Altra musica

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È stato appena smontato nella piazza principale di Perugia il palco dell’orchestra di Umbria Jazz, un megapalco di quelli che permettono sofisticati impianti di luci e casse mastodontiche, e ne stanno già rimontando un altro, più piccolo e modesto. Altra ditta, altro scenario, forse anche altra musica? Vi sono molti motivi per dubitarne. Guardando a volo d’uccello i programmi culturali estivi delle città e dei paesi umbri, sembra dominante una certa omologazione di generi musicali. Per essere ‘altra’ la musica dovrebbe veramente avere caratteristiche diverse che colpiscano in profondità; come si può sperimentare, ad esempio, quando allontanandosi da un concerto all’aperto dove il rumore è assordante e la musica amplificata al limite della tolleranza fisica, si riesce a raggiungere un monastero, dove poche monache in preghiera cantano ad una sola nuda voce dei versetti di salmi: ‘Exurge Domine, non prevaleat homo, neque erubescant qui confidunt in te’ (Sorgi Signore, non prevalga l’uomo, né arrossiscano quelli che confidano in te). Questa è veramente un’altra musica. Oppure quando da un forsennato tour de force di un sassofono solista che dialoga con una scatenata chamber orchestra si passa all’ascolto della Messa da requiem di Mozart. Altra musica. Ho pensato che questa potrebbe essere una grande ed efficace parabola di un cambiamento necessario in molti campi della vita umana. Quanti di noi vorrebbero sentire altra musica, in politica, in economia, nella cultura dominante, nella televisione. Cambiare registro e cambiare i suonatori. Facciamo l’esempio della questione mediorientale. Da quanto tempo sentiamo gli stessi discorsi e le stesse ragioni, le stesse tragedie, lo stesso rimbalzo di accuse e di colpe che oltrepassano i confini e approdano nei parlamenti e nelle piazze? Una parte è convinta di stare dalla parte giusta, persino dalla parte di Dio (Hezbollah), mentre sono solo dalla parte dell’odio antisraeliano e della guerra. Dall’altra si dice di essere costretti a difendere una terra, un popolo e un’idea cha hanno il suggello di una grande tradizione religiosa, e di avere quindi il diritto di reagire alla minaccia senza misura. D’altra parte, ci può essere una misura nella situazione di disperazione? Sulla questione il mondo politico è spaccato in due, e il conflitto rischia di diventare globale. Sta succedendo anche per altre questioni che dividono ed esasperano gli animi e sviluppano violente passioni capaci di incendiare il mondo. In questo mese abbiamo ricordato la data del 14 luglio 1789, presa della Bastiglia, inizio della Rivoluzione francese. Altra data il 18 luglio 1936, inizio della guerra civile in Spagna. Date che ancora dividono il mondo nella loro interpretazione e sono ancora capaci, nel ricordo, di risollevare passioni sopite dal tempo, perché ancora si usano le categorie di giudizio legate al dualismo buoni – cattivi. Non si è ancora capaci di cambiare la chiave di lettura e onestamente ricordare che semmai si è trattato, in molti casi, di scontro tra cattivi e cattivi, essendoci ragioni e torti da una parte e dall’altra, dove la diversa musica doveva essere il dialogo tra le parti interessate, favorite dall’unanime consenso delle nazioni. Purtroppo, però, per una musica diversa ci vogliono suonatori diversi, e forse anche nuovi strumenti di politica internazionale che favoriscano la pace e la concordia tra i popoli.

AUTORE: Elio Bromuri