augusto Panzanelli

monsignor augusto panzanelli
Monsignor Augusto Panzanelli

“Il 22 luglio il Signore Gesù ha chiamato a sé monsignor Augusto Panzanelli, uno dei nostri confratelli avanti con l’età tra i più conosciuti, benvoluti e stimati della Chiesa che è in Perugia e Città della Pieve. È morto nella sua Moiano, in canonica, dopo una grave malattia, assistito dai suoi parrocchiani e dai suoi parenti”.

Ad annunciarlo è don Simone Sorbaioli, arciprete della concattedrale dei Santi Gervasio e Protasio e parroco di Città della Pieve.

Appresa la triste notizia il cardinale Gualtiero Bassetti e il vescovo ed amministratore diocesano monsignor Marco Salvi si sono raccolti in preghiera e hanno espresso il loro personale profondo cordoglio, unito a quello dell’intero Presbiterio diocesano, ai familiari e alle comunità parrocchiali che don Augusto ha servito fino all’ultimo. Aveva 84 anni e per lustri è stato una delle colonne portanti della Chiesa diocesana.

“Le esequie -annuncia sempre don Simone Sorbaioli- saranno celebrate domenica 24 luglio, alle ore 17, nella chiesa parrocchiale di Moiano, presiedute dal cardinale Bassetti e da monsignor Salvi, dove è già esposta la cara salma.

Per lui ripetiamo le parole di speranza che ci vengono dal Vangelo di Cristo: vieni servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore!

Monsignor Augusto Panzanelli, era nato a Villa Strada, frazione di Castiglione del Lago, nell’allora Diocesi di Città della Pieve, il 5 aprile 1938. Aveva ricevuto il Sacramento del Battesimo il 13 successivo e la Confermazione il 26 maggio 1946.

Raccontava lui stesso

“Portai a termine i miei studi elementari presso le scuole rurali del tempo ed in prima media i miei genitori favorirono la mia intenzione di andare in seminario a Città della Pieve, ritenendola un’ottima scelta sia che avessi portato a termine la mia vocazione, sia che avessi scelto un’altra strada. Chi sicuramente mi aveva messo in testa questa scelta era stato il mio parroco don Aldo Scovacricchi che desiderava fortemente passare il testimone del suo sacerdozio a qualcuno dei suoi ragazzi… Così tra molte difficoltà e sacrifici superai lo scoglio del seminario diocesano impostato su un sistema molto rigido, in cui doveva emergere la prima dote del prete: l’obbedienza e la capacità alla rinuncia…”.

Dopo il quinto Ginnasio il giovane Augusto fa il suo ingresso nel Seminario Regionale Umbro di Assisi dove porta a termine con successo la sua formazione e gli studi teologici. Viene ordinato diacono il 21 aprile 1963 e presbitero il 29 giugno successivo dal vescovo di Città della Pieve mons. Ezio Barbieri.

Raccontava sempre don Augusto:

“Ordinato prete quando il Concilio è in atto e la Chiesa è guidata dal grande papa Paolo VI, devo incominciare subito la mia opera di revisione e scendere dal piedistallo. Celebro la prima Messa in latino quando incomincia la riforma liturgica che per me non è un problema, ma un’attesa di novità”.

Nel santino della sua ordinazione scrive, tra l’altro, uno dei programmi del suo sacerdozio: La chiesa è la casa di tutti!

“Il 16 febbraio 1967, cinquantacinque anni fa -racconta il parroco di Città della Pieve, nel tracciare una nota biografica di monsignor Augusto Panzanelli- viene nominato parroco di Moiano, dove rimarrà, pur ricoprendo numerosi incarichi diocesani, fino alla morte. Qui don Augusto si adopera per costituire una comunità unita e operosa superando il difficile contesto socio-politico di quegli anni. Contestualmente si adopera per la ristrutturazione delle due ex parrocchie di San Donato e San Biagio che diventeranno, col tempo, importanti luoghi di aggregazione giovanile.

La sua abilità di amministratore -evidenzia don Simone Sorbaioli- gli permette di riscuotere, negli anni, la fiducia dei vescovi di Città della Pieve e, dopo l’unificazione della Diocesi con l’Archidiocesi di Perugia, degli arcivescovi perugini che gli conferiscono incarichi di responsabilità soprattutto in ambito amministrativo: ricopre le cariche di economo diocesano, direttore dell’Ufficio amministrativo, camerlengo del Capitolo della Cattedrale di San Lorenzo, nonché la gestione di numerosi enti afferenti all’Archidiocesi. Si adopera per la salvaguardia e il restauro chiese e monumenti soprattutto nell’ambito Pievese tra i quali ricordiamo il santuario della Madonna di Fatima (di cui è stato rettore), la ristrutturazione della chiesa di San Litardo e la costruzione della chiesa di Po’ Bandino (di cui è stato parroco per molti anni). Il suo carattere apparentemente burbero, ma di indole bonaria e generosa gli permette di entrare nel cuore di tanta gente di ogni età che scorgono in lui un punto di riferimento e una guida spirituale attenta e equilibrata. Il 4 ottobre 2007, su richiesta dell’arcivescovo monsignor Giuseppe Chiaretti, il Papa Benedetto XVI, nomina don Augusto Monsignore col titolo di Cappellano di Sua Santità.

Don Augusto -ricorda ancora il parroco di Città della Pieve- si prodiga molto anche per lo sviluppo socio-economico del territorio Pievese, impegno profuso anche in veste di socio del locale istituto di credito. In occasione di una importante ricorrenza di quest’istituto, riceve insieme ad altri soci un significativo riconoscimento da parte dell’allora presidente della BCE Mario Draghi.

Monsignor Panzanelli -conclude don Simone Sorbaioli- passa i suoi ultimi anni nella sua Moiano, continuando a collaborare in ambito amministrativo al servizio di numerosi enti tra cui il Capitolo della Concattedrale di Città della Pieve, la Fondazione Fargna e i due mezzi della comunicazione sociale ecclesiale regionale, il settimanale La Voce e Umbria Radio InBlu“.

Giovane sacerdote perugino in missione diplomatica in Nuova Zelanda

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Don Giosuè Busti con Papa Francesco nella sua recente visita alla Pontificia Accademia Ecclesiastica

“Dopo la nomina del nuovo arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, don Ivan Maffeis, quella del giovane sacerdote perugino don Giosuè Busti, inviato come addetto alla Nunziatura Apostolica di Wellington, in Nuova Zelanda, è senz’altro la seconda bella notizia accolta con gioia in pochi giorni dalla nostra Chiesa diocesana.

Un incarico che è per tutti noi motivo di orgoglio, perché don Giosuè è chiamato a rappresentare in terre lontane la Chiesa cattolica.

Con sé porta la spiritualità e i valori dei santi umbri Benedetto e Francesco, che, in distinte epoche, sono stati ambasciatori-testimoni dell’universalità del messaggio cristiano”.

Ad annunciarlo è il vescovo ed amministratore della Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, monsignor Marco Salvi, che plaude al risultato raggiunto da don Busti nello studio e nella formazione acquisita presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica, l’istituzione vaticana che forma i sacerdoti destinati alla missione diplomatica nelle Nunziature del mondo.

Monsignor Salvi, nel congratularsi con il giovane sacerdote, uno dei dieci presbiteri selezionati quest’anno a tale incarico, sottolinea quanto sia oggi importante servire la Chiesa anche da membro del Corpo diplomatico della Santa Sede

“Chiamato -evidenzia il presule- ad essere annunciatore del Vangelo della fraternità tra i popoli e della convivenza pacifica tra le nazioni in un’epoca segnata da non pochi conflitti noti e dimenticati. È molto incoraggiante sapere che un giovane del Clero perugino-pievese si appresta a vivere questa esperienza di missione diplomatica a cui rivolgiamo la nostra preghiera e impartiamo la nostra benedizione”.

Don Giosuè Busti, nato ad Assisi il 9 marzo 1988, originario della parrocchia di Ponte Valleceppi di Perugia, laureato in Scienze politiche, è stato ordinato presbitero dal cardinale Gualtiero Bassetti il 29 giugno 2019. È stato lo stesso porporato a consigliarlo e invogliarlo a intraprendere per tre anni gli studi presso la suddetta Accademia. In questo periodo ha conseguito anche la licenza in Diritto Canonico alla Pontificia Università Gregoriana e il successivo dottorato alla Pontificia Università Lateranense.

Don Busti, che ha incontrato di recente Papa Francesco in visita alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, partirà per la Nuova Zelanda il prossimo 21 agosto.

“Lavorerò accanto al nunzio apostolico monsignor Novatus Rugambwa, originario della Tanzania -racconta don Busti in un articolo de La Voce in edicola questo fine settimana- È una destinazione molto lontana…

La formazione che facciamo è rivolta a qualsiasi destinazione, ma la cosa più importante è quella di coltivare l’amore per il popolo a cui si è inviati.

Certo, lasciare l’Italia, la mia diocesi, mi dispiace, e in particolare mi mancherà la possibilità di servire in parrocchia (attualmente è vicario parrocchiale a Ponte San Giovanni), perché è quello a cui uno pensa quando entra in seminario, ma nello stesso tempo è anche un grande privilegio; sono molto entusiasta di imparare e di conoscere una nuova realtà”.

A Bevagna messa per la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani

Mons. Boccardo durante una celebrazione alla Madonna della Valle di Bevagna

“Nella vecchiaia daranno ancora frutti”: è il tema scelto da Papa Francesco per la II Giornata mondiale dei nonni e degli anziani in programma in tutte le diocesi domenica 24 luglio. L’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo celebrerà in tale occasione una messa presso il santuario della Madonna della Valle a Bevagna alle ore 18. Il Presule affiderà i nonni e gli anziani presenti, ma nella preghiera anche quelli che non ci saranno fisicamente, alla Vergine Maria.

“La vecchiaia – scrive il Pontefice nel messaggio – non è un tempo inutile in cui farci da parte tirando i remi in barca, ma una stagione in cui portare ancora frutti: c’è una missione nuova che ci attende e ci invita a rivolgere lo sguardo al futuro. La speciale sensibilità di noi vecchi, dell’età anziana per le attenzioni, i pensieri e gli affetti che ci rendono umani, dovrebbe ridiventare una vocazione di tanti. E sarà una scelta d’amore degli anziani verso le nuove generazioni. È il nostro contributo alla rivoluzione della tenerezza, una rivoluzione spirituale e disarmata di cui invito voi, cari nonni e anziani, a diventare protagonisti”.

 

Profughi, crisi climatica, jihadismo: noi e il Sahel

colline e sole, logo rubrica oltre i confini

Quando parliamo di emergenze, forse non abbiamo veramente presenti le mappe del dolore, della fame, della paura e della disperazione.

Filippo Grandi, alto commissario delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), ha appena terminato un giro di ricognizione nell’area del Sahel per raccogliere “dati” che sono persone in carne e ossa. Alla fine di giugno, 4,8 milioni di persone risultano sfollate in Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger. Sono spinte a scappare via dai loro rispettivi Paesi per via dell’azione del terrorismo e per le condizioni climatiche; e molto spesso vengono accolte nei campi profughi di nazioni poverissime anch’esse.

Tra i campi che Grandi ha visitato nei giorni scorsi c’è quello di Kalambari, a una trentina di chilometri a sud di N’Djamena, capitale del Ciad, dove vivono circa 8.000 rifugiati provenienti dal confinante Camerun. Una folla che non possiamo continuare a ignorare e che interpella fortemente le nostre coscienze.

Grandi continua a segnalare che il fenomeno del jihadismo non si può contrastare ricorrendo alla sola azione militare. È piuttosto necessario uno sforzo maggiore nella lotta alla povertà, al sottosviluppo e per l’istruzione. E adesso che cominciamo a toccare con mano i disastri che i cambiamenti climatici provocano anche da noi, possiamo comprendere cosa significano per il Sahel.

Caso Regeni, la soluzione sia politica

Giulio Regeni

I giornali italiani hanno dato nuovamente spazio al caso Regeni, criticando anche la giustizia italiana perché non ne viene a capo. Giulio Regeni, giovane studioso di livello postlaurea, è stato rapito, torturato e ucciso in Egitto fra il gennaio e il febbraio del 2016, in circostanze misteriose.

Le complesse indagini condotte dalla magistratura italiana fanno ritenere, con ragionevole certezza, che il delitto sia stato commesso da agenti della polizia politica egiziana, forse perché il giovane era in contatto con gruppi di opposizione. Presso il Tribunale di Roma è stato avviato un processo con imputati quattro agenti egiziani, i cui nomi sono stati indicati da un testimone. Ma il processo non può andare avanti perché dei quattro imputati si sanno solo i nomi (ammesso che siano i loro nomi veri), ma non gli indirizzi, quindi non vi è modo per convocarli alle udienze.

In questi giorni la Cassazione ha confermato che, in queste condizioni, il processo non si può fare. Questa decisione ha suscitato accese proteste contro la magistratura. Ma che possono fare i giudici?

Se c’è una regola procedurale riconosciuta e osservata in tutto il mondo è quella che non si può processare un imputato se non lo si è messo in grado di difendersi. Per molto meno, i francesi (non gli egiziani) hanno tratto il pretesto per dare asilo per decenni a Cesare Battisti e altri che, come lui, erano stati condannati in Italia a pene gravissime per delitti di sangue.

Il caso Regeni deve trovare il suo sbocco sul piano politico, non su quello giudiziario. È sotto gli occhi di tutti che il Governo egiziano protegge gli autori del crimine – non importa che siano quei quattro o altri – , e perciò indirettamente riconosce che essi agivano nell’ambito del loro ufficio. Quindi il Governo egiziano è responsabile, quanto meno moralmente, della morte di Giulio Regeni. Il Governo italiano dovrebbe contestarglielo, non come sospetto, ma come certezza acquisita; e dovrebbe chiederne ragione. Lo sbocco del caso Regeni dovrebbe essere questo, e non il processo a quattro fantasmi senza volto.

L’arcivescovo eletto don Ivan Maffeis in visita alla Curia perugina

don ivan maffeis
L'arcivescovo eletto don Ivan Maffeis e il vescovo amministratore diocesano monsignor Marco Salvi

È stata una breve visita alla Curia perugina, informale e dal calore familiare, quella che don Ivan Maffeis ha inteso fare a poco più di ventiquattro ore dopo l’annuncio della sua nomina ad arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve da parte di Papa Francesco, annuncio avvenuto la mattina di sabato 16 luglio. Giunto da Trento a Perugia in treno, poco prima dell’ora di cena di domenica 17 luglio, don Maffeis ha pernottato in episcopio.

Ci teneva a questa visita, pur breve (è ripartito sempre in treno poco prima di mezzogiorno del 18 luglio), perché desideroso di un primo contatto diretto con la Chiesa di cui si appresta a diventare la guida pastorale, oltre a quel primo contatto con voi che don Ivan ha affidato al suo messaggio di saluto rivolto alla comunità diocesana sabato scorso.

Il nuovo arcivescovo, questa mattina (18 luglio), ha celebrato la Santa Messa nella cappella interna del palazzo arcivescovile ed ha salutato il cardinale Gualtiero Bassetti. Ha poi avuto un incontro con il vescovo ed amministratore diocesano monsignor Marco Salvi e si è intrattenuto con i collaboratori di Curia presenti, ringraziandoli per il lavoro svolto e per gli impegni futuri, anche in occasione del suo arrivo ufficiale.

Al riguardo, l’arcivescovo eletto e l’amministratore diocesano hanno concordato il programma pastorale dei prossimi mesi, in vista della sua consacrazione episcopale e presa di possesso dell’Archidiocesi.

Don Ivan Maffeis sarà consacrato vescovo nella Cattedrale di San Lorenzo di Perugia, un segno dal forte valore simbolico con cui vuole sin da subito tessere un legame inscindibile con la sua Sposa, la Chiesa che è in Perugia-Città della Pieve. Indicativamente, la sua ordinazione episcopale e contestuale presa di possesso dell’Archidiocesi avverranno nel prossimo mese di settembre, intorno alla Festa della Madonna delle Grazie, la protettrice della città e dell’intera comunità diocesana, tanto venerata da molti fedeli nella Cattedrale dove la sua effige è stata dipinta da un allievo del Perugino.

È don Ivan Maffeis, il nuovo arcivescovo di Perugia-Città della Pieve

Ivan Maffeis
Don Ivan Maffeis in uno degli impegni in Cei a Roma (Ph: Cristian Gennari/Siciliani per Agenzia Sir)

Don Ivan Maffeis, parroco a Rovereto (Tn), è il nuovo arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve. Lo ha nominato oggi, 16 luglio 2022, il Santo Padre Francesco. Don Maffeis succede al cardinale Gualtiero Bassetti nello stesso giorno in cui tredici anni fa il suo predecessore è stato nominato arcivescovo di Perugia-Città della Pieve da papa Benedetto XVI, giorno in cui la Chiesa celebra la festa liturgica della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Sotto la protezione della Madre di Dio, don Maffeis si appresta a diventare il tredicesimo Pastore di questa Chiesa particolare da quando, nel 1882, la Diocesi è stata elevata ad Arcidiocesi per volontà di papa Leone XIII, già vescovo di Perugia per trentaquattro anni. 

L’annuncio nella cattedrale di San Lorenzo

L’annuncio della nomina del nuovo arcivescovo è stato dato in contemporanea con la Sala Stampa della Santa Sede e l’Arcidiocesi di Trento, alle ore 12, nella cattedrale di San Lorenzo, dal vescovo e amministratore diocesano mons. Marco Salvi alla presenza dell’arcivescovo emerito, il cardinale Gualtiero Bassetti, del Clero, dei diaconi, dei religiosi e religiose, dei seminaristi, dei direttori e responsabili degli Uffici e Servizi diocesani e dei collaboratori di Curia. Presenti anche i rappresentati delle istituzioni civili, militari e del mondo accademico. L’annuncio è stato salutato dal suono a distesa delle campane della cattedrale, preceduto dal Veni Creator Spiritus e dalla proclamazione della Parola di Dio. È stata poi data lettura del messaggio di saluto dell’arcivescovo eletto e della sua biografia. L’annuncio è terminato con la recita dell’Angelus.

L’annuncio a Trento e le prime parole di don Ivan

Maffeis già a Perugia in passato

Don Maffeis ha avuto modo di conoscere la realtà ecclesiale che si appresta a guidare nel ricoprire gli incarichi di direttore dell’Ufficio nazionale delle Comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana (Cei) e di sottosegretario della stessa Cei. A Perugia è intervenuto, nel luglio 2017, all’iniziativa di formazione per giovani aspiranti comunicatori dei media cattolici denominata “Summer media camp”, promossa dalla Commissione regionale delle comunicazioni sociali della Conferenza episcopale umbra (Ceu), ritornando nel capoluogo umbro, prima della pandemia, per altre simili occasioni.

Chi è l’arcivescovo eletto

Don Ivan Maffeis è nato a Pinzolo, in provincia e Arcidiocesi di Trento, il 18 novembre 1963, ordinato sacerdote il 26 giugno 1988 dopo aver compiuto gli studi superiori e filosofico-teologici presso il Seminario arcivescovile di Trento.

Ha completato la sua formazione a Roma, conseguendo nel 1997 il Dottorato in Scienze delle Comunicazioni Sociali presso la Pontificia Università Salesiana.

Tra gli incarichi pastorali più significativi da lui ricoperti nell’Arcidiocesi di origine, dal 1988 al 2009, quelli di vicario parrocchiale a Mori, parroco a Trento, docente in Seminario, assistente diocesano dell’Azione Cattolica e direttore del settimanale diocesano Vita Trentina e della radio diocesana.

Quest’ultimo incarico, ricoperto dal 2001 al 2009, lo porta a vivere l’esperienza prima di vice direttore e poi di direttore dell’Ufficio nazionale delle comunicazioni sociali e di sottosegretario Cei dal 2010 al 2019, anno in cui rientra nell’Arcidiocesi di Trento e viene nominato parroco delle comunità di Rovereto-San Marco e Santa Famiglia, Trambileno, Vanza, Noriglio e Terragnolo.

Nel periodo in cui presta servizio in Cei diventa responsabile del personale della stessa Cei e consultore del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede.

Dal 2010 è docente presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione della Pontificia Università Salesiana e, quindi, presso la Pontificia Università Lateranense.

Nei prossimi giorni le indicazioni per l’ingresso

L’arcivescovo eletto si riserva nei prossimi giorni di fissare e rendere nota la data della sua consacrazione episcopale e presa di possesso dell’Archidiocesi. 

Il saluto alla comunità diocesana perugino-pievese

Carissimi fratelli e sorelle della Chiesa che è in Perugia, cara gente, affido a queste semplici righe, stese con l’inchiostro della speranza e della gioia, il primo contatto con voi.

Porto nel cuore la riconoscenza per il Santo Padre, che nella sua fiducia mi affida la missione episcopale. Abbraccio il Vescovo Marco, il Card. Gualtiero e gli altri Vescovi della Regione ecclesiastica Umbria, che ho avuto modo di stimare per la comunione fraterna e la passione pastorale che li anima.

Sono debitore grato alla mia famiglia, al paese di Pinzolo, alla Chiesa di Trento e, da ultimo, alle parrocchie di Rovereto.

Vengo fra voi per mettermi in ascolto di questa preziosa terra di santi e di bellezza, della quale chiedo con umiltà di divenirne figlio; vengo per amare questa Chiesa con tutte le mie forze, in un servizio di preghiera e di dedizione; vengo per condividere – alla luce del Vangelo di Gesù Cristo – “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce” di ciascuno.

Offro la disponibilità a incontrare e a lasciarmi incontrare nella maniera più ampia e diretta possibile. Con un pensiero affettuoso vorrei raggiungere in particolare i presbiteri, i religiosi e le religiose; quindi, i malati e quanti, per le ragioni più diverse, sono feriti dalla vita e preoccupati per il futuro. Ai rappresentanti delle Istituzioni civili assicuro il contributo della comunità ecclesiale nella ricerca e realizzazione del bene comune.

Vengo sereno e fiducioso, pur nella consapevolezza della sproporzione tra ciò che sono e la responsabilità che assumo: possano la vostra preghiera e la vostra fraternità accorciare tale distanza e aiutarci a camminare insieme.

E allora non mi sarà difficile far miei i sentimenti dell’apostolo Barnaba che “quando giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore” (At 11, 23).

L’Ausiliatrice, patrona di Rovereto – che a Perugia è venerata come Madonna delle Grazie – ci accompagnerà.

don Ivan Maffeis

Il saluto di mons. Marco Salvi

«Ho sentito al telefono don Ivan, al quale mi legano sentimenti di amicizia e di stima e gli ho espresso le mie e le nostre congratulazioni. Presto il vescovo Ivan mi comunicherà tempi e luoghi della sua ordinazione episcopale e la data di inizio del suo ministero di pastore nella nostra amata chiesa perugino-pievese». Poi, quasi a tracciare un “bilancio” dei suoi tre anni di vescovo ausiliare e dallo scorso 30 maggio di amministratore diocesano, mons. Salvi ha detto di essere «grato al Signore per questi anni intensi passati qui a Perugia: sin dal mio arrivo, nel 2019, ho avuto modo di incontrare una bella realtà ecclesiale, ricca di carismi e con grandi potenzialità; una realtà che ho conosciuto giorno dopo giorno svolgendo il mio ruolo di vescovo ausiliare. È stata per me una bella occasione di crescita umana e spirituale, anche se all’inizio, quando mi è stato proposto l’episcopato, ho fatto molta, ma molta fatica ad accogliere questo invito. Dopo tre anni, mi accorgo che ne è valsa la pena e ho ascoltato e cercato di ascoltare, cercando sempre di costruire insieme, sinodalmente, confrontandomi continuamente. Spesso non è stato facile, anche per il carattere un po’ duro che ho, ma guidati dall’aiuto del Signore siamo sempre stati in grado, insieme, di cercare e di trovare soluzioni. La nostra Chiesa in questo periodo ha vissuto momenti importanti ed ora che è impegnata nel Cammino Sinodale, ha bisogno di trovare vie nuove di evangelizzazione per attuare quella Chiesa in uscita di cui papa Francesco ci parla sempre. Non è stato facile questo momento di transizione vissuto da quando è stata accettata la quiescenza del cardinale Bassetti anche perché non abituati, ma mi sto accorgendo adesso che è anche un momento importante, perché ha fatto emergere in una maniera più chiara la realtà di questa Chiesa che è fatta di ricchezza, di impegno, di responsabilità e qualche volta anche di fragilità, di ipocrisie dove la struttura umana è venuta fuori più chiaramente».

Commentando la Parola di Dio proclamata prima dell’annuncio della nomina del nuovo arcivescovo, tratta dalla Lettera di San Apostolo agli Efesini, mons. Salvi si è soffermato su «i diversi carismi dello Spirito che dobbiamo ascoltare per fare comunione. Nessuno può dire di non avere doni, poiché a ciascuno è data una manifestazione dello Spirito, perché il Signore effonde sempre la sua grazia su tutte le creature. Mi piace pensare ad una bella metafora, tratta dal mondo dell’arte a cui ho sempre attinto nel fare catechesi: una tessera da sola non potrà mai essere un mosaico, ma un insieme di tessere possono costituire un prezioso mosaico risplendente di luce».

«La designazione del nuovo arcivescovo metropolita – ha evidenziato l’amministratore diocesano – ha un grande valore ecclesiale poiché, come ci ricorda l’Apostolorum Successorum,” I Vescovi, in quanto inseriti nel Collegio episcopale, che succede al Collegio apostolico, sono intimamente uniti a Cristo Gesù, che continua a scegliere e a mandare i suoi apostoli. Il Vescovo, come successore degli Apostoli, in forza della consacrazione episcopale e mediante la comunione gerarchica, è il principio visibile e il garante dell’unità della sua Chiesa particolare”».

«In questo giorno in cui viene rinnovata la successione apostolica nella nostra Chiesa – ha concluso mons. Salvi –, rivolgo un pensiero grato al nostro pastore Gualtiero che l’ha guidata per tredici anni ed auguro a don Ivan un buono e fruttuoso cammino insieme al popolo di Dio che è in Perugia-Città della Pieve e affido il suo ministero ai nostri patroni Costanzo, Ercolano, Lorenzo e alla celeste protezione di Maria Santissima delle Grazie, da secoli venerata in questa cattedrale, assicurandogli la nostra preghiera come Chiesa diocesana. A tutti voi, con sentimenti di profondo affetto e gratitudine, giunga la mia paterna benedizione».

L’intervento del card. Gualtiero Bassetti

«Nella nomina di don Ivan Maffeis a mio successore, avvenuta quest’oggi, si sono delle circostanze e delle cadenze che mi hanno colpito in modo particolare». Lo ha evidenziato il cardinale Bassetti ricordando che proprio oggi (il 16 luglio) «la Chiesa fa memoria della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, una data significativa per l’annuncio che ci è stato fatto, perché vogliamo affidare il nuovo vescovo alla tutela della Madre Celeste. Vedo in tutto questo una carezza della Santa Madre di Dio anche nei miei confronti e voglio brevemente spiegarvi i perché. I ventotto anni del mio episcopato sono trascorsi sotto la tutela della Madonna. L’8 settembre è la natività di Maria ed io, in questo giorno del 1994, fui consacrato vescovo di Massa Marittima-Piombino; il 21 novembre del 1998, festa della Presentazione al tempio di Maria, fui nominato vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro dove feci ingresso il 6 febbraio 1999, un’altra data mariana, l’inizio della novena della Madonna del Conforto e, infine, il 16 luglio 2009 fui nominato arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve. E ancora una volta, per una data importante per la mia vita, ma soprattutto per la vita di questa nostra Chiesa, in una data mariana non richiesta, quella del 16 luglio, festa della Madonna del Carmine, ci ritroviamo qui tutti riuniti. Io non credo al caso, credo alla provvidenza di Dio che si muove passo dopo passo nelle persone e nella Chiesa».

Invocando la “Sub tutela Matris”, il cardinale Bassetti ha inteso «affidare ancora una volta alla protezione di Maria questa amata diocesi e tutti coloro che ne sono figli. Al vescovo mons. Marco Salvi, amministratore diocesano, esprimo la mia gratitudine per i tre anni di vita e di ministero episcopale che ha speso per noi con generosità e intelligenza. A mons. Ivan Maffeis, nuovo Pastore di questa nostra Chiesa, che per quasi tre anni è stato mio prezioso collaboratore alla Cei, auguro di poter donare tutto se stesso, come ha sempre fatto nei delicati impegni pastorali che è stato chiamato a svolgere. Questa Chiesa, come ci raccomanda papa Francesco, ha bisogno di un Pastore “con il profumo delle pecore” e mi auguro che tale sia don Ivan».

