Alleviare le sofferenze dei malati terminali. Non sopprimere la vita

APPROVATA LA LEGGE A FAVORE DELL'EUTANASIA IN OLANDA: L'OPPOSIZIONE DEI CATTOLICI

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E’ giunta, tristemente attesa, la notizia della approvazione definitiva da parte del Parlamento Olandese della legge sull’eutanasia. Anche nel nostro paese voci autorevoli si levano spesso a sostegno del diritto del paziente a decidere autonomamente per la scelta di una morte programmata ed indolore. La Presidenza Nazionale dell’Associazione dei Medici Cattolici Italiani ha avvertito il dovere di diffondere un comunicato stampa che ribadisce con fermezza la propria posizione su questa tematica. Il testo viene proposto ai lettori della “Voce”.Colgo l’occasione per una breve riflessione sull’ argomento. Il problema è grave, perché in alcuni paesi va legalizzandosi la prassi dell’ eutanasia attuata su specifica richiesta o consenso del malato giunto al suo stadio terminale. Facendo leva sul principio di autonomia secondo cui il malato deve affermare il diritto di decidere sulla propria morte quando la vita è giunta al suo termine e non offre più speranze, e sul motivo della compassione per una persona in stato di grave sofferenza, si vuole giustificare l’atto di dare la morte mediante l’impiego di farmaci narcotici o l’interruzione di cure ordinarie. Al di là di una morale fondata su principi religiosi, vi è una deontologia medica internazionale che attraverso vari documenti ha riaffermato in più occasioni la difesa della vita come il dovere precipuo cui il medico deve attenersi in ogni atto della professione. Questo principio è ribadito anche dal codice di deontologia medica del nostro paese in tema di assistenza al malato terminale: il medico non può abbandonare un malato perché ritenuto inguaribile, ma deve assisterlo sino alla fine anche al solo scopo di lenire la sofferenza fisica e psichica, aiutarlo e confortarlo. Naturalmente il medico ha il dovere di evitare un inutile accanimento terapeutico, cioè deve astenersi da pratiche di tipo medico-chirurgico atte a prolungare inutilmente la vita di un individuo che si trova in una condizione di grave sofferenza e che non ha nessuna possibilità di recupero. Invece molto si può e si deve fare per alleviare la sofferenza fisica ricorrendo alle cure palliative. I mezzi farmacologici oggi disponibili sono di grande utilità, purchè utilizzati in modo razionale e corretto. Recentemente il ministro della Sanità, prof. Umberto Veronesi, ha denunciato la scarsa cultura di buona parte della classe medica italiana nei confronti di questi rimedi o anche i pregiudizi che ostacolano l’uso corretto degli analgesici. In effetti l’Italia è uno dei paesi in cui si usano meno gli oppiacei, come la morfina, quando questi appaiono ampiamente indicati per la terapia del dolore. A questo riguardo esistono linee guida della Organizzazione Mondiale della Sanità che devono essere ben conosciute perché definiscono l’approccio farmacologico al trattamento del dolore da neoplasie o da altre cause, da attuarsi con una ben definita gradualità di scelta dei farmaci disponibili. Un altro aspetto importante è il lavoro di gruppo in cui medici, infermieri, volontari e familiari si uniscono a sostegno del malato per accompagnarlo sino al termine dei suoi giorni alleviandone la sofferenza: il malato non deve mai sentirsi solo! Di qui il dovere da parte di noi tutti di acquisire una maggiore sensibilità verso una problematica nella quale siamo tutti coinvolti e alla quale dobbiamo offrire il nostro personale contributo positivo.

AUTORE: Fausto Santeusanio