Al San Martino la “scuola” di dialogo

Quarant'anni di dialogo al Centro Ecumenico San Martino di Perugia

La neve ha impedito all’arcivescovo di Lanciano Ortona mons. Carlo Ghidelli di raggiungere Perugia il 24 gennaio scorso. Avrebbe dovuto svolgere una relazione nella quale avrebbe messo in relazione i quarant’anni del decreto conciliare sull’ecumenismo Unitatis redintegratio con i quarant’anni del Centro ecumenico san Martino. Perché proprio lui, si dirà, cosa c’entra con Perugia? Alla domanda ha risposto la responsabile del Centro San Martino, Maria Teresa Di Stefano (Mitì, per gli amici), in un’appassionata, quanto improvvisata rievocazione delle origini del Centro ecumenico San Martino. ‘Negli anni Sessanta – ha detto Mitì – quando eravamo molto più giovani, sia noi di Perugia sia don Carlo Ghidelli, giovane prete di Crema, ci siamo sentiti appellati dal Concilio a intraprendere il cammino della riconciliazione tra i cristiani e della ricomposizione dell’unità tra le Chiese e le comunità cristiane separate. E ci siamo conosciuti e incontrati per confrontarci sui problemi nuovi che questa esperienza di ecumenismo comportava’. Da allora hanno continuato in uno scambio fraterno e con grande interesse da parte del Centro San Martino per l’apporto culturale che don Carlo ha dato lungo questi anni. Lui studioso della Bibbia e uno dei maggiori specialisti dell’opera di Luca non ha fatto mai mancare la sua amicizia. Ma se è agevole riandare all’inizio, ha detto la responsabile del Centro, non è altrettanto facile riandare ai successivi sviluppi. In brevi cenni è stato rievocato il clima da pionieri degli incontri con gli evangelici, la difficoltà di capirsi e poi le profonde relazioni di simpatia e di collaborazione con membri della Chiesa valdese e con i pastori che si sono succeduti. Gli incontri del Centro fissati al lunedì, che continuano tuttora, con le sessioni di studio e gli incontri di preghiera, l’aggiornamento sui documenti che via via venivano alla luce, l’animazione delle settimane di preghiera per l’unità. Da questi incontri con giovani italiani e stranieri delle due università è venuta successivamente la spinta ad affrontare anche problemi di ordine pratico e di risposta ai problemi materiali e esistenziali di giovani stranieri che venivano negli anni Settanta non più solo per studiare, ma per trovare lavoro. ‘Da questo luogo, in via del Verzaro 23, la vecchia chiesa di san Martino, restaurata e riutilizzata come sala di riunione – ha detto Mitì – è nato il Centro di accoglienza per rispondere concretamente e non saltuariamente, a quelle richieste di aiuto che ci sono pervenute con insistenza soprattutto per bocca di uno studente africano leader Rukira Isidore’. Questa storia è stata puntualizzata anche da Pier Giorgio Lignani che fu tra gli iniziatori dell’attività ecumenica. Ha coronato la serata di ricordi l’intervento di don Elio Bromuri, animatore del centro San Martino fina dalla nascita, che ha messo in evidenza i temi più propriamente teologici. La storia di questo che l’arcivescovo ha definito ‘un segno molto bello presente nella nostra Chiesa diocesana’ si trova riflessa nei 75 numeri della rivista Una Città per il Dialogo prodotta dallo stesso San Martino, in cui sono segnati i passaggi e i temi di un cammino suggestivo.

AUTORE: M.R.V.