La Ceu: mons. Maffeis, dono prezioso per tutta la Regione ecclesiastica

I Vescovi dell’Umbria accolgono con gioia e si stringono fraternamente attorno a mons. Ivan Maffeis, eletto Arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve e gli assicurano il sostegno della preghiera per il nuovo importante ministero ecclesiale affidatogli dal Santo Padre. 

Sono certi che la ricca esperienza accumulata dal nuovo Arcivescovo nel lungo servizio alle Chiese che sono in Italia quando prestava la sua opera presso la Segreteria generale della Cei e recentemente come parroco di Rovereto sarà dono prezioso per tutta la Regione ecclesiastica.

La storia dell’arcidiocesi perugino-pievese

L’odierna Archidiocesi metropolitana di Perugia-Città della Pieve ha radici profonde, risalgono al II secolo, e il suo primo vescovo del quale si hanno notizie è Costanzo, martire intorno all’anno 175. Altro vescovo, che ha segnato non poco la storia della Chiesa perugina, è Ercolano, martire nel 547 ad opera dei Goti di Totila, definito defensor civitatis. 

Numerosi sono stati nei secoli i vescovi di Perugia (una cronologia completa si ha solo dalla metà del secolo XVI in poi), tra i quali alcuni cardinali come Fulvio della Corgna, vescovo dal 1550 al 1553 e dal 1564 al 1574, che effettuò le prime visite pastorali documentate e curò l’apertura del Seminario diocesano nel 1564. 

Il vescovo dell’età moderna da tutti ricordato è Napoleone Comitoli, che resse la Diocesi per trentatré anni (1591-1624), definito un vescovo “riformatore”. Comitoli ebbe grande attenzione ai problemi sociali, affrontando il disagio umano dell’epoca, avendo costante preoccupazione di mantenere uno stretto collegamento tra la Curia e il territorio diocesano. Forte fu la sua volontà di rinsaldare ed accrescere la religiosità popolare. 

Il pastore che ha lasciato più di tutti un segno indelebile nella Chiesa non solo perugina, ma universale, è il cardinale Gioacchino Pecci, vescovo di Perugia dal 1846 al 1880, asceso al Soglio Pontificio col nome di Leone XIII nel 1878. Un fatto singolare, poco evidenziato dalla storiografia, è che Perugia ebbe come suo vescovo il Papa per due anni, dal 1878 al 1880. Il capoluogo umbro passa alla storia anche per aver stimolato il pensiero di Pecci, che, da pontefice, scrisse l’enciclica Rerum Novarum, fondamento della stessa Dottrina sociale della Chiesa. Durante il suo lungo episcopato perugino, il futuro Papa attuò una politica moderata nel facilitare il dialogo e il confronto con la nuova società originatasi dagli sconvolgimenti bellico-politici risorgimentali. 

A testimonianza di ciò che rappresentò per Leone XIII la Diocesi di Perugia, quattro anni dopo la sua elezione a pontefice, nel 1882, esattamente 140 anni fa, la elevò a titolo arcivescovile e, mezzo secolo fa, nel 1972, papa Paolo VI la promosse a servizio delle Diocesi vicine, dette suffraganee, con il rango di Metropolitana. Dell’attuale Metropolia di Perugia-Città della Pieve (quest’ultima unificata a Perugia nel 1986) fanno parte come Diocesi suffraganee Città di Castello, Foligno, Gubbio e Assisi-Nocera-Gualdo. 

Altro episcopato che ha scritto una pagina significativa della storia della Chiesa perugino-pievese, è quello del cardinale Gualtiero Bassetti. Un episcopato per certi aspetti pastorali e sociali in continuità con quello del suo illustre predecessore Pecci. Per quanti sono interessati ad approfondire l’episcopato Bassetti, possono consultare la sua “biografia ragionata” al link: http://diocesi.perugia.it/vescovo-emerito-2/ .

Nel riportare di seguito la cronotassi degli arcivescovi perugini dal 1882 ad oggi, si evidenzia che il primo fu il successore di papa Pecci, mons. Federico Foschi, e don Ivan Maffeis, per volontà del Santo Padre Francesco, è il tredicesimo arcivescovo.

La cronotassi degli arcivescovi di Perugia dal 1882

  • 1) Federico Foschi (1880-1882 vescovo e 1882-1895 arcivescovo)
  • 2) Dario Mattei Gentili (1895-1910)
  • 3) Beda Cardinale (1910-1922)
  • 4) Giovan Battista Rosa (1922-1942)
  • 5) Mario Vianello (1943-1955)
  • 6) Pietro Parente (1955-1959)
  • 7) Raffaele Baratta (1959-1968)
  • 8) Ferdinando Lambruschini (1968-1981)
  • 9) Cesare Pagani (1982-1988)
  • 10) Ennio Antonelli (1988-1995)
  • 11) Giuseppe Chiaretti (1995-2009)
  • 12) Gualtiero Bassetti (2009-2022)
  • 13) Ivan Maffeis (2022-)

Due degli arcivescovi emeriti di Perugia sono stati creati in seguito cardinali: Pietro Parente ed Ennio Antonelli; mentre il cardinale Bassetti è il primo, dopo Gioacchino Pecci, a ricevere la berretta cardinalizia da Pastore della Chiesa perugina. Bassetti è stato creato cardinale da papa Francesco nel suo primo Concistoro, il 22 febbraio 2014.

(a cura di Riccardo Liguori e Daniele Morini)

Terni film festival, il film “Golem” a Villalago di Piediluco

La presentazione

“Il Golem è una delle più grandi mitografie della modernità. Nella tradizione mistica ebraica è la prima forma di robot, un umanoide costruito in argilla”. Così Moni Ovadia introduce Il Golem celebre film muto del 1920 che mercoledì 20 luglio alle 21 apre a Villalago il Piediluco Festival e anticipa l’edizione 2022 del Terni Film Festival.

Il neodirettore artistico di Popoli e Religioni è intervenuto in video collegamento durante la conferenza stampa congiunta tra Istess e Mirabil Eco che si è tenuta il 14 luglio al Cenacolo San Marco di Terni, alla presenza del direttore dell’Istituto Arnaldo Casali, del vescovo e presidente dell’Istess Francesco Antonio Soddu, della direttrice artistica del Piediluco Festival (nonché direttrice organizzativa del Terni Film Festival) Lucrezia Proietti e dell’assessore comunale alla cultura Maurizio Cecconelli.

Il Golem

“Il Golem – spiega Ovadia, che ha dedicato alla leggenda ebraica il suo primissimo spettacolo – andava disattivato al sopraggiungere del sabato perché anche lui, pur essendo artificiale, doveva riposarsi. La sua figura ha molti significati, tra cui quello che l’uomo può intervenire sulla materia, ma senza mai dimenticarsi della dimensione spirituale. Il Golem era potentissimo e fragilissimo allo stesso tempo. Se non veniva disattivato il sabato, poteva diventare distruttivo. Ed è per questo che fu reso inerte”.

La proiezione di mercoledì 20 luglio sarà accompagnata dal vivo dalle musiche composte appositamente da Rossella Spinosa, che suonerà il pianoforte accompagnata dalla violinista Tania Camargo Guarnieri. Nella suggestiva cornice che si affaccia sul Lago di Piediluco sarà presente anche una grandiosa installazione ispirata al manifesto del Piediluco Festival 2022. L’ingresso all’evento è libero.

“All of Us”: parte il bando del Terni Film Festival

Sarà All of Us il titolo dell’edizione 2022 del Terni Film Festival.

“Come sempre prendiamo spunto da un film, in questo caso inedito in Italia e che rappresenta bene questo momento pieno di criticità in cui dobbiamo cercare di restare uniti” commenta Arnaldo Casali, annunciando l’apertura del bando del Terni Film Festival: fino al 30 settembre si potranno iscrivere film, cortometraggi, documentari o le opere in realtà virtuale, che possono essere inviati tramite la piattaforma Film Freeway o alla mail redazione.popoliereligioni@gmail.com.

Il concorso Una canzone per il Terni film festival

Tornerà anche il concorso Una canzone per il Terni Film Festival, ideato dalla direttrice artistica di Istess Musica Marialuna Cipolla e avviato nel 2021. Quest’anno i partecipanti dovranno portare una traccia a tema “All of us” e il brano vincitore diventerà la sigla dell’edizione numero 18 del Festival.

Il programma del Piediluco Festival 2022

La proiezione de Il Golem di Carl Boese e Paul Wegener è solo il primo di una lunga serie di eventi che animeranno la graziosa località lacustre e non solo fino alla fine del mese di agosto.

“Si tratta di 25 appuntamenti fatti di concerti, spettacoli teatrali e altro che si snoderanno tra la stessa Piediluco, Marmore, Terni e Celleno” spiega Lucrezia Proietti. “Alcuni di essi saranno delle anteprime assolute. Si creerà un perfetto connubio tra artisti locali che vogliamo valorizzare e personaggi di rilievo internazionale, il tutto in un’atmosfera ideale per il pubblico, che nelle passate edizioni non è mai mancato”.

Omaggio a Marcel Proust

Da segnalare l’11 agosto, presso il Giardino Grassi di Piediluco, l’omaggio a Marcel Proust, in occasione del centenario della sua scomparsa, e, in chiusura del Festival, tre incontri sull’astrologia che si terranno nel nuovo museo della Cascata delle Marmore.

Il tema del Festival

Il tema di questa edizione del Piediluco Festival è Notturni: “Un riferimento all’intimità nella fruizione della musica” spiega la direttrice artistica, che ricorda anche l’importante traguardo raggiunto da Mirabil Eco. “L’associazione, giunta al suo trentesimo anno di vita, è nata con una programmazione di corsi di perfezionamento strumentale per musicisti e masterclass, cosa che allora nessuno faceva. Piediluco poi è un posto che si prestava molto alla riflessione, allo studio e all’isolamento in senso positivo. È una tradizione proseguita nel corso nel tempo, seppur mutando i suoi contenuti, e oggi siamo più attenti alle arti contemporanee e a tutti i tipi di improvvisazione musicale. Inoltre Mirabil Eco collabora con alcuni comuni del Lazio, a cominciare dai limitrofi Colli Sul Velino e Leonessa fino al viterbese Celleno, dove da qualche anno va in scena La notte dell’Arpia, una rievocazione storica organizzata dal Borgo Fantasma di Celleno”.

My Funny Valentine – gli aperitivi musicali in biblioteca

Un assaggio dell’edizione 2022 del Piediluco festival si è avuto già nella giornata di venerdì 8 luglio con My funny Valentine, un aperitivo musicale, in collaborazione con l’Istess, svoltosi in via San Marco a Terni all’ingresso della biblioteca dell’Istituto. “E’ un sogno che io e Lucrezia coltivavamo da tanti mesi: portare della cultura tra la gente che, a pochi metri di distanza, si gusta un aperitivo va nel segno di Popoli e Religioni”, è il pensiero di Arnaldo Casali.

Il prossimo appuntamento con la mini rassegna è per il 6 agosto alle 19 con il duo Jazz Portraits formato da Claudio Piselli al vibrafono e Daniele Pozzovio al pianoforte, sempre in via San Marco di fronte alla Biblioteca Giunio Tinarelli.

Soddu: “Sinodalità anche nella cultura”

Entrambe le manifestazioni, oltre a essere finanziate dalla Fondazione Carit, sono patrocinate dal Comune di Terni, presente alla conferenza con l’assessore alla cultura Cecconelli. “E’ un piacere avere questa sinergia tra il Terni Film Festival e il Piediluco Festival. Quest’ultimo in particolare simboleggia una perfetta armonia tra ambiente ed eventi”, ha dichiarato Cecconelli.

Gli ha fatto eco il vescovo di Terni Francesco Antonio Soddu: “Queste sinergie mi rimandano al Sinodo che la Chiesa sta vivendo. La cultura deve essere a tutto tondo perché riguarda tutti gli aspetti del mondo”.

 

Il lascito morale di Paolo Borsellino, 30 anni dopo

Paolo Borsellino

Il trentesimo anniversario della strage di via D’Amelio (19 luglio 1992) piuttosto che celebrare l’eroismo delle vittime, dovrebbe spronarci a proseguire con determinazione due obiettivi. Innanzitutto pretendere verità e giustizia per una vicenda che negli anni ha registrato ostacoli e depistaggi, collusioni e convergenze di interessi. Poi riuscire a considerare più attentamente il fenomeno mafioso, che influenza e condiziona la nostra vita collettiva tanto sul piano economico e sociale quanto su quello culturale ed educativo.

Non si tratta semplicemente di una questione di ordine pubblico, quanto di una mentalità che contagia i nostri vissuti e orienta i comportamenti. Per quanto possa apparire paradossale, il diffondersi della “discultura” mafiosa è favorita dal nostro disinteresse, dal momento che le mafie, da tempo, hanno imparato a non fare rumore con uccisioni e stragi, ma a creare consenso con la pratica della corruzione e presentandosi come soggetto economico vincente.

Tutti questi fattori hanno spinto le mafie oltre quelli che credevamo i loro confini naturali, per sfruttare ogni aspetto della globalizzazione. È passato troppo tempo da quel 19 luglio 1992, e il debito che abbiamo contratto con Paolo Borsellino e con tutti coloro che hanno pagato con la vita ha maturato una montagna di interessi.

A Santa Maria degli Angeli l’evento “A te grido Signore – Infinitamente Buono”

Una passata edizione

Dopo tre anni di stop a causa della pandemia torna l’evento “A Te Grido Signore – Infinitamente Buono” che però cambia data e location. Questa edizione estiva, organizzata dalla Pastorale giovanile diocesana e l’associazione di volontariato “Laudato Sii”, con il patrocinio del Comune di Assisi, si svolgerà infatti il 3 agosto alle 21 sulla piazza davanti al sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli.

Non sarà solo un’esibizione ma un momento di preghiera e di testimonianze in musica che si inserisce nel programma del Perdono di Assisi dei Frati Minori della Porziuncola. “L’iniziativa – spiegano gli organizzatori – rappresenta una novità assoluta perché vogliamo uscire dai luoghi chiusi per raggiungere i giovani là dove sono, affinché l’annuncio che Dio è infinitamente buono possa davvero arrivare a quante più persone possibile, le tante che partecipano al Perdono di Assisi

Programma

Il programma della serata prevede le esibizioni del gruppo di musica cristiana Cantammo a Gesù e della giovane Alessia Apollio. La band locale The Starter e il coro giovani diocesano “Voci di Lode” supporteranno gli artisti. La serata vedrà il susseguirsi di diverse testimonianze e culminerà con l’esposizione del Santissimo per un prezioso momento di adorazione eucaristica. Ci auguriamo di cuore che i presenti, in particolare i giovani, trovino sollievo e gioia nello stare insieme nel nome di Gesù, cantando e facendo festa”.

Come partecipare

L’ingresso è gratuito, ma la prenotazione è obbligatoria tramite il link (https://docs.google.com/forms/d/1ZDBqaVr2nZxXERjqFxtHzCKJYr11iQ6Bxa3BVysgjao/edit?usp=sharing) disponibile sulla pagina Facebook dell’evento “A Te Grido Signore Mia Roccia” dove si potranno anche trovare tutte le informazioni per fare donazioni a sostegno dei progetti presentati.  Anche sul sito internet della diocesi (www.diocesiassisi.it) si possono trovare dettagli in merito all’evento e al sostegno economico. Sarà possibile seguire il concerto anche tramite la diretta sulla pagina Facebook e il canale YouTube della diocesi.

Nessuna donna è un’isola

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Terza puntata delle mie riflessioni sul tema della libertà di aborto. Ho detto – due volte fa – che il nascituro che vive nel grembo della madre è oggettivamente un essere umano con la sua identità. Ho detto – la volta scorsa – che il peso della maternità non può essere lasciato gravare tutto sulle spalle della madre, ma bisogna che la solidarietà sociale se ne faccia carico, per un dovere morale verso la madre prima che verso il nascituro. Adesso però devo andare più a fondo.

Nel pensiero “radicalfemminista” l’autodeterminazione della donna è un valore assoluto, un campo nel quale nessuno può e deve interferire: non il legislatore, ponendo divieti e pene, ma neanche chi con spirito solidale vorrebbe aiutare la donna a superare i problemi che la rendono esitante. Come se solo decidendo in totale isolamento la donna realizzasse in pieno la sua personalità. Invece – piaccia o meno – per ogni essere umano la piena autodeterminazione è solo un’astrazione illusoria. Ciascuno è immerso in un mare sterminato di relazioni e di interdipendenze.

Questa è la condizione umana: tutto quello che ci consente di vivere, attimo per attimo, lo riceviamo grazie al lavoro e/o all’amore di altri; e questi si aspettano, giustamente, che facciamo lo stesso con loro. Ogni nostra azione, ogni nostra scelta, produce effetti (buoni o cattivi) che ricadono su altri, e dunque è valutabile – non può non essere valutata – anche in termini morali. Non necessariamente secondo una morale religiosa, cristiana o altro, ma quanto meno secondo quella messa in luce da un pensatore laico, Max Weber (1864-1920), e da lui chiamata “etica della responsabilità” per distinguerla dalla “etica delle convinzioni”.

Due visioni che non sono alternative ma complementari. Etica della responsabilità vuol dire misurare le proprie scelte non tanto sulle proprie intenzioni astratte quanto sugli effetti concreti che produrranno oggettivamente. È una responsabilità che ciascuno si deve assumere, non tanto davanti alla legge o alle opinioni altrui, ma davanti alla propria coscienza. Con essa non è compatibile il concetto di una autodeterminazione piena, totale, insindacabile.

Festa della Madonna del Carmelo nella Basilica di San Valentino a Terni

madonna del carmelo
La statua della Madonna del Carmelo presso la Basilica di San Valentino a Terni

Fino al 16 luglio presso la Basilica di San Valentino a Terni si celebra la festa della Madonna del Carmelo, patrona dell’ordine dei Carmelitani scalzi, che da oltre quattrocento anni, reggono la Basilica del Santo dell’amore.

La celebrazione di questa festa dedicata alla Madonna risale alla seconda metà del 1300 ed è riferita al giorno in cui, secondo la tradizione, la Madonna sarebbe apparsa a San Simone Stock consegnandogli lo scapolare, che per questo, nella devozione ecclesiale, prese il nome di festa dello Scapolare.

La presenza carmelitana a Terni risale all’inizio del 1600 quando all’ordine venne affidata la custodia della Basilica di San Valentino. Una delle espressioni più intime e care della spiritualità carmelitana è la presenza della Vergine Maria, l’imitazione delle sue virtù e una speciale venerazione verso di lei.

Il programma della festa della Madonna del Carmelo

La celebrazione della festa della Madonna del Carmelo è momento di grande spiritualità che la comunità maschile e femminile dei Carmelitani scalzi vive intensamente insieme alla comunità parrocchiale di San Valentino e a quella diocesana. Tutti i giorni presso la Basilica di San Valentino, dal 7 al 15 luglio è in programma la recita del rosario meditato e vespri alle ore 17.45 e alle 18.30 la celebrazione eucaristica presieduta dai diversi sacerdoti della vicaria e dai padri carmelitani, animata dai vari gruppi parrocchiali.

Sabato 16 luglio, solennità della Beata Vergine del Carmelo alle ore 18.30 la solenne celebrazione sarà presieduta dal vescovo di Terni-Narni-Amelia monsignor Francesco Antonio Soddu. Seguirà alle ore 21 la processione con la statua della Madonna del Carmelo lungo via Brodolini, via Turati, via Merlino di Filippo, via San Valentino, viale Papa Zaccaria.

Sarà inoltre celebrata la giornata dello scapolare e il rinnovamento dell’affidamento a Maria della parrocchia. Lo scapolare è una lunga banda di stoffa simbolo dell’abito monastico, che oltre dai carmelitani viene indossato dai Benedettini, Cistercensi e Domenicani, con un sacchetto contrassegnato da lettere che richiamano il nome di Maria, a cui viene chiesta la speciale protezione. Lo scapolare introduce nella fraternità del Carmelo e impegna a vivere l’ideale dell’intima amicizia con Dio coltivata nella preghiera a partecipare alla formazione della famiglia Carmelitana e nel diffondere la devozione a Maria e allo Scapolare.

 

Falso diritto. Vere domande

Il Parlamento europeo di Strasburgo

Una inutile, anzi, dannosa reazione “di pancia”, l’ultima risoluzione del Parlamento europeo contro la decisione della Corte suprema Usa di cancellare la sentenza “Roe vs. Wade” che ha garantito il diritto all’aborto per cinquant’anni. Inutile perché non è vincolante, ma soprattutto non ha realistiche possibilità di essere concretizzata.

Per inserire il “diritto all’aborto sicuro e legale” nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, infatti, è necessaria l’unanimità degli Stati membri, i quali hanno posizioni assai diverse, ma in comune hanno l’assenza di tale “diritto” nelle leggi che pure consentono l’interruzione volontaria di gravidanza. Non è quindi pensabile che l’Ue possa perorare “la sua inclusione nella Dichiarazione universale dei diritti umani – altra richiesta del testo – e tanto meno ci si può illudere che il Congresso Usa “approvi una legge che protegga l’aborto a livello federale” solo perché lo chiede l’Ue.

L’obiettivo pienamente raggiunto è invece quello di radicalizzare ancora di più lo scontro sull’aborto, e in questo senso la risoluzione è dannosa: la conta del Parlamento ha prodotto due schieramenti contrapposti, per usare tale falso “diritto” strumentalmente come bandiera politica e segno di riconoscimento, evitando di affrontare i veri problemi.

Falso diritto, perché non può esserci un diritto a sopprimere vite altrui, di qualcuno che – tra l’altro – non può essere chiamato a dire la sua. Neppure i movimenti per la libertà di abortire, pur battendosi per avere leggi che lo consentissero, rivendicavano l’aborto come un diritto. Ricordiamo ad esempio che, quando Giuliano Ferrara lanciò la sua lista no-aborto, Ida Dominijanni rispose sul Manifesto con un lungo articolo, in cui tra l’altro spiegava…

La traduzione del problema dell’aborto in termini di diritto (da ridurre) è tutta loro oggi, così come fu dei radicali (per conquistarlo) negli anni ’70. Ma sfidiamo i Ferrara, i Merlo e quant’altri a trovare nella letteratura femminista in materia un solo riferimento all’aborto come diritto.

Disgrazia, lapsus, incidente, effetto dello squilibrio fra sessualità maschile e sessualità femminile: l’aborto è da sempre, nel vocabolario femminista, un’eccedenza irriducibile al linguaggio del diritto e dei diritti. Non credere di avere dei diritti si intitola, significativamente, il volume della Libreria delle donne di Milano che ricostruisce questa eccedenza dell’aborto dal linguaggio del diritto e dei diritti. Noi sull’aborto facciamo un lavoro politico diverso si intitolava un famoso documento del ’75 che spostava il fuoco dalla richiesta di una legge all’analisi della sessualità e del desiderio (o non desiderio) di maternità, sostenendo fra l’altro: “L’aborto di massa negli ospedali non rappresenta una conquista di civiltà perché è una risposta violenta e mortifera al problema della gravidanza e colpevolizza ulteriormente il corpo della donna”.

“Mentre chiediamo l’abrogazione di tutte le leggi punitive dell’aborto e la realizzazione di strutture dove sostenerlo in condizioni ottimali, ci rifiutiamo di considerare questo problema separatamente da tutti gli altri, sessualità, maternità, socializzazione dei bambini” scriveva un altro testo del ’73.

E sono di Carla Lonzi le seguenti parole del 1971: “L’uomo ha lasciato la donna sola di fronte a una legge che le impedisce di abortire: sola, denigrata, indegna della collettività. Domani finirà per lasciarla sola di fronte a una legge che non le impedirà di abortire. Ma la donna si chiede: per il piacere di chi sono rimasta incinta? Per il piacere di chi sto abortendo?”. Come mai questa storia e questa elaborazione restino sistematicamente fuori dal campo della discussione pubblica, tradotte e tradite nello scontro violento e riduttivo “diritto all’aborto sì / diritto all’aborto no”, è questione da interrogare. (fine della citazione)

Parafrasando le parole di Carla Lonzi, potremmo chiederci: “Per l’interesse di chi stiamo parlando di diritto all’aborto?”. Sicuramente non delle donne, innanzitutto. Adesso vediamo la nostra negazione quotidiana perfino nel lessico, che non ci vuole neppure nominare – “persone che mestruano”, una delle alternative più popolari – e c’è addirittura difficoltà a rispondere alla domanda “cosa è una donna?”, come mostra il surreale documentario dell’americano Matt Walsh.

Diciamo quindi basta alle contrapposizioni ideologiche, utili solamente in pessime e scontate campagne elettorali, quelle che allontanano dalla politica. Cerchiamo invece di ripartire dai fondamentali, ad esempio: quale significato e quale valore ha essere donne, essere madri al nostro tempo?

Le Figlie di San Paolo, della libreria Paoline, salutano Perugia dopo quasi 70 anni

La libreria Paoline

“Le Figlie di San Paolo, le suore Paoline, si apprestano a lasciare Perugia dopo quasi settant’anni di preziosa opera di evangelizzazione, formazione culturale e comunicazione sociale al servizio di generazioni di perugini e non solo, attraverso la storica libreria adiacente alla cattedrale. Una partenza che ci rattrista molto come comunità ecclesiale e come comunità civile”. Così il cardinale Gualtiero Bassetti commentava, lo scorso maggio, la notizia della cessazione di gestione della Libreria Paoline, comunità religiosa che si appresta a lasciare Perugia dopo la chiusura, in data 18 giugno, della loro libreria.

Celebrazione di saluto nella Chiesa del Gesù

Le Figlie di San Paolo, prima di partire, saluteranno amici e clienti con una solenne celebrazione eucaristica di ringraziamento per la presenza in terra perugina durata 67 anni; celebrazione in programma domenica 10 luglio, alle ore 19, nella chiesa del Gesù, presieduta dal cardinale Bassetti.

Il saluto di suor Daniela Tripodi

“È con l’Eucaristia che desideriamo Rendere Grazie al Signore insieme a tutta la diocesi per il bene che il Signore ha compiuto attraverso la presenza delle Figlie di San Paolo a Perugia dal 1955”. A evidenziarlo è suor Daniela Tripodi, responsabile della Libreria Paoline, dicendo: “Desideriamo dire grazie a tutti e a ciascuno per il cammino fatto insieme, per la fattiva collaborazione, la stima, la fiducia, per aver colto l’essenza del Carisma Paolino, l’essere andati al cuore della nostra missione, cito alcune espressioni dette da tante persone: l’essere presenza illuminante, faro di luce, punto di riferimento dove attingere… Vorremmo dilatare il cuore e accogliere come in un unico abbraccio tutti per dire: coraggio la strada è lunga, il futuro è nelle mani del Signore! Le Sue sono mani di Padre, non farà mancare mai il Pane ai propri figli. Un nuovo centro propulsore di luce ci sarà”.

Le Figlie di San Paolo si augurano che la loro opera evangelizzatrice, educativa, comunicativa a culturale, attraverso l’attività della libreria, possa continuare a Perugia.

Papa Francesco ad Assisi il 24 settembre per Economy of Francesco

Papa Francesco in collagamento con i giovani di Economy of Francesco

Papa Francesco sarà ad Assisi il 24 settembre per l’evento The Economy of Francesco (EoF), in programma dal 22 al 24 settembre 2022 nella città serafica. Il Santo Padre ha espresso con entusiasmo il desiderio di essere presente e incontrare i giovani economisti, imprenditori e changemaker del mondo impegnati da tre anni in EoF, il processo, voluto dallo stesso Pontefice, per porre le basi di una nuova economia, più giusta, equa e fraterna.

In questi anni il Santo Padre si è sempre tenuto aggiornato sulle attività portate avanti dai giovani ai quali ha donato parole di ispirazione e incoraggiamento in due video messaggi in occasione degli eventi EoF che si sono tenuti online nel 2020 e 2021. Ora la conferma dell’incontro in presenza ad Assisi.

La gratitudine del comitato organizzatore

“Una conferma che ci riempie di gioia: siamo immensamente grati al Santo Padre – il commento del comitato organizzatore formato dal vescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino, dal professor Luigino Bruni, dalla presidente del Serafico di Assisi, Francesca Di Maolo, con il patrocinio del dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale (Dssui) – . Preghiamo per la salute di Papa Francesco e continuiamo ad andare avanti con ancora più entusiasmo e forza nelle attività di organizzazione del primo incontro globale in presenza ad Assisi. Siamo al lavoro per accogliere i giovani, di oltre 100 paesi del mondo – spiegano gli organizzatori – che hanno lavorato attivamente in questi mesi e quelli che hanno il desiderio di contribuire ad una nuova stagione di pensiero e prassi economiche”.

