A scuola per diventare cristiani di nome e di fatto

Ripartono i corsi della Scuola della Parola

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Dopo l’incontro propedeutico svoltosi in dicembre e la programmazione delle attività, sabato 14 gennaio, presso la casa diocesana di Spagliagrano di Todi, è ripartita la Scuola della Parola promossa dall’Azione cattolica di Orvieto-Todi. Questo primo incontro ha avuto inizio con la lectio biblica, curata da mons. Nazzareno Marconi, rettore del Seminario regionale umbro, sul tema “Cristiani di nome e di fatto: verso la piena maturità di Cristo” (Ef 4,7-16).
Dopo la proclamazione della Parola, don Nazzareno ha posto in risalto il concetto fondamentale che è alla base del testo paolino proclamato: l’edificazione della Chiesa corre di pari passo con la maturazione spirituale ed umana dei credenti. La fede cristiana è chiamata alla crescita e la comunità cristiana è l’ambiente favorevole alla maturazione globale dei suoi membri. Il brano giovanneo – ha ricordato don Nazzareno – che caratterizza il rapporto tra noi e Gesù come quello tra pastore e pecore illumina la visione della fede e della sua maturazione.
“Il pastore le chiama per nome”. La nostra fede è possibile solo così: come risposta ad una chiamata. Noi possiamo credere perché chiamati da Lui. La fede non è quindi un fare qualcosa per Dio, ma un ascoltare la sua chiamata, una risposta a qualcuno che per primo chiama per nome la nostra vita. Ci chiama perché ci conosce, conosce il nostro vero volto, la nostra vera identità e ci chiede di affidarci a Lui. Guai se pensassimo – ha soggiunto – che la fede è una scelta nostra e basta, qualcosa che nasce da noi, o dalla tradizione perché qualcuno ci ha insegnato a fare così. La fede è una realtà viva che interpella gli uomini di ogni tempo della storia a “stare dentro” questa relazione con Dio che prende il volto del Suo Figlio Gesù. Credere allora è un seguire Gesù. Nella Parola e nell’esempio Gesù ci prende per mano, ci conduce nel cammino della vita: abbiamo il coraggio per questo confronto?
“Il pastore le conduce”. Non solo chiama, ma accompagna, conduce. Siamo chiamati ad essere parte viva di un unico corpo che si muove nella sintonia dell’amore del Figlio verso il Padre. Lui ci indica la tensione, Lui ci alimenta con la Sua linfa, Lui ci anima con la forza dello Spirito. È il confronto vivo della nostra vita con la Sua – ha detto don Nazzareno – che ci permette di continuare a crescere secondo la Sua volontà, nella riconciliazione, nella direzione spirituale, nella preghiera, nella carità.
Questo maturare nel confronto vivo con Lui in una costante crescita è una verità che deriva dall’esperienza del credente che vede la propria fede modificarsi, approfondirsi e maturare. Ma come matura l’uomo di fede? Matura seguendo la verità nell’amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il Capo, cioè Cristo. Il compito dei credenti è di crescere verso Gesù Cristo; come il corpo umano nello sviluppo trova le giuste proporzioni, così il credente raggiunge, con la maturità di fede, le giuste proporzioni con il capo del corpo. Così non solo è maturato il credente, ma anche la comunità è stata edificata, in un tutt’uno.
Al termine della lectio e durante l’adorazione eucaristica è stato possibile confessarsi. Dopo una breve pausa per la cena al sacco, alle 20.30 sul tema generale scelto per quest’anno, la “Scoperta/riscoperta dell’impegno dei fedeli laici nella Chiesa e nel mondo”, ha svolto una interessantissima relazione ricca di stimoli il sociologo Luca Diotallevi dell’Università Roma 3, di cui daremo un resoconto nel prossimo numero de La Voce.

AUTORE: Antonio Colasanto