Abbassare gli stipendi ai politici? È una parola

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Populismo, demagogia, propaganda. Sono queste le parole d’ordine pronunciate dagli addetti ai lavori, cioè i politici, quando si pensa ad abbassare i costi della politica, nazionale o regionale, riducendo le indennità degli eletti. L’Umbria non fa eccezione. Il disegno di legge della Giunta regionale, presentato probabilmente anche per evitare la celebrazione del referendum indetto dal comitato e rimandato per lo svolgimento delle consultazioni regionali, ha acceso un confronto, con il Prc protagonista nel rivendicare l’autonomia del Consiglio regionale. Il capogruppo Prc in Consiglio regionale, Stefano Vinti, ha definito il disegno di legge ‘una provocazione, un’indebita ingerenza nell’attività del Consiglio’. La novità della proposta, che punta con una decurtazione del 10 per cento a far risparmiare all’ente circa 300mila euro l’anno, è rappresentata dall’eliminazione dell’automatismo fra gli aumenti dei consiglieri regionali e quelli dei parlamentari. E sarebbe la Giunta, di anno in anno, a stabilire l’entità dei compensi, tenendo conto del bilancio. Già l’anno scorso, per l’effetto della finanziaria del governo Berlusconi, si era registrata una diminuzione dei compensi del 10 per cento. Ora, la cosiddetta ‘ingerenza’ fra le competenze tra le istituzioni tocca tanto la sensibilità dei politici ma non certamente quella della popolazione. Se l’esecutivo di palazzo Donini, cioè la presidente Lorenzetti, ha dato un impulso particolare al disegno di legge per la riduzione dei compensi (che rimangono sempre alti) del 10 per cento, perché palazzo Cesaroni, cioè il presidente Tippolotti (Prc), e l’intero Consiglio regionale, hanno atteso tanto? Quando si vuole fare una legge, si approva. Questa evidentemente, al di là delle chiacchiere, dà fastidio. Perché incide sulle tasche dei consiglieri e indirettamente su quelle dei partiti di appartenenza. Come si sa, molti consiglieri danno una percentuale, più o meno consistente, del proprio stipendio al proprio partito. Anche se l’assegno di ‘pensione’ per il consigliere sarà personale e non ci saranno quote da devolvere alle casse del partito. È vero, come sostiene qualche consigliere regionale, di maggioranza ma anche di opposizione, che i tagli possono essere fatti anche in altri capitoli di bilancio. Ma si tratta anche della tipica osservazione di chi, parlando d’altro, punta a non affrontare l’argomento, oppure mira a lasciare per mesi la proposta nella commissione regionale che è tenuta a discuterla. E l’obiettivo ultimo è quello di abbandonare al suo destino il disegno di legge. Però il referendum incombe e non si può aspettare ancora.

AUTORE: (E. Q.)