Il programma della visita del Papa

Il programma della visita del Papa prevede la partenza alle ore 9 del 24 dall’eliporto del Vaticano, l’atterraggio nel piazzale vicino al Paleventi e lo spostamento del Santo Padre in auto fino al vicino teatro Lyrick di Santa Maria degli Angeli. Ad accoglierlo ci saranno tre giovani di EoF, il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, il vescovo monsignor Domenico Sorrentino, le massime autorità civili, i membri del Comitato organizzatore, i rappresentanti delle famiglie francescane e della Pro Civitate Christiana. Il Pontefice, alle ore 10 raggiungerà il palco dove, dopo un momento artistico-culturale, il benvenuto, l’introduzione e otto testimonianze di giovani da tutto il mondo, terrà il suo discorso e siglerà il Patto con i giovani di Economy per avviare il cambiamento dell’economia da lui stesso voluto.

Il programma della tre giorni di Economy of Francesco

Il programma completo della tre giorni, che si svolgerà tra il teatro Lyrick, il Palaeventi a Santa Maria degli Angeli e il centro storico attraverso alcune conferenze, workshop e villaggi tematici, si concentrerà sul racconto delle idee ed esperienze generate in tutto il mondo in questi tre anni di lavoro. “Ci sarà spazio – anticipa il comitato organizzatore – per momenti di dialogo dei giovani con figure di fama internazionale, per discutere le loro proposte e continuare ad approfondire le grandi sfide del nostro tempo, a partire dalla costruzione di una economia di pace. Disponibile un’area permanente incubatore di idee-progetti, sessioni networking e workshop tematici”. Tra gli speaker della manifestazione, Vandana Shiva, Jeffrey Sachs, Kate Raworth, Gael Giraud, Sabina Alkire, Helen Alford, Vilson Groh e Stefano Zamagni.

I partecipanti e i villaggi di Economy of Francesco

Arrivano da tutto il mondo i giovani che in questi tre anni hanno creato una vera community che ha prodotto progetto, iniziativa, materiali di studio e approfondimento. Ma chi sono i giovani di EoF? L’età media dei partecipanti a Economy of Francesco è di 28 anni, il 30% arriva dal mondo dell’impresa e un altro 30% dalla ricerca, mentre al 40% sono changemakers (studenti, movimenti sociali, Ong). La maggior parte di loro arriveranno da Europa (35%) e Centro – Sud America (30%), Africa (20%), ma saranno rappresentate anche Asia e Nord America, da cui giungeranno rispettivamente l’8 e il 6% dei partecipanti

I villaggi

I giovani ad Assisi si riuniranno nei 12 “villaggi” tematici che faranno seguito a quelli virtuali in cui si è lavorato in questi due anni di pandemia: Lavoro e cura; Management e dono; Finanza e umanità; Agricoltura e giustizia; Energia e povertà; Vocazione e profitto; Politiche per la felicità; CO2 della disuguaglianza; Business e pace; Economia è donna; Imprese in transizione; Vita e stili di vita.

I numeri di Economy of Francesco

Tutto è cominciato con l’invito che Papa Francesco ha inviato il primo maggio 2019 a economisti, change makers, imprenditori ed imprenditrici under 35 del mondo. Nei due anni precedenti, nonostante la pandemia, dai cinque continenti sono stati coinvolti migliaia di giovani provenienti da 120 Paesi, principalmente da Italia, Brasile, Usa, Argentina, Spagna, Portogallo, Francia, Messico, Germania e Regno Unito. Sono stati due gli eventi online globali realizzati in diretta streaming con oltre 500.000 visualizzazioni, oltre 50 webinar, circa 25 progetti imprenditoriali, 2 EoF School online e una Summer School in presenza, una EoF Academy con 18 ricercatori e 25 membri senior. Sono stati inoltre coinvolti oltre 50 esperti di fama internazionale (tra cui 3 Premi Nobel) e il Papa ha rivolto ai giovani due videomessaggi.

Tutte le informazioni e le novità sono disponibili sul sito www.francescoeconomy.org e i canali social ufficiali dell’evento: Facebook @francescoeconomy; Instagram @francesco_economy; Twitter @FrancescoEcon; YouTube e Flickr.

Il vescovo Soddu visita l’Emporio Bimbi della San Vincenzo de’ Paoli

Il vescovo Francesco Antonio Soddu con i bambini ospiti dell'Emporio

Una calorosa e colorata accoglienza all’Emporio Bimbi della San Vincenzo de’ Paoli di Terni al vescovo Francesco Soddu, che ha fatto per la prima volta visita a questa opera vincenziana, incontrando il presidente della San Vincenzo diocesana Roberto Reale, la coordinatrice dell’Emporio Bimbi Antonella Catanzani, i volontari della San Vincenzo, i ragazzi della miniconferenza “Santa Maria del Rivo”, i bambini provenienti dall’Ucraina che partecipano al laboratorio di disegno per la realizzazione di un murales.

Le attività dell’Emporio bimbi

Sono state presentate le varie attività svolte all’Emporio Bimbi per i bambini da 0 a 12 anni e le relative famiglie, dalla distribuzione di beni essenziali e servizi, sostegno scolastico, laboratori didattici, sport e danza, all’accompagnamento e sostegno morale. Il vescovo Soddu ha lodato l’opera e la dedizione dei vincenziani per quanto fatto per i più piccoli con amore e accoglienza totale, e si è intrattenuto con i più piccoli nelle loro attività in un clima di gioia e fraternità

L’accoglienza delle mamme e dei bambini ucraini

Con l’arrivo delle famiglie ucraine composte principalmente da mamme con bambini, la San Vincenzo di Terni si è prontamente attivata sia con l’Emporio Bimbi che con le varie conferenze presenti sul territorio della diocesi, per dare un sostegno materiale ed affettivo per fare sentire meno il peso della guerra e l’aver lasciato i propri affetti a distanza di migliaia di chilometri.

Il laboratorio di pittura su ceramica

Il disegno è stato il primo approccio con i bambini e con le mamme vista la difficoltà della lingua, poi piano piano, con l’aiuto di qualche mediatore linguistico si è creato un contatto più stretto. Nasce da qui l’idea di un laboratorio di pittura su ceramica volto alla realizzazione di mattonelle create e dipinte dai bambini ucraini. Lavorare la creta che proviene proprio dall’Ucraina, farà sentire i bambini vicini alla loro Terra e rafforzerà negli altri che interagiranno nel progetto il sentimento di condivisione del legame che ognuno ha con la propria patria. Le mattonelle verranno poi affisse in modo permanente in una via della città per ricordare il passaggio a Terni di queste vittime incolpevoli della guerra e come messaggio di pace. Alle mattonelle dei piccoli ucraini si aggiungeranno quelle dei piccoli vincenziani e di bambini di altre nazionalità.

Nell’ anno 2021 l’Emporio ha assistito 333 bambini appartenenti a 196 famiglie, il 30% sono nuovi accessi, sono povertà economiche e culturali, trend in crescita anche nei primi mesi del 2022 con l’arrivo di circa 90 bambini ucraini.

Solidarietà per le madri più fragili

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La settimana scorsa ho parlato del nascituro e del suo diritto di vivere. Adesso riprendo il discorso, non per completarlo (ci vorrebbe troppo spazio), ma almeno per equilibrarlo parlando della madre. Per evitare la condanna pronunciata da Gesù contro coloro che caricano sulle spalle degli altri pesi che loro non toccherebbero con un dito (Lc 11,46).

Non ci si può nascondere che la maternità comporta per la donna fatiche, rinunce, dolori, al cui confronto spariscono quelli che la paternità comporta per l’uomo – fosse pure il più coscienzioso del mondo. Se una donna è riluttante ad accollarsi questo peso, la risposta della società non può essere la condanna, deve essere la solidarietà. Nel linguaggio giuridico, essere solidali vuol dire cointestarsi un debito fra più persone, in modo che chi ne ha i mezzi paga, e libera anche gli altri.

In uno Stato moderno la solidarietà collettiva verso le madri si esprime con i servizi sociali e sanitari gratuiti, gli asili nido pubblici, i sussidi economici, le garanzie per le madri nel Diritto del lavoro. Tutte cose che negli Usa sono fieramente avversate, guarda caso, proprio da quella destra intransigente che promuove la penalizzazione legale dell’aborto (e sostiene anche la pena di morte e la libera circolazione dei fucili mitragliatori). E dove c’è un minimo di sostegno alle madri, costoro vorrebbero escluderne le madri sole, perché – dicono – aiutarle significherebbe “incoraggiare l’immoralità”. Con quel tipo di America sento di non avere nulla in comune. Fin qui ho parlato delle forme di solidarietà – che in Italia esistono, ma sono ben lontane dall’essere efficienti come dovrebbero – rivolte alla generalità delle madri.

Poi ci sarebbe, ancora tutta da costruire, la solidarietà da dare in forma specifica alle singole donne in difficoltà, come alternativa all’aborto. Vogliamo parlare di questo, invece di fare crociate da una parte e dall’altra? Magari prendiamo come icona beneaugurante Ursula von der Leyen, che ha fatto una carriera politica strabiliante fino a diventare presidente della Commissione Ue… e ha sette figli.

Puntata 17 – Piccolo scrigno di broccoli e patate

Piccolo scrigno di broccoli e patate

Nella cucina di Leo e Marcella si prepara la ricetta di un tortino che è una delle numerose varianti dei piccoli sformati di broccoli e patate molto diffusi in varie cucine nazionali e regionali. Un piatto – anche questo – che ci aiuta a ridare nuova vita a piccoli grandi avanzi che troviamo quotidianamente nel nostro frigorifero. In questo caso, insieme a broccoli e patate, ci sono besciamella, uova, provola, sale e pepe. Dopo il passaggio in forno, vediamo come Leo e Marcella vanno a confezionare il piatto da portare in tavola.

Al via il restauro della chiesa del complesso abbaziale di Sant’Eutizio

Sant'Eutizio
Il complesso abbaziale di Sant'Eutizio in Preci

Aggiudicati i lavori per il recupero della chiesa abbaziale di Sant’Eutizio in Preci, distrutta dai terremoti del 2016. L’intervento rientra nell’ordinanza speciale n. 10 del 15 luglio 2021 del Commissario straordinario del Governo alla ricostruzione. Alla gara sono state invitate 10 imprese. Il 28 giugno 2022, presso i locali della Curia Arcivescovile di Spoleto, sono state aperte le offerte pervenute: è risultato aggiudicatario il Raggruppamento Temporaneo d’Impresa (RTI) tra la C.E.S.A. di Falcini Enzo S.r.l. con sede a Città di Castello, in qualità di capogruppo mandataria, e la TECNOSTRADE S.r.l. con sede a Perugia, in qualità di mandante. I lavori potrebbero partire entro quarantacinque giorni.

Costi e progettisti

L’importo complessivo dei lavori a base d’appalto è 5.321.277,77 euro, di cui: 1.126.387,47 euro per la sicurezza e 4.194.890 euro per i lavori. Il Responsabile Tecnico della Procedura è il geometra Raoul Paggetta. Il progetto del recupero della chiesa abbaziale di Sant’Eutizio è stato redatto dal Raggruppamento Temporaneo di Professionisti:

  • Mandatario: Studio Associato di Ingegneria Capaldini di Bastardo di Giano dell’Umbria;
  • Mandanti: l’architetto Fabrizio Bonucci di Foligno, progettista architettonico e direttore dei lavori; l’ingegner Flavio Passeri della Progter s.n.c. di Ponte Valleceppi di Perugia, progettista e direttore lavori degli impianti; il geometra Claudio Belardoni di Perugia, coordinatore della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione; Roberto Giorgetti di Spoleto, geologo; la dottoressa Margherita Agamennone Garibaldi di Perugia, progettista restauratore; architetto Davide Pecilli de L’Aquila, collaboratore giovane professionista.

La gioia dell’Arcivescovo

 “Questa importante notizia -commenta monsignor Renato Boccardo-  è un’iniezione di fiducia e di speranza per tutti. Ringrazio il Commissario Legnini e la sua struttura, gli uffici regionali alla ricostruzione, tutti i progettisti, le imprese che hanno preso parte alla gara, gli uffici tecnici della Diocesi. Tutti sono stati fondamentali per giungere a questo atteso traguardo. Come ho avuto modo di ripetere più volte l’Abbazia di Sant’Eutizio è un luogo importante sotto il profilo storico e artistico, ma soprattutto spirituale. Secondo la tradizione, infatti, è qui che il giovane Benedetto si è formato grazie ai monaci che vi dimoravano ed è da questa esperienza che poi ha tratto ispirazione per la redazione della sua Regola. Un ricostruzione quindi che si carica di simboli e di significati”.

In fase di approvazione i lavori al resto del complesso abbaziale: monastero, rupe e campanile

La chiesa abbaziale di Sant’Eutizio verrà recuperata dal punto di vista statico e funzionale. L’intervento si configura come una delle tre parti del più ampio progetto di recupero dell’intero complesso monumentale di Sant’Eutizio in Preci, che comprende anche il monastero e la rupe con il sovrastante campanile: il progetto per queste due ultime parti è in fase di approvazione da parte delle autorità competenti.

Il recupero della chiesa, però, si configura come primo atto essenziale per restituire alla comunità lo splendido complesso di Sant’Eutizio.

Interventi alla chiesa abbaziale di Sant’Eutizio

Alla chiesa verranno eseguiti interventi di carattere architettonico: recupero di tutte le finiture, restauro degli elementi di pregio recuperati dopo il crollo, ricostruzione della copertura, ricostruiti fedelmente gli elementi architettonici della facciata, i pavimenti verranno realizzati mantenendo l’attuale disegno e riutilizzando le piastrelle di cotto e le lastre di pietra rimosse, gli infissi per quanto possibile verranno conservati.

Poi, saranno eseguiti anche interventi di carattere strutturale: bonifica fondale interna ed esterna, ricostruzione delle murature crollate o pericolanti, rinforzo delle murature residuali lesionate e non, rinforzo degli orizzontamenti intermedi voltati della cripta e del sovrastante presbiterio, ripristino delle strutture dell’area di ingresso principale e della sacrestia.

Ad ogni buon fine sul sito della Diocesi, al seguente link: https://www.spoletonorcia.it/10584-2/, è pubblica la relazione generale sulla chiesa di Sant’Eutizio con tutti i dettagli del restauro.

‘Segni di cava’, seconda edizione nell’ Isola di San Lorenzo

segni di cava
La locandina della seconda edizione di 'Segni di cava'

Dopo il successo dello scorso anno, prende il via la seconda edizione di Segni di cava, una proposta culturale dell’Isola di San Lorenzo di Perugia, il complesso monumentale della Cattedrale, che si svolgerà tutti i giovedì, dal 7 luglio al 15 settembre, escluso il 4 agosto, alle 19 e alle 21.30, a cura della Genesi s.r.l.

Si tratta di una storia narrata da attori, evocata dalla musica e sussurrata dalle pietre vive dell’area archeologica della Perugia sotterranea, sottostante la Cattedrale, che si dirama lungo un percorso di circa un chilometro e a più di quindici metri sotto il piano stradale. Attraverso le voci degli attori e i suoni dei musicisti si potranno ripercorrere le vicende della città di Perugia e dei suoi abitanti dalle epoche etrusca e romana e quella medioevale.

Il percorso alla scoperta dell’antica acropoli partirà dalla Loggia di Braccio con una prospettiva nella piazza per accompagnare poi, tutti i visitatori, in questo suggestivo viaggio nel tempo.

Un particolare apprezzamento per questa attività organizzata nel periodo estivo lo esprime il vescovo ed amministratore diocesano di Perugia-Città della Pieve monsignor Marco Salvi.

Segni di cava -commenta il presule- rafforza e potenzia l’offerta culturale e turistica di questo luogo ricco di storia, di tradizioni e di spiritualità: un’opportunità rivolta a tutti per scoprire ed approfondire la storia della città di Perugia percorrendo un vero e proprio viaggio nel tempo. È un’occasione per conoscere la storia della nostra città fin dai tempi più antichi che permette di indagare quel rapporto con il mistero che è domanda intima e profonda di ogni uomo”.

Per informazioni e prenotazioni: info@secretumbria.it 075/5724853.

Gloria: da Perugia a Carpi per vivere la sua vocazione

Gloria Roscini

Il 3 luglio suor Gloria Betel Roscini ha pronunciato la professione solenne nel monastero delle Sorelle povere di Santa Chiara in Carpi-Modena. Gloria, 35 anni, proviene dalla Comunità Magnificat di Perugia ed era anche impegnata tra i giovani della diocesi nella Pastorale giovanile. Ha iniziato a pensare alla vocazione quando ha partecipato alla marcia francescana del 2008 e poi alla missione dei frati minori organizzata con la Pastorale giovanile in diocesi (la stessa missione francescana nella quale un altro ragazzo, Gabriele Rocchi, compagno di liceo di Gloria, che aveva iniziato il cammino con la Comunità Magnificat, ha sentito la chiamata e successivamente è entrato dai Frati minori ricevendo l’ordinazione presbiteriale lo scorso 24 giugno a Santa Maria degli Angeli).

Gloria, mentre si interrogava sulla sua vocazione, ha conosciuto le sorelle del monastero di Carpi dove aveva già fatto ingresso Elena Balducci, anche lei perugina. Ha instaurato un legame di amicizia con le sorelle di Carpi e ha sentito il fascino per la semplicità della loro vita. Intanto si è laureata in psicologia nella Pontificia università salesiana di Roma, mentre Dio operava nel suo cuore.

Tra le varie vicende della sua vita Gloria ha avuto modo di conoscere anche Chiara Corbella. Nel settembre del 2013 è entrata come postulante tra le clarisse di Carpi, nel 2014 ha iniziato il noviziato. Nel 2017 ha pronunciato la Professione semplice ed ora, con la professione solenne in cui ha assunto il nome di Gloria Betel (in cui betel significa “casa di Dio”) a significare il desiderio di essere lei stessa dimora di Dio e allo stesso tempo il desiderio di accogliere, cioè diventare dimora, gli altri.

Cosa non muta. E cosa sì

Una famiglia all'apertura dell’incontro mondiale delle Famiglie a Roma (Foto Sir)

Un tema caldo come quello posto in primo piano nell’editoriale della settimana scorsa su La Voce non poteva non sollevare reazioni, ed è successo. Reazioni evidentemente di segno opposto, tra chi si è sentito “attaccato”, chi “accolto”, e chi “rappresentato” in pieno nelle proprie convinzioni. In sintesi, ci hanno risposto – da una parte – associazioni come “Family Day” ed esponenti di aree politiche di centrodestra, e dall’altra parte le associazioni lgbti+, in particolare Omphalos. Ma anche – e diremmo, soprattutto – tante persone, tante famiglie, tanti cattolici che hanno trovato in quelle parole stampate su queste pagine il messaggio che aspettavano da tempo in modo chiaro da parte della Chiesa: basta con il linguaggio della contrapposizione e dell’odio, quando si parla di famiglia, anzi di “famiglie”!

Un aspetto da precisare subito, dato che ha ingenerato qualche malinteso, è che da parte nostra non abbiamo cambiato i punti di riferimento. L’immagine di famiglia quale appartiene alla visione cristiana rimane invariata, ossia quella composta da uomo e donna, più i figli.  È il valore che abbiamo testimoniato ininterrottamente in questi quasi settant’anni di esistenza del giornale.

Ma qualcosa cambia, e doveva cambiare. Cambia lo stile che vogliamo promuovere: basta con il risentimento e gli attacchi reciproci! Apriamo al dialogo, all’accoglienza e all’incontro, pur senza negare la differenza di valori e di vedute. Una differenza che rimane, e che appunto per questo esige la capacità di confrontarsi in maniera serena. Come si è accennato la settimana scorsa, esistono le “famiglie arcobaleno” ma anche un “arcobaleno di famiglie”. Tutte persone che, nella vita concreta, spesso non hanno nessun problema a interagire tra loro.

Per questo, quindi, ribadiamo anche la nostra richiesta di abbassare i toni e, ancor più, a non infamare chi la pensa in maniera diversa da noi. Addolora scoprire che in manifestazioni come il Pride vengano gridati slogan contro i preti che mettono le mani addosso ai minorenni, come se per i cattolici per primi questo non fosse uno scandalo, e come se la Chiesa non si stesse dando un gran da fare per combattere questo fenomeno terribile. Anche riguardo ai “roghi” più vari del passato, va ricordato che la richiesta pubblica di perdono per quei fatti è stata più volte espressa dai Papi più recenti, da Giovanni Paolo II a Francesco.

Per quanto riguarda l’aspetto politico della questione, non c’è mai stata alcuna intenzione di affermare che nelle campagne mediatiche di qualche esponente della Lega si nascondesse chissà quale finalità illecita o “losca”. L’impressione, molto semplicemente, è che appare un certo desiderio di creare consenso attorno a sé facendo leva su toni aggressivi, in modo da “parlare alla pancia” e conquistarsi una specifica fetta di elettorato. In democrazia il pluralismo è legittimo, anzi, di più: costitutivo. Riteniamo però assai meno legittimo sfruttare o scatenare ondate di intolleranza per garantirsi una poltrona in Parlamento. Tutto questo non per chiudere il discorso, ma possibilmente per aprirlo sempre di più. In questo senso, ci incoraggia il fatto che – negli ultimi giorni – sia partito comunque un dialogo che vede la nostra Chiesa umbra impegnata in prima linea, anche con i suoi pastori.

Verso una tenda capace di dare accesso a tutti

L'arcivescovo Renato Boccardo

“La Chiesa non è una roccaforte, ma una tenda capace di allargare il suo spazio e di dare accesso a tutti… La Chiesa, quella vera, non rifiuta nessuno. Una Chiesa selettiva, di puro sangue, non è la santa Madre Chiesa, ma piuttosto una setta”, ci ricorda con insistenza Papa Francesco.

In questo contesto ben si collocano, dopo l’Umbria Pride e la Giornata mondiale della famiglia, gli incontri che ho avuto recentemente con Stefano Bucaioni, presidente dell’associazione Omphalos di Perugia, e con il senatore Simone Pillon, che chiedeva chiarimenti in merito all’editoriale apparso su questo giornale la scorsa settimana. In un clima di reciproco cordiale ascolto e di dialogo schietto, abbiamo riletto insieme i recenti avvenimenti, condividendo la volontà di portare ciascuno il proprio specifico contributo all’edificazione di una società sempre più degna e rispettosa di ogni persona umana; e il desiderio di “uscire dalle paludi di una contrapposizione cieca” che non conduce da nessuna parte. Sono convinto che, fin quando non ci si conosce da vicino, si ha paura dell’altro. Conoscersi e dialogare non significa negare o nascondere le differenze, anche forti, che talvolta ci contraddistinguono. Ringrazio entrambi per la disponibilità manifestata, e nutro il desiderio e la speranza che il percorso di incontro e conoscenza ora iniziato possa continuare e portare frutti.

Tutti i credenti sono chiamati a “mostrare il volto dell’accoglienza, della compassione, e le braccia aperte di Gesù sulla croce”. La carta d’identità del cristiano è la misericordia: ciò non significa cambiare le regole morali, ma come afferma ancora il Papa “cancellare un moralismo rigido e pettegolo”. Come comunità cristiana vogliamo quindi essere aperti al dialogo e al confronto con tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

Ancora sulla scia delle belle celebrazioni dell’Incontro mondiale, desidero rivolgere poi un saluto fraterno a tutte le famiglie, convinti come siamo che “la gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa” (Amoris laetitia, 1). Perciò è importante che gli sposi cristiani abbiano una chiara coscienza di essere protagonisti nella Chiesa e nella società di oggi e di domani. È una necessità che sgorga dallo stesso matrimonio che hanno celebrato, dal loro essere Chiesa domestica, dal ministero coniugale che li caratterizza; dal loro essere, come famiglia, la cellula originaria della società.

Tra le modalità – molte e differenziate – di vivere la missione sponsale tra credenti, quella fondamentale consiste nella vita coniugale-familiare vissuta cristianamente, secondo i diversi aspetti. In questa precisa prospettiva, sono affidate agli sposi una responsabilità e un compito storico nella società contemporanea, dove si fanno strada anche concezioni e forme familiari diversificate, talora contraddittorie e spesso riduttive.

Agli sposi cristiani spetta proporre, innanzitutto con la testimonianza della propria vita, una concezione e una forma di famiglia il cui fondamento sta nel matrimonio, quale unione stabile e fedele di un uomo e di una donna, fondata sull’amore coniugale, con tutte le sue note e caratteristiche, pubblicamente manifestata e riconosciuta e aperta al dono della vita. Come pure tocca a loro testimoniare a tutti che, anche in una società come la nostra, pur tra tante difficoltà e ostacoli, è possibile vivere in pienezza il matrimonio cristiano come esperienza piena di senso e come “buona notizia” per tutte le famiglie e per tutta la società.

+ Renato Boccardo
arcivescovo di Spoleto-Norcia,
presidente della Conferenza episcopale umbra

Family day e Omphalos in dialogo con la Chiesa umbra

Foto Sir Siciliani/Gennari

Riportiamo di seguito le due lettere di cui sono stati riportati ampi stralci nell’articolo pubblicato su La Voce n. 25 dell’8 luglio 2022. Due diverse risposte all’editoriale a firma del direttore Daniele Morini pubblicato nel n. 24 del 1 luglio 2022.

La lettera di Stefano Bucaioni

Caro Direttore,

Le famiglie sono vivissime e, a dimostrarlo, sono le piazze. Prendendo spunto dall’apertura del suo editoriale, mi sono permesso di declinarla al plurale, provando ad offrire il contributo della nostra comunità all’interessante riflessione che ho letto sulle pagine de La Voce. Parlare di “famiglie” anziché di “famiglia”, infatti, non è un espediente retorico per piantare una bandierina progressista nella discussione pubblica, ma il tentativo che la nostra comunità porta avanti da anni per tirar fuori il tema dal piano dell’ideologia e riportarlo dove dovrebbe stare: nelle piazze, nelle strade, sul piano della vita concreta delle persone. Un tentativo che, evidentemente, sta a cuore ad entrambi.

Ho seguito da vicino, per il ruolo che ricopro, l’evolversi delle polemiche attorno a questa edizione dell’Umbria Pride. Ho visto, per l’ennesima volta, i soliti personaggi politici rivendicare la rappresentanza politica della Chiesa umbra e utilizzare “la famiglia” come una clava con cui provare a schiacciare noi persone LGBT+, i nostri diritti, le nostre famiglie e le nostre rivendicazioni. Ho assistito ai balletti, alle invettive e alle guerre di potere nel centro-destra umbro, che con le polemiche sul patrocinio alla manifestazione davano inizio alla guerra per un posto in lista alle prossime elezioni politiche.

Infine ieri ho letto il suo editoriale e sono rimasto colpito perché, tra le righe, ho scorto la sfida del dialogo e il coraggio di provare a sminare un terreno che per troppi decenni è stato un campo di battaglia sulla pelle di tante, troppe, persone. Ammirando quel coraggio ho deciso di accettare la sua sfida e di provare a offrire il contributo della mia comunità alla sua preziosa riflessione.

Le piazze dell’Umbria Pride di sabato e dell’Incontro delle famiglie di domenica portano certamente visioni e interpretazioni diverse rispetto a temi importanti come quello delle famiglie, della sessualità, dell’autodeterminazione. Ma sono visioni che, come ci dimostrano la maggior parte dei paesi europei, possono convivere, arricchendosi reciprocamente, in uno stato laico come l’Italia.

Uscendo dallo schema che ci impongono i nuovi “crociati” della destra, credo sia possibile immaginare una società in cui ogni persona possa contribuire al benessere collettivo con le proprie identità, con le proprie convinzioni e con la propria fede, senza rinunciare a se stessa e senza pretendere che gli altri rinuncino a loro stessi.

L’Umbria Pride, così come i tantissimi pride che si svolgono in Italia e nel resto del mondo, non ha mai avuto e mai avrà come bersaglio la “famiglia tradizionale”, tanto più che di “famiglie tradizionali” al Pride ce ne erano veramente tante, variamente composte e estremamente orgogliose. Piuttosto, il vero antagonista del Pride è chi utilizza la “famiglia” come un’ideologia dell’odio e dell’esclusione. Nessuna rivendicazione della comunità LGBTI+ contiene la censura o l’abrogazione dei diritti delle “famiglie tradizionali”.

