Accogliere chi ha bisogno e mettersi a loro disposizione

A colloquio con Natascia, missionaria volontaria nella missione di Chacas in Perù

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Aiutare le persone che soffrono e in ognuna di esse vedere il volto di Gesù. E’ la frase appropriata per iniziare a parlare dell’esperienza che ha avuto una volontaria di Bastia Umbra, Natascia. Questa ragazza, facente parte dei giovani della carità, partita a luglio, si è recata a Chacas in Perù, per dare il suo contributo alle missioni, sostenute dall’Operazione Mato Grosso, trattenendosi sino al termine del mese di agosto. La ragazza, con l’aiuto di un suo amico Vittorio, volontario anche lui dell’operazione e diacono, ha vissuto in questo periodo nelle missioni di Chacas e di Tomanga. Natascia, quali sono state le prime impressioni che hai provato quando sei arrivata?”Le impressioni sono state tante e contrastanti. Sono arrivata a Chacas, mi sono recata nella grande casa parrocchiale, che ha come parroco padre Ugo de Censi. E’ proprio con lui che ha avuto inizio l’Operazione Mato Grosso. Inizialmente ho visto una realtà diversa da come me l’aspettavo. Una realtà, a primo acchito, che poteva sembrare senza regole e ordine, ma basta vedere il lavoro dei volontari, per comprendere che cosa significhi accogliere chi ha bisogno e mettersi a loro completa disposizione. Ho notato l’impegno e la fatica dei volontari a fine giornata, ma nei loro occhi vedevo che trapelava una grande gioia”. Quali sono stati i compiti che ti sono stati assegnati nelle missioni?”A Chacas sono rimasta per poco tempo, ho effettuato dei lavori semplici, come fare le pulizie insieme ad altri volontari. Abbiamo accolto i poveri che arrivavano in ogni momento della giornata, per poter mangiare, preparandogli così dei pasti caldi. A Tomanga sono stata molto più tempo, era l’unica missione, in mezzo ai monti, circondata da villaggi tra loro molto distanti. Oltre all’aiuto che si dava nella gestione della casa, si andava nelle case dei poveri, portandogli dei viveri e si aiutavano nelle pulizie”. Al termine di quest’esperienza, cosa puoi dirci a riguardo e cosa ti ha lasciato?”Lasciando da parte il primo impatto, ho compreso quali erano i meccanismi con cui si svolgevano le missioni. Nonostante certi disagi pratici, sono entrata in sintonia con l’ambiente. Ho riscoperto il piacere di svolgere cose semplici, a cui noi, probabilmente, nelle nostre case non diamo la dovuta importanza. Per questo mi sento di condividere il lavoro che portano avanti i volontari dell’Omg, che in Italia si impegnano per sostenere le missioni. Lo fanno dedicando il loro tempo sia per sensibilizzare i giovani della carità, sia per raccogliere fondi da inviare nei paesi più poveri”.

AUTORE: Ombretta Sonno