Pastorellerie

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di Angelo M. Fanucci

Natale. Cos’è, un compleanno? Solo un compleanno? Con gli auguri ovviamente “tanti e sinceri”, doverosi come le condoglianze all’altro capo della strada? No. A Bose dicono che la luce che sfolgora la notte di Natale, in realtà, è un grido. Un grido nella notte, che anticipa un altro grido, un grido all’alba, l’alba di Pasqua.

Natale: “Qui Lui prende quel corpo che gli permetterà di morire e dirisorgere!”. Due gridi, incastrati l’uno nell’altro. Ma i milioni di persone (ci siamo dentro anche noi?) che si apprestano a delibare il loro Natale al caramello non sospettano nemmeno lontanamente che Natale sia un grido: lo sentono come una nenia.

A Natale usiamo parole andate in disuso perché siamo convinti che esse abbiano automaticamente una valenza poetica. “O Gesù, che dal grembo paterno / a noi vieni, vezzoso bambino…”. Bisognerebbe affittare un teologo per farsi spiegare che vuol dire quel grembo “paterno”: i padri che conosciamo non ce l’hanno, il grembo. Quanto poi al “vezzoso bambino”, provate a dirlo alla prima mamma che incontrate: “Signora, il suo bambino è vezzoso”. Quella vi denuncia.

No! La poesia autentica non ha bisogno di recuperi d’antiquariato, perché riesce a conferire intensità di sentimento alle parole più banali. “Dolce e chiara è la notte, e senza vento, / e quieta sovra i tetti e sovra gli orti /posa la luna”. Recanati, 1820. Tutte parole che usiamo ogni giorno.

Qui trasmettono quel qualcosa di dolce e angosciante, preciso e indefinito che chiamiamo poesia. Immagini incantate. La fede autentica, anche espressa in parole umili, è sempre poesia. Parole umili. Pensate un po’, “posa”: “posa l’osso, Fido!”. E poi i pastori.

Nella realtà erano gente dura, i pastori, gente che viveva notte e giorno con il gregge, vigorosamente rinsecchiti nel corpo e aggressivi nell’anima. Il Signore li ha scelti non “nonostante questo” ma “proprio per questo”. E la nostra Arcadia sempiterna li ha trasformati in pastorelli!

Ma ormai bisogna stare al gioco: immettere quanto possibile un po’ di sale in queste pastorellerie grondanti melassa, e riservarci uno spazio di silenzio in cui vivere l’Evento.

Chiederlo a Lui, cos’è il Natale. È questo l’augurio di Abat jour.

Insieme alla richiesta di una preghiera al Re della Pace, per la mia comunità, che naviga in un mare… non di melassa, ma di ripicche tenaci e di dispettucci piccolini. Pastorellerie anche queste.

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