L’obiettivo delle nostre rivendicazioni, al contrario, è ed è sempre stato l’estensione di tali diritti alle tante e nuove formazioni familiari, per dar loro dignità e dare finalmente l’opportunità a tutte e tutti di vivere pienamente, felicemente e in armonia la propria identità, il proprio orientamento sessuale e le proprie relazioni. Quegli attacchi che provengono dai Pride, e che spesso prendono come bersaglio proprio la Chiesa cattolica, non sono altro che il diretto risultato di chi, rivendicando la rappresentanza politica della Chiesa, brandendo rosari e immagini sacre, perpetra un sistema di oppressione del quale, non possiamo nascondercelo, in passato la Chiesa cattolica è stata direttamente responsabile.

La comunità LGBTI+ ha sofferto ed è stata per secoli emarginata anche per mano della Chiesa, e un movimento di liberazione come quello dei Pride non può che passare anche da una denuncia, talvolta aspra, dell’oppressore.
Allo stesso modo, però, è responsabilità di tutte e tutti provare ad uscire dalle paludi della contrapposizione cieca, cercando con fatica un dialogo fondato sul reciproco riconoscimento e sul comune desiderio di costruire, ciascuno a modo proprio, una società migliore per tutte e tutti.

Le rispettive differenze certamente rimangono e probabilmente le ferite del passato non si rimargineranno fintanto che la Chiesa cattolica non avrà il coraggio di chiedere perdono per il male che nei secoli ha compiuto, avallato o tollerato contro le persone omosessuali e transessuali. Per i roghi, per le condanne e per le “terapie riparative” che, purtroppo, ancora oggi vengono praticate in Italia e nel mondo. Il dialogo, tuttavia, potrebbe restituirci, oltre a ciò che ci divide, anche ciò che ci unisce. La cura del prossimo, l’accoglienza dei migranti, il sostegno di chi ha meno, il perdono di chi sbaglia, e anche la difesa delle famiglie, tutte, sottraendo finalmente questo tema dagli artigli della destra oltranzista e ipocrita per costruire una società migliore, più aperta, più inclusiva e, quindi, più felice.

Stefano Bucaioni
Presidente di Omphalos LGBTI

La lettera di Massimo Gandolfini

Egregio Direttore, ho avuto occasione di leggere sia il Suo editoriale, sia la lettera che Le ha inviato il Sig. Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos. Premesso che non amo le polemiche, che ritengo inutili, dannose e foriere solo di confusione, mi corre l’obbligo di chiarire alcuni aspetti al fine di non lasciare ai Suoi lettori – se Lei vorrà essere così cortese da pubblicare questa mia – la sensazione che quanto è espresso in tali scritti sia espressione non di personali convincimenti, quanto piuttosto di una verità oggettiva e, come tale, indiscutibile.

Le categorie di “cattolici oltranzisti” e di “cattolici progressisti”- tanto spesso utilizzate – mi ricordano molto da vicino la prima Lettera ai Corinti: “Io sono di Paolo … io di Apollo … io di Cefa …”, che l’Apostolo stigmatizza e condanna senza appello, invocando il precetto dell’unità voluto da Cristo stesso. Il popolo dei credenti in Cristo, come Lei sa bene, ha riferimenti ben precisi e ineludibili per trovare questa unità: la Rivelazione, la Sacra Scrittura, la Tradizione ed il Magistero della Chiesa. Ogni questione, anche storico-sociopolitica, soprattutto se di valore morale, in ogni tempo, va affrontata e risolta alla luce di quell’insegnamento, che indica con chiarezza la via della verità.

Il compito del cristiano è stato, è e sarà sempre di vivere e testimoniare quella verità, nella vita privata come in quella pubblica. Senza dimenticare che “la nostra lotta non è contro le creature di sangue e di carne, ma contro lo spirito del male che domina in questo mondo di tenebra”. La linea di pensiero promossa dalle varie associazioni LGBTQ+ è inconciliabile con la dottrina cattolica, in cui noi fermamente crediamo e che abbiamo il dovere di annunciare sempre “opportune et importune”.

Non si tratta di condannare nessuno, in quanto siamo assolutamente convinti che il giudizio spetta sempre e solo a Dio nostro Padre, ma non possiamo neppure lasciar passare l’idea che tutto va bene, che tutto è relativo, perché l’unica cosa che conta è che le persone siano contente e felici permettendo loro di fare ciò che vogliono. Che cosa voleva Erode Antipa? Tenere per sé la moglie del fratello e vivere felice così. Un Giovanni Battista in chiave “cultura dell’inclusione” doveva starsene zitto, farsi i fatti suoi, vivere in casa sua i suoi valori ed il suo credo, ma senza denunciare pubblicamente il grave torto perpetrato dal re. Certamente così facendo si sarebbe salvato la vita, ma non era quella la sua missione … così come non lo è per noi, in forza di quel Battesimo che ci fa “sacerdoti, re e profeti”.

Stimato Direttore, essere profeti oggi significa avere tutti contro, significa rimetterci la testa non materialmente (almeno per ora!) ma socialmente e essere grottescamente associati a quella categoria che tanto va di moda dei “seminatori d’odio”. Oggi, essere pietra d’inciampo e “non conformarsi alla mentalità del mondo” – è sempre San Paolo ad esortarci – significa avere il coraggio di dire che la famiglia è una sola, mamma, papà, figli, nonni e nipoti, e ogni altra unione civile, pur riconosciuta dalla legge, non è famiglia. Significa dire a chiare lettere che aborto e eutanasia sono crimini contro la vita, inconciliabili con la rivelazione cristiana.

L’apertura al dialogo è certamente un grande e utile strumento di confronto all’interno del vivere civile, ma non può significare la rinuncia o il sottacere i valori in cui crediamo, che – non dimentichiamocelo mai – sono la via della vera felicità per ogni uomo. L’uomo non è felice perché fa ciò che vuole, perché vive il delirio del libero arbitrio (mascherato da autodeterminazione senza limiti, come si vuole oggi): speriamo che almeno noi –con tutti i nostri limiti e le nostre personali miserie – abbiamo chiaro che la felicità è fare la volontà di Dio, che ci viene indicata dalla Chiesa.

A questo proposito, il nostro Santo Padre Papa Francesco ha parole inequivocabili sui temi eticamente sensibili. L’aborto è un omicidio per mano di “sicari” in guanti bianchi, “è un’atrocità” (16 giugno 2018), l’eutanasia è un crimine che non trova giustificazione alcuna e offende la sacralità della vita (22 maggio 2022), “Il dono più grande che Dio ha fatto all’umanità è la famiglia … padre e madre sono immagine e somiglianza di Dio … la famiglia è icona di Dio .. Oggi, fa male dirlo, si parla di famiglie “diversificate”: diversi tipi di famiglia. Si, è vero che la parola “famiglia” è una parola analogica: “famiglia” delle stelle, “famiglia” degli alberi, degli animali … Ma la famiglia umana, immagine di Dio, è una sola. E’ una sola” (Vaticano, sabato 16 giugno 2018).

E in Amoris Laetitia, 251: “Circa il progetto di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”. “L’accoglienza e il rispetto è per tutte le persone, ma la famiglia è una sola”. Queste non sono clave da utilizzare contro chi non la pensa come noi, ma sono luci da tenere accese perché tutti sappiano che esiste la via di verità della “vera felicità”, direbbe S. Agostino.

Molto probabilmente – considerato ciò che ha scritto – il Signor Stefano Bucaioni non è a conoscenza di queste e di molte altre dichiarazioni che nei secoli la Chiesa ha fatto su questi temi, ma sarebbe davvero ingiustificabile se coloro che si ritengono o definiscono cristiani le avessero dimenticate o – peggio – le contrastassero pubblicamente.

Egregio Direttore, La ringrazio per il tempo che mi ha dedicato, e mi permetto di formulare l’auspicio, per tutti noi, di continuare ad essere “il sale” della terra … “perché se il sale perdesse il sapore a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini” (Mt. 5,13). Il Signore perdoni le nostre mancanze e i nostri errori (io, come il senatore che non viene mai nominato, ne abbiamo certamente tanti), ma ci aiuti ad essere sempre Suoi servi fedeli, ricordandoci che chi vuol piacere al mondo riceverà sicuramente elogi e approvazione dal mondo, ma non può piacere a Dio
Buon lavoro, Direttore.

Massimo Gandolfini
Associazione Family Day – Difendiamo i Nostri Figli
Neurochirurgo e Psichiatra

Don Aldo Milli è tornato alla Casa del Padre: un prete ‘ponte’ tra Dio e chi lo cerca

don aldo milli
Don Aldo Milli

Avranno luogo lunedì 4 luglio, alle ore 11, presso la chiesa parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo in Bagnaia, i funerali di don Aldo Milli, sacerdote perugino, tornato alla Casa del Padre venerdì sera, 1 luglio, nella residenza Fontenuovo di Perugia, dopo un lungo periodo di malattia.

Don Aldo era nato a Deruta il 18 dicembre 1932, dopo gli studi presso il Seminario Regionale di Assisi, era stato ordinato presbitero il 29 giugno 1956. Dopo aver svolto vari servizi pastorali in diocesi, negli anni Settanta, era stato inviato a Schiavo, periferia industriale della fiorente città di Marsciano, che in quegli anni stava conoscendo un grande sviluppo economico. Qui, don Aldo si è impegnato nella costruzione della nuova chiesa, ma soprattutto cercando di aggregare la popolazione e che a Schiavo si trasferiva in cerca di lavoro.

A metà degli anni Novanta, l’arcivescovo Ennio Antonelli, lo trasferì in cattedrale, nominandolo sacrista. L’impegno durò poco tempo, perché con il nuovo arcivescovo Giuseppe Chiaretti, don Aldo Milli chiese di tornare al servizio attivo in parrocchia. Gli fu dunque affidata la comunità di Bagnaia e Pilonico Materno; due realtà ancora rurali, ma quasi lambite dalle propaggini della zona industriale perugina. Di carattere buono e accogliente, don Aldo si è molto impegnato per le popolazioni dove ha svolto il suo ministero, prima di ritirarsi, per motivi di salute a Fontenuovo.

Il ricordo di don Aldo Milli del suo successore

Così lo ricorda il suo successore, don Simone Pascarosa.

“Don Aldo -dice- era un prete che amava tutto quello che amava la Chiesa. Appassionato della liturgia, studio di catechesi, accogliente verso tutti, specie gli ultimi. Un prete nato prima del Concilio, ma che ha sposato il vero spirito del Concilio. Un vero prete, ponte tra Dio e chi lo cerca. La sua tenerezza era uno spirito evangelico che attraeva. La sua curiosità spaziava fino ad abbracciare ogni interesse veramente umano.

La sua preghiera era risposta fedele dello sposo alla sua sposa, la Chiesa. Negli ultimi anni è stato lontano dal servizio pastorale, ma non ha mai smesso di ricevere le visite dei suoi figli spirituali e di sostenere la fede dei suoi ex parrocchiani con la preghiera incessante”.

Festival Federico Cesi: inaugurazione con il canto gregoriano

La Schola Gregoriana de Madrid

Sarà la splendida cornice della chiesa di San Francesco di Acquasparta ad ospitare venerdì primo luglio, alle ore 21.30, l’inaugurazione della 15esima edizione del Festival Federico Cesi, organizzata dall’Associazione Fabrica Harmonica ed in programma dal 1 luglio al 4 settembre 2022 nelle città di Acquasparta, Terni, San Gemini, Montecastrilli. La kermesse ha il patrocinio della Regione Umbria, della Diocesi di Orvieto-Todi, dei Comuni che lo ospitano; ha il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni (Carit).

L’esibizione della Schola gregoriana di Madrid ad Acquasparta

Ad esibirsi ad Acquasparta sarà il coro della Schola Gregoriana de Madrid, che domenica 3 luglio sarà anche a San Pietro in Vaticano, che darà vita a “Canciones de fe”. Il programma del concerto, ad ingresso libero (prenotazione consigliata al numero 389 6638112 o da effettuare via email fabricaharmonica@gmail.com), prevede l’esecuzione di brani del repertorio di canto gregoriano tra i più rappresentativi del periodo della Quaresima e della Pasqua, con alcune incursioni ad altre importanti feste dell’anno liturgico. Della presentazione delle composizioni si incaricheranno le voci maschili e femminili della scuola Gregoriana, tanto simultaneamente come in alternatim. Un omaggio all’Europa nel suo complesso, grazie alle radici musicali comuni che uniscono i diversi paesi e che, come in questo caso, sono rappresentate dal canto gregoriano.

Il coro Schola Gregoriana de Madrid, diretto e creato da Francesco Ercolani nel 2006, è la formazione corale spagnola che ha come scopo l’interpretazione, lo studio e la diffusione del Canto Gregoriano. Si compone di due scuole: la “Schola Maschile” e la “Schola Femminile”. L’aspetto musicale della “Schola Gregoriana de Madrid” copre tutti gli aspetti e periodi liturgici, nonché la celebrazione di concerti e recitals di canto gregoriano (www. francescoercolani.com).

Il 2 e 3 luglio Summer College con don Marcos Pavan

L’appuntamento ad Acquasparta con il canto gregoriano e la musica sacra proseguirà anche sabato 2 e domenica 3 luglio con il Summer College, una masterclass con don Marcos Pavan, direttore della Cappella Musicale Pontificia Sistina di Roma ed esperto gregorianista. Grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni (Carit), l’accesso alla master sarà gratuito per la formazione di direttori e cantori diocesani e per gli studenti dell’Ist Musicale Pareggiato Briccialdi di Terni.

Chi è don Marcos Pavan

Mons. Marcos Pavan è nato a San Paolo del Brasile, dove ha compiuto gli studi musicali, specializzandosi in tecnica vocale con Leila Farah (San Paolo) e Franco Iglesias (New York) e in canto gregoriano con Leonor F. Dewey (San Paolo) e Eugène Cardine (Solesmes, Francia). Ha conseguito il Fellowship Diploma in Direzione Corale presso il National College of Music andArts di Londra. In Brasile ha attuato come cantante lirico e direttore di diverse formazioni corali, avendo al suo attivo registrazioni radiofoniche e televisive. Trasferitosi in Italia nel 1991 ha continuato la sua attività artistica, partecipando come solista a produzioni liriche e di musica sacra che sono state registrate dalla Rai e dalle case discografiche San Paolo Multimedia, Paulus, Bongiovanni e Sony.

Nel 1993 ha iniziato a collaborare come cantore liturgico con l’Ufficio delle Celebrazioni del Sommo Pontefice. Ordinato presbitero nel 1996, nel 1998 è stato nominato Maestro dei Pueri Cantores della Cappella Musicale Pontificia; in questa veste ha partecipato alle registrazioni che il Coro Pontificio ha realizzato per le case discografiche Paulus e Deutsche Grammophone. Nel 2020 Papa Francesco lo ha nominato Maestro Direttore della Cappella Musicale Pontificia.

Il Festival Federico Cesi

Il Festival Federico Cesi nel tempo ha assunto una dimensione sempre più rilevante nel panorama della musica classica, con ospiti e formazioni di respiro internazionale. Manifestazione che, comunque, rimane saldamente legata al territorio e che da Acquasparta, dove è nata nel 2008 sotto gli auspici del Princeps Linceorum, darà vita alla 15esima edizione densa di appuntamenti di ampio respiro, come la Sinfonia n. IX di Beethoven (concerto in programma a Terni il 20 luglio ed organizzato in collaborazione con il Comune di Terni e l’Unitalsi Umbria), e con ospiti prestigiosi italiani e stranieri che proporranno un cartellone non solo di musica classica, ma anche di musica tradizionale.

Per il cartellone completo: www.festivalfedericocesi.it.

Weekend spirituali estivi: una vacanza alternativa alla ricerca di Dio

weekend spirituali estivi
La Casa di preghiera Tabor della Comunità Magnificat ad Agello, sede dei ritiri dei Weekend spirituali estivi

Tra una settimana ad Agello, nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, pittoresca località tra le verdi e dolci colline umbre che si diradano verso il lago Trasimeno, saranno ospitati, dall’8 luglio al 4 settembre, dei ritiri spirituali della durata di un fine settimana denominati, appunto, Weekend spirituali estivi.

Promotrice e sede dei ritiri è la Casa di preghiera Tabor della Comunità Magnificat, organizzati in collaborazione con il Centro di formazione pastorale diocesano e guidati dal suo direttore don Luca Bartoccini, teologo e canonico della Cattedrale di San Lorenzo.

Vacanza alternativa

“Si parla sempre più spesso in estate di vacanze alternative -commenta don Bartoccini- e i Weekend spirituali lo sono davvero sia per coloro che sono alla ricerca di Dio sia per quanti vogliono rigenerarsi nella fede, soprattutto dopo due anni di pandemia che hanno limitato non poco anche la pratica religiosa in presenza. C’è bisogno di ritornare alla comunione spirituale che è al fondamento della nostra fede, perché, come ci insegna il Vangelo di Matteo, Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20).

La preghiera comunitaria -prosegue il teologo perugino- è senz’altro più ascoltata da Dio ed è necessaria praticarla in questo difficilissimo periodo che stiamo attraversando, oltre che per la pandemia, anche per la guerra in Ucraina. Violenza e disprezzo per la vita umana che mai avremmo pensato di vedere ancora in Europa, sconvolgendo la nostra esistenza e interrogandoci non poco anche a livello spirituale”.

I temi trattati

 I Weekend spirituali estivi si prefiggono anche momenti di ascolto della Parola di Dio con meditazione e preghiera che aiutano a dare un senso alla propria vita e risposte ai tanti interrogativi che sorgono nella persona quando si trova a vivere difficili situazioni. A questo vengono in sostegno i temi trattati in ciascun weekend da don Luca Bartoccini.

Raccontare l’amore. Fin dove arriva la misericordia di Dio? (8-10 luglio). Si tratta -spiega il direttore del Centro di formazione pastorale diocesano di Perugia- di un cammino di preghiera e di ascolto alla scuola del Vangelo ripercorrendo i gesti e le parole di Gesù per raccontare il volto misericordioso del Padre e cercare di capire fin dove si spinge la misericordia di Dio per ciascuno di noi.

A seguire Santa Teresa di Gesù Bambino. Fragile come tutti, felice come pochi (29-31 luglio). E’ un vero percorso di guarigione interiore alla scuola di santa Teresa -precisa don Bartoccini- per imparare che la nostra debolezza è la nostra forza. Seguendo il suo cammino si scoprirà che i nostri limiti e le nostre fragilità non sono di impedimento per piacere a Dio e che solo l’abbandono nelle sue mani ci dona la vera gioia”.

Calendario dei Weekend spirituali estivi

 Anche a seguito delle richieste sempre più crescenti di partecipazione provenienti da diverse regioni d’Italia (la prenotazione è obbligatoria contattando Rita Sateriale Orsini al 342.9318383), gli organizzatori dei weekend hanno inteso proporli agli interessati nel periodo autunnale, nei fine settimana del 30 settembre-2 ottobre e del 18-20 novembre. Mentre in estate si tengono in quattro periodi: dall’8 al 10 luglio, dal 29 al 31 luglio, dal 19 al 21 agosto e dal 2 al 4 settembre.

I ritiri, aperti a tutti, sono caratterizzati da un clima fraterno e disteso con ampi spazi anche per la preghiera personale, le celebrazioni, l’adorazione e la condivisione. Per la partecipazione si richiede la presenza continua dal primo pomeriggio del venerdì (possibilità di arrivare per pranzo) all’ora di pranzo della domenica.

Verso Odessa, per fare diplomazia dal basso

Odessa viene considerata la città di snodo della guerra in Ucraina. Non è solo strategicamente imprescindibile, ma vitale dal punto di vista economico e sociale per la vita dell’intera nazione. Per questa ragione, con la carovana “Stop the war” ( Stopthewarnow.eu ) siamo in cammino verso Odessa, destinazione dell’azione di pace nonviolenta.

Non solo distribuzione di aiuti, ma anche mani che si stringono e volti che si riconoscono. Nella fraternità. Una risposta concreta ai potenti della terra che dicono che “questo non è il momento della diplomazia” e a coloro che affermano che il dialogo tra le parti è essenziale, ma contemporaneamente ‘concimano’ la guerra inviando armi. Una diplomazia dal basso e della fraternità. Non risolve – ma aiuta.

L’aborto non è una nobile conquista

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Non voglio sostenere che la vita di un nascituro valga più di quella della madre che lo porta in grembo. E non mi metterò a polemizzare se qualcuno dice che vale meno, come ha fatto la nostra Corte costituzionale nel 1975. Ma non riuscirò mai ad accettare che si dica che vale zero. Che è quello che dicono, alla fine, tutti coloro – e sono una massa – i quali proclamano il “diritto di abortire” come un diritto intoccabile, rifiutando ogni limitazione legale e ogni azione anche blandamente dissuasiva.

Sia chiaro che, per quanto mi riguarda, non voglio leggi repressive e punitive. Mi basterebbe che, pur mantenendo la libertà di aborto – nei limiti in cui è ora riconosciuta dalla legge italiana –, fosse però presente alla coscienza di tutti che il nascituro non è una “cosa” senza nome e senza dignità, ma un essere umano, che ha la sua identità e sta vivendo la prima fase della sua vita. E che questa vita ha, dunque, il diritto di viverla come tutti gli esseri umani. Non perché lo dicano la Chiesa o un’altra fonte di ispirazione religiosa.

Ma perché così vorrebbe (anche) una moralità laica e razionale coerente con i propri princìpi, e rispettosa di ciò che la scienza ci dice intorno a quell’essere. Del resto, abitualmente tutti i genitori, non appena sanno dell’esistenza di quell’essere, ne parlano gioiosamente come del “nostro bambino”, come se fosse già nato; e ora che la tecnica consente ben presto di conoscerne il sesso, già scelgono il suo nome e con quello lo chiamano, parlandone fra loro e con altri.

Di fatto, dunque, la coscienza collettiva già percepisce la dignità umana e l’identità del nascituro. Ma se entra in campo l’argomento “aborto” ecco che allora, nella coscienza dei più, cala l’oscurità e viene zittito chiunque tenti – come faccio io adesso – di ricordare, magari sommessamente e pacificamente, che insomma si sta parlando di un figlio. Ci sono casi nei quali l’aborto è una dolorosa necessità? Si può discuterne. Ma sempre conservando il rispetto e la pietas per quella creatura incolpevole; e non presentando la liberà illimitata di aborto come una conquista di civiltà.

Famiglie senza etichette

L'incontro delle famiglie in piazza IV Novembre

La famiglia è vivissima e, a dimostrarlo, sono le piazze. In nome della famiglia non solo si discute ma ci si scalda pure. A difendere le diverse interpretazioni di sessualità, vita di coppia, genitorialità, si sono viste a confronto due “scuole” proprio lo scorso fine settimana nella nostra regione, tra le iniziative che rilanciavano il 10° Incontro mondiale delle famiglie a Roma con Papa Francesco e, viceversa, il Pride di Perugia (quello che in passato si chiamava Gay Pride, poi esteso alla comunità lgbt+ in generale). Però sulla questione delle “opposte visioni” forse è bene fare qualche ragionamento.

Domenica pomeriggio sui social sono apparse le prime frecciate contro la piazza della famiglia da parte di qualche sostenitore del popolo del Pride. “Come c’era da aspettarsi”, dirà qualcuno. Però vale la pena esaminare quale modello di paladini della famiglia cristiana avessero in mente gli ‘accusatori’. È evidente che il bersaglio contro cui la comunità lgbt+ scaglia i propri dardi avvelenati è l’atteggiamento di alcune aree oltranziste e intolleranti di centrodestra, più destra che centro. Senza fare nomi, tra questi c’è lo stesso soggetto politico – un senatore – che sta creando spaccature all’interno del partito al quale appartiene. Ora, nelle piazze cattoliche umbre di domenica scorsa non appariva neppure l’ombra del personaggio in questione.

Al contrario, le Chiese umbre e le famiglie cristiane hanno messo in piedi portandola nelle piazze – un’operazione estremamente aperta, dialogante, positiva.  A Perugia, ad esempio, la festa in piazza IV Novembre  lo scopo di raccontare le varie stagioni della vita e della famiglia, senza nessuna velleità di “indottrinamento”. Ciò che si “metteva in piazza” erano semplicemente storie vissute: gli sposi novelli, i giovani sposi già con figli, le famiglie adottive, quelle ferite, magari con crisi profonde alle spalle, esperienze legate al mondo della disabilità, e tanto altro. Non è andato in scena nessun siparietto “contro” qualcuno o qualcosa, solo condividere esperienze. Senza malignità, variando su una nota espressione tipica dello schieramento a favore della libertà di scelta sessuale, quello di domenica a Perugia lo si poteva definire un “arcobaleno di famiglie”.

Forse è arrivato il momento per tutti, da entrambe le parti, di sganciare l’idea della difesa della famiglia cristiana dall’appartenenza a una fazione sociopolitica che non sempre usa toni e i registri giusti per chi – come i credenti – dovrebbe mostrare il volto dell’accoglienza, della compassione e le braccia aperte di Gesù sulla croce, almeno per ascoltare e avvicinare l’altro senza elevarsi a giudice.

Sul fronte opposto, quello lgbt+, si nota però con amarezza che anche chi si proclama difensore dei diritti a oltranza voglia negare il diritto di parlare, raccontare e raccontarsi, alle persone comuni. Persone (e famiglie) che – pur avendo ben chiara e cara la propria identità – non indossano le insegne dei “crociati” e, anzi, che spesso si sentono lontane anni luce dallo stile comunicativo e dalle idee di qualche politico che – il dubbio è più che legittimo – sembra giocare partite personali più che difendere interessi più ampi e condivisi. Insomma, i credenti a volte sembrano prigionieri di etichette ideologiche che la gran parte delle famiglie cristiane non ha cercato.

Puntata 16 – In tavola col velluto viola

In tavola col velluto viola

Nella cucina di Leo e Marcella si prepara la ricetta di una coloratissima vellutata, da portare in tavola soprattutto nei mesi invernali. Protagonista assoluto è il cavolo rosso, conosciuto soprattutto come cavolo viola, un ortaggio che – in cucina – si presta a numerose preparazioni e interpretazioni. Può essere cotto o crudo, frullato o finemente affettato, primo piatto o contorno. Leo e Marcella ce lo propongono insieme a patate, latte, sale e pepe: una ricetta semplicissima ma davvero gustosa.

Una piccola ‘Onu’ al Gr.est. San Barnaba e Villaggio della Carità di Perugia

gr.est. san barnaba
La piccola Onu del Gr.est della parrocchia di San Barnaba e del Villaggio della Carità a Perugia

“Per i bambini è naturale diventare amici, ma per noi più grandi non è così facile”. A dirlo è Irene, giovane animatrice del Gr.est. (Gruppo estivo) della parrocchia di San Barnaba e del Villaggio della Carità di Perugia (sede della Caritas diocesana), svoltosi nelle prime due settimane dopo la fine della scuola, nel tracciare un bilancio insieme al parroco don Alessandro Scarda, a Sara, animatrice del dopocresima, a Miriam, animatrice veterana e responsabile del progetto Gr.est., e agli altri giovani animatori: Alessia, Blaise, Damiano, Edoardo, Eleonora, Francesco (detto Ciro), Giovanni, Irene piccola, Lorenzo, Marco, Patricia e Pietro. Questo Gr.est. ha accolto una trentina di bambini dai 6 ai 13 anni di età le cui famiglie, oltre a quelle italiane, hanno origini sudamericane, sudafricane e provenienti dall’Ucraina devastata dalla guerra, facendo breccia nel cuore degli animatori.

Il parroco

“Tutti loro rappresentano tre continenti e ci piace pensare -commenta don Alessandro- al nostro Gr.est. come a una piccola Onu. Uno degli obiettivi è stato quello di aiutare gli ultimi arrivati, i bambini ucraini, ad apprendere di più la nostra lingua. Bene! Non solo hanno perfezionato l’italiano, addirittura hanno insegnato l’ucraino ai coetanei italiani.

Siamo andati oltre l’auspicato processo di integrazione realizzabile con l’abbattimento delle barriere linguistiche. Questo capolavoro di amicizia ed inclusione, attraverso momenti di aggregazione, condivisione, preghiera, giochi, svago…, è stato possibile grazie all’impegno dei nostri giovani animatori nel promuovere attività educative e ludiche non sempre facili da mettere in campo per le diverse culture dei piccoli. È stato anche un passo verso la normalità dopo le restrizioni di due anni di pandemia.

Una scommessa che abbiamo vinto e che ripeteremo il prossimo anno, perché abbiamo colto la bellezza travolgente di un viaggio inaspettato di questa piccola Onu dove a dialogare sono stati i cuori nella loro specialissima e universale lingua.

A testimoniarlo -conclude don Alessandro- sono anche le esperienze Gr.est. al laboratorio di orticoltura con gli anziani (un progetto di inclusione sociale promosso da Caritas con le Edizioni Frate Indovino) e il pranzare insieme alla Mensa Don Gualtiero (intitolata al cardinale Bassetti) al Villaggio della Carità”.

La responsabile Gr.Est.

 Bilancio positivo per gli animati, i trenta fanciulli, ma anche per i tredici giovani animatori.

“Non è stato facile partire da zero -spiega Miriam, l’animatrice veterana- proporre ai ragazzi un’esperienza nuova nel ruolo di animatori, sia perché la gran parte non aveva mai partecipato al Gr.est. sia perché per tutti è stata la prima occasione di mettersi in gioco nel servizio verso i più piccoli e poveri. Il nostro Gr.est, infatti, è nato per i bambini delle famiglie ospitate nel Villaggio della Carità. L’organizzazione di queste due settimane è stata intensa e ci ha messi alla prova, ma anche uniti di più nell’amicizia e nella condivisione di ogni momento vissuto insieme. Metti in gioco tutto te stesso, scopri parti di te che non conoscevi: tenerezza, accoglienza, ascolto e alla fine ti ritrovi a sera svuotato di te stesso ma colmo della gioia di esserti donato agli altri”.

L’animatrice del dopocresima

 Sara parla del «considerevole sforzo organizzativo e mentale richiesto ai nostri animatori nel preparare le attività, i piccoli momenti di catechesi, organizzare i giochi (con tanto di materiale e spiegazione), gestire i bambini, specie quelli più vivaci e incontenibili e far fronte alle tante dinamiche e situazioni che possono presentare.

“Sono compiti -aggiunge- che presuppongono sangue freddo, forza di volontà e tanta pazienza. Ma il gruppo, ormai ben coeso e armonioso grazie agli anni di dopocresima svolti insieme, ha saputo ben rispondere alle sfide di questo Gr.est., per poi assaporarne gli aspetti più preziosi che hanno di gran lunga ripagato i sacrifici fatti”.

Il giovane animatore del Gr.Est.

“Il meglio del meglio -spiega Damiano, a nome di tutti gli altri- è stato aiutare i bambi da poco in Italia. Dare una mano al prossimo è una cosa che davvero ci riempie lo spirito. Partire da casa alle sette del mattino e tornare nel tardo pomeriggio, quasi stremati, crediamo che nessuno lo farebbe mai, se non fosse per tutto quello che quest’esperienza ci dà in cambio”.

La giovane animatrice

 Significativo quanto dice Irene sulla differenza di età tra animatori e animati.

“Mi sono accorta -commenta- di quanto siamo diversi dai bambini, pur non essendo in fin dei conti troppo più grandi. In realtà ho già un po’ perso la spontaneità e la naturalezza di essere e fare ciò che sono e fanno loro, e in questo mi hanno insegnato tanto. Ricorderò per sempre un momento in cui un bambino italiano, con una spontaneità incredibile, si ricollega a quanto detto all’inizio, è andato da un ucraino e gli ha chiesto di diventare amici. Amici! Per noi più grandi non è così facile, per loro invece è così naturale!”.

Caritas diocesana Spoleto-Norcia, report sulle attività gennaio-aprile 2022

caritas spoleto-norcia
La Locanda Misericordia 'Ponziano Benedetti' uno dei servizi della Caritas diocesana di Spoleto-Norcia

La Caritas diocesana di Spoleto-Norcia da quest’anno pubblicherà ogni quattro mesi un report sulle attività svolte.

“Lo scopo -sottolinea il direttore don Edoardo Rossi- è quello di far conoscere le iniziative e progetti realizzati anche grazie ai fondi dell’8xmille della Conferenza episcopale italiana, ai finanziamenti di Caritas italiana, alle risorse diocesane, a quelle di privati e di aziende.

Il documento si fa portavoce degli operatori e, soprattutto, dei tanti volontari Caritas che ogni giorno si dedicano al sostegno dei più poveri”.

Il report si basa sul profilo delle povertà rilevate e sui servizi attivati nel periodo gennaio-aprile 2022 raggruppati in quattro macro-aree.

Centro di Ascolto Caritas

Nei Centri di Ascolto, diocesani e di pievania, hanno operato sessantasei volontari ed è stato fornito ascolto a centonovantasei persone che hanno presentato richieste per acquisto di beni essenziali, di farmaci, per trasporto terapeutico e per orientamento al lavoro. In particolare nove volontari hanno seguito e curato la distribuzione di 1.044 pacchi alimentari e la consegna di cinquantadue spese alimentari al domicilio dei richiedenti. Sono stati registrati tredici interventi per gestire l’emergenza abitativa, cui se ne aggiungono altri quaranta per l’acquisto di beni essenziali per un importo di 4.600 euro. La collaborazione efficace con il Comune di Spoleto e la Fondazione Carispo, attraverso la destinazione con cadenza annuale di appositi Fondi, ha consentito di fornire sussidi a quarantanove persone del comprensorio diocesano per un totale di 13.200 euro: interventi finalizzati al sostegno sociale di famiglie in difficoltà economica (pagamento utenze domestiche, canoni di locazione, trasporto sanitario, tasse scolastiche, buoni carburante, ricariche telefoniche).

Locanda della Misericordia Ponziano Benedetti

Nei primi quattro mesi del 2022 ha distribuito 5.800 pasti (600 erogati presso i locali di via Cecili e 5.200 come pasti da asporto), per un totale di spese fisse sostenute di circa 9.000 euro (finanziate con donazioni private). Sono stati, invece, 70 i volontari che si sono alternati da gennaio ad aprile.

Progetti vari

L’amore…oltre le catene (autunno 2021)

Raccolta straordinaria di prodotti per l’igiene del corpo, indumenti sportivi e scarpe da ginnastica a favore dei detenuti in media sorveglianza della Casa di Reclusione di Spoleto. Il progetto ha visto anche il coinvolgimento, oltre ai fedeli della parrocchie, di sessanta alunni della prima e seconda media dell’Istituto Comprensivo G. Fanciulli di Arrone e Ferentillo, che hanno comunicato on line con alcuni detenuti della struttura penitenziaria. É già stato calendarizzato per il prossimo autunno il coinvolgimento degli Istituti Superiori di Spoleto. La disponibilità di volontari e la sensibilità della Direzione della Casa di reclusione hanno consentito la creazione di un apposito Centro di ascolto interno al carcere, con l’obiettivo di colmare bisogni contingenti e rendere più forti e solidali le relazioni umane fra le persone detenute e quelle libere.

Fattoria Socio Educativa

Grazie ai fondi 8xmille della Conferenza episcopale italiana è stato avviato il Progetto – approvato e finanziato per sessanta mila euro, per la riqualificazione del casolare della Confraternita della Misericordia in località Castellocchio di Eggi di Spoleto attraverso la formazione, il sostegno socio-educativo ed il coinvolgimento di tutti gli Istituti di scuola superiore di Spoleto e dell’Istituto Comprensivo di Cerreto di Spoleto. Il progetto ha lo scopo di educare i giovani ad una nuova e ritrovata relazione con l’ambiente sul solco tracciato dall’Enciclica di papa Francesco Laudato Sii.  Ad oggi sono stati sostenuti costi relativi al progetto per circa quindici mila euro.

Caritas Care

Nell’anno 2021, settantasette benefattori hanno sostenuto novantacinque adozioni di bambini nella Repubblica Democratica del Congo con un contributo di 12.863 euro, garantendo la possibilità di frequentare la scuola, avere un pasto giornaliero, materiale scolastico e supporto sanitario.

Emergenza Ucraina

La situazione dei profughi fuggiti dall’Ucraina a seguito del conflitto esploso il 24 febbraio 2022 ha sin da subito coinvolto la Caritas diocesana che si è attivata per la loro accoglienza, in collaborazione con gli Enti e le Associazioni del territorio: in strutture religiose, nelle canoniche, in conventi e monasteri, in famiglie privare. Ad oggi le persone ucraine accolte dalla Caritas sono centosessanta: novanta minori, quattro neo maggiorenni, quattro papà, quarantadue mamme e venti tra nonne, sorelle, nipoti e amici. A queste vanno aggiunte quaranta persone che hanno trovato accoglienza in modo autonomo e che sono comunque seguite dalla Caritas.

Con un gruppo di volontari Caritas sono state create le Famiglie Tutor con il compito di assistere, attraverso un dialogo costante, i nuclei familiari ucraini.

Presso la ex chiesa di San Nicolò in Spoleto, con un’apertura di sette giorni su  sette garantita da numerosi volontari, è stata predisposta la raccolta speciale di materiale da inviare direttamente alle popolazioni ucraine (su richiesta ed in collaborazione con la comunità ucraina di Spoleto che ha gestito l’attività).

Nella casa canonica di Maiano di Spoleto è stato creato l’emporio Don Guerrino Rota dove i cittadini ucraini hanno la possibilità di avere indumenti, giochi e cancelleria. Si tratta di tutto materiale nuovo donato dai commercianti della Diocesi. Inoltre, la sensibilità di diverse realtà (Associazione commercianti, Fondazione Festival e altre) ha consentito la possibilità di organizzare momenti ludico-ricreativi per i bambini ucraini e loro, al fine di facilitare l’integrazione nel tessuto sociale del territorio della diocesi di Spoleto-Norcia.

In collaborazione con la CPIA di Spoleto (Scuola Statale per Adulti) viene proposto, presso i locali della Parrocchia di San Venanzo a Spoleto, un corso base di lingua italiana.

Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi: al via le iscrizioni al nuovo anno accademico 2022-2023

Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi
Suor Roberta Vinerba confermata direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi

Sono aperte le iscrizioni per l’anno accademico 2022-2023 dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose (ISSRA) di Assisi. Il termine ultimo è il 15 ottobre 2022. La sede è in un’ala del Pontificio Seminario Regionale Pio XI di Assisi. Tutte le informazioni si possono trovare sul sito istituzionale: www.ita-issra.it.

Suor Roberta Vinerba confermata Direttore per altri tre anni

Attuale Direttore di questo Istituto, eretto nel 1987 e collegato alla Facoltà Teologica della Pontificia Università Lateranense di Roma, è suor Roberta Vinerba, che è stata da poco confermata per altri tre anni.

“In realtà il primo triennio -afferma- è stato un quadriennio in quanto la pandemia da Covid-19 ha impedito l’elezione del nuovo Direttore nei tempi previsti. Ricominciamo un nuovo mandato insieme al professor Paolo Capitanucci, confermato quale vice direttore. È un’avventura impegnativa ma anche molto stimolante: l’ambiente è bello e il gruppo di lavoro accademico è ricco umanamente e professionalmente.

Il fatto che sono una donna – prosegue la professoressa – è certamente un segno dei tempi, anche se nella mia vita ho sempre avuto la possibilità di esercitare i miei doni e i miei carismi indipendentemente dall’essere donna. Ho sempre trovato una Chiesa che ha saputo valorizzare la mia femminilità quale dono per la comunità. Nel primo mandato, comunque, ho visto come sia stato importante la direzione al femminile che comporta alcune caratteristiche che forse aiutano di più a fare squadra e ad essere inclusivi”.

L’Istituto Superiore di Scienze Religiose ha raddoppiato gli iscritti: tutti i numeri di una realtà che offre concrete opportunità occupazionali.

Nell’anno accademico 2018-2019 c’erano quarantacinque iscritti; in quello 2019-2020 c’erano sessantaquattro iscritti; nell’anno accademico 2020-2021 ce ne erano ottantaquattro.  I docenti: cinque sono stabili; diciotto incaricati; cinque invitati; uno in collaborazione. La media voti degli iscritti: da diciotto a venti lo zero per cento; da ventuno a ventiquattro il due per cento; da venticinque a ventisette il dieci per cento; da ventotto a trenta e lode l’ottantotto per cento.

Di tutto ciò è naturalmente soddisfatta suor Roberta Vinerba.

“Il mio predecessore padre Pietro Maranesi, ofm Cappuccini, ha fatto un ottimo lavoro: ha avviato l’Istituto, lo ha custodito e lo ha fatto crescere, delineandone i tratti essenziali. Poi in questi anni è cambiato il mondo e anche la pandemia ha inciso. Aver raddoppiato il numero degli iscritti è motivo di gioia. Anche negli esami di grado (le lauree) abbiamo una percentuale alta di chi si laurea con il massimo dei voti (il 90%): ciò vuol dire uno studio serio, ma anche persone profondamente motivate.

C’è stato un grande sviluppo e un notevole interesse -prosegue suor Roberta- per gli studi delle scienze religiose. Anche perché il nostro titolo di studio, triennale e quinquennale, che equivale alla laurea dell’università statale, consente di insegnare religione nelle scuole. E c’è un bisogno enorme di docenti, c’è una grande richiesta e le cattedre non sono coperte.

Per cui l’ISRRA è anche una bella opportunità occupazionale. Ad esempio, regioni come il Veneto, l’Emilia Romagna e la Toscana ci chiedono se possono attingere dai nostri iscritti per l’insegnamento”.

Molti i giovani iscritti all’ISSRA

“É anche cambiata la tipologia-prosegue la Vinerba- di persone iscritte all’ISSRA. Abbiamo molto giovani, diversi sono uomini e anche liberi professionisti. Scelgono il percorso di studi dell’ISRRA per un sapere umanistico, teologico, spirituale e sapienziale a tutto campo. Il nostro Istituto propone un percorso di umanizzazione in cui si trovano i perché della vita.

È infine possibile -conclude il Direttore- attivare dei percorsi personalizzati per chi ha già un lavoro e una professione, in modo da portare avanti lo studio in maniera seria”.

Nella cattedrale di Perugia l’incontro diocesano con le famiglie

“Gesù Cristo ci offre, con la testimonianza della sua vita, il percorso vero di essere liberi per realizzare in noi stessi ciò che il nostro cuore desidera, grida”. Così il vescovo ed amministratore diocesano mons. Marco Salvi ha esordito nell’omelia della celebrazione eucaristica, nella cattedrale di Perugia, domenica pomeriggio 26 giugno, all’incontro diocesano delle famiglie nella giornata conclusiva del X Incontro mondiale con papa Francesco tenutosi a Roma dal 23 al 26 giugno.

Testimonianze di vita dalle famiglie

L’incontro perugino, che ha visto la partecipazione di non poche famiglie, è culminato in piazza IV Novembre con significative testimonianze di vita delle diverse “stagioni della famiglia”. Hanno preso la parola giovanissime coppie di sposi, ma anche adulte, le famiglie adottive, quelle con disabilità, alle prese con non pochi problemi sociali, una coppia rinata dopo un periodo di crisi e non sono mancati riferimenti alla vita dei beati coniugi Maria e Luigi Beltrame Quattrocchi, patroni dell’Incontro mondiale delle famiglie. Cornice a queste testimonianze è stato lo spettacolo canoro-musicale di gruppi di oratorio, del Rinnovamento nello Spirito e del Cammino neocatecumenale. Quest’ultimo ha animato la celebrazione eucaristica. L’incontro è stato promosso dall’Ufficio per la pastorale familiare in collaborazione con le redazioni de La Voce e di Umbria Radio InBlu.

Mons. Salvi. “Il mistero più grande di Dio, della sua incarnazione si è attuato nella Famiglia di Nazareth

Commentando le letture della domenica, mons. Salvi ha ricordato che “il mistero più grande di Dio, il mistero della sua incarnazione si è svolto e si è attuato nella Famiglia di Nazareth. Questo è una grande indicazione per ciascuno di noi ed è per questo che il luogo privilegiato attraverso cui Dio rende manifesto il suo amore, la sua tenerezza per ogni uomo, si fa prossimo, è dentro la famiglia”.

“Ma cosa caratterizzava quella Famiglia di Nazareth? – si è chiesto mons. Salvi –. Prima di tutto, Maria, Giuseppe e Gesù vivevano una caratteristica essenziale: vivere senza esitazione, senza nulla anteporre al disegno di Dio, quella stessa radicalità che Gesù chiede a chi vuol farsi suo discepolo, una decisione radicale nel vivere con Cristo. La risposta di Gesù è come un’indicazione per ciascuno di noi nel vivere la famiglia. Anche l’amore più grande fra un uomo e una donna, anche l’amore più puro verso un figlio, una figlia deve avere come un prima assoluto l’amore verso Dio, il primato assoluto di Dio dentro i nostri rapporti.

Un’altra attenzione della Famiglia di Nazareth, che può indicare ancora oggi un cammino ed un esempio, è la semplicità. Le nostre famiglie non sono chiamate a grandi cose, a rivoltare il mondo, ma nella normalità del quotidiano essere comunità di amore, di riconciliazione, dove si sperimenta la tenerezza, dove c’è l’aiuto vicendevole, il perdono reciproco, dove dalle cose più semplici il grande amore si sperimenta e vive».
Mons. Salvi, avviandosi alla conclusione, ha voluto incoraggiare le famiglie nel dire loro: «prendete sempre più coscienza dell’importanza che la famiglia ha nella Chiesa e nella società, oggi così dileggiata e vituperata anche nelle manifestazioni pubbliche. Oggi il luogo della ripresa, anche per questa società, è la famiglia. L’annuncio del Vangelo passa innanzitutto attraverso le nostre famiglie per poi raggiungere tutti gli ambiti della vita quotidiana”

La consegna alle famiglie del “mandato missionario”

E con questo auspicio, al termine della celebrazione, l’amministratore diocesano ha consegnato alle famiglie il “mandato missionario” da compiere, come hanno ricordato i coniugi Roberta e Luca Convito, responsabili dell’Ufficio diocesano per la pastorale familiare, “ad iniziare dalla nostra casa, dal nostro condominio fino ai nostri luoghi di lavoro e di aggregazione e socialità”.

Dopo la celebrazione grande spettacolo in piazza IV Novembre.

Mons. Giulietti: “Per sostenere la famiglia ripartire dall’educazione dei giovani all’affettività”

Papa Prancesco con una famiglia

Riportiamo di seguito l’intervista a mons. Paolo Giulietti, arcivescovo di Lucca, pubblicata sull’agenzia Sir (Servizio di informazione religiosa), uscita ancora prima sul settimanale “Toscana Oggi” in occasione del X Incontro mondiale delle famiglie in corso a Roma.

“Penso che un’urgenza fortissima per la Chiesa sia l’educazione dei giovani all’affettività”. Ne è sicuro l’arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti, che da un anno è presidente della Commissione episcopale Cei per la famiglia, i giovani e la vita, oltre a essere il delegato della Conferenza episcopale toscana per lo stesso ambito pastorale.
Nei giorni in cui la Chiesa vive il decimo incontro mondiale delle famiglie, il suo sguardo va al contesto particolare in cui questo evento si svolge.

Che strada sta facendo la Chiesa sul tema della famiglia?

“È impegnata nella recezione di Amoris Laetitia e sulle prospettive pastorali per tradurre in pratica questo documento pieno di novità. Anche l’idea del nuovo documento sul catecumenato prematrimoniale, uscito in questi giorni, viene da Amoris Laetitia che chiede di cambiare l’impostazione tradizionale dei corsi di preparazione al matrimonio. Tutte novità che vanno metabolizzate e tradotte in pratica. Ho partecipato all’incontro mondiale delle famiglie di Dublino nel 2018, anche lì si avvertiva che c’era un nuovo da accogliere”.

Quali sono le urgenze su cui le parrocchie devono lavorare nell’ambito della pastorale familiare?

Penso che un’urgenza fortissima sia l’educazione all’affettività. Siamo in un momento in cui tutti i temi affettivi passano attraverso canali non controllati dagli educatori: la musica, gli smartphone… Oggi i giovani apprendono l’affettività da questi canali, non più dalla famiglia, dalla parrocchia, dalla scuola. Questo è molto sfidante perché assistiamo a una precocizzazione della sessualità e quindi al venir meno di tutto quel campo valoriale, emotivo, ideale che invece fa parte dell’approccio all’affettività. Alcune scelte problematiche che avvengono nell’adolescenza sono preparate nell’infanzia o nella seconda infanzia in una totale dissattenzione della comunità educante, del “villaggio educante”. Si arriva così a un’affettività non stabile: l’idea di matrimonio, ma anche di stabilità, oggi vacilla. Questo mina la stabilità affettiva e incide poi sulla progettualità di coppia, sulla natalità… Una grande sfida per tutti quelli che vedono nel rapporto tra uomo e donna una cosa seria, comunque la si viva, dentro o fuori un discorso di fede. Dobbiamo porre le basi per un approccio integralmente umano, prima ancora che cristiano, alla dimensione affettiva della vita”.

L’altro grande tema di cui si parla spesso è quello delle cosiddette “situazioni irregolari”: l’accoglienza di separati, divorziati…

“Anche questa è una frontiera che Amoris Laetitia ha aperto e su cui si sta lavorando, a livello ancora sperimentale. Fra l’altro il Papa ha auspicato che dopo il documento sulla preparazione al matrimonio, ne esca uno su questi temi. C’è una confusione che può essere anche positiva, c’è il tentativo di aprire processi, di mettere insieme servizi… È un tema caldo”.

Il tema dell’incontro mondiale è “famiglia come via di santità”. Come si traduce questo auspicio nella realtà?

“È un tema che aiuta a capire la dimensione sacramentale del matrimonio: nemmeno i cristiani hanno chiaro che il matrimonio è un sacramento, non è qualcosa che si aggiunge allo stare insieme ma è costitutivo di una realtà nuova. La coppia è una forma di vita cristiana nuova in cui la santità, cioè la conformazione a Cristo, si realizza nel rapporto reciproco fra i coniugi e nell’apporto che la coppia dà alla vita della comunità cristiana e della comunità civile. Se non si capisce questo, se quello che conta è l’individuo e non la famiglia, non si capisce perché valga la pena sposarsi. Se invece la dimensione di coppia viene assunta come luogo di santità delle persone, si capisce meglio il valore sacramentale del matrimonio. È in grande aumento la convivenza tra persone battezzate: questo vuol dire non comprensione della natura del percorso di coppia.

Molte delle coppie che chiedono di sposarsi in chiesa oggi sono già conviventi.

“Ormai la normalità è che su 10 coppie che si preparano al matrimonio, 8 o 9 sono conviventi, l’eccezione è diventata la non convivenza. Questo da una parte dice che i corsi devono cambiare: uno che ha fatto una scelta di coppia difforme da quello che dice la Chiesa, e lo ha fatto non per costrizione ma per libera volontà, deve fare un percorso di rientro nella comprensione del percorso di coppia, un catecumenato inteso come percorso di riavvicinamento alla vita cristiana. C’è da capire il battesimo, prima ancora che il matrimonio”.

Ci sono anche molte coppie non sposate che si avvicinano alle parrocchie per chiedere i sacramenti per i figli…

“C’è da distinguere le varie situazioni. I conviventi, per accedere ai sacramenti hanno davanti una prospettiva semplice, quella di sposarsi. La vera coppia in sofferenza è quella di chi non si può sposare perché ha un matrimonio alle spalle. Qui il discorso cambia. Qui ci sono dei percorsi da fare. C’è da verificare la possibilità di dichiarazione di nullità per il matrimonio precedente, e qui le cose sono molto cambiate dal passato per quanto riguarda tempi, modi, costi. Laddove non si possa fare, la Chiesa deve essere madre e mettere in campo dei percorsi che consentano a queste persone di tornare a una prassi della vita cristiana, anche sacramentale”.

Questo è un tema che suscita grande dibattito.

“Però bisogna essere precisi: a questo grande dibattito non corrispondono grandi numeri, coppie che si mostrano interessate a questi tipi di percorsi non sono molte. C’è da chiedersi perché. Ci può essere la coppia che lamenta un disagio perché alla Prima Comunione del figlio non può fare la Comunione, o perché non può fare da madrina al nipote che si cresima, ma poi non va mai alla Messa domenicale.Il problema allora non è l’irregolarità, è risvegliare un desiderio di vita cristiana. Io sono stato parroco, ho avuto qualche volta da discutere per questo tipo di situazioni. Situazioni di sofferenza o di conflitto cui però spesso non corrisponde un reale interesse a partecipare alla vita della comunità ecclesiale. Il discorso è complesso, ha molte sfumature”.

Un altro grande punto di sofferenza nelle parrocchie è come coinvolgere i genitori e le famiglie nel catechismo dei figli.

“Per molti è un’opportunità di riavvicinamento, che però per diventare vero deve fare dei passi, una riscoperta vera della fede nella vita di coppia. Questo non sempre avviene”.

Le nuove norme introdotte da papa Francesco hanno rilanciato il tema dei ministeri laicali, aperti anche alle donne. Quale ruolo c’è per le coppie di sposi nelle parrocchie?

“Vedo il rischio che questa nuova ministerialità metta a rischio la ministerialità sacramentale che ogni coppia di sposi ha già, in quanto tale. I laici sposati esercitano già una ministerialità anche senza diventare accoliti, lettori o catechisti ma per il fatto che da sposi hanno un compito nella Chiesa e nella società. Non serve nulla di più. Ma mentre nessuno mette in dubbio che un prete sia un ministro di Dio, purtroppo pochi pensano che la coppia abbia un suo specifico ministero. I nuovi ministeri laicali non devono mettere in ombra, con i vari compiti che comportano all’interno della comunità, quei compiti che sono già compresi nel sacramento del matrimonio. Nella prassi pastorale questo deve ancora essere compreso. Ci sono esempi di coppie che fanno grosse cose, a livello di testimonianza dell’amore cristiano nel mondo. Tradurre questa ministerialità nella Chiesa è complesso, la Chiesa è ancora pensata su un modello di ministerialità clericale, l’identikit del ministro è il prete. La ministerialità laicale non dovrebbe essere pensata secondo modelli clericali. Il ruolo che la coppia cristiana, attraverso il battesimo e il matrimonio, può esercitare nella comunità è ancora da tradurre in prassi concrete. Questa sarà la sfida, secondo me, della pastorale familiare del futuro”.

 

Mons. Paolo Giulietti ha inoltre rilasciato un’intervista anche a Vatican news, di cui riportiamo il link https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2022-06/incontro-mondiale-famiglie-giulietti-matrimonio-giovani.html

 

 

 

Perugia: intitolata a mons. Giacomo Rossi “Casa Emmaus” di Lidarno

La cerimonia di intitolazione a mons. Giacomo Rossi di "Casa Emmaus" a Lidarno

A Milano il convegno nazionale delle Caritas diocesane

“La prima profezia resta sempre e comunque il guardare la nostra storia e chi ci ha condotto al cammino di servizio agli ultimi. Questo sguardo ha il volto e il nome di don Giacomo Rossi, un sacerdote forte e tenace, un sacerdote innamorato di Gesù e dei poveri che nel 1976, con il suo SI, ha permesso la nascita della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve guidandola per 25 anni, fino al 2001, ricoprendo anche il ruolo di delegato regionale della Caritas Umbria e di membro della Presidenza della Caritas italiana”. Lo scrive don Marco Briziarelli, suo successore alla guida di quest’organismo pastorale, nel tracciare un “bilancio” dell’esperienza della delegazione perugino-pievese al 42° Convegno nazionale delle Caritas diocesane (Milano, 20-23 giugno) dedicato al “Camminare insieme sulla via degli ultimi”, fornendo “tanti strumenti per leggere le povertà di oggi con uno sguardo di profezia”.

L’intitolazione di “Casa Emmaus” a don Giacomo Rossi

Occasione per tracciare questo breve ma significativo “bilancio” è stato un evento “unico e speciale, di comunione di preghiera per tutta la Caritas e per tutta la comunità diocesana: la intitolazione di ‘Casa Emmaus’ a don Giacomo”, sottolinea don Briziarelli. Evento che si è tenuto nel pomeriggio del 25 giugno, a Lidarno di Perugia dove è situata “Casa Emmaus”, alla presenza del cardinale Gualtiero Bassetti, del parroco don Antonio Sorci, dell’assistente sociale Stella Cerasa, che di mons. Rossi è stata per lunghi anni parrocchiana e collaboratrice in Caritas come responsabile del Centro di ascolto diocesano, e di numerosi amici e testimoni delle opere di carità e non solo, di questo sacerdote che ha scritto una bella pagina della storia della Chiesa perugina ritornato alla Casa del Padre cinque anni fa, il 23 giugno 2017.

Un’opera per accogliere le disabilità

Anche l’Amministrazione comunale di Perugia ha voluto rendere omaggio alla memoria di mons. Rossi intervenendo a “Casa Emmaus” con l’assessore Otello Numerini, che ha evidenziato l’importanza anche sociale di quest’opera nata per accogliere famiglie con disabili e che per anni è stata gestita in collaborazione con il Centro volontari della sofferenza (Cvs).

Attualmente ad animare e gestire quest’opera è una realtà associativa riconosciuta dalla Caritas diocesana, iscritta nel Registro regionale del volontariato. “Oggi, intitolando ‘Casa Emmaus’ a don Giacomo – conclude don Briziarelli – riconsegniamo proprio a lui quest’opera di inclusività che tanto ha voluto unitamente all’allora arcivescovo mons. Giuseppe Chiaretti, inaugurata nel 1999 come opere segno del IV Congresso eucaristico diocesano; un’opera che accoglie e accompagna con grande dignità ogni forma di disabilità restando un cuore pulsante della nostra carità”.

Premio internazionale ‘Francesco d’Assisi e Carlo Acutis’

premio francesco carlo acutis
Domande entro il 31 dicembre, in palio 50 mila euro

Sono aperti i termini di presentazione delle domande per partecipare all’edizione 2023 del premio internazionale “Francesco d’Assisi e Carlo Acutis, per una economia della Fraternità”. Il bando pubblicato e sostenuto dalla Fondazione diocesana di religione – Santuario della Spogliazione istituita dalla diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino è on-line. Le domande di partecipazione devono essere presentate entro il 31 dicembre 2022. Il premio, come previsto nello Statuto e nel Regolamento, è istituito allo scopo di “promuovere un rinnovamento dell’economia all’insegna dell’universale fraternità di tutti gli esseri umani a partire dalla condizione e dagli interessi dei più umili e disagiati, nella prospettiva evangelica dell’unica paternità di Dio e del suo disegno di amore per tutti i suoi figli”. Il progetto vincitore riceverà una corresponsione in denaro di 50 mila euro, frutto della sensibilità di un comitato di sostenitori. Il premio, nella sua edizione inaugurale del 15 maggio 2021 è stato assegnato, a titolo emblematico e fuori concorso, all’Istituto Serafico di Assisi; mentre lo scorso 21 maggio il riconoscimento da 50 mila euro è stato assegnato al progetto Ecobriqs Charcoal Briquettes, realizzato da un gruppo di 15 persone con disabilità nella diocesi di Pasig, nelle Filippine (Manila metropolitana), senza lavoro e poverissimi, che con l’aiuto della parrocchia hanno accolto l’invito della città: usando rifiuti, scarti, e, prima di tutto, le ninfee, producono – tramite una tecnologia rivoluzionaria – i bricchetti di carbone. I promotori hanno anche deciso di sostenere Farm of Francesco con un contributo di 15 mila euro: è progetto frutto di Agriculture & Justice Village, uno dei villaggi di Economy of Francesco, che ha lo scopo di combattere la desertificazione del suolo, questo progetto studia metodologie che permettono di coltivare la terra in maniera sostenibile, senza renderla sterile.

Con il Cuore, solidarietà francescana per l’Ospedale Bambino Gesù

con il cuore
Renato Zero e padre Enzo Fortunato all'ospedale Bambino Gesù

Una speciale visita all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma dove, il cantante Renato Zero e padre Enzo Fortunato, a nome dei frati di Assisi, nei giorni scorsi sono andati per presentare il progetto sostenuto con la raccolta fondi ‘Con il cuore, nel nome di Francesco’, alla quale si può ancora partecipare, fino al 31 luglio, donando 2 euro al numero 45515. Un progetto a favore del Centro di cure palliative pediatriche al quale sono stati donati una centrale di monitoraggio e un ecotomografo. Presenti anche la presidente dell’Ospedale Bambino Gesù, Mariella Enoc, il Segretario Generale della Fondazione Bambino Gesù, Francesco Avallone, e il fondatore della cooperativa Auxilium, Angelo Chiorazzo.

“Una carezza per i bambini”

“L’impegno a tradurre in gesti concreti quello che le persone hanno donato a ‘Con il Cuore’ – ha dichiarato padre Enzo Fortunato -. Renato Zero ha partecipato a molte edizioni dell’evento solidale e non ha voluto nulla per sé, e lo scorso anno mi disse: facciamo una donazione ai piccoli pazienti del Bambino Gesù. E così è stato. Lenire la sofferenza è il primo compito, da essa s’impara molto”. “Con l’ausilio della comunità francescana continuiamo questo viaggio verso l’infanzia – ha dichiarato Renato Zero -, per consegnare loro la nostra carezza, la nostra benedizione e soprattutto questo supporto alla ricerca, per fare in modo che questi bimbi godano di una protezione che gli consenta di diventare a loro volta degli uomini e delle donne meravigliose”. “Grazie ai frati, a Renato Zero e all’evento Con il Cuore che aiutano e sostengono il Centro di cure palliative pediatriche, nuova struttura dell’Ospedale Bambino Gesù – ha dichiarato Mariella Enoc -. Qui i bambini che hanno malattie inguaribili possono essere curati in un ambiente sereno. Possiamo dare loro più benessere, più spensieratezza e far sì che le famiglie siano sempre vicine. Credo che sia un grande segno di amore”. Durante l’incontro Renato Zero ha anche svelato un piccolo segreto: “Quando sono nato avevo una grave forma di anemia e fui ricoverato al Bambino Gesù che mi curò. Ho ancora la cicatrice della trasfusione di sangue che mi fu fatta. Era il sangue di un frate che me lo donò e che non ho mai conosciuto. Forse è per questo che sono così legato ai frati di Assisi e sono grato a questa struttura dalla quale, in fondo, ho ricevuto la vita”.

A Perugia “L’amore familiare: vocazione e via di santità”

diocesi perugia anno pastorale
Cattedrale di San Lorenzo - Perugia

Le famiglie della comunità diocesana di Perugia-Città della Pieve si apprestano a vivere l’atteso evento dal titolo “L’amore familiare: vocazione e via di santità”, in programma domenica pomeriggio 26 giugno, in pieno centro storico – prima in cattedrale e poi in piazza IV Novembre -, promosso nell’ambito del loro X Incontro mondiale con papa Francesco in svolgimento a Roma (22-26 giugno).

Eventi diocesani

“L’incontro romano – ricordano i coniugi Roberta e Luca Convito, responsabili della Pastorale familiare diocesana – è riservato, a causa della pandemia, ai delegati internazionali e ai responsabili di associazioni e movimenti ecclesiali laicali che si occupano di Pastorale familiare. Contestualmente a questo X Incontro mondiale, nelle diocesi italiane, in forma multicentrica e diffusa, si tengono degli eventi che ci consentono di vivere in comunione spirituale con quanto è in svolgimento a Roma”. Nella comunità diocesana perugino-pievese, ricordano i coniugi Convito, “sono stati organizzati, tra marzo e maggio, degli incontri territoriali per preparare e sensibilizzare le famiglie e tutti gli interessati all’appuntamento di giugno; incontri che hanno destato non poco interesse e visto una nutrita partecipazione di genitori, figli e nonni”.

Il programma perugino

L’appuntamento nel capoluogo umbro con le famiglie, organizzato dal preposto Ufficio diocesano pastorale con il patrocinio del Comune di Perugia, è, come già annunciato, domenica 26 giugno, con inizio alle ore 17, nella Cattedrale di San Lorenzo, dove il vescovo ed amministratore diocesano mons. Marco Salvi presiederà la celebrazione eucaristica e consegnerà il “mandato missionario” alle famiglie. Seguirà, alle ore 18, in piazza IV Novembre, il concerto-spettacolo “Voglio dirti sì”, organizzato in collaborazione con le redazioni giornalistiche de La Voce e di Umbria Radio InBlu.

Le stagioni della famiglia

“Si tratta di un concerto-spettacolo – spiega Daniele Morini, direttore delle due testate giornalistiche cattoliche – in cui vengono presentate, attraverso una serie di testimonianze e storie di vita, le varie stagioni della famiglia. Dalla famiglia appena formata, con due novelli sposi, alle giovani coppie con figli, a quelle più adulte che via via crescono. Non mancano testimonianze di interazione tra genitori, figli e nonni. Questi ultimi sempre più sentiti come dei veri e propri ammortizzatori sociali vista la difficile situazione che le famiglie stanno affrontando dalla crisi economica in avanti; difficoltà accentuate da due anni di pandemia ed oggi aggravate dalle conseguenze della guerra in Ucraina”.

Famiglie adottive e quelle con disabilità

“Si parlerà dell’importanza delle famiglie adottive e di quelle con disabilità – precisa il giornalista Morini –. Molto toccante sarà la testimonianza della grande famiglia dell’Opera Don Guanella di Perugia. Ascolteremo anche la storia di una coppia già in crisi, rinata nel frequentare tra le prime la “Casa della Tenerezza”, realtà ecclesiale fondata da mons. Carlo Rocchetta che lo scorso 20 giugno ha ricevuto un prestigioso riconoscimento civile, l’iscrizione all’Albo d’Oro della città di Perugia. Questa coppia, delegata al X Incontro mondiale con il Papa, racconterà anche quanto è emerso a Roma. Non mancheranno dei riferimenti ai santi coniugi Maria e Luigi Beltrame Quattrocchi, patroni dell’Incontro mondiale delle famiglie, e tanta buona musica e canti di gruppi di oratori e del Rinnovamento nello Spirito”.

Perché tornare in Ucraina

La manifestazione a Leopoli

Semplicemente per non rassegnarsi a una soluzione militare. Per dire che la vita delle persone è il bene di gran lunga più importante, da preservare prima di ogni altra conquista geopolitica, di ogni territorio e ragione. Per questo, con “Stop the war now” (stopthewarnow.eu) continuiamo a organizzare carovane di pace nonviolenta verso l’Ucraina; e per questo continuiamo a inviare messaggi di pace alle cittadine e ai cittadini russi. Condividere è essenziale.

Dagli aiuti umanitari allo stare semplicemente accanto, fino a chiedere alla politica di riattivare tutti i canali possibili per il dialogo e la diplomazia che non dichiarano vincitori e vinti, ma restituiscono dignità a tutti. Che non distruggono e non uccidono, né feriscono l’anima dei bambini, ma costruiscono un futuro di convivenza pacifica e di mutuo riconoscimento. In questi giorni partiamo ancora per l’Ucraina – forse solo per cercare di seminare piccoli gesti nemmeno “notiziabili” (come dicono i professionisti della comunicazione), ma sicuramente in grado di generare un altro domani.

Il costo dell’energia

di Nicola Salvagnin

La realtà di tutti i giorni sta evidenziando che la cosiddetta transizione ecologica fatta a suon di slogan, date capestro e scelte improvvide sta rivelandosi un boomerang gigantesco per l’Europa e per l’Italia. Perché non era importante “fare presto”, ma “fare bene”, ovviamente il più rapidamente possibile. Invece le stiamo sbagliando molte se non tutte.

L’ultimatum dell’Ue alle fonti energetiche fossili ha portato le aziende del settore a smettere di trivellare e ricercare idrocarburi. Poi capita la guerra ucraina e la crisi energetica con la Russia, e scopriamo che il metano in realtà per noi è e sarà vitale per ancora molti anni. Peccato non aver diversificato le fonti di approvvigionamento, mentre ci vediamo costretti a usare l’inquinantissimo carbone come prima, più di prima. Eterogenesi dei fini.

All’industria automobilistica, fiore all’occhiello europeo, sono state date scadenze asfissianti di trasformazione dei motori da endotermici ad elettrici: così da scatenare una corsa a certe materie prime, anzitutto il litio per le batterie che non possediamo, che ora strapaghiamo e per le quali non avevamo creato alcuna filiera produttiva.
Ultimo colpo di grazia, la decisione di sospendere la vendita di automezzi alimentati da idrocarburi dal 2035 (la passionaccia populista di fissare una data tonda…): il che determina fin d’ora lo stop a ogni evoluzione e investimento da parte delle aziende automobilistiche, ora concentrate sull’elettrico.

E il quasi sicuro smantellamento e spostamento delle fabbriche dall’Europa a quelle parti di mondo che seguiranno l’esempio europeo sì, ma con decenni di ritardo. Con il caro-energia, difficile stupirsi dell’esistenza di 5,6 milioni di “poveri assoluti” in Italia, quasi tutti concentrati tra anziani, disoccupati e famiglie numerose a reddito fisso. Covid prima, scelte avventate poi, guerre… Se su alcune calamità possiamo fare ben poco, su altre occorre usare il cervello. Ma il Paese ha stanziato miliardi di euro per finanziare la ristrutturazione “energetica” anche delle ville e dei condomini nelle zone-bene, a totale carico dello Stato.

Puntata 15 – Una “fragolosa” cheesecake

Una fragolosa cheesecake

Nella cucina di Leo e Marcella si prepara la ricetta di un gustosissimo dolce alla frutta. La regina del piatto è la fragola, primizia del sottobosco che è davvero un peccato dimenticare in un angolino del frigorifero. Quando la cercate, date un’occhiata se vi avanza un po’ di mascarpone e procuratevi anche una scodella di panna montata. In dispensa, infine, basta trovare qualche biscotto da sbriciolare e lo zucchero. Il gioco è fatto, anzi… il dessert è servito!

Perugia, Giornata diocesana dei Gr.est.-Oratori: un ritorno alla vita, alla normalità per tanti giovani

giornata diocesana grest-oratori
I tanti giovani presenti al Percorso Verde di Perugia alla Giornata diocesana dei Grest-Oratori

“Da soli non si è felici, ma soltanto stando insieme e con amici che vi sanno indicare la felicità, la strada della pienezza della vita”.

È stato l’auguro del vescovo ed amministratore diocesano monsignor Marco Salvi ai duemila e più partecipanti alla Giornata diocesana dei Gr.est. (Gruppi estivi), promossa dal Coordinamento Oratori Perugini (COP) insieme alla Pastorale diocesana giovanile di Perugia-Città della Pieve, tenutasi al Percorso Verde Leonardo Cenci del capoluogo umbro, il 22 giugno, un segno di ritorno alla normalità dopo la pandemia. Alle parole di monsignor Salvi hanno fatto eco quelle della presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, del sindaco di Perugia Andrea Romizi e del cardinale Gualtiero Bassetti. Per quest’ultimo, non poco emozionato, è stata l’occasione per salutare da vicino tanti giovani che ha visto crescere nei suoi tredici anni di episcopato perugino-pievese concluso lo scorso 27 maggio.

Il saluto ai ragazzi della Giornata diocesana dei Gr.est.-Oratori della presidente Tesei e del sindaco Romizi

Gli illustri ospiti adulti della Giornata diocesana dei Gr.est.-Oratori, hanno avuto parole di apprezzamento ed incoraggiamento, non formali ma sentite, rivolte anche a tutti i giovani animatori-educatori (diverse centinaia all’opera nei quaranta oratori attivi in diocesi), gli amici che ti sanno indicare la felicità, come li ha definiti monsignor Salvi.

La presidente Tesei, che in gioventù ha vissuto l’esperienza dell’oratorio, ha augurato ai numerosi partecipanti di poter fare un percorso di crescita insieme, perché soltanto insieme si possono realizzare i propri sogni. Il primo cittadino Romizi ha definito i ragazzi dei Gr.est.-Oratori il mare di Perugia, pensando allo spot pubblicitario che la Regione ha commissionato per promuovere le bellezze dell’Umbria in Italia e all’estero.

“I ragazzi dei Gr.est. -ha evidenziato il sindaco- sono una ricchezza che custodiamo con grande orgoglio, gelosia, soddisfazione e riconoscenza per chi questa ricchezza, nel tempo, l’ha accompagnata come i tanti sacerdoti e gli animatori che hanno realizzato fino ad oggi un’opera grandiosa come quella degli oratori.

Godetevi fino in fondo questo momento -ha detto ai duemila fanciulli ed adolescenti- Sono questi i momenti che nella vita vi accompagneranno sempre, anche quando inizierete ad avere i capelli bianchi, perché con queste esperienze le vostre personalità si andranno a formare e a realizzare. Sono giornate in cui viene dato spazio alla vostra fantasia e creatività attraverso temi a voi cari, come quello di quest’anno, Il piccolo principe. A noi adulti, purtroppo, ci manca un tempo di fantasia, immaginazione e creatività”.

Il saluto del cardinale Bassetti al mare di Perugia

Il cardinale Bassetti ha salutato il mare di Perugia con queste parole:

“Cari ragazzi, ho concluso la mia missione di vescovo, ma vorrei che vi ricordaste di me come di un vescovo campanaro, che vi parlava di Gesù e del Vangelo”.

Lo ha detto ricordando un simpatico episodio accaduto ad un suo amico vescovo chiamato dal più piccolo dei bambini di un Gr.est. il vescovo campanaro, nel suonare le campane di Gesù e del Vangelo, si è poi definito lo stesso vescovo presentandosi a tutti gli altri bambini. Tanto per stare in tema di fantasia, immaginazione e creatività che stimola, appunto, il mondo degli oratori. Quelli dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve sono cresciuti nell’ultimo ventennio grazie al lavoro pastorale non poco impegnativo di diversi parroci e del Coordinamento Oratori Perugini il cui responsabile è don Riccardo Pascolini. A tutti loro sono andati i ringraziamenti della presidente Tesei e del sindaco Romizi.

Giornata diocesana dei Gr.est – Oratori: grande attesa per 1.500 fanciulli e adolescenti

grest - oratori
Un momento dell'ultima edizione della Giornata diocesana dei Grest-Oratori, svoltasi nel 2019

Dopo due anni di stop, a seguito della pandemia, ritorna la tanto attesa Giornata diocesana dei Gr.est. (Gruppi estivi) promossa dal Coordinamento Oratori Perugini (COP) insieme alla Pastorale giovanile dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve.

In più di millecinquecento fanciulli, dai 6 ai 13 anni, accompagnati da centinaia di animator ed educatori, si daranno appuntamento mercoledì 22 giugno, alle ore 9, nei pressi della pista ciclabile del Percorso Verde Leonardo Cenci di Perugia, con punto di accoglienza e saluto delle autorità civili e religiose. A salutare i partecipanti delle quaranta realtà oratoriali perugino-pievesi, saranno la presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, il sindaco di Perugia Andrea Romizi, il vescovo ed amministratore diocesano monsignor Marco Salvi, il responsabile del COP don Riccardo Pascolini, il direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile don Luca Delunghi e diversi sacerdoti e coordinatori di oratorio.

Non mancherà neppure il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo emerito dal 27 maggio scorso, da sempre molto attento e sensibile alle giovanissime e giovani generazioni, definite dallo stesso porporato, utilizzando un’espressione cara al sindaco santo di Firenze Giorgio La Pira, rondini che vanno verso la primavera.

Per Bassetti sarà il giorno del congedo dalle sue rondini, ma avrà altre occasioni per rincontrarle avendo molto a cuore la crescita e l’educazione integrale della gioventù, come l’hanno tutti coloro che si prodigano nella Chiesa e non solo, svolgendo un’opera a servizio del benessere sociale e di vita come il mondo degli oratori.

Una realtà, quella oratoriale, definita dal cardinale Bassetti alla Giornata diocesana dei Gr.est del 2019, l’ultima a svolgersi prima della pandemia, un ottimo esperimento per farvi crescere insieme, per fare di voi degli amici e dei fratelli che si sostengono nei momenti difficili, soprattutto per costruire delle nuove famiglie e un nuovo mondo fondato su quattro valori fondamentali: la famiglia, la parrocchia, la cultura e il lavoro.

“Queste parole -commentano dal COP- si sono rivelate profetiche perché nel tempo del Covid-19 gli oratori, in presenza o a distanza, hanno continuato ad essere al servizio dei bambini, dei giovani e delle loro famiglie, contro la solitudine e l’isolamento, con legami di senso profondo che ci hanno traghettato fino ad oggi”.

Pensando ai tanti partecipanti alla Giornata, che con le loro diverse magliette coloreranno il Percorso Verde Leonardo Cenci, don Riccardo Pascolini parla di una nuova fioritura di vita che segna la rinascita della socialità, della condivisione, della bellezza.

“Le grida, i canti, le danze giocose dei bambini -spiega- sono il rumoroso e assordante centuplo di gioia che ripaga il lungo silenzio da cui speriamo di uscire. Assistere alla moltitudine di partecipazione che ha invaso tutti i nostri oratori in questo inizio d’estate è la promessa di vita che si rinnova e che incarna la Pace e la Fratellanza nell’accoglienza che ogni Oratorio ha riservato a tutti i bambini arrivati dalle terre martoriate dalla guerra. Ancora di più l’assidua presenza e l’instancabile servizio di centinaia di giovani adolescenti è un invito a noi adulti, perché possiamo accompagnarli con autorevolezza, ascoltarli con attenzione e guardati negli occhi con fiducia perché, come ci insegna il Piccolo Principe, è il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante“.

Sulle orme della storia del sussidio ANSPI a tema Piccolo Principe, il Comitato ANSPI Perugia-Città della Pieve ha collaborato all’organizzazione della Giornata diocesana dei Gr.est.Oratori, anche con il patrocinio e il servizio gratuito di acqua potabile offerto da Umbra Acque.

L’Istituto Don Bosco e monsignor Rocchetta iscritti all’Albo d’Oro di Perugia

Albo d'Oro di Perugia
Monsignor Carlo Rocchetta premiato dal sindaco di Perugia Andrea Romizi nel corso della cerimonia

L’Istituto Don Bosco e monsignor Carlo Rocchetta, tra i nuovi iscritti all’Albo d’Oro di Perugia. La decisione, deliberata nell’ultima seduta dal Consiglio comunale, è stata ufficializzata nel corso della tradizionale cerimonia alla presenza delle massime autorità civili e militari nella Sala dei Notari, a conclusione delle celebrazioni per il 20 giugno.

Le motivazioni dell’iscrizione all’Albo d’Oro di Perugia

Istituto Don Bosco

“Arrivati a Perugia nel 1922 -si legge nella motivazione dell’iscrizione- i Salesiani si sono subito calati nella vita di un rione speciale, quello di Porta Sant’Angelo, dove hanno vissuto e condiviso con slancio le ansie e le speranze della povera gente. In poco tempo si sono guadagnati la stima e l’ammirazione di tutti per la cordiale socievolezza e il modello di vita esemplare, qualità che nel tempo non sono mai venute meno e che hanno permesso loro di dedicarsi all’educazione dei giovani perugini con grande passione, lavorando con impegno sempre costante nella nostra comunità al fine di dare concretezza al sistema educativo di Don Bosco, teso a formare buoni cristiani e onesti cittadini“.

A ritirare il premio per l’Istituto Don Bosco è stato il Rettore maggiore della congregazione dei salesiani don Angel Fernandez Artime che, ha voluto ringraziare Perugia e le sue Istituzioni a nome delle congregazioni salesiane.

Monsignor Carlo Rocchetta

Già docente di sacramentaria alla Pontificia Università Gregoriana di Roma e alla Facoltà Teologica di Firenze, attualmente è docente presso l’Istituto Teologico di Assisi. E’ socio fondatore della Società Italiana per la Ricerca Teologica (SIRT), e dell’Accademia Internazionale della Spiritualità Matrimoniale (INTAMS) con sede a Bruxelles, oltre che direttore del Corso di Teologia Sistematica di Bologna ed autore di numerose pubblicazioni e contributi a riviste scientifiche.

Nel corso del suo impegno ministeriale, ha sentito il forte desiderio di dedicarsi completamente alla famiglia e, in particolare, alle coppie in crisi e ai loro figli, ai coniugi soli e separati. Un’esigenza interiore profonda, come una vocazione nella vocazione, che lo ha portato a lasciare le cattedre e gli altri impegni a livello nazionale, per dedicarsi totalmente a questa missione o servizio. Le sue opere più recenti nascono, così, dall’attività di assistente spirituale presso il Centro Familiare Casa della Tenerezza di Perugia, che si occupa dell’accoglienza di coppie in difficoltà, della formazione alla vita coniugale e dello studio sulla teologia del matrimonio e della famiglia. Il suo messaggio la tenerezza, insieme con la misericordia, salverà il mondo ed il concetto di tenerezza intesa come un modo di pensare, di amare, di relazionarsi, sono ispirazione delle Scuole della tenerezza che si tengono a Perugia e stimolo per noi tutti ad umanizzare i rapporti interpersonali, le relazioni e la società, basandoli non sull’avere ma sull’essere”.

Il plauso dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve

L’amministratore diocesano di Perugia-Città della Pieve monsignor Marco Salvi esprime il plauso e l’apprezzamento dell’Archidiocesi per l’Iscrizione all’Albo d’Oro della Città di Perugia 2022 di due importanti realtà della vita ecclesiale perugina: l’Istituto Don Bosco, di cui quest’anno ricorre il centenario della presenza dell’opera salesiana in città, e monsignor Carlo Rocchetta, fondatore della Casa della Tenerezza che si occupa dell’accoglienza di coppie in difficoltà, della formazione alla vita coniugale e dello studio sulla teologia del matrimonio e della famiglia.

“Questo riconoscimento -nota monsignor Salvi- è un segnale di attenzione importante verso due ambiti pastorali a cui l’Archidiocesi presta da sempre particolare attenzione: la formazione dei giovani e la vita coniugale.

Siamo grati al Signore per la presenza di questi due grandi e preziosi doni, che sono patrimonio dell’intera città e, l’Iscrizione all’Albo d’Oro è un atto importante che esprime valori di condivisione e di comunione, costituendo un segnale di speranza per il futuro.

Desidero esprimere tutta la mia gratitudine -conclude l’amministratore diocesano- a monsignor Carlo Rocchetta e a don Giovanni Molinari, direttore della Casa Salesiana di Perugia, e a tutti i loro collaboratori, per il grande lavoro che svolgono quotidianamente con amore e dedizione. Sono grato al sindaco Andrea Romizi e al Consiglio comunale, per l’importante riconoscimento, segno di un’ulteriore attenzione verso l’azione pastorale portata avanti dall’Archidiocesi che tiene molto alla crescita spirituale, umana e sociale del territorio diocesano”.

Iscritti all’Albo d’Oro di Perugia anche il professor Alberto Grohmann e l’attore e regista Giampiero Frondini

Quella che rappresenta la massima onorificenza della città capoluogo, è stata assegnata quest’anno anche al professor Alberto Grohmann, docente emerito di Studi Economici presso l’Università di Perugia, e all’attore e regista Giampiero Frondini, storico fondatore della compagnia teatrale Fontemaggiore.

Emergenza Ucraina, prosegue la raccolta a favore delle famiglie dei profughi

profughi ucraina
Una delle famiglie di profughi provenienti dall'Ucraina accolte dalla Caritas di Terni-Narni-Amelia

Una rete di solidarietà messa in atto dalla Caritas diocesana di Terni-Narni-Amelia per i profughi provenienti dall’Ucraina che, a quasi quattro mesi dall’inizio del conflitto, continua a dare aiuto, accoglienza e sostegno umano alle oltre quattrocento persone che sono state accolte attraverso i canali della Caritas.

“Grazie all’aiuto dei benefattori, parrocchie, aziende e privati -afferma il direttore della Caritas diocesana, padre Stefano Tondelli- tantissime persone hanno potuto godere, innanzitutto, di una solidarietà e vicinanza umana, indispensabile in questo momento, ed anche di beni essenziali. Grazie alla generosità di tanti stiamo riuscendo a rispondere ai bisogni di centinaia di situazioni.

Un grazie di cuore a tutti coloro che si sono resi disponibili in qualsiasi modo ad aiutare: a tutti i privati cittadini che hanno aperto le loro case, alle aziende e privati che hanno donato aiuti in beni materiali o economici, a tutte le associazioni cattoliche e laiche con i loro volontari ed operatori che si sono spesi senza risparmio, sempre pronti e disponibili, in prima linea ad accogliere il dolore, alle Istituzioni che si sono rese disponibili alla collaborazione e hanno coordinato e attivato tutte le risorse a loro disposizione”.

Il bilancio della raccolta in favore delle famiglie dei profughi provenienti dall’Ucraina

In questi mesi sono stati raccolti 40.000 euro, attraverso la raccolta di Quaresima, nelle parrocchie, dai privati, associazioni, imprenditori e scuole, e che sono stati distribuiti in sostegni economici alle famiglie che hanno accolto, alle famiglie ucraine, nelle spese di alloggio, bollette, beni per i bambini, aiuti sanitari e legali, alimenti.

Presso l’Emporio della Solidarietà di Terni sono state distribuite 670 spese in alimenti a 223 famiglie ucraine. Sono stati distribuiti, tra generi alimentari e di igiene personale e per la casa 26.601 prodotti. Il quotidiano flusso di persone bisognose di tutto ha messo a dura prova il servizio dell’Emporio della Solidarietà, che ha raddoppiato gli sforzi del personale e dei volontari per venire incontro a tante esigenze.

A questo si aggiungono le centinaia di contatti telefonici e personali per aiuti di ogni tipo (scuola, documenti, salute) grazie alla collaborazione di parrocchie e volontari, istituzioni, associazioni, comunità ucraina e società civile per rispondere alla tragedia di donne e bambini in fuga dalla guerra.

“I nostri volontari hanno risposto a centinaia di chiamate di aiuto -ricorda padre Stefano- cercando sempre di trasmettere un senso di accoglienza e fraternità. In moltissimi casi siamo anche riusciti a dare l’aiuto richiesto.

Addirittura alcune chiamate sono arrivate direttamente dall’Ucraina, di mamme che stavano fuggendo coi loro figli e cercavano ospitalità”.

La maggior parte degli ucraini hanno trovato un alloggio presso loro amici o famigliari, ma c’è stata anche una grossa parte di persone che non conoscevano nessuno.

La Diocesi, tramite la Caritas Diocesana, le parrocchie e le varie associazioni, da subito, si è attivata per trovare un alloggio di emergenza o a lungo termine per le tante famiglie con bambini che fuggivano dalla guerra, appellandosi alla solidarietà delle famiglie ternane. Così per circa un centinaio di persone provenienti dall’Ucraina si sono aperte le case di tante famiglie accoglienti che si sono messe in gioco in prima persona.

Un altro centinaio di persone, sono state accolte nell’ambito dell’accoglienza statale. Grazie all’impegno e alla professionalità dell’associazione San Martino – Impresa Sociale, in breve tempo sono stati reperiti e sistemati diversi alloggi dove le famiglie ucraine hanno potuto trovare un appoggio sicuro ed essere seguiti da operatori e mediatori linguistici: un’eccellenza nel nostro territorio per ciò che riguarda l’accoglienza.

Perugia. Corpus domini: la processione è tornata in strada

«Stamani è Gesù che ci parla e dice: “Io sono il pane vivo, disceso dal Cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”. Queste parole come si conciliano con quelle del Vangelo di oggi: “Signore non abbiamo che cinque pani e due pesci”.

Se ci guardiamo attorno è facile constatare tutte le difficoltà non solo di ordine spirituale, ma anche materiale che emergono per cui verrebbe da dire siamo tanto poveri, non abbiamo che cinque pani e due pesci».

Così ha esordito l’arcivescovo emerito il cardinale Gualtiero Bassetti nell’omelia pronunciata nella cattedrale di San Lorenzo di Perugia, domenica 19 giugno, solennità del Corpus Domini, vissuta nel capoluogo umbro con intensa partecipazione da un folto popolo di Dio. Celebrazione che è culminata con la processione del Santissimo Sacramento per le piazze e le vie principali del centro storico, sostando in preghiera davanti alle sedi delle Istituzioni civili.

Corpus Domini: l’omelia del card. Bassetti

«Purtroppo non ci mancano i problemi – ha proseguito il cardinale –, lo ricordano continuamente anche i mezzi di informazione… Siamo nel cuore di una guerra, che sembra non avere fine. Una recente statistica dell’ONU riporta che nel mondo ci sono ben 165 focolai di guerra e il Papa ha ragione quando parla di guerra mondiale con tanti focolai. Sono milioni le tonnellate di grano che per una ragione o per un’altra vengono sistematicamente distrutte.

Si aggiunge poi un’insidiosa e preoccupante forma di siccità. E tutto questo significa andare incontro a tempi difficili. Anche coloro che fanno ogni giorno la spesa hanno forti preoccupazioni per l’aumento dei prezzi. E Gesù ci ripete: “voi stessi date loro da mangiare”.

È un forte richiamo alle nostre responsabilità. Le parole di Gesù ci fanno capire che per diventare una comunità viva, come lui ci vuole, occorre puntare di più sulle piccole cose, intensificare i nostri rapporti di solidarietà».

La fame profonda del cuore

«“Cinque pani e due pesci”, è il poco che, purtroppo, noi abbiamo nella vita – ha ribadito l’arcivescovo emerito –, ma dalla parola di Gesù può essere moltiplicato. Ciò che è importante, ciò che conta è sapersi mettersi in gioco nelle nostre responsabilità, perché Gesù ci dice: “voi stessi date loro da mangiare”.

Il Signore non ci risolve tutti i problemi, ma la sua Parola, la Fede in Lui, ci dà la forza e il coraggio per poterli affrontare. Occorre rimboccarci le maniche e saper mettere davvero a disposizione quel poco che abbiamo e Dio lo saprà moltiplicare al di là delle nostre stesse possibilità e in modo imprevedibile.

Tutti noi siamo bisognosi del pane per poter vivere, ma, insieme al pane, abbiamo bisogno anche della grazia, perché la fame più grande che attanaglia ogni uomo e ogni donna è la fame del cuore, dell’amore e Dio con l’Eucaristia vuole nutrirci in pienezza e vuole soddisfare questa fame profonda che è dentro ciascuno di noi».

Guarire dalle forme di egoismo

«La nostra vera ricchezza a livello di famiglia, di società, di rapporti con gli altri – ha evidenziato il cardinale – non è tanto quello che abbiamo, quanto piuttosto l’amore che noi riusciamo a comunicarci gli uni e gli altri.

Spesso noto, forse perché si è chiusi in sé stessi, tanta indifferenza, tanta solitudine e preoccupazione. L’Eucaristia è strada di dono e noi sappiamo che è l’unica strada della felicità: “Questo è il mio corpo dato per voi”. La nostra vita di credenti non poggia su un’idea, ma poggia su una persona e questa persona è viva, è Gesù presente nell’Eucaristia.

Vivere radicati in Cristo significa immergere le radici della nostra esistenza nell’Amore, perché Gesù Cristo è un puro dono gratuito di Amore. Solo accogliendo la sua proposta di Amore, sarà possibile guarire il nostro cuore da tutte le forme di egoismo che, purtroppo, spesso ci tengono incatenati».

Il nuovo vescovo Luciano si è insediato a Città di Castello. Inizia il cammino comune con Gubbio

Ingresso del vescovo Luciano Paolucci Bedini a Città di Castello
Il passaggio del Pastorale da mons. Domenico Cancian, vescovo emerito, a mons. Luciano Paolucci Bedini nuovo vescovo di Città di Castello

Il vescovo mons Luciano Paolucci Bedini ha fatto ingresso nella diocesi di Città di Castello che ora è unita “in persona episcopi” alla diocesi di Gubbio. Per il vescovo, e per le due comunità, ora inizia un cammino che è allo stesso tempo comune – nel senso di vissuto in comunione – e distinto – perché le due diocesi restano giuridicamente due entità distine.

La solenne liturgia di insediamento del nuovo vescovo LUciano Paolucci Bedini, celebrata sabato pomeriggio 18 giugno 2022 nella cattedrale di Città di Castello, è stata preceduta da tre intense giornate di cammino del vescovo Luciano sulla Via di Francesco verso Città di Castello. Cammino condiviso con il vescovo emerito mons. Domenico Cancian e con persone (laici, religiosi e presbiteri) provenienti da entrambe le diocesi.

La liturgia di insediamento del nuovo vescovo

“Per Amore, nella Comunione e in fraterna Condivisione, continuiamo a camminare insieme in questa santa Chiesa di Città di Castello” ha detto mons. Paolucci Bedini nell’omelia della messa di insediamento (puoi rivedere il video sul canale YouTube della diocesi), esprimendo gratitudine “per i passi compiuti, per le grandi figure di santità che ci accompagnano e per gli esempi generosi di vita donata per amore della Chiesa. Il Signore ci benedica, custodisca tutti nel suo amore e ci protegga ogni giorno”.

Il gesto che ha reso visibile questa comunione è stato la consegna del Pastorale da parte di mons. Cancian.

“Il Pastorale che passa da una mano ad un’altra non è un segno di potere, non segna una presa di possesso, ma – ha detto mons. Bedini Paolucci nell’omelia – segna la responsabilità di una guida e la presa in cura di tanti fratelli e sorelle, con il timore che questo porta con se, e non a nome nostro, ma solo in nome di Gesù unico vero e buon pastore di noi tutti”.

Scambio di saluti tra i vescovi Domenico e Luciano

Lo scambio di saluti tra il vescovo emerito Domenicoi Cancian e il nuovo vescovo di Città di Castello Lucviano Paolucci Bedini, si è svolto nel segno della fraternità.

Cancian, ricordando i 15 anni vissuti come vescovo della Chiesa tifernate, “con grande stima, fiducia e profonda amicizia” ha consegnato al suo successore “il pastorale con il quale – ha sottolineato – salirai nella cattedra di San Florido.

L’abbraccio fraterno che ci daremo sarà il segno del profondo legame effettivo ed affettivo della continuità del ministero apostolico in Cristo, buon Pastore. A nome di tutta la Chiesa ti ringrazio e benedico per avere obbedito al Signore con umiltà e generosità”.

“Il pellegrinaggio – ha risposto il vescovo Luciano – che abbiamo fatto insieme, eugubini e tifernati in questi tre giorni, guidati da te vescovo entrante e in parte da me vescovo uscente, è stato un bel segno di come si può camminare insieme nella gioia della comunione fraterna che unisce persone diverse nella volontà del Signore, nostra pace. Un segno che, Dio lo voglia, preannuncia la bellezza della comunione delle due Chiese”.

Tanti fedeli presenti e vescovi …

In cattedrale hanno partecipato alla liturgia di insediamento del nuovo vescovo tanti fedeli, il presbiterio e i religiosi, il Presidente della Conferenza episcopale umbra mons. Renato Boccardo arcivescovo di Spoleto-Norcia, il vescovo di Macerata mons. Nazzareno Marconi figlio della comunità tifernate, e altri vescovi oltre al cardinale Gualtiero Bassetti arcivescovo emerito di Perugia-Città della Pieve.

… e autorità

Erano presenti anche i sindaci dei comuni sui quali si estende il territorio della diocesi. Il sindaco di Città di Castello Luca Secondi, ha parlato “a nome del Comune di Città di Castello e dei sindaci di Citerna, Monte Santa Maria Tiberina, Montone, Pietralunga, San Giustino, Umbertide e Lisciano Niccone.

A nome di tutti Secondi ha espresso “il più caldo saluto di benvenuto nella nuova casa spirituale dell’Altotevere umbro al quale ha voluto indirizzarLa l’alto consiglio di Papa Francesco. Il dono del Suo arrivo – ha aggiunto – è un privilegio per l’intera nostra, composita comunità locale”.

 

L’omelia del vescovo Paolucci Bedini e i saluti

Omelia di mons. Paolucci Bedini per l’inizio del ministero pastorale nella Diocesi di Città di Castello

“…il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; …questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; …fate questo in memoria di me».”

San Paolo ci ricorda il gesto di Gesù che anticipa e spiega la sua Pasqua, e lascia alla Chiesa i segni necessari della sua presenza di Risorto: il pane e il vino, il suo Corpo e il suo Sangue, per noi, per sempre. Questa è la memoria che rende presente Gesù in mezzo a noi, una memoria da non dimenticare e da celebrare continuamente e per sempre.

Un caro e fraterno saluto lo rivolgo a tutti voi,fratelli e sorelle, che in presenza o da casa celebrate con noi questa solenne liturgia del Corpo e del Sangue del Signore Gesù. Specialmente a chi più soffre, o sta vivendo momenti di fatica, chi è solo e chi teme la vita per la sua gravità, la vostra presenza e la vostra preghiera mi sono care e custodiscono tutta la tenerezza dell’amore di Dio per me figlio.

Un saluto particolare al carissimo Cardinale Gualtiero, al Vescovo Renato Presidente dei Vescovi umbri, al carissimo don Mario Vescovo mio predecessore nella Diocesi di Gubbio, a don Nazzareno, amico e fratello, agli altri confratelli Vescovi presenti, senza dimenticare il Vescovo Domenico con cui da giorni condivido questo passaggio e che di nuovo ringrazio per il dono della sua paternità.

Il Pastorale che passa da una mano ad un’altra non è un segno di potere, non segna una presa di possesso, ma la responsabilità di una guida e la presa in cura di tanti fratelli e sorelle, con il timore che questo porta con se, e non a nome nostro, ma solo in nome di Gesù unico vero e buon pastore di noi tutti.

Un cordiale saluto rivolgo alle autorità civili e militari qui convenute in rappresentanza dei territori, delle popolazioni e delle istituzioni locali.

Carissimi, il Corpo e il Sangue di Gesù sono i segni dell’Amore, della Comunione e della Condivisione, che nutrono il nostro essere discepoli e il nostro camminare insieme dentro la storia.

Raccontano la vicenda di un Dio Creatore e Padre, che ha pensato tutto per l’essere umano, la sua creatura prediletta, tutto gli ha affidato, e di fronte al dramma della libertà ferita, tutto ha messo in gioco per non perdere nessuno, fino a dare la vita del suo Figlio in riscatto per tutti noi.

L’eucaristia che celebriamo è il dramma dell’Amore di Dio che attraversa e riempie la storia della tenerezza di un Padre che non si rassegna allo smarrimento dei suoi figli. Un Dio che si spoglia della sua differenza per immergersi nella nostra debolezza umana, condivide la nostra creaturalità, cammina con noi, si china sulle nostre povertà fino a prenderle su di se perché non ne fossimo schiacciati, per ricordarci che Dio è solo Amore.

Amore che vince le tenebre, il male e la morte.

Noi credenti in fondo abbiamo solo questo Amore per vivere. E solo di questo Amore siamo debitori al mondo, che tanto lo desidera e ne ha sete, anche quando non se ne accorge.

Questi santi segni del pane e del vino nutrono poi la nostra comunione. È il cibo che ci unisce profondamente nella relazione divina della Santissima Trinità.

Commensali e concittadini della città eterna, che tutti ci attende, siamo chiamati a vivere, nel tempo di questo nostro pellegrinaggio terreno, come fratelli e sorelle, uniti dalla misericordia che ci è stata usata.

Il nostro DNA è costituito dalla comunione che Dio ci dona e che proviamo a vivere ogni giorno nella sfida della fraternità, vera prova della potenza dell’Amore di Dio.

Da ultimo il Corpo di Gesù dato e il suo Sangue versato per noi ci parlano di condivisione. È questo lo stile dei discepoli di Gesù e della comunità cristiana.

Tutto ciò che siamo e abbiamo è dono ricevuto gratuitamente da Dio, e siamo chiamati a farne dono gratuito a tutti coloro che il Signore ci da di incontrare.

Solo i doni di Dio ci uniscono, ci arricchiscono e ci fanno crescere sulla via del Vangelo, e da oggi questo cominceremo a viverlo anche con la Chiesa sorella di Gubbio che mi ha insegnato ad essere Sposo nel nome di Cristo.

Per Amore, nella Comunione e in fraterna Condivisione, continuiamo a camminare insieme in questa santa Chiesa di Città di Castello. Grati per i passi compiuti, per le grandi figure di santità che ci accompagnano e per gli esempi generosi di vita donata per amore della Chiesa.

Il Signore ci benedica, custodisca tutti nel suo amore e ci protegga ogni giorno. Amen.

Luciano Paolucci Bedini
Vescovo di Città di Castello e Gubbio – Sabato 18 Giugno 2022

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Saluto dell’Amministratore apostolico Domenico Cancian

al vescovo Mons. Luciano Paolucci Bedini all’inizio del ministero pastorale nella diocesi di Città di Castello – 18 giugno 2022

Eccellenza Rev.ma Mons. Luciano Paolucci Bedini
Carissimo fratello vescovo,

ti saluto e ti accolgo con tanta gioia nella stupenda cattedrale di Città di Castello (recentemente restaurata) dove Papa Francesco ti ha chiesto di succedermi come pastore, unendo nella tua persona le diocesi di Città di Castello e di Gubbio.

Dopo 15 anni dalla mia nomina a vescovo della Chiesa tifernate, con grande stima, fiducia e profonda amicizia, oggi nella solennità del Corpus Domini, ti consegno il pastorale con il quale salirai nella cattedra di San Florido.

L’abbraccio fraterno che ci daremo sarà il segno del profondo legame effettivo ed affettivo della continuità del ministero apostolico in Cristo, buon Pastore.
A nome di tutta la Chiesa ti ringrazio e benedico per avere obbedito al Signore con umiltà e generosità.

Il pellegrinaggio che abbiamo fatto insieme, eugubini e tifernati in questi tre giorni, guidati da te vescovo entrante e in parte da me vescovo uscente, è stato un bel segno di come si può camminare insieme nella gioia della comunione fraterna che unisce persone diverse nella volontà del Signore, nostra pace. Un segno che, Dio lo voglia, preannuncia la bellezza della comunione delle due Chiese.

A tuo incoraggiamento posso testimoniare che in questa Chiesa abbiamo cercato sacerdoti, diaconi, religiosi/e, laici, di mettere in atto molteplici iniziative pastorali che ci hanno fatto crescere. E ciò con il coinvolgimento delle istituzioni e delle amministrazioni comunali che ringrazio.

Con i sindaci vi è stata proficua collaborazione in ordine al bene comune, specie nelle emergenze.

Tra le Lettere pastorali che ho scritto voglio ricordare la prima, che faceva chiaro riferimento al mio motto episcopale: “Rimanete nel mio amore. Amatevi come io vi ho amato”. E l’ultima: “Io sono con voi tutti i giorni”.
Tra i momenti più significativi cito le due visite pastorali, l’ordinazione episcopale di don Nazzareno, la canonizzazione di Santa Margherita, il giubileo della misericordia.

Un commosso ringraziamento al Signore e alla Chiesa Tifernate per il bene che insieme abbiamo potuto compiere. In questo momento voglio abbracciare con gratitudine ogni Tifernate, specialmente le persone malate, i poveri, i giovani e le famiglie.

L’Amore misericordioso perdoni le nostre debolezze e miserie; accompagni ciascuno di noi a vivere nel modo migliore la propria vocazione e missione.

Sicuri che la Chiesa è nelle mani del buon Pastore Gesù e del Padre misericordioso, credendo nella grazia della successione apostolica, chiedo a te Luciano, al cardinale Gualtiero Bassetti, all’arcivescovo Renato Boccardo, presidente della CEU, al vescovo tifernate don Nazzareno e ai vescovi presenti, che ringrazio di cuore per la loro partecipazione, di benedire questa Chiesa chiamata a vivere in comunione con la Chiesa di Gubbio.

Il Signore, al quale eleviamo il canto di lode, ti accompagni, vescovo Luciano, e renda fecondo il tuo ministero episcopale!

“Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi, nutrici e difendici, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo!”

La Madonna delle grazie, protettrice della città, ti custodisca!

† P. Domenico Cancian, fam
Vescovo emerito di Città di Casgtello – Sabato 18 Giugno 2022

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Saluto al Sindaco di Città di Castello

del vescovo Luciano Paolucci Bedini – 18 giugno 2022

“Il mio primo pensiero è di ringraziamento per l’accoglienza attenta e cordiale che mi è stata riservata e per la quale già mi sento parte di questa comunità tifernate.

Oggi ricevo, per le mani del mio predecessore Mons. Domenico Cancian, una preziosa eredità che mi auguro di saper custodire con prudenza e sapienza, e che comprende anche una esemplare esperienza di vicinanza e di collaborazione tra la Diocesi e le istituzioni locali, ciascuno per la sua parte di competenza e insieme per l’unico bene comune a tutti i cittadini.

Mi inserisco volentieri, e con personale coinvolgimento, in questa positiva condivisione di responsabilità.

Questo meraviglioso territorio, che ho potuto assaporare passo passo nei giorni del mio pellegrinaggio, scenario di una storia ricca e virtuosa, ha visto crescere la vicenda ecclesiale in stretta connessione con quella civile, maturandone la coscienza di una feconda sinergia a favore di questo popolo e di queste comunità.

L’attualità che stiamo attraversando ci indica la necessità di intensificare ancor più questo camminare insieme nello stile del servizio e nell’attenzione premurosa verso chi più fatica e rischia di rimanere ai margini.

Da parte mia vi assicuro la mia presenza e la mia disponibilità per conoscere e affrontare insieme le questioni che riguardano il bene e la dignità della nostra gente, nel rispetto degli ambiti peculiari di ciascuna istituzione, ma nella decisa volontà di non lasciare nessuno da solo o indietro.

La Chiesa è serva di ogni donna e di ogni uomo che incontra e non teme di chinarsi sulle ferite che la storia infligge all’umanità.

Non mancherà dunque, da parte mia e dell’intera comunità diocesana, la benedizione e il sostegno per coloro che, nel rispetto delle regole democratiche, svolgono un prezioso ed indispensabile servizio a beneficio del bene comune e nella responsabilità della cosa pubblica.
Grazie ancora per la vostra accoglienza e l’augurio più sincero per il cammino che ci attende!

Luciano Paolucci Bedini
Vescovo di Città di Castello e Gubbio – Sabato 18 Giugno 2022

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Saluto del sindaco Luca Secondi al Vescovo

Sabato pomeriggio in Piazza Gabriotti, alla presenza dei sindaci della diocesi altotevere ed Alto Chiascio

“A nome del Comune di Città di Castello e dei sindaci qui convenuti della diocesi: Citerna, Monte Santa Maria Tiberina, Montone, Pietralunga, San Giustino, Umbertide e Lisciano Niccone, formulo a Lei il più caldo saluto di benvenuto nella nuova casa spirituale dell’Altotevere umbro al quale ha voluto indirizzarLa l’alto consiglio di Papa Francesco.

Il dono del Suo arrivo è un privilegio per l’intera nostra, composita comunità locale, nella quale da sempre la materialità del vivere quotidiano si è intrecciata fortemente con la vita religiosa e spirituale, dando vita a un territorio molto coeso e capace di produrre integrazione e di generare dialogo, com’è già accaduto con il suo predecessore monsignor Domenico Cancian al quale rivolgo un nuovo, deferente saluto.

Con Lei arriva fra di noi un presule del quale ci è stato possibile cogliere ampiamente la grande generosità, l’entusiasmo nell’amministrare, l’umiltà nel guidare, la pacatezza nel riflettere, la giusta determinazione nello scegliere, il modo estremamente giovanile nel coinvolgere le persone nelle sue scelte, la fermezza nel procedere in piena disponibilità all’ascolto, la consapevolezza che un obiettivo è raggiunto solo quando tutti quelli che lo hanno condiviso lo hanno anche conseguito.

Per questo, la Sua presenza fra di noi sarà occasione quotidiana di stimolo e di confronto, di sprone e di dibattito, di reciproco consiglio e di mutua esortazione al bene comune.

Auspico un contatto franco e produttivo tra i Comuni e il Vescovado perché le premesse della maturità e istituzionale e spirituale di questa terra mi consentono di coltivare tale speranza e di riporla con particolare fiducia nella Sua persona. Da oggi, anche grazie alla Sua presenza fra di noi, gli stessi rapporti istituzionali già ottimi con il comune di Gubbio, oggi rappresentato dal sindaco Filippo Maria Stirati e gli altri comuni dell’Alto Chiascio, avranno un nuovo impulso e daranno vita ad ancora più proficui risultati in molti campi della vita sociale dei nostri territori.

Ben arrivata, Eccellenza, nella terra di Santa Margherita, Santa Veronica, dei Santi Patroni, Florido e Amanzio, in questo lembo operoso di Umbria che ha visto all’opera geni dell’arte di ieri, come Raffaello, e di oggi, come il concittadino Alberto Burri.

La nostra civiltà, la nostra fede, la nostra cultura sono un bene indiviso che, insieme, contribuiremo ad arricchire giorno per giorno”.

Luca Secondi
sindaco di Città di Castello – Sabato 18 Giugno 2022

Giornata rifugiati. Save the children: “Europa a due livelli, accoglie gli ucraini e respinge gli altri”


Rifugiati. La testimonianza di Fatma raccolta da Save the children
Rifugiati. La testimonianza di Fatma raccolta da Save the children per il rapporto “Nascosti in piena vista”

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato che si celebra il 20 giugno Save the children ha presentato il secondo rapporto “Nascosti in piena vista” (qui trovi il testo integrale) per documentare storie di minori soli e di famiglie in arrivo o in transito alla frontiera nord, a Trieste, Ventimiglia e Oulx. Nel Rapporto denuncia le disparità di trattamento e chiede la fine delle violenze lungo le frontiere. Con un appello alla Commissione europea.

Le storie dei rifugiati minorenni

Anastasya ha 14 anni ed è fuggita dalla guerra in Ucraina con la mamma e la sorella di 11 anni. Appena arrivata a Trieste, al valico Fernetti, per lei si sono aperte tutte le porte della solidarietà e dell’accoglienza. Ora ha la possibilità di girare liberamente in Europa grazie alla protezione temporanea concessa agli ucraini.

Anche Ghulam ha 14 anni ma è afghano. Fugge da una situazione altrettanto dura e difficile ma alla stessa frontiera è arrivato dopo una camminata di 260 km durata 8 giorni, dal confine tra Bosnia Erzegovina e Croazia, dopo un viaggio pericoloso lunghi mesi. È stato trovato dai militari italiani nella parte slovena del bosco carsico e condotto nei centri di accoglienza.

Per lui il percorso per ottenere una protezione umanitaria sarà molto più lungo e tortuoso. Se vorrà muoversi per l’Europa per raggiungere familiari o amici rischierà di trovarsi di nuovo in una situazione di irregolarità e invisibilità.

I minori rifugiati non sono tutti uguali

La disparità di trattamento nei confronti dei minori migranti viene evidenziata nel nuovo report pubblicato oggi da Save the children, intitolato Nascosti in piena vista, che documenta le storie di minori soli o di famiglie in arrivo o in transito alla frontiera nord, a Trieste, Ventimiglia e Oulx. (Guarda il video di presentazione curato da Save the Children)

Il Rapporto di Save the children

Il Rapporto punta il dito contro le violenze e violazioni dei diritti umani cui sono sottoposti tanti minorenni alle frontiere, mostrando una Europa a due volti: uno buono e solidale nei confronti dei profughi ucraini, uno respingente nei confronti degli altri.

“In uno scenario mondiale profondamente mutato, l’Europa e i suoi Paesi hanno dimostrato di saper spalancare braccia e porte alla popolazione in fuga dalla guerra in Ucraina, ma al contempo si sono dimostrati brutali e disposti a usare forza ingiustificata contro gente inerme, ‘colpevole’ di non avere documenti validi per l’ingresso, ma bisognosa allo stesso modo di un posto sicuro”, denuncia Save the children.

35 minorenni respinti alle frontiere Ue nei primi 3 mesi del 2022.

Nei primi 3 mesi del 2022 sono stati respinti alle frontiere esterne dell’Ue almeno 35 minorenni stranieri non accompagnati, che rappresentano solo la punta di un iceberg sommerso.

Basti pensare che nel solo mese di aprile sono stati segnalati 38 minori non accompagnati  in transito a Trieste, 24 in transito a Ventimiglia e 35 a Oulx.
 Un flusso in costante aumento con la bella stagione: a maggio sono diventati 60 a Trieste, a Ventimiglia 47, a Oulx addirittura 150.

Si tratta in maggioranza di ragazzi afghani,
che arrivavano sia dalla cosiddetta “rotta balcanica”, sia dal Mar Mediterraneo. Alcuni subiscono violenze fisiche, umiliazioni e pestaggi dalle forze dell’ordine alla frontiera.

Ad altri tocca una sorte peggiore, come un minorenne africano senza nome annegato in un fiume al confine con la Croazia.

La frontiera tra Italia e Francia continua ad essere uno dei posti peggiori per un migrante: tra le associazioni presenti che cercano di aiutarli a soddisfare almeno i bisogni primari (pasti e vestiti), ci sono Caritas Intemelia, Diaconia Valdese, WeWorld  e Save the children.

Italia – Francia: la frontiera più dura per i migranti

In alcuni giorni i respingimenti dalla Francia riguardano parecchie decine di persone, a volte anche più di 100. Solo il 6 maggio il team di ricerca ha visto almeno 30 persone tornare a piedi dal posto di confine di Ponte San Luigi, respinte in modo sommario.

Non potendo entrare per vie ufficiali i migranti approdano così nelle mani dei trafficanti, che consigliano i treni meno controllati, organizzano il tragitto a piedi lungo il Passo della Morte, con i taxi nelle stradine di montagna o nascosti nei camion.

Spesso si verificano incidenti tragici, come i due cingalesi investiti da un camion ad aprile o le due persone rimaste folgorate sul tetto del treno da Ventimiglia a Mentone a gennaio e a marzo. A Mentone viene ancora segnalata la pratica della polizia di modificare la data di nascita per far risultare la persona maggiorenne e respingerla con il refus d’entrée.

A Oulx, in Piemonte, nel mese di maggio sono state riportate indietro dalla Francia 530 persone, quasi 17 al giorno, cifre in continuo aumento.

Più di 14mila minori nel sistema di accoglienza italiano

Ad aprile 2022 risultano 14.025 minori stranieri non accompagnati nel sistema di accoglienza italiano, secondo i dati Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, di cui il 16,3% sono bambine e ragazze, quasi il 70% hanno tra i 16 e i 17 anni e oltre il 22% sono sotto i 14 anni.

Per quanto riguarda le nazionalità,

la novità di quest’anno è rappresentata dagli ucraini al primo posto (3.906, pari al 27,9%, la cui quasi totalità è ospitata presso parenti o famiglie affidatarie), poi ci sono gli egiziani con il 16,6% e a seguire bengalesi, albanesi, tunisini, pakistani, ivoriani.

 Gli afghani sono 306 pari al 2,6%, a testimonianza della loro volontà di raggiungere altri Paesi in Europa.

Ad aprile sono entrati nel territorio italiano 1.897 minori soli – di cui solo 272 con gli sbarchi alla frontiera sud e i restanti 1.625 entrati evidentemente dalla frontiera terrestre – in maggioranza ucraini (1.332, pari al 70,2%), egiziani (169, pari all’8,9%), afghani (71, pari al 3,7%).

Le regioni che ne accolgono di più sono Lombardia (19,6%), Sicilia (18%) ed Emilia-Romagna (8,8%).

Appello all’Ue, “proteggere tutti i minori”.

Save the children chiede perciò alla Commissione europea “l’adozione di una Raccomandazione agli Stati Membri per l’adozione e l’implementazione di politiche volte ad assicurare la piena protezione dei minori non accompagnati ai confini esterni ed interni dell’Europa e sui territori degli Stati membri”.

Chiede inoltre ai governi europei “di astenersi dall’utilizzo di pratiche che erroneamente distinguono fra categorie di rifugiati – afferma Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the children -, rispettando il diritto internazionale e il principio del non respingimento, consentendo l’accesso a tutti i richiedenti asilo, e di
estendere le buone pratiche istituite per i rifugiati ucraini a tutti i richiedenti asilo,
introducendole anche nelle discussioni sull’approvazione o revisione dei provvedimenti del Patto sull’Asilo e la Migrazione.

Infine, riteniamo fondamentale l’adozione di sistemi di monitoraggio delle frontiere, che permettano anche di perseguire i casi di violazione dei diritti umani”.

Patrizia Caiffa

Presentato il restauro delle facciate della cattedrale di San Lorenzo di Perugia

La cattedrale di San Lorenzo è ritornata al suo antico splendore, dopo un restauro conservativo durato 11 mesi su una superficie di oltre 9 mila metri quadrati e che ha impegnato contemporaneamente oltre 50 maestranze specializzate. Dati evidenziati in una nota sul sito dell’archidiocesi di Perugia-Città della Pieve (http://diocesi.perugia.it). La presentazione dei lavori è avvenuta il 17 giugno in piazza IV Novembre, antistante la cattedrale, alla presenza delle autorità religiose, civili e militari della città.

Il lavoro di squadra e il coordinamento tra le imprese coinvolte, i progettisti e la direzione dei lavori, ha permesso “il celere ed efficace svolgimento del cantiere”, ha spiegato l’ingegnere Roberto Regni, direttore dei lavori e coordinatore dell’équipe di architetti e ingegneri dell’Area progetto associati di Perugia ai quali il Capitolo della cattedrale, il seminario arcivescovile e l’archidiocesi di Perugia-Città della Pieve hanno affidato la progettazione e il coordinamento dell’opera. Ammonta invece a poco più di 8 milioni di euro la spesa complessiva del restauro finanziato in parte grazie al “bonus facciate e il resto con il contributo della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli e della società Plenitude.

Il restauro

“Le facciate, oltre ad aver beneficiato di un restauro conservativo – spiega l’ingegnere Regni -, hanno anche ricevuto interventi di consolidamento e riparazione di alcuni paramenti murari e di messa in sicurezza degli apparati decorativi. Gli interventi di restauro e consolidamento hanno riguardato i due portali d’ ingresso, quello monumentale di piazza Danti, del Carattoli, del 1729, e quello cinquecentesco di piazza IV Novembre, eseguito dallo scultore Ludovico Scala su disegno dell’architetto Galeazzo Alessi, la Loggia di Braccio costruita nel 1423, il campanile ricostruito su disegno di Bino Sozi nel 1606, il pulpito quattrocentesco, l’edicola del Crocifisso del 1540, le edicole della Madonna della Consolazione e della Madonna della Provvidenza, che si affacciano su piazza IV Novembre, come anche il monumento a papa Giulio III, il basamento e la seduta in travertino dinanzi alla gradinata della Cattedrale, anch’essa ripulita, le cornici delle bifore e trifore, le vetrate e il rosone, oltre ai lavori eseguiti sulle pareti esterne dell’Isola di San Lorenzo che si affacciano sulle vie delle Cantine, Baldeschi e Maestà delle Volte e su piazza Cavallotti”.

L’accurata opera di restauro ha permesso anche di effettuare uno studio delle stratificazioni in pietra e in marmo caratterizzante la fabbrica dell’attuale cattedrale risalente al secolo XV, poggiante su resti di una precedente, la cui sottostante area archeologica attraversa 25 secoli, dall’età etrusca e romana a quella medioevale.

Le parole del card. Gualtiero Bassetti

“Si tratta di un recupero e di una valorizzazione architettonica esemplare – ha detto nel suo saluto l’arcivescovo emerito il cardinale Gualtiero Bassetti – che ha tenuto conto di quasi un millennio di storia, narrata in ogni singola pietra, ogni decorazione, ogni sedimentazione dei vari strati che si sono succeduti nella costruzione dell’edificio e degli annessi.

Questo recupero architettonico ha infatti posto in luce, con grande chiarezza, non solo il passato ma anche, per dir così, il futuro, le potenzialità che questo monumento offre, oggi più che mai. Questa ‘Isola di San Lorenzo’, adagiata e perfettamente inserita da secoli nel flusso del centro cittadino, vuole ancora rappresentare un approdo, un riferimento per i fedeli e per i tanti turisti che sono tornati a popolare la nostra città”.

“Grazie a questo intervento, compiuto in tempi molto rapidi, grazie ai benefattori e alle preghiere e alla partecipazione di tanti, il sacro tempio è tornato a risplendere in tutta la sua bellezza – ha  poi detto il cardinale  Bassetti nell’omelia della celebrazione eucaristica di ringraziamento. Soffermandosi sulla vita della comunità ecclesiale, Bassetti ha evidenziato che “un ruolo tutto speciale riveste la chiesa cattedrale. L’edificio di pietre deve servire a tutti noi, perché è proprio nel tempio materiale che, ascoltando la parola di Dio e celebrando la sacra liturgia, noi diventiamo un solo corpo, un unico tempio di Dio. (l’omelia completa su http://diocesi.perugia.it).

Il messaggio di mons. Fausto Sciurpa

“Piena soddisfazione per il risultato raggiunto” è stata espressa da mons. Fausto Sciurpa, presidente del Capitolo dei Canonici, tramite una nota diffusa dal sito web della arcidiocesi, perché costretto dal Covid-19 a restare in quarantena nel giorno della presentazione e seguendo dal terrazzo delle Logge di Braccio l’intera cerimonia. Un restauro che “ha restituito una rinnovata vitalità, luminosità, leggibilità della composita tessitura architettonica della cattedrale. L’intero complesso degli edifici della cosiddetta ‘Isola di S. Lorenzo’, che all’opera principale si è correlato, ne ha beneficiato contribuendo al rinnovamento di un’area del centro storico che esalta la bellezza di Perugia. Un evento che, con qualche enfasi ma non troppo, si può definire storico”.

“Un sentito ringraziamento – conclude sempre nella nota mons. Sciurpa – a quanti hanno contribuito all’operazione dalla progettazione all’esecuzione, e a monte, nella logica del ‘Bonus Facciate’, a quanti ne hanno permesso il finanziamento. Un particolare ringraziamento alla ‘Fondazione Brunello e Federica Cucinelli’ senza la quale il Capitolo della Cattedrale non avrebbe potuto dare avvio all’intera operazione. Il ringraziamento è tanto più sentito quanto più la fondazione si è fatta carico di interventi non previsti dal ‘Bonus’. Interventi, alcuni importanti, come quello delle Vetrate della Cattedrale, altri secondari o apparentemente meno rilevanti, nondimeno rivelativi dell’amorevole cura degli ambienti e di quanti ne fruiscono”.

Brunello Cucinelli: “conservando i nostri monumenti conserviamo, per certi versi, noi stessi”

“Mi è sempre piaciuto pensare che conservando i nostri monumenti conserviamo, per certi versi, noi stessi, e gettiamo le fondamenta del nostro futuro”: a dirlo è stato Brunello Cucinelli parlando del restauro del duomo di Perugia. “Si inaugura il restauro di un monumento celebre, simbolo non soltanto religioso per i perugini e per l’ Italia tutta”, ha aggiunto. “Ho imparato dalla mia famiglia, e dalla campagna, che ogni buona azione è come un seme che non manca mai di dare buoni frutti. Per questo auguro a tutti che l’esempio di questa buona opera stimoli un’imitazione virtuosa alla grande come alla piccola scala, pubblica e privata, poiché, come dicevano i miei stimati greci, se terrai in ordine e ben conservato l’ingresso della tua casa, anche la tua città sarà sempre ben conservata. Sono convinto che questo meritano la nostra augusta Perugia e la nostra terra madre umbra”.

Le parole di Stefano Goberti

“Uno dei punti cardine della nostra strategia di sostenibilità è l’attenzione alle comunità”, ha detto Stefano Goberti, amministratore delegato di Plenitude. “Questo progetto – ha aggiunto – racchiude in sé tutti gli elementi essenziali di tale approccio: abbiamo investito su partnership di valore coinvolgendo tutte le professionalità necessarie per poter restituire alla comunità perugina un simbolo di profondo rilievo storico e religioso”.

 

A Terni il nuovo “Lapidarium” della cattedrale

Una lapide della cattedrale

Epigrafi, fregi marmorei, un’acquasantiera, pietre con affreschi, sono i reperti risalenti a varie fasi costruttive del Duomo di Terni, ora fruibili nell’esposizione allestita nei locali adiacenti alla Cattedrale di Santa Maria Assunta e nel Museo Diocesano di Terni.

Grazie al contributo della Fondazione Carit è stato realizzato un “lapidarium” negli spazi, in parte al chiuso e in parte all’aperto, che dividono la Cattedrale stessa dagli ambienti dell’Oratorio, recuperando e sistemando i numerosi reperti che erano sparsi e giacenti a terra, in vari locali.

I reperti sono stati posti in opera con l’affissione delle lapidi alle murature, i capitelli e l’acquasantiera su colonne in corten e i reperti lapidei su piani in plexiglass nel portico a destra della facciata del Duomo, nella piccola chiostrina che separa la Sacrestia dalla scala di accesso agli archivi diocesani, nel piano terra di questa scala e lungo la sua risalita, e da ultimo anche nella sacrestia.

Piccoli tesori risalenti a diverse epoche, alcune epigrafi al XV secolo, capitelli di epoca paleocristiana recuperati in occasione di lavori di rifacimento della Cattedrale, come le pietre con affresco su intonaco rinvenute nel sottotetto dell’antisacrestia e la lastra di pietra con croce scolpita che era parte della gradinata del presbiterio.

Celebrato il Corpus Domini a Città della Pieve

“Chi non ha mai sperimentato nella propria vita l’incombere della notte, l’incertezza della speranza posta sulle cose umane? È in questi momenti che Cristo si fa presente per darci come sostentamento il suo Corpo offerto in sacrificio. Grazie a questo sacrificio sappiamo che abbiamo già ottenuto la riconciliazione con il Padre”. Così il vescovo ed amministratore diocesano mons. Marco Salvi nell’omelia della solennità del Corpus Domini celebrata la sera del 16 giugno nella concattedrale di Città della Pieve.

A seguire si è tenuta la processione del Santissimo Sacramento per le vie del centro storico della cittadina umbra che ha dato i natali al grande maestro del Rinascimento italiano, Pietro Vannucci, il Perugino, del quale ricorre il prossimo anno il quinto centenario della morte (1523-2023).

I pievesi sono ritornati a vivere “in presenza”, dopo la pandemia, una delle processioni più sentite e partecipate, ha commentato a margine il parroco e arciprete della concattedrale don Simone Sorbaioli. Processione che è stata aperta dai tradizionali “Tronchi” delle confraternite, le grandi croci processionali recate in equilibrio dai confratelli per tutto il percorso. I fedeli hanno tenuto in mano le candele e i bambini e le bambine della Prima comunione hanno sparso a terra, in segno di riconoscenza al Signore, petali di fiori che emanavano un intenso profumo, simbolo della “fragranza” di Dio che avvolge e protegge tutti i suoi figli.

Sul significato dell’appartenenza alla “famiglia di Dio”, chiamata a concretizzare il messaggio di salvezza rivelato dal Corpo e dal Sangue di Cristo, si è soffermato mons. Salvi. “È questo l’alimento spirituale che ci sostiene nelle vicissitudini della vita, tra le ombre notturne che sembrano avvolgere il mondo intero. Mai come in questo momento (il riferimento è alla guerra in Ucraina, n.d.r.) sembra che le tenebre prendano il sopravvento su tutta la vita. Cristo Eucaristia si presenta come il grande amico, che sta sempre, incondizionatamente accanto a noi e ci offre continuamente il suo amore. L’Eucaristia è questo amore continuo che ci viene offerto a ciascuno di noi. L’esperienza, per quello che mi compete, dimostra che nel mezzo delle pene più grandi ciò che sostiene la fede di coloro che soffrono, è l’Eucaristia. È la possibilità di partecipare allo stesso sacrificio di Cristo e di alimentarsi con la stessa sua Comunione. Quando ero parroco, quante volte andando a trovare gli ammalati, l’Eucaristia diventava il sostegno della loro vita, un atto di ringraziamento continuo”.

L’Eucaristia richiama tre aspetti fondamentali della fede evidenziati da mons. Salvi nell’omelia. “Prima di tutto credere nella presenza reale di Cristo nell’ostia, che va gustata perché si offre di accompagnarci nel nostro pellegrinare terreno. Per questo dobbiamo continuamente ravvivare la nostra fede in questo grande mistero. Non possiamo dare per scontato la nostra partecipazione alla Messa, come se fosse l’abitudine di qualcosa che è distante da noi’. Secondo, “è affermare il carattere sacrificale della Messa, nel partecipare a quell’unico sacrificio di Cristo che si dona nella Croce offrendo la sua vita a tutti. Quando condividiamo l’Eucaristia, sapendo che è un autentico sacrificio, accettiamo tutta la sua grandezza e ne riceviamo i suoi frutti, venendoci donata l’opportunità di unire la nostra vita alla stessa vita di Cristo”. Terzo, “la fede eucaristica ci porta alla pratica della Comunione frequente, il sostentamento che ogni giorno ci viene donato perché nella nostra vita si affermi sempre di più il bene. Il percorso della vita umana ha bisogno di questo alimento altrimenti perdiamo le forze del vivere. Non è più il tuo carattere, le tue pretese, le tue opinioni che vincono, ma è quella vita che ti viene donata e che diventa esperienza comune fra te e tuo fratello e tua sorella”.

Vivere l’Eucaristia, ha concluso mons. Salvi, “significa vivere quest’unità nella nostra Chiesa e che la festa del Corpus Domini rinnovi in ciascuno di noi la riscoperta e l’adesione di tutta la nostra vita all’Eucaristia”.

No all’aumento delle armi

colline e sole, logo rubrica oltre i confini

Tutti coloro che ricorrono al Catechismo della Chiesa cattolica per giustificare la guerra, dovrebbero coerentemente leggere anche il paragrafo che segue poco dopo e che riguarda la condanna della spesa armiera: “La corsa agli armamenti non assicura la pace. Lungi dall’eliminare le cause di guerra, rischia di aggravarle. L’impiego di ricchezze enormi nella preparazione di armi sempre nuove impedisce di soccorrere le popolazioni indigenti; ostacola lo sviluppo dei popoli. L’armarsi ad oltranza moltiplica le cause di conflitti ed aumenta il rischio del loro propagarsi” (Ccc, n. 2315).

Il richiamo costante di Papa Francesco su questo punto si inserisce in una tradizione della Chiesa molto ben delineato e consolidato. Si auspica pertanto che tutti noi che ci diciamo cristiani non lasceremo che per legge si arrivi al 2% del Pil da destinare all’acquisto di nuovi armamenti, come è stato proposto dal Governo e approvato dal Parlamento. In concreto, si tratterebbe di 104 milioni di euro al giorno, rispetto ai 68 che già spendiamo oggi. Non è certo la via migliore per diffondere un clima di fiducia e cooperazione tra le nazioni come condizione essenziale della pace.
Tonio Dell’Olio

Nella cattedrale di Perugia l’appuntamento con le famiglie per il X Incontro mondiale

Dal 22 al 26 giugno si terrà a Roma il X Incontro mondiale delle famiglie dal titolo “L’amore familiare: vocazione e via di santità”. A causa della pandemia all’incontro parteciperanno solo i delegati internazionali e i responsabili di Associazioni e Movimenti che si occupano di Pastorale familiare, mentre si attuerà in forma multicentrica e diffusa nelle varie diocesi italiane.

L‘arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve Ufficio pastorale familiare ha dato appuntamento alle famiglie a Perugia il 26 giugno alle ore 17 nella cattedrale di San Lorenzo dove mons. Marco Salvi, amministratore diocesano, durante la celebrazione eucaristica consegnerà il Mandato missionario alle famiglie; a seguire, alle ore 18, in piazza IV Novembre si terrà il concerto spettacolo “Voglio dirti sì”. Sul palco, oltre ai canti di evangelizzazione, si alterneranno testimonianze, sketch genitori-figli e videoclip sui momenti più significativi delle giornate a Roma con il Papa.

L’evento è in collaborazione con La Voce – Umbria Radio e ha il patrocinio del Comune di Perugia.

Per info: http://diocesi.perugia.it, Facebook pastorale familiare Perugia

È finita come doveva

Logo rubrica Il punto

Come era prevedibile, i referendum di domenica 12 giugno hanno avuto esito nullo: non si è raggiunto il numero di votanti richiesto dalla Costituzione. Adesso i promotori si lamentano perché attribuiscono questo esito alla malafede di altri; così hanno detto, fra gli altri, Salvini e Calderoli. Dovrebbero piuttosto dare la colpa a se stessi. Hanno preteso di sottoporre a referendum proposte arzigogolate e oscure, riferite per di più ad argomenti (come la carriera dei magistrati e il modo di eleggere i membri del Consiglio superiore della magistratura) dei quali la maggior parte dei cittadini sa poco o nulla, e non è interessata saperlo.

Di più, gli stessi promotori non si preoccupavano di spiegare bene il senso e gli effetti delle loro proposte, anzi facevano in modo di confondere ancor più le idee. Come è avvenuto, del resto, anche per altri referendum del passato. C’è stato – in questa occasione ma anche prima – un uso improprio, o addirittura un abuso, dello strumento del referendum. Come si fa a pretendere che decine milioni di elettori italiani decidano se è bene o male che un magistrato che si vuole candidare alle elezioni interne per il Csm debba presentare le firme di almeno 25 colleghi? Moltissima gente non sa nulla del Csm, o al più ne ha appena una vaga idea.

Non sa che i circa 9 mila magistrati eleggono ogni volta 20 rappresentanti; non si rende conto che, con questi numeri, chiedere a un candidato di avere le firme di appoggio di 25 colleghi non è un sopruso, e che comunque abolire questa regoletta non cambia, di fatto, nulla. Come si fa a mettere a referendum una questione come questa? In ogni caso, si illude chi, magari in buona fede, crede che le scelte politiche si possano semplificare fino al punto che si possano risolvere con un sì o un no, al di fuori di ogni contesto e di ogni bilanciamento. Perché ogni sì che si dice a una qualsiasi proposta produce, lo si voglia o meno, un no a tante altre richieste non meno giuste. La democrazia diretta, a colpi di referendum, è illusoria.

Celebrazione della Solennità del Corpus Domini nella Cattedrale di Terni

Corpus Domini
La processione con il Santissimo Sacramento della Solennità del Corpus Domini nel centro di Terni

Solennità del Corpus Domini nella Cattedrale di Santa Maria Assunta in Terni, con la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo monsignor Francesco Antonio Soddu e concelebrata con i sacerdoti della diocesi, giovedì 16 giugno con inizio alle 18.

A seguire la processione eucaristica con il Santissimo Sacramento, alla quale prenderanno parte i sacerdoti, le confraternite, i Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, i rappresentanti delle associazioni e movimenti ecclesiali e delle parrocchie.

La Solennità del Corpus Domini momento importante alla fine dell’anno pastorale

L’Eucaristia culmine e fonte per la vita sinodale della Chiesa, segna la riflessione della solennità del Corpus Domini che rappresenta un momento importante a fine anno pastorale, in cui al centro della celebrazione è l’Eucaristia, attraverso la quale si sperimenta la comunione tra le varie realtà della diocesi per sentirsi complementari nella diversità di ciascuno. La comunità diocesana riunita intorno al corpo del Cristo portato in processione, nella corale preghiera per i deboli, i poveri, per chiunque ha bisogno di amore e di consolazione, vicino o lontano, è il segno tangibile di una condivisione e partecipazione alla vita cittadina e ai suoi problemi.

Se quattro italiani su 5…

di Stefano De Martis

Com’era ampiamente prevedibile, i cinque referendum sulla giustizia non hanno raggiunto il quorum richiesto per la validità della consultazione. Ma la partecipazione è stata così bassa – la più bassa di sempre: il 20,9% – da esigere una riflessione schietta sia sull’istituto del referendum abrogativo in sé, sia sui quesiti al centro di questa specifica tornata. Sotto il primo aspetto, il nodo da sciogliere sta nella contraddizione tra l’accresciuta facilità dell’iniziativa referendaria e il “muro” del quorum, divenuto praticamente insuperabile.

Da un lato, infatti, il requisito delle 500 mila firme, fissato quando gli elettori erano circa 29 milioni, è ormai inadeguato rispetto a un corpo elettorale di oltre 50 milioni, tenuto conto che l’aver sdoganato la raccolta in forma digitale delle sottoscrizioni ha reso l’operazione estremamente più agevole. Dall’altro lato, il consolidarsi di un astensionismo di base molto più alto che in passato, come si verifica costantemente nelle consultazioni politiche, ha trasformato in un’impresa ai limiti dell’impossibile il raggiungimento del 50% più uno degli aventi diritto al voto. È come se si partisse da sotto zero, insomma. Per evitare la mortificazione di un importante strumento di democrazia diretta, quindi, si dovrebbe ridurre il quorum, o quanto meno rapportarlo alla quota di partecipazione delle più recenti elezioni parlamentari.

Quando però va alle urne solo un elettore su cinque, com’è accaduto il 12 giugno, non è una questione di quorum. Al netto di ogni altra possibile e lecita considerazione sulle cause, quel che emerge è un radicale scollamento dell’iniziativa referendaria rispetto al sentire collettivo. Tanto più che sui due quesiti più “politici” (decreto Severino e custodia cautelare), anche tra i pochi che sono andati ai seggi, una buona quota – oltre il 40% – lo ha fatto per votare “no”. Al di là delle migliori intenzioni di alcuni dei sostenitori dei referendum, è veramente arduo non cogliere profili di strumentalità in un’iniziativa che ha investito almeno parzialmente la materia di una delle riforme-chiave del Pnrr, su cui si sono impegnati Governo e Parlamento.

Tra i tanti motivi che hanno tenuto gli italiani lontano dalle urne, forse c’è anche il fastidio per la campagna elettorale permanente in cui siamo immersi da mesi, e che sembra avere come principali obiettivi il logoramento del Governo in carica e la conquista di posizioni tatticamente redditizie nella prospettiva delle prossime politiche, da cui ci separa meno di un anno. Che poi queste manovre siano o no nell’interesse del Paese, sembra quasi marginale. Non è casuale che anche nella tornata amministrativa la partecipazione abbia registrato un calo rilevante, superando di poco la metà degli elettori potenziali. Per un bilancio completo delle comunali su scala nazionale sarà necessario attendere l’esito dei ballottaggi, ma colpisce fin d’ora che gran parte dell’attenzione sia concentrata sugli assetti degli schieramenti. Ossia gli assetti interni per quanto riguarda il centrodestra, che ha una tradizione di alleanze elettorali – a ben vedere – più forte delle pur aspre rivalità tra i leader; e gli assetti complessivi sul versante del centrosinistra, dove il perimetro delle alleanze è ancora in via di definizione.

Il vescovo Luciano in cammino verso la Chiesa-Sposa tifernate

Il pellegrinaggio a piedi del vescovo Luciano Paolucci Bedini da Gubbio a Città di Castello

Le tre intense giornate di cammino del vescovo Luciano Paolucci Bedini sulla Via di Francesco verso Città di Castello sono iniziate con un gesto simbolico e una preghiera davanti alla “Porziuncola eugubina”, come il vescovo emerito di Gubbio mons. Mario Ceccobelli aveva ribattezzato la chiesetta di Santa Maria della Vittorina, luogo dell’incontro tra il Santo assisano e il lupo, oltre che sede una delle prime fraternità francescane già dal 1213.

I presenti, sia della diocesi eugubina sia arrivati da quella tifernate, hanno pregato insieme per mons. Paolucci Bedini affidandolo al Signore: “Assisti il nostro vescovo Luciano nell’assunzione del nuovo incarico – recitava l’invocazione – e stringi in piena comunione le nostre due Diocesi di Gubbio e Città di Castello, che nella sua persona hai reso ancor più vicine nel cammino”.

Le tappe tra Gubbio e Città di Castello

Poi le varie tappe lungo l’itinerario che collega le ultime parrocchie sul territorio diocesano di Gubbio – Loreto e San Benedetto Vecchio – fino ai confini con la diocesi di Città di Castello, a tre chilometri da Pietralunga, dove si trova da qualche anno una piccola edicola votiva con la statua di sant’Ubaldo, vescovo e patrono eugubino. Lì c’è stato l’incontro con il vescovo emerito della diocesi tifernate, mons. Domenico Cancian, che poi ha proseguito con don Luciano il cammino fino a Pietralunga, meta finale della prima giornata di cammino.

La galleria fotografica della prima giornata

Venerdì l’arrivo e sabato l’ingresso ufficiale

La destinazione ultima del cammino, con arrivo nel pomeriggio di venerdì 17 giugno, è il convento degli Zoccolanti a Città di Castello, passando da domani per Pieve de’ Saddi, Candeggio e il Sasso. Un cammino condiviso per alcuni tratti anche dal vescovo emerito, mons. Cancian.

Una sorta di lungo prologo alla giornata dell’ingresso del nuovo Vescovo della diocesi tifernate. Sabato 18 giugno, alle ore 16.30, c’è il primo momento della giornata che segna l’inizio del ministero pastorale di mons. Paolucci Bedini, con l’accoglienza al santuario di Santa Maria delle Grazie.

Segue il corteo verso il palazzo comunale percorrendo a piedi via XI Settembre, via Mario Angeloni, piazza Matteotti e corso Cavour. Fino all’arrivo in piazza Gabriotti dove – alle ore 17 – c’è il saluto del sindaco tifernate Luca Secondi, alla presenza di varie autorità civili e militari. Mezz’ora più tardi, intorno alle 17.30, l’accoglienza nella cattedrale dei Santi Florido e Amanzio.

Come partecipare alla celebrazione

La celebrazione eucaristica solenne per l’inizio del ministero episcopale di mons. Paolucci Bedini inizia alle ore 18 e sarà trasmessa in diretta dal canale Youtube e sulla pagina Facebook della diocesi di Città di Castello, creati proprio in questi giorni. La diretta della celebrazione sarà visibile anche sul sito web www.ttv.it , sul sito web www.trgmedia.it e su Trg al canale 13 del digitale terrestre.

Puntata 14 – L’abbraccio orientale tra riso e carote

L'abbraccio orientale tra riso e carote

Nella cucina di Leo e Marcella si prepara una ricetta che guarda decisamente a Oriente. Il cereale più coltivato al mondo, il riso, è anche l’alimento più consumato del pianeta, preparato in mille modi diversi. Qui, incontra gli aromi del sud est asiatico con lo zenzero e il mix di spezie racchiuse nel curry indiano. A completare questo capolavoro, ci sono carote, latte, patate, sale e pepe. Il risultato è una vellutata gustosa, adatta soprattutto alla stagione autunnale e a quella invernale. Siete curiosi di scoprire come sarà impiattata dai nostri cuochi?